Aprile 14th, 2026 Riccardo Fucile
“MELONI DICE CHE LE MIE PAROLE SUL PONTEFICE SONO INACCETTABILI? È LEI CHE È INACCETTABILE. NON LE IMPORTA SE L’IRAN HA UNA ARMA NUCLEARE IN GRADO DI FAR SALTARE IN ARIA L’ITALIA” … “CON LA PREMIER NON PARLIAMO DA MOLTO TEMPO PERCHÉ NON VUOLE AIUTARCI NELLA GUERRA CONTRO TEHERAN”.. L’ANALISI DI “POLITICO”: “CONDANNANDO LE PAROLE DI TRUMP, MELONI HA TENTATO DI MANTENERE AL PROPRIO FIANCO L’ELETTORATO TRADIZIONALMENTE CATTOLICO”
«Piace il fatto che la vostra presidente (del consiglio, ndr) non stia facendo nulla per ottenere il petrolio? – chiede Donald Trump in una telefonata con il Corriere della Sera – Piace alla gente? Non posso immaginarlo. Sono scioccato da lei. Pensavo che avesse coraggio, mi sbagliavo».
Prima che possiamo fargli una domanda, è il presidente degli Stati Uniti a farla noi, in una intervista esclusiva, chiedendoci della premier Giorgia Meloni. Le ha parlato di questo?
«No. Dice semplicemente che l’Italia non vuole essere coinvolta. Anche se l’Italia ottiene il suo petrolio da là, anche se l’America è molto importante per l‘Italia. Non pensa che l’Italia dovrebbe essere coinvolta. Pensa che l’America dovrebbe fare il lavoro per lei».
Sul Papa, Giorgia Meloni che detto che è inaccettabile quello che lei ha dichiarato.
«È lei che è inaccettabile, perché non le importa se l’Iran ha una arma nucleare e farebbe saltare in aria l’Italia in due minuti se ne avesse la possibilità».
Ma avete parlato di queste cose?
«No…»
Non avete parlato neanche una volta in questo mese?
«No, non da molto tempo».
Perché?
«Perché non vuole aiutarci con la Nato, non vuole aiutarci a sbarazzarci dell’arma nucleare. E’ molto diversa da quello che pensavo».
Nell’intervista che dura poco più di sei minuti, Donald Trump critica duramente la premier italiana che un mese fa lui stesso aveva definito un’amica e una grande leader che «cerca sempre di aiutare» in un’altra intervista con il Corriere della Sera. «Non è più la stessa persona, e l’Italia non sarà lo stesso Paese – dice ora il presidente americano -, l’immigrazione sta uccidendo l’Italia e tutta l’Europa».
Trump torna a ripetere che l’Europa sta «distruggendo se stessa dall’interno» con le sue politiche di immigrazione e con quelle legate all’energia. «Pagano i più alti costi del mondo per l’energia e non sono nemmeno pronti a battersi per lo stretto di Hormuz da dove la ricevono. Dipendono da Donald Trump perché lo tenga aperto».
Quando gli chiediamo se abbia chiesto all’Italia l’uso di dragamine per lo stretto di Hormuz, il presidente americano afferma: «Ho chiesto di inviare tutto quello che vogliono, ma non vogliono perché la Nato è una tigre di carta».
Su Papa Leone e il suo appello per la pace, Trump afferma che il Papa non capisce che l’Iran costituisce una minaccia nucleare. «Non capisce, e non dovrebbe parlare di guerra, perché non ha idea di quello che sta succedendo. Non capisce che in Iran hanno ucciso 42mila manifestanti lo scorso mese».
Quando gli chiediamo se sia dispiaciuto dalla sconfitta di Orban replica: «Era un mio amico, non era la mia elezione ma era un mio amico, un brav’uomo, ha fatto un buon lavoro sull’immigrazione. Non ha lasciato che la gente venisse a rovinare il suo paese come ha fatto l’Italia».
