Dicembre 29th, 2010 Riccardo Fucile
NESSUN RISCONTRO ALLA VERSIONE DEL CAPOSCORTA CHE SPARO’ TRE COLPI DICENDO DI AVER SOPRESO UN ATTENTATORE SULLE SCALE… ORA POTREBBE ESSERE INCRIMINATO PER SIMULAZIONE DI REATO… COME MAI E’ ANCORA DI SCORTA A BELPIETRO?
Era il 30 settembre: nel condominio di via Monte di Pietà , nel centro di Milano, dove risiede il direttore di “Libero”, Maurizio Belpietro, il suo capo scorta, Alessandro M., denuncia di aver messo in fuga, sparandogli, un terrorista.
Tre i colpi che partono dalla sua pistola d’ordinanza, ma che si infrangono in una vetrata dello stabile e sul muro.
Nelle ore successive viene anche diffuso un identikit.
Nessun testimone, nessuna immagine utile dalle telecamere di sicurezza posizionate sul retro del palazzo.
Il presunto terrorista si è volatilizzato.
Resta solo la versione dell’agente scelto.
Ieri, il Giornale ha rilanciato l’ipotesi secondo cui l’uomo di scorta si sarebbe inventato tutto, tesi peraltro che girava da tempo negli ambienti della Procura,
E che per lui sia pronto un avviso di garanzia per simulazione di reato e procurato allarme.
L’inchiesta è alle battute finali, e per quel poco che trapela dalla Procura, l’archiviazione sembra la conclusione più plausibile.
Decisivo sarà l’ultimo interrogatorio, al quale l’agente sarà sottoposto dopo le feste. Occasione per raccontare la verità e per capire se ha agito da solo o su suggerimento di qualcuno.
In questi tre mesi sono stati svolti tutti gli accertamenti possibili.
Ai primi di ottobre è stato anche ricostruito, alla stessa ora, l’agguato secondo il racconto dal capo scorta.
Oltre alla sua parola, non ci sono altri elementi.
Dopo una settimana di riposo, nei giorni successivi al presunto agguato, l’agente scelto è tornato al servizio scorte.
Come primo incarico era stato assegnato a un magistrato di Corte d’assise, ma subito dopo, per evitare polemiche o imbarazzi, aveva avuto una normale turnazione, a seconda delle esigenze dell’ufficio.
In verità le prime notizie avevano dato l’agente trasferito ad altri compiti.
In ogni caso successivamente avviene un fatto strano, anche alla luce delle perplessità crescenti sulla veridicità della ricostruzione fatta dallo stesso caposcorta che avrebbe dovuto invitare quindi alla prudenza.
Accade che o su richiesta o in ogni caso con l’assenso dello stesso Belpietro, l’agente viene riassegnato alla tutela dello stesso direttore di Libero.
Come è possibile, a questo punto, che Belpietro si fidi ancora di questo agente, che molti suoi stessi colleghi ritenevano “si fosse inventato tutto”?
O forse è legato a lui da qualche motivo particolare e vuole tutelarlo?
In attesa che le conclusioni dell’inchiesta facciano definitivamente chiarezza su questa vicenda non del tutto limpida.
argomento: Costume, denuncia, Giustizia, PdL, Politica, Stampa | Commenta »
Dicembre 29th, 2010 Riccardo Fucile
IERI 200 PASTORI SARDI SONO STATI RESPINTI A CIVITAVECCHIA COME DEI DELINQUENTI, SOLO PERCHE’ VOLEVANO CHIEDERE INTERVENTI URGENTI PER UN SETTORE CHE PREVEDE LA CHIUSURA DI 7.700 AZIENDE…I MANIFESTANTI PRESI A MANGANELLATE: “SIAMO STATI TRATTATI DA CRIMINALI”… PER I LADRONI LEGHISTI INVECE PASSIERA ROSSA E SOLDI PUBBLICI
Speravano di manifestare a Roma. 
Sono stati bloccati da polizia e carabinieri prima ancora di salire sui 5 pullman che li attendevano al porto di Civitavecchia.
Nella capitale i pastori sardi volevano «dar vita a una conferenza stampa per spiegare le ragioni del malcontento».
Ma il viaggio degli oltre 300 allevatori dell’Mps, iniziato a Olbia l’altra notte, si è concluso alle 6 del mattino tra forti tensioni.
I dimostranti – dicono ora alla questura di Roma – hanno tentato di forzare il blocco.
