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I RETROSCENA OPPOSTI DI CORRIERE E FOGLIO SU GIULI E MELONI: “POSSO ANDARMENE”, ANZI NO: “CHIEDO SCUSA”

Maggio 12th, 2026 Riccardo Fucile

“GRANDE E’ LA CONFUSIONE SOTTO IL CIELO DELLA CULTURA”… SPUNTA ANCHE L’ANEDDOTO SU BUTTAFUOCO

«Ho sbagliato, mi scuso». Anzi no. «Posso sempre andare via». Dopo la nota di Palazzo Chigi che ieri ha svelato l’incontro della premier Giorgia Meloni con il suo ministro della Cultura Alessandro Giuli i retroscena dei giornali non convergono su quanto si sono detti i due.
Secondo il Corriere della Sera, che sostiene che l’iniziativa sia partita da via del Collegio Romano, Giuli è arrivato per scusarsi: «Ho capito di aver sbagliato, di aver provocato un problema al governo e al partito».
Secondo Il Foglio invece Giuli vede spettri come Macbeth e il suo Macduff è Federico Mollicone, responsabile cultura di FdI. E a Meloni avrebbe detto: «Non ce la faccio. Io posso andare via. Io non volevo farlo, me lo avete chiesto voi».
La convocazione di Giuli si è resa necessaria perché via della Scrofa e Palazzo Chigi erano molto irritati con il Mic per la storia della cacciata di Proietti e Merlino. Secondo le chat quella del ministro della Cultura sarebbe stato «un harakiri». Ovvero un gesto degno di Yukio Mishima, intellettuale giapponese che il ministro apprezza. Giuli «chiede e ottiene un incontro» con Meloni, è il racconto del Corriere, che per primo ha parlato della cacciata dei due fedelissimi di FdI dal ministero. Sempre secondo il racconto la presentazione di Giuli cosparso con il capo di cenere è anche un modo per ristabilire i rapporti di forza.
L’aereo perduto
Terminato l’incontro Giuli doveva partire per Bruxelles ma a causa di uo sciopero il suo volo viene cancellato. Intanto Il Foglio dice che Meloni ha detto a Giuli: «Ti abbiamo sempre difeso. Di chi ti fidi?». E che lui intanto prepara anche l’addio del suo capo di gabinetto Valentina Gemignani. Secondo Giuli il capo della segreteria tecnica Merlino era un informatore di Mollicone. E la sua capa di gabinetto lo sabota. Secondo il quotidiano ieri Meloni lo ha cercato per chiedere l’incontro.Il retroscena su Buttafuoco
E intanto, a proposito della lite alla Biennale, si svela un retroscena interessante: Meloni chiese a Buttafuoco di fare il ministro e Buttafuoco rispose: «C’è chi meglio di me lo può fare, Alessandro». Insomma, per un soffio non abbiamo avuto un governo schierato con l’Ucraina con dentro un ministro che vuole invitare i russi alle kermesse. La prova definitiva del fatto che in Italia la situazione è disperata, ma non seria.
(da Open)

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IL GOSSIP SUL MINISTRO CON L’AMANTE: “E LA MOGLIE SA TUTTO”

Maggio 12th, 2026 Riccardo Fucile

DOPO SANGIULIANO E PIANTEDOSI, AVANTI UN ALTRO, ANZI PARE ALTRI DUE… EVVIVA LA FAMIGLIA TRADIZIONALE DECANTATA DAI SOVRANISTI

Un ministro con l’amante. Sarebbe il terzo dopo i casi Sangiuliano e Piantedosi. Ma come nella tradizione del gossip, non si sa chi sia. Anche se ha un profilo ben delineato. A parlarne per prima è stata Concita De Gregorio nella sua rubrica su Repubblica domenica 10 maggio. E oggi il quotidiano Libero riprende tutto con toni indignati ma di fatto dando pubblicità alla vicenda.
Il gossip
L’ex direttrice dell’Unità parla prima della vicenda del dipendente di JP Morgan che accusa la sua capa di averlo drogato e violentato, schavizzandolo. Poi arriva al punto: «Sono settimane che in tutta Roma non si parla d’altro che della prossima bomba», scrive. «Un altro ministro ancora, non Piantedosi e non Sangiuliano, un’altra ragazza, eccetera. Mogli al corrente, naturalmente. Non è mai vero che non sanno, talvolta anzi facilitano». Libero bolla tutto come pissi-pissi dei ristoranti, dei parrucchieri, delle sale che prosperano intorno al potere. Ma poi sulla storia torna anche Paolo Mieli, che ne parla «con divertita enfasi» su Radio24. Lasciando intendere, sempre secondo Libero, che si tratta di una notizia con alte potenzialità di montare.
Il ministro travolto da insolita passione
Il quotidiano aggiunge che indagando i ministri potrebbero essere anche due: «Un’amante tira l’altra, come le ciliegie». E che il protagonista della storia è stato «travolto da solita passione con una collaboratrice di qualche decade più giovane. Tanto più che ci è stato comunicato che non ci sono mogli che si sentono ferite. Chi è curioso, cerchi su internet, tra gli sposati, quali possono essere i sospetti».
Ma poi aggiunge che le sorelle Meloni si sono sottratte a ogni speculazione, in riferimento alla chiusura dei rapporti con Andrea Giambruno e Francesco Lollobrigida. E per Libero si tratta di un esempio «che gli uomini potrebbero imitare, se non per evitare di complicarsi la vita personale, per non creare problemi all’esecutivo».
(da Dagoreport)

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L’ALBANIA NON VUOLE RINNOVARE L’ACCORDO CON MELONI PER IL CPR OLTRE IL 2030

