Aprile 15th, 2026 Riccardo Fucile
ESISTE GIA’ UN DOPO TRUMP
Esiste già un “dopo Trump”: lo si coglie nelle parole di distacco e addirittura di biasimo
di parte di suoi sostenitori americani delusi — specie gli isolazionisti che non ne vorrebbero sapere di guerra — e nei silenzi imbarazzati dei politici europei suoi apparentati, i populisti di destra e gli anti-europeisti, termini politicamente quasi sinonimi.
Se ne prende atto con sollievo, ma è impossibile resistere a una domanda che definirei “naturale” per la spontaneità con la quale sorge: ma non lo sapevate già da prima, chi era Donald Trump? Come avete potuto non accorgervi dei suoi modi, del suo linguaggio e del suo spirito di sopraffazione? Come è possibile che l’assalto al Parlamento dei suoi sostenitori non vi abbia impedito di votare per lui?
Ben al di là degli orientamenti ideologici di ognuno, come si fa a confidare in un ottantenne delirante che sprizza vanagloria da ogni frase, e usa la Casa Bianca come cassa di risonanza per i suoi quattrini e i suoi affari privati?
Temo che la risposta, ammesso che qualcuno si prenda la briga di darla, non sarebbe confortante. A parte qualche frangia moderata del suo elettorato (per esempio i cattolici americani feriti dagli insulti al Papa), Trump perde consenso soprattutto perché è debole. Impantanato nel Golfo, incastrato da Netanyahu, maldestro nelle nomine dei suoi ministri e vendicativo nel rimangiarsele.
Non è il winner che prometteva di essere, e se il suo elettorato vorrà scaricarlo non sarà per la sua orribile cultura del potere, già lampante da molto tempo. Sarà perché non è forte come prometteva di essere, recente scoperta che ferisce i suoi adoratori ben più della sua nera figura umana.
Trump è la proiezione politica di idee e sensibilità che milioni di esseri umani condividono. Perderà voti non perché voleva cancellare l’Iran, ma perché non è riuscito a farlo.
(da La Repubblica)
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Aprile 15th, 2026 Riccardo Fucile
LA VICINANZA AL MONDO MAGA NON PAGAVA PIU’ E LA GARA A CHI ERA PIU’ VICINO AI DELIRI DI TRUMP E’ FINITA, ALTRO GIRO DI VOLTA DEI SEDICENTI DESTRI
Giorgia Meloni ha risolto un problema. Le frasi sprezzanti di Donald Trump («È lei che è inaccettabile», «Pensavo avesse coraggio, mi sbagliavo») rompono un rapporto personale con il presidente americano diventato un gravame insostenibile e una crescente minaccia agli indici di consenso. Non è un fulmine al ciel sereno. Probabilmente la premier aveva valutato questo tipo di reazione due giorni fa, nelle nove ore trascorse tra l’attacco di Trump al Papa e la reazione di Palazzo Chigi, e alla fine ha giudicato più utile per lei, per il suo partito, per il centrodestra tutto, pubblicare la nota in difesa dell’autorità morale di Leone e segnare un punto e a capo con la Casa Bianca.
Lo strappo si è verificato all’improvviso ma era maturato da lungo tempo, almeno sul fronte di Roma. La vicinanza politica al mondo Maga non pagava più, come si è constatato al referendum e nelle elezioni ungheresi. L’equilibrismo del “non condivido e non condanno” non riusciva più a sostenere la narrazione sulla difesa dell’interesse nazionale. Il rifiuto di concedere Sigonella e il congelamento del memorandum con Israele risultavano poca cosa, dati troppo tecnici per marcare una posizione netta davanti agli italiani spaventati dalla guerra e dalla crisi dei carburanti. Lo scambio di note irritate ha risolto il problema. Per Meloni: quello di recuperare l’immagine di leader dalla schiena dritta persa nella vicenda dei dazi, di
Gaza, dei fatti di Minneapolis, del Board of Peace. Per Trump: quello di ripetere la sua frase preferita, “you’r fired”, e mostrare cosa rischia chi lo critica.
