Destra di Popolo.net

“SE TRUMP VOLESSE DAVVERO RENDERE GRANDE L’AMERICA, NON APPOGGEREBBE LE DESTRE EUROPEE” IL “FINANCIAL TIMES”: “I NAZIONALISTI EUROPEI SONO ANTIAMERICANI, O QUANTOMENO CONTRO-AMERICANI. È DIFFICILE CAPIRE COME GLI STATI UNITI SI SIANO INFILATI IN UNA CAREZZA COSÌ AUTOLESIONISTA CON PERSONE CHE LI DISPREZZANO”

Febbraio 19th, 2026 Riccardo Fucile

“IN GERMANIA L’AFD HA UN’INCLINAZIONE FILORUSSA, ORBAN POTREBBE ESSERE IL MIGLIOR AMICO DELLA CINA IN EUROPA. EPPURE IL MONDO MAGA, FEROCEMENTE ANTI-CINESE, LO ESALTA”

Donald Trump aveva 18 anni quando uno straniero mise alla prova la sua adorata Dottrina Monroe. Nel 1964, Charles de Gaulle fece un tour dell’America Latina, dove agitò il sentimento contro l’influenza statunitense nella regione e offrì la Francia come partner alternativo.
La missione non era più credibile allora di quanto non appaia oggi sulla carta. Un impero in frantumi che aveva appena fallito nel tentativo di mantenere l’Algeria, per di più vicina, non avrebbe mai potuto eclissare gli “yanquis” nel loro stesso emisfero. Eppure, folle adoranti per il vecchio generale.
Farebbe bene a Donald Trump e al suo movimento riflettere su quel viaggio che Time Magazine definì “De Gaulliver’s Travels”. Potrebbe chiarire qualcosa sull’Europa che tende a perdersi mentre la galassia Maga flirta con l’estrema destra del continente.
I nazionalisti europei sono spesso antiamericani, o quantomeno contro-americani. Ai loro occhi, gli Stati Uniti sono una forza del commercio sradicato piuttosto che del sangue e del suolo. Consapevolmente o meno, omologano il mondo — dal cibo alle norme culturali — che invece dovrebbero restare peculiari delle singole nazioni. Per alcuni, l’origine del problema è persino confessionale: gli Stati Uniti non sono né cattolici né ortodossi.
Questa diffidenza verso l’America si intensifica passando dal gollismo — che era e resta pienamente dentro il perimetro del mainstream politico — alla destra più dura. L’odierna Alternative für Deutschland (AfD) ha un’inclinazione filorussa in un Paese che, dal dopoguerra, è stato profondamente atlantista.
Viktor Orbán, premier dell’Ungheria, anch’egli “orientale” nel suo orientamento geopolitico, potrebbe essere il miglior amico della Cina in Europa. Eppure il mondo
Maga, ferocemente anti-cinese, lo esalta come nessun altro, a parte Trump stesso. È forse l’aspetto più strano di un movimento già di per sé strano.
Gli Stati Uniti potrebbero finire per pentirsi di questo abbraccio ai propri avversari. Gli americani che fanno il tifo per i partiti nazionalisti europei non saranno persuasi da argomenti etici o appelli alla coscienza.
Perciò lasciate che mi avvicini a loro come un imbonitore e sussurri invece l’argomento cinico: cosa ci guadagnate? Se l’interesse americano è sempre e ovunque prioritario, in che modo è servito dall’insediamento a Parigi e Berlino di governi che nel tempo potrebbero opporsi all’influenza statunitense? Come si concilia America First con la sponsorizzazione dei nazionalismi altrui?
Per il secondo anno consecutivo, un delegato di Trump alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco ha offerto sostegno all’estrema destra europea. Marco Rubio lo ha fatto con più tatto […] rispetto a JD Vance l’anno scorso.
Ciononostante, i suoi richiami alla “civiltà” e alla “fede cristiana” equivalgono a un elogio in codice per Orbán, che è stata la sua prima tappa dopo Monaco. È naturale che i liberali europei detestino queste ingerenze. È bizzarro che non lo facciano i nazionalisti americani. Quale governo è più probabile che obbedisca alla volontà di Washington nel tempo: un esecutivo federale tedesco ordinario o uno influenzato dall’AfD
Anche se questi partiti non coltivassero già una diffidenza nei confronti degli Stati Uniti, dovrebbero simularla per vincere e mantenere il potere. Nessuno di loro vuole guadagnarsi la reputazione di subordinazione a Trump che si è rivelata così fatale per la destra canadese e australiana nel 2025. È significativo che Jordan Bardella, presidente del Rassemblement National in Francia, abbia deplorato le “minacce imperiali” americane nei confronti della Groenlandia.
È difficile capire come gli Stati Uniti si siano infilati in una carezza così autolesionista con persone che li disprezzano. Una possibile risposta è la crassa ignoranza.
La politica europea può risultare spiazzante a uno sguardo americano, dato che l’estrema destra e l’estrema sinistra si sovrappongono in modo molto più marcato che negli Stati Uniti.
Entrambi gli estremi tendono a diffidare del libero mercato, per esempio. Se Vance vuole che l’Europa torni a essere un’“economia vibrante”, è ingenuo riporre
speranze in partiti ostili alle riforme competitive come il Rassemblement National o il malamente denominato Reform UK di Nigel Farage.
L’altra possibilità è che Maga semplicemente non se ne curi. Favorire l’ascesa al potere dei partiti dell’estrema destra nelle antiche capitali europee provocherebbe il pandemonio, e questo sarebbe un fine in sé. Segnalare le implicazioni imbarazzanti per la grande strategia americana è roba da secchioni.
A dieci anni dalla sua svolta elettorale, la mia impressione persistente del populismo è che i commentatori lo prendano più sul serio dei populisti stessi. Definirli “fascisti” non solo banalizza ciò che accadde negli anni Trenta e Quaranta, ma attribuisce una serietà immeritata a persone che considerano la politica come un divertente sport al coperto.
Se sono mossi da un -ismo, è il nichilismo. L’amore per Orbán, la cui diffidenza verso l’America non è sfuggita all’occhio vigile della CIA, non potrebbe esistere nella mente di un sincero sostenitore dell’America First.
In definitiva, perfino De Gaulle si oppose agli Stati Uniti solo fino a un certo punto. Era un realista che sapeva porre limiti anche ai suoi progetti più vanagloriosi. I patrioti rumorosi dell’Europa odierna potrebbero non mostrare la stessa moderazione. La disponibilità dell’America a verificarlo è bizzarra. Come sempre, la critica migliore al governo Trump è che non è nemmeno bravo nell’essere egoista.
Janan Ganesh
per il “Financial Times”

