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CASO RUBY, CHI SONO LE 14 RAGAZZE A MILANO DUE: “AFFITTO E REGALI IN CAMBIO DI SESSO”

Gennaio 15th, 2011 Riccardo Fucile

PERQUISITE LE ABITAZIONI CHE BERLUSCONI HA CEDUTO IN COMODATO GRATUITO A 14 BELLISSIME RAGAZZE CHE VIVONO NELLO STESSO PALAZZO E RICOMPENSATE CON MOLTI SOLDI E ABITAZIONI DI LUSSO…TROVATE PROVE DEI VERSAMENTI E PERSINO GADGET DEL MILAN NEL QUARTIER GENERALE DELLE GIOVANI RECLUTATE PER LE SERATE AD ARCORE

Vivono tutte in un palazzo di «Milano Due», trasformato in una sorta di quartier generale.
Ragazze bellissime ricompensate con molti soldi e con abitazioni di lusso in uno degli stabili di via Olgettina 65, a due passi dall’ospedale San Raffaele, nel quartiere che lui stesso ha creato negli anni 70.
Appartamenti che Silvio Berlusconi ha ceduto in comodato d’uso alle ragazze che poi ospitava alle serate organizzate nella sua residenza di Arcore.
È stata Ruby a raccontarlo nel suo interrogatorio del 3 agosto e le verifiche effettuate dalla polizia hanno confermato che ad occuparsi di tutte loro era la consigliera regionale del Pdl in Lombardia Nicole Minetti mentre alle spese provvedeva Giuseppe Spinelli, il ragioniere che secondo i magistrati era «il fiduciario del presidente e risulta ricoprire vari ruoli in diverse società  della holding».
Alcune sono diventate famose partecipando a programmi e reality show di Mediaset.
Altre attendono la giusta occasione e intanto accettano con entusiasmo gli inviti del capo del governo. In tutto sono quattordici, ma la lista potrebbe anche allungarsi.
Ieri, quando i poliziotti hanno perquisito le loro case hanno trovato – oltre a numerosi giochini erotici – gioielli, foulard di seta, borse e vestiti griffati, gadget del Milan dedicati allo stesso Berlusconi, in particolare un orologio rossonero con la dedica «al presidente Silvio campione del mondo».
C’era una busta con i biglietti per la partita Milan-Real Madrid indirizzata a Emilio Fede ma regalati a una di loro.
Ma sono altre le buste ad aver destato l’interesse degli investigatori: contengono infatti la prova dei versamenti in contanti che oscillano tra i mille e cinquemila euro, oltre a numerose banconote di grosso taglio, anche cinquecento euro.
È il decreto di perquisizione firmato dai magistrati di Milano a rivelare quale fosse la contropartita offerte alle giovani donne.
Ma soprattutto il ruolo chiave avuto nell’inchiesta dalla stessa Ruby in quattro interrogatori che si sono svolti tra luglio e agosto: «I contenuti delle dichiarazioni testimoniali rese da Kharima El Mahroug il 2, il 6, il 22 luglio e il 3 agosto 2010 e il complesso degli atti di indagine compiuti – scrivono i pubblici ministeri – fanno ritenere che Nicole Minetti, in concorso con Emilio Fede e Lele Mora nonchè in concorso con ulteriori soggetti, abbia continuativamente svolto un’attività  di induzione e favoreggiamento della prostituzione di soggetti maggiorenni e della minore Karima, individuando, selezionando, accompagnando un rilevante numero di giovani donne, che si sono prostituite con Silvio Berlusconi presso le sue residenze dietro pagamento di corrispettivo in denaro da parte di quest’ultimo, nonchè gestendo e intermediando il sistema di retribuzione delle suddette ragazze a fronte dell’attività  di prostituzione svolta. La stessa minore il 3 agosto ha dichiarato che alcune delle giovani donne che partecipano ai suddetti eventi ricevono in corrispettivo da Silvio Berlusconi la disponibilità  gratuita di appartamenti ubicati a Milano Due».
Un racconto che è stato poi verificato con accertamenti svolti nello stabile e con controlli sull’attività  di Spinelli.
«Su questo punto – sottolinea l’accusa – si rilevano ampi riscontri investigativi che mettono in rilievo il ruolo svolto da Giuseppe Spinelli che era in costante contatto con Nicole Minetti. Sono state individuate le persone che dispongono di appartamenti a Milano Due e risultano essere beneficiarie di ulteriori erogazioni di denaro intermediate dalla Minetti e disposte da Silvio Berlusconi per il tramite di Spinelli e che comunque hanno partecipato agli eventi descritti svolgendovi attività  di prostituzione. Allo stato le risultanze non lasciano ipotizzare che Spinelli sia consapevole della natura retributiva dell’attività  di prostituzione. Hanno invece consentito di verificare come la minore Karima abbia frequentato la residenza di Silvio Berlusconi ad Arcore dal febbraio 2010 al maggio 2010».
