NEL PDL E’ L’ORA DEL BIG BANG: IPOTESI DI SCISSIONE
ALFANO: “FERMIAMO GLI ESTREMISTI”… NAPOLITANO MANDA LETTA IN PARLAMENTO: CHIEDERA’ LA FIDUCIA A GOVERNARE FINO AL 2015… OGGI SFIDA NEI GRUPPI
È Il big bang del Pdl. 
Berlusconi piazza la carica sotto Palazzo Chigi, ma a esplodere nel giro di 24 ore è il suo partito. La scissione ora è dietro l’angolo.
Ex ministri, capigruppo, colombe, semplici parlamentari sono pronti a dire addio alla Forza Italia di Berlusconi, Santanchè e Verdini, se non maturerà una clamorosa e improbabile retromarcia nell’assemblea convocata dal leader questo pomeriggio.
Le caselle postali dei ministri in un giorno e una notte vengono invase da mail di protesta degli elettori. Non ne fanno mistero. Ai parlamentari non va meglio.
Sono decine, al Senato se ne conterebbero almeno venti, pronti a fare squadra, a sostenere il governo Letta quando mercoledì si andrà al muro contro muro.
Quando dopodomani si andrà in aula, infatti, la resa dei conti sarà definitiva. Lì, nel catino di Palazzo Madama, tutto sarà più chiaro.E tutto sarà definitivo.
LA RIVOLTA CONTRO I FALCHI
Già , mercoledì e non martedì. Angelino Alfano chiama il presidente del Consiglio. Chiede tempo per lavorare su Berlusconi, da un lato, ma anche per organizzare la sua area, se la rottura sarà definitiva col suo leader.
I ministri si vedranno in queste ore prima della resa dei conti vera, che andrà in scena alle 17 a Montecitorio, con la riunione dei gruppi Pdl convocata d’urgenza da Berlusconi.
Estremo tentativo di evitare la rottura e imporre la linea dura: al voto, al voto. Ma la macchina del Cavaliere stavolta si inceppa.
Dopo gli altri ministri, nel giro di poche ore anche il vicepremier Angelino Alfano dice «no a una Forza Italia in mano agli estremisti», proponendosi come «diversamente berlusconiano».
Il ministro Gaetano Quagliariello traduce il concetto: «Per essere diversamente berlusconiano – dice intervistato dal Tg3 in serata – bisogna dividersi».
Non è il solo ormai a pronunciare il verbo più temuto dal Cavaliere.
«Alfano ha tutte le doti per guidare una forza moderata», rincara Fabrizio Cicchitto, che conferma la sua critica allo strappo di governo.
I capigruppo Schifani e Brunetta tacciono, silenzio che pesa: non si schierano dalla parte di Berlusconi ed è clamoroso.
Denis Verdini chiama personalmente decine di parlamentari, soprattutto senatori, per stanarli e chiedere sostegno.
Ma solo in pochi usciranno allo scoperto con un comunicato stampa.
Galan litiga con Cicchitto, li invita a uscire dal partito se proprio non comprende la linea. «Hai travasi di bile da accogliere con umana comprensione» gli replica l’ex capogruppo.
Sono ormai due partiti. Ma la maggioranza non ha gradito l’apertura della crisi e si prepara a disertare la manifestazione organizzata per venerdì a Piazza Farnese.
Siamo all’ammutinamento.
I MINISTRI IN TRINCEA
Parte da almeno quattro dei cinque ministri la rivolta che porta nel giro di una mattinata alle uscite pubbliche in dissenso con la decisione presa da Berlusconi. Gaetano Quagliariello va in mattinata al Festival del diritto a Piacenza e strappa applausi a scena aperta quando parla di «partito geneticamente modificato» per concludere: «Io a quel partito non aderirò».
E comunque, aggiunge, «serve assolutamente un governo anche per fare elezioni anticipate. Ascoltare Letta sarà un passaggio fondamentale, il momento mette tutti di fronte alla propria responsabilità e alla propria coscienza».
È il segnale che tanti aspettavano.
Maurizio Lupi (Infrastrutture) a seguire: «Così non va. Forza Italia non può essere un movimento estremista. Vogliamo stare con Berlusconi ma non con i suoi cattivi consiglieri. Alfano si metta in gioco per questa buona e giusta battaglia».