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PERCHE’ L’ALGERINO CON 23 CONDANNE E’ STATO RISARCITO? PER ERRORE DEL GOVERNO MELONI. CHIEDA SCUSA AGLI ITALIANI

Febbraio 19th, 2026 Riccardo Fucile

LA SCELTA ERRATA DI PORTARLO IN ALBANIA QUANDO GIA’ ERA NEL CPR DI GRADISCA IN ITALIA

L’uomo dalle 23 condanne è stato risarcito per un errore del governo Meloni. Con lo scopo di vincere il referendum sulla riforma della giustizia Giorgia Meloni ha cominciato una campagna di attacchi ai magistrati. E nei giorni scorsi se l’è presa con il risarcimento di 700 euro a un cittadino algerino trasferito nel Cpr di Gjader in Albania. Redouane Laaleg, 56 anni, è in Italia dal 1995. Ha una compagna italiana, due figli minorenni, precedenti di polizia e due sentenze definitive per furto e lesioni. E di lui parla anche il giudice Corrado Bile, che ha emesso la sentenza: «Capisco che il fatto che si tratti di un migrante abbia sollecitato il dibattito politico ma la mia decisione riguarda i diritti fondamentali della persona di cui è titolare qualsiasi essere umano, delinquente o meno».
L’errore di Giorgia Meloni sul migrante algerino
Ma, spiega oggi Il Fatto Quotidiano, all’origine del caso del migrante algerino c’è proprio la premier, Perché la decisione di spedirlo in Albania invece di lasciarlo sul suolo italiano è stata del governo. Senza il costoso e inutile trasferimento non ci sarebbe stato il risarcimento.
La storia comincia il 21 febbraio 2025, quando il prefetto di Cuneo ne decide l’espulsione e il questore dispone il suo trattenimento nel Cpr di Gradisca d’Isonzo. Tutto ok per il giudice di pace, che lo convalida visti i «gravi pregiudizi per reati contro il patrimonio e la persona». Lui non manifesta l’intenzione di fare domanda d’asilo. Ha un avvocato d’ufficio. Per la sua espulsione manca solo l’ok del consolato. Che l’anno scorso ne ha dati 26. Perché non dovrebbe toccare a lui, si chiede Franz Baraggino.
Il trasferimento in Albania
La risposta è semplice. Perché il cittadino algerino finisce in Albania. Nel centro che è rimasto vuoto dopo i rinvii alla Corte di giustizia. E infatti a marzo 2025 l’esecutivo modifica il Protocollo Italia-Albania per portare a Gjader anche gli stranieri attualmente trattenuti nei Cpr italiani. La scelta è politica: in quel momento il centro sembra una cattedrale nel deserto. Va riempito. Anche per legittimare le
spese fatte per costruirlo e renderlo operativo. Da Gradisca Redouane Laaleg arriva a Gjader l’11 aprile e qui fa domanda d’asilo. Ma adesso il trattenimento in Albania diventa incompatibile con il nuovo status. Lo dice la direttiva Ue 32/2013: il richiedente ha diritto di attendere l’esito della domanda sul territorio dello Stato italiano. E infatti la Corte d’Appello di Roma non convalida il trattenimento.
(da Il Fatto Quotidiano)

