FRANCESCO ROCCA, DALLA CONDANNA PER SPACCIO DI EROINA ALLA CANDIDATURA ALLA REGIONE LAZIO
ECCO CHI E’ L’UOMO SCELTO DALLA MELONI
“Veniva fermato il giovane Francesco Rocca e questi, sottoposto a
interrogatorio, ammetteva di aver conosciuto nel giugno 1985 alcuni giovani nigeriani e di essersi interessato su loro richiesta per reperire un acquirente per quantitativi consistenti di eroina”.
Era il 10 giugno 1986 quando il Tribunale di Roma, al termine di un processo per spaccio con imputato l’attuale candidato del centrodestra alla presidenza della Regione Lazio, emetteva quattro condanne.
Tre anni e due mesi di reclusione e 7 milioni di lire di multa per l’ormai ex presidente della Croce Rossa Italiana.
L’anno dopo venivano concessi due mesi di sconto dalla Corte d’appello e da quel momento l’aspirante governatore ha cercato il suo riscatto, vicino alla destra ma soprattutto accreditandosi come un Mister Wolf nelle maxi emergenze.
Quando venne arrestato dai carabinieri, Rocca aveva 19 anni. I militari stavano indagando su un giro di spaccio a Casal Palocco, tra Roma e il litorale. Dopo una serie di appostamenti fermarono l’attuale candidato, che vuotò subito il sacco. Disse che su richiesta del gruppo nigeriano aveva trovato una acquirente per l’eroina, un 23enne romano, e che “più volte aveva consegnato” droga a quest’ultimo, per “un totale di circa 140 grammi”, precisando di averlo fatto “per contro di tre cittadini nigeriani”.
Un tramite tra gli importatori di quella sostanza stupefacente che ha seminato lutti nella Capitale e un uomo che si occupava di distribuirla, come precisato dai giudici nella sentenza, in modo capillare a Roma. I due vennero considerati giovani dalla “elevata pericolosità sociale” e con una “proclività a delinquere”.
Ombre nel curriculum di Rocca, da cui è partito cercando luci, prima con il volontariato, poi come avvocato e successivamente con una carriera da manager sanitario, iniziata quando presidente della Regione Lazio era Francesco Storace e proseguita nella Croce Rossa.
“Bisogna imparare dagli errori e migliorarsi ogni giorno che passa. L’umanità è fragile e ogni individuo può sbagliare”, ha sostenuto lo stesso aspirante governatore quando, arrivato alla guida della Cri internazionale ha parlato di quella condanna per spaccio.
Prima di essere scelto dal centrodestra come candidato civico, cercando così di ridurre all’interno di FdI lo scontro con il gruppo di Fabio Rampelli, costretto ancora una volta a farsi da parte e che difficilmente avrebbe accettato una candidatura politica che non fosse la sua, l’aspirante governatore si è laureato in Giurisprudenza, è diventato avvocato, nella seconda metà degli anni ’90 è finito per cinque anni sotto scorta lavorando nel settore antimafia, e poi è cresciuto nel settore della sanità, collezionando la presidenza dell’Ipab “Asilo della patria”, la direzione dell’azienda ospedaliera Sant’Andrea di Roma, un posto nel consiglio d’indirizzo dello Spallanzani, uno nel nucleo di valutazione dell’Istituto nazionale tumori-Fondazione Pascale di Napoli, quello da commissario straordinario all’Asl Napoli 2 e quello da direttore generale all’Idi.
Ma soprattutto è diventato uno degli uomini più potenti d’Italia raggiunta nel 2013 la presidenza della Croce Rossa Italiana e poi della Federazione Internazionale delle Società di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa, primo italiano a ricoprire il prestigioso ruolo. Oggi, 19 dicembre, le dimissioni: “Ho scelto di mettermi a disposizione del territorio. Come esperto di sanità pubblica, penso di poter portare un valore aggiunto”. E poco importa se anche in Croce Rossa non sono mancati scontri e contenziosi.
Una carriera dunque con tante luci e qualche ombra. Ombre che non hanno rappresentato un problema per FdI. Come non è stato un problema per Rocca scegliere Marcello De Angelis come suo portavoce in Croce Rossa, un ex parlamentare di An ed ex esponente di Terza Posizione, cognato dello stragista Luigi Ciavardini e condannato a 5 anni e mezzo di reclusione per associazione sovversiva e banda armata.
Lo stesso De Angelis, uscito dal carcere, ha fondato un gruppo musicale, chiamandolo 270bis, dall’articolo del codice penale relativo alle associazioni con finalità di terrorismo anche internazionale o di eversione dell’ordine democratico, facendo poi carriera nel giornalismo e in politica. Un’altra storia di riscatto. E da oggi Rocca ha un nuovo obiettivo: la presidenza della Regione Lazio.
(da La Repubblica)
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