(da Corriere della Sera)
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Aprile 14th, 2026 Riccardo Fucile
I COLLEGHI MINISTRI SOLITAMENTE VOLANO SU MILANO, LUI USA L’AEREO DI STATO PER ARRIVARE A TREVISO O VENEZIA… LE OPPOSIZIONI CHIEDONO I MOTIVI DI QUESTO SPRECO, INVECE CHE USARE AEREI DI LINEA
“Usati per ben sei volte nel 2025, perché non si è servito dei voli di linea?” Pd, Avs e
M5s chiedono un’informativa urgente della presidente del Consiglio Giorgia Meloni e del ministro della Giustizia Carlo Nordio dopo la notizia, pubblicata da Repubblica, sui suoi voli di Stato del Guardasigilli. “Abbiamo appreso da notizie di stampa, dei voli di Stato fatti dal ministro Nordio nell’arco del 2025. La disciplina sui voli di Stato è una disciplina particolarmente rigida e rigorosa e lo è soprattutto dopo che in passato erano stati fatti, diciamo così, degli usi eccessivi, appunto, dei voli di Stato. E tanto più noi riteniamo che molto più rigorosi si debba essere oggi anche alla luce del fatto che stiamo parlando di razionare il carburante per i voli di linea e sembra abbastanza strano che non ci sia un pensiero anche sui voli di Stato”, ha detto intervenendo in aula la responsabile Pd Debora Serracchiani.
“Nel 2025 li ha utilizzati per ben sei volte. Quattro volte è l’aereo ha fatto scalo a Venezia, una volta a Treviso e un’altra volta a Catania. E parliamo di voli che erano destinati per città che riteniamo potessero essere raggiunte anche con una certa comodità da voli di linea – ha aggiunto – E poiché il presidente, l’utilizzo del volo di Stato è pubblico, ma non è pubblica l’istruttoria che viene fatta per autorizzare l’utilizzo del volo di Stato: i ministri devono essere autorizzati e l’autorizzazione viene concessa alla Presidenza del Consiglio. Noi le chiediamo un’informativa urgente della Presidenza del Consiglio, del governo, affinché vengano chiarite le motivazioni che sono alla base dell’uso così importante dei voli di Stato da parte di Nordio. Noi riteniamo che non sia un gesto opportuno, riteniamo che se era possibile evitare l’utilizzo del volo di Stato, era opportuno utilizzare il volo di linea, tanto più, ripeto, in una circostanza nella quale agli italiani si fa presente che c’è una carenza di carburante e che quindi forse saranno costretti anche a rinunciare a dei viaggi”. Alla richiesta si sono uniti i deputati di Avs Devis Dori e del M5s Alfonso Colucci. “Esigiamo che ci sia massima trasparenza. È per questo ragione che proprio questa mattina io personalmente ho depositato un’interrogazione scritta alla presidente del Consiglio dei ministri, chiedendole, tra le altre cose, la pubblicazione analitica e tempestiva dei dati relativi ai voli di Stato richiesti dai componenti del governo con indicazione delle tratte, delle motivazioni istituzionali essenziali, dei presupposti autorizzative e dei costi al fine di garantire la piena trasparenza nell’utilizzo delle risorse pubbliche”, ha detto il parlamentare 5 stelle.
(da agenzie)
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Aprile 14th, 2026 Riccardo Fucile
PAPA LEONE NON È FRANCESCO, È UN FIGLIO DI CHICAGO APPASSIONATO DI BASEBALL: SOLO L’8% DEGLI AMERICANI HA UN’OPINIONE NEGATIVA DI LUI, E VIENE VISTO COME UN MODERATO, NON UN LIBERAL COME CERCA DI DIPINGERE LA CASA BIANCA
Stavolta trovare qualcuno che difenda Trump è un’impresa, anche fra i sostenitori più accaniti del movimento Maga, che gridano alla blasfemia per il post a immagine e somiglianza di Gesù pubblicato dopo l’attacco a Papa Leone e poi cancellato. Lui però non si scusa, forse per l’abituale orgoglio, oppure perché non si rende conto di essersi dato la zappa sui piedi, in vista delle cruciali elezioni midterm di novembre.
Fonti con una conoscenza diretta dei fatti suggeriscono di guardare bene le reazioni, per notare quelle più significative.
Ad esempio il vescovo di Winona Rochester Robert Barron, un conservatore alleato del presidente, membro della sua Religious Liberty Commission: «Sono grato di come l’amministrazione Trump ha allargato le braccia ai cattolici e alle altre persone di fede. Nessun presidente nella mia vita ha mostrato più dedizione nel difendere la libertà di religione. Detto questo, penso che debba le scuse al Papa».