Così la polizia ha risposto denunciando due di loro per resistenza e lesioni (un agente è rimasto contuso) tutti gli altri per manifestazione non autorizzata e per essersi rifiutati di farsi identificare.
Ma la versione degli allevatori non collima con le ricostruzioni ufficiali secondo cui i pastori volevano manifestare sul Grande Raccordo Anulare.
E una dirigente del Movimento, Maria Barca, denuncia di essere stata colpita «con un violento calcio a una caviglia» e di aver «implorato agli agenti di lasciar andare un pastore da loro ripetutamente picchiato».
Per il leader del Movimento dei pastori sardi, Felice Floris «siamo vittime di una politica ignava e cialtrona che tutto fa all’infuori di creare sviluppo. Ci hanno imposto d’investire per adempiere alle norme Ue – continua – intanto Stato e Regione non hanno adottato misure per tutelare latte e formaggi in sede europea, accettando miseri contributi in cambio della rinunzia alla produzione».
E Riccardo Piras, portavoce del Comitato di lotta dei contadini e dei pastori sardi, incalza: «Che la manifestazione non fosse autorizzata è una scusa. Questo non è davvero uno Stato democratico se non permette ai suoi cittadini di dar voce al malcontento».
A lui fa eco Andrea Cinus, uno dei 200 sbarcati a Civitavecchia: «Non siamo neppure riusciti a uscire dal porto. Lì già ci attendevano gli agenti, che hanno fermato anche i pullman affittati per raggiungere Roma. Volevamo solo fare una manifestazione pacifica. Ci hanno trattato come criminali».
Parte da lontano, comunque, la rivolta degli allevatori.
L’inizio di tutto è una cascata d’interessi bancari vorticosi (sino al 18%) nata dalla cancellazione di una legge sarda per benefici nell’agro-zootecnia 15 anni fa bocciata dall’Europa perchè violava le regole della libera concorrenza. Da allora migliaia di aziende e ovili hanno visto acuire la recessione in maniera esponenziale.
Interi patrimoni sono finiti all’asta o esposti a esecuzioni giudiziarie.
La sovrapproduzione di pecorino e la crisi degli iscritti con le organizzazioni tradizionali di categoria hanno fatto il resto, lasciando campo libero a gruppi autonomi come il Movimento dei pastori sardi.
L’Mps, al contrario di quanto hanno fatto altri rappresentanti degli allevatori nell’isola, nei mesi scorsi si è rifiutato di sottoscrivere gli accordi con la Regione governata dal centrodestra. Intese (150 milioni in 3 anni) criticate anche dal ministro dell’Agricoltura Galan, che ieri i promotori dello sbarco a Civitavecchia contavano di poter incontrare a Roma.
La battaglia è sempre incentrata sul prezzo del latte (la Sardegna con 3 milioni di capi possiede la metà del patrimonio ovicaprino nazionale).
La ragione che da quest’estate ha portato a cortei, sit-in, occupazioni è che produrne un litro costa ai pastori più del prezzo di vendita.
Che, per una singolare legge del mercato a parti rovesciate, non viene fatto da chi è proprietario delle pecore e porta il latte nei caseifici, ma da chi lo trasforma.
Da qui le marce sugli aeroporti di Olbia e Alghero, le manifestazioni in Costa Smeralda, le marce su Cagliari e su Roma.
Fino allo scontro frontale tra la Giunta Cappellacci e il Movimento pastori. Fino ai tafferugli con feriti e arresti davanti alla Regione in ottobre e, ora, all’assedio in porto.
Altro atteggiamento da parte del governo rispetto a qualche centinaia di allevatori ladroni che non hanno pagato le multe sulle quote latte: a loro passiera rossa e soldi pubblici a volontà .
E le multe milionarie della Ue a carico dello Stato.
argomento: Berlusconi, Bossi, Costume, denuncia, economia, emergenza, governo, LegaNord, PdL, Politica, povertà, radici e valori | Commenta »
Dicembre 29th, 2010 Riccardo Fucile
NELLA RIFORMA UNIVERSITARIA NIENTE PIU’ OBBLIGO DI RICORRERE AL PART TIME…L’ART 6 COMMA 10 SALVA LE CONSULENZE E STRIDE CON LE PROMESSE DELLA GELMINI: “DOCENTI PIU’ IN AULA AD INSEGNARE”… I BARONI FESTEGGIANO, LE OPPOSIZIONI DORMONO
Doveva essere una legge che “colpisce i baroni e i privilegi”: così il ministro Gelmini ama descrivere la riforma universitaria che porta il suo nome.