La scelta di perquisire lo studio di Spinelli è dunque spiegata nello stesso decreto quando si afferma che «vi è fondato motivo di ritenere che presso gli uffici ubicati a Segrate-Residenza Parco 802, dove lavora Spinelli, possano rinvenirsi documenti, anche riversati su supporto informatico sulle abitazioni concesse in comodato d’uso alle ragazze e sussistono particolari ragioni di urgenza derivanti dalla possibilità  che i documenti possano essere distrutti o occultati».
In cima alla lista c’è Iris Berardi, diciottenne forlivese di origine brasiliana che nel 2009 partecipa a Miss Italia e diventa miss Rocchetta Bellezza.
Ha come vicine di casa Eleonora e Imma De Vivo, le gemelle napoletane diventate note perchè Silvio Berlusconi le definiva «un amuleto» e le invitava a tutti i Consigli dei ministri organizzati nel capoluogo campano durante l’emergenza rifiuti.
Dopo qualche mese hanno partecipato a L’Isola dei Famosi e non si ricordano ulteriori performance degne di nota nello spettacolo, ma evidentemente la frequentazione con il premier non si è mai interrotta tanto da decidere di trasferirsi a Milano.
Un appartamento è stato assegnato a una giovane che si chiama Elisa Toti, un altro ad Aris Espinoza.
Berlusconi è stato generoso pure con Barbara Guerra e Ioana Visan, alle quali ha ceduto l’uso di due abitazioni. I loro nomi erano già  emersi nell’inchiesta barese sulle ragazze reclutate dall’imprenditore Giampaolo Tarantini.
E fu proprio Giampy a raccontare: «Barbara Guerra l’ho conosciuta a Milano presentatami da un mio amico, Peter Faraone, mentre Ioana Visan detta Ana l’ho conosciuta tramite lo stesso Peter o Massimo Verdoscia. Sapevo che Barbara Guerra era una donna dello spettacolo, mentre sapevo che Ioana era una escort. L’8 ottobre 2008 ricordo di aver invitato le stesse a Roma unitamente a Vanessa Di Meglio, limitandomi per quest’ultima a pagare il biglietto aereo ed il soggiorno in hotel, quanto alle altre due, che venivano da Milano corrispondendo alle stesse anche una somma di denaro per l’eventualità  che potessero avere un rapporto sessuale con il presidente Berlusconi. Ricordo che sia Ioana Visan che Barbara Guerra si fermarono a casa del presidente. Per il 9 ottobre devo escludere di aver corrisposto altre somme di denaro alla Guerra ed alla Visan mentre confermo di non aver corrisposto alcunchè a Carolina Marconi».
Appartamento anche per Marysthelle Garcia Polanco, soubrette a Colorado Cafè su Italia1, la stessa trasmissione che ha fatto la fortuna della Minetti.
La dominicana ha sempre negato, ma la sera in cui Ruby fu portata in questura molti giurano di averla vista in compagnia della consigliera regionale mentre insieme attendevano il rilascio della giovane marocchina.
L’ufficio di Spinelli non è stato perquisito perchè è di proprietà  di Berlusconi e dunque è necessaria l’autorizzazione a procedere del Parlamento, ma l’obiettivo dei pubblici ministeri è ben evidenziato nel provvedimento: «Ottenere gli atti e i documenti relativi alla titolarità  delle abitazioni, ai soggetti che ne sostengono i costi compreso il pagamento delle utenze, ai soggetti che ne hanno la effettiva disponibilità , al ruolo di intermediazione svolto da Nicole Minetti o da terzi nella gestione dei rapporti concernenti le abitazioni».
Non solo. I magistrati hanno chiesto anche la documentazione che riguarda le ragazze che abitano negli appartamenti di via Olgettina e quelli delle altre donne che risulta abbiano partecipato ai festini.
In particolare Barbara Faggioli, nota per essere una delle vallette dello Show dei record su Canale5 e per aver preso parte a un paio di fiction; Miriam Loddo, della scuderia di Lele Mora, che vanta tra le sue apparizioni televisive quella al programma di Maria De Filippi Uomini e Donne con il ruolo di corteggiatrice; Alessandra Sorcinelli, approdata sul piccolo schermo perchè, recita il suo curriculum, «in un programma mattutino stesa su un lettino ambulatoriale prestava la sua immagine e il suo corpo statuario (e seminudo) ai vari dottori che spiegavano al pubblico a casa come si facessero determinate cure, massaggi o manipolazioni» e poi arrivata al real show Uno, due, tre, stalla!; Raissa Skorkina, nel 2005 ragazza immagine al Billionaire di Flavio Briatore, poi reclutata da Mora; Lisa Barizonte.
Tutte, questo dice l’accusa, «hanno ricevuto denaro da Spinelli o dai suoi collaboratori e dipendenti», ma i magistrati vogliono anche esaminare le carte sui «rapporti economico-finanziari gestiti dallo stesso Spinelli e intercorsi con Lele Mora o comunque con soggetti a lui riconducibili».

