Novembre 28th, 2010 Riccardo Fucile
ECCO A COSA PORTANO IL PARTITO DELL’AMORE E I DELIRI DEGLI AFFARISTI TRADITORI DELLA DESTRA… LA GIOVANE SALVATA DALL’INTERVENTO DI ALCUNI MANIFESTANTI DELLA CGIL… QUALCUNO VUOLE PORTARE IL PAESE AL MEDIOEVO DELLA POLITICA E STA FOMENTANDO ODIO, CREANDO CATEGORIE DI “NEMICI” PER GIUSTIFICARE LA PROPRIA INETTITUDINE
Altro che traditori marchiati a vita. 
Per ora l’unico marchio è quello che alcuni scalmanati avrebbero voluto timbrare, con calci e pugni, sul viso di una giovane attivista di Futuro e Libertà , impegnata ieri nel gazebo romano di Piazzale Flaminio.
E che solo grazie all’intervento di alcuni manifestanti della Cgil (quindi pericolosi comunisti) è riuscita ad evitare il peggio.
I fatti: nella metropolitana di Roma tre ragazzi notano sul bavero del cappotto della giovane, la spilletta di Fli e iniziano ad insultarla e a spintonarla.
Lei cerca di ignorarli, ma dopo un paio di provocazioni anche fisiche risponde: «l’aggressività è l’unica forma di ignoranza contro la quale la parola non può nulla».
Al che uno dei tre le si fa incontro minacciosamente con intenti niente affatto pacifici, ma fortunatamente alcune persone provenienti dalla manifestazione della Cgil, si frappongono tra gli aggressori e la ragazza, consentendole di scendere alla fermata successiva e di fuggire indenne.
Ecco dove porta la propaganda, l’esasperazione dei toni e delle frasi sbraitate in linguaggio cagnesco.
Ecco il partito dell’amore, della solidarietà , dell’accoglienza.
Ecco cosa accade se anzichè ponti si costruiscono muri.
Senza voler scivolare in facile retorica o in plastiche ricostruzioni di ciò che è accaduto e che sarebbe potuto accadere, viene da pensare che fine abbiano fatto i traguardi sociali e culturali raggiunti sino ad ora; o gli insegnamenti di rispetto e condivisione tra diversi, tra opposti.
Ma davvero questa gente non ha capito nulla?
Davvero stiamo tornando al medioevo della politica, agli anni del tutti contro tutto?
E con quale obiettivo, per quale ragione, con quali finalità , con quanti e quali guadagni?
Qui si sta riproponendo un problema vero e tangibile di fanatizzazione degli animi, e la politica, quella con la P maiuscola, quella che ragiona e che non pensa solo alle prossime urne o alla demonizzazione dell’avversario, ha l’obbligo morale di alzare un dito e dire a gran voce: “no, noi non ci stiamo”. Deve distinguersi, perchè ha un ruolo educativo, pedagogico, sociale.
Non è solo un affare di voti, di promesse e di nomine, anche se negli ultimi quattro lustri non sono mancate criticità e momenti di cui non andare granchè fieri.
Certo, è più semplice prendersela col più debole, con una giovane indifesa.
O scagliarsi contro qualcun’altro che non siano i propri compagni di squadra, quando le cose non girano per il verso giusto.
O scaricare responsabilità a chi sta dall’altro versante della barricata, magari accusandolo di tramare, di tradire, di complottare.
In quella logica perversa e sterile che alla fine annebbia le menti e non consente di guardare in faccia alla realtà .
Perchè distratti da mille ombre che si allungano (o che qualcuno pensa che si allunghino) sul Paese, da infinite ipotesi, da ridicole contro tesi, da tediosi ragionamenti spaccando in quattro un battito di ciglia.
No, non vale proprio la pena tornare indietro nel tempo, ad un tempo di lotta e di visi contro, di agguati e di minacce.
Perchè le cose sono cambiate, gli steccati non sono più così alti, gli individui (quasi tutti) si parlano, si confrontano, ragionano.
Verrebbe proprio da chiedersi, se non fosse il caso che le categorie di traditori prevedessero al loro interno almeno i fondamenti della democrazia.
E non sarebbe chiedere troppo.
A quei poveri mentecatti pidiellini che in tre aggrediscono una ragazza ricordiamo solo una cosa: la prossima volta questi atti coraggiosi fateli fare ai vostri mandanti.
Così per una volta nella vita, in circostanze rischiose, li vedremo in faccia, non sempre di spalle, in fuga, come loro abitudine di istigatori vigliacchi, quando non di infami delatori.
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Novembre 28th, 2010 Riccardo Fucile
SECONDO UNA FONTE DEL DIPARTIMENTO DI STATO USA “IN QUEI DOCUMENTI CI SONO NOMI DI POLITICI CORROTTI E ACCUSE IMBARAZZANTI”….GLI AMERICANI STUPITI DEL NERVOSISMO DEL GOVERNO ITALIANO… POTREBBERO EMERGERE INTERESSI PRIVATI NEI RAPPORTI CON LA RUSSIA E LA LIBIA
“Da Wikileaks usciranno accuse imbarazzanti sulla leadership russa”, ha confidato un alto esponente dell’amministrazione Obama.
“In quei documenti ci sono nomi e cognomi di politici corrotti”, anticipa un’altra fonte dal Dipartimento di Stato.
“Anche i segreti più piccoli potranno essere distruttivi”, avverte uno degli ambasciatori Usa impegnati nell’operazione contenimento-danni.
Per l’accento messo sul dossier Russia, di riflesso nelle rivelazioni sull’Italia sale al primo posto tra i sospetti il rapporto speciale tra il presidente del Consiglio e l’uomo forte di Mosca.