A prescindere dalla dimensione istituzionale della vicenda (gli ufficiali di collegamento si attiveranno, la diplomazia cercherà appeasement), la destra italiana nella giornata di ieri è entrata in acque totalmente nuove. Dovrà reinventare il suo messaggio, le sue relazioni, il suo status sulla scena europea e internazionale, e persino abituarsi alla pubblica solidarietà dei nemici con Elly Schlein che alla Camera scandisce: «Nessun capo di Stato straniero può permettersi di attaccare, minacciare o mancare di rispetto al nostro Paese e al nostro governo». A Bruxelles Meloni era la mediatrice con Viktor Orbán, e Orbán non c’è più. Nel mondo si raccontava come ponte tra l’Unione e l’America, e il ponte è crollato. Il riferimento ideologico Maga svanisce nella nebbia. «Per quanto risulti difficile il mio orizzonte rimane l’Occidente», dice Meloni, ma pure a quell’espressione dovrà dare un contenuto più specifico dopo che l’irruzione anti-papista di Trump ha spazzato via la divisione tra Stato e Chiesa.
Anche dall’altro lato dell’Atlantico si dovranno gestire tempi nuovi. I due principali riferimenti europei di Donald Trump sono appassiti: Orbán ha perso il potere, Meloni è passata nella “lista dei cattivi”. Il progetto di una internazionale sovranista con epicentro a Budapest e Roma, coltivato da un ventennio dagli strateghi alla Steve Bannon, è azzerato. La cultura Maga è entrata in rotta di collisione con le stesse radici dell’Occidente europeo: la polis greca, il diritto romano, la tradizione giudaico cristiana con la sua concezione dei diritti umani e della dignità della persona. Il “nuovo sceriffo”, come lo definì J. D. Vance a Monaco, in diciotto mesi ha fatto scappare dalla città ogni suo amico e simpatizzante.
È in questo contesto che la premier ha ottenuto il suo “strappo”, una categoria che da sempre qualifica le leadership di livello, mostrando la loro capacità di scartare dal trantran e interpretare i nuovi scenari che la storia propone. Quello strappo, se avrà un seguito di qualità, può generare un interessante cambio di prospettiva, una fase due segnata dalla riscoperta dell’Europa come principale riferimento nel caos del mondo, e persino una maggiore solidarietà interna alla coalizione: anche Matteo Salvini ha fatto da tempo retromarcia, anche lui parla di Trump dicendo «c’è un limite alla pazienza umana». E anche lì si è risolto un problema: la gara a chi è più amico della Casa Bianca è finita, non ha più senso per nessuno.
(da La Stampa)
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Aprile 15th, 2026 Riccardo Fucile
MELONI IMPARA A PROPRIE SPESE LA REGOLA DEL CINISMO INTERNAZIONALE: SE NON SEI SEDUTO AL TAVOLO, ALLORA SEI NEL MENU
La sovranista che voleva dare il Nobel per la Pace a Donald Trump è stata licenziata dal
capo. Il Presidente degli Stati Uniti la liquida come una mezza cartuccia senza coraggio dalle colonne del Corriere della Sera. Un brusco risveglio per Meloni che, dagli stand del Vinitaly, tenta di celare quel sapore amaro commentando il suo ‘licenziamento’ con la nonchalance di chi parla di tannini e retrogusti legnosi. Anche sul fronte degli accordi con lo stato di Israele, Meloni ritratta le dichiarazioni da lei stessa fatte poche ore prima, quando ne sosteneva l’inevitabilità. Che succede a Giorgia Meloni?
