“L’URANIO È SFUGGITO AI RAID”, GLI AYATOLLAH LO NASCONDONO NEI NUOVI LABORATORI SEGRETI: DOV’È NASCOSTA LA MEZZA TONNELLATA DI URANIO ARRICCHITO AL 60%? DI QUANTO È STATO RITARDATO IL PROGRAMMA NUCLEARE? LA REPUBBLICA ISLAMICA HA DELLE CENTRIFUGHE FUNZIONANTI IN ALTRI SITI DIVERSI DA QUELLI, BOMBARDATI, DI FORDOW, NATANZ E ISFAHAN?
IL 12 GIUGNO IL GOVERNO IRANIANO HA COMUNICATO ALL’AIEA DI AVER PREDISPOSTO UN SITO NUOVO, COSTRUITO ANCHE PIÙ IN PROFONDITÀ RISPETTO AGLI 80-90 METRI DI FORDOW: UN IMPIANTO DI ALMENO 10 MILA METRI QUADRATI, CON CENTRIFUGHE E DEPOSITI DI STOCCAGGIO, CHE SI TROVEREBBE IN UNA DELLE MONTAGNE DELLA PROVINCIA DI ISFAHAN
Il dubbio si fa certezza. Il tesoro radioattivo degli ayatollah, quei 408,6 chili di uranio arricchito al 60 per cento così prossimi alla soglia utile per costruire la bomba, sono nascosti in qualche laboratorio segreto della Repubblica islamica.
Uno di quelli mai segnalati all’Agenzia atomica dell’Onu (Aiea), o segnalati con omissioni e fuori tempo massimo, parte di una rete coperta di strutture che, dopo la guerra dei 12 giorni, compone un potenziale, e pericoloso, Piano b.
«La valutazione preliminare dell’intelligence fornita ai governi europei indica che le scorte di uranio in Iran rimangono per la maggior parte intatte», scrive il Financial Times, citando due fonti a conoscenza del dossier, finito, in queste ore, al centro di furiose polemiche tra la Casa Bianca, gli esperti di programmi nucleari, i servizi segreti e la stampa internazionale.
Il quotidiano inglese aggiunge che l’uranio non era più nel sito di Fordow . Anche il fatto che poi non sia stata rilevata alcuna variazione nel livelli di radioattività dell’aria fa ritenere che lo
stock sia stato trasferito altrove prima dell’attacco, come ha specificato l’Aise, i nostri servizi segreti esterni, durante l’audizione al Copasir di qualche giorno fa.
Si può discutere sul livello di distruzione che gli ordigni ad alta penetrazione hanno causato a Fordow — per Trump il sito è «annichilito», per il Pentagono «severamente danneggiato», per gli iraniani la valutazione va da «intonso» a «danni significativi» — ma il punto, ora, è un altro: dov’è nascosto il tesoro radioattivo di Khamenei? Di quanto è stato ritardato il programma nucleare? E, soprattutto: la Repubblica islamica ha delle centrifughe funzionanti in altri siti diversi da quelli, bombardati, di Fordow, Natanz e Isfahan?
«La risposta è sì, perché l’Iran ha una rete di strutture sotterranee per il programma nucleare non conosciute e da quel che risulta la capacità di arricchimento non è azzerata, perché ha ancora centrifughe funzionanti e componenti per produrne molte altre», spiega a Repubblica Jeffrey Lewis, professore al Middlebury Institute of International Studies di Monterrey ed esperto di politiche del nucleare.
Portare quasi mezza tonnellata di uranio al 60 per cento significa aver fatto gran parte del lavoro, perciò quella scorta è così preziosa. Arricchirlo fino al 90 (livello necessario per la bomba, ndr) è più semplice e rapido, con 250 centrifughe è una questione di 8-10 settimane».
Due giorni prima del raid americano, i satelliti hanno visto una fila di 16 camion fuori da una delle vie di ingresso di Fordow, il più protetto laboratorio iraniano per l’arricchimento. Che siano stati usati per spostare l’uranio non è detto. Il direttore dell’Aiea Rafael Grossi aveva ricevuto già il 13 giugno (giorno dell’inizio dell’attacco israeliano) una lettera dal ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi che lo informava dell’adozione di «speciali misure» per proteggere attrezzature e materiali
radioattivi. È presumibile che il trasferimento immediato dell’uranio rientrasse tra queste.
Il 12 giugno, inoltre, il governo iraniano ha comunicato all’Aiea di aver predisposto un sito nuovo, costruito anche più in profondità rispetto agli 80-90 metri di Fordow: le informazioni su di esso sono scarne, pare si tratti di un impianto di almeno 10 mila metri quadrati, con centrifughe e depositi di stoccaggio, che si troverebbe in una delle montagne della provincia di Isfahan.
«L’uranio viene spostato in continuazione, non è difficile», dice ancora il professor Jeffrey, «nel procedimento industriale per arricchirlo passa di frequente da una struttura all’altra, da un’azienda all’altra». È stoccato in cilindri di metallo sotto forma di polvere che, per dimensione, stanno dentro il bagagliaio di una macchina. Per gli Stati Uniti e Israele, la consegna di quella mezza tonnellata di uranio arricchito è la precondizione per tornare al tavolo del negoziato. E, dunque, la possibile causa di future operazioni militari.
(da La Repubblica)
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