LE TRUPPE CAMMELLATE MARCIANO SU ROMA, MA SE IL PDL PERDE ANCHE IN CAMPANIA CHE SUCCEDE?
SI INDICE UNA MANIFESTAZIONE NON SENTITA, INVECE CHE FARE AUTOCRITICA…SI ACCUSA FINI DI VOLER CREARE UNA CORRENTE: MAGARI ARRIVASSE UN REFOLO D’ARIA E DI IDEE…CHI HA REGALATO IL NORD ALLA LEGA? CHI RISCHIA DI PERDERE LA CAMPANIA DOVE IL PDL AVEVA 15 PUNTI DI VANTAGGIO? CHI HA FATTO LA GUERRA ALLA POLVERINI?
Nudi alla meta: da via dell’Umiltà , indirizzo stradale scelto forse per bilanciare la gestione del Pdl ispirata a criteri completamente opposti, arriva l’ordine di mobilitazione delle truppe cammellate.
Si punta a far convergere nella capitale circa 3.000 pullman da tutta la penisola a sostegno di una manifestazione poco sentita dalla base.
La task force composta da Maurizio Lupi, Marco Martinelli, Barbara Saltamarini e Beatrice Lorenzin sta lavorando alacremente con il portafoglio gonfio: il viaggio è tutto a carico del partito.
Dopo aver criticato per anni le truppe cammellate sindacali, ora anche a destra addio militanza e via alla tessera annonoria.
Saranno anche paladini, ma sembrano più dipendenti dei promotori finanziari. Chi si ricorda i bei tempi passati dei lunghi viaggi di notte in treno a proprie spese in seconda classe (giusto perchè non c’era la terza) per arrivare felici a qualche manifestazione di destra, smangiucchiando un panino, è servito dal “nuovo corso” patibolare.
Una manifestazione contro tutto e tutti che deve portare a Roma tra le 100.000 e le 200.000 persone, per cui occorrono tra i 2.000 e i 4.000 pulman.
Due i punti di raccolta da dove partiranno i cortei: il primo si muoverà dal circo Massimo, il secondo dai Colli Albani per confluire in Piazza San Giovanni.
I dirigenti sanno che la piazza è il problema da affrontare: ci vuole tanta gente per riempirla e 200.000 persone non bastano.
Nel 2006 la manifestazione fu un successo strepitoso, ma vi erano ben altre motivazioni: il malore del premier qualche settimana prima, Prodi al governo, la vittoria elettorale sfumata per una manciata di voti.
Un elettorato moderato che allora seppe mobilitarsi per dare un segnale. Stavolta uno dovrebbe farlo in quanto un dirigente del Pdl romano si è assentato al momento di presentare la lista perchè qualcuno l’ha chiamato al telefono ( e ancora non ci è stato detto chi), facendo un danno enorme alla Polverini.
Certo ora si aggiunge come motivazione supplementare il fatto che qualcuno parla troppo al telefono e lo fa senza rendersi conto del ruolo che ricopre. Anzi rivendica il diritto a dire quello che gli pare, segno che non ha ancora compreso che un premier non può fare pressioni per chiudere una trasmissione televisova che non gli garba.
Il modello Usa insegna: là sarebbe considerato un attentato alla libertà di informazione.
Qua ci si lamenta perchè un pm ha aperto un fascicolo.
Mai nessuna autocritica da parte dei vertici del Pdl, anzi, giù anatemi contro Fini, reo di voler fare “una corrente”, cosa peraltro smentita dagli uomini a lui vicini (50 deputati e 25 senatori per la cronaca).
Magari ci fosse qualche “corrente” nel Pdl, magari tenessero qualche “finestra di idee” aperta, spazzerebbe via quell’aria viziata e ferma che da mesi ha fatto precipitare il partito nei consensi degli italiani.
Nonostante i media amici e il giochino serale del Tg1: prima parla il premier a lungo, poi replica Bersani e infine chiosa finale di Bonaiuti che ha sempre l’ultima (banale) parola.
Nessuno ricorda le parole di Tremonti di tre mesi fa: “alle regionali ridurremo il Pd a un partito appenninico” , ovvero finirà 10-3 per il Pdl e alla sinistra rimarranno solo Emilia, Toscana e Umbria.
Ora, se finisce 8 a 5 per la sinistra, nel Pdl saranno salti di gioia.
Ma nessuno si chiede il perchè, nessuno segnala gli errori politici commessi dal governo, appiattito sulle posizioni della Lega da tempo, senza alcun spirito innovativo.
Si prevede il 40% di astenuti, una perdita secca del Pdl del 4% di consensi, il rischio concreto di scendere sotto il 35%.
Le domande scomode non trovano risposte: chi ha deciso di regalare il Veneto alla Lega?
Chi ha fatto la guerra alla Polverini fin dal primo momento, giungendo poi a non presentare neanche la lista?
Fino ad un esempio finale emblematico: in Campania, grazie alla gestione dei rifiuti, il Pdl aveva raggiunto vette di consenso enormi.
In ogni caso, fino a pochi mesi, fa superava la sinistra di 15 punti.
Non solo, il centrosinistra ha pure candidato un personaggio chiacchierato. Eppure, a due settimane dal voto, De Luca è a soli due punti da Caldoro. Roba che se il Pdl perdesse pure nella Campania di Bassolino il vertice dovrebbe solo spararsi un colpo alla tempia e sparire per sempre.
Ma nessuno dice nulla…
In compenso, temendo un flop in piazza San Giovanni, vi sveliamo in anticipo un piccolo segreto: si concentreranno gli spazi per occuparla di più.
Palco enorme e distante dal pubblico, 13 gazebo degli aspiranti governatori a occupare un po’ di suolo pubblico.
Invece che recuperare una linea politica, il Pdl pare intento a recuperare solo metri quadri.
Per le idee c’è tempo, soprattutto quando mancano.
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