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MELONI IN FALLO DI REAZIONE

Febbraio 19th, 2026 Riccardo Fucile

MELONI DICA AGLI ITALIANI SE IL COMPITO DEI MAGISTRATI E’ FAR RISPETTARE LA LEGGE O AVALLARE A PRESCINDERE LE DECISIONI DEL GOVERNO

Deve essere seriamente preoccupata, Giorgia Meloni, per l’esito sempre più incerto (stando ai sondaggi) del referendum sulla giustizia. Al punto che neppure l’intervento del Capo dello Stato, Sergio Mattarella, che dopo undici anni è tornato a presiedere il Consiglio superiore della magistratura per rimarcare il valore “di rilievo costituzionale” dell’organo che la riforma Nordio punta a demolire e per esigere il rispetto che occorre “nutrire e manifestare… nei confronti di questa istituzione”, è riuscito a fermare l’ennesimo attacco alle toghe da parte della premier.
Un’iniziativa, quella del Presidente della Repubblica, non casuale nella scelta dei modi (la solennità dell’esercizio di una prerogativa costituzionale) e dei tempi (a stretto giro dall’ultimo affondo di Meloni contro i magistrati che remano contro il governo). Ma che non è bastata evidentemente a placare il nervosismo della presidente del Consiglio che vede, con l’avanzata dei No, l’esito della consultazione sempre più a rischio. Così, nonostante il fallo fischiato da Mattarella, è tornata ad attaccare la magistratura con il pretesto del risarcimento da oltre 76mila euro, per i danni patrimoniali causati dal fermo amministrativo della nave Sea Watch 3 nel 2019.
“La mia domanda – si chiede Meloni – è: il compito dei magistrati è quello di far rispettare la legge o quello di premiare chi si vanta di non rispettare la legge?”. Anche se il quesito più calzante sarebbe un altro: il compito dei magistrati è quello di far rispettare la legge o quello di avallare a prescindere le decisioni del governo? Un altro motivo per votare No al referendum.
(da lanotiziagiornale.it)

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TELEMELONI HA TROVATO IL MODO PER SMANTELLARE I PROGRAMMI DI INCHIESTA

Febbraio 19th, 2026 Riccardo Fucile

RAI, LA GRADUATORIA SEGRETA DEL CONCORSO RISERVATO AGLI INTERNI, PAGANO DAZIO REPORT E PRESADIRETTA CHE SI VEDRANNO SOTTRARRE GIORNALISTI