La sua è una triste parabola che ha inizio con un silenzio ostinato, lungo mesi, sulle centinaia di migliaia di civili palestinesi uccisi, feriti e deportati. Mentre scuole, ospedali e persino tendopoli venivano polverizzate, la “madre cristiana” non vedeva, non parlava, non disturbava, anzi forniva appoggio praticamente incondizionato, ad eccezione di qualche sparuta tiratina d’orecchie quando veniva compiuta un’azione particolarmente efferata sulla quale persino da parte sua sarebbe stato indecente tacere. Silenzio su Gaza, silenzio sul Libano, silenzio sull’Iran. Poi, d’improvviso, la giravolta: il mancato rinnovo degli accordi.
In merito alla sudditanza nei confronti di Trump, il nostro Presidente del Consiglio non ha fatto una piega di fronte alla barbarie dell’Ice, non una parola sui dazi, appoggio totale sul Venezuela, “non condanno né condivido” sull’Iran, nemmeno quando Trump minacciava “li rispediremo all’età della pietra”, oppure “un’intera civiltà morirà stanotte”.
Mentre l’escalation iniziava a mandare in rovina l’economia nazionale, Meloni è rimasta intrappolata tra il sovrano statunitense e l’alleato israeliano che, oltre a bombardare l’Iran, iniziava a replicare in Libano quanto fatto a Gaza. Eppure non è stato il massacro degli innocenti a farla ricredere: ci voleva l’attacco verbale al Papa, quello è stato il confine invalicabile.
La presa di posizione sulle parole di Trump e il mancato rinnovo dell’accordo con Israele sono giravolte che vengono oggi vendute come un ‘atto di forza e indipendenza’, mentre è evidente che si tratta di una manovra di emergenza di chi ha capito che il costo elettorale di questa complicità è diventato insostenibile. Il No al referendum e la caduta di Orban in Ungheria sono stati i rintocchi finali: rimasta senza un partner ideologico in Europa e con una sconfitta elettorale in casa, la premier cerca di smarcarsi.
Ma sono sempre il tempismo e la sostanza delle sue scelte a tradirla: come per le purghe arrivate dopo il referendum, è tardi per cercare di mostrarsi risoluta e, soprattutto, è oltremodo ridicolo avvertire l’urgenza di farlo per un attacco verbale al Pontefice dopo aver avallato più di uno sterminio senza batter ciglio. È partita con “Dio, Patria e Famiglia” e ha finito con “Dio, Trump e Famiglia”, sacrificando la sovranità della patria al sultano di turno.
Ed eccoci dunque all’epilogo di questa triste parabola: si palesa così il fallimento del sovranismo, di cui avevo scritto in precedenza. Con un benservito pubblico
arrivato da Washington, Giorgia Meloni impara a proprie spese la regola aurea del cinismo internazionale: se non sei seduto al tavolo, allora sei nel menu. Per anni la premier ha creduto di avere un posto d’onore tra i grandi; oggi scopre che il suo nome non era scritto sul segnaposto, bensì sulla lista delle portate. Non c’è alcuna autorevolezza nell’indignazione per il Papa dopo aver avallato massacri di bambini e civili innocenti. Resta l’immagine di un governo che ha barattato la dignità del paese per un’illusione di potenza, ritrovandosi oggi isolato e screditato dall’idolo sul quale aveva puntato tutto.
(da ilfattoquotidiano.it)
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Aprile 15th, 2026 Riccardo Fucile
LA CAMALEONTE ORA PROVA A RIPOSIZIONARSI DOPO AVER ASSECONDATO LE FOLLI SCELTE DI TRUMP E I SILENZI DI FRONTE AI CRIMINI DI NETANYAHU
Una batosta dietro l’altra. Dalla débâcle referendaria in poi a Giorgia Meloni non ne è
andata più una per il verso giusto. La Guerra del Golfo scatenata da Usa e Israele a ridosso della consultazione – “Non condanno né condivido”, si era barcamenata la premier per non prendere posizione – che ha fatto esplodere i prezzi dei carburanti; il deferimento dell’Italia all’Assemblea degli stati membri dalla Corte penale internazionale per il caso Almasri.