Fiorenza Sarzanini
(da “il Corriere della Sera“)

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NELLA NOTTE DEL FERMO DI RUBY UN FAX TRA DUE QUESTURE FA CADERE LA VERSIONE DI BERLUSCONI

Gennaio 15th, 2011 Riccardo Fucile

LA RICHIESTA DELLA QUESTURA DI MILANO A QUELLA DI MESSINA DI COMPIERE ACCERTAMENTI E’ DELLE 2,40… MA LA RAGAZZA MAROCCHINA ERA STATA LASCIATA ANDARE VIA ALLE 2,30 DOPO LE PRESSIONI DEL PREMIER… LA PM FIORILLO PARLA CON UNA VOLANTE

Un fax da questura a questura.
C’è anche questo colpo di scena a scompaginare la versione ufficiale del “tutto a posto, quella notte in via Fatebenefratelli”.
In un documento come un fax sono segnate, lo sappiamo tutti, in maniera incontrovertibile data e ora.
C’è dunque la possibilità  di ricostruire l’esatta sequenza degli avvenimenti: e sono questi i passaggi cruciali che portano la procura milanese ad accusare di concussione Silvio Berlusconi e a chiedere il processo immediato.
Stiamo alle carte.
A Milano è arrivata Karima al Marough, detta Ruby Rubacuori, scappata da varie comunità  per adolescenti: bella e simpatica, cubista e ballerina da night, origini marocchine, vita spericolata.
È minorenne, compirà  diciott’anni il successivo primo novembre. Non è uno stinco di santo.
Tanto che – su denuncia di una ballerina trentenne, Katia P., che fa parte dell’agenzia di Lele Mora – è stata fermata nel tardo pomeriggio del 27 maggio 2010 dalla volante del commissariato Monforte con l’accusa di furto. Ed è stata portata per accertamenti (attenzione: non ha i documenti) nella questura centrale, in via Fatebenefratelli.
Le procedure d’identificazione filano lente e diritte finchè compare Silvio Berlusconi.
Inventa – è noto – la panzana della “nipote di Mubarak” per questa ragazza che, con un abito scollatissimo sulla schiena, sta imbronciata al fotosegnalamento.
E che gli arguti poliziotti ci credano o no, alla parentela altolocata, non è questione che riguarda il reato.
Il reato si perfeziona quando Karima viene fatta frettolosamente uscire dalla questura.
Berlusconi ha ottenuto quello che voleva: sembra o no un essere dotato dei super-poteri, riunendo in sè le forze della politica, dell’imprenditoria e di una ricchezza personale sconfinata?
Ad inceppare però questa volta l’ingranaggio non è un granellino di sabbia: sono le norme che in Italia difendono i minorenni in difficoltà . Che sono ferree e civili.
Ruby non è Patrizia D’Addario, quarantenne gentile e con registratore: Ruby è, comunque la si pensi, una “scappata di casa” diciassettenne.
E perciò la procura di Milano (Ilda Boccassini, Pietro Forno, Antonio Sangermano) deve – non può, deve, questo è il punto – cominciare ad accertare i fatti sugli “adulti” che possono aver approfittato di lei.
E così, passettino dopo passettino, ecco emergere gli incredibili (ma reali) festini di Arcore, con tanto di “bunga bunga”, rito da harem africano che viene rivelato per la prima volta nei secretati verbali d’interrogatorio dalla stessa Ruby (parte lesa).
E mentre sulla scena irrompono anche gli avvocati del premier, con un “controdossier” sulle feste nottambule “dove non c’è nulla da nascondere”, nemmeno i detective stanno con le mani in mano: ottengono informazioni su chi – ora travestita da sexi-infermiera, ora da porno-poliziotta – aveva ballato ad Arcore.