La lista dei vincitori (e dei trombati) c’è, ma non si può vedere. O meglio, è visibile solo ai partecipanti della “Selezione riservata a giornalisti professionisti Rai 2025”. Il resto del mondo, pur trattandosi di concorso del servizio pubblico, non deve conoscerla.
Tanto che, avvisa viale Mazzini nello stesso documento che riporta promossi e bocciati, “i dati relativi agli esiti dell’iniziativa Rai sono riservati e pertanto non possono essere in nessun caso diffusi scaricati o comunque utilizzati in sedi diverse da quella ufficiale. La Rai tutelerà in ogni sede le eventuali violazioni a tale esclusivo utilizzo”. In pratica si chiede ai giornalisti neo-assunti in Rai di non dare una notizia. Non una buona partenza…
Segretezza a parte, la lista dei 127 giornalisti dichiarati idonei (e dei 34 idonei non vincitori) sta terremotando la Rai, visto che molti dei partecipanti erano parte integrante – seppur precari – delle redazioni delle trasmissioni di inchiesta. Cronisti che ora, tranne i primi sette classificati (ma potrebbero alla fine essere una quindicina) che resteranno su Roma, verranno dislocati nelle varie sedi regionali.
Report e PresaDiretta perdono pezzi
Dai corridoi di Teulada raccontano, di un Sigfrido Ranucci furente, visto che se è vero che due collaboratori di Report rimarranno nella Capitale, ce ne sono almeno 5 di punta che se accetteranno l’assunzione saranno costretti ad altri lidi.
Il caso vuole che alcuni sono proprio quelli che hanno realizzato le inchieste che più hanno imbarazzato il Governo Meloni, quelle sul Garante della Privacy, su Gasparri e la Cyberleam, sul programma Ecm installato sui PC dei magistrati. Anche PresaDiretta non se la passa certo bene, visto che tutti i collaboratori di Riccardo Iacona che hanno partecipato alla selezione sono stati assunti, ma destinati a lasciare Roma.
Scontento anche il sindacato meloniano Unirai
Ma il malumore serpeggia anche nelle chat del sindacato meloniano Unirai, dove è esplosa l’insoddisfazione per i risultati. Un esponente del neo-nato sindacato (di destra) non ha lesinato critiche alle modalità di selezione – sottolineando come alcuni neo-assunti non abbiano mai fatto neanche una diretta – che avrebbe privilegiato la prova pratica, a scapito del curriculum. E’ il nuovo corso della Rai meloniana.
(da agenzie)

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CASO EPSTEIN, ARRESTATO L’EX PRINCIPE ANDREA: HA CONDIVISO INFORMAZIONI RISERVATE CON IL FINANZIERE PEDOFILO

Febbraio 19th, 2026 Riccardo Fucile

RE CARLO: “LA GIUSTIZIA FACCIA IL SUO CORSO”

L’ex principe Andrea è stato arrestato dalla polizia britannica con l’accusa di aver condiviso informazioni riservate con il finanziere pedofilo Jeffrey Epstein nella sua ex veste di emissario commerciale del governo di Londra. L’operazione è avvenuta oggi, 19 febbraio, e rientra in un’inchiesta che, secondo le autorità, è ora formalmente aperta. «Nell’ambito dell’indagine, oggi (19/2) abbiamo arrestato un uomo sulla sessantina residente nel Norfolk con l’accusa di abuso d’ufficio e stiamo
effettuando perquisizioni presso indirizzi nel Berkshire e nel Norfolk», si legge nel comunicato diffuso dalla polizia. Il fermo del terzogenito della regina Elisabetta II, che proprio oggi compie 66 anni, è avvenuto dopo che il premier britannico Keir Starmer aveva dichiarato che «nessuno è al di sopra della legge» e dopo che nei giorni scorsi lo stesso re Carlo III, suo fratello, aveva preso ulteriormente le distanze da lui facendo sapere di essere pronto a collaborare con le indagini di polizia se richiesto.
Le accuse nei confronti dell’ex principe
La Bbc parla di «sviluppi molto significativi nelle indagini sui fascicoli di Epstein». L’accusa nei confronti dell’ex principe è di abuso d’ufficio e cattiva condotta nell’esercizio della funzione pubblica. I fatti contestati, dunque, risalgono al periodo in cui Andrea era inviato commerciale. Oltre a ciò, l’ex principe Andrea è finito sotto i riflettori pubblici per le parole di Virginia Giuffre, che lo ha accusato di aver avuto rapporti sessuali con lei quando era minorenne, sostenendo di essere stata trafficata da Jeffrey Epstein e Ghislaine Maxwell. L’accusa si riferisce al filone d’inchiesta condotta dalla Thames Valley Police che riguarda le email emerse dagli Epstein file da cui emerge come Andrea abbia condiviso informazioni confidenziali con il defunto faccendiere americano e con altri uomini d’affari del loro giro di amicizie fra il 2010 e il 2011, relative a sue missioni ufficiali compiute all’epoca in Asia nei panni di emissario e testimonial commerciale del governo britannico.
L’imbarazzo della Royal Family
Andrea ha sempre negato ogni accusa e nel 2022 ha raggiunto un accordo extragiudiziale con Giuffre negli Stati Uniti, senza ammettere responsabilità. La pubblicazione dell’ultima tranche di documenti sul caso Epstein ha acceso le proteste e le contestazioni contro la Royal Family, al punto che lo stesso re Carlo si è espresso per la prima volta sulla vicenda e si è messo a disposizione delle autorità per dare informazioni sulle indagini a carico dell’ex principe.
Le perquisizioni nella tenuta reale
Secondo quanto riportano i media inglesi, sei auto della polizia senza contrassegni e circa otto agenti in borghese si sono presentati nella mattinata di oggi, giovedì 19 febbraio, a Wood Farm, nella tenuta di Sandringham, Inghilterra orientale, dove il reprobo di casa Windsor si è trasferito dopo lo sfratto dalla dimora di Royal Lodge,
a Windsor, deciso da re Carlo. Sono in corso, inoltre, perquisizioni anche nel Berkshire.
La famiglia di Virginia Giuffre
«Finalmente, oggi i nostri cuori spezzati sono stati sollevati dalla notizia che nessuno è al di sopra della legge, nemmeno la famiglia reale», ha dichiarato, in una nota, la famiglia di Virginia Giuffre. «A nome di nostra sorella, esprimiamo la nostra gratitudine alla polizia della valle del Tamigi del Regno Unito per le indagini e l’arresto di Andrew Mountbatten-Windsor. Non è mai stato un principe. Per tutte le sopravvissute nel mondo, Virginia ha fatto questo per voi». Giuffre è stata una delle vittime più eminenti di Jeffrey Epstein e ha anche affermato di essere stata vittima di tratta sessuale per il principe Andrea. Si è tolta la vita nell’aprile del 2025 a 41 anni.
(da agenzie)