Maggio 12th, 2026 Riccardo Fucile

L’ANNUNCIO DEL MINISTRO HOXHA: TIRANA ENTRERA’ NELL’UE

L’Albania non intende estendere il suo accordo migratorio con l’Italia oltre il 2030. Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri albanese, Ferit Hoxha, in un’intervista ad Euractiv. «Prima di tutto, dura cinque anni e non sono sicuro che ci sarà una proroga. In secondo luogo, non ci sarà alcuna proroga perché saremo membri dell’Unione europea», ha dichiarato il ministro.
L’accordo e l’extraterritorialità
L’accordo quinquennale, che permette all’Italia di utilizzare le due strutture di Gjader e Shengjin come centri di detenzione per migranti che non hanno ottenuto asilo in Italia, è stato ratificato all’inizio del 2024 e avrà bisogno di una proroga per continuare oltre il 2029, proprio pochi mesi prima della scadenza indicata dall’Albania per l’ingresso nell’Unione europea. «Tutti hanno fatto lo stesso calcolo», ha detto Hoxha, riferendosi all’obiettivo dell’Albania di entrare nell’Ue entro il 2030. «Una volta che l’Albania entrerà, quello non sarà più territorio extraterritoriale, ma territorio dell’Unione europea», ha aggiunto.
L’adesione dell’Albania
Hoxha ha respinto le ipotesi secondo cui ciò potrebbe incentivare il governo italiano – che sostiene l’ingresso dell’Albania nell’Ue – a non permettere all’Albania di aderire, pur di mantenere operativi i centri. «L’Italia aveva bisogno di aiuto. Noi abbiamo aiutato. E questo non può essere dimenticato», ha dichiarato
Hoxha. Nei giorni scorsi secondo alcune indiscrezioni il governo Meloni stava lavorando per tornare a mandare nei due centri le persone salvate in mare, come stabiliva la lettera del patto prima delle sentenze dei giudici.
(da agenzie)

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GIAPPONE, NASCONO I CAFFE’ DEL PIANTO: L’IDEA DI UN MANGA DIVENTA REALTA’ PER AIUTARE LE MAMME DI NOTTE

Maggio 12th, 2026 Riccardo Fucile

L’IDEA NASCE DA UN FUMETTO CHE RACCONTA LA SOLITUDINE DELLA GENITORIALITA’, SOPRATTUTTO DELLE MADRI, DURANTE LE ORE NOTTURNE, QUANDO I FIGLI NON DORMONO

La notte, con un bambino che piange ininterrottamente, può sembrare veramente infinita. Lo sanno molto bene le madri, spesso costrette, nei delicati equilibri familiari, a prendersi cura da sole dei loro figli nelle ore notturne. Ore interminabili, dense di desolazione e senso di solitudine, nelle quali è più facile per loro sentirsi abbandonate dalla famiglia, ma anche dalle istituzioni, che normalmente forniscono aiuto solo di giorno. Eppure in Giappone un manga pubblicato nel 2017 sta suggerendo un modo nuovo per venire loro incontro e per farle sentire un po’ meno sole.
I “caffè del pianto” sparsi per il Giappone
Si tratta di caffè – o bar – che osservano un orario particolare: sono aperti infatti dalle 21 fino alle 6 del mattino. A renderli veramente insoliti non sarebbe però tanto l’orario di apertura, quanto altre due caratteristiche: il loro essere spazi del tutto gratuiti e le persone che li popolano. Madri in comodi abiti da casa, in compagnia di figli molto piccoli che faticano a dormire, mentre cercano di rilassarsi. Particolare anche l’equipaggiamento che arricchisce questi luoghi, che di giorno sono normalissimi bar o pasticcerie: guardando al loro interno, si scorgerebbero infatti tappetini per permettere ai neonati di gattonare e dormire, ma anche spazi dedicati all’allattamento e al cambio dei pannolini. Uno dei primi aveva aperto nell’ottobre del 2025 nella cittadina di Memuro, nell’Hokkaido, nel nord del Giappone. Si trattava di una pasticceria specializzata in french toast, posizionata vicino alla stazione ferroviaria e gestita dalla ventottenne Madoka Nozawa.
Oyako no Koya: la casa dei genitori e dei bambini
Madoka Nozawa è una madre. Proprio per questo conosce benissimo i limiti dell’assistenza che viene prestata alle figure femminili nei loro nuclei familiari, e ha deciso di fare qualcosa per loro. Dall’ottobre dello scorso anno, la domenica sera, si erano così cominciate a scorgere luci soffuse provenire dall’interno del suo locale, anche nelle ore notturne. Con una rete di volontarie aveva infatti istituito un luogo, rinominato Oyako no Koya, che in giapponese significa “La casa dei genitori e dei bambini”, all’interno della sua pasticceria. «Voglio che questo sia un luogo di
rifugio dove le persone possano sentirsi meno sole nelle loro difficoltà» ha dichiarato, memore dei primi anni di vita della figlia primogenita trascorsi a prendersi cura di lei mentre il marito dormiva, dovendo andare al lavoro il giorno dopo.
L’idea originale all’interno del manga Yonakigoya
L’idea sarebbe nata da un manga che risale al 2017, frutto del lavoro di un’autrice, fumettista e madre giapponese dal nome Kanemoto. Si trattava originariamente di una piccola pubblicazione di tre pagine, dal titolo La capanna del pianto notturno, che raffigurava un luogo immaginario, ma sicuramente molto ambito, se fosse esistito veramente: una capanna, all’interno della quale i genitori si potevano ritrovare e combattere insieme la solitudine e le difficoltà causate dall’insonnia dei figli. Solo quattro anni dopo, alla luce del successo del primo episodio, aveva deciso di far uscire una seconda parte della storia, dal titolo Yonakigoya, poi trasformata in una serie manga, auto-prodotta dalla stessa autrice. Le vignette raccontano storie molto familiari alle mamme – ma anche ai padri, più in generale – che li ritraggono aggirarsi scoraggiati per le strade buie, armati di fascia per neonati e pettorine, fino a trovare conforto in genitori nella loro stessa condizione.
Le reazioni dei lettori
L’autrice ha dichiarato stupita: «Pensavo che sarebbe stato difficile realizzare questo progetto. È molto incoraggiante sapere che ci sono persone che si stanno impegnando attivamente». Eppure l’accoglienza sui social e i numeri delle letture su Kindle Unlimited (circa 90.000 utenti) del suo fumetto avevano da subito dimostrato il forte interesse dei lettori al tema. Sono stati infatti in moltissimi a commentarlo positivamente, sottolineando come rappresentasse in modo molto fedele le difficoltà vissute dalle madri. Esperti del settore, come Kaori Ichikawa, professoressa presso l’Università di Scienze dell’Informazione di Tokyo e specializzata in assistenza post-parto, hanno però anche commentato come, al di là della nobiltà dell’iniziativa, la responsabilità di una risoluzione del problema non possa essere rimessa alle sole iniziative di privati che lavorino a titolo gratuito: «Il supporto governativo è spesso limitato di notte, nei fine settimana e nei giorni festivi, quindi il settore pubblico e quello privato devono collaborare per creare luoghi come i caffè del pianto notturni, dove le persone possano chiedere aiuto ogni volta che ne hanno bisogno».
Non solo bar notturni
Nel corso dei mesi, iniziative simili sono nate anche altrove. Nella prefettura di Tokushima, sono stati istituiti due caffè dove gli operatori si prendono cura temporaneamente dei bambini durante sessioni mensili, permettendo così alle madri di riposarsi. A Niigata, capoluogo dell’omonima prefettura, un gruppo di donne gestisce un caffè simile, anche se solamente per una volta alla settimana, dallo scorso luglio. La maggiore sfida di questi progetti continua comunque a essere quella economica: si basano infatti su donazioni di privati ​​e aziende, nonché su personale volontario, mentre i costi finanziari e le esigenze operative notturne sono considerevoli.
(da agenzie)

