I POST SESSISTI CHE HANNO GETTATO NEL CAOS IL M5S CARBONIA
LA GIUNTA M5S PERDE L’ASSESSORA ALLA CULTURA E IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO COMUNALE SI SFOGA ANONIMAMENTE CONTRO LE “LAVANDAIE” MA VIENE IDENTIFICATO
Il MoVimento 5 Stelle di Carbonia è nel caos. Il motivo sono le dimissioni dell’assessora alla Cultura Emanuela Rubiu ma soprattutto alcuni post sessisti pubblicati sulla pagina Facebook dell’Associazione Carbonia 5 Stelle.
Una pagina — ora oscurata — che secondo alcuni non ha nulla a che fare con il M5S di Carbonia ma che era amministrata dal Presidente del Consiglio Comunale Massimiliano Zonza e che faceva riferimento al sito ufficiale del MoVimento di Carbonia.
Prima delle dimissioni della Rubio avevano lasciato la giunta anche Arianna Vinci (Politiche sociali), Riccardo Cireddu (Lavori pubblici).
Qualche giorno fa la pagina Facebook ha pubblicato una “comunicazione di servizio” nella quale la dimissionaria Rubiu veniva definita “Robin Hoodda”.
Successivamente in un altro post le aspiranti sostitute alla carica di assessore venivano definite “lavandaie” e inserite nella lista delle categorie escluse a prescindere per sostituire gli assessori dimessi.
Epiteti sessisti che denotano il nervosismo e la tensione all’interno della compagine di governo.
Durante la seduta del consiglio comunale di lunedì la sindaca Paola Massida (eletta nel 2016) ha cercato di minimizzare la vicenda dando la colpa — come al solito — alle strumentalizzazioni dei giornali.
La Massida ha detto che il M5S è “parte lesa nella vicenda” e ha parlato di “uso improprio della pagina”.
Nei giorni precedenti il M5S aveva ribadito che la pagina non è la pagina ufficiale. La seduta però è stata interrotta dopo pochi minuti a causa delle veementi proteste di un gruppo di donne indignate dagli insulti sessisti.
La pagina Facebook era stata fatta scomparire alla chetichella da Massimiliano Zonza, Presidente del Consiglio Comunale, che era uno degli amministratori.
La settimana scorsa la pagina Facebook Movimento 5 Stelle Carbonia aveva preso le distanze dal post sessista sulle “lavandaie”. Ridimensionando la vicenda scrivendo che che si trattava di “prese di posizione isolate, estemporanee e non firmate”
Zonza in un primo momento aveva dichiarato di non poter essere in grado di risalire all’identità dell’autore del post.
Naturalmente è falso perchè gli amministratori — a differenza degli utenti — vedono gli autori dei post delle pagine.
(da “NextQuotidiano”)
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