Se anche Barron lo scarica, fanno notare le fonti, vuole dire che non c’è rimasto nessuno nella gerarchia dalla sua parte. Lo stesso discorso però riguarda il mondo Maga, dove commentatori e propagandisti come Michael Knowles, Riley Gaines, Jon Root, ma anche l’ex deputata Marjorie Taylor Greene, hanno gridato alla blasfemia chiedendo di cancellare l’immagine che svilisce Gesù
Le fonti spiegano che forse l’intento era distrarre gli americani dagli appelli di Leone per la pace, considerando i problemi della guerra in Iran. Il vice Vance
cattolico, ma in caduta libera, dopo essersi opposto all’intervento e aver fallito il negoziato di Islamabad, quindi deve nascondere il proprio disagio. Il discorso va invece rovesciato per il segretario di Stato Rubio, anche lui in imbarazzo, ma interessato a mantenere il silenzio, perché le sue quotazioni come candidato alla Casa Bianca nel 2028 salgono.
Il problema politico si legge nei numeri. Nel 2020 il 50% degli elettori cattolici aveva votato per il cattolico Joe Biden, contro il 49% che aveva scelto Trump.
Nel 2024 le percentuali si sono invertite, con il 55% che ha appoggiato Donald e solo il 43% favorevole a Harris. Hanno fatto la differenza in molti stati chiave e a novembre potrebbero farla nuovamente, stavolta però per condannare alla sconfitta il Partito repubblicano.
Secondo un sondaggio condotto a febbraio dal Washington Post e la televisione Abc, nell’ultimo anno gli elettori cattolici che approvano la presidenza Trump sono scesi dal 48% al 41%. Dati che risalgono a prima dell’inizio della guerra in Iran e dell’attacco a Leone.
Una rilevazione della Nbc ha dimostrato invece che solo l’8% degli americani ha un’opinione negativa del Papa. Prevost non è Francesco, ma un figlio di Chicago appassionato di baseball e tifoso dei White Sox. Viene visto come ragionevole moderato, non un politico militante nel campo liberal, come ha cercato di dipingerlo il capo della Casa Bianca.
(da agenzie)
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Aprile 14th, 2026 Riccardo Fucile
IN RUSSIA SI NOTANO SINTOMI DI SCLEROSI: LOTTE INTESTINE AI VERTICI DELLO STATO, INSOFFERENZA FRA LE ÉLITE DI MOSCA, DISILLUSIONE E IMPOPOLARITÀ CRESCENTE NELL’OPINIONE PUBBLICA PER IL CLIMA DI GUERRA (I SONDAGGI DICONO CHE I RUSSI SONO STANCHI DEL CONFLITTO UN UCRAINA), PER LA RECESSIONE E ORA ANCHE PER LA NEGAZIONE DI INTERNET (SEGNALE DI UNA PARANOIA CRESCENTE NEL REGIME)
Dal 13 aprile per la prima volta da sedici anni, ma soprattutto dall’aggressione
all’Ucraina del 2022, Vladimir Putin rimane senza il suo grande sabotatore: il suo cavallo di Troia, la spina nel fianco che in Europa ha bloccato o frenato ogni singola azione per contrastare la Russia. Viktor Orbán, per ora, esce di scena.Ma questa settimana l’uomo che il vecchio leader ungherese chiamava il suo «leone», paragonando se stesso al «topolino» che lo aiuta come nella favola di Esopo, avrà altro a cui pensare.