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“NICOLE MINETTI NON HA MAI CAMBIATO VITA”. PARLA AL “FATTO” LA MASSAGGIATRICE GRACIELA MABEL DE LOS SANTOS TORRES, CHE HA LAVORATO NEL RANCH DI GIUSEPPE CIPRIANI IN URUGUAY: “SONO LA TESTIMONE DEI FESTINI CON LE ESCORT NELLA TENUTA. MINETTI HA CONTINUATO A FARE QUELLO PER CUI ERA STATA CONDANNATA IN ITALIA, IL FAVOREGGIAMENTO DELLA PROSTITUZIONE. ERA LEI A SCEGLIERE LE RAGAZZE: ‘ESTA CHICA ME GUSTA, ESTA NO’”

Maggio 11th, 2026 Riccardo Fucile

LA 46ENNE DICE DI AVERE VISTO PASSARE AL “GIN TONIC” IMPRENDITORI, POLITICI E RAGAZZE ARRIVATE DA BRASILE, ARGENTINA, ITALIA: “C’ERANO ALCOOL, DROGA E SESSO. IO VENIVO MANDATA A SISTEMARE O PULIRE DOPO. MI DICEVANO SEMPRE: ‘NON GUARDARE’. GIUSEPPE CIPRIANI MI CHIESE MASSAGGI EROTICI. QUANDO MI RIFIUTAI INIZIARONO I PROBLEMI. E NICOLE MINETTI ERA LÌ, INDIFFERENTE” – È PRONTA A CONFERMARE TUTTO AI MAGISTRATI DI MILANO, SE DECIDESSERO DI CONVOCARLA