E “tracciando” il telefonino di Ruby, individuano che ad Arcore lei stessa è stata molte più volte di quanto sottoscritto a verbale. Ha omesso molti dettagli sul clamoroso ponte del 25 aprile, quando dal 24 al 26, senza mai allontanarsi, la minorenne resta ad Arcore: e in quei giorni va in villa anche Vladimir Putin, amicone di Berlusconi.
Berlusconi, dunque, interviene per Ruby soltanto perchè, come ha detto lui stesso, “è buono di cuore”?
È su questo scenario, da tenere ben presente, che si innesta l’accusa più forte, che tiene la competenza a Milano: quel reato – concussione – in voga nei tempi di Tangentopoli, è la conseguenza logica, per i pm e non solo, della notte di maggio in questura.
Perchè, tra il 27 e il 28, occorreva accertare senza dubbi l’identità  della minorenne Ruby-Karima. Avviene questo?
Per dire che Karima è Karima ci vuole o un documento o un testimone. A Milano, zero possibilità .
Bisogna dunque rivolgersi al luogo di residenza.
Ma, se guardiamo l’orologio, che cosa succede: sono le 2.30 e l’accertamento dell’identità , “funzionale all’affido” a Nicole Minetti, secondo la dottoressa Giorgia Iafrate è stato completato.
Ruby si alza dalla sedia e se ne andrà  con Nicole Minetti e con l’amica brasiliana Michelle Coincecao. Tutto sembra ok.
Se non fosse che il fax con la richiesta di accertamenti su Ruby, spedito dai poliziotti milanesi alla questura di Messina, porta stampigliato un orario diverso: le 2,40.
Di più: il documento nella questura messinese non ce l’hanno. Bisogna procurarlo.
E a che ora la volante messinese raggiunge i genitori della ragazza per chiedere se ce l’hanno loro? Soltanto alle quattro del mattino, secondo la relazione di servizio allegata agli atti del fascicolo.
A quell’ora Ruby è già  lontana.
Seconda questione, che emerge sempre dai tabulati telefonici richiesti e analizzati dalla Procura milanese.
Quella sera da Milano qualcuno prova a mettersi in contatto con Berlusconi sin dalle 19. È Michelle Coincecao, amica e a volte coinquilina di Ruby.
A sua volta, questa ragazza brasiliana è stata avvisata – curioso, ma vero – da Katia P., e cioè dalla ragazza che ha denunciato Ruby per furto.
Michelle prova e prova. Chiama molte volte il premier su un suo cellulare diretto (un numero, cioè, che non è quello da cui poi, Berlusconi chiamerà  il capo di gabinetto Pietro Ostuni).
La sua insistenza naufraga, perchè Berlusconi è a Parigi, all’Ambasciata d’Italia. E così per esporgli il “grave problema” gli manda un sms. Non solo. Questa attivissima Coincecao chiama anche il 113 (la telefonata viene registrata) e s’informa sia se la ragazza è lì in questura, sia dov’è la questura, sia quali sono le procedure che l’attendono.
E subito dopo dove va? In questura, per attendere.
Tanta sollecitudine viene premiata.
Finita la sua cena a Parigi, Berlusconi – c’è traccia nei tabulati – la richiama. Poco dopo – ancora i tabulati raccontano – Berlusconi chiama Nicole Minetti. E l’igienista dentale passata alla politica con il ciellino Roberto Formigoni si precipita di gran carriera in via Fatebenefratelli.