Il niet di Bruxelles alla richiesta di allentare i vincoli del Patto di Stabilità Ue – firmato senza colpo ferire dal governo italiano – per fronteggiare la crisi e, soprattutto, l’ultimo anno di legislatura prima delle prossime Politiche; la sconfitta dell’alleato Viktor Orbán in Ungheria, pietra miliare del sovranismo europeo; l’attacco senza precedenti di Trump a Papa Leone XIV che l’ha costretta, con mezza giornata di ritardo, a prendere le distanze (parole “inaccettabili”) dall’idolo che sognava di emulare – al punto da candidarlo perfino al Nobel per la pace – di fronte all’ondata di indignazione internazionale che ha travolto il presidente Usa.
Lo stesso Trump che ieri non ha perso tempo a scaricarla: “È lei che è inaccettabile”, ha detto il tycoon in un’intervista telefonica al Corriere della Sera all’indomani della presa di posizione della premier italiana in difesa del Pontefice. Poco prima, era stata proprio Meloni a far sapere che “il governo ha deciso di sospendere” – solo con tre anni di ritardo – “il rinnovo automatico dell’accordo di Difesa con Israele”. Meglio tardi che mai, certo, almeno per la credibilità (e la dignità) dell’Italia nel mondo, pesantemente compromessa (e isolata) dalla sconsiderata azione dell’esecutivo.
Ma forse troppo tardi per quella della presidente del Consiglio e del suo governo. Che, nel tentativo di riposizionarsi per far dimenticare la sua totale sudditanza verso le folli scelte di Trump e gli incomprensibili silenzi di fronte agli atti criminali di Netanyahu, ha certificato il fallimento della politica estera del suo governo. La pacchia (e la farsa) per Giorgia stavolta pare sia finita davvero. Resta solo da calcolare l’entità dei danni arrecati all’Italia.
(da lanotiziagiornale.it)
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Aprile 15th, 2026 Riccardo Fucile
I VOTI PARTITO PER PARTITO
Fratelli d’Italia tocca un nuovo minimo e scende al livello più basso dalle elezioni
europee, ovvero da giugno 2024. Oggi il partito di Meloni è dato al 28,4%. In retrocessione anche la Lega, al 7,1%. Nel centrodestra sale solo Forza Italia, che arriva all’8,5%. Decisamente più positivo il quadro nel campo largo: Partito democratico e M5s salgono entrambi, rispettivamente al 22,2% e al 12,6%. Vediamo nel dettaglio l’ultimo sondaggio di Termometro politico.
I consensi ai partiti
Non è più solo l’effetto referendum quello che sta facendo calare i consensi di Fratellid’Italia, ora al 28,4%. Nelle ultime settimane il partito di via della Scrofa si è trovato a fare i conti con una serie di scandali interni che hanno riguardato prima l’ex sottosegretario Andrea Delmastro, poi l’ex ministra Santanchè, dopo ancora il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi.
A queste vicende si sono aggiunte le tensioni internazionali. Ieri per la prima volta da quanto è tornato alla Casa Bianca, Donald Trump ha scaricato Giorgia Meloni, dopo che quest’ultima aveva deciso di prendere le distanze e andare in difesa di Papa Leone, anche lui finito nel mirino del tycoon. Un cambio di posizionamento strategico che potrebbe giovare ai consensi di FdI.
Nel resto del centrodestra, si segnala l’arretramento della Lega, al 7,1%, compensato dalla risalita di Forza Italia, all’8,5%. Negli azzurri proseguono i tentativi di rinnovamento richiesti dalla famiglia Berlusconi. Dopo le dimissioni di Gasparri da capogruppo al Senato, sostituito da Stefania Craxi, sono arrivate quelle di Paolo Barelli alla Camera e la conseguente nomina di Enrico Costa.