I contenuti dei dispacci dall’ambasciata Usa a Mosca sono “così gravi che possono mettere a repentaglio la ratifica del nuovo trattato Start sulla riduzione delle armi nucleari”.
Le attese si concentrano su Vladimir Putin.
E quindi sulle sue frequentazioni.
L’ambasciata Usa in Italia non ha mai abbassato la guardia, nel sorvegliare l’amicizia ultradecennale tra Silvio Berlusconi e l’attuale premier (nonchè ex presidente) della Russia.
Diplomazia, business, frequentazioni personali: tutto rientra in uno dei dossier più voluminosi che interessano i rapporti Italia-Stati Uniti.
Ogni gesto di apprezzamento, ogni visita privata in Sardegna o sul Mar Nero, ogni favore è stato registrato, di quella relazione che nelle parole dello stesso Berlusconi (27 aprile) è segnata da “rispetto, amicizia, affetto”.
In politica estera, Washington ha registrato l’atteggiamento soft dell’Italia sui due conflitti “firmati” Putin: Cecenia e Georgia.
In questi casi la preoccupazione risale all’amministrazione Bush, che ebbe una reazione molto dura sul conflitto georgiano, all’estremo opposto rispetto alla cautela di Roma.
Gli americani hanno spesso segnalato una “dipendenza pericolosa” dell’Italia da pochi fornitori esterni: Russia e Libia in testa.
E’ il dossier Eni-Gazprom il più importante, perchè non coinvolge solo l’Italia. Il Dipartimento di Stato ricorda che il 15 maggio 2009, pochi giorni prima di un vertice tra Russia e Unione europea, l’Eni firmò l’accordo per il gasdotto South Stream che dal Caucaso attraverso il Mar Nero raggiungerà Serbia, Ungheria, Austria, Italia.
Per benedire l’accordo Putin invitò Berlusconi nella località balneare di Sotchi sul Mar Nero. Il progetto strategico lega alla Russia i Balcani, e un pezzo di Europa centrale e mediterranea. E’ un’arteria vitale che grazie all’Eni raddoppierà la sua capacità fino a 63 miliardi di metri cubi all’anno.
Commentando l’accordo, Putin si felicitò delle sue “eccellenti relazioni personali con Berlusconi” e si augurò di “poter avere rapporti con il resto dell’Unione europea altrettanto buoni di quelli che intrattengo col mio ospite italiano”.
Da Washington le critiche alla “diplomazia del gas” italiana non sono nuove: è dai tempi di Enrico Mattei che le strategie dell’Eni sono state spesso una spina nel fianco degli interessi americani.
Mai però nella storia del dopoguerra c’era stato un asse così stretto come quello Berlusconi-Putin, con una dimensione di familiarità personale, circondato dagli inevitabili interrogativi che gli americani si pongono sugli interessi d’affari che possono intercorrere tra i due leader.
Non appena insediato alla Casa Bianca, Obama cancellò una commessa di elicotteri che avrebbero dovuto essere forniti dalla Finmeccanica. L’amministrazione Usa ha sempre cercato di “spoliticizzare” quel gesto, presentandolo come una scelta economica.
E’ stato il governo italiano negli ultimi giorni ad amalgamare la questione Finmeccanica con le attese dei dossier WikiLeaks.
Berlusconi ha ricordato che Finmeccanica “ha firmato un contratto di un miliardo con la Russia”.
Un compito delle ambasciate è anche di indagare sulle aziende coinvolte in importanti commesse pubbliche negli Stati Uniti, dove la normativa sulla trasparenza degli appalti è una delle più rigorose del mondo.
L’ambasciatore Usa in Gran Bretagna, Louis Susman, indica la Libia tra i paesi che ricorrono nelle comunicazioni segrete che diffonderà WikiLeaks. Data la natura confidenziale dei dispacci dalle ambasciate, e quindi l’assenza di auto-censura, dalla sede di Via Veneto possono essere partite descrizioni dettagliate sui rapporti Berlusconi-Gheddafi, ivi comprese le scenografie sconcertanti delle visite di Gheddafi a Roma e l’accoglienza molto calorosa del premier italiano.
I nervosismi italiani stupiscono il Dipartimento di Stato. “In altri casi siamo noi a dover temere le conseguenze, perchè le nostre comunicazioni interne vengono diffuse e questo mette a repentaglio il rapporto con altri governi. Per l’Italia sembra vero il contrario, cioè che si senta in gioco la sua credibilità “.
In realtà , le maggiori preoccupazioni del governo italiano riguardano la politica energetica italiana che Berlusconi gestisce in prima persona, grazie a corsie preferenziali con premier non sempre amici degli Usa, da Putin a Gheddafi.
Le indiscrezioni raccontano che nei documenti riservati si metterebbero nel mirino gli affari riservati del premier e quelli economici di uomini a lui vicini, ma anche le trattative al “tavolo sporco” da parte di aziende pubbliche o partecipate.
Per non parlare delle attività delle aziende di famiglia del premier.
E degli affari di aziende italiane in Montenegro.
Quali giudizi hanno espresso gli osservatori americani su questi affari, nei loro rapporti riservati?
In quali toni?
E quali le conseguenze potrebbero avere a pochi giorni dal voto di fiducia in Paramento?
Petrolio, gas, costruzioni, televisioni, armamenti: sono questi gli interessi che legano la triade Putin, Gheddafi, Berlusconi e che stanno destando preoccupazioni nel governo italiano.
Da stasera forse ne sapremo qualcosa di più…
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Novembre 28th, 2010 Riccardo Fucile
BUFERA SU ALEMANNO CHE APRE UN’INCHIESTA INTERNA…NEGLI ULTIMI DUE ANNI, TRA ATAC E TRAMBUS, SONO STATE MESSE SOTTO CONTRATTO BEN 854 PERSONE, TUTTE CON CHIAMATA DIRETTA… IL CASO DELL’EX CUBISTA GIULIA PELLEGRINO
Generi, nuore, mogli di politici, dirigenti, sindacalisti. 
