Destra di Popolo.net

LA REPUBBLICA DEL BUNGA BUNGA, AVANTI UN’ALTRA: 5.000 EURO TARIFFA INTERA PER IL PREMIER, RIDOTTA A 300 EURO PER BRUNETTA

Novembre 3rd, 2010 Riccardo Fucile

UN’ALTRA ESCORT RACCONTA DI ESSERE STATA PAGATA PER INCONTRI SESSUALI CON IL PREMIER…LA TESTIMONIANZA DI NADIA MACRI’ VERBALIZZATA DAI MAGISTRATI DI PALERMO: CHIAMATO IN CAUSA ANCHE IL MINISTRO BRUNETTA…. FESTINI CON ESCORT E DROGA

Ormai è un romanzo a puntate giornaliere, quello delle cattive frequentazioni di Silvio Berlusconi, presidente del Consiglio della Repubblica del Bunga Bunga.
Nadia Macrì, la escort amica di Perla Genovesi ha raccontato ai magistrati di Palermo di avere avuto due incontri sessuali con il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e di avere per questo ricevuto, ogni volta, una busta con 5000 euro come compenso.
Le dichiarazioni sono riportate in un verbale di interrogatorio che la ragazza ha reso ai primi di ottobre ai magistrati di Palermo.
Il verbale è stato secretato ed è negli atti dell’inchiesta di cui si valuta il trasferimento a Milano.
La Macrì ha anche riferito di essere stata introdotta al premier, in una delle due occasioni, da Lele Mora ed Emilio Fede. La notizia è confermata in ambienti investigativi.
Le dichiarazioni della donna sono contenute in un verbale di interrogatorio da lei reso ai pm del capoluogo siciliano ai primi di ottobre. La escort ha anche raccontato che a fare da tramite tra lei e Berlusconi nell’altra occasione è stato un politico emiliano di cui non sarebbe stata in grado di fare il nome.
Il nome di Nadia è emerso nel corso di un vertice alla procura di Palermo che ha avviato accertamenti sulle dichiarazioni di Perla Genovesi, 32 anni, parmigiana, arrestata nel luglio scorso per narcotraffico.
La Genovesi, che ha deciso di collaborare con i magistrati siciliani, ha riferito le confidenze di una sua amica, a proposito di feste da lei frequentate a Milano e a Villa Certosa.
La protagonista di queste vicende è una ventottenne, ex cubista, ex “ragazza immagine” ed escort, che ha confidato di aver preso parte a diverse feste ad alcune delle quali sarebbe stato presente il premier Silvio Berlusconi.
La cubista è stata individuata e interrogata: è conosciuta come “Nadia” e ha confermato tutto quello che ha detto la Genovesi. .
La cubista ha riferito alla Genovesi di episodi in cui si sarebbe fatto uso di stupefacenti e ci sarebbero stati casi di sesso a pagamento.
La Genovesi ha detto di avere presentato lei l’amica a Renato Brunetta, nel 2006: la giovane donna aveva un problema personale, collegato all’affidamento del figlio di pochi anni, e dopo avere conosciuto l’attuale ministro della Funzione pubblica avrebbe approfondito i propri contatti con altri politici, venendo invitata ed entrando così in quello che la trentaduenne parmigiana ha definito il “giro delle feste del presidente”.
Secondo quanto riferito ai pm di Palermo tutto ciò sarebbe avvenuto tra l’anno scorso e quest’anno.
Perla Genovesi (che, dopo avere parzialmente ammesso i fatti che la riguardano e che a luglio le costarono l’arresto, ha ottenuto i domiciliari) avrebbe fatto più viaggi per portare cocaina purissima e poi ne avrebbe consumata una parte assieme ad amici, in festini anche a base di sesso, tenuti nel trapanese e in Emilia Romagna.
Tra gli invitati anche politici delle due regioni, “molto conosciuti”.
Con Brunetta, Nadia Macrì avrebbe avuto anche un rapporto sessuale a pagamento. “Mi diede 300 euro, vestiti e alcuni gioielli”.
La giovane racconta che tentò di proseguire la relazione con il politico, ma senza successo. Lui replica: “La verità  è solo una. Questa persona mi è stata presentata quattro anni fa nel corso di un convegno. La conoscenza si è esaurita in quell’unica occasione”.
Ma oggi è stato smentito dall’avv. Taormina.
La terza volta che Nadia vide invece Berlusconi, il premier decise di soddisfare una curiosità : «Ma lei che fa nella vita?», avrebbe chiesto Silvio a Nadia Macrì.
E lei, la ragazza di 27 anni, mora, capelli lunghi, avrebbe risposto un po’ stupita, un po’ imbarazzata: «Ma come, presidente… Io sono una escort». «E no, questo lei non lo deve dire, eh?».
Un incontro per conoscersi, altri due a sfondo prevalentemente sessuale, a pagamento: per le sue prestazioni con il capo del governo la giovane originaria di Reggio Emilia racconta ai pm di essere stata ricompensata con cinquemila euro alla volta. «E poi gioiellini, piccoli Swarovski… La seconda volta i soldi me li ha dati personalmente il presidente, dentro una busta. Quella festa fu in Sardegna e noi ospiti avevamo fumato marijuana…».
Sono ovviamente arrivate le smentite da parte dell’avvocato Ghedini per conto del premier, ma ormai non si contano più.
La Repubblica del Bunga Bunga resta in attesa dell’aggiornamento quotidiano, gli italiani di qualche provvedimento serio del governo.