“Sono io la testimone dei festini con le escort a Punta del Este”. E no, “Nicole Minetti non ha mai cambiato vita, ha continuato a fare quello per cui era stata condannata in Italia, il favoreggiamento della prostituzione”. Graciela Mabel De Los Santos Torres ha lavorato nella tenuta di Giuseppe Cipriani a Punta del Este per quasi vent’anni.
Massaggiatrice uruguaiana, 46 anni, racconta di avere visto passare nella finca “Gin Tonic” modelle, imprenditori, politici e ragazze arrivate da Brasile, Argentina, Italia e Uruguay.
Graciela aveva già parlato con Il Fatto Quotidiano, ma ora ha deciso di farlo uscendo allo scoperto, con nome e cognome, assumendo su di sé tutto il peso delle parole che confermerà ai magistrati di Milano, qualora decidessero di convocarla per una deposizione nell’ambito degli ulteriori accertamenti in corso richiesti dal Quirinale sui requisiti per la grazia concessa a Nicole Minetti.
“Mi sono decisa dopo il suo articolo di venerdì scorso, quello sull’accusa di molestie sessuali rivolta a Cipriani negli Stati Uniti da una sua dipendente che per questo fu subito licenziata, e si chiuse con accordi transattivi riservati. Mi sono riconosciuta perché è successo anche a me.
Il Fatto ha visionato chat, screenshot, fotografie, audio, mappe della tenuta e documenti forniti dalla donna. In diversi punti il suo racconto coincide con quanto riferito da altre fonti ascoltate dal giornale sul ruolo e sulla vita mai cambiata dell’ex igienista dentale di Silvio Berlusconi e sull’ambiente che gravitava attorno alla finca uruguaiana di Cipriani. Quella che segue è la sua testimonianza.
Lei da quanto tempo conosce Giuseppe Cipriani?
“Sono rientrata in Uruguay da New York nel 2003, quando avevo 23 anni. In quel periodo ho iniziato a lavorare per lui, ancora prima dell’apertura ufficiale del primo hotel a Punta del Este. Facevo massaggi anche a casa sua. All’inizio era un ambiente diverso: feste, modelle, gente ricca. Poi, col tempo, tutto è diventato altro. Non era più solo jet set internazionale”.
Che cosa è diventato?
“Un sistema. Un posto dove arrivavano continuamente ragazze da Brasile, Argentina, Italia per ricchi imprenditori, politici e ospiti importanti. Alcune con voli privati. C’era una rotazione continua. Le uruguaiane e le argentine, poi le brasiliane considerate ‘top model’, poi le italiane. Tutto molto organizzato”.
E come funzionava questo sistema?
“Prima c’erano le presentazioni, gli imprenditori, il jet set argentino, brasiliano ed europeo. Poi restavano gli ‘amici di casa’. E lì iniziavano alcool, droga e sesso. Io spesso venivo mandata a sistemare o pulire dopo. Mi dicevano sempre: ‘Non guardare’”.
E chi frequentava quell’ambiente?
“In quegli anni ho conosciuto imprenditori molto importanti e politici, sia uruguaiani che italiani. Ricordo anche cene con figure ai massimi livelli istituzionali uruguaiani. Per noi dipendenti era chiaro che quello fosse un ambiente protetto e intoccabile”.
Chi organizzava questi arrivi?
“C’erano intermediari argentini e brasiliani che chiamavano direttamente chiedendo tre, quattro, cinque ragazze. Alcune venivano mandate in giro per il mondo: Dubai, New York, Europa”.
Come era possibile tutto questo?
“In Uruguay l’immigrazione è molto corrotta. C’è chi con pochi soldi riesce ad avere timbri falsi su un passaporto, a modificare date di ingresso e uscita dal Paese e anche a non farle risultare proprio. Ed è lo stesso sistema che permetteva di chiudere gli occhi sui voli privati e sull’arrivo continuo e senza controllo delle ragazze”.
Lei parla anche di favori alle funzionarie dell’immigrazione
“Sì. C’era chi si occupava di fare regali alle funzionarie dell’immigrazione, le ‘cuponeras’: erano abbonamenti da dieci massaggi gratuiti. Quelle stesse funzionarie venivano poi da me, a casa mia, a fare i massaggi. Era tutto considerato normale”.
Era il suo lavoro, giusto?
“Sì. Facevo massaggi nella spa al piano terra della casa principale della tenuta, affacciata sul giardino ed esattamente sotto la finestra della camera da letto privata di Giuseppe Cipriani. È in questa area che è allestito anche il salone da parrucchiere in cui le ragazze venivano preparate prima delle cene. Per questo conosco bene il posto. Vi ho mandato mappe e screenshot con le frecce per spiegare esattamente dove succedevano le cose”.
Lei sostiene di avere subito molestie?
“Sì. Giuseppe pretendeva massaggi sempre più intimi. A un certo punto mi chiese apertamente massaggi erotici. Quando mi rifiutai iniziarono i problemi. E Nicole Minetti era lì, presente e indifferente”.
Che cosa accadde?
“Una sera Nicole mi accompagnò nella camera di Giuseppe per fargli un massaggio. Lei entrò in bagno a fare la doccia e lui, appena rimasti soli, iniziò a chiedermi cose che io non avrei mai fatto: voleva sesso orale e che andassi a letto con lui. Mi rifiutai e da quel momento cambiarono atteggiamento nei miei confronti. Fu lì che iniziarono i problemi”.
Che tipo di problemi?
“Semplicemente smisero di chiamarmi. Da un giorno all’altro mi sostituirono con un’altra massaggiatrice disposta a fare quello che io non volevo fare”.
Chi può confermare che sia successo?