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IL VERO MOTIVO PER CUI CHRISTINE LAGARDE LASCERÀ IN ANTICIPO LA GUIDA DELLA BCE È CHE MACRON VUOLE CANDIDARLA COME SUO SUCCESSORE ALL’ELISEO

Febbraio 19th, 2026 Riccardo Fucile

I SONDAGGI PER ORA DANNO VINCENTE JORDAN BARDELLA IN TUTTI GLI SCENARI, MA LE COSE POSSONO CAMBIARE

Christine Lagarde, presidente della BCE dal 2019, potrebbe essere il nome di Emmanuel Macron per sparigliare le carte e tentare una difficile rimonta.
Sarebbe anche questa la ragione per cui Lagarde lascerà l’Eurotower di Francoforte, come ha scritto il “Financial Times”: per il quotidiano britannico, la ragione principale sarebbe permettere a Macron di trattare con il cancelliere tedesco, Friedrich Merz, per trovare il successore nel ruolo che fu di Mario Draghi.
Macron, però, più che a Francoforte, starebbe pensando alla sua Francia: per le presidenziali del prossimo anno, infatti, il “galletto coccodè” del Rassemblement National, Jordan Bardella, viene stimato nei sondaggi in vantaggio con il 35-36% dei consensi, e indicato vincente in tutte le ipotesi di ballottaggio (sarebbe un plebiscito se lo sfidante fosse iJean-Luc Mélenchon, sarebbe un testa a testa contro il moderato centrista Édouard Philippe).
In campo ci sono però anche sicuramente il gollista Dominique de Villepin e il socialista Olivier Faure. Molto probabile che anche il premier Sebastien Lecornu, macroniano, scenda in campo, e infine Raphael Glucksmann, il social-europeista fondatore di Place Publique che piace alla gente che piace (e dunque, probabile perdente)
Su tutti aleggia la grande incognita Marine Le Pen, che aspetta di sapere se la sua interdizione di cinque anni, legata al processo per appropriazione indebita di fondi europei: se lo stop fosse confermato, sarebbe fuori dai giochi.
Chiunque salirà all’Eliseo, si ritroverà a gestire una situazione complicata: lo stop alla fondamentale riforma delle pensioni ha inguaiato terribilmente i già disastrati conti pubblici a Parigi: il debito ha raggiunto quote “italiane”, a 3.482 miliardi di euro (il 117,4% del PIL) , il deficit nel 2025 e nel 2026 è stimato ben sopra al 5%, ben oltre il limite Ue del 3. Anche la disoccupazione cresce, mentre il Pil arranca…
(da agenzie)

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LA PROCURA DI ROMA HA INDAGATO PER TRUFFA IL PRESIDENTE DELLA CALABRIA, IL FORZISTA ROBERTO OCCHIUTO, PER I RIMBORSI DI 3.800 EURO AL MESE PERCEPITI DALLA REGIONE PER L’AUTOMOBILE USATA PER L’ESERCIZIO DELLE SUE FUNZIONI, NONOSTANTE GIÀ AVESSE DI UN’ALTRA VETTURA PAGATA DALLA REGIONE