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UN PAESE IN BANCAROTTA MORALE

Novembre 3rd, 2010 Riccardo Fucile

CRITICARE BERLUSCONI ORMAI E’ COME SPARARE CONTRO LA CROCE ROSSA, MA PARTE DEGLI ITALIANI GLI ASSOMIGLIANO… OCCORRE RIPORTARE IN POLITICA ETICA E DISINTERESSE, ATTRAVERSO UN CAMBIAMENTO DAL BASSO

L’Italia è un paese malato.
Non tanto economicamente, la crisi ha colpito tutti, quanto soprattutto a livello culturale e morale.
La classe politica che ci amministra è pessima, spesso anche corrotta, ma è solo il riflesso della società  italiana.
Siamo il popolo masochista che vota e rivota gli stessi volti, come un consumatore che si ostina a ricomprare dal negoziante che l’ha truffato più volte.
Siamo il popolo che protesta solo se viene espulso qualcuno al Grande Fratello, fregandosene se il giornalismo viene imbavagliato.
Siamo un popolo di caste che protestano contro le liberalizzazioni, con ordini professionali che temono di confrontarsi con i giovani.
Siamo un popolo che a parole è contro vizi d’ogni sorta, ma nei fatti ogni giorno consuma alcool, droga e prostituzione come pochi altri al mondo.
Siamo il popolo dei   cattolici che ricorrono spesso al divorzio e attuano il maggior tasso di violenza familiare, ricordandosi della religione solo la domenica mattina per poi dimenticarsene già  lo stesso pomeriggio.
Siamo il popolo la cui omertà  e collusione con la criminalità  non ha pari nel mondo.
Berlusconi sarà  pieno di difetti innegabili, criticarlo è come sparare sulla croce rossa, ma parte dell’elettorato (anche quello che mai l’ha votato) ha svariati scheletri nell’armadio e in quanto a vizi non è da meno.
Per risollevare l’Italia in modo duraturo non basta ritornare alla crescita economica, in attesa che il malgoverno successivo annulli i progressi, bisogna prima di tutto riportare un minimo di etica e serietà .
Bisogna cacciare quegli amministratori che commettono errori palesi.
Bisogna non ricandidare chi ha un processo in corso.
Bisogna avere il coraggio di dire no alle lobby.
Bisogna guardare in faccia le persone e spiegare perchè liberalizzare, fermando le caste, è l’unico modo per dare un futuro ai nostri figli.
Rimettere in carreggiata l’Italia è possibile, ma solo esaminando i veri problemi, quelli che vanno al di là  della politica e riguardano tutti noi cittadini capendo che il cambiamento deve avvenire dal basso.
Altrimenti, se è vero che morto un Papa se ne fa un altro, tolto Berlusconi rischia di venirne un altro se possibile anche peggiore.

