DOPO IL FLOP IN ABRUZZO, SALVINI DEVE FARE I CONTI CON LA FRONDA INTERNA E LA “GRANA” DELLE CANDIDATURE PER LE EUROPEE
I MAL DI PANCIA PER I “CORPI ESTRANEI” VANNACCI E PATRICIELLO E PER LA CAMPAGNA ACQUISTI AFFIDATA A DURIGON, INVISO AI COLONNELLI DEL NORD
Il giorno dopo il flop elettorale in Abruzzo, Matteo Salvini è alle prese con i malumori interni. E con la “grana” delle candidature per le Europee. I dissensi che erano emersi già dopo le Regionali in Sardegna, si sono irrobustiti con il risultato dell’Abruzzo, un 7,5 per cento che il segretario considera un esito soddisfacente ma che è ben al di sotto non solo di quello del 2019 (un inarrivabile 27 per cento) ma di quello, di poco inferiore al 9, delle Politiche.
Salvini aveva pronosticato un traguardo a doppia cifra. Lui, il segretario, oggi vede il bicchiere mezzo pieno e lancia subito un messaggio chiaro: venerdì sarà a Padova per una nuova tappa istituzionale-elettorale dell’Italia dei sì.
Ma è quella visione del “bicchiere mezzo pieno” che irrita non solo i ribelli ma anche parlamentari non troppo distanti da lui: “Bisogna capire pieno di cosa”, sbotta un senatore lombardo, indicando con fastidio il recente ingresso nel partito di quelli che sono considerati sempre più “corpi estranei”: il generale Roberto Vannacci, l’eurodeputato ex Fi Aldo Patriciello, l’Udc di Cesa, l’Mpa di Raffaele Lombardo.
A creare stupore, nelle ultime ore, la campagna acquisti affidata a Claudio Durigon, luogotenente salviniani inviso ai colonnelli del Nord, che in Campania ha reclutato un gruppo di 75 esponenti del movimento “Sud protagonista”, cui si aggiungono altri sindaci siciliani.
Lega alla ricerca di consensi per risalire la china ma gli spazi, nella lista delle Europee, sono ristretti. Anche perché, visto il fisiologico calo rispetto al 2019, molti uscenti non potranno essere ricandidati o rieletti. “Ma siamo con Afd o con i democristiani? Qui della linea politica non si capisce più nulla”, dice Paolo Grimoldi, uno dei coordinatori del Comitato Nord di Umberto Bossi, che prima dell’Abruzzo non aveva risparmiato critiche al vicepremier: ”Con questa gente non andiamo da nessuna parte, FI ci ha superato e rischiamo di andare sotto lo sbarramento”, profetizza un governatore.
Ecco perché, dalle parti di via Bellerio, è in corso una riflessione sull’elenco dei concorrenti per Bruxelles. Fra resistenze interne e perplessità degli interessati. Lo stesso Vannacci non ha sciolto, non a caso, la riserva, anche se Salvini continua a dirne un gran bene: “Mi piacerebbe averlo in lista”.
Ma ora un segretario indebolito deve stare più attento agli equilibri di partito: aveva chiesto pure ai presidenti di Regione Zaia, Fedriga e Fontana di candidarsi ma la risposta finora è stata negativa.
Tutto fermo, con l’ex Lega pigliatutto ridotta a terza forza della coalizione. Con un Salvini che ha rinviato sine die il congresso, pur sapendo che una conta lo premierebbe ancora. E un redde rationem (fra i ribelli c’è chi evoca in modo sinistro la notte delle scope in cui saltò Bossi) è solo rinviato a dopo le Europee. E le varie ipotesi di gestione collegiale del partito sono in piedi: tutte vedono Luca Zaia fra i protagonisti, a meno che non arrivi per lui il terzo mandato da governatore.
(da La Repubblica)
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