Destra di Popolo.net

“NESSUNA VISITA DI FINI AD ANDRIA, SONO STRAVAGANZE DI UN MITOMANE”: IL CENTRODESTRA LOCALE SPUTTANA BELPIETRO

Dicembre 28th, 2010 Riccardo Fucile

“ATTENTATO A FINI AD ANDRIA? NON ESISTE ALCUN APPUNTAMENTO CON IL PRESIDENTE DELLA CAMERA”: PDL E FLI SMENTISCONO “LIBERO”…STUPORE E INDIGNAZIONE PER AVER ACCOSTATO IL NOME DELLA CITTA’ A UN IPOTETICO EPISODIO CRIMINOSO… LA DIA DI BARI CONVOCHERA’ BELPIETRO PERCHE’ FACCIA IL NOME DEI SUOI PRESUNTI INFORMATORI

“Più che un fatto serio mi sembra la stravaganza di un mitomane”.
Non usa mezzi termini l’europarlamentare di Bisceglie del Pdl Sergio Silvestris nel commentare la notizia, riportata nell’editoriale del direttore di “Libero” Maurizio Belpietro, secondo la quale qualcuno avrebbe dovuto preparare un attentato al presidente della Camera Gianfranco Fini durante una sua visita ad Andria nella prossima primavera.
Il popolo della libertà  fa quadrato intorno al leader Berlusconi chiamato in causa nel pezzo perchè secondo quanto riportato nell’articolo chi vorrebbe colpire Fini “si sarebbe rivolto a un manovale della criminalità  locale, promettendogli 200mila euro”.
E il prezzo, riporta Libero, comprenderebbe “il silenzio sui mandanti, ma anche l’impegno di attribuire l’organizzazione dell’agguato ad ambienti vicini a Berlusconi, così da far ricadere la colpa sul presidente del Consiglio”.
Silvestris dice che “non è possibile accettare che la dialettica politica, pur segnata da asprezze e contraddizioni, sfoci in atti criminali”.
Interdetto il sindaco di Andria Nicola Giorgino, anche lui esponente del Pdl, che parla di “una boutade, un fatto del tutto inverosimile” spiegando che “non è previsto alcun arrivo di Fini ad Andria in primavera”.
Gli fa eco il presidente del consiglio comunale di Andria, nonchè consigliere regionale del Pdl Nino Marmo il quale bolla la vicenda come “ridicola e inventata”.
Anche Marmo, ex An, sostiene che la visita di Fini ad Andria non è prevista, “io di certo non l’ho invitato”.
A dire la sua anche il presidente della nuova provincia Francesco Ventola, Pdl: “Come esponente politico e rappresentante delle istituzioni voglio non credere a quello che ho letto”, dicendosi dispiaciuto per l’immagine di Andria.
Sul fronte Futuro e Libertà  sono intervenuti l’onorevole Francesco Divella e il vice coordinatore pugliese del movimento, Giammarco Surico, secondo i quali “supera ogni fantasia arrivare a formulare teoremi su falsi attentati che dovrebbero ferire Fini per danneggiare Berlusconi”.
“Con il fondo di oggi”, proseguono, “il direttore di Libero ha toccato…il fondo. Adesso ci aspettiamo di tutto”.
Intanto la procura di Trani di Andria ha aperto un’inchiesta conoscitiva dopo la lettura dell’articolo.
Nelle prossime ore il fascicolo sarà  trasmesso alla Direzione distrettuale antimafia di Bari che già  in passato si è occupata di reati di criminalità  organizzata sul territorio di Andria.
Non è escluso che i magistrati possano decidere di sentire il direttore di Libero Maurizio Belpietro già  ascoltato nelle ultime ore dalla procura di Milano.

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SU BELPIETRO INIZIANO A CIRCOLARE STRANE STORIE…

Dicembre 28th, 2010 Riccardo Fucile

LA PRIMA STORIA NASCE A MILANO, NELLA ZONA DI PORTA VENEZIA: GIRA VOCE DI UN ATTENTATO AL DIRETTORE DI “LIBERO” DI CUI ATTRIBUIRE POI LA RESPONSABILITA’ AI CENTRO SOCIALI…LA SECONDA VICENDA NASCE A BANGKOK DOVE UNA PERSONA UGUALE IN TUTTO E PER TUTTO A BELPIETRO SI SAREBBE ACCOMPAGNATO PER MILLE EURO AD UN RAGAZZINO, NIPOTE DI UN VECCHIO ABBONATO DI “LIBERO”