“Io mandai messaggi di protesta. Li mandai alla factotum e braccio destro di Cipriani, scrissi chiaramente: ‘Io non faccio quel tipo di massaggio e Giuseppe mi ha chiesto molte volte di fargli un massaggio erotico ’.
Mi sfogai anche con una domestica che sapeva tutto quello che succedeva dentro la finca. Le scrissi: ‘Tra noi, secondo me è perché non ho accettato i tipi di massaggi che lui vuole. Hanno chiamato Cristina’”.
E lei che cosa fece?
“Andai da un avvocato, volevo denunciare. Fu lui a placare la mia rabbia. Mi spiegò che sarebbe stata una battaglia lunga anni, contro persone molto potenti, con altri avvocati da pagare e nessuna certezza di vincere. Mi disse che sarebbe stata la mia parola contro la loro”.
Come finì?
“L’unica cosa che potevo contestare facilmente erano stipendi e contributi non pagati, perché formalmente risultavo assunta come collaboratrice domestica, mentre lavoravo come massaggiatrice professionale della spa. Alla fine mi offrirono poche migliaia di dollari con un accordo di riservatezza.
Accettai quei soldi perché volevo solo andarmene il prima possibile da quell’ambiente tossico. Non fui coraggiosa. E rimasi in casa per un anno per paura di ritorsioni”.
Lei ha conservato altri documenti?
“Sì. Le chat, la busta paga, i messaggi. Ho imparato a conservare tutto nella vita. In passato ho avuto problemi di violenza domestica con il mio ex marito, anche se oggi ci parliamo ancora. So quanto sia importante tenere prove e documenti, perché quando una donna parla la prima cosa che fanno è cercare di screditarla. Io però non bevo, non mi drogo, cerco di vivere con equilibrio”.
Che ruolo aveva Nicole Minetti dentro questo ambiente?
“Nicole non era una presenza occasionale. Viveva lì per lunghi periodi. Tutti la conoscevano. Era lei a scegliere le ragazze: “esta chica me gusta, esta no”. Pensava al loro aspetto, dall’abbigliamento da indossare al parrucchiere. Loro la chiamavano ‘la deputata’, oppure ‘la Madama’. Tutti la temevano. Era molto fredda, calcolatrice. Quando arrivava lei cambiava il clima anche tra le ragazze era di paura”.
Lei sostiene che Minetti non abbia cambiato vita
“No. È questo che mi ha colpita della grazia. Io l’ho vista con i miei occhi vivere dentro quel mondo fino a marzo 2025, quando mi hanno licenziata. Nicole già prima faceva dei viaggi con l’Italia, ma per stabilire se avesse cambiato vita bisognava cercare dove aveva vissuto negli ultimi 15 anni. E non certo in Italia dove andava per viaggio e si è trasferita da poco”.
Lei ha conosciuto il figlio di Minetti e Cipriani?
“Sì. È un bambino bellissimo. Giocava sempre con il suo grande cane nero, Rio. Ho persino un video in cui giocano insieme a pallone. La persona che lo seguiva davvero era Fátima, la tata uruguaiana. Viveva praticamente ventiquattr’ore su ventiquattro con lui. Nicole spesso era altrove per lavoro”.
Lei era preoccupata per la salute del bambino?
“Io posso parlare solo di quello che ho visto negli anni in cui il bambino viveva lì. Dopo l’operazione negli Stati Uniti stava benissimo, e questa è una grande gioia. Quello che vedevo era un bambino che giocava, correva e viveva serenamente”.
Lei ha parlato anche di ragazze troppo giovani.
“Una ragazza mi raccontò piangendo di essere arrivata lì quando aveva solo quindici anni, portata dalla madre. Mi parlò di droga, depressione, anni molto difficili”.
Ha ancora contatti con alcune di loro?
“Sì. Ho ancora chat e screenshot. Una modella brasiliana mi scriveva messaggi molto affettuosi ringraziandomi perché cercavo di prendermi cura di lei. Io vedevo quelle ragazze come figlie”.
C’è anche Giovanna, ‘Gio’?
“Sì. Anche lei, brasiliana, oggi per fortuna è lontana da quell’ambiente. Ha passato un periodo molto buio ed è felice di essersi allontanata dalla finca
Perché nessuna parla?
“Per paura. Tutte dipendono economicamente da quel mondo. Nessuna si metterà contro Cipriani. Ha amicizie molto potenti e in Uruguay è riuscito a ottenere cose che nessun altro avrebbe ottenuto in così poco tempo: dalla legge che autorizza il casinò alla demolizione e ricostruzione del resort San Rafael”.
Lei stessa ha avuto paura?
“Moltissima. Dopo l’uscita degli articoli e dei video vidi auto ferme sotto casa mia e ricevetti telefonate. Rimasi chiusa nel mio appartamento. Qui è un posto piccolo. Quando tocchi persone così potenti hai paura anche della tua ombra. E la vita qui non vale nulla”.
Perché esce ora allo scoperto?
“Mi aveva sconvolta leggere che Nicole Minetti negli ultimi anni avrebbe ‘cambiato vita’. Non è vero. Nicole è rimasta dentro questo mondo fino a poco tempo fa. Poi ho letto il vostro articolo sulle molestie sessuali a New York, avvenute nello stesso periodo, mi sono riconosciuta in quella storia e ho deciso di parlare con nome e cognome, sperando che lo facciano anche altre. Anch’io mi sono ritrovata a scegliere tra affrontare persone molto potenti o sparire in silenzio”.
Confermerebbe tutto davanti ai magistrati?
“Sì. Ma con protezione. Io non sono una giornalista o un’investigatrice. Sono solo una donna come tante, che ha lavorato lì per vent’anni e che a un certo punto non è più riuscita a sopportate quello che vedeva e a tacere. Non so adesso cosa succederà di me, è chiaro che ho paura. Ma penso che se parlo io per prima, altre donne troveranno il coraggio di farlo. E tutto questo finirà”.