Febbraio 19th, 2026 Riccardo Fucile

È UN FILONE DELL’INCHIESTA PORTATA AVANTI DALLA PROCURA DI CATANZARO, CHE VEDE IL GOVERNATORE ACCUSATO DI CORRUZIONE E MALVERSAZIONE – L’APERTURA DEL NUOVO FRONTE GIUDIZIARIO ARRIVA NEL PIENO DELLO SCONTRO TRA MAGGIORANZA E TOGHE SUL REFERENDUM. E RISCHIA DI AZZOPPARE LA SCALATA A FORZA ITALIA DI OCCHIUTO

L’indagine su Roberto Occhiuto è arrivata a Roma. Il presidente della Calabria è indagato per truffa (articolo 640 II comma codice penale) per i rimborsi di 3.800 euro al mese percepiti dalla Regione per l’automobile usata per l’esercizio delle sue funzioni nonostante il governatore già fruisse di un’altra auto pagata sempre dalla Regione.
L’indagine carsica sul presidente è emersa a Catanzaro come una fiumara in estate con l’avviso di proroga indagine di giugno e l’interrogatorio di Occhiuto, su sua richiesta, a luglio.
Il presidente, preso atto delle contestazioni, ha chiamato le elezioni anticipate cercando l’ordalia che lavasse tutto. A ottobre è stato riconfermato con il 57,2 per cento, tre punti in più del 2021. Il giudizio del popolo lo ha rieletto, ma non prosciolto.
La GdF sta ultimando il suo lavoro ed è arrivato il momento delle scelte per i pm. Dopo il terremoto politico, il sostituto Domenico Assumma, l’aggiunto Giancarlo
Novelli e il procuratore Salvatore Curcio, devono decidere se chiedere il processo o l’archiviazione.
Al Fatto risulta che Occhiuto resta indagato (oltre che a Roma per truffa) anche a Catanzaro per due casi di presunta corruzione: il primo legato ai rapporti con l’ex socio nella Tenuta del Castello Srl, Paolo Posteraro, e il secondo per i rapporti con Valentina Cavaliere, ex amministratrice della Tenuta.
Inoltre i pm catanzaresi contestano a Occhiuto una presunta malversazione ex articolo 316 bis del codice penale per i fondi europei ricevuti dall’Universitat Autònoma de Barcelona il 17 marzo 2022 dalla Tenuta del Castello nell’ambito del progetto comunitario di tracciamento delle uve: Trace Windu
Occhiuto non è mai stato amministratore ma solo socio di minoranza di Tenuta del Castello dal 14 febbraio 2019 al 27 aprile 2022. Come il socio Posteraro però avrebbe percepito un bonifico di 12 mila euro dalla società “la cui provvista – secondo la GdF – è stata costituita almeno in parte (…) grazie all’erogazione Trace Windu”.
La presunta truffa sui rimborsi per l’auto è finita a Roma perché il reato si compierebbe nel momento e nel luogo dell’incasso. E i bonifici dei rimborsi sono stati incassati presso l’agenzia di Roma dove il presidente, vicesegretario di FI ed ex deputato, ha il suo conto
La questione dell’auto – planata da poco sul tavolo del procuratore aggiunto di Roma Giuseppe De Falco – fu scoperta per caso dalla GdF intercettando il telefono di Paolo Posteraro, ex socio di Occhiuto ed ex collaboratore della di lui compagna, Matilde Siracusano, sottosegretario di Forza Italia, estranea all’indagine.
Nell’informativa della GdF si legge: “Con riferimento all’autovettura Audi Q4 Sportback 40 E-Tron, targata G.…A, nella disponibilità di Occhiuto, Posteraro riferiva alla moglie (Maria Gabriella Dodaro, magistrato della Corte dei Conti, all’epoca in servizio presso la Procura regionale per la Calabria, ndr) ’gliene pago un’altra in forza della quale lui pija un bel rimborso dalla Regione!’.
Inoltre, confermando quanto riferito alla moglie, sempre Posteraro evidenziava anche a O.B. che Occhiuto aveva la disponibilità dell’autovettura Audi Q4 Sportback 40 E-Tron, targata G…A, esclusivamente per giustificare il fatto che ‘pijava (prendeva, ndr) 5.000 euro u mise (al mese, ndr) di rimborso dalla Regione!’.
La GdF segnalava anche una conversazione intercettata dalla quale emergeva un tamponamento effettuato dall’Audi Q4 guidata dal figlio di Occhiuto. Il Consiglio regionale calabrese riconosce ai consiglieri e al presidente un rimborso generoso per le spese sostenute per l’auto usata nell’esercizio delle funzioni: 3.800 euro al mese.
Nell’ipotesi dei pm quel rimborso non spetterebbe a Occhiuto, che avrebbe dovuto comunicare di avere a disposizione, grazie alla Regione, già un’altra auto: la Audi A6 citata dalla GdF e in precedenza una Land Rover.
Nei mesi scorsi, il Corriere di Calabria ha pubblicato una nota dell’Avvocatura regionale che assolveva a suo modo Occhiuto sostenendo tra l’altro che “il contributo erogato al presidente prescinda dall’utilizzo dell’autovettura di servizio a titolo gratuito”. Ora però sarà la Procura di Roma a valutare se a Occhiuto spettasse quel rimborso e se fosse obbligato a comunicare alla Regione di non averne bisogno.
Sarà il pm De Falco a dover decidere se notificare la richiesta di archiviazione o la chiusura indagine che di solito prelude alla richiesta di rinvio a giudizio. Un bivio che Occhiuto affronterà con il giusto distacco, da presidente eletto con 4 anni e mezzo di legislatura davanti.
(da agenzie)