Ma a leggerne il testo, appena approvato in via definitiva al Senato, viene un dubbio: il privilegio di molti baroni che, alla professione e allo stipendio da docente, affiancano un’intensa attività extra-accademica, trascurando spesso i loro doveri universitari, non sembra colpito.
Appare invece rafforzato.
Vediamo l’art. 6 comma 10 che è molto chiaro: “I professori a tempo pieno possono svolgere liberamente, anche con retribuzione, attività di valutazione, di collaborazione scientifica e di consulenza, di comunicazione e divulgazione scientifica e culturale, pubblicistica ed editoriale”.
Non solo.
“Possono altresì svolgere, su autorizzazione del rettore, funzioni didattiche e di ricerca, nonchè compiti istituzionali e gestionali presso enti pubblici e privati”.
Tutto ciò senza rinunciare a un solo centesimo del proprio “stipendio pieno” di professore che si aggira a fine carriera, per un ordinario, intorno ai 5.000 euro mensili.
Passata sotto silenzio, questa liberalizzazione delle consulenze esterne dei professori, rischia di avere gravi conseguenze.
Ottime per i professori, che potranno liberamente fare i docenti e contemporaneamente i divulgatori, i collaboratori, i pubblicisti e i gestori di enti pubblici o privati.
Pessime per i conti dell’Università pubblica.
In base a un decreto del 1980 i docenti a tempo pieno, con stipendio pieno, non potevano prima svolgere altra attività .
Potevano chiedere il “tempo definito” che portava però metà stipendio: “stranamente” solo il 5,8% dei docenti ne usufruisce.
Ma questo decreto che farebbe risparmiare centinaia di migliaia di euro l’anno, non è mai stato ovviamente applicato con rigore.
Ora la riforma Gelmini, quella che a spot “combatte i baroni”, addirittura lo spazza via, così tutti potranno fare man bassa di doppi incarichi, con relative entrate.
Chi fino ad oggi era fuorilegge, ora con la riforma può stare tranquillo: ci ha pensato la Gelmini, nel silenzio delle opposizioni, a garantire ai baroni il doppio lavoro, a spese dell’Università italiana.
argomento: Berlusconi, Costume, denuncia, economia, Gelmini, governo, la casta, Lavoro, Politica, Università | Commenta »
Dicembre 29th, 2010 Riccardo Fucile
IL DIRETTORE DEL “SECOLO D’ITALIA” SUGLI ATTACCHI DI LIBERO: “L’EFFETTO E’ LO STESSO, MA TUTTO E’ MOLTO PIU’ PULITO”… E FINI QUERELA SIA “LIBERO” CHE “IL GIORNALE”
L’editoriale con cui il direttore di “Libero”, Maurizio Belpietro, annunciava un attentato
futuro contro il presidente della Camera Gianfranco Fini volto a screditare il premier Silvio Berlusconi che nella ricostruzione del giornalista (ed editore) del quotidiano sarebbe poi stato indicato come mandante, continua a far discutere.
Soprattutto dopo che arricchendo la storia di particolari in un secondo editoriale Belpietro racconta anche di una misteriosa escort che girerebbe per le redazioni raccontando di aver avuto rapporti con il presidente della Camera.
«Quest’attacco di Libero è una cosa pazzesca. Affermazioni di cui è inutile cercare la coerenza. Siamo al ventilatore acceso, al fango che schizza in ogni direzione».
In una intervista all’«Unità », il direttore del «Secolo» Flavia Perina e deputato di Fli, reagisce così alla tesi di Belpietro.
Secondo Perina, mentre «una volta nei passaggi politici più delicati scoppiavano le bombe, oppure venivano rapiti gli statisti, oggi si videoregistrano non meglio identificate escort: il salto di qualità democratico è evidente. Niente vittime, niente sangue, niente dispendiose operazioni di depistaggio, rischi penali bassissimi: l’effetto è lo stesso, ma tutto è molto più pulito, economico, light. E se era difficile giustificare la liceità costituzionale di una P38 o di un timer – conclude – ora si può dire con leggerezza commentando la nuova offensiva di “Libero” e del “Giornale”: è libertà di stampa, perchè vi offendete?».
«Siamo oltre la categoria della disinformatia. Quella – dice ancora la deputata finiana – prevede che si parta da un fatto, lo si distorca, e lo si trasformi fino a farlo diventare un elemento a danno dell’avversario. Qui, invece, manca il fatto da cui partire. Il dato di realtà . C’è una voce, un sentito dire, idee del tutto folli”.