Girano strane voci a proposito di Belpietro.
Non so se abbiano fondamento, se si tratti di invenzioni oppure, peggio, di trappole per trarci in inganno.
Se mi limito a riferirle è perchè alcune persone di cui ho accertato identità  e professione si sono rivolte a me assicurandomi la veridicità  di quanto raccontato e, in alcuni casi, dicendosi addirittura pronte a testimoniare di fronte alle autorità  competenti.
Toccherà  quindi ad altri accertare i fatti.
La prima storia è ambientata a Milano, anzi, per la precisione nella zona di porta Venezia. Qui qualcuno avrebbe progettato un brutto scherzo contro il direttore di Libero.
Non so se sia giusto parlare di attentato, sta di fatto che c’è chi vorrebbe colpirlo e per questo si sarebbe rivolto a un manovale della criminalità  locale, promettendogli 200 mila euro.
Secondo la persona che mi ha fatto la soffiata, nel prezzo sarebbe compreso il silenzio sui mandanti, ma anche l’impegno di attribuire l’organizzazione dell’agguato ad ambienti vicini ai centri sociali, così da far ricadere la colpa sulla sinistra.
Per quel che ne ho capito, l’operazione punterebbe al ferimento di Belpietro e dovrebbe scattare in primavera, in prossimità  delle elezioni, così da condizionarne l’esito. Vero, falso? Non lo so.
Chi mi ha spifferato il piano non pareva matto. Anzi, apparentemente sembrava un tizio con tutti i venerdì a posto: buona famiglia, discreta situazione economica, sufficiente proprietà  di linguaggio.
In cambio dell’informazione non mi ha chiesto nulla, se non di liberarsi la coscienza e poi tornare da dov’era venuto.
Perchè si è rivolto a me e non è andato dai carabinieri?
Gliel’ho chiesto e mi ha risposto che era in imbarazzo a giustificare come fosse venuto in possesso della notizia e temeva che la spiegazione potesse arrivare alle orecchie dei suoi familiari.
Per cui ha voluto vuotare il sacco con me facendosi assicurare che non avrei svelato il suo nome, ma mi sarei limitato a riferire le sue parole.
È quel che faccio, pronto ad aggiungere qualche altro particolare, se qualcuno me lo chiederà .
La seconda storia invece è ambientata a Bangkok.
Qui lo scorso anno, un tizio uguale in tutto e per tutto a Maurizio Belpietro si sarebbe presentato a un ragazzino che esercita il mestiere più vecchio del mondo.
Il suo nome, il numero di telefono al quale contattarlo e le sue fotografie compaiono su un sito in cui decine di gigolò di tutto il Sudest asiatico offrono i loro servigi.
Il ragazzo, che giura di essere nipote di un vecchio abbonato a Libero, in cambio delle prestazioni avrebbe ricevuto mille euro in contanti.
Tutto ciò lo ha raccontato a me condendo la storia con una serie di altri particolari piccanti e acconsentendo alla videoregistrazione della sua testimonianza. Mitomane? Ricattatore? Altro? Boh!
Perchè mi sono deciso a scrivere delle due vicende?
Perchè se sono vere c’è di che preoccuparsi: non solo qualcuno minaccerebbe l’incolumità  del direttore di Libero al fine di alimentare un clima di tensione nel Paese, ma il noto giornalista dopo aver fatto tanto il macho sarebbe inciampato in una vicenda a sfondo erotico peggiore di quelle rimproverate a Marrazzo.
Che un femminiello giri le redazioni distribuendo aneddoti a luci rosse sull’ex caporedattore bresciano di Capital non è bello.
Se invece è tutto falso, attentato e gigolò, c’è da domandarsi perchè le due storie spuntino pochi giorni dopo il nuovo assetto proprietario della testata di Belpietro.
C’è qualcuno che ha interesse a intorbidire le acque, diffamando il direttore di Libero?
Oppure si tratta di polpette avvelenate che hanno come obiettivo quello di intaccare la credibilità  di Facebook? La risposta non ce l’ho.
Quel che sapevo ve l’ho raccontato e, se richiesto, lo riferirò al magistrato, poi chi avrà  titolo giudicherà .

Alessandro Gilioli
(da “L’Espresso“)

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SE “FINI E’ FALLITO”, PERCHE’ MAI BELPIETRO E SILVIUZZO SI PREOCCUPANO COSI’ TANTO?

Dicembre 28th, 2010 Riccardo Fucile

POVERETTI, DATO CHE LA COMPRAVENDITA DEI DEPUTATI LANGUE E IL FACCENDIERE MOFFA NON RIESCE A FARE PROSELITI, ORA SI SONO INVENTATI PURE L’AUTO-ATTENTATO… IN UN PAESE CIVILE QUALCUNO SAREBBE GIA’ INTERDETTO O IN TRATTAMENTO SANITARIO OBBLIGATORIO, IN ITALIA GIRA ANCORA A PIEDE LIBERO

