MACRON ATTACCA VON DER LEYEN: “PER ESSERE LIBERI BISOGNA INCUTERE TIMORE. E NOI NON SIAMO STATI ABBASTANZA TEMUTI”. NON FINISCE QUI”
“LA FRANCIA HA SEMPRE MANTENUTO UNA LINEA FERMA ED ESIGENTE, E CONTINUERÀ A FARLO” … IL “NON FINISCE QUI” SI RIFERISCE ALL’ATTUAZIONE DELL’ACCORDO, CHE ANCORA NON È DEFINITO NEI DETTAGLI E LASCIA SPAZIO A NEGOZIATI DELL’ULTIMA ORA, IN PARTICOLARE SU VINI E ALCOLICI… MACRON VUOLE UN “RE-EQUILIBRIO” NEI SERVIZI DIGITALI AMERICANI, RISPARMIATI NELLE PRIME BOZZE DI ACCORDO
«Non finisce qui», ha detto ieri Emmanuel Macron durante il Consiglio dei ministri, l’ultimo prima della pausa estiva e il primo dopo l’accordo sui dazi trovato domenica sera da Ursula von der Leyen e Donald Trump. (Sul luogo dell’incontro ha avuto da ridire la portavoce del governo, Sophie Primas: «Avremmo preferito che l’intesa venisse raggiunta in un
contesto ufficiale e non in un club privato di golf in Scozia»).
Al di là della forma, è il contenuto politico che non piace a Macron: «Per essere liberi bisogna incutere timore. E noi non siamo stati abbastanza temuti». Da settimane il presidente francese predica la nascita di una «Europa potenza» che possa imporsi grazie alla fermezza, e da anni invoca un’autonomia strategica della Ue di fronte al disinteresse se non l’ostilità degli Stati Uniti, per non parlare della minaccia militare della Russia e commerciale della Cina. Ma certo la presidente della Commissione von der Leyen non ha comunicato né potenza né fermezza, domenica sera, davanti allo show di Trump nel suo golf club di Turnberry.
«La Francia ha sempre mantenuto una linea ferma ed esigente, e continuerà a farlo. Non è la fine della storia», ha aggiunto Macron. Le sue dichiarazioni arrivano dopo tre giorni di eloquente silenzio, e sotto forma non di un intervento pubblico ma di frasi trapelate dalla riunione con i ministri. A esprimersi in via ufficiale era stato il giorno prima il premier François Bayrou, che aveva parlato di «giorno triste» per un’Europa «rassegnata alla sottomissione».
Macron vuole mostrarsi più battagliero del suo primo ministro e esorta la Commissione a ottenere «più esenzioni» e un «re-equilibrio» nei servizi digitali americani, largamente risparmiati nelle prime bozze di accordo. Il «non finisce qui» di Macron riguarda la fase cruciale dell’attuazione dell’accordo, che ancora non è definito nei dettagli e lascia quindi spazio a negoziati dell’ultima ora, in particolare quanto a vini e alcolici, settore nel quale la Francia è il primo esportatore europeo negli Usa (12
miliardi nel 2024, l’Italia è seconda con 6 miliardi)
Le prossime ore saranno cruciali per vedere se l’atteggiamento deciso, almeno a parole, della Francia riuscirà a strappare condizioni più vantaggiose rispetto all’intesa trovata da von der Leyen. Trump continua a usare i dazi doganali come strumento per rimpolpare le casse dello Stato e anche per distribuire premi o punizioni: ieri è toccato all’India venire penalizzata con una tariffa del 25 per cento sulle esportazioni negli Usa
(da “Corriere della Sera”)
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