SANGIULIANO, MINISTRO CHE SCOPRE TEMPLI E SI INVENTA LE VITTORIE
NEL VARIEGATO MONDO DEGLI “SCAPPATI DI CASA” MELONIANI, L’AMENO GENNARO HA UN RUOLO DI PRIMO PIANO
Nel variegato mondo degli “scappati di casa” (con rispetto parlando) meloniani, l’ameno Gennaro Sangiuliano ha un ruolo di primo piano. Dotato di un bel faccione che suscita subito (e temiamo involontariamente) allegria in chi lo osserva, Sangiuliano (nato a Napoli nel 1962) ha una voce Wikipedia molto ricca, esaltante e ancor più benevola (per non dire agiografica). L’esimio ministro della Cultura ci perdonerà però se continuiamo a ritenere che il suo merito principale non sia la vicedirezione di Libero (il direttore era Feltri) o l’irrinunciabile saggio Quarto Reich – come la Germania ha sottomesso l’Europa (co-scritto proprio con Feltri), bensì la spiccata disistima che pare nutrire per il tuttora sottosegretario ai Beni culturali Vittorio Sgarbi, che resta inchiodato alla poltrona nonostante la quintalata di scandali che lo stanno travolgendo (complimenti Meloni!). Un uomo che mal tollera Sgarbi ha a prescindere la nostra simpatia, anche se al tempo stesso Sangiuliano (o “Sangennaro”, come lo hanno battezzato nel settembre scorso al Tg2) fa di tutto per sabotarsi da solo.
Di lui, prima del suo approdo al dicastero della Cultura bruciando la concorrenza di candidati assai più idonei come (per dirne uno) Giordano Bruno Guerri, si conosceva (poco) giusto la sua esperienza televisiva come vicedirettore del Tg1 prima (il direttore era Minzolini) e direttore del Tg2 poi (quota Lega, dal 2018 al 2022). Innumerevoli i suoi servizi da Pulitzer, su tutti quelli dedicati alla famosa casa di Montecarlo di Gianfranco Fini. Divenuto ministro, Sangiuliano ha deciso sin dall’inizio di ambire con ogni mezzo al “Toninelli Prize”, ovvero il titolo di gaffeur per antonomasia. Per quanto la concorrenza in tal senso sia altissima nel governo meloniano, va detto che Sangiuliano – quanto a gaffe – ha pochi rivali. Non si riesce a stargli dietro, e la lista dei suoi inciampi nasce fatalmente incompleta a prescindere. L’ultimo suo capolavoro, raccontato ieri dal Fatto, è stato l’annuncio in pompa magna della scoperta di “due nuovi templi dorici nel parco archeologico (…) nella zona occidentale dell’antica città di Poseidonia-Paestum, a ridosso della cinta muraria e a poche centinaia di metri dal mare”. In realtà la scoperta non è nuova per niente, visto che il primo tempio era stato ritrovato 5 anni fa con tanto di foto, ma Sangiuliano è così: quando c’è da pavoneggiarsi, è sempre in prima fila. Come quando, l’estate scorsa, si vantò che la mostra da lui inaugurata agli Uffizi di Firenze il 15 giugno – insieme a La Russa – avesse “superato il traguardo dei 300 mila visitatori”. Piccolo particolare: la mostra era gratuita, quindi era impossibile conteggiare con esattezza i visitatori. E poi gli eventuali 300 mila appassionati erano andati lì per vedere gli Uffizi, e soltanto in un secondo momento per visitare (eventualmente) anche la mostra del mitico “Genny”. Sangiuliano è così: non avendo vittorie da esibire, le inventa. Esulta a caso. E si impossessa pure di improbabili padri nobili: “Dante padre del pensiero di destra”, arrivò infatti a dire il nostro eroe, durante un altissimo brainstorming di cervelli con l’accattivante intervistatore Pietro Senaldi. Livelli incommensurabili. Gli stessi che lo portarono ad ammettere che non aveva letto i libri candidati al Premio Strega, salvo poi arrampicarsi sugli specchi – resosi tardivamente conto della figuraccia – con esiti ancor più esiziali. Che lo spinsero su Instagram a vantarsi (ancora!) degli incassi degli accessi al Pantheon, lasciando però nel testo un avanzo di conversazione privata che non avrebbe dovuto certo essere pubblicata (“Va bene come copy?”). E che, stremato dai meme e dagli sfottò di cui è, ahinoi, vittima, lo hanno portato comicamente a diffidare Un giorno da pecora dal prenderlo in giro. Povero Genny, com’è cattivo il mondo con te!
(da Il Fatto Quotidiano)
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