Nel centrosinistra, le due principali forze di opposizione risultano in aumento. Il Pd è al 22,2%: il distacco con FdI si è ridotto a circa sei punti. Il M5s invece, si attesta al 12,6%. Infine, Alleanza Verdi e Sinistra è ferma al 6,5%. Rimanendo all’interno del campo largo, si osserva da una parte il calo di +Europa, all’1,6%, dall’altra la crescita di Italia Viva, al 2,6%. In entrambi i casi si tratta di movimenti marginali che mantengono partiti su livelli abbastanza stabile.
Al di fuori delle coalizioni troviamo: a destra, Futuro Nazionale di Roberto Vannacci, che ormai sembra essersi stabilizzato sul 3,2%; più verso il centro, Azione, in discesa al 3%, percentuale peggiore dall’inizio dell’anno.
(da Fanpage)
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Aprile 15th, 2026 Riccardo Fucile
RENZI: “SCARICATA DAL SUO GURU”…CONTE: “PREVEDIBILE”
Dopo l’attacco di Donald Trump a Giorgia Meloni, sono molte le reazioni del mondo politico italiano. In testa gli esponenti dell’opposizione.§Elly Schlein ha preso la parola nell’Aula di Montecitorio per difendere la premier “dopo i gravissimi attacchi del presidente americano Donald Trump, per avere doverosamente espresso solidarietà a Papa Leone. L’Italia è un paese libero e sovrano e la nostra costituzione è chiara: l’Italia ripudia la guerra. Nessun leader straniero può permettersi di insultare e minacciare il nostro Paese e il nostro governo. Chiediamo su questo condanna unanime”.
Il leader di Italia viva, Matteo Renzi, scrive su X: “Ecco le parole del presidente degli Stati Uniti: Meloni non ha coraggio, non la sento da tempo, non ha fatto nulla sulla sicurezza, ha fallito sui migranti, non lavora per giuste soluzioni energetiche. E questo, Donald Trump, che era il suo alleato: potete immaginarvi cosa dicono di lei gli altri?”. E aggiunge: “Giorgia Meloni viene scaricata persino dai suoi, dal suo guru, dal suo leader. Da dopo il referendum ogni giorno un problema. Saranno 15 mesi di piano inclinato fino alle elezioni, il crollo è appena cominciato”.
Secondo il presidente del Movimento 5 stelle, Giuseppe Conte, si tratta di una reazione prevedibile: “Gli attacchi non mi sorprendono. In questo contesto avevo cercato di avvertire che almeno la linearità e la chiarezza possono mettere un po’ al riparo. Invece l’ambiguità poi a un certo punto, come tutti i nodi, viene al pettine”.
Per Carlo Calenda, leader di Azione, “Meloni ha avuto coraggio a fare ciò che andava fatto da tempo: dire basta questo pazzo. Il che è già più di quello che hanno fatto tanti altri. E spero davvero che davanti a questo attacco di Trump al nostro paese saremo tutti compatti nel respingerlo al mittente”.
Sul caso interviene poi il presidente dei senatori del Pd, Francesco Boccia: “La nostra condanna a Trump è ferma. Perché offendendo il presidente del Consiglio offende l’Italia intera. Non è accettabile, quindi massima vicinanza a Giorgia Meloni. A maggior ragione ci aspettiamo che lei diventi conseguente rispetto aquesta presa di distanza del suo ex punto di riferimento ideologico. È evidente che gli interessi italiani vanno in direzione opposta rispetto a quelli del presidente americano”.
(da agenzie)
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Aprile 14th, 2026 Riccardo Fucile
SU “X”, GLI UTENTI DANNO LA COLPA ALLA PREMIER, NEGLI ANNI TROPPO APPECORONATA ALLO PSICOPATICO DELLA CASA BIANCA: “MAI FIDARSI DI UN MALATO MENTALE ARROGANTE E STRONZO” – “LA SCONFITTA AL REFERENDUM, DI ORBAN E POI MELONI VIENE SCARICATA DA TRUMP E ISRAELE. IL GOVERNO HA I GIORNI CONTATI” – “CARA GIORGIA QUESTA È LA DIMOSTRAZIONE CHE HAI FATTO SCELTE INOPPORTUNE E DISASTROSE”
Una selezione dei commenti
Si è rotto il giocattolo, volano stracci.
caro trump, anche noi siamo scioccati. e da diversi anni.
mo’ licenzia la badante italiana
Oggi la persona più felice della pugnalata di Donald Trump si chiama Giorgia Meloni.
