Gennaio 23rd, 2026 Riccardo Fucile
IL BIMBO RAPITO DAI SICARI DI TRUMP E’ IN UN CENTRO DI DETENZIONE IN TEXAS
In poche ore Liam, il bambino prelevato ieri dagli agenti dell’ICE la cui foto ha fatto il giro del mondo, è passato dal vialetto di casa, in un sobborgo di Minneapolis, a un centro di detenzione per immigrati nel sud del Texas. Cinque anni, appena rientrato dall’asilo, il piccolo è stato deportato insieme al padre e trasferito a oltre duemila chilometri di distanza, a Dilley, diventando uno dei casi più emblematici delle recenti operazioni federali sull’immigrazione in Minnesota.
Secondo quanto riferito dalle autorità scolastiche di Columbia Heights, l’intervento è avvenuto martedì pomeriggio. Gli agenti federali avrebbero fermato l’auto di famiglia nel vialetto e imposto al bambino di bussare alla porta dell’abitazione per verificare se ci fossero altre persone all’interno. In casa si trovava la madre, che non avrebbe aperto. La famiglia, arrivata negli Stati Uniti nel 2024, ha una domanda di asilo ancora in corso e non è destinataria di alcun ordine di espulsione.
L’operazione degli agenti ICE mirava al padre, Adrian Alexander Conejo Arias. Il Dipartimento per la Sicurezza Interna sostiene che l’uomo sia fuggito a piedi, lasciando il figlio sul posto, e che per questo un agente sia rimasto con il bambino mentre gli altri procedevano all’arresto. Una versione che tuttavia è stata nettamente smentita dai dirigenti scolastici, secondo i quali un altro adulto residente nell’abitazione era presente all’esterno e si era offerto di prendersi cura di Liam, senza che gli agenti accettassero l’alternativa.
Di fatto, il bimbo è stato utilizzato come “esca” per catturare suo padre. Ma non è tutto, perché Liam e il papà sono stati rapidamente caricati a bordo di un aereo e deportati nell’estremo sud degli USA, in un centro di detenzione per immigrati a Dilley, in Texas, a oltre duemila chilometri dal Minnesota. L’avvocato della famiglia ha spiegato che non è stato possibile avere contatti diretti con loro e che si presume siano trattenuti in una struttura destinata ai nuclei familiari. Sono in corso valutazioni legali per ottenere il loro rilascio.
Il caso si inserisce nel quadro di un generale inasprimento delle operazioni dell’ICE nello Stato del Minnesota. In circa sei settimane, secondo le autorità di frontiera, sono stati effettuati migliaia di arresti, inclusi diversi minori. A Columbia Heights, distretto scolastico con una forte presenza di famiglie immigrate, l’impatto si è fatto sentire anche nelle scuole: altri tre studenti di 10 e 17 anni sono stati fermati recentemente e la frequenza scolastica è calata drasticamente.
Intanto, organizzazioni per i diritti dei bambini denunciano condizioni critiche nel centro di Dilley, parlando di minori malati e di detenzioni prolungate in condizioni drammatiche. Leecia Welch, consulente legale capo di Children’s Rights, ha dichiarato a Ndtv di aver visitato la struttura la scorsa settimana nell’ambito di una causa legale sul benessere dei bambini immigrati in custodia federale. “Il numero di bambini è salito alle stelle e molti di loro sono stati trattenuto per oltre 100 giorni”, ha detto, aggiungendo che “quasi tutti i bambini con cui abbiamo parlato erano malati”.
Prima di Liam, un diciassettenne è stato rapito mentre si recava a scuola, e anche un bambino di 10 anni e un diciassettenne sono stati catturati e deportato. Zena Stenvik, sovrintendente delle scuole pubbliche di Columbia Heights, ha confermato: “Nelle ultime settimane, gli agenti dell’ICE hanno perlustrato i nostri quartieri, hanno fatto il giro delle nostre scuole, hanno seguito i nostri autobus, sono entrati più volte nel nostro parcheggio e hanno portato via i nostri bambini”.
(da Fanpage)
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Gennaio 23rd, 2026 Riccardo Fucile
L’ULTIMA FOLLIA DI UN CRIMINALE RICADE SULLA COSCIENZA DELLA FECCIA UMANA CHE L’HA VOTATO
Provate a farvi questa domanda: qual è la linea che definisce ciò che per me è moralmente
accettabile da ciò che non lo è?
Bene: ora prendete un bambino di cinque anni che esce da scuola, il berretto blu a forma di coniglio, lo zaino di Superman, che viene prelevato da due poliziotti e usato come esca per arrestare sia lui sia suo padre, un uomo proveniente dall’Ecuador che viveva in America da anni, con un permesso di asilo attivo e nessun ordine di espulsione.
Oppure prendete una bambina di dieci anni che sta andando a scuola e che anziché entrare in classe con le sue amiche, i suoi amici, i suoi insegnanti, si ritrova due agenti che affiancano lei e sua madre per portarle in un centro di detenzione a migliaia di chilometri da casa loro, in Texas.