“Tutto questo – osserva ancora Perina – ci dovrebbe fare interrogare su due cose. Una è il dato di un Paese imbarbarito nel quale la politica non reagisce a cose del genere, si fa sopraffare, si fa dominare dallo spirito di fazione e dalla logica tribale. L’altra è un dato politico. Dal 14 dicembre tutti vanno dicendo che Fini è distrutto, che non ha prospettiva: evidentemente qualche incidenza politica ce l’ha e qualche rischio lo presenta, altrimenti non si spiegherebbe quest’accanimento».
«Ho diversi elementi – aggiunge Perina – per pensare a una riaccensione della campagna contro Fini. Spero di sbagliarmi, e certo le ipotesi fatte dal Belpietro sono talmente folli che è possibile restino come atto isolato di follia, per riempire i giornali nei giorni sotto Natale, quando non si sa che scrivere».
Intanto il presidente della Camera Gianfranco Fini ha deciso di querelare “Libero” e “il Giornale”.
A darne notizia è stato il portavoce di Fini, Fabrizio Alfano. “In relazione a quanto pubblicato ieri e oggi dai quotidiani Giornale e Libero, il presidente della Camera Gianfranco Fini ha dato mandato di adire le vie legali a tutela della propria onorabilità “, si legge in una dichiarazione di Alfano.
“La campagna di annientamento politico che i giornali vicino al premier hanno nuovamente scatenato contro Gianfranco Fini non fermerà Futuro e Libertà che anzi realizzerà il proprio Congresso a Milano chiamando a raccolta chi nel centrodestra e nel paese non intende chinare la testa”, ha detto il coordinatore di Fli Adolfo Urso.
argomento: Berlusconi, Costume, denuncia, emergenza, Fini, Giustizia, governo, PdL, Politica, Stampa | Commenta »
Dicembre 29th, 2010 Riccardo Fucile
IL MINISTRO HA DUPLICATO UNA SOCIETA’ DI STATO, IL FORMEZ, CON NUOVI INCARICHI BEN PAGATI PER TUTTI…. A INIZIARE DAL SINDACO DI RAVELLO (150.000 EURO L’ANNO), DOVE STRANAMENTE IL MINISTRO DELL’INNOVAZIONE TRASCORRE LE SUE VACANZE
Tempi duri per Brunetta.
Giorni fa sul sito Internet di Formez Italia, società che fa formazione agli impiegati pubblici, si poteva leggere – in una dispensa sui diritti costituzionali del Comune di Roma – che “non bisogna considerare uguali a noi le persone in condizioni inferiori alle nostre (handicappati)”.
Il ministro si è irritato, anche perchè la Spa di Stato è una sua creatura. Nell’agosto 2009 Brunetta ha infatti diviso il vecchio Formez: Formez Pa e la new entry FormezItalia.
I maligni hanno parlato di inutile doppione.
Se da un lato il vecchio cda del Formez è stato asciugato di qualche unità , FormezItalia ha un nuovo presidente, due nuovi consiglieri, un direttore generale e un collegio sindacale tutto suo.
Brunetta ha fatto presidente (150 mila euro l’anno) Secondo Amalfitano.
Un fedelissimo: è stato sindaco Pd di Ravello, dove il ministro ha casa.
Poi il salto con Brunetta, come consulente, e ora organizzatore di concorsi.
I concorsi si fanno, è vero.
Peccato che il ministro abbia bloccato le assunzioni e ipotizzi futuri tagli-monstre nel settore pubblico.
(da “L’Espresso“)
argomento: Brunetta, Costume, denuncia, economia, governo, la casta, PdL, Politica, sprechi | Commenta »
Dicembre 29th, 2010 Riccardo Fucile
NEL PAESE DI ILLASI, DURANTE LA PREMIAZIONE DEI CITTADINI ILLUSTRI, UNO STUDENTE CON IL MASSIMO DEI VOTI RIFIUTA LA BUSTA PREMIO DI 200 EURO DALL’ASSESSORE LEGHISTA: “DATELI A QUELLA SIGNORA IN STATO DI INDIGENZA CUI AVETE RIFIUTATO UN AIUTO SOLO PERCHE’ NON RISIEDE DA PIU’ DI 5 ANNI NEL TERRITORIO DEL COMUNE: BISOGNA AVERE IL CORAGGIO DI CONDANNARE LE SCELTE RAZZISTE”
Gran Galà del Premio Illasi con un fuori programma che ha movimentato la scena prenatalizia e
l’atmosfera di buoni sentimenti che di solito accompagna questo genere di manifestazioni, quando vengono premiati cittadini illustri per meriti culturali, sportivi o imprenditoriali o coppie che hanno passato il mezzo secolo di vita matrimoniale.