Tra pochi giorni in Russia scatta ufficialmente la guerra alle VPN (“Virtual Private Network”), i servizi che creano connessioni nascoste degli utenti con siti o piattaforme proibite come YouTube, WhatsApp o Telegram
Ci sarà poi da far applicare il divieto totale di Telegram, scattato appena tre giorni fa. Un passaggio delicato anche per un autocrate. Bloccare le VPN significa andare contro 65 milioni di russi, proibire Telegram significa colpirne oltre 50 milioni. «Non è più una guerra agli oppositori liberali», dice lo scrittore moscovita Andrei Kolesnikov, dichiarato da tempo «agente straniero». Per Kolesnikov, «questa è una guerra alla società nel suo complesso». È soprattutto una violazione del patto non scritto che Putin ha stretto con i russi, o almeno con i ceti prosperi delle grandi
città: lasciatemi tutto il potere, e vivrete indisturbati una vita che sembra moderna. Oggi quell’accordo è in frantumi
Per la prima volta in Russia si notano a occhio nudo sintomi di sclerosi in un sistema che si incrina: lotte intestine ai vertici dello Stato, insofferenza fra le élite di Mosca cresciute dopo il 1991 per le assurdità orwelliane del potere, disillusione e impopolarità crescente nell’opinione pubblica per il clima plumbeo di guerra, stagflazione e ora anche per la negazione di Internet che ormai sta diventando cifra del putinismo. Vediamo
Prima, però, un’avvertenza: quanto leggerete qui sotto non è una previsione che Putin cadrà per forza in un futuro più o meno prossimo, né l’annuncio di una fine imminente della guerra in Ucraina. Il dittatore può andare avanti chissà per quanto, asserragliato nel suo palazzo, coperto dai suoi scherani, impantanato nella sua guerra: incapace di andare avanti, tornare indietro o cambiare strada, privo di una strategia che non sia bruciare un numero immane di vite e centinaia di miliardi di dollari per conquiste sempre più irrisorie in una landa devastata nel Donbass.
In febbraio per la prima volta dal 2023 l’Ucraina ha riconquistato più territori di quanti ne abbia persi, in marzo l’avanzata dell’esercito di Mosca è rallentata a un terzo del ritmo già minimo di un anno fa. Intanto gennaio e febbraio in Russia sono stati mesi di recessione: secondo i dati ufficiali del ministero dello Sviluppo economico l’economia si è ristretta dell’1,8% rispetto agli stessi mesi di un anno fa, mentre l’inflazione corre.
È in questo quadro che il potere a Mosca sta prendendo decisioni fra le più cervellotiche e in apparenza immotivate degli ultimi anni. Certo non ne viene data spiegazione, né quanto alle ragioni né ai responsabili ultimi delle scelte. In marzo per la prima volta la rete mobile di Internet è stata spenta su tutta Mosca, una megalopoli altamente digitale di 14 milioni di abitanti, per una ventina di giorni.
Le autorità hanno cercato di ovviare alla paralisi – non era più possibile prenotare taxi, pagare nei negozi, usare i bagni pubblici – emanando un elenco di 120 siti autorizzati: alcune banche, la piattaforma ufficiale di messaggistica Max, alcune reti di trasposto pubblico. Ma qui è emersa l’altra stranezza, quando il sito di news (in esilio) The Bell ha scoperto che la «lista bianca» di indirizzi digitali autorizzati
era stata fornita al Ministero per lo sviluppo digitale dal Servizio «Scienza e tecnologia» dell’FSB, il servizio segreto erede del KGB, con il cenno che «veniva dall’alto».
Sulle ragioni del blocco, vere o presunte, le autorità sono rimaste abbottonate come mai prima. Dmitry Peskov, il portavoce del Cremlino, si è limitato a parlare di «ragioni di sicurezza». Senza conferma sono rimaste le voci secondo cui Putin sia rimasto terrorizzato da come Israele abbia trovato e ucciso la Guida suprema Ali Khamenei, attaccando il suo cellulare attraverso la rete mobile di Teheran. Ma non è stato quello l’unico segno di una paranoia crescente nel regime. Altri se ne stanno accumulando.
Non solo da venerdì scorso qualunque accesso alla piattaforma social e di messaggistica Telegram è del tutto proibito; ora c’è anche la guerra dichiarata alle VPN, le chiavi che permettono di aggirare i blocchi nazionali di Internet dando accesso ai siti americani o europei.
Qui Forbes Russia ha fatto una scoperta, in fondo, ovvia: l’ordine di reprimere l’uso di servizi per aggirare i blocchi di Internet verrebbe da un «decreto presidenziale classificato», cioè da un ordine segreto di Putin in persona. A fine marzo il ministro per lo Sviluppo digitale Maksut Shadayev ha convocato i grandi operatori di telecom della Russia e ha impartito loro le istruzioni: su chi ha l’aria di usare una VPN, a giudicare dal suo traffico, dev’essere imposta una tassa e un limite di accesso al web.
L’élite disapprova
Non importa che qualcosa del genere sia tecnicamente complicato. Questo è solo un passo in più di una tendenza in corso. Nell’ultimo anno il 77% dei residenti in Russia sono stati coinvolti da qualche blocco della rete. Ma stavolta accade qualcosa di nuovo: persino le élite di Mosca, uomini e donne interni al sistema, iniziano a far sapere che non capiscono.