Meno male che Silvio c’è, ma soprattutto meno male che c’è “mascella volitiva” Belpietro che anche il giorno di Natale ne ha pensata una delle sue. Ovviamente non dice chi, ma si limita a sostenere il “gira voce”, la stessa per la quale si potrebbe far circolare qualsiasi diffamazione: che Tizio è un noto puttaniere, che un altro ha rubato nella cassetta dell’elemosina durante la messa di Natale, che Caio ama andare a trans travestito da Befana, che Sempronio fa l’infamone di professione, che qualcuno in alto sniffa coca. Tutto è permesso, tanto è la “voce che gira”.
E pensare che gira anche la voce che l’attentato a un noto giornalista sia stata una patacca costruita ad arte: d’altronde alle voci come si fa a dare credito? Ci pensa invece Belpietro che ci rende edotti della ultima “voce che gira”, forse nei cessi della Stazione Centrale di Milano.
Ovvero che Fini stia cercando ( che abbia messo un’inserzione su Secondamano?… verificare prego) uno che attenti alla sua persona, pure ferendolo per rendere realistica la cosa, per la modica cifra di 200.000 euro esentasse.
Non avrà  ancora trovato l’apprendista attentatore, ma ha già  fissato l’attentato per primavera ad Andria.
L’importante a questo punto che il Gianfri si ricordi la data, altrimenti addio effetto elettorale.
Belpietro spiega infatti che Fini paga l’attentatore, ma la colpa deve ricadere su Berlusconi, perchè verrà  lasciata una traccia per accusare il premier del vile attentato.
Che sia una copia aggiornata del colbacco usato in Russia, la bandana sarda, o l’intimo usato di qualche escort non ci è dato sapere da Belpietro: si vedrà  in seguito.
L’importante è che il ferimento di Fini sia riconducibile a Silvio e che lo danneggi elettoralmente.
Magari basterebbe anche lasciare una copia di “Libero” sul luogo dell’attentato, sperando che non sia scaghazzato prima dai locali piccioni, altrimenti addio prova certificata dai Ris.
Ma Belpietro, raccolta “la voce che gira”, non è andato stranamente in Questura a denunciare la cosa, forse perchè la Ronzulli non ha potuto accompagnarlo: l’ha scritto sul suo giornale di bordo.
Ma una domanda sorge spontanea, vedendo uno che gracchia ogni giorno contro i finiani che “non contano nulla”, che “sono morti”, che hanno il 3% a malapena di consensi, mentre lui viaggia al 101, 2%, e l’altro che ogni giorno si dedica a criticare Fini per quattro pagine sottratte alle foreste amazzoniche. Se “Fini è fallito” come titola “Libero”, di che cazzo si preoccuperanno mai?
Si è mai vista una persona sana di mente preoccuparsi di chi è fallito?
O forse stanno solo facendosela sotto perchè è già  passato a trovarli il frate per l’estrema unzione, ricordando loro che la resa dei conti con la giustizia divina si avvicina?
E con quella non vale il legittimo impedimento e neanche il lodo Alfano e neppure il processo breve, miei cari.
Suvvia state sereni, Fini non conta nulla, no?
Andate avanti a governare e a scrivere come sapete, vedrete che l’esecutore fallimentare saprà  trovare l’indirizzo giusto di chi ha portato politicamente il Paese alla bancarotta..
E se decidete eroicamente di spararvi un colpo prima della fine, mi raccomando non ditelo in giro.
Le voci girano, meglio essere prudenti.
Non vorrete guastarci la gioia dell’effetto sorpresa.

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INCENERITORI FANTASMA E DISCARICHE IN TILT: TRE ANNI DI CRISI, PROMESSE E RIVOLTE

Dicembre 28th, 2010 Riccardo Fucile

UN’EMERGENZA CONTINUA CHE HA FATTO SALTARE TUTTE LE REGOLE DEL CICLO DEI RIFIUTI…GLI INTERESSI DELLA CAMORRA E IL FLOP DELLA RACCOLTA DIFFERENZIATA, FERMA AL 20%

Tre anni (2008-2009-2010) di emergenza continua.
Gli esperti della Commissione europea lo hanno detto chiaro e forte: «Non è cambiato niente».
Perchè la crisi è diventata quotidiana? La differenziata è a livelli bassissimi. La Campania produce 7.200 tonnellate di rifiuti al giorno (solo Napoli tra le 1300/1500).
E la Regione è ferma al 20 per cento (doveva essere al 35%) di raccolta differenziata.
Napoli è al 19% (107 mila tonnellate nel 2010). Ed è magra la consolazione che Roma è sotto il 20%, Palermo al 3%, Genova al 21%.
La Campania non ricicla la frazione organica che manda fuori regione.
Delle 7200 tonnellate prodotte al giorno, 3700 finiscono nelle discariche, perennemente in affanno.
La legge del 2008 che pose fine alla prima emergenza prevedeva in Regione 10 discariche, in realtà  ne funzionano solo 5.
Chiaiano chiuderà  a marzo e Terzigno a ottobre.
Due sono state già  chiuse e tre sono state cancellate da successivi decreti (Terzigno, Andretta nell’Avellinese e Macchia Soprana, nel salernitano). Rispetto al piano del 2008 ci sono 6 milioni di tonnellate di rifiuti da «collocare».
Gli Stir, impianti di tritovagliatura, sono 7, tre a Napoli (Giugliano, Caivano e Tufino) e uno ciascuno nelle altre province.
Il numero è sufficiente, ma gli stabilimenti sono antiquati.
Abbandonati per anni dall’Impregilo (l’azienda che ha gettito il ciclo fino al 2006 e per quel periodo l’ex management è finito sotto inchiesta) non sono in grado di riciclare i rifiuti lavorati e spesso vanno in tilt.
In più ogni provincia deve gestire i rifiuti nel suo territorio.
Napoli è quella più in affanno anche perchè è la provincia in cui risiede il 53 per cento della popolazione nell’8 per cento del territorio.
Al momento i rifiuti in eccesso lavorati dagli Stir vanno fuori regione e all’estero.
Con costi esorbitanti (che pagheranno i cittadini con la Tarsu).
In Spagna andranno 60 mila tonnellate di rifiuti napoletani, al costo di 150 euro a tonnellate. Totale, 9 milioni.
Con la stessa cifra si può costruire in sei mesi un impianto di compostaggio lasciando alle altre province campane la disponibilità  delle discariche.
L’ultimo grande nodo sono gli inceneritori.
Ad oggi lavora solo Acerra (prima gestito da Impregilo e ora da A2a), che in questi giorni sta bruciando fino a 2100 tonnellate al giorno, rispetto a una capacità  ordinaria di 1900.
Il superlavoro impedisce la manutenzione ordinaria e si rischia lo stop.
La terza linea è partita nei giorni scorsi.
Il piano del 2008 prevedeva quattro termovalorizzatori, nell’ultimo decreto sono diventati tre (con Napoli e Salerno).
Ma ci vogliono almeno tre anni per costruirne uno e non sono state bandite le gare.
Poi si devono aggiungere le otto milioni di tonnellate di ecoballe accumulate tra Napoli e Caserta e il nuovo decreto (approvato dalla Camera) che affida al governatore Caldoro la nomina dei commissari per gli inceneritori. Commissari che potrebbero azzerare tutto e ripartire da zero.

