VI RICORDATE IL FILM “VIALE DEL TRAMONTO”?
SILVIO COME GLORIA SWANSON, BONDI COME ERIC VON STROHEIM: LE ALLUCINANTI SERATE NELLA VILLA, LE CENE RITUALI, I GRAMMOFONI GRACCHIANTI, LO CHAMPAGNE E LE MOSSETTE… L’USCITA DI SCENA E LA DRAMMATICA DISCESA DELLO SCALONE DELLA VILLA… NON BISOGNEREBBE MAI FARE DEL BENE AI VECCHI
C’è molta psicanalisi nella decisione dell’«uomo del fare» di far taroccare dal suo
architetto “ad personam”, le statue con i volti di Marco Aurelio e della moglie Faustina, collocati sui corpi di Marte e Venere nel 170 dopo Cristo e temporaneamente date in prestito a Palazzo Chigi.
Era tollerabile affacciarsi ogni giorno nel cortile d’onore del Palazzo e adocchiare Venere con la mano destra mozzata e Marte privato del suo membro virile?
Per il paziente del prof. Scapagnini, evidentemente no.
La mano, specie la destra, serve e il pene poi, è di una “penosa” scontata simbologia.
Marmo e plastilina allora: duttilità e durezza anche se non possunt omnia simul.
E poi cielo azzurro come sfondo, ben collaudato dalle convention di Publitalia prima e di Forza Italia poi.
Bisogna riconoscere che c’è del metodo in questa lucida e autoconsolatoria follia: allontanare i brutti pensieri sui guasti dell’età e far sembrare ottimisticamente tutto a posto, efficiente, funzionante.
Uno spot mentale autogeno.
Il narciso, in genere, vede solo se stesso, si autocompiace di se stesso, allontana il pensiero del proprio naturale decadimento esorcizzandolo con gli interventi di chirurgia estetica, con i capelli finti, con le punturine e le pillole, con il cerone, con la esibita finta virilità a 10mila euro, alimentata da nugoli di giovani ninfette, cioè di «giovanette capaci di suscitare desideri erotici, specialmente in uomini maturi» (Devoto Oli).
La molesta vecchiaia!
E allora vivremo fino a 120 anni, saremo potenti, felici, ottimisti.
Le statue mutilate non possono proprio avere posto e ruolo in questa narrazione autoconsolatoria.
L’uomo reggerà ? Avrà la fiducia?
Potrà continuare a credere di comandare?
Qualunque cosa accada, la sua immagine evoca quella di un tristissimo “viale del tramonto”.
Nell’omonimo film di Billy Wilder c’era già tutto.
Gloria Swanson (Norma Desmond) fissa in immagini indimenticabili la sua angosciata follia di ricca ex diva senescente.
Le allucinate serate nella villa, le cene rituali, le proiezioni di vecchi film, le luci soffuse, i grammofoni gracchianti, lo champagne e le mossette.
Erich Von Stroheim – che a suo modo ricorda un po’ Bondi – l’ex regista e marito divenuto cameriere e autista, la venera e la protegge e, quando lei uccide William Holden (Fini, il traditore?), riesce a concederle l’uscita di scena come la sequenza di un film che la vede ancora protagonista.
La discesa dallo scalone della villa dopo l’arresto e con il finto ciak è infinita e drammatica, patetica e struggente.
Sarà così anche nel caso di Silvio? Chi lo sa.
Ma in fondo, per seguire un precetto aristotelico, non bisognerebbe mai fare del bene ai vecchi.
Tomaso Staiti
Leave a Reply