Nella Russia di oggi, Putin è un reperto antropologico formatosi nel Kgb tre generazioni fa. Così analogico che, quando cadde il Muro di Berlino, passò ore a bruciare scartoffie del servizio segreto in una stufa della centrale di Dresda finché quella esplose. Così dominato da vecchie ossessioni da aver detto una volta chb secondo, lui Internet è «un progetto della Cia» che «si sviluppa come tale» ancora oggi.
Intanto la Russia è andata avanti, anche quella putiniana. Le critiche sono arrivate, prima di tutto, dai suoi alleati. Il governatore della regione di Belgorod Vyacheslav Gladkov ha ricordato che Telegram è un’«infrastruttura critica di sopravvivenzaa nella sua regione ai confini dell’Ucraina, perché serve a coordinare gli allarmi sui droni.
Deputati della Duma come Yevgeny Popov, Vitaly Milonov o Nikolay Nivichkov si sono lamentati perché non riescono più a comunicare facilmente con i loro elettori (già, ma quali parlamentari lo fanno in Italia?). La governatrice della Banca di Russia Elvira Nabiullina ha poi notato che mettere alcune banche e non altre nella «lista bianca» di Internet distorce la concorrenza (già, ma quanto ci preoccupiamo di violazioni antitrust in Italia?). E un ipernazionalista come Sergei Mironov ha definito semplicemente «idioti» i funzionari che bloccano Telegram.
Il calo dei sondaggi
E questi sono gli alleati del dittatore. Pensate gli altri. L’intero settore del digitale, da anni una forza notevole della Russia, è completamente spiazzato e si sente tradito. E un sondaggio del mese scorso di Levada e del “Laboratorio del Futuro” della Novaya Gazeta (altro giornale indipendente in esilio) mette a nudo che la collera e la spossatezza sono ovunque nel Paese.
Il 52% dei russi si dichiara «stufo di tutto questo» (la guerra, l’inflazione, l’economia ferma, la privazione di Internet), il 73% si dice stanco del conflitto e solo il 9% se ne dichiara entusiasta.
Persino fra quelli convinti che la Russia stia andando «nella direzione giusta» e che Putin stia lavorando bene, i due terzi sono «stanchi» della guerra. Pavel Durov, il capo e fondatore di Telegram (in esilio da anni) parla ormai da leader dell’opposizione. Nei suoi post ricorda i più di 50 milioni di russi che usano VPN, i 65 milioni su Telegram e invita alla «resistenza digitale».
Il ruolo dell’FSB
Ho chiesto a Mikhail Khodorkovsky, l’oppositore incarcerato da Putin per dieci anni, cosa sta succedendo. «È vero – mi ha detto – di recente c’è stata una serie di
decisioni non convenzionali. Credo sia un effetto dell’influenza crescente dell’FSB (il servizio segreto, ndr) sull’amministrazione presidenziale».
Khodorkovsky mi ha ricordato un caso che rivela come sia brutale ormai la lotta degli uomini attorno a Putin: negli ultimi mesi i servizi segreti hanno fatto incarcerare una serie di uomini di Sergei Kiriyenko, vicecapo di gabinetto di Putin, responsabile delle politiche interne e gestore dei territori ucraini occupati.
Nel suo libro The Closing of the Russian Mind. How Putin’s Ideology Took the Nation Hostage” (Polity Press, 2026), lo scrittore Andrei Kolesnikov ricorda il patto che il dittatore ha offerto all’uomo medio russo in questi 26 anni. È – scrive – «un’abdicazione della responsabilità individuale: lo Stato mi insegna a pensare e in cambio di ‘cibo’ non chiederò che il governo cambi e divenga trasparente».
Il dittatore oggi è in un vicolo cieco, ci si è cacciato da solo. Intanto gli uomini brutali e famelici attorno a sé si aggrediscono a vicenda e soffocano il Paese, nervosi per la redistribuzione del potere (interna al sistema) in vista delle elezioni per la Duma a settembre.