Luca Sanna

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ECCO IL NUOVO SIMBOLO DI FUTURO E LIBERTA’

Novembre 2nd, 2010 Riccardo Fucile

BRIGUGLIO: “A PERUGIA PER ASSUMERSI LE NOSTRE RESPONSABILITA’… “OCCORRE USCIRE DAL GOVERNO: LA SPINA SE LA E’ STACCATA BERLUSCONI DA SOLO”…”VERSO UNA GRANDE STAGIONE DI CAMBIAMENTO”

Faccio una premessa: se siamo usciti dal Pdl e abbiamo deciso di dare vita a Futuro e Libertà  è perchè ci siamo lasciati dietro le spalle, personalmente senza remore e senza rancore, un “partito personale” dove solo discutere o criticare era considerato un atto di lesa maestà .
Il fermo-immagine di Fini col dito puntato su un Berlusconi in posa padronale nella direzione Pdl del 22 aprile scorso, è eloquente e vale più di cento discorsi.
E ancor più vale il dossieraggio al quale Gianfranco Fini è riuscito politicamente a sopravvivere. Giorni nei quali, sia detto con franchezza, da parte di alcuni amici filogovernativi tout court, sarebbe stato giusto aspettarsi qualche parola in più.
Sotto i colpi e le intimidazioni dei giornali presidenziali, ho visto più di una volta il coraggio e la dignità  sopraffatti da piccoli e grandi timori e opportunismi.
Per questo, la nuova area politica, culturale e di opinione che a Perugia nascerà  intorno a Fini, non può non avere nel suo dna un principio fondamentale che è quello della discussione libera, aperta, leale.
Senza finzioni, senza personalismi e nel rispetto di tutti e di tutte le posizioni. Ciascuno sia libero, al vertice e alla base, di dire la sua e lo faccia con la reciprocità  di chi sa di possedere non una verità , ma come ci insegna Nietzsche una interpretazione, solo una interpretazione da confrontare con quella degli altri.
Poi una classe dirigente, come anche il nostro popolo, devono sapere costruire con il leader una sintesi politica e una decisione unitaria.
Motivo per il quale considero un errore politico, ancor più che un deficit di gentlemen agreement tra noi, quando si spara a zero contro un’opinione e chi la esprime, fosse pure una tesi estrema o un paradosso, come ama fare il nostro Fabio Granata, che talvolta può avere ragione, talvolta no come capita a tutti, ma che non dice mai nulla di banale o di non meritevole di un confronto.
Adesso dico la mia sull’oggi : noi non abbiamo alcuna spina da staccare, perchè la spina se l’ è staccata Berlusconi da solo.
E lo ha fatto in questi mesi con alcuni gesti politici.
Il primo: espellendo Fini e i finiani dal Pdl il premier ha mutato natura e composizione del partito di maggioranza che aveva vinto le elezioni del 2008, quando tutte le liste del Pdl in tutta Italia vennero guidate come capilista da Berlusconi e da Fini.
Il secondo: Berlusconi ha tentato di cambiare la maggioranza che aveva vinto le elezioni tentando inutilmente (emblematica la disastrosa cena a casa Vespa) di sostituire Fini con Casini, del cui partito è riuscito ad acquisire solo un pezzetto, l’attuale partitino di Cuffaro , Romano e Mannino, eletti nell’opposizione ora passati in maggioranza.
Terzo, gravissimo. Ha provato a licenziare Fini da presidente della Camera, rompendo così il patto di governance politico-istituzionale, premier-presidente della Camera, che era il fondamento e la proiezione dell’accordo politico su cui era fondata la vittoria elettorale di due anni fa.
Questo il processo politico scatenato dal presidente del Consiglio che ci ha portato a un epilogo , quello che stiamo vivendo. E che dobbiamo sapere leggere.
A un mese dalla fiducia che abbiamo rinnovato all’esecutivo, non c’è stato alcun miglioramento dell’azione di governo che anzi è paralizzata, come ha dovuto constatare la stessa presidente di Confindustria.
E il caso Ruby, a mio parere, è il segno che noi, noi di Futuro e Libertà , non possiamo più stare in questo esecutivo e nemmeno con questo presidente del Consiglio, inadatto a svolgere funzioni di governo e responsabile della crescente perdita di prestigio dell’Italia nel mondo.
E allora che fare?
Innanzitutto bisogna uscire dal governo.
Il tempo è scaduto e non possiamo condividere la responsabilità  politica del governo Berlusconi-Tremonti-Bossi, con il quale abbiamo poco da condividere.
E dobbiamo separare il nostro destino da quello di un premier che non ha più nè il sostegno nè la stima del mondo dell’economia, nè della Chiesa cattolica, nè delle cancellerie europee e occidentali, nè del blocco sociale che lo ha sostenuto in questi anni.
Sono convinto che Berlusconi abbia perso anche il consenso politico e personale della maggioranza del popolo italiano.
Che fare dopo, lo dovremo decidere tutti insieme a Perugia in questo week end.
Non sarà  l’ennesima passerella, ma una vera e grande agorà , un’assemblea politica in cui ciascuno — e saremo tanti — potrà  dire la sua e indicare a questa nostra comunità  nascente il senso di marcia.
Dovremo chiederci quanto valgono ancora i vincoli del patto con gli elettori che stiamo osservando noi e non Berlusconi.
E ancora se ha un senso fare i donatori di sangue nei confronti di un capo del governo che è diventato motivo di disagio e di imbarazzo per tutto il Paese. Nella nostra convention tutti noi dovremo assumerci, dinanzi all’Italia, le nostre responsabilità .
E Fini dovrà  assumersi la sua che non è solo quella di guidare Futuro e Libertà  a un traguardo politico, ma di trovare la via per guidare l’Italia verso l’uscita dal berlusconismo, verso una grande stagione di cambiamento.