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IL TRIBUNALE DI CATANIA LIBERA SEA-WATCH DAL FERMO AMMINISTRATIVO DECISO DAL REGIME SOVRANISTA: LA ONG PUO’ TORNARE A SALVARE ESSERI UMANI

Febbraio 19th, 2026 Riccardo Fucile

ANNULLATO IL PROVVEDIMENTO E REVOCATA LA SANZIONE COLLEGATA: VINCE LA LEGALITA’… SOSTENERE CHE DOVEVA “COORDINARSI” CON LA GUARDIA COSTIERA LIBICA, NOTA ASSOCIAZIONE A DELINQUERE, E’ UN ABORTO GIURIDICO

Il tribunale di Catania ha annullato il provvedimento di fermo amministrativo che pesava sulla Sea‑Watch 5 e ha revocato la sanzione collegata. La misura faceva riferimento all’intervento del 25 gennaio, quando la nave ha soccorso 18 persone — tra cui due bambini molto piccoli — su un barchino in difficoltà. L’ong tedesca che gestisce l’imbarcazione ha dichiarato di essere pronta a tornare nel Mediterraneo e riprendere le attività di salvataggio non appena risolte le questioni logistiche.
Contesto giuridico e motivazioni
Secondo Sea‑Watch, il salvataggio è avvenuto in acque internazionali, nella zona SAR attribuita alla Libia. Le autorità italiane avevano contestato la mancata comunicazione delle coordinate all’autorità libica, motivo per cui era stato disposto il fermo e inflitta la sanzione. L’ong ha spiegato la scelta operativa citando le condizioni di pericolo manifeste a bordo e le ripetute violazioni dei diritti umani documentate nei centri di detenzione libici: notificare l’intervento alla Libia, a loro avviso, avrebbe potuto esporre le persone soccorse a ulteriori rischi.
Il caso solleva questioni delicate: da un lato gli obblighi procedurali legati al coordinamento SAR e alla notifica tra Stati, dall’altro la responsabilità di tutela delle persone recuperate in mare. Il pronunciamento di Catania elimina l’ostacolo amministrativo immediato, ma non chiude il dibattito giuridico sulle priorità operative in situazioni di emergenza.
Implicazioni pratiche
Con la revoca del fermo, la Sea‑Watch 5 può tornare a navigare. Resta però da definire l’articolazione pratica delle missioni: assegnazione dei porti sicuri, canali di comunicazione con le autorità competenti e criteri per eventuali deroghe quando a rischio ci sono vite umane. Le ong hanno annunciato contatti con le istituzioni per concordare i prossimi passaggi logistici; dai futuri confronti dipenderanno le modalità operative immediate.
Il precedente Palermo
Questo episodio si inserisce in un quadro giudiziario più ampio. Il tribunale civile di Palermo aveva riconosciuto un risarcimento a Sea‑Watch per il fermo della Sea‑Watch 3 nel 2019, legato alla vicenda con la comandante Carola Rackete: oltre 76mila euro per danni patrimoniali e spese legali. Quel precedente resta un elemento di riferimento nella discussione su autorizzazioni, zone SAR e limiti delle norme amministrative rispetto all’obbligo di soccorso.
Nuovi ritrovamenti e impatto umano
Parallelamente alla vicenda giudiziaria, sono stati segnalati ritrovamenti drammatici: Sea‑Watch ha indicato il recupero di almeno 15 cadaveri sulle coste di Calabria e Sicilia. Le autorità stanno verificando i corpi tramite accertamenti medico‑legali; indizi preliminari collegano queste morti al ciclone Harry, che ha creato condizioni meteomarine estremamente pericolose. L’ong ha definito quei corpi «vite concluse ai confini dell’Europa», avvertendo che il numero potrebbe non rappresentare l’intero bilancio.
Cosa resta aperto
Le indagini in corso chiariranno cause e responsabilità, e potrebbero influenzare eventuali adeguamenti normativi o procedure operative. Sul piano pratico, il tema resta lo stesso: trovare un equilibrio credibile tra obblighi amministrativi, cooperazione internazionale e, prima di tutto, la protezione delle persone in pericolo. I prossimi giorni diranno se il confronto tra ong, autorità nazionali e organismi di coordinamento SAR porterà misure concrete per mitigare i rischi lungo le rotte del Mediterraneo.
(da agenzie)