Cristina Zagaria
(da “La Repubblica“)

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DELIRIO DI BELPIETRO SU “LIBERO”: “PREPARANO FALSO ATTENTATO A FINI PER FAR RICADERE LA COLPA SU BERLUSCONI”

Dicembre 27th, 2010 Riccardo Fucile

SECONDO IL QUOTIDIANO PSICHIATRICO, QUALCUNO OFFRIREBBE 200.000 EURO PER COLPIRE FINI AD ANDRIA IN PRIMAVERA E FAR RICADERE LA RESPONSABILITA’ SU BERLUSCONI… FINI DOVREBBE USCIRNE FERITO PER POTER COSI’ CONDIZIONARE LE ELEZIONI…. MA BELPIETRO, ESPERTO DI BALLE, PERCHE’ NON CI CI SPIEGA PIUTTOSTO CHE FINE HA FATTO IL SUO MISTERIOSO ATTENTATORE?

La procura presso il tribunale di Trani aprirà  un’indagine conoscitiva (senza ipotesi di reato) dopo l’editoriale firmato dal direttore di Libero, Maurizio Belpietro, secondo il quale vi sarebbe un progetto per colpire il presidente della Camera, Gianfranco Fini, durante una visita istituzionale ad Andria, grosso comune della neo provincia Barletta-Andria-Trani.
Lo si apprende da fonti giudiziarie.
Secondo il direttore di Libero, chi vorrebbe colpire Fini «si sarebbe rivolto a un manovale della criminalità  locale, promettendogli 200mila euro».
Il prezzo – riporta Libero – comprenderebbe «il silenzio sui mandanti, ma anche l’impegno di attribuire l’organizzazione dell’agguato ad ambienti vicini a Berlusconi, così da far ricadere la colpa sul presidente del Consiglio».
Secondo il quotidiano, «l’operazione punterebbe al ferimento di Fini e dovrebbe scattare in primavera, in prossimità  delle elezioni, così da condizionarne l’esito».
Il procuratore di Trani Carlo Maria Capristo in mattinata dovrebbe esaminare l’articolo di stampa e affidare alla polizia giudiziaria una delega di indagine, all’esito della quale deciderà  come procedere.
L’editoriale di Belpietro ha intanto suscitato la dura reazione dei finiani. «Maurizio Belpietro non deve preoccuparsi: la credibilità  di “Libero”, il quotidiano da lui diretto, è già  perduta da tempo, non c’è bisogno di metterla in discussione. Difatti, l’ultimo suo delirio su un possibile attentato a Gianfranco Fini, a scopo propagandistico, la dice lunga sulle condizioni psichiche di questo giornalista che ha fatto dell’ingiuria e della calunnia il leitmotiv della sua carriera», ha dichiarato Nino Lo Presti, segretario amministrativo di Futuro e libertà .
Secondo Lo Presti, «l’instabilità  di Belpietro è ormai un dato acquisito, così come è acclarata la sua totale mancanza di coraggio nell’accettare un confronto con il sottoscritto, che ancora attende soddisfazione dopo essere stato definito insieme agli altri colleghi finiani “traditore”. Il vero traditore di quella che dovrebbe essere la regina delle professioni intellettuali è proprio lui – continua il deputato finiano – che ha ridotto il giornalismo ad un suk di pettegolezzi e falsità ».
Da parte nostra vorremmo solo sollecitare l’esperto in attentati tarocco a comunicarci piuttosto l’esito delle indagini circa il misterioso personaggio che avrebbe mesi fa attentato alla sua vita e di cui si è persa ogni traccia e notizia sula rampa delle scale di casa sua, essendosi volatilizzato in giardino.

