IDENTIFICAZIONI DIGOS ALLA COMMEMORAZIONE PER NAVALNY, LE GIUSTIFICAZIONI DELLA QUESTURA NON REGGONO
LE PERSONE VANNO IDENTIFICATE QUANDO C’E’ UN MOTIVO, NON PERCHE’ PARTECIPANO IN DIECI A DEPORRE DEI FIORI IN UN CONTESTO DOVE NON ESISTONO PROBLEMI DI ORDINE PUBBLICO
Secondo la ricostruzione che si è appresa oggi in Questura, la
commemorazione sarebbe stata regolarmente “preavvisata” sabato pomeriggio da una email del promotore, che avrebbe segnalato la presenza di poche persone.
La nota sarebbe stata, come da prassi, diffusa alle pattuglie: ma quando domenica, gli agenti sono transitati in corso Como dove si è svolta la manifestazione, hanno visto un numero maggiore di partecipanti e si sono fermati a controllare (ovvero 10 persone)
Hanno chiesto del promotore, di cui avevano nome e cognome, ma a detta dei poliziotti non era presente e per questo motivo è stata presa la decisione di identificare i circa venti partecipanti.
“L’identificazione delle persone è un’operazione che si fa normalmente nei dispositivi di sicurezza del territorio. Mi è stato riferito che il personale che aveva operato non avesse piena consapevolezza”, ha riferito il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi in risposta alle polemiche.
Annaviva: “Ammutoliti. Perché identificarci?”
Nel frattempo Annaviva, l’associazione che si occupa di mantenere in vita la memoria di Anna Politkovskaja ha deciso di tornare nei giardini Politkovskaja alle 17 di oggi.
“In effetti come abbiamo fatto a non pensarci, i fiori sotto una targa per commemorare un defunto sono sempre un atto sovversivo e di grande disturbo dell’ordine pubblico. Si tratterà forse di allergia? Alle 17 ci troviamo di nuovo lì, a portare un fiore a Navalny ai Giardini Politkovskaja”.
“Ha ragione il Ministro dell’Interno a dire che l’identificazione delle persone rientri nelle facoltà della Polizia – si legge in conclusione al post – e infatti tutti i presenti hanno dato i documenti (fotografati uno a uno) e fornito l’indirizzo di casa come richiesto. La domanda è perché?”.
Marina Davydova, dell’associazione ha raccontato quanto accaduto: “Non abbiamo fatto nulla di male. Siamo rimasti stupefatti, noi e anche gli italiani che si sono sentiti come in Russia e i russi si sono spaventati tantissimo: sono persone scappate dal regime”.
“Ci siamo riuniti per commemorare Navalny, non era una manifestazione. Volevamo solo lasciare una foto o un fiore. Una decina di persone in silenzio. Quando siamo arrivati – ha aggiunto Davydova – c’era già personale in borghese che ci stava aspettando”.
(da agenzie)
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