Persino una splendida cubista mora.
C’è un po’ di tutto fra le 854 assunzioni disposte negli ultimi due anni dalle aziende del trasporto pubblico romano, dal 2009 accorpate in un unico colosso da 13mila dipendenti e debiti a breve verso le banche per 360 milioni.
Una pletora di gente dal curriculum spesso incerto, ma piazzata quasi sempre in posti di comando.
Nel mirino è finito il sindaco Gianni Alemanno che, accusato dalle opposizioni di «alimentare una indegna parentopoli», ieri ha disposto l’apertura di un’inchiesta interna con l’obiettivo di controllare i criteri di reclutamento in Atac.
Compresi però quelli «utilizzati dalle precedenti amministrazioni nell’ultimo decennio».
Chiara la finalità : investito dalle polemiche dimostrare che l’occupazione clientelare delle ex municipalizzate non l’ha certo inventata lui, trattandosi a suo avviso di pratica già diffusa sotto le giunte Veltroni e Rutelli.
I fatti denunciati però riguardano l’attuale amministrazione.
E spulciando l’elenco dei dipendenti più recenti è possibile ricostruire alberi genealogici e stati di famiglia, legami di sangue, matrimonio o più banalmente politici.
C’è Patrizio Cristofari, genero dell’ex ad Adalberto Bertucci, che con un diploma da perito tecnico è assurto alla guida dell’area Mantenimento opere civili e impianti, e l’avvocato Claudia Cavazzuti, capo del settore Normativa e disciplina, moglie del senatore berlusconiano Stefano De Lillo nonchè cognata di Fabio, assessore capitolino all’Ambiente.
E ancora Stefania Fois alla Direzione Comunicazione, compagna del deputato pdl Marco Marsilio, già capogruppo capitolino di An: un trascorso da pittrice documentato sull’omonimo sito internet, ma soprattutto – tiene a precisare – 13 anni di lavoro alle Ferrovie Nord di Milano.
Chi però ha decisamente fatto bingo è il segretario regionale della FaisaCisal autoferrotranvieri, Gioacchino Camponeschi, gran sostenitore del sindaco Alemanno, che oltre alla moglie Flavia Rotondi è riuscito a sistemare nella società del trasporto locale pure la figlia Sarah.
E siccome la politica, lavoro precario per definizione, è parente stretta del familismo, ecco spuntare un bel posto fisso per l’ex vicesindaco di Guidonia, Mauro Lombardi, e per quello in carica di Montelibretti, Marco Bernardini. Sebbene poi il caso più clamoroso è un altro: Giulia Pellegrino, passato da cubista e calendari sexy, una delle “sister” del tg local-sportivo 50 º minuto, pare assai cliccato su You Tube.
Lei nega la qualifica ma rivendica quella di «hostess nei locali notturni della capitale, accompagno i clienti ai tavoli», dice.
Ammette di lavorare in Atac, «sono una delle tante segretarie del direttore industriale Marco Coletti», e di non volere un impegno più gravoso perchè «dopo le otto c’ho da fare».
Quanto basta per far gridare allo «scandalo» le opposizioni.
Giovanna Vitale
(da “la Repubblica“)
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Novembre 28th, 2010 Riccardo Fucile
IN UNA INTERVISTA, GIAMPIERO MUGHINI RACCONTA QUANDO ROSSELLA VOLLE CHE SCRIVESSE UNA RECENSIONE AL LIBRO DELLA BONEV: UNA “PORCATA INENARRABILE”… “MI RITROVAI MODIFICATO L’ARTICOLO IN UNA AGIOGRAFIA DELLA DEBUTTANTE”… “E’ UNA DONNA CAPACE DI DISTRUGGERE UN CARRO ARMATO”
E’ un’intervista un po’ arrabbiata quella che Giampiero Mughini rilascia al “Fatto Quotidano” a proposito del caso di Michelle Dragomira Bonev, l’attrice e regista bulgara premiata a Venezia con una targa inventata per volere del ministro della Cultura Sandro Bondi allo scopo di compiacere Silvio Berlusconi.
Mughini racconta un retroscena divertente a proposito di un articolo commissionato da Carlo Rossella, all’epoca direttore di Panorama.
“Fu la prima volta in vita mia che un mio testo venisse sconciato da un Kapò che aveva l’autorità da direttore. L’episodio mi lasciò un profondo grumo di amarezza”.
Come andò?
Mi telefona Rossella, un signore che ha alternativamente rapporti con Dio e con il demonio e soavemente dice ‘ti ricordi la Bonev?’. Dico ‘certo, la ragazza che imposero a Baudo al Festival di Sanremo facendogli rizzare i capelli in testa’. E lui: ‘Ha scritto un libro, vorrei che lo leggessi’
Lei come si comportò?
Leggo fino all’ultima riga, come faccio sempre. Una porcata inenarrabile. Glielo riferisco e Carlo, tranquillo: ‘va bene, fai un articolo spiritoso, valla a trovare ”.
Vado e mi trovo di fronte a una ragazza gentile, determinata, una che dava l’impressione che sbattendo contro un carrarmato hitleriano lo avrebbe ridotto a brandelli.
Poi cosa accade?
Scrivo un pezzo elegante, passano un paio di giorni e Rossella si manifesta: ‘sai, ho modificato un po’ l’articolo’.
Rimasi senza parole.
Ho sempre avuto scontri con i miei capi da Montanelli a Rinaldi.
E’ il lavoro,ma trasformare un foglio spiritoso in una semiagiografia della debuttante era troppo, quando avete rimontato il caso le cui proporzioni sono inaudite, sono tornato ad allora .
