I MERCATI MONDIALI RISCHIANO DI ESPLODERE A CAUSA DEL DEBITO. DAGLI USA ALL’EUROPA, È SCATTATO L’ALLARME PER I RENDIMENTI DEI TITOLI DI STATO, SALITI A LIVELLI CHE NON SI VEDEVANO DA ANNI, CHE AFFOSSANO LE BORSE
I TREASURY DECENNALI AMERICANI, CONSIDERATI L’“ANCORA” DELLA FINANZA MONDIALE IN UN MERCATO DA 32 MILA MILIARDI DI DOLLARI, HANNO TOCCATO QUOTA 5,34%, MAI COSÌ ALTI DAL 2002 … IL BTP ITALIANO CON SCADENZA A DIECI ANNI HA CHIUSO AL 4,69% CON LO SPREAD COI BUND A QUASI 120 PUNTI BASE
I mercati del debito globale sono in fiamme I rendimenti dei titoli di Stato registrano il peggior trimestre dal 2024 e le onde d’urto travolgono le Borse europee, con Piazza Affari in caduta del 2,21% e Parigi in rosso dell’1,62%. Il barile di petrolio Brent oltre quota 100 dollari riaccende l’incubo di una inflazione persistente per l’economia mondiale.
È un circolo vizioso innescato dal conflitto in Medio Oriente, un trauma che spinge gli investitori a scaricare i bond. La fuga dal debito pubblico riscrive la storia finanziaria e spinge i rendimenti su livelli dimenticati da decenni, innescando perdite colossali.
I Treasury decennali statunitensi, considerati l’ancora della finanza mondiale in un mercato da 32 mila miliardi di dollari, hanno toccato quota 5,34%, un traguardo inesplorato dal 2002. Le scadenze a trent’anni sono schizzate al 5,64%, punendo chi aveva scommesso su un allentamento monetario della Federal Reserve.
La pressione non risparmia l’Europa. Il Btp con scadenza a dieci anni ha chiuso al 4,69% con lo spread coi Bund a quasi 120 punti base. Il decennale francese è balzato al 4,92%, la peggiore performance dalla nascita dell’euro nel 1999, con uno spread sul Bund tedesco arrivato ai massimi dal 2012 oltre i 120 punti base, segno di uno stress acuto esacerbato dai timori per le elezioni presidenziali francesi.
Nel Regno Unito i Gilt a trent’anni hanno sfondato la soglia del 6% per la prima volta dal 1998, mentre in Asia le turbolenze hanno trascinato i titoli giapponesi al 3,1%. Guy Miller, capo stratega di Zurich, parla di un effetto domino con i vari mercati in un continuo rialzo a catena, alimentando il nervosismo di chi presta denaro agli Stati.
Dietro questa tempesta convergono molteplici fattori concatenati. Lo shock energetico agisce da detonatore, con il greggio Brent oltre i 100 dollari al barile che riaccende i timori sui prezzi e spinge il legame tra petrolio e Treasury al punto di massima tensione dal 1990. L’inflazione non è domata, come dimostrano i dati di settembre in Francia, Germania e Italia, superiori alle attese degli analisti.
Negli Stati Uniti la tenuta della crescita, i consumi robusti e gli investimenti record per l’intelligenza artificiale assorbono risorse e mantengono elevato il costo del denaro. Del resto, le banche centrali di Stati Uniti, eurozona, Giappone, Norvegia e Australia hanno alzato i tassi negli ultimi tre mesi in risposta a queste pressioni.
Gli economisti di Goldman Sachs prevedono un nuovo rincaro della Federal Reserve a dicembre, sebbene i trader abbiano ridotto le scommesse su un intervento a ottobre dopo un dato sull’inflazione americana inferiore al previsto. Il mercato dubita di un calo dei tassi a breve e chiede premi al rischio maggiori per assorbire le immense emissioni necessarie a finanziare i deficit.
L’amministrazione Trump ha tentato di frenare le vendite intensificando i riacquisti di bond a lungo termine per 6 miliardi di dollari tramite il programma del segretario del Tesoro Scott Bessent, senza però invertire la rotta.
I contraccolpi di questa ondata di vendite si propagano fuori dal comparto obbligazionario, infettando il credito aziendale e i listini azionari del Vecchio Continente. Il premio di rendimento richiesto alle aziende europee rispetto ai bond governativi ha sfiorato gli 0,9 punti percentuali, il picco da aprile.
I timori che il caro energia e i tassi alti soffochino la ripresa innescano pesanti realizzi. Milano ha archiviato la prima seduta di ottobre con danni severi, zavorrata in pieno dalle banche. Intesa Sanpaolo, Unicredit, Mediobanca e Banca Mediolanum hanno ceduto oltre il 4%, trascinando al ribasso l’intero listino.
Come rammenta Citi, la struttura della finanza mondiale affronta uno stress test intenso e, finché il dubbio sull’impegno della Fed contro l’inflazione non verrà fugato, i capitali continueranno a disertare il debito pubblico.
(da agenzie)
Leave a Reply