L’AMERICA PAGA LA SUA ARROGANZA: L’ESERCITO STATUNITENSE HA SOTTOVALUTATO L’IRAN, PENSANDO CHE FOSSE UN VENEZUELA QUALUNQUE. INVECE, NONOSTANTE 40 GIORNI DI MARTELLAMENTI, GLI AYATOLLAH HANNO ANCORA MIGLIAIA DI MISSILI A CORTO E MEDIO RAGGIO NEI LORO ARSENALI
IL REGIME TEHERAN SI PREPARAVA ALLA GUERRA DA QUASI 50 ANNI, GRAZIE ALL’AIUTO RUSSO E CINESE, E NON HA PIÙ NULLA DA PERDERE
È la battaglia dei numeri. Le fonti ufficiali, da Washington a Tel Aviv, sottolineano i successi di Epic Fury mentre «voci» dell’intelligence rispondono con valutazioni più caute.
Le «ultime» arrivano dal Wall Street Journal che riporta le stime dei servizi: nonostante gli attacchi subiti, i pasdaran hanno ancora migliaia di missili a corto e medio raggio. Molti sono scampati agli strike , altri sono «sotterrati» nei tunnel colpiti dai bombardamenti ma possono essere recuperati.
La dispersione dell’arsenale, le cosiddette «città dei missili», e le buone protezioni hanno garantito ai guardiani una discreta riserva, completata anche da una componente ridotta di cruise antinave.
Quanto ai droni-kamikaze, fondamentali per tenere sotto tiro le monarchie del Golfo, Teheran ne avrebbe persi il 50%. Incerta la situazione iraniana per quello che riguarda la produzione degli equipaggiamenti, in quanto le fabbriche sono state uno dei bersagli principali.
E, infatti, nella seconda fase della campagna sono stati soprattutto gli israeliani a sganciare ordigni su questi target . L’impatto di questi colpi lo si vedrà nel medio-lungo termine. Sono falle che non si tappano in poche settimane, inoltre pesano le sanzioni, così come il quadro economico difficile del Paese.
L’analisi riportata dal Wall Street Journal fa eco a precedenti report che hanno evidenziato come i pasdaran si siano preparati tenendo conto di altri scontri, sfruttando a proprio vantaggio la profondità del territorio e adottando tattiche più agili i pasdaran hanno «sparato» con maggiore precisione, impiegando armi con testate multiple, e comunque ciò è bastato per tenere tutti in emergenza. Tattica duplicata, con esito maggiore, a Dubai o in Kuwait servendosi dei droni.
I missili hanno rappresentato un’arma «politica» e anche propagandistica, strumenti per ribadire che gli ayatollah non erano stati sconfitti e avevano ancora risorse. Non solo: la chiusura selettiva di Hormuz ha rinforzato la posizione di Teheran.
L’inizio di un fragile negoziato darà modo ai contendenti di riorganizzarsi. Gli U hanno continuato a trasferire materiale e soldati, la portaerei Ford è stata rischierata nel Mediterraneo orientale e sono attesi rinforzi per opzioni anfibie.
Gli iraniani potrebbero ricevere droni dalla Russia e, secondo un’indiscrezione della Cnn , apparati antiaerei dalla Cina attraverso un Paese terzo. Si tratterebbe di missili portatili per contrastare velivoli a bassa quota, uno scenario legato a eventuali operazioni terrestri Usa. Infine, due aspetti sui lanciatori dei missili.
Non si può escludere che le stime iniziali sulle disponibilità iraniane fossero errate. Ed è opinione diffusa tra i tecnici che non sia complicato costruirne di nuovi copiando soluzioni adottate dai nord coreani per trasformare dei veicoli in rampe mobili.
(da agenzie)
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