“MIO MARITO E’ STATO AVVELENATO”: L’ACCUSA E LE PROVE DELLA VEDOVA DI NAVALNY, ANALIZZATI I RESTI BIOLOGICI DA DUE LABORATORI OCCIDENTALI
E IN ITALIA CI SONO ANCORA UOMINI DI MERDA CHE FANNO DA QUINTA COLONNA A UN REGIME CRIMINALE
Alexei Navalny, l’oppositore di Putin morto in una colonia penale siberiana il 16 febbraio 2024, sarebbe stato avvelenato. Lo ha denunciato sui social la vedova, Julia Navalnaya, che ha preso il posto del marito come leader del partito Russia del Futuro.
Nel febbraio 2024, racconta la donna: «Siamo riusciti a ottenere campioni biologici di Alexei, a trasferirli all’estero e a consegnarli a dei laboratori in due Paesi occidentali».
Qui sono stati analizzati e i due laboratori, «in modo indipendente l’uno dall’altro, hanno concluso che Alexei è stato avvelenato».
«Questi risultati – continua Navalnaya – sono di rilevanza pubblica e devono essere pubblicati. Tutti meritiamo di conoscere la verità».
La morte di Navalny
Alexei Navalny era morto durante la detenzione in una colonia penale a Charp, in Siberia occidentale, dove era stato trasferito il 25 dicembre 2023. Secondo il collega Leonid Volkov, il suo spostamento in una regione così isolata, a nord del circolo polare artico, era una strategia per allontanarlo dalla sua campagna elettorale contro Putin, avviata il 7 dicembre 2023 in vista delle elezioni in programma l’anno successivo.
In circostanze mai chiarite, Navalny era poi morto poche settimane dopo. Secondo il Servizio Penitenziario Federale, il detenuto si sarebbe sentito male dopo una passeggiata, mentre una ricostruzione del Comitato investigativo russo aveva poi parlato di una «malattia combinata».
Il primo avvelenamento di Navalny
Se fosse confermata la morte di Navalny per avvelenamento, questo sarebbe il secondo tentativo di eliminare il dissidente avvenuto in questo modo. Già nell’agosto 2020, il dissidente si era sentito male durante in viaggio in aereo. Atterrato all’aeroporto di Omsk per ricevere le cure più urgenti, Navalny era poi stato trasferito a Berlino per rimettersi completamente al di fuori del territorio russo. Il 2 settembre successivo un portavoce del governo tedesco aveva confermato l’ipotesi dell’avvelenamento, affermando che le analisi su Naval’nyj avevano riscontrato la presenza del Novičok, un agente nervino già impiegato per avvelenare personaggi sgraditi al regime di Mosca.
(da agenzie)
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