Ecco: questi due fatti da parte stanno del vostro confine che separa ciò che è moralmente accettabile da ciò che non lo è?
Perché è questo, in fondo, quel che dobbiamo chiederci quando sentiamo parlare di queste storie. Se quel che stanno vivendo i bambini del Minnesota, terrorizzati dall’idea di uscire per andare a scuola e non trovare più i loro genitori, o essere usati come esca per arrestarli, o essere arrestati a loro volta, è qualcosa che vorremmo accadesse anche nel nostro Paese, o meno.
Perché no, quel che stanno facendo il presidente americano Donald Trump e l’ICE – che pure hanno smentito, relativamente al solo bimbo di cinque anni, seppure numerose testimonianze affermano il contrario – non è l’aberrazione delle idee di chi dice “padroni a casa nostra”, “prima gli americani (o gli italiani)”, “remigrazione”, ma è semplicemente la loro realizzazione. La loro brutale, concreta realizzazione.
Torniamo alla domanda iniziale. Si può stare tra chi ritiene che quello che sta facendo l’ICE – omicidio a sangue freddo di Renee Nicole Good compreso – sia brutale, ma moralmente accettabile e politicamente giusto. Oppure si può stare tra
chi pensa che Trump stia facendo cose che pensavamo aver seppellito assieme alle camicie nere o brune che fossero, qualche decennio fa.
L’unico posto in cui non si può stare è lì nel mezzo, tra gli ignavi, gli indifferenti, gli astenuti, quelli che non sanno e non rispondono. Perché quel che sta accadendo in Minnesota è una chiamata alle nostre coscienze. Perché l’unico posto in cui non si può stare, oggi, è sul confine ciò che moralmente accettabile, e ciò che non lo è.
(da Fanpage)
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Gennaio 23rd, 2026 Riccardo Fucile
L’EVENTO PUBBLICIZZATO SUI CANALI SOCIAL DEL COMITATO REMIGRAZIONE E RICONQUISTA E ALTRI GRUPPI RAZZISTI: IL DEPUTATO LEGHISTA FURGIUELE HA ORGANIZZATO L’EVENTO
Degli esponenti di Casapound e altri gruppi di estrema destra potrebbero entrare in Parlamento per presentare alla stampa una loro proposta di legge dedicata alla “remigrazione” degli stranieri che si trovano in Italia. L’evento è promosso da Remigrazione e riconquista, il comitato che unisce questi gruppi e che ha lanciato la raccolta firme per il ddl di iniziativa popolare. A programmare la conferenza alla Camera è stato un deputato della Lega: si tratterebbe – secondo quanto appreso da Fanpage.it – del calabrese Domenico Furgiuele.
La conferenza stampa serve come presentazione per la raccolta firme lanciata dal comitato, che tra i suoi fondatori ha Casapound, Rete dei Patrioti, VFS e Brescia ai Bresciani. Tutte realtà di estrema destra che ora cercano 50mila firme per portare in Parlamento una proposta di legge che, tra le altre cose, contiene la creazione della “remigrazione” per il “recupero della sovranità e dell’identità nazionali”. La remigrazione è un concetto adottato dall’estrema destra europea negli ultimi anni, che ha trovato spazio anche in Italia e, politicamente, Matteo Salvini ha ripreso più volte.
I relatori sono stati invitati dal parlamentare leghista: anche l’ufficio stampa della Camera ha sottolineato che le conferenze si svolgono sempre su iniziativa di un deputato o di un partito, che poi sceglie i partecipanti. Interverrà Luca Marsella, presidente del comitato e portavoce di Casapound. Marsella è un volto noto dell’estrema destra romana e in particolare di Ostia, condannato la scorsa estate a un anno di carcere (in primo grado) per degli scontri avvenuti nel 2022. Dovrebbe parlare anche Salvatore Ferrara della Rete dei patrioti, con una lunga militanza in Forza nuova alle spalle. Insieme a loro Ivan Sogari di Veneto Fronte skinheads e Jacopo Massetti, ex responsabile di Forza nuova a Brescia.
La reazione dell’opposizione è stata immediata. “È inaccettabile che la Camera dei deputati ospiti una conferenza stampa sulla cosiddetta ‘remigrazione’, promossa da esponenti di Casapound e da personaggi noti per iniziative svolte insieme a soggetti poi risultati appartenenti alla criminalità organizzata”, ha detto il deputato democratico Matteo Orfini. “La Camera non può diventare una tribuna per chi propaganda ideologie fasciste, viola la Costituzione e si pone apertamente contro le istituzioni democratiche”. Orfini ha fatto un appello al presidente della Camera Fontana: “Impedisca questa vergognosa strumentalizzazione delle sedi istituzionali”.