Carmelo Briguglio

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MEGLIO MANIACI CHE GAY? NO GRAZIE, BASTA CON LA DESTRA DEI MANIACI DEI GIARDINETTI

Novembre 2nd, 2010 Riccardo Fucile

DA BERLUSCONI LE SOLITE BATTUTE DA OSTERIA: “MEGLIO GUARDARE LE BELLE RAGAZZE CHE ESSERE GAY”… MA UN CONTO E’ GUARDARE MINORENNI, ALTRO ESSERE L’UTILIZZATORE FINALE DI PROSTITUTE, DIVENTARE RICATTABILI, FARE PRESSIONI SULLE QUESTURE, SPACCIARE DELLE SBANDATE PER NIPOTI DI MUBARAK E SPUTTANARE IL PAESE NEL MONDO… “E’ UNA PERSONA MALATA” DISSE VERONICA

Sulla vicenda delicatissima che lo ha investito negli ultimi giorni Berlusconi non dà  alcun chiarimento: nè sulla telefonata in Questura nè sulle feste di Arcore.
Sceglie invece la strada della battuta omofoba: “Quello che ho fatto è stato per bontà , poi se a volte mi capita di guardare una bella ragazza… meglio essere appassionato di belle ragazze che essere gay”.
All’inaugurazione del salone del ciclo e motociclo alla Fiera di Milano-Rho il premier insiste nel minimizzare.
E la butta sullo scherzo: “Ho un problemino, avrei da sistemare in qualcuno di questi stand una certa Ruby”. Poi attacca i giornali e rilancia la legge sulle intercettazioni.
“Sarebbe opportuno che ciascuno di noi si astenesse dal fare battute”. Suona come una presa di distanza il commento di Mara Carfagna, ministro per le Pari Opportunità , alla battuta omofoba con cui Berlusconi ha voluto scherzare sul caso Ruby .
La Carfagna osserva: “Questo governo, ha il merito di essersi impegnato, come nessuno prima, contro le discriminazioni nei loro confronti. Proprio per non oscurare tutto questo lavoro”, conclude il ministro, “sarebbe opportuno che ciascuno di noi si astenesse dal fare battute”.
Decisamente più duro Paolo Patanè, presidente di Arcigay, che parla di “cultura machista arretrata e offensiva per le persone omosessuali ma anche per donne. Proviene da un atteggiamento di disprezzo nei confronti della dignità  delle persone e conferma il clima imbarazzante e grottesco in cui il presidente del Consiglio sta precipitando il Paese”.
Enrico Oliari, presidente di GayLib (gay di centrodestra), annuncia la sua personale adesione a Futuro e Libertà  in risposta al   “nuovo celodurismo in salsa berlusconiana” che “offende i gay italiani”. “I diritti di gay e di lesbiche – spiega Oliari in una nota – sono realtà  in tutta l’Europa occidentale ad esclusione di Italia e Grecia”. “GayLib   – conclude Oliari – è e resta l’associazione dei gay di centrodestra, ma personalmente aderirò al Fli di Fini, Della Vedova, Bocchino, Raisi e Moroni, dove sono sicuro troverò terreno fertile per portare avanti, da uomo di centrodestra, le battaglie di giustizia e di libertà  in cui credo”.