Quand’è stato il turno di Alberto Fabris per ritirare la busta del premio con 200 euro e il diploma di encomio per il massimo dei voti conseguito alla maturità classica, questi ha preso la parola ringraziando l’amministrazione.
«Felice di onorare il mio paese facendo del mio meglio», ha esordito, ma non ha evitato di accennare a un fatto che ha definito «gravissimo ed estremamente preoccupante».
In una delibera di giunta di ottobre, che assegnava un contributo a favore di una persona in forte stato di indigenza, gli assessori in quota alla Lega nord, Paolo Fasoli ed Elena Colognato, davano voto contrario mettendo a verbale che «l’oggetto della delibera va contro i principi morali, etici e ideologici del movimento che noi rappresentiamo» e dichiaravano di impegnarsi per un regolamento che preveda erogazione di contributi solo ai residenti a Illasi da almeno cinque anni.
«Criterio per ricevere sostentamento dunque», ha proseguito Fabris, «non sarebbe l’effettivo bisogno, ma una sintomatica “illasianità “, una discriminazione consapevolmente motivata in termini morali, etici e ideologici che ha un nome preciso: razzismo».
Disgustato dal fatto che l’amministrazione non abbia preso posizione, Fabris ha tenuto per sè solo il diploma e ha restituito al vicesindaco Bruno Zambaldo, che lo aveva premiato, la busta con il denaro, chiedendo che la cifra venga destinata alla signora in difficoltà .
Applausi hanno accolto la dichiarazione del giovane, che è tornato al suo posto, ma applausi ci sono stati anche per l’assessore Fasoli, che chiamato a sua volta a premiare altri cittadini non ha perso l’occasione di rispondere a quello che ha definito «l’amico comunista che ha trasformato un giorno di festa in un comizio».
Il sindaco Giuseppe Vezzari, a fine cerimonia, ha sottolineato il valore della famiglia, da cui nascono le eccellenze che il Comune ha premiato: «C’è stata qualche nota stonata», ha aggiunto riferendosi allo scambio Fabris-Fasoli, «perchè ci sono momenti in cui devono prevalere la concordia e la comunità viva», ha concluso interrotto dall’applauso, «e perdonate i limiti umani, ma credetemi, lavoriamo per la concordia della nostra comunità ».
Condividendo le considerazioni di Fabris, anche Mauro Marconcini, tra i premiati per un premio di poesia, si era autoescluso comunicandolo con una lettera al sindaco in cui riteneva prematuro il riconoscimento per la sua carriera di poeta.
Vittorio Zambaldo
(da “l’Arena” di Verona)
argomento: Bossi, Costume, denuncia, emergenza, LegaNord, Politica, radici e valori | Commenta »
Dicembre 28th, 2010 Riccardo Fucile
PERSINO A DETTA DEL VIMINALE QUELLA DI BELPIETRO E’ UNA PATACCA… BOCCHINO DENUNCIA “IL GIORNALE” PER STALKING… SI VUOLE COLPIRE IL TERZO POLO PER RIPORTARE CASINI VERSO BERLUSCONI
“La macchina del fango si è rimessa in moto, ormai hanno superato ogni limite”.
In partenza per le vacanze, Fini viene colpito a freddo dalla prima pagina di “Libero”.
Al di là di una scontata querela per diffamazione, la reazione del presidente della Camera è di grande fastidio per una “notizia demenziale” e filtra la sua preoccupazione per quello che ancora potranno “inventarsi” la coppia Feltri-Belpietro: “Se qualsiasi fandonia, pur di attaccarmi, viene pubblicata senza verificare nulla, cos’altro faranno uscire?”.
Che di una fandonia, anzi di una patacca, si tratti, sono convinti del resto anche al Viminale, dove non viene dato peso alla notizia pubblicata dal quotidiano.
Secondo Fini la staffetta Feltri-Belpietro è funzionale proprio al disegno di colpire gli avversari politici di Berlusconi.
Senza più l’impaccio di poter riferire direttamente al premier la regia politico-editoriale degli attacchi.
Dentro Fli qualcuno già pensa di sfidare Belpietro a rendere pubblica la sua dichiarazione dei redditi, per dimostrare quanta parte delle entrate del direttore sia dovuta a Mediaset (dove conduce la trasmissione Mattino Cinque) e quanto invece a Libero.
