I VERDI HANNO VINTO LE ELEZIONI LE ELEZIONI SUPPLETIVE NELLA ZONA DI MANCHESTER, STORICA ROCCAFORTE DEL “LABOUR PARTY”, CHE È ARRIVATO TERZO DIETRO AL PARTITO DI NIGEL FARAGE
LA VITTORIA DEL “GREEN PARTY” È UNA PESSIMA NOTIZIA PER IL PREMIER BRITANNICO: IL LEADER DEI VERDI, ZACK POLANSKI, HA TRASFORMATO IL MOVIMENTO DA UN PARTITINO ECOLOGISTA DI NICCHIA A UNA CREDIBILE ALTERNATIVA DI SINISTRA, SPINTA DAL SUPPORTO DEI GIOVANI E DALL’ELETTORATO ISLAMICO, CHE POTREBBE RIDISEGNARE LA GEOGRAFIA POLITICA DEL PAESE
È una piccola area sulla mappa elettorale, ma è un cataclisma sulla scena politica britannica. I Verdi hanno stravinto le elezioni suppletive nel seggio di Gorton e Denton, nella zona di Manchester: si trattava di un feudo storico dei laburisti, che sono arrivati invece solo terzi, dietro anche al partito di Nigel Farage. I Verdi hanno ottenuto oltre il 40% dei voti, contro il 28% dei faragisti, mentre il Labour è rimasto addirittura inchiodato al 25%, la metà rispetto alle ultime consultazioni.
La vittoria dei Verdi è però anche peggio di un successo di Farage: il partito ecopopulista, che lì ha candidato un’idraulica bionda e comunicativa, la 34enne Hannah Spencer, ha dimostrato di essere una credibile alternativa a sinistra rispetto al Labour e non solo un movimento di protesta. «Adesso possiamo vincere ovunque», ha proclamato ieri la neo-deputata Spencer.
Il nuovo leader nazionale, l’abile Zack Polanski, ha rimodellato i Verdi da partitino ecologista di nicchia a forza populista di sinistra, un po’ tipo il movimento di Mélenchon in Francia (o i 5 Stelle in Italia): con il trionfo a Gorton e Denton, ha dimostrato di poter essere lui la diga progressista in grado di fermare Farage, e non il Labour di Keir Starmer.
I nuovi Verdi sono popolari soprattutto fra i giovani: fra le ragazze sotto i 24 anni (più a sinistra dei maschi) sono di gran lunga il primo partito. Quello di ieri è un
risultato che potrà trovare una replica su vasta scala alle amministrative di maggio, specialmente a Londra, dove i laburisti rischiano di essere spazzati via dai Verdi.
In questo modo è l’intera geografia politica del Paese che può venirne ridisegnata, col Labour ridotto a partito minoritario in una gara ormai a cinque, che vede il campo progressista diviso fra Verdi, laburisti e liberaldemocratici, mentre a destra a contendersi lo spazio ci sono Farage e i conservatori.
Un altro elemento della campagna a Gorton e Denton è stato il settarismo religioso: i Verdi hanno fatto leva sull’elettorato islamico, distribuendo volantini in urdu e bengali che esortavano a punire i laburisti per Gaza, considerati troppo tiepidi nel loro sostegno alla causa palestinese. Gli ecopopulisti hanno perfino stampato foto di Starmer assieme al premier indiano Modi, per aizzare l’animosità dei pachistani.
La popolazione musulmana è sempre stata un bacino elettorale dei laburisti, ma ora questo legame si è spezzato. Il fanatismo etnico-religioso fa così ingresso nella politica britannica, con la saldatura fra estrema sinistra e Islam radicale. Un aspetto che ha particolarmente inquietato Farage, che ha presentato un esposto per presunte irregolarità elettorali: ci sarebbero stati molti casi di «voto familiare», in cui un’intera famiglia (musulmana, guidata dal maschio) è entrata assieme nella cabina elettorale.
Per Starmer, già gravemente destabilizzato dallo scandalo Epstein-Mandelson, potrebbe essere una sconfitta terminale.
(da Corriere della Sera)
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