Chiara Moroni, vicepresidente alla Camera di Futuro e Libertà , considera le parole del presidente del Consiglio “inaccettabili, volgari e offensive, e rischiano di alimentare un pregiudizio ancora oggi troppo diffuso nei confronti delle persone omosessuali. Ci aspettiamo da Berlusconi un comportamento e, soprattutto, delle dichiarazioni più consone al ruolo che ricopre”.
Secondo Benedetto Della Vedova, vicecapogruppo di Fli alla Camera, dovrebbero interrogarsi “quanti difendono la libertà  e l’anticonformismo privato di Berlusconi”, è francamente desolante che a questo doppio-pesismo furbo e ipocrita si leghi la difesa della ‘moralità ‘ del Cavaliere”.
La frase più applaudita di Julianne Moore, davanti alla platea di cronisti del Festival del Cinema di Roma, è un commento all’ultima esternazione berlusconiana (“meglio guardare le donne che essere gay” ).
Un giudizio, quello dell’attrice americana, che più chiaro non si può: “E’ un peccato aver detto una cosa del genere: così idiota, arcaica, infelice e imbarazzante.   Viviamo in un’epoca in cui l’orientamento sessuale è vario: ognuno è quello che è. Troppa gente divide sempre le cose per categoria – razza, genere, religione. Bisognerebbe concentrarsi di più sul fatto che siamo tutti esseri umani”.
Inutile dire che tutta la stampa internazionale in queste ore, sta intervenendo pesantemente sulle dichiarazioni del premier, censurandolo.
Ormai siamo alla frutta: per giustificare atti irresponsabili e indegni di un leader di centrodestra, si vuole accreditare per “sensibilità  al fascino femminile” frequentazioni di prostitute, ricevimento a Palazzo di minorenni e interventi sulla Questura per addomesticare fatti incresciosi.
Una destra vera non offende e non manipola, ha uno stile di vita e non riduce le sedi istituzionali a un puttanaio, con relativa corte di magnacci e sensali.
E’ ora che qualcuno tolga il disturbo e pensi a farsi curare, di danni ne ha già  fatti abbastanza.

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ADDIO RISPARMI: SOLO UNA FAMIGLIA SU TRE RIESCE A METTERE QUALCOSA DA PARTE, UNA SU QUATTRO FA DEBITI PER VIVERE

Novembre 1st, 2010 Riccardo Fucile

IL RISPARMIO E’ IN CRISI: OPERAI E INSEGNANTI I PIU’ POVERI…SOLO 1 FAMIGLIA SU 17 HA AUMENTATO IL PROPRIO TENORE DI VITA…PER L’83% DEGLI INTERVISTATI LA CRISI E’ GRAVE, IL 26% E’ DOVUTA RICORRERE A PRESTITI