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LEGITTIMO IMPEDIMENTO: LA PROPOSTA DEL RELATORE DAREBBE IL “VIA LIBERO CONDIZIONATO” A NON PRESENTARSI AI PROCESSI

Dicembre 27th, 2010 Riccardo Fucile

SULLO STOP AI PROCESSI DEL PREMIER SI PREPARA UNA “SENTENZA INTERPRETATIVA DI RIGETTO” DEL RICORSO DEL PM MILANESE DE PAQUALE…LA PROPOSTA DEL GIUDICE RELATORE: L’ESSERE PREMIER O MINISTRO DI PER SE’ NON DAREBBE DIRITTO AL LEGITTIMO IMPEDIMENTO, IN QUANTO DIVENTEREBBE UNA IMMUNITA’…LA VALUTAZIONE CASO PER CASO QUINDI ANDREBBE AFFIDATA AL GIUDICE ORDINARIO DI COMPETENZA

Nemmeno i termini tecnico-giuridici, stavolta, riescono ad attutire la portata della notizia.
Che è la seguente: con «sentenza interpretativa di rigetto», la Corte Costituzionale si accingerebbe a respingere il ricorso proposto dal pm milanese De Pasquale circa la costituzionalità  della legge sul legittimo impedimento.
Questa, almeno, è la soluzione che il giudice relatore del caso (Sabino Cassese) proporrà  agli altri membri della Corte, che torneranno a riunirsi per la sentenza l’11 o il 12 gennaio.
La relazione istruttoria di Cassese dovrebbe essere già  da qualche giorno a disposizione di tutti i membri della Corte, che la studieranno e ne discuteranno prima di dar via libera ad un verdetto dal cui tenore – secondo molti – dipenderebbero addirittura le sorti della legislatura.
Ma che vuol dire «sentenza interpretativa di rigetto»?
E qual è – nella sostanza – il parere che la Corte Costituzionale starebbe maturando sul legittimo impedimento?
Proviamo a spiegare nella maniera più semplice possibile l’orientamento maturato dal relatore e, quindi, quel che la sentenza di gennaio dovrebbe affermare.
Nella sostanza, il sottile confine che fa del legittimo impedimento una norma costituzionale oppure incostituzionale, sta tutto in una parola-chiave: automatismo.
Secondo il relatore, infatti, se si ritenesse (interpretasse) che l’essere ministro o presidente del Consiglio costituisse di per sè un legittimo impedimento a rispondere alla convocazione in tribunale da parte dei giudici, questo equiparerebbe di fatto lo «scudo» ad una vera e propria (e automatica) «immunità » che, in quanto tale, andrebbe disciplinata con legge costituzionale.
Se, al contrario, la valutazione del legittimo impedimento invocato dall’imputato (in questo caso si parla di Berlusconi) venisse di volta in volta affidata al giudice di competenza, allora nulla osterebbe a che la materia fosse regolata (come è nel caso, appunto, del legittimo impedimento) con legge ordinaria.
Ed è precisamente così, secondo la «sentenza interpretativa» che la Corte si accingerebbe ad emettere, che la legge andrebbe dunque intesa e, quindi, applicata.
L’orientamento del relatore – se confermato dal «plenum» della Corte – potrebbe sembrare il solito bizantinismo giuridico o, peggio ancora, somigliare ad una decisione pilatesca, che rigetta la patata bollente nel campo in cui litigano da anni Silvio Berlusconi e i magistrati che provano a processarlo.
In realtà , è possibile anche un’altra interpretazione: e cioè che si tratti del tentativo da parte dei giudici della Corte di tenere assieme diritti e doveri fondamentali e costituzionalmente garantiti.
In sostanza: da una parte salvaguardare il principio secondo il quale tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge, e dall’altra il diritto-dovere dei membri dell’esecutivo a governare e ad assolvere le loro funzioni senza impedimenti e turbative.
In realtà , stante il fatto che il legittimo impedimento è regolato con legge ordinaria, è apparso fin da subito evidente che la sua applicazione avrebbe richiesto serietà  di comportamento da parte dei soggetti in causa.
Serietà  o – meglio ancora – quello spirito di «leale collaborazione» tra autorità  politica e giudiziaria invocato dal presidente Napolitano all’atto della firma della legge, nella primavera scorsa.
Uno spirito di collaborazione che dovrebbe evitare che il premier o i suoi ministri invochino un legittimo impedimento in ragione di impegni irrilevanti e rinviabili; e che, contemporaneamente, porti il giudice a riconoscere serenamente il diritto a ricorrervi, nei casi seri e comprovati.
Nulla a che vedere, insomma, con quanto accadde nel caso di Aldo Brancher che, nominato ministro, invocò subito il legittimo impedimento in quanto occupato a «organizzare il ministero»: e dovette intervenire il Quirinale per affermare che, visto che si trattava di un ministero senza portafoglio, Brancher non aveva un bel nulla da organizzare…
Occorrerà  attendere ancora un paio di settimane per vedere come finirà  questa spinosissima questione e se la Corte farà  propria in toto l’impostazione proposta dal relatore.
Quel che invece è certo fin da ora, è che i giudici sono attesi da un lavoro tutt’altro che facile, sottoposti come sono da giorni agli attacchi preventivi del presidente del Consiglio e sul cui capo si vorrebbe addirittura far pendere la responsabilità  di una crisi di governo o addirittura di elezioni anticipate nel caso di bocciatura del legittimo impedimento.
In un Paese normale, l’interpretazione della legge che la Corte si accingerebbe a proporre e lo spirito di «leale collaborazione» invocato da Napolitano sarebbero del tutto inutili: perchè scontati e dunque superflui.
Ma sono anni che l’Italia appare quanto di più distante vi sia da un Paese normale.
E non è detto, purtroppo, che l’avvio del 2011 – con tutto quel che rappresenta quest’anno celebrativo – faccia uscire il Paese da questa insopportabile anomalia, piuttosto che tenerlo prigioniero della guerriglia politico-giudiziaria che lo soffoca da ormai vent’anni…

