REDDITO CITTADINANZA, PARTONO I RICORSI DEI LEGALI DEI CITTADINI STRANIERI PER FAR DICHIARARE INCOSTITUZIONALE LA PARTE CHE LI DISCRIMINA
LA PROPAGANDA XENOFOBA SBATTERA’ IL MUSO CONTRO LE LEGGI VIGENTI CHE VIETANO NORME PENALIZZANTI VERSO GLI STRANIERI
Oggi sono partite le domande per richiedere il Reddito di cittadinanza, cavallo di battaglia del Movimento 5 Stelle, e anche i ricorsi contro la misura pentastellata.
L’avvocato Alberto Guariso dell’Associazione studi giuridici sull’immigrazione (Asgi) ha infatti annunciato che in un paio di mesi saranno depositati i primi ricorsi.
L’obiettivo è sollevare l’eccezione di incostituzionalità della legge sul Reddito di cittadinanza, che nella sua forma attuale penalizza gli stranieri che si trovano in Italia da lungo tempo.
Come si legge nel comunicato pubblicato da Asgi sul sito ufficiale dell’Associazione, “nel testo trasmesso dal Senato è contenuto l’emendamento Lodi, cioè quello che prevede l’obbligo per i cittadini di paesi extra Ue di produrre documentazione del paese di origine tradotta e legalizzata dall’autorità consolare italiana nel predetto paese, che attesti la composizione del nucleo familiare e la situazione reddituale e patrimoniale nel paese di origine. Dopo l’introduzione del requisito dei 10 anni di residenza e della limitazione ai soli stranieri titolari di permesso di lungo periodo si tratta di una ulteriore misura volta a ridurre a livelli minimi l’accesso degli stranieri al reddito di cittadinanza”.
La richiesta di Asgi è che si intervenga immediatamente perchè l’emendamento Lodi sia soppresso “e si torni, su questo punto, alla versione originaria del decreto legge che non prevedeva oneri documentali differenziati per italiani e stranieri”.
L’Associazione inoltre “invita le organizzazioni sindacali e i Caf che ad esse fanno riferimento, qualora l’emendamento dovesse trovare conferma, a ricevere le domande degli stranieri e a trasmetterle all’Inps indipendentemente dalla presenza di documentazione aggiuntiva rispetto all’Isee, lasciando all’Inps l’onere di una scelta discriminatoria che vedrebbe inevitabilmente il moltiplicarsi delle azioni giudiziarie contro questa palese ingiustizia”.
(da agenzie)
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