Anche Riccardo Magi, segretario di +Europa, ha attaccato: “La Lega di Salvini, che esprime il presidente della Camera Lorenzo Fontana, con il generale Vannacci il 30 gennaio porta una bella carrellata di neofascisti a Montecitorio” , per presentare “praticamente le nuove leggi razziali. Sarebbe quantomeno opportuno che Fontana, in quanto presidente della Camera, esponente della Lega e con un passato vicino a queste realtà, prendesse le distanze”.
(da Fanpage)
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Gennaio 23rd, 2026 Riccardo Fucile
LO SCANDALO DEL SOFTWARE SPIA NEI PC DEI MAGISTRATI E PERSONALE DEI TRIBUNALI
La vicenda del software spia installato nei circa 40mila pc di magistrati e personale di tribunali e
procure italiane inizia ad assumere i contorni di un vero e proprio scandalo. Dal quale il governo, come nel remake di un film già visto con la girandola di versioni puntualmente smentite dai fatti sul caso Almasri, sta cercando maldestramente di chiamarsi fuori.
In un duello a distanza con Report, la trasmissione condotta da Sigfrido Ranucci, che a colpi di clip – antipasto della puntata in onda domenica prossima su Rai3 – sta aggiungendo una tessera dopo l’altra al puzzle che smonta la versione e smentisce le repliche non solo del ministro della Giustizia Carlo Nordio, ma anche quelle offerte direttamente da Palazzo Chigi.
Ma andiamo con ordine. Mercoledì Report anticipa la notizia del software ECM, installato nel 2019 (l’allora ministro Bonafede ha detto di non esserne stato messo a conoscenza), in grado di spiare all’insaputa dell’utente gli oltre 40mila Pc in dotazione agli uffici giudiziari italiani. Ad insorgere, però, è l’attuale Guardasigilli che, ammettendone l’esistenza, precisa che il programma “non consente sorveglianza dell’attività dei magistrati, non legge contenuti, non registra tasti o schermo, non attiva microfoni/webcam”. Non solo: “Le funzioni di controllo remoto non sono attive né sono state mai attivate” e in ogni caso “il loro eventuale uso necessiterebbe di una richiesta dell’utente e di una sua conferma esplicita: non potrebbe dunque avvenire a sua insaputa”. Affermazioni subito smontate da Report con la testimonianza del giudice del Tribunale di Alessandria, Aldo Tirone che, “venuto a conoscenza del software dalla confidenza di un tecnico informatico”, ha chiesto di fare una prova con un esperto. Risultato: “L’interlocutore – racconta Tirone alla squadra di Ranucci – mi chiedeva se vedevo qualcosa di strano sullo schermo del mio pc. E gli ho risposto ‘no’. E lui ha replicato: ‘sappia che la sto già vedendo’…”. Quindi, a differenza di quanto sostenuto da Nordio, è possibile entrare da remoto e rovistare nell’hard disk di un magistrato senza che il legittimo titolare del Pc se ne accorga.
Ma non è tutto. Sempre mercoledì, dopo le prime clip diffuse da Report, la Presidenza del Consiglio si era chiamata fuori con una nota sostenendo che la responsabilità delle infrastrutture digitali ricade sul ministero della Giustizia. Una versione messa a dura prova ieri dal dialogo, risalente al maggio 2024 e diffuso dal programma di Ranucci, tra Giuseppe Talerico, dirigente del ministero della Giustizia, responsabile del Coordinamento Interdistrettuale dei Sistemi informatici di Milano (braccio operativo del ministero nel Nord-Ovest), e un tecnico informatico. Talerico viene spedito a Torino per occuparsi della protesta, supportata dalla Procura, proprio a seguito della scoperta della presenza del software ECM sui pc degli uffici. “Se stiamo facendo ‘sta riunione, significa che siamo in difficoltà, perché siamo ancora fermi con un aggiornamento che però ci ha chiesto la Presidenza del Consiglio dei Ministri”, spiega Talerico. Che alle obiezioni del tecnico locale ribatte: “Ma dobbiamo avere la controllabilità di ‘sti computer attraverso ‘sto ECM”.
Già nel 2024, quindi, il governo sapeva del software (installato nel 2019) e – stando all’audio di Talerico svelato da Report – ne avrebbe “chiesto” il mantenimento sui Pc dei magistrati. Un fatto di una gravità tale che ha spinto le opposizioni a chiedere che la premier Meloni e il ministro Nordio si precipitino in Parlamento per chiarire la vicenda. E sufficiente a sollevare per lo meno un interrogativo: che riforma della Giustizia ci si può aspettare da un esecutivo che agisce così?
(da La Notizia
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Gennaio 23rd, 2026 Riccardo Fucile
IL MITO CAPITALISTA DELLA RICADUTA A PIOGGIA DELLA RICCHEZZA DA POCHE MANI A TANTE SI E’ RIVELATA UNA BALLA COLOSSALE
Oxfam è un’associazione internazionale di organizzazioni no profit che si occupa di studiare le diseguaglianze economiche a livello globale. Secondo l’ultimo rapporto Oxfam, l’uno per cento della popolazione mondiale (diciamo: i molto ricchi) possiede beni pari al triplo dell’intera ricchezza pubblica del pianeta.