Federico Geremicca
(da “La Stampa“)

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I VENTI “RESPONSABILI” GIA’ LITIGANO TRA LORO: LA RUOTA DI SCORTA DI SILVIO SI E’ GIA’ AFFLOSCIATA

Dicembre 27th, 2010 Riccardo Fucile

LA CREAZIONE DI UN GRUPPO PARLAMENTARE AUTONOMO DEI VENTI DEPUTATI DEL GRUPPO MISTO CHE HANNO SALVATO IL GOVERNO E’ GIA’ A RISCHIO… TUTTI SI SENTONO LEADER E IL FACCENDIERE EX FINIANO MOFFA NON LO VOGLIONO: LUI IN FONDO SI E’ SOLO ASTENUTO, NON HA VOTATO PER IL GOVERNO… IN BALLO CI SONO SOLDI, UFFICI E PERSONALE DA SISTEMARE

Berlusconi ostenta sicurezza quando dice che ce la farà  a governare per tutta la legislatura.
E quindi l’interrogativo è: come?
Come può una maggioranza che il 14 dicembre ce l’ha fatta per il rotto della cuffia pensare di tener duro per altri due anni?
Il tam-tam è sempre il solito: altri parlamentari sarebbero in procinto di passare dall’opposizione al soccorso della maggioranza.
Se non direttamente nel Pdl, in un gruppo neonato, una sorta di stanza di compensazione.
Nei giorni scorsi si sono visti in venti, tutti deputati del Gruppo misto, tutti quelli che hanno votato la fiducia al governo, più Silvano Moffa che il 14 è stato l’unico ad astenersi, e hanno programmato i prossimi passi.
Tra loro si chiamano i «Responsabili».
Come primo obiettivo, c’è la voglia di costituire un gruppo parlamentare autonomo, con un proprio capogruppo, un simbolo, e un notevole peso nei lavori parlamentari.
A costituire un gruppo, infatti, s’ottengono contributi economici, si possono assumere segretarie e collaboratori, si ha diritto a un ufficio, si partecipa alle riunioni sul calendario dell’Aula.
Ma c’è un ma. Tra i venti deputati del Misto praticamente tutti si ritengono capigruppo in pectore.
E così i personalismi rischiano di rendere molto più accidentato il cammino dei «Responsabili».
«Non essendoci alle spalle un partito, nè un leader naturale, costruire l’organigramma del futuro gruppo sarà  un’impresa meno facile di quanto si pensi», spiega un deputato che ci tiene all’anonimato.
«E di sicuro non sarà  Silvano Moffa, l’ex finiano, che non potrà  avere tutto quel ruolo che gli accreditano i giornali».
Già , Moffa. In Parlamento, nei corridoi, in diversi spiegano che siccome Moffa è l’unico tra i venti a non avere votato la fiducia al governo e che il suo «strappo» s’è fermato a metà  strada, è assai difficile che altri, che si sono esposti molto più di lui al momento del voto, accetteranno di sottoporsi alla sua leadership.
Si aggiunga che Moffa a caldo aveva immaginato di poter attrarre a sè diverse «colombe» del Fli, allontanandole da Fini e riportandole nell’alveo della maggioranza, e per questo motivo era stato persino immaginato uno slogan («Nè con Fini, nè con Berlusconi»).
La strategia, però, a quanto pare, non sta funzionando.
E immediatamente il peso politico di Moffa è calato.
Le Festività , in ogni caso, hanno congelato ogni movimento in Parlamento. Tutti quanti, a destra come a sinistra, ipotizzano che i movimenti non siano finiti qui.
Ma il pallino di ipotetiche trattative è tutto nelle mani del Cavaliere, così come le aperture a Casini.
E intanto Pier Ferdinando se n’è andato in vacanza due settimane lontano dall’Italia.
Se i 35 deputati dell’Udc davvero andranno a rinforzare la maggioranza, ebbene, la legislatura potrà  davvero ripartire.
Altrimenti, addio aiuti episodici dell’Udc, come accade ora, e addio legislatura.