La certezza di Fini è che gli attacchi provengano da Arcore e che sia Silvio l’ispiratore della strategia.
Non è un caso che Della Vedova rispoveri il conflitto di interessi.
Italo Bocchino intende invece denunciare per stalking la direzione de “il Giornale”: “lo stalking non va riferito solo alle molestie sessuali, ma è un reato che riguarda una persecuzione frutto di molestie insistenti che generano ansia nelle vittime: è il caso mio e di mia moglie”.
E tramite l’avvocato, Bocchino annuncia: “stavolta mi voglio divertire, chiederò alla Procura di Milano di verificare la responsabilità dell’editore occulto, Silvio Berlscuoni, negli attacchi alla mia persona. Hanno violato il mio diritto alla libertà di pensiero e la libertà d’impresa di mia moglie”.
Quanto alle notizie pubblicate su “Libero” Bocchino commenta: “Lasciamo perdere la storia dell’attentato che fa soltanto ridere, ma pensare che Fini possa andare con una prostituta è ridicolo. Se è vero io mi faccio prete. Ma andiamo! La terza carica dello Stato che si infila in un portone e pensa di passare inosservato. E gli uomini della scorta? E la prefettura?”.
Nei commenti dei finiani, prevale una lettura politica degli eventi.
Certo, c’è la pressione crescente su Fini per indurlo alle dimissioni da presidente della Camera.
E qualcuno ricorda che un anno fa il premier accennò a “cinque” motivi per cui Fini avrebbe dovuto lasciare quella carica,
Sapeva forse il premier del contenuto dell’articolo?
Inoltre c’è la sensazione che si possa puntare a un obiettivo più ambizioso: colpire il Terzo polo”, puntando a indebolire uno dei due leader del raggruppamento, per poi riportare Casini vicino al governo.
E Briguglio sostiene apertamente che la nascita del terzo Polo sarà acccompagnata dai dossieraggi della stampa padronale.
argomento: Attentato, Berlusconi, Costume, denuncia, emergenza, Fini, Futuro e Libertà, Giustizia, governo, PdL, Politica, radici e valori, Stampa | 1 Commento »
Dicembre 28th, 2010 Riccardo Fucile
VALZER DI INDISCREZIONI SULLA SORTE DEL LEGITTIMO IMPEDIMENTO… PRESSIONI DEL GOVERNO SUI GIUDICI… SCONCERTO PER IL SI’ DI MAZZELLA ANNUNCIATO PER LETTERA
Tirati per la giacchetta. Strattonati. Pronti a dire: “Da qui all’11 gennaio ne sentiremo
delle belle. Le spareranno sempre più grosse”.
Poi a mettere in chiaro: “Niente è ancora deciso sul legittimo impedimento”. Ma una cosa è certa. E questa, ai più alti livelli, alla Consulta ci tengono a metterla in chiaro: “Non ci sarà alcun rinvio. L’udienza pubblica è prevista e si terrà l’11 gennaio”.
E ancora: “Non sono previste defezioni. Tutti hanno assicurato la loro presenza. Chi specula e rende pubbliche indiscrezioni sulla salute dei componenti viola palesemente la nostra privacy”.
Allusione a chi ha dato per assente la Saulle. “Stiano tutti tranquilli. Quel giorno saremo lì, prima ascolteremo gli avvocati, poi ci chiuderemo in conclave e decideremo. Senza quei rinvii che qualcuno ipotizza perchè vorrebbe che ci fossero, ma che non ci saranno”.
A tutt’oggi, aggiungono le stesse qualificate fonti interne al palazzo, è presto per avere la certezza di quale sarà il verdetto sulla legge-ponte al lodo Alfano costituzionale che, dalla scorsa primavera, tiene congelati tre processi di Berlusconi.
Sabino Cassese, membro della Corte dal 2005, solo una settimana prima dell’udienza distribuirà ai colleghi l’appunto finale che sintetizza ben 10mila pagine di ricerca. Ma quell’appunto, che finora lo stesso Cassese non ha voluto che fosse distribuito, non conterrà nè il verdetto nè la proposta del relatore.
Egli la ufficializzerà durante la prima camera di consiglio.
Lì rivelerà quale preferisce delle tre strade possibili: la prima azzera la legge per manifesta incostituzionalità , e quindi accoglie in pieno l’istanza dei giudici di Milano; la seconda ne riconosce solo un difetto parziale che può essere corretto; la terza respinge la tesi dei magistrati e “santifica” la legge.
