10.000 PERSONE IN CORTEO PER IL 25 APRILE, GENOVA RISCOPRE LA PIAZZA, PER SILVIA SALIS E’ UN TRIONFO TRA OVAZIONI, CORI E “RESTA CON NOI”
PIOGGIA DI FISCHI PER IL PRESIDENTE DELLA REGIONE BUCCI, I SOVRANISTI PRIMA PROVOCANO E POI FANNO LE VITTIME… LA DEMOCRAZIA E’ LIBERTA’ DI APPLAUDIRE O FISCHIARE, ALTRIMENTI RESTI A CASA, NESSUNO TI OBBLIGA A FARE UNA PARTE CHE NON SENTI TUA
Genova in festa per festeggiare la liberazione dal nazi-fascismo e diecimila persone in piazza, che hanno sfilato nel corteo partito da piazza della Vittoria fino in piazza Matteotti. In testa ci sono le istituzioni, come il presidente della Regione Liguria, Marco Bucci, e la sindaca di Genova, Silvia Salis, al suo primo corteo di questo tipo con la fascia tricolore: “È un’emozione immensa, vedo un mare di persone – ha detto prima della partenza – Sono orgogliosa tutti i giorni di essere la sindaca di Genova ma oggi celebriamo un momento identitaria di questa città. È un orgoglio storico e nazionale per Genova”. Il corteo è partito intorno alle 10.20, accompagnato dalle note suonate dalla Filarmonica Sestrese. Dopo la commemorazione sotto il ponte Monumentale il corteo è arrivato in piazza Matteotti per gli interventi delle autorità. A parlare per primo Giacomo Ronzitti, presidente Ilsrec, che ha ricordato la lotta partigiana e in particolare il ruolo della donne.
Ovazione per Salis: “L’antifascismo non è anacronistico e Genova sa sempre da che parte stare”
Poi la parola è passata alla sindaca di Genova, emozionatissima per gli applausi, a tratti una vera e propria ovazione nei suoi confronti da parte di genovesi di tutte le età. “Ciao Genova, come sei bella oggi – ha esordito Salis – È un onore e anche una profonda commozione, essere qui davanti a voi, oggi, con questa fascia tricolore. Essere la sindaca di questa città è un privilegio ogni giorno, ma oggi lo è un po’ di più”. Anche Salis ha parlato a lungo del ruolo cruciale delle donne partigiane ma ha sottolineato con decisione come non dobbiamo avere paura di dire che il 25 aprile è la Festa della Liberazione sì per tutti, ma non di tutti. Non può essere la festa di chi scelse la parte sbagliata della storia e ancora oggi fatica a decidere da che parte stare”.
“Prima dicevano che parlare di antifascismo – ha proseguito la sindaca – celebrare ed esaltare la Resistenza era divisivo, ora addirittura ci dicono che è anacronistico. Sarà un caso che queste considerazioni arrivino sempre da quella parte politica che vuole mettere sullo stesso piano chi è morto per conquistare la libertà e chi ha ucciso per reprimerla. “L’antifascismo e la Liberazione non sono anacronistici – ha concluso la sindaca, spesso interrotta dagli applausi – Sono un patrimonio per cui vale la pena lottare ogni giorno. Perché non basta dire che la Festa della Liberazione è tutti i giorni e non solo il 25 aprile. Bisogna avere il coraggio di essere partigiani ogni giorno. Di scegliere sempre da che parte stare. E Genova lo sa fare.
Fischi per il governatore Marco Bucci
Poi è toccato al presidente della Regione Marco Bucci, accolto da molti fischi al punto che Salis ha provato a intervenire in sua difesa. Ma lui ha reagito con un “no, lascia perdere” e ha proseguito il suo intervento sopra i fischi della folla: Bucci ha ricordato il partigiano Bisagno e poi ha concluso il suo intervento dicendo che “celebrare il 25 aprile non significa guardare soltanto al passato ma anche al futuro con consapevolezza, significa riconoscere che anche nelle differenze possiamo e dobbiamo trovare ciò che ci unisce. E ciò che ci unisce, oggi come allora, è l’amore per il nostro Paese”
Sui fischi al governatore Bucci hanno pesato il fatto le parole nei giorni scorsi di Ignazio Larussa e del Presidente del Consiglio regionale della Liguria Stefano Balleari, che ha definito anacronistico parlare di fascismo e antifascismo.
Dopo Bucci ha parlato il presidente dell’Anpi di Genova Massimo Bisca e infine la storica e scrittrice Benedetta Tobagi, con un discorso – anche il suo – incentrato molto sul ruolo delle decisivo delle donne partigiane che, dopo la resistenza conquistarono anche il diritto al voto.
“L’orazione è stata l’occasione per mostrare, alle genovesi e ai genovesi, il filo lucente che collega la Liberazione al primo voto delle donne nel 1946 che coincide con la nascita della Repubblica – ha spiegato Tobagi – Ho cercato di raccontare, d’accordo con l’Istituto Ligure per la Storia della Resistenza e dell′Età Contemporanea, che così come le donne sono state fondamentali nel periodo della Resistenza, lo sono state altrettanto quando hanno potuto partecipare per la prima volta alle elezioni. Infine, ho voluto anche ricordare, ed è stato bello farlo avendo alle spalle una sindaca donna, che nella primavera del 1946, cosa che non si ricorda mai, non solo le donne hanno votato alle amministrative, ma in quella occasione sono state elette 12 donne sindache: un risultato davvero straordinario”.
La sindaca Salis in piazza dopo la conclusione della cerimonia
Poi per la Sindaca ancora un bagno di folla tra la gente tra chi la incitava “Silvia, Silvia” e chi le diceva: “Silvia resta qui”.
(da Genova24)
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