Inaudite?
Se fosse vero che l’Italia ha pagato 400.000 euro per dare una latta alla Bonev, letterariamente avrebbe la stessa valenza dell’affaire di Ruby Rubacuori.
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Novembre 28th, 2010 Riccardo Fucile
IL PREMIO FARLOCCO AL FESTIVAL DEL CINEMA DI VENEZIA ALL’AMICA DI SILVIO… LE SPESE PAGATE DAL GOVERNO ITALIANO, LA CONFERMA DEI BULGARI CHE TUTTE LE SPESE ERANO A CARICO DEL MINISTERO ITALIANO, LA NUOVA TESI DELLA BONEV IN EVIDENTE IMBARAZZO
E al quarto giorno, parlò anche Michelle Bonev.
Mentre Bondi ribadisce la propria estraneità alle spese e Berlusconi tace, l’attrice detta una dichiarazione alle agenzie, dopo la pubblicazione della lettera ufficiale del primo ministro Borisov, in cui senza possibilità di equivoco, il premier di Sofia autorizzava il viaggio veneziano dal 3 al 6 settembre scorso per “Goodbye Mama”, purchè le spese di viaggio e alloggio fossero “coperte dalla parte ricevente”.
La Bonev (che interrogata più volte dal settimanale locale “168 ore” aveva sempre detto di non aver sborsato un centesimo) ribalta completamente la versione dei fatti: “Intendo rendere onore alla verita’ in questo fiume di menzogne mediatiche. Il viaggio e il soggiorno della delegazione bulgara a Venezia sono stati pagati dalla mia societa’ Romantica Entertainment srl allo scopo di consentire alla cultura bulgara di mostrarsi al Festival dopo 20 anni di assenza”.
Un equilibrismo dialettico, che inaugura una nuova era: ricevere un premio fasullo e pagare per farsi incoronare.
Nel capolavoro, Michelle, non dimentica gli amici.
A partire dal ministro della cultura Rashidov che la accompagnò a Venezia con un charter privato affittato in Germania, soggiornando all’Hotel Cipriani. Così la Bonev, dopo aver assistito al show televisivo del politico: “Hanno pagato gli italiani- ha detto ieri Rashidov- probabilmente non lo ammettono per la crisi economica e gli scandali che investono il loro governo”, cambia idea.
“Le dichiarazioni di Rashidov — dice la Bonev — sono quindi conformi al vero. Sono naturalmente in grado di documentare quanto dichiaro. La mia societa’ non ha mai ricevuto alcun finanziamento dal Ministero italiano per i beni e le attivita’ culturali, ne’ comunque dal governo italiano”.
Tutti salvi dunque, onore della patria e senso del ridicolo, se non fosse che la storia presenta alcuni buchi logici, a iniziare dal prolungato silenzio della Bonev che, evitando imbarazzi al governo del suo Paese e a quello italiano, avrebbe potuto parlare prima.
Così il premio farsa di Venezia e un film non ancora distribuito che la giornalista del settimanale Cultura Alexandrova ha definito, voce isolata (gli altri cronisti erano spesati tra hotel e charter di lusso): “Una presa in giro e una offesa per il cinema bulgaro”, tornano al punto di partenza.
Non ha pagato la Bulgaria, non ha pagato (nonostante i documenti ufficiali del governo di Sofia attestino il contrario) in nessuna forma il governo italiano, avrebbe pagato la Romantica srl di Bonev.
Produttrice del film, con l’avvocato calabrese Corasaniti, già in affari con lei per una società di modelle dell’Est e Licia Nunez, al secolo Licia Del Curatolo da Barletta, presente e fotografata a Venezia e finita nel caos delle frequentazioni proibite di Berlusconi nel 2009.
Lei smentì. “Ero andata a Palazzo Grazioli per un colloquio privato, dovevo chiedergli dei consigli. Per me è una sorta di paterno consulente artistico. Tra noi è nato un bellissimo rapporto nel 2007. Lo conobbi a Roma a una festa, fu molto gentile. Mi permisi di dargli il mio numero di cellulare, lui mi fece chiamare dopo le elezioni e mi invitò a Palazzo Grazioli ai festeggiamenti. Quel giorno fu lui a darmi il suo numero telefonico. Ci siamo visti sei o sette volte” dichiarò la Nunez.
Sul tema, Andrea Purgatori a nome dei 100 autori ha un punto di vista chiaro. “Lo abbiamo chiesto già tre volte lo ribadiamo: Bondi si deve dimettere. E’ la prima volta che sento di un premiato che si sobbarca le spese per ricevere una coccarda. Spero che dopo tutte le promesse non rispettate e una gestione del dicastero nepotista e inetta che lo qualifica come il ministro meno produttivo di sempre, su Bondi spenda una parola anche il Presidente Giorgio Napolitano”.
Malcom Pagani
( da “Il Fatto Quotidiano“)
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Novembre 28th, 2010 Riccardo Fucile
I POMPIERI “DISCONTINUI” DOVREBBERO ESSERE CHIAMATI SOLO PER LE EMERGENZE, INVECE SI UTILIZZANO PER SOPPERIRE ALLE CARENZE DI ORGANICO… SENZA MAI ESSERE ASSUNTI, PERCHE’ LA GRADUATORIA E’ BLOCCATA…E NEL 2011 I FONDI DIMEZZERANNO
Venti giorni di contratto. Pausa.
Richiamo per altri venti giorni. Pausa. E così via.
Fino a un massimo di 160 giorni l’anno.
Una forma di precariato selvaggio che può durare anche un decennio.
E che riguarda un corpo dello Stato fondamentale per la sicurezza: i vigili del fuoco.