Se la conclusione fosse una sentenza interpretativa che respinge il ricorso dei giudici, ma impone una “lettura” obbligata della legge nel senso che le toghe conservano comunque l’ultima parola sull’effettiva sussistenza di un legittimo impedimento, negando ogni automatismo, questa sarebbe una decisione nettamente negativa per Berlusconi.
Il legittimo impedimento tornerebbe a essere quello che oggi è per tutti i normali cittadini, i quali possono avanzare la richiesta di rinviare il processo se hanno una valida ragione, ma poi devono sottostare al verdetto del giudice.
I processi del Cavaliere ripartirebbero, i giudici cercherebbero di accelerarli al massimo per arrivare alla sentenza, gli avvocati del premier solleverebbero un nuovo conflitto. Il caos.
Allo stato però, assicurano le alte toghe, tutte le strade sono aperte.
E le spinte a far prevalere l’una piuttosto che l’altra vengono giudicate “indebite pressioni” e “interferenze”.
Tra i colleghi suscita “sconcerto” il fatto che uno di loro, l’ex ministro della Funzione pubblica Luigi Mazzella, assurto all’onore delle cronache per aver invitato a cena il premier e il Guardasigilli Alfano prima della sentenza sul lodo, abbia scritto una lettera, divenuta pubblica, in cui si pronuncia per il sì alla legge.
Commentano: “Così aumenta il nostro senso di solitudine e rischiano di rafforzarsi le pressioni dei nostri confronti”.
Liana Milella
(da “La Repubblica“)
argomento: Berlusconi, Costume, denuncia, Giustizia, governo, PdL, Politica, radici e valori | 1 Commento »
Dicembre 28th, 2010 Riccardo Fucile
DA’ CONSULENZE AGLI AMICI DELLA “TV DELLA LIBERTA”, MA VUOLE L’AVVOCATURA DI STATO PER ZITTIRE I GIORNALI…LA CORTE DEI CONTI INDAGA PER DANNO ERARIALE: ALCUNI SUOI CONSULENTI AL MINISTERO AVREBBERO SVOLTO ATTIVITA’ DI PARTITO
Esplode il caso Brambilla.
Il ministro, sotto inchiesta per “danno erariale”, attacca Il “Fatto” per aver dato conto della sua gestione delle nomine nel ministero e negli enti che da questo dipendono. Curioso.
In qualsiasi paese del mondo un ministro che sotto il suo mandato vede il fidanzato approdare alla guida di un ente da lui controllato chiede scusa, si dimette o perlomeno esibisce il proprio imbarazzo.
In qualsiasi paese del mondo, un ministro che nomina alla guida della “struttura di missione per il rilancio dell’Italia all’estero ” un drappello di amici, ex dipendenti, ex datori di lavoro, la maggior parte provenienti da un organo di partito (questo giornale l’ha definito con efficacia “ufficio di collocamento Brambilla”) chiede scusa o rimette il mandato.
E persino in questa Italia, il ministro Michela Vittoria Brambilla, all’inizio si era presumibilmente vergognata, o contava di ridurre il danno limitando la diffusione mediatica della notizia.
Però poi qualcosa cambia.
Dopo una risposta pubblica di Silvio Berlusconi che — interrogato sull’ascesa al ruolo di commissario Aci del suo fidanzato Eros Maggioni — nella conferenza stampa di fine anno la scaricava (“Sono casi spiacevoli: quando lei prende cento persone non può pretendere che ci siano cento santi…”), la Brambilla annunciava causa civile contro questo giornale.
Questa risposta del Cavaliere deve essere costata a Berlusconi qualche scudisciata, se è vero che dopo 4 ore il premier, sempre sensibile alle richieste della “ministra salmonata”, ritratta con una nota ufficiale (“Le indicazioni esposte sono frutto di mere illazioni e personali supposizioni”).
E così, dopo due articoli del nostro quotidiano, dopo un delizioso capitoletto nel libro-inchiesta Tengo Famiglia (Aliberti), pubblicato due settimane fa dal giornalista di Panorama Carlo Puca (“Brambilla, la donna dell’Eros”), dopo una puntata di Report, e dopo l’avvio di una indagine della Corte dei conti, la Brambilla annuncia una “simbolica” richiesta di risarcimento (“solo” tre milioni di euro…) contro Il Fatto.
Ne avevano scritto in molti. La nostra colpa?
