MA QUALE “COMPLOTTO DEL QUIRINALE CONTRO GIORGIA MELONI”, DIETRO ALLA DIFFUSIONE DELLE PAROLE DI FRANCESCO SAVERIO GAROFANI ALLA “VERITÀ” DI BELPIETRO C’E’ UNA “GOLA PROFONDA” UN PO’ PASTICCIONA, CHE SI E’ FATTA SGAMARE IN MEZZA GIORNATA
DAGOSPIA È IN GRADO DI AGGIUNGERE ALCUNI DETTAGLI SULLA CENA DI GIOVEDÌ 13 NOVEMBRE ALLA TERRAZZA BORROMINI. A TAVOLA C’ERANO SEDICI PERSONE: OLTRE ALL’ORGANIZZATORE, LUCA DI BARTOLOMEI E A FRANCESCO GAROFANI, C’ERANO MANAGER, CONSULENTI, UN AD DI UNA BANCA, DUE CRONISTI SPORTIVI E…UN GIORNALISTA CHE IN PASSATO HA LAVORATO IN UN QUOTIDIANO DI DESTRA, GIA’ DIRETTO DA BELPIETRO. SARÀ UN CASO CHE LA MAIL A FIRMA “MARIO ROSSI”, DA CUI È NATO LO “SCANDALO”, SIA STATA INVIATA ANCHE AL MELONIANO “IL GIORNALE” (CHE PERO’ L’HA IGNORATA)? – IL CONTESTO ERA CONVIVIALE, SI PARLAVA DI CALCIO E DEL PD, MA GAROFANI NON HA MAI PRONUNCIATO LA PAROLA “SCOSSONE”, CHE INFATTI NELLA MAIL ORIGINALE NON C’È – L’AUDIO? ANCHE SE CI FOSSE, BELPIETRO NON POTREBBE PUBBLICARLO PERCHÉ SAREBBE STATO CARPITO ILLEGALMENTE…
Il Garofani-gate, nonostante le polemiche politiche e i tanti articoli dedicati al caso dalla stampa nazionale, è ben lontano dal chiudersi.
Il tentativo di Fratelli d’Italia di gettare acqua sul fuoco, con la nota distensiva verso il Quirinale dei capigruppo, Lucio Malan e Galeazzo Bignami, non dissipa i tanti dubbi alimentati dagli articoli de “La Verità”.
Innanzitutto, esiste o no un audio di Francesco Saverio Garofani, consigliere di Sergio Mattarella che a una cena si sarebbe lasciato andare a considerazioni politiche che il quotidiano di Belpietro ha tradotto in un roboante quanto inconsistente “piano del Quirinale per fermare la Meloni”?
Il condirettore del quotidiano, Massimo De Manzoni, ieri ha fatto il vago: “Potrebbe esserci una registrazione”.
Oggi il vice di Belpietro, Martino Cervo, ospite di SkyTg24, ha ribadito: “Non è una cosa che posso né confermare né smentire. ] Non possiamo escludere che esista perché dato il luogo dove sono state pronunciate quelle frasi, confermate dal diretto interessato, nessuno di noi può escludere che questo audio ci sia’, ma allo stesso modo ‘non posso confermare in questa sede che questo audio esista né io l’ho ascoltato'”.
In realtà l’esistenza di un file appare, con il passare delle ore, sempre meno probabile.
D’altronde se la registrazione esistesse, perché non pubblicarla e fare così definitivamente chiarezza?
Il sospetto è che l’esistenza dell’audio sia stata ventilata più come spauracchio, forse come “mind game” verso Garofani che, temendo di essere sbugiardato da una registrazione, non ha potuto né tacere né smentire gli articoli de “La Verità”.
Mettetevi nei suoi panni: era a una cena conviviale con amici, si è lasciato andare a qualche considerazione politica, ha dialogato sullo stato di salute del Pd. Non poteva avere, giorni dopo, l’esatta contezza delle parole effettivamente utilizzate.
Sapeva, questo sì, di non aver evocato alcun “provvidenziale scossone” né di aver tratteggiato chissà quale “piano” per abbattere Giorgia Meloni e il suo governo. Ma le parole usate per commentare lo stato di salute dei dem, queste no, non poteva ricordarle. E allora, nel dubbio, Garofani ha rilasciato qualche dichiarazione al “Corriere della Sera”.
I più hanno voluto leggere le sue parole come una conferma dello “scoop” di Belpietro. Ma in buona sostanza ha riconosciuto di aver preso parte alla conversazione politica, si è intestato i ragionamenti sul Pd che non riesce con Elly Schlein a creare un’alternativa al governo Meloni e ovvietà di queste tipo che sono mesi e mesi che la fanno da padrone in tutti i dibattiti, ma ha smentito qualunque trama complottista del Colle. E tanto basterebbe per ritenere chiarito lo “scandalo”.
E invece no. I giornali ci hanno ricamato su, si sono concentrati sui possibili risvolti fanta-politici della vicenda. Francesco Malfetano sulla “Stampa” evoca gli “apparati”, Monica Guerzoni sottotraccia fa capire che dietro allo “scandalo” ci sia un “duello” Crosetto-Meloni per il Quirinale, “mentre Stefano Folli ne fa una questione di scacchiere internazionale e di ombre russe:
“Non bisogna dimenticare [che il Quirinale è oggetto degli strali del Cremlino con un’insistenza più che sospetta. Nel quadro della “guerra ibrida” a cui era dedicato il Consiglio di difesa dell’altro giorno, con i dati forniti dal ministro Crosetto, questa pressione
putiniana rivela soprattutto un aspetto: a Mosca c’è chi ritiene che l’Italia sia il “ventre molle” dello schieramento occidentale. E tra le posizioni russofile di Salvini e quelle analoghe dei Cinque Stelle non è strano che qualcuno ritenga di poter ricavare qualche vantaggio a buon prezzo”.