Alexandra Prokopenko, un’ex alta funzionaria della Banca di Russia ricercata per ragioni politiche e in esilio dal 2022, sta per pubblicare un libro su come le élite più moderne di Mosca si sono adattate alla realtà della guerra (From Sovereigns to Servants: How the War Against Ukraine Reshaped Russia’s Elite, Hurst 2026). Pensa che per ora Putin terrà, ma la rigidità sempre più estrema del sistema rende difficile ogni adattamento senza che si aprano nuove crepe
«Quel che sta accadendo non è ancora abbastanza per un’azione collettiva» contro il regime, nota Prokopenko. «Ma la goccia scava la roccia». Potrebbe doverla scavare fino alla morte dell’attuale sovrano, o magari qualche tempo di meno. Dopotutto anche quarant’anni fa nessuno vide arrivare il collasso dell’Unione sovietica. E nessuno, dopo, si sarebbe mai sognato che il nuovo potere sarebbe stato pericoloso come quello di Putin.
(da Il Corriere della Sera)
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Aprile 14th, 2026 Riccardo Fucile
IL NUOVO POTENTE MESSAGGIO : “LA DEMOCRAZIA SENZA LEGGE MORALE E’ TIRANNIA”
Papa Leone torna sui conflitti che affliggono il mondo, in particolare il Golfo. «Il cuore di Dio è straziato dalle guerre, dalle violenze, dalle ingiustizie e dalle menzogne. Ma il cuore del nostro Padre non è con i malvagi, con i prepotenti, con i superbi: il cuore di Dio è con i piccoli e gli umili, e con loro porta avanti il suo Regno d’amore e di pace, giorno per giorno», ha detto lodando quanto si fa invece nella Casa di accoglienza per anziani delle Piccole Sorelle dei Poveri ad Annaba, in Algeria, che accoglie cristiani e musulmani. «Vedendo una casa come questa, dove si cerca di vivere insieme nella fraternità» Dio può «pensare: allora c’è speranza», ha dichiarato.
Il Papa contro la «tirannia delle élite economiche e tecnologiche»
Poco fa il Pontefice ha inoltrato un messaggio alla plenaria della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali, dal profondo significato politico. «La concezione del potere legittimo trova una delle sue massime espressioni nell’autentica democrazia – recita la lettera – lungi dall’essere una mera procedura, la democrazia riconosce la dignità di ogni persona». «Tuttavia, rimane sana solo quando è radicata nella legge morale e in una vera visione della persona umana. In mancanza di questo fondamento, rischia di trasformarsi in una tirannia maggioritaria o in una maschera per il dominio delle élite economiche e tecnologiche», ha dichiarato il Pontefice.
(da agenzie)
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Aprile 14th, 2026 Riccardo Fucile
HA INSULTATO GIORNALISTE, OMOSESSUALI, MIGRANTI, EX PRESIDENTI, CITTADINI AMERICANI UCCISI DALL’ICE, MINACCIATO MEDIA E AVVERSARI MA GIORGIA SI SVEGLIA ADESSO
Andiamo a memoria, scusandoci se ce ne siamo dimenticata qualcuna.
Donald Trump, nell’ultimo anno e mezzo ha detto che gli incendi in California e il disastro aereo di Washington erano colpa delle politiche di inclusione di donne e omosessuali.
Ha più volte e ripetutamente negato l’origine antropica del cambiamento climatico e il cambiamento climatico stesso.
Ha ripetutamente insultato giornaliste donne e nere chiamandole più volte “stupide”, “brutte persone dentro fuori”, e ha apostrofato con un “zitta, maiala”, la giornalista di Bloomberg Catherine Lucey, durante una conferenza stampa.
Ha accusato i media di “comportamenti illegali” contro di lui incoraggiando il Dipartimento di Giustizia a occuparsi di giornali e network a lui ostili.
Ha detto che il giornalista Jamal Khashoggi ucciso nel 2018 in Turchia su mandato del sovrano saudita Mohamed bin Salman, era un “personaggio controverso” e “non era un giornalista”.
Ha sostituito il ritratto del suo predecessore Joe Biden con quello di un’autopenna nella “presidential walk of fame” alla Casa Bianca.
Ha definito una “terrorista interna” Renee Nicole Good, l’attivista di Minneapolis uccisa a sangue freddo dagli agenti dell’Ice.
Ha detto che Alex Pretti, anche lui ucciso dall’Ice a sangue freddo, “non era un angelo”.
Ha detto che le deputata americana di origine somala Ilhan Omar viene dal “peggior Paese del mondo”, che “se ne deve andare all’inferno” e che “ci occuperemo di lei”.
