RIGOPIANO DIVENTA UN PALCO ELETTORALE
BECERA PROPAGANDA: DI MAIO SFILA CON LA CANDIDATA MARCOZZI, SALVINI PROMETTE 10 MILIONI DI UN DECRETO NON ANCORA APPROVATO… L’ARCIVESCOVO SE NE STA ALLA LARGA A CAUSA “DELLA MESSA INIZIATA IL RITARDO”
Uno schiera la candidata. L’altro mette sul piatto i dieci milioni per le famiglie delle vittime.
Luigi Di Maio e Matteo Salvini, in passerella a Rigopiano a due anni dalla tragedia in cui persero la vita 29 persone, si mescolano ai familiari.
Così, in un evento fatto di lacrime e di dolore, i due leader, quello di M5s e quello della Lega, inseriscono – con una tecnica muscolare incongrua per questa occasione – l’ingrediente propagandistico. Mentre l’arcivescovo di Pescara se ne sta alla larga da tutto questo.
Il 10 febbraio qui in Abruzzo si vota per le elezioni regionali e guarda caso al fianco di Di Maio per tutto il tempo della fiaccolata, dall’hotel alla chiesa, cammina l’aspirante presidente grillina, Sara Marcozzi. Unica candidata presente.
L’entourage del centrodestra ha optato per l’assenza dell’altro concorrente, Marco Marsilio, anche se a monopolizzare la scena ci pensa il vicepremier leghista.
Mentre Giovanni Legnini, candidato del centrosinistra, ha preferito non esserci, ha scelto di non partecipare a questa gara politica sul palcoscenico della solidarietà , prendendo l’impegno di recarsi a Rigopiano solo dopo il voto.
In modo da non prestarsi a passerelle e a letture strumentali. Quindi ha chiesto a tutti i suoi candidati delle liste di rispettare una specie di silenzio elettorale in questa giornata di ricordo.
Flash e telecamere invece immortalano Di Maio e Marcozzi in mezzo alle 29 fiaccole. Al tandem si aggiungono i parlamentari grillini Gianluca Vacca e Primo Di Nicola. I 5Stelle si sono schierati a testuggine, per usare un’espressione cara a Di Maio. In alcuni momenti il secondo anniversario del dramma si trasforma in un evento politico perchè sono i politici presenti a cavalcarlo anche con l’ormai noto “gioco” delle divise.
Matteo Salvini prima indossa la giacca della Polizia, poi quella che gli viene donata dalla protezione Civile di Farindola.
La scena è questa. Scorre la musica suonata da un ragazzo che ha lavorato nell’hotel di Rigopiano fino a tre giorni prima del dramma. In questo contesto il vicepremier leghista accerchiato dai familiari delle vittime mette in bella mostra i dieci milioni che ieri sono stati scritti in un emendamento al decreto Semplificazioni e ne rivendica la paternità .
“Sono nella disponibilità del mio ministero, non servono coperture, neanche quelle del Mef. Ho preparato l’emendamento, è un mio fondo che ho a disposizione. Ci ho messo cinque giorni. Sono venuto qui lunedì, vi ho detto che l’avrei fatto, e venerdì è arrivata la conferma”.
Poco importa se il decreto, che contiene questa misura, non è ancora stato approvato, una signora risponde: “È incredibile, grazie”. E il ministro dell’Interno incassa.
Come Di Maio incassa le strette di mano e i complimenti.
Qui è tutto un “ci fidiamo di voi, per fortuna ci siete voi. I responsabili non ci hanno messo la faccia, il vecchio governo non si è occupato di noi. Bastava che lo Stato funzionasse”.
Ai tempi l’esecutivo era a guida Pd e anche la regione con D’Alfonso era di centrosinistra. Il vicepremier grillino replica: “Ora lo Stato è qui”. Peccato però che non ci sia il presidente del Consiglio, forse perchè non ha un partito a cui portare i voti e per non togliere la scena ai due leader che invece sono a caccia di consensi. Uno insegue l’altro e viceversa.
Durante la commemorazione di fronte all’hotel, Salvini e Di Maio sembrano marcarsi a vicenda, nessuno dei due lascia la scena all’altro.
La occupano entrambi insieme, controllandosi nella paura che l’altro scavalchi l’alleato di governo nella rincorsa elettorale abruzzese. Poi si separano.
Salvini rivendica il fondo per le vittime e ripete: “Ci siamo, ci siamo”. Il vicepremier leghista ha in programma altre quattro tappe in Abruzzo prima del voto.
Mentre Di Maio ha proprio iniziato da qui il week end di campagna elettorale e quando arriva la candidata Sara Marcozzi si allontana dall’alleato del Carroccio e raduna i parlamentari pentastellati presenti.
È tutta strategia, una tattica comunicativa tipica da campagna elettorale.
E a questi riflettori si sottrae l’arcivescovo di Pescara Tommaso Valentinetti che, viene detto ai microfoni, per problemi dovuti al ritardo di inizio della Messa non ha potuto celebrare.
Naturalmente è nota antipatia della chiesa per Salvini e per un contesto di dolore che diventa palcoscenico politico.
(da “Huffingtonpost”)
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