Questa ha perso il suo elettorato per andare appresso a sto kogl1one. Se n’è accorta tardi
Trump scarica Meloni. Portate i sali a Bocchino.
Succede quando hai due piedi in una scarpa che alla fine ti scaricano tutti….elettori,imprenditori interessati ed alleati .
Il governo ha i giorni contati.
Eccolo il piano di Giorgia a un anno dalle elezioni: cercare di scendere dal carro degli estremisti….Giorgia…troppo tardi
Cara Giorgia questa è la dimostrazione che hai fatto scelte inopportune e disastrose schierandoti dalla parte dei ” lupi” travestiti da agnello!
Hai scherzato con il fuoco e sei rimasta bruciata!
Questo significa fidarsi di un malato mentale arrogante e stronzo.
Essere servi non paga mai. MAI!
Ha avuto pure il coraggio di prevedere il Nobel della pace per Trump.
La sinistra riparta da Giorgia Melon
Trump stava diventando un cappio per la Meloni.
Se neanche davanti agli attacchi al Papa avesse trovato la forza di smarcarsi, si sarebbe messa malissimo per lei.
Meloni ha capito che Trump perderà le elezioni di novembre inoltre Trump non sarà il prossimo presidente quindi tanto vale iniziare a guardarsi intorno e prendere le distanze da lui
donald trump che diventa garibaldi unificando l’italia portando la schlein a difendere la meloni per aver detto che il papa dovrebbe essere contrario alla guerra. nazione surreale
pensavo avesse coraggio = pensavo si mettesse a 90 lei e tutta la nazione a favore delle scelte scellerate di uno con la demenza senile
Con l’attacco a Giorgia #Meloni Trump ha perso definitivamente tutti gli alleati europei. Gli resta solo il criminale di Mosca.
Strano non abbia detto “Prima che canti il gallo Giorgia mi tradirà tre volte
Tranquillo Donnie, era solo un atto dovuto ma la fedeltà vedrai che resterà intatta… La spina dorsale non ricresce da un giorno all’altro.
Meloni fa finta di andare contro Trump e lascia sbollire la storia “Trump contro il Papa”.
Tempo 2 settimane e volerà a Washington.
Cazzo comincia ad essere meglio di una puntata di beautiful…Donald Ridge ripudia Giorgia Brooke
Prossimamente Donald Trump alla Zanzara
(da Dagoreport)
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Aprile 14th, 2026 Riccardo Fucile
IL CANDIDATO PRIMO MINISTRO E’ ULRICH SIEGMUND, CHE I SUOI SOSTENITORI SALUTANO DICENDO “SIEG… MUND!” MASCHERAMENTO DEL SALUTO NAZI “SIEG HEIL”… SUCCEDE QUANDO DEMOCRAZIE PAVIDE NON APPLICANO LA COSTITUZIONE AL PRIMO INSORGERE DI QUESTA FECCIA
Duemila euro per i primi due figli, il doppio per ogni altro nato. È il bonus bebè nel programma del partito di estrema destra AfD in Sassonia-Anhalt per le elezioni legislative del 6 settembre nel Land dell’ex DDR. Niente di nuovo nella Germania che sostiene storicamente la famiglia, non fosse per le condizioni a cui è subordinata l’erogazione del sussidio.
Almeno un genitore deve essere tedesco, la seconda metà del contributo è versata solo dopo visite mediche sulla salute fisica e mentale del neonato. Frasi in cui pare celarsi lo spettro dell’eugenetica nazista, uno dei richiami al passato più oscuro della Germania rievocato da AfD con non detti chiari per chi li sa intendere.