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NON C’È MAI LIMITE AL PEGGIO: PETRECCA SI SENTE COME GESÙ. QUEL PATACCA DEL DIRETTORE MELONIANO DI RAISPORT, DOPO LE DIMISSIONI, SU INSTAGRAM POSTA IL QUADRO “SAN MATTEO E L’ANGELO” DI GUIDO RENI, E CITA UN PASSO DEL VANGELO DI MATTEO: “IN VERITÀ VI DICO. UNO DI VOI MI TRADIRÀ”

Febbraio 19th, 2026 Riccardo Fucile

PETRECCA CERCA GIUDA, MA LA DOMANDA È: LO RICONOSCERÀ? O LO SCAMBIERÀ PER QUALCUN ALTRO COME HA FATTO CON MATILDA DE ANGELIS (CONFUSA CON MARIAH CAREY) E KRISTY COVENTRY (CHE HA SPACCIATO PER LA FIGLIA DI MATTARELLA)?

Un’immagine tratta da un quadro di Guido Reni, “San Matteo e l’Angelo”, e una scritta che richiama un passo del Vangelo di Matteo, precisamente il versetto Mt26, 20-29.
A postarlo nelle sue stories Instagram è il direttore di RaiSport Paolo Petrecca, poco dopo che aver rimesso in mandato nelle mani dell’ad Rai, Giampaolo Rossi, in seguito alla bufera scatenatasi per la telecronaca della cerimonia di apertura delle Olimpiadi. I versetti citati da Petrecca contengono la celebre frase rivolta da Gesù agli apostoli durante l’Ultima Cena: “In verità vi dico: uno di voi mi tradirà”. Difficile capire a chi Petrecca si riferisca, fuori o dentro la Rai.
I versetti dal 20 al 29 recitano infatti: “Quando fu sera, si mise a tavola con i dodici. Mentre mangiavano, disse ‘In verità vi dico: uno di voi mi tradirà’. Ed essi, profondamente rattristati, cominciarono a dirgli uno dopo l’altro ‘Sono forse io, Signore?’ Ma egli rispose ‘Colui che ha messo con me la mano nel piatto, quello mi tradirà'”.
Poi, il passo del Vangelo di Matteo, evocato da Petrecca, continua cambiando tono: “‘Certo, il Figlio dell’uomo se ne va, come è scritto di lui; ma guai a quell’uomo dal quale il Figlio dell’uomo è tradito! Meglio sarebbe per quell’uomo se non fosse mai nato’. E Giuda, il traditore, prese a dire: ‘Sono forse io, Rabbì?’ E Gesù a lui ‘Lo hai detto'”.
Il passo citato dal direttore dimissionario di Rai Sport, conclude: “Mentre mangiavano, Gesù prese del pane e, dopo aver pronunciato la benedizione, lo spezzò e lo diede ai suoi discepoli dicendo ‘Prendete, mangiate, questo è il mio corpo’. Poi prese un calice e, dopo aver reso grazie, lo diede loro dicendo: ‘Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue, il sangue del patto, il quale è sparso per molti per il perdono dei peccati. 29 Vi dico che da ora in poi non berrò più di questo
frutto della vigna, fino al giorno che lo berrò nuovo con voi nel regno del Padre mio'”.
(da agenzie)

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