Francesco Grignetti
(da “La Stampa“)

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ORA BONDI PENSA ALLE DIMISSIONI: LA SCELTA EVITEREBBE UN KO PARLAMENTARE, MAGARI ORCHESTRATO DA TREMONTI E LEGA

Dicembre 27th, 2010 Riccardo Fucile

BONDI SI E’ VISTO NEGARE DAL MINISTRO DELL’ECONOMIA I FONDI PER LO SPETTACOLO: ” IN ME AMAREZZA E DISINCANTO”… “COSI’ RAFFORZEREI IL GOVERNO”, EVITANDO ELEZIONI ANTICIPATE E NON PRESTANDOSI   AL GIOCO DI TREMONTI

E adesso Sandro Bondi.
Dopo Carfagna e Prestigiacomo, tocca al ministro dei Beni culturali.
Il coordinatore Pdl – ad alto rischio sfiducia, alla ripresa, dopo la mozioni da Fli, Pd e Idv – le dimissioni non le minaccia, ma l’intenzione di lasciare la lascia trapelare in queste ore.
Il pretesto: l’ultimo smacco subito col mancato reintegro del Fondo per lo spettacolo. Confessa “grande amarezza”, perfino “disincanto” a chi gli ha parlato durante il week end festivo.
Concreta la volontà  di farsi “da parte: anche per rafforzare il governo”, sottrarre se stesso e l’esecutivo alla “campagna stampa denigratoria e immeritata” di questi mesi.
La controparte non è il presidente del Consiglio, figurarsi, ma gli stessi avversari esterni e interni che non gli hanno perdonato la serie di insuccessi o che non lo hanno difeso a sufficienza.
I crolli a Pompei e la falcidia ai fondi per la cultura, le assunzioni sospette dei “casi umani” familiari e il discusso premio all’attrice Michelle Bonev, amica del premier, alla Mostra del cinema di Venezia.
Il ministro dell’Economia Giulio Tremonti risulta nella lista nera, frequenti gli scontri con lui in Consiglio dei ministri.
A indurre Bondi a ventilare il gesto più plateale, in ultimo, lo stralcio del Fondo unico per lo spettacolo dal decreto “Milleproroghe” approvato nei giorni scorsi. Tante promesse di reintegro per riportare il Fus a 398 milioni di euro e infine l’ennesimo stop dall’Economia: il budget resta a quota 258 milioni.
Registi e attori ancora una volta sulle barricate a chiedere le dimissioni del responsabile della Cultura   e lui costretto sulla difensiva: “Eppure mi sono battuto”.
In privato la decisione, già  comunicata, sembra, al presidente del Consiglio:”Ora basta”.
Ma la scelta sarebbe dettata anche da ragioni di opportunità  politica.
La sfiducia individuale ha infatti alte probabilità  di essere approvata alla Camera, considerati i numeri risicati della maggioranza.
E il premier Berlusconi teme, a cavallo del pronunciamento della Consulta dell’11 sul legittimo impedimento, di subire una plateale sconfitta a Montecitorio.
In secondo luogo – come spiega un dirigente Pdl in queste ore – la poltrona di un ministro comunque indebolito nell’immagine, spintosi fino a chiedere dal “Foglio” clemenza ai “cari compagni”, tornerebbe utile in vista del minirimpasto annunciato per gennaio per allargare la maggioranza.
Una somma di ragioni che potrebbe indurre il Cavaliere stavolta ad accettare il forfait del più fedele dei collaboratori.
Tutto questo accade mentre ancora resta aperto il caso Prestigiacomo.
Il ministro dell’Ambiente conta di chiarire con un contatto diretto col premier Berlusconi la vicenda legata alla norma (cassata) sulla “tracciabilità ” dei rifiuti che l’ha portata all’uscita dal Pdl, la scorsa settimana.
Vicenda che per la Prestigiacomo “resta aperta” nonostante le rassicurazioni del presidente del Consiglio durante la conferenza stampa di fine anno (“Caso chiuso”).
Un magma in ebollizione, tra i pidiellini di governo.
Con l’affare Carfagna appena archiviato e altri ministri insoddisfatti.
Il responsabile dei Rapporti col Parlamento Elio Vito – raccontano i pidiellini che gli hanno parlato – per nulla contento della gestione del ddl Gelmini al Senato da parte della “straripante” collega.
Lui si tiene fuori dal dibattito politico da oltre un mese e il 14 dicembre si è presentato in aula solo al momento della chiama per uscire subito da Montecitorio.
Il ministro dell’Agricoltura Giancarlo Galan invece lamenta la guerra quotidiana con gli “avversari” leghisti che a marzo lo hanno sfrattato dalla Regione Veneto. Sulla gestione della Sanità  nella sua ex Regione come sulle quote latte e infine sull'”opa” del Carroccio sulle banche venete, negli ultimi tre mesi è stato un muro contro muro continuo.
La Lega non perde occasione per attaccarlo sulle politiche agricole.
Lui resiste. Per ora.