Scuole, ospedali, ferrovie, strade, infrastrutture, parchi, terreni, edifici pubblici, insomma i beni comuni: non valgono che un terzo del patrimonio privato dell’uno per cento degli esseri umani.
È un dato così eloquente, così soverchiante, così enormemente rappresentativo dell’attuale stato del mondo, che ci si domanda come si possa parlare d’altro. Oxfam spiega che, dal 1975 a oggi, la forbice tra beni privati e beni pubblici è costantemente aumentata, e continua ad allargarsi in modo esponenziale.
Il capitalismo è in una fase ferocemente selettiva, e il mito liberista della ricaduta “a pioggia” della ricchezza (per contagio? per miracolo?) da poche mani a tante si è rivelato una fola consolatoria che i suoi fautori si guardano bene dall’ammettere.
Tutte le elucubrazioni, qualcuna anche divertente, sulla confusione post-ideologica e il conseguente appannarsi delle differenze tra destra e sinistra (se preferite: tra una visione rassegnatamente classista e una ostinatamente solidale della società), si sciolgono come neve al sole di fronte all’evidenza: tassare i miliardari è di sinistra, non tassarli è di destra. È anche possibile ipotizzare che se il dibattito politico tornasse a focalizzarsi su questo aspetto strutturale del nostro presente e del nostro futuro, sarebbe sicuramente meno noioso; e forse, addirittura, più partecipato.
(da repubblica.it)
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Gennaio 23rd, 2026 Riccardo Fucile
TRENTA MILIARDI DI DOLLARI CHE FANNO GOLA AL SETTORE PRIVATO… COME FARE SOLDI SUL SANGUE DI 70.000 MORTI INNOCENTI
Sarà per il suo passato da immobiliarista, ma nel progetto americano per la New Gaza
presentato da Jared Kushner ci sono innanzitutto grattacieli avveniristici e alberghi per il turismo costiero, hub energetici e moderne infrastrutture. Un disegno futuristico in stile Dubai, ma costruito su cumuli di macerie e sul sangue di oltre 70 mila morti palestinesi.
No, non si tratta del video fatto con l’intelligenza artificiale pubblicato da Donald Trump in cui il tycoon presentava “Gaza riviera”, ma di un progetto concreto esposto a Davos, durante il World Economic Forum, a margine della firma del contestato Board of peace per Gaza. Il costo? Trenta miliardi di dollari. E “per il settore privato – ha promesso Kushner – ci saranno incredibili opportunità di investimento”. Che il progetto abbia un’inclinazione innanzitutto immobiliare, in fondo, lo ha ammesso lo stesso Trump dopo che il genero – che, insieme all’altro ex immobiliarista Steve Witkoff è stato il regista della (fragile) tregua a Gaza – ha presentato le mappe e le diapositive del futuro della Striscia: “Sono un esperto di immobiliare e per me la posizione è tutto, it’s all about location, e ho pensato: guardate questa posizione sul mare, guardate questo splendido pezzo di proprietà, cosa potrebbe rappresentare per così tante persone. Sarà davvero, davvero fantastico. Le persone che vivono così male vivranno così bene”.
Il tempo stimato per la realizzazione di questo nuovo polo futuristico è di “tre anni”. La “nuova Gaza – ha proseguito Kushner – potrebbe diventare un luogo di speranza, anche una destinazione, con una forte industria e opportunità concrete perché le persone prosperino e trovino una vera occupazione. Una volta che questo processo sarà avviato – ha aggiunto – riteniamo che potrà portare a una piena occupazione e a opportunità per chiunque viva lì”.
Al di là delle slide, restano tanti punti di domanda. Quando inizierà la fase due a Gaza? Da dove proverranno i fondi per la ricostruzione? Chi contribuirà alla forza di stabilizzazione internazionale, il cui dispiegamento è considerato cruciale per
passare alla fase successiva? Per ora ci sono solo grattacieli e alberghi proiettati in mondovisione su alcune diapositive di un powerpoint.
(da agenzie)
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Gennaio 23rd, 2026 Riccardo Fucile
IL CLIMATOLOGO: “SAPPIAMO TUTTI CHE TRUMP E’ SOSTENUTO DALLE GRANDI CORPORATION DEL PETROLIO, DEL CARBONE E DEL GAS”
Nel suo lungo intervento di ieri al Forum di Davos Donald Trump non ha parlato solo della pretesa di acquisire il controllo della Groenlandia: il Capo della Casa Bianca ha infatti inanellato una serie incredibile di bufale riguardanti il cambiamento climatico e le energie rinnovabili, invitando esplicitamente gli alleati del Vecchio Continente ad abbandonare la transizione energetica e puntare invece su petrolio, gas e carbone, “guarda caso” proprio tra le fonti che maggiormente hanno finanziato la sua corsa alla Casa Bianca.