Ha detto che i migranti somali sono “luridi e disgustosi”, chiedendosi perché in America non possano arrivare migranti svedesi o danesi.
Ha detto più volte che potrebbe correre per un terzo mandato e che non sa se dopo di lui ci saranno ancora elezioni negli Stati Uniti.
Ma per sentire Giorgia Meloni, definire “inaccettabile” una dichiarazione di Donald Trump, in questo anno e mezzo, abbiamo dovuto aspettare che definisse Papa Leone XVI “debole e pessimo in politica estera”.
Fino a ieri, invece, tutto ok.
(da Fanpage)
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Aprile 14th, 2026 Riccardo Fucile
I TIMORI DI UNO STRAPPO CON TRUMP POI PREVALE LA PAURA DELLA PERDITA DI CONSENSO E ARRIVA LA TARDIVA SOLIDARIETA’ AL PONTEFICE
Nove ore. Di silenzio e imbarazzo. Tentennamenti e ripensamenti. Nel mezzo, alcuni messaggi tra le diplomazie di palazzo Chigi e Santa Sede, a registrare umori tendenti al grigio. Perché per buona parte della giornata neanche il Vaticano — al pari di molti altri — ha considerato il comunicato firmato al mattino da Giorgia Meloni come un tentativo di criticare Donald Trump (senza mai citarlo). E così, a sera, la premier è costretta a esporsi. Va dritta contro il tycoon, evento raro e diplomaticamente doloroso. Lo fa con una nota secca e stizzita verso chi non aveva compreso il senso delle sue parole. Per arrivarci, un percorso tortuoso che vale la pena raccontare.
Gli orari sono importanti. Il primo: segna le 9.41. Palazzo Chigi diffonde una nota con cui augura buon viaggio apostolico in Africa a Leone XIV, lodandone la volontà di perseguire la pace. Non è usuale che un presidente del Consiglio metta nero su bianco questo tipo di saluto, prima di una missione del Pontefice: di norma, come d’altra parte accade anche in questo caso, è un gesto affidato al Capo dello Stato. Nella notte, però, Trump ha esondato contro il Papa. E Meloni, dopo rapido consulto con i sottosegretari alla Presidenza, decide di scrivere quel testo. Per smarcarsi, ma in modo soft. Talmente soft da evitare di nominare il protagonista dello schiaffo a Leone.
Bastano un paio d’ore perché quel testo, che mai cita il presidente Usa, diventi oggetto di esegesi. Ovunque, dunque pure in Vaticano. Il dubbio è sostanzialmente questo: si tratta di un saluto scritto da tempo, senza tenere conto degli affondi di Trump, oppure — l’alternativa peggiore — è un comunicato che cerca di criticare il leader, senza neanche avere la forza di chiamarlo in causa?
Ed è qui che il quadro si complica. E che partono i messaggi della diplomazia. Non è chiaro, però, il livello dei contatti. Di norma i canali sono sostanzialmente due. Il primo serve a far comunicare Alfredo Mantovano e il segretario di Stato vaticano Pietro Parolin, il secondo coinvolge la premier e il “ministro degli Esteri” della Santa Sede, Paul Richard Gallagher. Stavolta, però, si trovano entrambi impegnati in Algeria con il Pontefice. Si muove un ufficiale di collegamento che spesso favorisce i colloqui tra le due sponde del Tevere. Da palazzo Chigi spiegano che quel comunicato intendeva sconfessare Trump.
La polemica, intanto, monta. È il fattore chiave, perché l’opinione pubblica preme e sui social dilaga lo sdegno verso il tycoon. La premier non può sopportare un altro potenziale colpo nel consenso interno. Il melonismo deve reagire. Parla prima il capogruppo alla Camera, Galeazzo Bignami. Poi il suo omologo all’Europarlamento, Nicola Procaccini. Ma ancora: non basta. Pedro Sanchez, dalla Spagna, si scaglia contro Trump. E l’Italia non è una cancelleria qualunque, per storia e geografia: il suo territorio ingloba Città del Vaticano. Attorno alle 15, il comunicato di Meloni è pronto. Resta però in stand by. Si prova ancora a evitare il frontale con la Casa Bianca, ma non esistono molte alternative: le parole devono essere nette, per coprire la lunga prudenza. E così, alle 18.03, le redazioni ricevono la nota contro Trump. Da quella delle 9 sono trascorse nove ore. «Pensavo che il senso della mia dichiarazione di questa mattina fosse stato chiaro…», premette Meloni. Non lo era.