(da Il Fatto Quotidiano)

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A PUTIN È BASTATO PERDERE IL CAVALLO DI TROIA IN UE, VIKTOR ORBAN, PER VEDER CROLLARE LE SUE CERTEZZE: L’UCRAINA È NEL MOMENTO MIGLIORE DA QUATTRO ANNI A QUESTA PARTE ED È IN GRADO DI COLPIRE LA RUSSIA QUANDO E COME VUOLE

Maggio 11th, 2026 Riccardo Fucile

LA PARATA DIMESSA DEL 9 MAGGIO È LA PROVA CHE “MAD VLAD” VIVE A CHIAPPE STRETTE: CON LO SBLOCCO DEI 90 MILIARDI EUROPEI A KIEV (CHE ORBAN BLOCCAVA) E LA FORMIDABILE INDUSTRIA MILITARE UCRAINA, ORA È LA RUSSIA A ESSERE IN GROSSA DIFFICOLTÀ

Putin ha perso il suo cavallo di Troia in Europa e il suo castello è venuto giù in un attimo. La sconfitta di Viktor Orban alle elezioni ungheresi, un mese fa, è un colpo fatale per lo zar del Cremlino. La crepa della vittoria di Peter Magyar (non certo un moderato, ma intenzionato a rimettere Budapest nel binario dell’Ue, se non altro per tornare a incassare i miliardari fondi di Bruxelles) si è trasformata in una voragine.
L’Ucraina, dopo anni passati a sorbirsi la retorica dei putiniani de noantri sull’inevitabilità di una resa, ha ora il coltello dalla parte del manico: i formidabili droni low cost riescono a penetrare in profondità il territorio russo, e lo sblocco dei 90 miliardi di prestito, finora ostacolato da Orban, permetterà a Kiev di proseguire lo sforzo bellico senza preoccuparsi delle casse.
Gli aiuti americani ormai non arrivano da un anno e mezzo, eppure le truppe di Zelensky resistono e rispondono a uno degli eserciti più grandi del mondo.
Come riassume David Carretta sul “Foglio”, “Kyiv è riuscita a sviluppare un’industria della difesa in grado di produrre quasi tutto ciò di cui ha bisogno per mantenere la linea del fronte.
I 90 miliardi di euro del prestito dell’Ue metteranno al sicuro il bilancio pubblico e la produzione di armi. Putin ha perso Viktor Orbán, il suo cavallo di Troia nell’Ue, il che potrebbe significare più sanzioni europee contro la Russia e più passi avanti dell’Ucraina verso l’adesione”.
La debolezza di Putin è apparsa evidente al mondo sabato 9 maggio. La data del “giorno della vittoria”, solitamente celebrato mettendo in mostra missili, carri armati e meraviglie dell’arsenale, quest’anno si è tenuta in tono dimesso, è stata “la più sottodimensionata della storia”, come scrive Anna Zafesova sulla “Stampa”. Per fare numero, sono stati chiamati nientemeno che i soldati della Corea del Nord, che Kim Jong-Un manda a morire per mostrare la sua fedeltà all’ex agente del Kgb.Putin era talmente terrorizzato da un’eventuale attacco ucraino che ha chiesto a Trump di dichiarare un cessate il fuoco, ed è stato “trollato” in diretta da Zelensky, che ha siglato un decreto per “ordinare di non compiere attacchi sulla Piazza Rossa”.
Un modo per dire che, se avessero voluto, gli ucraini avrebbero potuto colpire nel cuore del regime putiniano (la Russia ha schierato il grosso delle sue difese aeree nelle zone occupate del Donbass, lasciando sguarnita la Capitale, ormai sotto tiro dei droni di Kiev).
Anche le parole di Putin hanno un significato chiaro, come racconta ancora Zafesova: “Il ‘signor Zelensky’ invece del ‘capo di una cricca di neonazisti’. Conoscendo l’abitudine quasi superstiziosa di Vladimir Putin di non chiamare mai i suoi nemici più odiati con il loro nome, la sua decisione di menzionarlo potrebbe essere il segno di un mutamento degli umori di Mosca, quasi più della promessa di una guerra che ‘sta andando verso la conclusione’.
È vero che il dittatore russo fondamentalmente non ha detto nulla di nuovo – vuole che l’Ucraina si ritiri da tutto il Donbas, ma il modo in cui l’ha detto, e la necessità che ha sentito di dirlo potrebbe essere un messaggio”.
La proposta di nominare un negoziatore, nella persona di Gehrard Schroeder, praticamente un suo dipendente, si può invece catalogare nella categoria “trumpate alla vodka”.
Come Trump ha nominato suo genero, Jared Kushner, e il suo amico Steve Witkoff, come “mediatori” per le crisi in giro per il mondo (che sfruttano per chiudere affari miliardari), Putin fa il nome dell’ex cancelliere tedesco, lobbista per il colosso dell’energia Gazprom, sapendo di non poter essere preso sul serio
Una sola persona potrebbe sbrogliare la matassa: Donald Trump. Il Nerone della Casa Bianca, però, non ha alcun interesse al dossier ucraino: impelagato nella suicida guerra all’Iran, la sua tesi è che il destino di Zelensky sia un affare soltanto europeo: il suo messaggio agli alleati dell’Ue è, in soldoni, “vedetevela voi, a me di Kiev non me ne frega un dazio”.
Quel che non dice Trump è che gli europei si occupano dell’Ucraina almeno da gennaio 2024, quando è iniziato il suo secondo mandato. Gli Usa hanno tagliato gli aiuti militari e restano in campo con la preziosa intelligence, che potrebbe però essere sostituita quasi completamente dagli ottimi servizi britannici.
A livello economico, sono gli Stati dell’Ue a sostenere Kiev, che ormai rappresenta la punta di lancia della NATO. Finanziare Zelensky, è stato un ottimo investimento: l’industria militare ucraina è in grado di competere in tutto il mondo, come dimostra l’interesse degli stati del Golfo per i droni prodotti nelle fabbriche del Paese ex sovietico: gli ucraini sanno come abbattere gli Shahed iraniani, perché lo fanno da quattro anni, mentre emiratini e qatarioti sprecano missili patriot da milioni di dollari ciascuno.
L’esercito di Kiev è addestrato, combattivo, agile: tutto quello che non sono quelli europei, che però possono sfruttare quell’esperienza per riformarsi e prepararsi alla guerra del futuro.
Poi c’è la questione interna: Putin è alle prese con un’economia che sopravvive soltanto grazie alla guerra, e per la prima volta nella sua carriera, vede il suo potere sfaldarsi. Conclude Zafesova: “Le tensioni interne si moltiplicano.
Tre elementi corroborano questa lettura: l’assassinio del numero due dei servizi segreti militari in febbraio, lo scontento interno alle élite per la situazione economica sempre più grave e per il lockdown digitale imposto dal leader russo; e la riduzione al minimo delle apparizioni pubbliche di Putin.
Secondo diversi rapporti interni che circolano tra le capitali dell’Ue, la popolarità di Putin è in netto calo e il leader russo vive in un clima di inquietudine crescente
(da Dagoreport)