Il Presidente USA ha detto che le preoccupazioni sulla crisi climatica sono – testualmente – “fake news” che i “radicali” vorrebbero imporre anche agli Stati Uniti. Ha aggiunto che “più un Paese ha impianti eolici, più perde denaro e peggiore è il suo andamento economico”, suggerendo di conseguenza di puntare sulle fonti fossili. Parlando della Cina, Paese leader nella produzione di energia da fonti rinnovabili, Trump ha sostenuto che “vende l’eolico solo a persone stupide”, invitando quindi l’Europa ad avviare una nuova stagione di trivellazioni nel Mare del Nord e a seguire il suo esempio: “Durante la mia leadership la produzione di gas degli Stati Uniti ha raggiunto nuovi record e anche la produzione di petrolio adesso è aumentata da 732 barili a 1000 barili al giorno”.
Secondo Trump “gli Stati Uniti hanno evitato il collasso catastrofico che hanno vissuto alcuni Paesi europei che vogliono andare avanti con questa idea dell’energia pulita, ma in realtà molti pensano che questo potrà distruggere la vostra terra e potreste perdere in questo modo anche milioni e milioni di dollari”.
Parole in libertà, dette però dal capo della prima potenza mondiale. Dichiarazioni che Luca Mercalli – intervistato da Fanpage.it – liquida senza giri di parole come pura e semplice propaganda. “La prima cosa da fare è sempre guardare chi parla”, attacca. “Questa critica arriva da un personaggio che ha un interesse enorme nelle energie fossili. Non è una posizione imparziale, è la difesa di un modello economico”.
Mercalli: “Trump sostenuto dalle grandi corporation del petrolio”
Secondo il climatologo, Trump non sta semplicemente esprimendo un’opinione politica, ma sta portando avanti una strategia industriale e commerciale aggressiva. “Sappiamo benissimo che Trump è stato sostenuto economicamente dalle grandi corporation del petrolio, del carbone e del gas. Sappiamo anche che oggi gli Stati Uniti hanno tutto l’interesse a catturare il mercato europeo del gas, dopo averlo sottratto a quello russo”.
Un’operazione che ha conseguenze dirette sull’ambiente e sulle bollette. “Il gas americano non arriva via metanodotto, arriva con le grandi navi gasiere. Questo significa che viene prima compresso, poi trasportato attraversando l’oceano e infine rigassificato. È un processo molto più inquinante. E il prezzo, ovviamente, lo decidono loro”. Altro che sicurezza energetica. “Questa non è indipendenza, è una nuova forma di dipendenza”.
Per Mercalli, è proprio questo contesto a rendere grottesche le accuse rivolte alle rinnovabili. “Quando dietro una critica c’è un interesse economico così evidente, quella critica è già screditata in partenza”. L’idea che eolico e solare farebbero “perdere soldi” ai Paesi che li adottano viene definita “una banalizzazione propagandistica”. “È come dire che costruire una rete elettrica nel 1900 fosse un disastro economico perché all’inizio costava tanto”.
Il punto centrale del discorso di Trump, ribadisce Mercalli, è la totale incapacità – o mancanza di volontà – di ragionare sul medio-lungo periodo. “La transizione energetica non è una cosa che giudichi in due anni. È un processo che richiede decenni. Si parte con tecnologie nuove, inizialmente più costose, che poi migliorano, diventano più efficienti, costano meno e si integrano in una rete elettrica che ha più di cento anni”.
Trump, invece, “ragiona come se tutto dovesse dare un profitto immediato”. Ma l’energia non funziona così. “All’inizio devi investire. È normale che non vedi subito il vantaggio, se non in momenti particolari. Oggi, ad esempio, sappiamo che nelle ore centrali delle giornate estive l’energia fotovoltaica ha un costo praticamente zero”. Il fatto che questo non si rifletta ancora pienamente sulle bollette “dipende dai meccanismi di mercato e dal fatto che quei risparmi vengono reinvestiti per rifare reti elettriche obsolete”.
Reti che, sottolinea Mercalli, “vanno completamente ripensate”. “Bisogna rifare le linee, migliorare le connessioni internazionali, adattare l’architettura di rete a una produzione distribuita. Tutti investimenti che torneranno indietro nel tempo, come è successo con la rete elettrica costruita nel secolo scorso”.
Eolico e solare superano i fossili nella produzione elettrica dell’UE
I dati europei più recenti dimostrano che la direzione imboccata è quella giusta. Nel 2025, per la prima volta, eolico e solare hanno prodotto più elettricità dei combustibili fossili nell’Unione Europea: 30% contro 29%. A certificarlo è la European Electricity Review pubblicata dal think tank Ember, che analizza i dati di
tutti i 27 Paesi UE. “Questo storico sorpasso mostra quanto velocemente l’Unione Europea si stia muovendo verso un sistema elettrico alimentato da sole e vento”, spiega Beatrice Petrovich, autrice del rapporto.