(da Repubblica)
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Aprile 14th, 2026 Riccardo Fucile
EVITARE LO SMARTPHONE AGLI ADOLESCENTI? PRIMA PENSIAMO A TOGLIERLO A UN ANZIANO CRIMINALE
Molti si chiedono a quale età sia giusto mettere lo smartphone in mano agli
adolescenti, ma le ultime vicende ci costringono ad affrontare un problema non meno urgente: quando toglierlo agli anziani, a uno in particolare. Vive negli Stati Uniti, si chiama Donald e, appena resta solo, afferra il telefono e digita lunghi messaggi infarciti di insulti in maiuscolo: LOSER, perdente, è il suo preferito.
Minaccia i vivi, dileggia i morti. Si tratta chiaramente di un disagio che il soggetto esprime in modo compulsivo. Ieri, per dire, ha insultato il Papa. Non quello di prima, che lo avrebbe steso con uno sganassone, ma Leone, l’incarnazione stessa della mitezza. Weak, lo ha chiamato, anzi, WEAK: debole. Gli ha rinfacciato l’accoglienza e la non violenza, cioè di seguire il Vangelo. Gli ha ricordato che è diventato Papa per merito suo. E, come un bimbo dispettoso quando esaurisce le parolacce, gli ha detto che suo fratello Louis è molto più bravo di lui, tiè. Poi, per
fargli capire con chi avesse a che fare, ha postato un’immagine ritoccata di sé stesso mentre guarisce un malato con l’imposizione delle mani, dalle quali fuoriesce una luce cristica (considerato il tipo, si direbbe più l’effetto di un petardo).
Vorrei rivolgere un appello a parenti e badanti: qualcuno gli faccia sparire quel maledetto telefono dalla vista. Oppure gliene allunghi uno finto, con cui possa baloccarsi dando del loser, anzi, del LOSER alla Luna, alle stelle e a Dio che si ostina a non volergli fare da vice.
(da corriere.it)
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Aprile 14th, 2026 Riccardo Fucile
FA IMPALLIDIRE UN MAESTRO DEL GENERE COME FU SILVIO BERLUSCONI
«Vuole sentire? Senta, senta col naso: è odore di santità» diceva Silvio Berlusconi immerso nell’azzurro celestiale di Porta a Porta, mano tesa al conduttore in posa da noli me tangere.
Deve essere successo qualcosa nel frattempo al senso dell’umorismo di Bruno Vespa, che all’epoca sembrava ben più permissivo e rilassato di quello attuale. Nessun dito puntato, nessuna reazione iraconda alla battuta insolente del presidente, che peraltro aveva anche riciclato da un altro salotto televisivo, cioè quello di Maurizio Costanzo.
Ma le mire messianiche del Cavaliere sono sempre state note, d’altronde era stato il suo medico personale a descrivere l’amico Silvio come «tecnicamente quasi immortale», lo stesso Umberto Scapagnini che lo aveva soccorso durante un comizio interrotto da un mancamento, occasione che diede vita a un’immagine cristica niente male, una sorta di Pietà di Michelangelo in chiave forzista.
Sacrilegio, pia devozione o «un santo in paradiso», come lo ha descritto Sallusti durante l’ultima campagna referendaria, dipende dai punti di vista. Sta di fatto che
per chi, come gli italiani, è già avvezzo a questa mescolanza di sacro e profano ai fini di marketing elettorale – ormai chiamarlo “propaganda” sembra quasi un complimento –, l’iconografia mistica e trumpiana recente sembra roba da dilettanti maldestri.
Il santino postato su Truth durante gli scontri verbali con Leone XIV lo ritrae negli umili panni di un Gesù intento a curare malati tra le aquile e i drappi a stelle e strisce, ennesima allucinazione kitsch offerta dai server dell’intelligenza artificiale, dove si puote ciò che si vuole, più o meno.
«Io non voglio entrare in un dibattito con lui» è la risposta fin troppo gentile del Papa a cotanto delirio. Anche la mitomania richiede una certa dose di temperanza, virtù cristiana fin troppo sottovalutata.
(da editorialedomani.it)
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