Terzo passaggio importante, facendo una piccola retromarcia nel tempo. È già  avvenuto un colloquio telefonico, passando attraverso il 113 tra la volante Monforte e Anna Maria Fiorillo, sostituto di turno della procura dei Minori. È stato registrato e i pm, qualche giorno fa, hanno acquisito le registrazioni. Stralcio di una di queste.
Pm Fiorillo: “Ma questa minore come si paga l’affitto?”.
Poliziotto: “Dice che fa la lap-dance”.
Pm Fiorillo: “Ma allora, è una sbandata! Bisogna affidarla ad una comunità !”. Più chiaro di così…
Alle 23.49 qualcosa però cambia sotto i neon della questura.
Da Parigi chiama il premier, che inventa a beneficio della liberazione rapida della sua ospite al “bunga bunga” la bufala, per certi versi anche geniale, dell’affinità  con il presidente egiziano.
È lui a chiedere ad un funzionario statale di “affidare” (parola sdrucciolevole) la ragazza al “consigliere regionale Minetti incaricata della presidenza del consiglio”.
In questura battono i tacchi. Ma obbediscono, per usare una parola del giudiziariese, “indebitamente”.
Per due motivi, oggi più comprensibili rispetto alle prime indiscrezioni di novembre. Il primo è che Nicole Minetti afferma con chiarezza che non ospiterà  lei la ragazza, ma sarà  la brasiliana dal telefonino rovente a farlo. Eppure, nonostante il pm Fiorillo (come da telefonate via 113) avesse escluso questo tipo di “affido”, le consegnano lo stesso la diciassettenne.
Il secondo sta nelle “norme” che proteggono chi si trova in difficoltà .
Quando si affida un minore ad una persona, i genitori naturali – così è – devono dichiararsi d’accordo.
Ma se – e questo lo sappiamo dal fax – la questura messinese sarà  avvisata alle 2.30 e la famiglia d’origine soltanto alle quattro del mattino, chi s’è dichiarato d’accordo?
C’è un terzo punto. Non è reato, ma “aiuta a capire” il contesto.
Non è mai – mai – stato detto alla pm Fiorillo che era intervenuto il presidente del consiglio.
Il telefono, la “sua” voce: tutto cambia quando chiama Berlusconi. E mentre nei fascicoli dei magistrati c’è la traccia dei vari i poliziotti che s’interpellano, compreso il diretto superiore della dottoressa Iafrate, notevole appare il questore: Raffaele Indolfi sparisce.
Viene informato dal capo di gabinetto di quel che sta accadendo: una sola chiamata. È già  tardi: dal suo telefono non parte alcuna telefonata. E non ne riceve più.
Ora veniamo all’articolo 317 del codice penale sulla concussione.
È vero o no che il premier, secondo l’accusa della procura milanese, in qualità  di pubblico ufficiale, “induce” i funzionari della questura ad riservare “indebitamente” un trattamento favorevole (“utilità “) a Ruby?
La decisione spetterà  ai giudici, ma la pena è la “reclusione da quattro a dodici anni”.
L'”utilità ” consiste nel fatto che la scombinata Ruby non viene trasferita in una comunità , cosa che lei (e forse non solo lei) teme, ma se ne va via.
Anche se per poco: ci finirà  lo stesso, in comunità , a Genova, dopo un breve ricovero per botte all’ospedale Fatebenefratelli.
E tra le compagne si vanta: “Ma sapete chi conosco io? Sapete chi mi ha regalato una macchina? E sapete chi…?”.
Ora credono di saperlo anche i pm.