Sì, perchè le caserme italiane sono popolate da pompieri contrattualizzati, definiti “permanenti”, ma si avvalgono anche dei cosiddetti “discontinui”, cioè vigili del fuoco a tutti gli effetti che dovrebbero essere chiamati per fronteggiare situazioni di emergenza.
Invece vengono utilizzati, sempre con contratti che durano meno di tre settimane, per sopperire a carenze strutturali di organico (secondo le organizzazioni sindacali, infatti, servirebbero almeno 4mila i vigili del fuoco in più).
Con il taglio dei fondi alla stabilizzazione dei precari, iniziato con il decreto legge 112/2008, per i discontinui la strada verso l’assunzione è sempre più in salita.
Anzi, la beffa è dietro l’angolo perchè dal 2011, sempre per via dei tagli, potrebbero venire drasticamente ridotti anche i mini-contratti che per loro sono attualmente l’unica possibilità .
Una graduatoria per la stabilizzazione dei discontinui, in realtà , esiste.
Nel 2007, un decreto dell’allora ministro dell’Interno Giuliano Amato stabiliva le modalità di attuazione.
E nel 2008 un altro decreto ministeriale pubblicava 6080 nomi di discontinui con alle spalle almeno 120 giorni di servizio prestati in un periodo di tre anni. Doveva essere la svolta.
Ma dopo una buona partenza, con oltre mille assunti (sempre dopo corsi attitudinali di idoneità ), la situazione si è arenata.
Il prossimo corso, in partenza il 29 novembre, servirà per stabilizzare solo 95 discontinui.
Di fatto siamo ben al di sotto del semplice rimpiazzo del turn-over (cioè la sostituzione di vigili che vanno in pensione).
Perchè così pochi? Il problema è che c’è una graduatoria parallela, di altri 7000 aspiranti pompieri, creata con il concorso pubblico del 2008 per l’assunzione di 814 vigili.
Questa seconda graduatoria è di fatto il principale bacino da cui si attinge, per due motivi: da un lato le assunzioni nel pubblico impiego devono passare per concorso pubblico (quella dei discontinui, che pure sono già professionisti, è invece percepita come una “sanatoria”), dall’altro c’è il vincolo, stabilito per legge, di riservare il 45% dei posti ai volontari in ferma prefissata, cioè i militari che hanno prestato servizio per almeno quattro anni nell’esercito.
“Si accavallano due graduatorie — spiega Matteo Zoppi, presidente del coordinamento nazionale dei discontinui — ma i fondi stanziati sono sempre quelli. Così si arriva al paradosso di vedere escluso personale già abilitato e in servizio da anni. Mentre si assumono gli ‘esterni’. Da una parte i vigili del fuoco non possono lavorare, dall’altra i militari vengono integrati nella nostra organizzazione”.
Facendo qualche conto si scopre che in tre anni, dalla graduatoria dei 6080 discontinui, gli assunti sono stati meno di 2mila.
Altri 3mila, invece, non sono stati neppure chiamati per sostenere l’idoneità . Si tratta di giovani (ma non solo) che da anni organizzano la propria vita in funzione di una chiamata “a gettone” di 20 giorni, spesso rifiutando altre opportunità di lavoro.
Alla posizione 4.475 della graduatoria di stabilizzazione c’è Matteo Acco, classe 1983, sette anni di servizio per un totale di 940 giorni lavorati (nella graduatoria, aggiornata al 2007, i giorni sono solo 480): “Ho preso parte alla vita della caserma, mi sono innamorato del lavoro, ho detto no ad altre occasioni professionali per perseguire questo sogno. E adesso sono da quasi quattro anni in una graduatoria che non si sblocca. Disoccupato. E siccome ho raggiunto i 160 giorni di servizio nell’anno, sono certo che fino a gennaio non potrò essere chiamato. Il mio problema è che io so fare solo il pompiere. E voglio fare il pompiere”.
Il Parlamento discuterà nei prossimi giorni un emendamento alla finanziaria presentato da Futuro e libertà per sbloccare la graduatoria.
Intanto il dipartimento Vigili del fuoco del ministero dell’Interno, il 15 novembre, dice ai sindacati che “ulteriori assunzioni dalla graduatoria della stabilizzazione saranno possibili solo se espressamente previste dalla legge”.
Ma è soprattutto la logica a imporre un intervento per evitare di sprecare denaro pubblico senza risolvere il problema.
“Lo Stato — spiega Matteo Zoppi — spende 100 milioni di euro ogni anno per il richiamo dei discontinui , soldi che potrebbero essere investiti in assunzioni stabili, ma che si continua ad utilizzare per richiami temporanei”.
Che sono oltre 40mila ogni anno.
E se nulla cambierà , il 2011 sarà l’anno più duro per i vigili del fuoco: con l’applicazione del decreto legge 78/2010, infatti, il governo ha tagliato drasticamente i fondi per i contratti a tempo determinato: in tutte le amministrazioni e gli enti, la spesa complessiva per forme contrattuali a tempo dovrà ridursi del 50% rispetto al 2009.
“Se tali norme non verranno modificate — spiega Michele D’Ambrogio, Fp-Cgil Vigili del Fuoco — dalla finanziaria in corso o dal milleproroghe, è facile prevedere nel corso del prossimo anno una grande difficoltà a sostenere un servizio ai cittadini che rispetti standard minimi qualità e sicurezza. Si tenga presente che ogni unità di soccorso dei pompieri è composta da cinque uomini. Tra loro, statisticamente, almeno uno è discontinuo”.
A questo punto, le alternative sono solo due: o si interviene subito per sbloccare la graduatoria, oppure, il prossimo anno, le chiamate per i discontinui saranno la metà rispetto agli ultimi anni.
Una beffa (e un drammatico incremento della disoccupazione) per loro.
