SI È GIA’ BLOCCATO IL “MOTORE” ROMA-BERLINO CON CUI MELONI SPERAVA DI FAR SALTARE LO STORICO EQUILIBRIO GERMANIA-FRANCIA: DOPO CHE MERZ HA CRITICATO TRUMP E LE BATTAGLIE MAGA, LA DUCETTA HA PRESO LE DISTANZE DAL CANCELLIERE PER RIBADIRE IL SUO VASSALLAGGIO AL COATTO CASA BIANCA
ORA LA STATISTA DELLA SGARBATELLA È SEMPRE PIÙ ISOLATA IN EUROPA … SORGI: “L’ORA DEL PROTAGONISMO INTERNAZIONALE PER MELONI È PASSATA. ANCHE PER L’URGENZA A CUI LA RICHIAMANO LE SCADENZE INTERNE”
È durato davvero poco il “motore” Roma-Berlino (“asse” ancora oggi è un termine scomodo,
che ricorda l’alleanza tra Hitler e Mussolini), con il quale Meloni sperava di cambiare lo storico equilibrio Germania-Francia su cui l’Europa ha poggiato da sempre. E ieri è arrivata la conferma che la premier non è pronta a sottoscrivere il duro intervento con cui il Cancelliere tedesco ha reagito all’atteggiamento americano nei confronti dell’Europa (manifestato un anno fa dal vicepresidente JD Vance proprio a Monaco, dove Merz ha parlato venerdì in apertura, e ribadito un mese fa dallo stesso Trump a Davos).
Merz ha parlato chiaramente di una «crepa» che s’è aperta tra le due sponde dell’Atlantico. Meloni ha reagito dicendo che non è pronta a seguire la Germania nelle critiche al presidente Usa e l’Italia si prepara a partecipare […] al vertice del Board of Peace di Trump, sia pure come “osservatrice” dato che esistono ostacoli costituzionali a una completa adesione. La premier, in sostanza, a prendere le distanze da Trump e dai fondamenti del sovranismo racchiusi nell’ideologia Maga, non ci sta.
In un certo senso, poi, l’ora del protagonismo internazionale per Meloni è passata, anche se certo non potrà spostarsi bruscamente da una presenza così assidua agli appuntamenti europei o globali a un progressivo ritorno ai suoi compiti nazionali, che del resto non ha mai trascurato.
Ma per l’urgenza a cui la richiamano le scadenze interne, a cominciare dal voto del 22 e 23 marzo per il referendum sulla riforma della separazione delle carriere. Dall’andamento dei sondaggi, di cui è attenta studiosa più che semplice lettrice, e che pure danno ancora il “sì” governativo in vantaggio, Meloni s’è resa conto che una partita del genere non può essere semplicemente delegata.
E sebbene è consapevole che l’opposizione e il fronte del “no” non aspettano altro, per avere a disposizione il bersaglio grosso su cui mirare, sa anche che il momento di entrare in campo è venuto. Si tratta solo di decidere quando.
(da agenzie)
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