Carmelo Lopapa
(da “la Repubblica“)

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FEDERALISMO FISCALE: STANGATA PER I COMUNI, OLTRE 445 MILIONI DI EURO IN MENO, CI PERDE IL SUD, CI GUADAGNA IL NORD

Dicembre 27th, 2010 Riccardo Fucile

IL BLUFF FEDERALISTA DIMOSTRA QUELLO CHE ERA CHIARO DA TEMPO: PORTERA’ A UN TAGLIO DI RISORSE E QUINDI AD UN AUMENTO DELLE TASSE LOCALI… LA FILOSOFIA LEGHISTA, COMPLICE IL PARTITO DEGLI ACCATTONI, AUMENTERA’ IL DIVARIO TRA PARTE DEL NORD RICCO E IL SUD SEMPRE PIU’ POVERO

Comuni a rischio stangata con il nuovo fisco previsto nel federalismo fiscale. Secondo uno studio del Pd, messo a punto dal senatore Marco Stradiotto, infatti, i municipi, con il passaggio dai trasferimenti statali all’autonomia delle imposte perderebbero complessivamente 445 milioni di risorse l’anno da destinare ai servizi.
La proiezione è fatta utilizzando dati della Copaff, la commissione paritetica sul federalismo fiscale che lavora al ministero del Tesoro e dimostra che l’Aquila, ma anche Napoli come molti comuni del sud perderebbero consistenti fette di entrate (fino a oltre il 60%) con il nuovo fisco.
Va meglio, invece ai municipi del nord o a quelli come Olbia con un alto tasso di seconde case avvantaggiati dalla base immobiliare delle nuove imposte.
La perdita di risorse per i servizi per i capoluoghi di provincia è pari a 445.455.041 milioni di euro.
Il dato emerge mettendo a confronto i trasferimenti relativi al 2010 e il totale del gettito dalle imposte devolute in base al decreto attuativo sul fisco comunale (tassa di registro e tasse ipotecarie, l’Irpef sul reddito da fabbricati e il presunto introito che dovrebbe venire dalla cedolare secca sugli affitti). Tra i 92 comuni presi in esame 52 otterrebbero benefici dalla proposta di riforma e 40 ne verrebbero penalizzati.
Un taglio drastico delle risorse risulta per il comune dell’Aquila (-66%) che perde 26.294.732 milioni, seguito di poco da Napoli (-61%) che perde quasi 400 milioni (392.969.715), essendo però il comune che riceve i trasferimenti statali più alti rispetto a tutti gli altri capoluoghi italiani (668 euro per abitante di fronte a una media di 387 euro).
Se il nuovo fisco previsto nel federalismo municipale andrà  in vigore il capoluogo abruzzese incasserà  13.706.592 di euro di tasse a fronte di 40.001.324 di trasferimenti avuti nel 2010.
Si tratta di -360 euro all’anno per abitante.
I cittadini aquilani pagheranno, infatti 188 euro di Imu, mentre attualmente per ognuno di loro vengono dati al Comune 548 euro.
Non va meglio a Napoli che con grazie all’autonomia impositiva incassa 252.054.150 euro, ma nel 2010 ha avuto trasferimenti per 645.023.865.
E ancora Roma perde 129.540.902 euro (il 10% delle entrate).
Olbia, tra tasse di registro e ipotecarie, Irpef sul reddito da fabbricati e cedolare secca sugli affitti raggiungerebbe 25.212.732 di euro di entrate a fronte di trasferimenti che nel 2010 sono stati 8.988.534 con un saldo di più 180%.
Va bene anche a Imperia che vede un gettito dalle tasse devolute per 18.047.194, segnando un più 122% rispetto ai trasferimenti che quest’anno sono stati 8.131.993 milioni.
Bene anche Parma (+105%); Padova (+76%); Siena (+68%) e Trevi.
Milano avrà  il 34% di risorse in più, Bologna il 40%, mentre tra i capoluoghi del Nord perderanno Torino (-9%) e Genova (-22%).

Federalismo: I capoluoghi, chi perde o guadagna

……………………. Imu                   Trasferim.                       Differenza             Percentuale
L’Aquila         13.706.592       40.001.324       -26.294.732                   -66%
Potenza           11.680.583       26.591.682       -14.911.099                   -56%
Catanzaro     16.733.178       30.899.074       -14.165.896                   -46%
Napoli           252.054.150   645.023.865       -392.969.71                 -61%
Bologna       208.199.304   148.323.570       59.815.734                     +40%
Roma         1.188.852.8       1.318.393.7         -129.540.90                     -10%
Genova         204.874.528     261.160.556   -56.286.027               -22%
Milano           668.900.317       499.195.506     169.704.812           +34%
Ancona             31.337.273             28.538.215           2.799.058             +10%
Campob.         11.171.989       10.649.507                   522.482                     +5%
Torino           311.014.795       365.549.542       -34.534.747           -9%
Bari                 102.139.488       115.569.438       -13.429.950           -12%
Cagliari           51.414.857           50.241.018       1.173.839                     +2%
Palermo     154.485.090       340.212.421       -185.727.33           -55%
Firenze     213.736.372       160.492.897       53.243.475               +33%
Perugia         47.669.193         48.456.022                 -786.830             -2%
Venezia     124.631.463       99.016.787       25.614.676                   +26%

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