Una difficoltà per il corpo dei vigili del fuoco che dovrà ridurre le squadre in servizio.
Di conseguenza, un danno per i cittadini, che dovranno mettere in conto un servizio sempre meno capillare, puntuale, efficiente.
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Novembre 28th, 2010 Riccardo Fucile
DURANTE LA CONFERENZA STAMPA A PALAZZO CHIGI, I FOTOGRAFI APPOSTATI INQUADRANO L’AGENDA DEL PREMIER… TRA GLI APPUNTAMENTI SPUNTA UN INCONTRO CON L’ATTRICE ELENA RUSSO… IL PRECEDENTE DEL 2008: ALLORA FURONO L’ATTRICE ANTONELLA TROISE E LA MODELLA EVELINA MANNA… D’ALTRONDE QUESTO E’ IL GOVERNO DEI FATTI, MICA DELLE CHIACCHIERE
La prima volta accade il 30 luglio del 2008. 
Durante la conferenza stampa dopo un Consiglio dei Ministri, il Cavaliere si volta esausto verso il ministro Giorgia Meloni e le mostra un foglio, «guarda come mi fanno lavorare!».
I fotografi appostati colgono l’attimo e inquadrano il foglio con gli impegni del Primo Ministro.
Tra gli appuntamenti in agenda ci sono incontri di natura tutt’altro che ufficiale come quella con l’attrice Antonella Troise o con Evelina Manna, modella e attrice (guarda la foto e il grafico).
Due anni dopo il caso si ripete, sempre nella stessa sala, sempre dopo un Consiglio dei Ministri.
Non per il «colpo di teatro di Berlusconi», però, poichè questa volta il cavaliere non fa esibizione degli appunti sulla propria agenda di giornata, con gli impegni e gli orari stampati dalla segreteria e diverse aggiunte a mano dal premier.
Però i fotografi puntano lo stesso gli obbiettivi sui fogli nelle sue mani e uno scatto, anche questa volta, rivela di nuovo l’agenda del premier, quella di venerdì scorso, 26 novembre 2010.
Inevitabile che a quel punto la curiosità di sbirciare non manchi, magari per vedere se anche questa volta, nella giornata del premier, almeno un’attrice ci sia. C’è.
Tra «Crimi (+1)» a Palazzo Grazioli alle ore 13 e la «registrazione audio messaggio» per i Promotori della libertà alle 14.45, ecco l’appuntamento alle 14 con Elena Russo.
La Russo non è fortunata nella coincidenza.
Perchè il suo nome su quella lista non significa nulla più di ciò che è scritto: un veloce appuntamento con Berlusconi all’ora di colazione prima della sua partenza per Napoli.
Ma inevitabilmente fa ricordare che il suo nome era tra quelli citati nelle intercettazioni dell’inchiesta della Procura di Napoli.
Nel 2007 erano state registrate alcune conversazioni del premier con l’allora direttore di Rai Fiction Agostino Saccà , che aveva promesso d’interessarsi a impegni da realizzare in Rai.
Un precedente che aveva fatto nascere più d’un dubbio quando, nel 2009, Elena Russo era stata scelta come testimonial in uno spot a favore di Napoli, pagato dal governo per ridare immagine al capoluogo campano ripulito (allora) dopo la prima emergenza rifiuti.
A volte tante citazioni dall’alto possono essere perfino controproducenti.
Lo sa la Russo che aveva risposto alle insinuazioni difendendo la propria professionalità in un’intervista: «Non sono una raccomandata. Lo spot – aveva spiegato Elena Russo – è stato realizzato da una prestigiosa agenzia, con uno staff creativo d’eccellenza e da un regista del valore di Fabrizio Ferri. Oltre a me c’erano altre due candidate. Sono stata scelta secondo un iter classico – aveva raccontato l’attrice napoletana- in base a delle valutazioni professionali, a dei provini, al curriculum. Lavoro ormai da tanti anni e certe parole, il riproporre ancora questa storia, mi sembra pesante».
Altro che la crisi di governo, le indagini su Finmeccanica, la protesta degli universitari sulla riforma Gelmini, le possibili rivelazioni da Wikileaks sui rapporti con Putin, la brutta figura sui rifiuti di Napoli o il crollo di Pompei: l’agenda politica del cavaliere pare ispirata al motto “un’attrice al giorno leva il medico di torno”.
Probabilmente con “Elena Russo, ore 14” il premier avrà parlato di come risolvere la crisi politica italiana.
E’ infatti ben noto che , a differenza di Fini che “fa chiacchiere”, Silvio bada solo ai fatti.
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Novembre 27th, 2010 Riccardo Fucile
NELL’INTERVISTA AL “FATTO QUOTIDIANO” IL FISICO ITALIANO DI FAMA INTERNAZIONALE DEFINISCE LA RIFORMA “UN BEL DISASTRO”… LA VALUTAZIONE DEGLI ATENEI, I BILANCI, LA SPERIMENTAZIONE, L’EMENDAMENTO CANCELLATO SUI RICERCATORI…. L’INVADENZA DELLA POLITICA E IL RUOLO DEL PRIVATO
“Questa riforma è un bel disastro”. E se a dirlo è Giorgio Parisi, uno dei più autorevoli fisici viventi, padre della “teoria del caos”, c’è di che preoccuparsi. Sessantadue anni, professore all’Università La Sapienza di Roma, la scorsa settimana ha ricevuto la medaglia Max Planck per i suoi studi, riconoscimento ricevuto nella storia da scienziati del calibro di Albert Einstein ed Enrico Fermi.
In Italia potremmo non avere più un Giorgio Parisi.
Perchè gli studenti migliori ormai portano il loro cervello all’estero, e non riescono a rientrare nel sistema universitario.
Che con questa legge non cambierà in meglio.