Nello Stato dell’Est, il partito è classificato accertata organizzazione estremista di destra, ma questa qualifica non ne ferma l’ascesa in testa ai sondaggi al 38%. Con Ulrich Siegmund candidato primo ministro, AfD può andare per la prima volta al governo, anche monocolore. Per vincere, i sovranisti hanno proposte intrise di ideologia “völkisch” a difesa dell’identità germanica come unità di sangue e terra. [.
Lo stesso Siegmund che non si arroga «la pretesa di valutare» se la Shoah sia il peggior crimine contro l’umanità e ai comizi viene salutato con «Sieg… Mund!», mascheramento del «Sieg Heil» nazista. Un altro non detto nella Germania dove, come scriveva Madame de de Staël, «il tempo cade goccia a goccia».
(da agenzie)
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Aprile 14th, 2026 Riccardo Fucile
SOLO L’EROSIONE DEI CONSENSI LE HA FATTO TROVARE IL CORAGGIO DI CONDANNARE, DOPO UN TRAVAGLIO DI SETTE ORE, IL BLASFEMO ATTACCO DEL SUO “AMICO” DI WASHINGTON AL PONTIFICATO DI PAPA PREVOST (SUBITO BASTONATA DA TRUMP: “SU DI LEI MI SBAGLIAVO”) – OGGI E’ STATA COSTRETTA A PRENDERE LE DISTANZE DAL “BOMBARDIERE” NETANYAHU… CHISSÀ SE IL RINCULO INTERNAZIONALE DELLA DUCETTA AZZOPPATA RIUSCIRA’ ANCORA AD ABBINDOLARE GLI ITALIANI
Referendum, guerra del Golfo, Orban e Papa Prevost: una batosta dopo l’altra. Prima
di venire definitivamente trascinata verso il fondo e scomparire, Meloni ha cominciato a rinculare su Trump e Netanyahu, due tipini alle prese con grossi problemi di salute mentale che stanno sconquassando il mondo.
Il voto ungherese è stato decisivo per farle capire che doveva prendere le distanze da Washington e Tel Aviv, altrimenti andava a far compagnia ai giardinetti al suo amico trumputiniano Orban.
Solo per il terrore dell’erosione dei consensi ai “Camerati d’Italia” (Trump è maledetto dall’80% degli italiani) e, dopo un travaglio di sette ore, preceduto persino dalle dichiarazioni di solidarietà e rispetto a Papa Leone da parte del presidente iraniano, la Ducetta azzoppata ha trovato il coraggio di condannare il blasfemo attacco del Folle di Washington al pontificato di Robert Prevost, che ha fatto subito incazzare Trump (“Su di lei mi sbagliavo”), oggi la fu “Giorgia dei Due Mondi” si è smarcata da Netanyahu, annunciando la sospensione del rinnovo dell’accordo di Difesa con Israele (armi, tecnologia, intelligence).
In attesa della reazione di Netanyahu, che l’ha presa naturalmente malissimo, la goccia che ha fatto traboccare il vaso del governo italiano con Israele sono state le dichiarazione di ieri del ministro degli Esteri Tajani di ritorno dalla missione in Libano che ha definito ”inaccettabili” i raid dell’Idf che dal 2 marzo scorso hanno causato oltre 2.000 morti e 6.700 feriti.
L’ira di Netanyahu non si è fatta attendere: l’ambasciatore italiano a Tel Aviv, Luca Ferrari, è stato convocato dal governo dello stato ebraico
A quel punto, come si dice, “la somma fa il totale”: referendum, guerra del Golfo, crisi economica globale, shock energetico, botte da Orban del Trumpone demente a Papa Prevost.
Il bluff del camaleonte della Garbatella è giunto al capolinea: mejo scendere, prima di andare a finire in quelle palle di vetro con la neve finta, un classico dei souvenir Kitsch d’Italia.
(da Dagoreport)
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