UNITA’ DEL CENTRODESTRA SOLO DI FACCIATA: AL VOTO, MA ANCHE NO
VUOTO COMPROMESSO TRA CHI VUOLE LE URNE (MELONI), CHI UN GOVERNO DI UNITA’ NAZIONALE (BERLUSCONI) E CHI NON SA COSA VUOLE (SALVINI)
Il centrodestra unito — in una maxi-delegazione di 13 persone a cui, per la prima volta in un quarto di secolo, manca Silvio Berlusconi — chiede al presidente della Repubblica di “valutare scioglimento delle Camere ed elezioni” per dare vita a un “governo coeso con maggioranza forte”, esclude qualsiasi appoggio al Conte Ter o a esecutivi nello stesso perimetro, ma si riserva di “valutare con il massimo rispetto ogni decisione che spetta costituzionalmente al capo dello Stato all’esito delle consultazioni”. E chiede che l’eventuale mandato esplorativo sia conferito alla presidente del senato Elisabetta Casellati.
È un comunicato bicefalo. Più spinto sulla strada delle urne di quanto si attendesse una parte di Forza Italia e dei centristi, che avrebbero preferito lasciarla sullo sfondo vaga e sfumata.
Chi ha partecipato, lo spiega anche come reazione alla fermezza del capo dello Stato nell’ammonire che, continuando a evocarle, le urne diventano un’opzione concreta. Una sorta di conferma che la prospettiva non spaventa Lega, Fi e FdI. Ma per la prima volta anche Giorgia Meloni, oltre ad Antonio Tajani (che evoca il “governo dei migliori”) e Matteo Salvini, si mostra espressamente disponibile a valutare un’alternativa di larghe intese e mette nero su bianco la propria “sensibilità ”.
A leggere la nota è Matteo Salvini, rilassato e “aperturista” al tavolo delle consultazioni, che certifica così il ruolo — se non di leader in pectore – di portavoce e “federatore” della coalizione.
I due estremi del colloquio nel salone quirinalizio sono racchiusi nelle posizioni di “Cambiamo” e di FdI. “L’attuale maggioranza non ci rappresenta — ha detto Giovanni Toti a Mattarella – Con loro possiamo collaborare soltanto su riforme e provvedimenti di interesse generale. Se non si trova un governo forte che abbia i numeri, le elezioni non possono essere uno scandalo”.
Sfumatura opposta per la Meloni: “Vista la situazione, per noi non ci sono i numeri per esprimere un governo forte, coeso e autorevole, servono le elezioni per formarlo. Se però ci verrà prospettata un’altra soluzione la valuteremo, purchè abbia quei requisiti”. Posizione simile per Maurizio Lupi: “Al capo dello Stato abbiamo detto che le elezioni sono un momento di democrazia e si faranno in assenza di un governo autorevole e forte”. Anche Gaetano Quagliariello promuove quello che è insieme “un compromesso e un’apertura”.
Una mediazione obbligata, uno spiraglio per il “governo dei migliori” necessaria per non far saltare i gruppi parlamentari. In questo quadro, la posizione di Forza Italia, è più complessa perchè buona parte dei gruppi vede le urne come il fumo negli occhi. E le spinte ad andare sul Colle da soli anzichè tutti insieme sono state forti.
Anche i leghisti però sono tutt’altro che compatti. Unici sulla linea del “voto senza se e senza ma” i meloniani, che ieri in direzione nazionale hanno sfogato il malumore per i tentennamenti degli alleati.
Oggi, dal loro punto di vista, è andata meglio. Meno soddisfatte le “colombe” azzurre. “A leggere la nota mi chiedo cosa è rimasto della linea di Forza Italia contro il voto — osserva il deputato Osvaldo Napoli – Siamo in un dramma shakespeariano in cui ogni giorno si fa una dichiarazione diversa. Sono allibito sul piano politico. Non capisco più se il mio partito è a favore o contro il voto, verso cui rischiamo di scivolare”.
(da “Huffingtonpost”)
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