Professore, l’Italia ha bisogno di una riforma dell’Università . Perchè non questa?
à‰ vero, c’è una grande necessità di cambiamento. Ma nella direzione contraria a quella in cui va questa legge.
Cioè?
La prima cosa da fare è valutare gli atenei. Noi conosciamo la situazione a macchia di leopardo, alcune eccellenze, altre situazioni dissestate. Ma non abbiamo un quadro globale.
Eppure la Gelmini dice che la riforma premia il merito.
Veramente l’Anvur (l’Agenzia nazionale per la valutazione universitaria, ndr) varata dal governo Prodi non è ancora in funzione. E poi nella prima stesura del provvedimento ho letto 23 volte le parole “ministero dell’Economia”. Ma che c’entra?
È un modo per chiarire chi comanda?
Gli dà un peso troppo alto. Addirittura la riforma dice che chi non è in regola col bilancio non può fare sperimentazione. Ma che significa? Semmai deve avere meno soldi, ma è proprio con la sperimentazione che si possono ottenere risultati, e far abbassare il deficit. Hanno sbagliato tutto.
Cos’altro?
C’è un emendamento, per esempio, in cui si dice che le medaglie olimpiche possono valere come esami in determinate facoltà . Ma perchè una legge che contiene principi generali deve per forza accontentare tutte le volontà personali? Gli istituti superiori di educazione fisica valuteranno da soli quanto valgono le medaglie e se vogliono pure gli scudetti. Non sono queste le riforme che servono. Ma danno l’idea di come questo governo vuole fare le leggi.
Quindi condivide la protesta dei ricercatori?
Reputo la protesta giustissima. La legge è fatta sulla loro pelle e su quella di chi è andato all’estero. In solidarietà con loro, lunedì farò una lezione sul tetto della facoltà di Fisica alla Sapienza.
Poi c’è la questione precari. Lei è favorevole o contrario alla cancellazione della terza fascia docente e i contratti a tempo determinato per i ricercatori?
In linea di principio non era sbagliato. Ti assicuro un contratto di 6 anni, nel frattempo accantono i soldi per assumerti e se la valutazione finale che otterrai sarà positiva puoi entrare nell’Università . Altra cosa è farti lavorare 6 anni, con un contratto che costa meno, sapendo già che non ci saranno i soldi per assumerti.
Infatti l’emendamento che prevedeva l’accantonamento è stato cancellato . Sapere che se hai fatto bene verrai premiato non è un problema. La precarietà lo è.
C’è molta differenza di considerazione tra i giovani fisici di via Panisperna e gli studenti di oggi. I ragazzi che incontra sono preoccupati?
L’altro giorno uno di loro, che si è laureato con me, ha detto di non aver intenzione di fare il dottorato perchè in Italia non è riconosciuto e perderebbe solo 3 anni senza avere sbocchi.
Il rischio è quello che resti solo chi se lo può permettere?
Ci sarà una fortissima selezione sul censo.
Quanti studenti e scienziati eccellenti si perderanno in questo modo?
Non mi preoccupano gli eccellenti, loro se la caveranno, sicuramente andando all’estero. Mi preoccupano tutti coloro che hanno grandi capacità e che altrove farebbero ricerca ma che nel nostro paese saranno fatti fuori. Se ci sarà un Mozart emergerà , ma non potrà più suonare perchè gli mancheranno gli orchestrali.
Qual’è la conseguenza peggiore della riforma?
L’ingresso nei Consigli d’amministrazione di persone esterne. Se non si capisce chi sono la procedura può diventare un disastro. Le Asl lo sono perchè nei loro Cda è entrata la politica.
Ha maggior timore delle conseguenze dell’ingresso della politica nei cda o dei privati che possono indirizzare la ricerca?
I privati possono mettere i ricercatori a servizio della produzione, e a rimetterci sarebbe la ricerca di base, quella che permette i veri progressi nel lungo periodo. Ma la spartizione politica è quella che temo di più.
Caterina Perniconi
(da “il Fatto Quotidiano“)
argomento: Berlusconi, denuncia, economia, emergenza, Genova, governo, PdL, Politica, radici e valori, scuola, Università | Commenta »
Novembre 27th, 2010 Riccardo Fucile
IL CONSULENTE COLA E GLI APPALTI: “ME DOVEVANO PAGA'”… FATTURE PER OPERAZIONI INESISTENTI E COMMESSE GONFIATE, APPALTI ENAV AFFIDATI ALLA SELEX E POI GIRATI A TECHNOSKY PER FAR LIEVITARE I COSTI E COSTITUIRE UNA RISERVA FONDI… SPARTIZIONI DEI SUBAPPALTI, VIOLAZIONI FISCALI, UNA CATENA DI ATTI ILLECITI EMERGEREBBERO DALLE PRIME INDAGINI
«Se le ditte volevano lavorare me dovevano paga’. E pure gli altri». 
È in questa frase pronunciata davanti ai magistrati da Lorenzo Cola, consulente di Finmeccanica, l’essenza del sistema messo in piedi per la spartizione degli appalti.
E per l’accantonamento di fondi occulti che sarebbero serviti a versare tangenti a manager e politici.
I provvedimenti eseguiti all’alba di ieri dalla Guardia di finanza e dai carabinieri del Ros svelano come siano state proprio le sue dichiarazioni e quelle del commercialista Marco Iannilli a rivelare il percorso dei soldi, le fatture per operazioni inesistenti, le commesse «gonfiate».
Il meccanismo – così come è stato ricostruito nelle indagini – prevedeva che gli appalti di Enav venissero affidati alla Selex Sistemi Integrati, azienda controllata da Finmeccanica e amministrata dall’ingegner Marina Grossi, moglie del presidente della holding di Pier Francesco Guarguaglini.