Mercalli: “Le fonti rinnovabili ci rendono meno ricattabili”
Nel complesso, le rinnovabili hanno coperto il 48% della produzione elettrica europea nel 2025, nonostante un anno sfavorevole per idroelettrico ed eolico. Il vero motore della crescita è stato il solare, aumentato di oltre il 20% per il quarto anno consecutivo, fino a raggiungere il 13% dell’elettricità UE, superando carbone e idroelettrico. In cinque anni, la quota combinata di eolico e solare è salita dal 20% al 30%, mentre i fossili sono scesi dal 37% al 29%.
Numeri che, secondo Mercalli, “smontano completamente la narrazione di Trump”. “Altro che economie in crisi: qui siamo davanti a un cambiamento strutturale”. Anche l’Italia è coinvolta. Nel 2025 la produzione elettrica da solare è cresciuta del 24%, arrivando al 17% del totale. Eppure proprio l’Italia è uno dei Paesi che paga di più la dipendenza dal gas. Insieme alla Germania, è in testa per costi di importazione: nel 2025 l’UE ha speso 32 miliardi di euro in gas per produrre elettricità, con un aumento del 16% rispetto all’anno precedente.
“La dipendenza dal gas rende l’Europa vulnerabile al ricatto dei Paesi esportatori e fa aumentare i prezzi dell’elettricità”, avverte Petrovich. Mercalli concorda e rilancia: “Se continui a basarti sul gas importato, sei per definizione ricattabile. Se invece produci energia sul tuo territorio con sole, vento e acqua, sei molto più libero”.
Trump ignora anche uno dei pochi veri nodi aperti della transizione: l’intermittenza. “È vero che una rete basata su eolico e solare è più fragile di una basata su fonti programmabili”, ammette Mercalli. “Ci sono giorni senza vento e senza sole. Ma questa non è una scusa per non fare la transizione, è il motivo per cui serve investire nello stoccaggio”.
L’UE investe troppo in armamenti, dovrebbe puntare sulle rinnovanbii
Batterie e idrogeno sono le chiavi. “Le batterie oggi permettono di accumulare energia per alcune ore, non per mesi. Per lo stoccaggio stagionale la strada più promettente è l’idrogeno”. Una strada ancora in sviluppo, ma non impossibile. “Il problema è che invece di investire miliardi nella ricerca sull’idrogeno, preferiamo spenderli in armamenti. Così rallentiamo una soluzione che sarebbe strategica”.
Infine, il grande rimosso del discorso trumpiano: il clima. “Trump è un negazionista climatico perché deve difendere il suo mercato fossile”, accusa Mercalli. “Ma i dati scientifici non sono opinioni”. I rilevamenti del sistema Copernicus confermano che il 2025 è stato uno degli anni più caldi mai registrati. “Siamo in pieno sviluppo della crisi climatica e questo comporterà danni enormi alla società e all’economia”.
Dietro gli attacchi di Trump alle rinnovabili c’è infine anche la competizione globale con la Cina. “Gli Stati Uniti hanno scelto di uscire dalla produzione di tecnologie rinnovabili, la Cina no”, conclude Mercalli. “Ora Pechino è leader mondiale e Trump reagisce attaccando il settore. Non perché non funzioni, ma perché funziona troppo bene. Ma non per lui”.
(da Fanpage)
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Gennaio 23rd, 2026 Riccardo Fucile
LA CORTE COSTITUZIONALE SI ERA GIA’ ESPRESSA CONTRO I CPR, MA LA “DESTRA DELL’ILLEGALITA’” SE NE FOTTE DEL DIRITTO
Mentre si aspetta l’approvazione del nuovo pacchetto Sicurezza del governo Meloni – con alcune misure
che dovrebbero essere incluse in un decreto e dunque dovrebbero entrare in vigore da subito, come la stretta sull’uso del coltelli da parte dei minori, e altre che verranno emanate con un disegno di legge che sarà discusso in Parlamento – il 20 gennaio ministro dell’Interno Piantedosi ha inviato ai prefetti e ai questori una circolare interpretativa rispetto alla legislazione vigente, con cui chiede di favorire “con la massima determinazione” le espulsioni per i migranti violenti che minacciano “la sicurezza pubblica”.
Cosa dice la circolare di Piantedosi sugli stranieri nei Cpr
Nel testo della comunicazione, di cui ha dato notizia per primo il Messaggero, si legge: “Alcuni recenti episodi di cronaca hanno posto all’attenzione la necessità di perseguire con la massima determinazione l’obiettivo – prioritario per la sicurezza pubblica – del rimpatrio degli stranieri irregolari presenti sul territorio nazionale che si siano evidenziati per comportamenti pericolosi”.
L’allontanamento rapido dal nostro Paese viene raccomandato di fronte al “rischio che una possibile escalation dei comportamenti violenti culmini, come già accaduto, nella commissione di efferati delitti.