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“DOVREMMO CREMARE I NIGERIANI PER RIEMPIRE LE BUCHE DELLE NOSTRE STRADE”: LA “PROPOSTA” POLITICA CR9IMINALE DI GLENN GIBBINS, CANDIDATO DI REFORM UK, PARTITO DI NIGEL FARAGE, NELLA CIRCOSCRIZIONE DI SUNDERLAND

Maggio 11th, 2026 Riccardo Fucile

IL COLMO E’ CHE GIBBINS, ALLE ELEZIONI AMMINISTRATIVE DI GIOVEDÌ SCORSO, E’ STATO ELETTO CONSIGLIERE COMUNALE – I POST PUBBLICATI SUI SOCIAL DALLO SVALVOLONE: CHE HA DEFINITO DUE CONDUTTRICI TV (MEL E SUE) “LESBICHE, GRASSE, RIPUGNANTI E PIÙ TRISTI DI SEMPRE”… E’ LA DIMOSTRAZIONE CHE LA FOGNA VA SPURGATA SENZA PIETA’ PRIMA CHE TRABOCCHI IN STRADA

“Non riesco a credere a quanti nigeriani ci siano in città… dovrebbero cremarli tutti e usarli per riempire le buche delle nostre strade!”. A scrivere così online nel marzo 2024 è stato Glenn Gibbins, un candidato di Reform Uk – il partito di Nigel Farage – nella circoscrizione di Sunderland, nel nord inglese. Ebbene, giovedì scorso, alle elezioni amministrative in Inghilterra stravinte proprio da Farage, Gibbins ha ottenuto il seggio da consigliere comunale. Nonostante tutto.
Non solo. Gibbins, eletto nel collegio di Hylton Castle, è travolto di critiche anche perché sono spuntati altri post, pubblicati online dal nuovo consigliere comunale, e poi cancellati come quello sui nigeriani. Vedi i migranti arrivati via mare definiti “un esercito di musulmani che col tempo si rivolterà contro di noi” e “la nostra tolleranza è la più grande arma dei musulmani”.
Ma ci sono anche insulti misogini e omofobi, come le presentatrici televisive Mel e Sue marchiate come “le conduttrici lesbiche più grasse, ripugnanti e tristi di sempre”, mentre, durante la partita di rugby Irlanda-Giappone del 2021, avrebbe scritto così di una commentatrice donna: “Vorrei che si limitassero a cucinare, cucire e occuparsi della casa”.
Ma tutto questo non sembra un grosso problema per il partito di Nigel Farage. Il vicepresidente di Reform UK, Richard Tice, ha detto stamani alla Bbc: “Questo weekend stiamo festeggiando il nostro incredibile successo alle elezioni. Ma come ogni partito, abbiamo procedure interne per valutare i casi in cui qualcuno abbia detto o fatto qualcosa di sbagliato.
Condanno tutto ciò che è sbagliato e inappropriato. Ma gli elettori hanno già sentito simili campagne diffamatorie e l’atteggiamento sprezzante contro di noi, e come risposta, ciononostante, hanno votato in massa per noi”. Tuttavia, nel pomeriggio Reform UK ha successivamente deciso di sospendere Gibbins dal partito, in attesa delle indagini interne.
(da Dagoreport)

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IL PIÙ GRANDE OSTACOLO ALLA PACE IN MEDIO ORIENTE È BENJAMIN NETANYAHU. TRUMP ERA PRONTO A CHIUDERE L’ACCORDO CON L’IRAN, AVEVA DATO IL SUO VIA LIBERA ALL’INVIATO STEVE WITKOFF PER METTERE UNA PAROLA FINE AL NEGOZIATO CON IL REGIME DI TEHERAN. A QUEL PUNTO, S’È MESSO DI TRAVERSO IL SOLITO “BIBI”: “LA GUERRA NON È FINITA, C’È ANCORA L’URANIO DA PORTARE VIA”

Maggio 11th, 2026 Riccardo Fucile

IL TYCOON E IL SUO ALLEATO ISRAELIANO HANNO UN “PROBLEMA” ELETTORALE: A OTTOBRE SI VOTA IN ISRAELE E A NOVEMBRE NEGLI USA PER LE MIDTERM. MA GLI OBIETTIVI SONO OPPOSTI: NETANYAHU PER VINCERE HA BISOGNO DELLA GUERRA PERMANENTE, TRUMP DELLA PACE A TUTTI I COSTI