A sua volta Selex li girava a Techno Sky, che invece è controllata da Enav. Un doppio passaggio che, dice l’accusa, serviva appunto a far lievitare i costi e così avere una riserva finanziaria extrabilancio.
Ma anche a spartirsi i subappalti che venivano affidati a imprese indicate dagli stessi alti funzionari.
«Segnalazioni» che venivano poi lautamente ricompensate.
Marina Grossi è accusata di «corruzione in relazione agli affidamenti dei lavori Enav poi conferiti alla Print System e alla Arc Trade», la società riconducibile a Iannilli, che «ha acquistato un sistema lidar doppler inserito nel programma italiano per il monitoraggio del Wind Shear gestito da Enav, per installarlo nell’aeroporto di Palermo».
Ma all’amministratore di Selex vengono contestate anche violazioni fiscali.
In particolare, così come scritto nel capo di imputazione «in accordo con Lorenzo Cola, con il condirettore generale Letizia Colucci e con il direttore responsabile Manlio Fiore, emetteva fatture relative a operazioni in tutto o in parte inesistenti per un valore non inferiore ai dieci milioni di euro nel 2009, al fine di consentire a Enav l’evasione delle imposte dirette e indirette; avvalendosi di fatture relative ad operazioni in tutto o in parte inesistenti, indicava nelle dichiarazioni dei redditi presentate per conto di Selex in relazione agli anni 2008 e 2009, elementi passivi fittizi».
Agli investigatori è stato chiesto di sequestrare la documentazione relativa agli appalti proprio per verificare «l’assenza di gare nelle prassi di assegnazione dei lavori e delle opere, in violazione della legge del 2006».
È stato Cola a parlarne, raccontando come durante alcuni consigli di amministrazione dell’Enav alcuni componenti abbiano chiesto di verbalizzare la propria opposizione.
Una circostanza «confermata dalla presentazione spontanea di Guido Pugliesi», l’amministratore di Enav anche lui indagato per corruzione e violazioni fiscali.
Oltre a Pugliesi, tra gli inquisiti c’è il presidente dell’Ente di assistenza al volo Luigi Martini che risponde soltanto di concorso nelle violazioni fiscali. Entrambi, «nelle dichiarazioni del 2009 indicavano elementi passivi fittizi, al fine di consentire l’evasione di imposte dirette e indirette di Enav».
Proprio per questo motivo il procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e i sostituti Paolo Ielo e Rodolfo Sabelli hanno chiesto l’acquisizione «della documentazione extracontabile eventualmente rinvenibile presso gli uffici amministrativi idonea a evidenziare rapporti tra il personale Enav e personale delle società Print System e Arc Trade, ma anche le agende, le rubriche, i documenti informativi o cartacei per verificare l’esistenza e la natura di questi rapporti».
Un accertamento che sarà effettuato esaminando pure «la registrazione degli ingressi a partire dal 1 settembre 2010 in Selex e in Enav».
Controlli che serviranno da riscontro a quanto Cola ha raccontato circa le sue visite e quelle di altri manager negli uffici delle due aziende.
Il consulente ha parlato ampiamente del trasferimento di capitali e non a caso nel provvedimento di sequestro si dispone di acquisire «la documentazione che attesti l’esistenza di relazioni bancarie in Italia e all’estero su cui è possibile, in relazione agli indagati di corruzione, siano pervenuti flussi finanziari come corrispettivo degli atti contrari ai doveri d’ufficio».
Linguaggio burocratico che in realtà si riferisce alle «mazzette» che i manager avrebbero ricevuto in cambio della concessione degli appalti.
Proprio in questo quadro vengono inserite le quattro società «riferibili alle attività di Lorenzo Borgogni», il capo delle relazioni esterne di Finmeccanica, che si sono aggiudicate lavori.
Si tratta della Renco Spa, la Simav – sistemi di manutenzione avanzati Spa, la Aicom, la Chorus Services e Architecture.
Secondo i magistrati Borgogni avrebbe ottenuto circa 300 mila euro in contanti e altre utilità proprio per averle agevolate nell’aggiudicazione delle commesse.
Ad assegnarle era la Selex e adesso dovranno essere analizzati i documenti relativi ad ogni gara proprio per quantificare l’accantonamento dei fondi extrabilancio.
Nel corso dei loro interrogatori prima Iannilli e poi Cola hanno affermato come il sistema per l’erogazione di soldi ai consulenti non prevedesse una percentuale fissa su ogni appalto, ma una sorta di pagamento periodico che poteva avvenire ogni sei mesi o addirittura un anno.
Una somma complessiva versata a titolo di ricompensa per aver indicato alle capofila le società alle quali affidare i subappalti.
Una traccia di questi affari illeciti potrebbe essere contenuta in alcuni atti interni.
Non a caso i pubblici ministeri hanno acquisito la documentazione relativa a «inchieste interne e audit in ordine alla regolarità dell’assegnazione dei lavori, nonchè copia dell’organigramma e delle relative modifiche dei dirigenti di Enav e Selex negli ultimi cinque anni, per la ricostruzione dei singoli procedimenti».
Nello scorso luglio i vertici dell’Ente di assistenza al volo, al termine di un audit, decisero di sostituire il consiglio di amministrazione e il management di Techno Sky contestando «irregolarità gestionali e procedurali».
L’analisi di queste carte potrebbe dunque fornire ulteriori elementi per comprendere i ruoli avuti dai manager ed eventuali altri illeciti commessi da chi è stato poi costretto a lasciare le aziende.
Fiorenza Sarzanini
(da “il Corriere della Sera“)
argomento: Costume, denuncia, economia, emergenza, Giustizia, governo, la casta, Lavoro, Parlamento, Politica, radici e valori, subappalti | Commenta »