Tocca ricorrere al solito rasoio di Occam: tra più spiegazioni valide, bisogna sempre scegliere la più semplice.
Questa volta dunque, più che una “guerra ibrida” o una trama di “apparati”, ad aver innescato il Garofani-gate potrebbe essere stata una “gola profonda”, anche un po’ pasticciona.
Per capire bene cosa sia avvenuto, occorre ripartire dai fatti.
Giovedì 13 novembre, al Tempio di Adriano, in pieno centro a Roma, si tiene un evento organizzato da Luca Di Bartolomei per l’associazione intitolata a suo padre Agostino. Un convegno per promuovere le attività solidali dell’ente, che offre borse di studio ai giovani in difficoltà, per farli studiare e praticare sport.
Come racconta Lorenzo De Cicco su “Repubblica”: “Diversi ospiti, anche volti noti: il conduttore di Di Martedì Giovanni Floris, il prefetto di Roma, Lamberto Giannini, manager come Paolo Del Brocco, amministratore delegato di Rai Cinema […]. C’era anche Lando Maria Sileoni, che ieri è stato intervistato da Panorama, settimanale diretto sempre da Belpietro, descritto così: ‘Indiscusso leader della Fabi, il più potente sindacato dei bancari italiani’”.
A fine convegno, una piccolissima parte degli invitati, 16 persone e nessuno di quelli elencati sopra, va a cena alla Terrazza Borromini, con affaccio su piazza Navona, il cui titolare ha ottimi rapporti con Luca Di Bartolomei. La sala non era riservata, ciò significa che il ristorante era aperto anche ad
altri clienti.
Al tavolo di Luca di Bartolomei, organizzatore della serata, sedeva un gruppo di amici. Era una cena ristretta, d’altronde.
Insieme a Francesco Saverio Garofani c’erano vari manager, consulenti, un amministratore delegato di una banca, due cronisti sportivi Rai (Carlo Paris e Fabrizio Failla) e…un giornalista che in passato ha lavorato in un quotidiano di destra, già diretto in passato da Belpietro.
Un dettaglio, quello del vecchio impiego del cronista, che ha attirato l’attenzione degli “addetti ai livori”.
Va tenuto a mente, infatti, che la mail inviata dal misterioso “Mario Rossi” (dall’account stefanomarini@usa.com), con il resoconto della serata e le dichirazioni di Garofani, è stata recapitata ad altri quotidiani. Sicuramente l’ha ricevuta “il Giornale” di Sallusti, che ha preferito non dar seguito alla segnalazione. A “Libero” non sarebbe arrivato nulla, almeno così dice il direttore Mario Sechi.
L’atmosfera della tavolata alla “Terrazza Borromini” era assolutamente conviviale: si parlava di calcio, di lavoro e a un certo punto il discorso è scivolato verso la politica. Tema caro a molti dei presenti: il futuro del centrosinistra e lo stato comatoso del Pd
Francesco Saverio Garofani, assicurano a Dagospia alcuni presenti alla cena, non ha mai parlato né di Giorgia Meloni né ha mai pronunciato la parola “scossone”.
Del resto, nemmeno l’improvvido “Mario Rossi” attribuisce l’invocazione di un “provvidenziale scossone” al consigliere di Mattarella. Nella mail le due parole non erano virgolettate ma erano frutto di un ragionamento di chi ha vergato il racconto.
E’ stato Maurizio Belpietro, nel suo articolo di martedì, ad aggiungere le virgolette a quelle parole, affibbiandole di fatto a Garofani.
Una mossa da prestigiatore che ha così permesso a Belpietro, pur sempre cresciuto al magistero di Vittorio Feltri (uno che sapeva come creare scandali), di sparare in prima pagina il titolo evocativo e esagerato: “Piano del Quirinale per fermare Meloni”.
C’è anche un secondo “errore”, come ricorda ancora Lorenzo De Cicco su “Repubblica”:
“Non tornano le date. La conversazione, scrive Mario Rossi nella mail di domenica, risalirebbe al giorno prima: si legge infetti che ‘l’incontro conviviale è avvenuto ieri’. Dunque sabato. La Verità non ha nemmeno cambiato questa parte, nonostante sia andata in edicola martedì. Da quanto apprende Repubblica, invece, la cena in questione è avvenuta giovedì 13 novembre”.
Pasticcione, dunque, questo “Mario Rossi”. Ma anche a “La Verità” non scherzano.
In ogni caso, la misteriosa “gola profonda”, di ora in ora, è sempre meno misteriosa…
E’ facile immaginare come, su una tavolata di 16 persone, sfogliando la margherita dei sospetti, sia stato possibile arrivare rapidamente a un nome. Tolti Garofani, Luca Di Bartolomei e qualche altro fidatissimo amico, lo spazio si è ristretto fino a individuare il maldestro spione…
(da Dagoreport)
Leave a Reply