Raccontare per primi queste storie, e le altre che danno l’idea del Brambilla style: a partire dall’uso di elicotteri di Stato (anche per accorrere ad appuntamenti di partito) e atterrare in una area non adeguatamente attrezzata (con relativo dispiego di mezzi di soccorso pagati dal contribuente) pur di consentire al ministro di arrivare vicina a casetta.
La nostra colpa è aver chiesto conto al premier dell’elezione di Maggioni. Avvenuta in condizioni rocambolesche, visto che il commissario nominato all’Aci dalla ministra — Bruno Ermolli – aveva escluso per vizi formali la lista concorrente a quella del signor Maggioni (e sua) consentendole di gareggiare da sola e vincere per assenza di concorrenti (e dispiace).
Jacopo Bini Smaghi, leader della lista esclusa, fa ricorso al Tar e si rivolge alle procure, ma intanto Maggioni (professione odontotecnico) resta nel Cda. Nel 2007 Michela disse: “Guadagno più di lui, ma sto ben attenta a non farne un campo di potere nella coppia”. Chissà oggi.
Quanto alla struttura di missione, la domanda non è arbitraria, visto che, come ha scritto Il Sole 24 Ore, “si ipotizza un danno erariale”.
“La Procura del Lazio della Corte dei conti, guidata da Pasquale Iannantuono — scrive Il Sole — ha aperto l’istruttoria a seguito di notizie di stampa secondo cui oltre una decina di persone assunte presso il ministero come consulenti per il rilancio dell’immagine dell’Italia svolgerebbero attività di partito”.
Infine, visto che alla comicità involontaria non c’è limite, la ministra ha solennemente annunciato che si sarebbe fatta difendere dall’Avvocatura di Stato, ravvisando negli articoli de Il Fatto un danno per il ministero. Particolare grottesco, ma rivelatore: l’assunzione di una pattuglia di fedelissimi, e l’incredibile vicenda del compagno che approda al vertice della più importante sezione Aci d’Italia (Milano gestisce il business del gran premio di Monza, 50 milioni di euro), se provato, va considerato un danno della ministra all’immagine dello Stato.
Non certo un danno causato da chi scrive la notizia allo Stato.
Ma la Brambilla non deve avere chiaro il concetto di distinzione fra pubblico e privato.
E così per difendere se stessa le viene istintivo pagare le spese legali con i soldi dei cittadini.
Mica male per chi dichiarava spavalda: “Sono una che vive del suo. E a differenza degli altri politici, non ho chi mi paga la pagnotta. Sono libera, dico e faccio quel che voglio, lo ammetto: non dover accontentare nessuno è il mio lusso”.
Alla struttura di missione la Brambilla ha collocato Giorgio Medail, l’uomo che l’aveva assunta a Mediaset nel lontano 1989.
E che lei stessa aveva collocato alla guida di una sua impresa (fallimentare) l’indimenticata “Tv delle libertà ”.
Uno stile di governo che ieri ha ispirato a una senatrice del Pd, Roberta Pinotti, una sacrosanta interrogazione: “A quale titolo viene utilizzata l’Avvocatura dello Stato per un contenzioso che riguarda un personaggio politico?”.
Già , persino i vecchi democristianoni dei tempi d’oro, avevano un loro stile. Aggiunge la senatrice Pinotti: “Si tratta di una vicenda del tutto privata nella quale il ministro è accusato di aver concesso consulenze tramite il ministero del Turismo a persone che invece lavoravano per la televisione del Pdl. Di questo la stampa ha dato conto e se il ministro Brambilla ritiene di essere stata personalmente diffamata, nulla le impedisce di aprire un contenzioso affidandosi a un avvocato che l’assista. Ciò che non può fare è rivolgersi all’Avvocatura giustificando questo comportamento di protervia come lesa maestà all’immagine del ministero”.
Una contraddizione chiara agli stessi dirigenti del ministero.
Il giorno dopo il primo comunicato, il capo di gabinetto, Claudio Varrone, era costretto a correggere il tiro: “L’azione non è volta a tutelare l’immagine del ministro ma quella delle strutture ministeriali”. Ovvero.
Un conto è l’immagine del ministro, un altro quella del ministero, e solo per queste (secondo la seconda versione) interverrebbe l’Avvocatura.
La Brambilla, che a chi scrive era persino simpatica, disse di Dell’Utri e Tremonti: “Sono come le mestruazioni. All’inizio fanno male, poi, passano”. Lei invece resta. Per ora.
Luca Telese
(da “Il Fatto Quotidiano“)
argomento: Berlusconi, Brambilla, Costume, denuncia, governo, la casta, PdL, Politica, radici e valori | Commenta »