Viene inoltre sottolineato che gli irregolari in attesa di tornare nei Paesi di origine, devono restare all’interno dei Centri di permanenza e rimpatrio (Cpr). Quindi il
Viminale aggiunge: “qualora singoli alloggi o addirittura, come pure è accaduto, interi settori dei Cpr siano resi inutilizzabili, si provveda a trasferire i migranti ivi trattenuti presso altri centri di trattenimento, escludendosi la possibilità di dimissioni dalla struttura con ordine di allontanamento del questore onde evitare che tale prospettiva possa incentivare comportamenti violenti”. Quindi, nel caso in cui le strutture fossero danneggiate e non idonee a ospitare i migranti, bisogna spostare gli stranieri in altri centri di trattenimento.
Il Viminale chiede ai questori di investire più risorse all’accompagnamento degli stranieri all’interno dei Cpr, “a qualsiasi distanza essi si trovino”. E invita poi i prefetti a provvedere alla manutenzione dei centri, in modo da avere a disposizione il maggior numero di posti possibile.
Altre criticità riguardano la presenza nelle strutture degli stranieri tossicodipendenti: il Viminale chiede ai prefetti di stipulare convenzioni con i SerD, affinché prendano in carico queste situazioni e impediscano che la tossicodipendenza comporti l’esclusione dell’idoneità alla vita di comunità ristretta.
Il ministro dell’Interno nella circolare richiama poi la direttiva del 19 maggio 2022, e in particolare l’articolo 3 comma 2 del testo firmato dall’allora ministra Lamorgese, che recita così: Nei casi in cui lo straniero abbia fatto accesso al centro senza aver effettuato la visita di cui al comma 1 da parte di un medico della ASL o dell’azienda ospedaliera, la visita dovrà essere ripetuta entro 24 ore dall’ingresso nel CPR da parte del medico della ASL con cui la Prefettura sede del CPR ha stipulato apposito protocollo.
Per la piena applicazione di questa norma, che consente appunto la reclusione nei Cpr anche allo straniero che non sia stato sottoposto a una visita medica preventiva per l’accertamento dell’idoineità alla vita di comunità , la circolare invita a stipulare convenzioni con le Asl.
La Corte Costituzionale si era già espressa contro la detenzione nei Cpr
Il punto però è che i Cpr violano l’articolo 13 della Costituzione, che afferma: “La libertà personale è inviolabile. Non è ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o perquisizione personale, né qualsiasi altra restrizione della libertà personale, se non per atto motivato dell’autorità giudiziaria e nei soli casi e modi previsti dalla legge”.
La Consulta si è già pronunciata il tal senso la scorsa estate, con la sentenza numero 96 del 3 luglio 2025, affermando che il trattenimento dei migranti nei Centri di permanenza per i rimpatri implica un “assoggettamento fisico all’altrui potere”, che ricade sulla libertà personale del migrante. I giudici hanno bocciato la disciplina vigente sul trattenimento nei Cpr, perché viola la riserva di legge in materia di libertà personale, e hanno chiesto al Parlamento di intervenire, integrandola.
Secondo la Corte il legislatore dovrebbe introdurre “una normativa compiuta, la quale assicuri il rispetto dei diritti fondamentali e della dignità della persona trattenuta”. Inoltre la sentenza sottolinea che la disciplina sui Cpr sarebbe “inidonea a definire, con sufficiente precisione, quali siano i ‘modi’ della restrizione, ovvero quali siano i diritti delle persone trattenute nel periodo, che potrebbe anche essere non breve, in cui sono private della libertà personale, disciplina rimessa, quasi per intero, a norme regolamentari e a provvedimenti amministrativi discrezionali”.
Perché con la circolare a prefetti e questori Piantedosi fa propaganda: l’emergenza immaginaria
Il Viminale come abbiamo visto nel documento fa riferimento a una “possibile escalation” di reati, e tira in ballo una non ben specificata “minaccia per l’ordine e la sicurezza pubblica” ma non fornisce i dati a sostegno di quest’allarme, che giustifichino la stretta e che motivino l’esigenza di disporre con urgenza il rimpatrio con accompagnamento alla frontiera degli stranieri irregolari. Il ministero sottolinea l’importanza di porre “in campo ogni sforzo organizzativo utile a darvi corso”, ma non dice a quali “recenti episodi di cronaca” si riferisca, e perché li consideri numericamente rilevanti.
Filippo Miraglia, responsabile nazionale Immigrazione dell’Arci, considera la circolare “un capolavoro di propaganda e criminalizzazione degli stranieri”.
“Il Ministro anziché dar seguito alle indicazioni contenute in quella importante sentenza fa l’esatto contrario. Introduce elementi di ulteriore discrezionalità e chiede un ricorso sempre maggiore alla detenzione amministrativa, come strumento di contenimento di persone pericolose socialmente, non sulla base di una sentenza ma sulla base di un giudizio del governo”, commenta in un post su Facebook.