Gli italiani sono più preoccupati per il futuro e questo si riflette sul risparmio: quest’anno poco più di una famiglia su tre è riuscita a mettere da parte qualcosa e ben una su quattro è dovuta ricorrere a debiti o all’utilizzo di risparmio pregresso.
Sono sempre meno le famiglie che riescono a migliorare il proprio tenore di vita (solo una su 17) e aumenta il numero di quelle che galleggiano cioè hanno speso tutto senza fare ricorso a risparmi o debiti e pensano di fare lo stesso l’anno prossimo o hanno fatto ricorso a risparmi e debiti e intendono mettere da parte di più nei prossimi 12 mesi.
Tra le categorie, operai e insegnanti sono quelli in più grave crisi di risparmio. È la fotografia scattata dall’indagine Acri-Ipsos realizzata in occasione della 86esima Giornata Mondiale del Risparmio.
Le famiglie sono consapevoli che l’uscita dalla crisi sarà  graduale e con tempi più lunghi rispetto a quanto previsto nel 2009.
L’83% del campione (era il 78% un anno fa) percepisce la crisi come grave e il 69% si aspetta che non se ne potrà  uscire prima di 4 anni (erano il 57% un anno fa), con il 31% che ipotizza addirittura una soglia di 5 anni o più. Nonostante ciò, quanti si dicono soddisfatti della propria situazione economica salgono dal 54% al 56% (nel 2007 e nel 2008 erano il 51%): in particolare crescono nel Nord Est (+9% dal 2009) e nel Nord Ovest (+5%).
Il 23% delle famiglie è stato colpito dalla crisi ed è particolarmente pessimista sulla propria situazione economica.
Sono sempre meno le famiglie che riescono a migliorare il proprio tenore di vita: il 6% (l’8% nel 2009).
Costante invece il numero di quelle che ritengono peggiorato il proprio tenore di vita: il 18% (era il 19%).
Costante anche il numero di coloro che riescono a mantenere il proprio tenore di vita abbastanza facilmente: il 29% (era il 30%).
Crescono coloro che sono riusciti a mantenere lo standard di vita solo con fatica: il 47% (erano il 43%).
Le famiglie che sono riuscite a risparmiare sono poco più di un terzo (il 36%, erano il 37% nel 2009).
E sono soprattutto al Nord (Nord Est 45%, Nord Ovest 41%).
In affanno i risparmiatori del Sud (il 30%) e soprattutto quelli del Centro, dove le famiglie che riescono a risparmiare sono scese al 32% dal 39% del 2009. A parte un 1% di famiglie che non si pronuncia, il restante 26% per tirare avanti ha dovuto ricorrere a prestiti, bancari e non (7%) e ha dovuto utilizzare risparmi passati (19%), soprattutto al Sud.
Quelli che non riescono a risparmiare, ma nemmeno devono mettere mano alle riserve o ricorrere a prestiti, sono circa il 37%.
Un quarto delle famiglie riesce ad accumulare senza difficoltà , ma aumentano quelle che galleggiano (passano dal 20 al 23%) a scapito delle famiglie con risparmio in risalita (il 5%) o in discesa (il 10%).

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ALL’AQUILA SEQUESTRATO IL NUOVO CAMPUS UNIVERSITARIO: REALIZZATO CON PROCEDURE D’URGENZA A 50 METRI DAL FIUME

Novembre 1st, 2010 Riccardo Fucile

IL CAMPUS PRIVATO, COSTATO 20 MILIONI DI EURO PER 139 APPARTAMENTI,   E’ STATO REALIZZATO SU UN TERRENO ACQUITRINOSO,   VIOLANDO IL VINCOLO PAESAGGISTICO E DIVERSE NORME URBANISTICHE… DIECI INDAGATI, COMPRESO IL SINDACO DI PIZZOLI…UTILIZZATE PROCEDURA D’URGENZA E ORDINANZE DELLA PROTEZIONE CIVILE

L’avventura del nuovo campus universitario privato dell’Aquila è già  finita ancor prima di diventare operativo.
Costruito dopo il terremoto   a tempo di record, è quasi pronto, ma c’è un piccolo dettaglio: è stato realizzato a meno di 50 metri dal fiume, su un terreno agricolo “acquitrinoso”, violando il vincolo paesaggistico e diverse norme urbanistiche.
Per questa ragione la Procura della Repubblica ha sequestrato la struttura: un affare da 20 milioni di euro per i 139 appartamenti, realizzato in gran fretta utilizzando la procedura d’urgenza con ordinanze della protezione civile.
Come se non bastasse, l’imprenditore autore del campus, realizzato nel comune di Pizzolo, e finito sotto inchiesta è pure il padre di una studentessa di ingegneria, vittima del terremoto del 6 aprile scorso.
Il nome dell’imprenditore è ora iscritto nel registro degli indagati, assieme ad altre 10 persone.
Tra gli altri il sindaco di Pizzolo che ha messo la propria firma sulla concessione dei terreni per i lavori.
Altri avvisi di garanzia sono stati notificati agli otto proprietari dei lotti, al legale rappresentante della ditta che ha eseguito i lavori, al progettista e al direttore dei lavori, il responsabile dell’ufficio tecnico del comune.
Per quanto riguarda la situazione dei terremotati, a un anno e mezzo dal sisma, restano ancora fuori casa, alloggiate quindi altrove, circa 47.000 persone.
Circa 35.000 sono i terremotati che si sono trovati un alloggio per conto proprio con un aiuto economico pubblico che però attualmente è in ritardo di tre mesi.
Per quanto riguarda la ricostruzione è sempre tutto fermo, in attesa delle famose linee di indirizzo che mancano .
Fa specie che una dell poche strutture autorizzate, come il campus privato di cui abbiamo parlato, risulti alla fine abusivo.
Come per una beffa del destino .