Il più grande ostacolo alla pace in Iran non è il regime degli ayatollah o ciò che ne rimane, ma Benjamin Netanyahu.
Ieri, dopo che Trump aveva aperto all’accordo, e aveva dato il suo via libera all’inviato Steve Witkoff per chiudere il negoziato con il regime di Teheran, s’è messo di traverso il solito “Bibi”: “La guerra non è finita, c’è ancora l’uranio da portare via”.Sia il tycoon che il suo alleato israeliano hanno un “problema” elettorale: a ottobre si vota in Israele e Netanyahu non può arrivare al voto senza aver ottenuto lo scalpo nucleare del suo nemico storico. I cittadini israeliani sostengono la guerra in Iran ancor più di quella a Gaza (considerano Teheran un nemico esistenziale). Trump, invece, ha bisogno di arrivare a novembre con la guerra finita. Come, non gli importa: dichiarerà vittoria nonostante tutto. Esticazzi dell’uranio…
Le scorte di uranio arricchito in possesso dell’Iran devono essere “rimosse” prima della conclusione della guerra di Usa e Israele contro Teheran. Lo ha detto il premier israeliano Benyamin Netanyahu in un’intervista alla Cbs.
La guerra “non è finita, perché c’è ancora materiale nucleare, l’uranio arricchito, che deve essere portato fuori dall’Iran. Ci sono ancora siti di arricchimento che devono essere smantellati”, ha aggiunto Netanyahu in un estratto di intervista del programma ’60 Minutes’. “Si interviene e lo si porta via”, ha rincarato il leader israeliano, rispondendo alla domanda su come l’uranio potesse essere rimosso.
“Credo che la guerra abbia ottenuto risultati significativi”, ha detto Netanyahu, aggiungendo che oltre al nucleare, “ci sono ancora le forze per procura sostenute dall’Iran e i loro missili balistici che intendono ancora produrre. Certo, ne abbiamo neutralizzata gran parte, ma c’è ancora del lavoro da fare”.
Alla domanda su come portarlo via, se con un’azione militare, il premier ha replicato che “”il presidente Trump mi ha detto: ‘Voglio intervenire lì’, e io credo che, dal punto di vista pratico, sia fattibile. Non è quello il problema. Se si raggiunge un accordo sul punto, si interviene e si porta a termine l’operazione, perché no? È il modo migliore”.
Su un’azione di forza, senza accordo, “ne parlerò con gli Usa, perché non ho intenzione di parlare delle nostre capacità o dei nostri piani militari; sto semplicemente cercando di stabilire quanto tempo ci vorrà per raggiungere tale obiettivo. Non fornirò una tempistica precisa, ma dirò che si tratta di una missione di importanza assolutamente cruciale”, ha concluso Netanyahu.
(da agenzie)

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“PIANTEDOSI? È PARTITO BENE, POI SI È UN PO’ PERSO PER STRADA” (È STATO FULMINATO DAGLI OCCHIONI DI CLAUDIA CONTE) . L’EX CAPO DELLA POLIZIA FRANCO GABRIELLI A “UN GIORNO DA PECORA”: “IO FEDERATORE DEL CENTRO SINISTRA? NESSUNO ME LO HA CHIESTO, NON È UN RUOLO CHE MI PIACEREBBE RICOPRIRE. LE PRIMARIE SARANNO UN BAGNO DI SANGUE. CHI VOTEREI TRA CONTE E SCHLEIN? VEDIAMO CHI CI SARÀ” (E’ UN ALTRO CHE VOTEREBBE SILVIA SALIS)

Maggio 11th, 2026 Riccardo Fucile

“IO MINISTRO DELL’INTERNO? SU QUELLO SI POTREBBE RAGIONARE” … QUANDO GABRIELLI E’ STATO FERMATO DA UNA PATTUGLIA DI POLIZIA: “NON MI AVEVANO RICONOSCIUTO, HO MOSTRATO I DOCUMENTI E BASTA. POI HANNO REALIZZATO…”

Io nel ruolo di federatore del c.sinistra? “Non è un ruolo che mi piacerebbe ricoprire e nessuno me lo ha chiesto. Ognuno deve fare quello che sente di poter
fare”. Lo dice a Rai Radio1, ospite di Un Giorno da Pecora, l’ex capo della Polizia Franco Gabrielli, intervistato da Giorgio Lauro e Nancy Brilli. Fare il ministro dell’Interno, invece, è un ruolo che potrebbe piacerle? “Quello è un discorso su cui si potrebbe ragionare”, ha risposto l’ex sottosegretario a Rai Radio1.
“E’ assolutamente escluso che io partecipi alle primarie, non sono interessato né ad una leadership né a fare le primarie. Chi voterei tra Conte e Schlein? Vediamo chi ci sarà. Credo che le primarie siano un bagno di sangue dove alla fine i concorrenti dovranno necessariamente estremizzare le loro posizioni per conseguire il consenso. Vorrò vedere il giorno dopo queste dichiarazioni ecumeniche se tutto questo sarà possibile”. Lo dice a Rai Radio1, ospite di Un Giorno da Pecora, l’ex capo della Polizia Franco Gabrielli, intervistato da Giorgio Lauro e Nancy Brilli.
Il ministro Piantedosi? “E’ partito bene poi si è un po’ perso per strada. Il voto che gli darei? I conti si fanno alla fine…” Lo dice a Rai Radio1, ospite di Un Giorno da Pecora, l’ex capo della Polizia Franco Gabrielli, intervistato da Giorgio Lauro e Nancy Brilli.
L’ex capo della Polizia, sottosegretario, capo del Sisde e Prefetto di Roma Franco Gabrielli si è raccontato oggi a Un Giorno da Pecora, su Rai Radio1, dove, tra un ragionamento sulla politica e sull’attualità, ha raccontato anche aspetti di sé meno conosciuti.
Ad esempio – hanno chiesto i conduttori Giorgio Lauro e Nancy Brilli -, ci dica: tra tutti i ruoli che ricoperti, a quale è più legato? “A quello di Capo della Polizia”. E come mai? “Dovete sapere a 12 anni già sognavo di diventarne funzionario”.
Già da quell’età? E come mai? “Forse perché all’epoca – ha spiegato Gabrielli a Radio1 – mi appassionai ad un telefilm che si chiamava ‘Qui Squadra Mobile’, che raccontava quel mondo”. Quando ricopriva quel ruolo, è mai stato ‘fermato’ proprio dalla Polizia? “Certo. A volte anche non riconoscendomi”.
E cosa ha fatto in quei casi? “Semplicemente ho mostrato i documenti e basta”. Le è successo anche recentemente? “Si’, alla stazione di Milano, ero seduto, una pattuglia mi ha fermato. E mi hanno chiesto i documenti. Poi hanno realizzato…”
(da Da “Un Giorno da Pecora” – Rai Radio1)

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