VADE RETRO, VANCE. LA PRESENZA DI EMMANUEL MACRON ALLA CERIMONIA DI APERTURA DELLE OLIMPIADI DI MILANO-CORTINA, ALLO STADIO SAN SIRO, È ANCORA IN DUBBIO: IL PRESIDENTE FRANCESE NON VUOLE SEDERSI ACCANTO A JD VANCE
LA CAUSA VA RICERCATA NEI TONI OFFENSIVI USATI PIÙ VOLTE DA TRUMP E DA QUEL BURINO RIPULITO DEL VICEPRESIDENTE AMERICANO NEI SUOI CONFRONTI – LA PARTECIPAZIONE DI MACRON
Emmanuel Macron è atteso in Italia per l’apertura di Milano Cortina, ma a pochi giorni dall’evento la sua presenza resta appesa a una cautela diplomatica.
La presenza alla cena di giovedì non è confermata e rispetto alla cerimonia di inaugurazione di venerdì l’Eliseo ha fatto filtrare l’imbarazzo per l’ipotesi che nella tribuna d’onore dello stadio San Siro il presidente francese finirebbe accanto al vicepresidente americano J.D. Vance. Una vicinanza che Macron vorrebbe evitare dopo le ultime frizioni transatlantiche.
Macron dovrà raccogliere la bandiera olimpica in vista del 2030 quando la Francia ospiterà i prossimi Giochi Le Olimpiadi invernali assegnate alle Alpi francesi nel luglio 2024 devono entrare nella fase operativa subito dopo la chiusura italiana, ma il cantiere d’Oltralpe procede a scatti, tra tensioni territoriali, dimissioni eccellenti e interrogativi finanziari.
L’ultimo scossone è arrivato con l’uscita di scena della manager Anne Murac, già figura chiave di Parigi 2024. Il suo arrivo avrebbe dovuto garantire continuità e metodo. La rottura è diventata invece il simbolo di una governance ancora instabile, attraversata da divergenze sulla nomina dei responsabili territoriali e sulla mappa dei siti, con nodi sensibili come Val d’Isère e Nizza.
La presidenza del comitato organizzatore, affidata a Edgar Grospiron, è arrivata dopo mesi di incertezze, mentre intorno ai Giochi crescevano i contenziosi tra organizzatori e amministrazioni locali.
Il consiglio dipartimentale della Savoia ha annunciato la sospensione “fino a nuovo ordine” della partecipazione alle discussioni e al finanziamento, denunciando mancanza di concertazione e timore di essere ridotto a variabile di aggiustamento di un bilancio che rischia di lievitare. Diversi documenti e analisi citano un budget attorno ai 2,1 miliardi di euro e un rischio di deficit fino a 900 milioni.
(da Repubblica)
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