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L’ITALIANO VUOLE IL CONTANTE IN TASCA: IL 60% NON RINUNCIA ALLE BANCONOTE, SOLO IL 39% AL BANCOMAT

Novembre 1st, 2010 Riccardo Fucile

SOLO PER SPESE SUPERIORI A 143 EURO SI USA LA CARTA DI PLASTICA… DA NOI IL 20% DI TUTTE LE BANCONOTE CIRCOLANTI IN EUROPA…LA DIVISIONE TRA VIRTUALI, FERICISTI, RAGIONIERI E SPLENDIDI

Non ci limitiamo ad essere i maggiori utilizzatori di denaro contante in Europa. Un terzo degli italiani preferisce ancora prelevare in modo tradizionale, presso lo sportello bancario, piuttosto che utilizzando un distributore automatico.
Il dato emerge da una ricerca Wincor Nixdorf, realizzata in collaborazione con Doxa.
Secondo l’indagine, il 60% degli italiani non uscirebbe mai di casa senza contante, contro un 39% che avverte la stessa necessità  per il bancomat o la carta di credito.
Una condizione che porta l’Italia a raccogliere circa il 20% delle banconote circolanti in Europa.
Nelle tasche degli italiani ci sono sempre 65 euro per le piccole spese di ogni giorno: in media si ricorre al pagamento con la carta di plastica per spese superiori a 143 euro.
L’italiano tipo preleva contante più di due volte la settimana (2,13), i giovani oltre tre volte; il prelievo medio è di 135 euro.
Il contante in giro per l’Italia ammonta a oltre tre miliardi di euro.
Ma perchè gli italiani si sentono al sicuro con il contante in tasca, più che con bancomat o carta di credito?
La principale motivazione addotta è quella di gestire l’imprevisto o l’emergenza (48%) o poter far fronte all’acquisto non programmato o d’impulso.
La maggior parte tiene inoltre in casa un gruzzoletto medio di 270 euro (scomparsi comunque i soldi “nel materasso”).
E’ sicuramente una caratteristica tutta italiana quella di prelevare allo sportello: ricorre al cassiere il 43% della popolazione dei paesi più piccoli, c’è addirittura chi dichiara ancora di non ricorrere mai agli sportelli bancomat (in particolare alcuni abitanti del Sud e delle isole e dei piccoli centri con meno di 10.000 abitanti).
La ricerca suddivide gli italiani in quattro categorie, in base al loro rapporto con il denaro contante.
La più numerosa è quella dei “virtuali” (34%): si tratta del popolo della “strisciata”, che predilige bancomat e carte di credito e usa poco il contante. Si tratta di adulti che lavorano e che vivono soprattutto nei grandi centri, in prevalenza imprenditori, impiegati, quadri e dirigenti con un livello di istruzione alto.
Il 54% dei “virtuali” non uscirebbe mai senza carta di credito, contro il 39% del campione.
Seguono i “feticisti”, categoria che corrisponde al 32% degli italiani, secondo la ricerca: si tratta di persone che amano avere il contante in tasca, in prevalenza anziani, pensionati, casalinghe, disoccupati, più concentrati al Sud.
Ci sono poi i “ragionieri”, categoria che raggruppa i cosiddetti italiani medi, tra i 40 e i 60 anni, attenti al risparmio, ma piuttosto pratici sia nell’uso del contante che nell’uso delle carte di credito: utilizzano quello che occorre, al bisogno.
Ultima categoria, quella degli “splendidi” (11%): sono soprattutto giovani, usano di tutto perchè non hanno problemi economici, e quindi sono clienti frequenti sia degli Atm che dei Pos.

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