LISTE LEGA, SALVINI PIAZZA GLI AMICI SUOI E LA BASE INSORGE: “SIAMO DIVENTATI UN PARTITO TROTSKISTAâ€
TUTTI VOGLIONO UNA POLTRONA, DECIDE CAPITAN NUTELLA, NOVELLO DITTATORE DELLE BANANE…. UN POSTO AL SOLE ANCHE PER L’EX MAGAZZINIERE DI VIA BELLERIO E PER IL GENERO DELLA REGINA DEI SALOTTI BENE DI MILANO… E L’EX MOGLIE E’ DIVENTATA CAPO DI GABINETTO DEL GOVERNATORE DELLA LOMBARDIA
Tutti vogliono un posto al sole delle Alpi e una candidatura nella Lega per le elezioni europee. Il traguardo è un seggio a Bruxelles quasi sicuro, grazie al «capitano» Salvini che sarà candidato ovunque.
Il Carroccio nelle cinque circoscrizioni elettorali metterà in lista per il Nordovest (storico bacino del movimento) 20-22 nomi, mentre a Nordest come nell’Italia centrale saranno tra i 14 e i 16, al Sud 16-18 e nelle isole 8-9.
A decidere tutto è Matteo Salvini, che impone nomi e candidature senza tener conto dei desiderata dei capi locali del partito e delle istanze dei pretendenti sul territorio.
Tutti i membri del suo cerchio magico sono già approdati al Parlamento o al Ministero dell’Interno ma anche tra seconde e terze linee è tutto uno sgomitare.
Sollevando malumori e mal di pancia, come rivela un leghista della prima ora: «Siamo diventati un partito Trotskista dove a decidere è sempre e solo Salvini senza sentir ragione».
Tra gli interni del partito ci sarà Alessandro Panza, ex magazziniere di via Bellerio ai tempi di Bossi, ora responsabile organizzativo del Carroccio, uno dei pochi dipendenti che si è salvato dai licenziamenti e cassa integrazione. Del segretario è stato collaboratore all’europarlamento dove si era «specializzato» nel reperire il cibo coreano per lo staff.
Corre anche Mauro Zanni, europarlamentare eletto nel M5S nel 2014 e passato sul carro salviniano un anno fa: sarà ricandidato con il sogno di creare un polo dei «sovranisti-conservatori»: dal premier ungherese Viktor Orban, passando per i polacchi del partito Diritto e Giustizia fino agli austriaci di Sebastian Kurz
Ad affiancarlo Angelo Ciocca, il «bulldog» che ha calpestato con la sua scarpa la lettera inviata all’Italia sulla manovra economica del commissario Ue Moscovici. Vincenzo Sofo, fondatore del laboratorio di pensiero di estrema destra e antisistema «Il Talebano» e diventato famoso come fidanzato di Marion Le Pen, nipote della leader del Front National Marine, sarà candidato al Sud. In lista anche la compagna di Roberto Calderoli Gianna Gancia che da consigliere piemontese di opposizione prova il grande balzo.
A Milano scalpitano Pietro Marrapodi, consigliere leghista del municipio 3 (i parlamentini in cui è diviso il Comune ) e genero di Letizia Javarone, madrina degli amici della Lirica, influente salottiera e organizzatrice del compleanno del vicepremier leghista con 250 invitati all’Hotel Principe di Savoia. La Javarone ha riunito in quella occasione il console russo Alexander Nurizade, la leggenda rossonera Franco Baresi e l’imprenditore Franco Artom. Anche la consigliera di Palazzo Marino Laura Molteni diventata «famosa» per lo sciopero dopo che non è stata eletta in Parlamento, ora vorrebbe un posto in Europa.
Da Varese, culla del movimento, i nomi proposti sono l’ex assessore lombardo Francesca Brianza e
Isabella Tovaglieri, vicesindaco di Busto Arsizio che già fa campagna elettorale con l’appoggio dal parlamentare dei giovani padani Andrea Crippa.
La ex azzurra Silvia Sardone (moglie del sindaco di Sesto San Giovanni) grazie all’amicizia con la ex compagna di Salvini, Giulia Martinelli ora capo di gabinetto del governatore lombardo, ha strappato un posto in lista mentre tutti gli altri cancellati (come l’ex direttore di TelePadania Max Ferrari) per non togliere spazio ai nomi più cari a Salvini.
Come Susanna Ceccardi, sindaco del comune toscano di Cascina, commissario regionale della Lega, consulente della Presidenza del Consiglio «per il programma di governo» (60mila euro all’anno), e volto noto della tv. Altro habituè dei programmi televisivi e candidato è Antonio Maria Rinaldi, che difende a spada tratta le posizioni No Euro.
Il pasdaran leghista Mario Borghezio, dopo 4 legislature filate e 18 anni all’europarlamento non è stato ricandidato. Ed è una battaglia aperta per prendere il suo posto in lista al Centro dove il brand Salvini è in ascesa.
(da “La Stampa”)
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