“Nella circolare Piantedosi sembra sostenere che prefetture e questure non stiano facendo abbastanza per fermare il “crimine dilagante” nel nostro Paese ad opera degli stranieri irregolari. Ovviamente non c’è alcuna evidenza di questo pericolo che é, dopo anni di propaganda, auto evidente. Non servono i dati di realtà. Anzi direi che sono quasi irritanti. Da un lato infatti il Ministro ci dice che c’è una
riduzione dei crimini. Dall’altro, attraverso una circolare, lancia allarmi e chiede grande determinazione e dispendio di energie e risorse”, osserva ancora Filippo Miraglia.
E in effetti, se si leggono i dati Istat relativi agli omicidi nel nostro Paese relativi al 2024, In Italia abbiamo tassi più bassi rispetto al resto d’Europa. L’Istat ci dice infatti che nel 2024 si è arrestata la ripresa degli omicidi successiva alla pandemia di Covid-19. Dopo due anni consecutivi di aumento, gli omicidi volontari consumati tornano a diminuire. In particolare, nel 2023, si sono registrati 334 casi, mentre nel 2024 le vittime sono scese a 327 (-2,1% rispetto al 2023 e + 6,2% rispetto al 2019 anno precedente la pandemia). Il nostro Paese resta comunque tra quelli storicamente a minor rischio nell’Unione europea, afferma ancora l’Istat.
La media Ue del tasso di omicidi per 100mila abitanti nell’anno 2023 (ultimo anno disponibile) è infatti di 0,91 omicidi per 100mila abitanti. L’Italia, tra i 26 Paesi che rendono disponibili i dati per questo anno, è quello che presenta la più bassa diffusione del fenomeno (0,57) insieme alla Slovenia, dopo Malta (le cui ridotte dimensioni demografiche rendono il dato molto instabile) e prima di Irlanda e Polonia (rispettivamente 0,64 e 0,72 omicidi per 100mila abitanti).
Al polo opposto si trovano stabilmente Paesi baltici, Lussemburgo e Francia, con tassi che vanno dal 2,62 della Lituania all’1,30 omicidi per 100mila abitanti della Francia. Insomma, quelli che abbiamo in Italia non sono numeri da emergenza.
“L’obiettivo è sempre lo stesso costruire il nemico, alzare i toni, dare l’allarme e poi mettere in campo strumenti che indichino un colpevole, sempre lo stesso. Drammatizzare anziché rassicurare”, attacca Miraglia nel post.
(da Fanpage)
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Gennaio 23rd, 2026 Riccardo Fucile
LA RELATRICE MICHELA DI BIASE (PD): “COSI’ SI TORNA ALLE SENTENZE DEGLI ANNI ‘50. PROPOSTA IRRICEVIBILE”
Preso e «snaturato» dicono i dem. Sparisce addirittura la parola «consenso», che cede il posto al «dissenso», nella proposta di riformulazione del disegno di legge sulla violenza sessuale – il cosiddetto ddl stupro – presentata oggi, 22 gennaio, dalla senatrice leghista Giulia Bongiorno. Mentre era proprio il consenso il perno della proposta bipartisan Pd–FdI su cui avevano lavorato la dem Michela Di Biase e la meloniana Carolina Varchi, dopo l’intesa politica tra Elly Schlein e Giorgia Meloni, che aveva incassato il voto all’unanimità nell’Aula della Camera dei deputati. Ma la frenata è arrivata al Senato, dove il testo era stato stoppato e la senatrice Bongiorno era stata incaricata di formulare nuove modifiche.
Come cambia il testo?
Così, leggendo la riformulazione, si scopre che al posto di «consenso libero e attuale» si parla ora di «volontà contraria all’atto sessuale» da parte della persona. In particolare, nel secondo comma si specifica che questa «deve essere valutata tenendo conto della situazione e del contesto in cui il fatto è commesso»: «La volontà contraria all’atto sessuale deve essere valutata tenendo conto della situazione e del contesto in cui il fatto è commesso. L’atto sessuale è contrario alla volontà della persona anche quando è commesso a sorpresa ovvero approfittando della impossibilità della persona stessa, nelle circostanze del caso concreto, di esprimere il proprio dissenso». In giudizio, però, il rischio è che sia l’eventuale vittima a dover dimostrare che la situazione ha impedito di esprimere il proprio dissenso.
Rivisto anche il sistema sanzionatorio
Rivisto anche l’apparato sanzionatorio, con pene differenziate. Per la violenza sessuale, senza ulteriori specificazioni, la reclusione viene fissata da 4 a 10 anni, rispetto ai 6-12 anni previsti dal testo approvato all’unanimità in prima lettura. Resta invece il range 6-12 anni se «il fatto è commesso mediante violenza o minaccia, abuso di autorità ovvero approfittando delle condizioni di inferiorità fisica o psichica della persona offesa», si legge nella proposta Bongiorno al vaglio della Commissione Giustizia del Senato. Pene comunque diminuite di non più dei 2/3 per i casi di minore gravità.
(da agenzie)
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