Quindi Beatrice Lorenzin, ormai ex alla Sanità , per dire di stare dalla parte del Berlusconi «perseguitato », che si dimette anche lei, ma che non condivide «la linea di chi lo consiglia in queste ore: questa nuova Forza Italia sta dimostrando di essere molto diversa dal ’94, ci spinge verso una destra radicale in cuinon mi riconosco».
La collega Nunzia De Girolamo (Agricoltura) chiede un chiarimento interno, è l’unica con Alfano ad essere stata avvertita personalmente da Berlusconi dell’apertura della crisi, sabato pomeriggio.
La sua critica è più contenuta: «Non posso tacere l’amara constatazione nel vedere come siano sempre più evidenti atteggiamenti, posizioni, radicalismi che poco hanno a che vedere con i valori fondativi del nostro movimento liberale ».
La sostanza non cambia.
LA SCISSIONE E IL PPE ITALIANO
È Quagliariello a parlare con chiarezza della possibilità che il Pdl si sdoppi, a questo punto. In passato ci sono stati «tre partiti Gaullisti», in questo periodo «ce ne sarebbero due».
Come dire, Forza Italia e il Pdl. È uno scenario possibile. Non l’unico.
Anzi, un nuovo soggetto moderato si profila all’orizzonte.
Il pressing dall’esterno è cominciato. Telefoni roventi per i ministri Mario Mauro, Gianpiero D’Alia, i leader Mario Monti, Pier Ferdinando Casini.
Tutto è in movimento per dar vita a breve a un gruppo di sostegno al governo Letta bis, per non chiudere comunque qui la legislatura.
«La nostra linea non cambia, restiamo convinti che il governo deve andare avanti per il bene del Paese e che Alfano debba guidare il partito, lontano dagli estremismi» sostiene Giuseppe Castiglione, senatore che detiene da solo mezzo bacino dei voti forzisti in Sicilia che pure continua a dichiararsi berlusconiano.
Con lui, tra gli altri, Torrisi, Pagano, Gibiino alcuni dei senatori che lo seguono. Ma ormai dice «no a derive estremiste» e chiede apertamente ad Alfano di rappresentarli anche il cattolico Maurizio Sacconi.
Vicina alla sua posizione anche Eugenia Roccella. E poi Giovanardi, «per mantenere ferma la rotta dei moderati ».
Il tam tam incessante della stampa cattolica sta sortendo i suoi effetti.
Andrea Augello, relatore in giunta in favore di Berlusconi, come gli altri: «Preoccupazione per come si fanno le scelte nel Pdl».
Il progetto in cantiere riprende proprio l’idea dell’“Italia popolare” alla quale molti di loro stavano già lavorando a dicembre dopo la crisi del governo Monti.
Ppe italiano, altra sigla in circolazione nel frullatore.
BERLUSCONI VA ALLA CONTA
Oggi, dopo aver festeggiato il suo compleanno più amaro, in tarda mattinata Berlusconi tornerà a Roma e prima di riunire i gruppi alle 17 vuole vedere in faccia Alfano, far rientrare la rivolta del delfino e dei suoi.
Questa volta però il segretario è intenzionato a giocarsi il tutto per tutto.
Strappare, ora o mai più, la carica di coordinatore della nuova Forza Italia: a lui e non alla Santanchè o a Verdini lo scettro.
Diversamente, punterà a tenersi il Pdl con tutta l’ala moderati, da affiancare magari a Forza Italia.
«Diversamente berlusconiano », appunto. Più probabile, per costruire qualcosa di nuovo, dato che il Pdl sembrerebbe abbondare soprattutto di debiti: non sarebbe certo un affarre sobbarcarselo.
La carta che oggi si giocherà Alfano lo porterà a chiedere a Berlusconi ancora tempo per trattare col Pd un rinvio della legge Severino sulla decadenza alla Consulta, ma sa di non avere chance.
Il Cavaliere ha in testa solo il voto anticipato.
Mercoledì si andrà alla conta in aula. Nel Pdl in tanti parlano della possibilità di uscire dall’aula.
Altri lavorano perchè si arrivi subito a un sì al Letta bis per voltare pagina.
Senza altri tentennamenti.
Carmelo Lopapa
(da “La Repubblica”)
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