Piero Colaprico
(da “La Repubblica“)

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LA TESTIMONE E LE PROVE CHE INCASTRANO BERLUSCONI SUI RAPPORTI CON LA MINORENNE

Gennaio 15th, 2011 Riccardo Fucile

LE SEI NOTTI DI RUBY IN VILLA, LE TESTIMONI SFUGGITE A GHEDINI, I BUNGA BUNGA CON LE RAGAZZE VESTITE DA POLIZIOTTE…IL RUOLO DI FEDE E DELLA MINETTI, LE TELEFONATE INTERCETTATE COI DETTAGLI DELLE SERATE… PER IL PREMIER SI METTE MALE, ALTRO CHE PERSECUZIONE

L’avvocato di Berlusconi, Niccolò Ghedini, è stato molto giudizioso tra la fine dell’estate e l’inizio dell’autunno, ma non ha preso in considerazione che al mondo esistono anche donne normali.
Testimoni che non mentono.
Che rispondono con lealtà  alle domande della magistratura.
Torna comodo muovere dai suoi passi per sbrogliare una matassa che, in capo a non più di sei settimane (21/26 febbraio), potrebbe condurre il presidente del Consiglio dinanzi al giudice con l’accusa di concussione e soprattutto di “favoreggiamento della prostituzione minorile” (un reato punito con la reclusione da sei a dodici anni).
Bisogna seguire Ghedini perchè è lui   –   l’avvocato   –   che, nonostante le risorse, l’impegno e la tenacia, manca clamorosamente il colpo.
Si lascia sfuggire qualche testimone risolutivo. Sottovaluta quali prodigi investigativi si possono accumulare analizzando con pazienza il traffico telefonico, scrutinando la localizzazione cell-based con metodi capaci di definire la cellula che “ospita” un telefono mobile e quindi, con un margine di errore di cinquanta metri, il luogo in cui è attivo (o inattivo) quel “terminale”. Le tracce che si lascia dietro un cellulare possono “raccontare” la vita, gli incontri, le relazioni, i movimenti, i tempi di una persona. di un gruppo di persone.
Occorre comunque, per capire, ricordare qual è lo stato di allarme di Berlusconi in primavera. Già  il 27 maggio il capo del governo ha tra le mani tutte le ragioni per sentirsi molto preoccupato.
Ruby   –   minorenne   –   è in questura, quella notte.
Quando Michelle Conceicao de Oliveira, una prostituta brasiliana, lo chiama a Parigi, il Cavaliere ha ben chiaro che è finito in un guaio grosso.
Quella Ruby, che il Sovrano presenta come “la nipote di Mubarak” agli amici, ha la lingua lunga. Spesso è fuori controllo. È facile all’ira, se trascurata.
Il Cavaliere nemmeno osa pensare, quella notte, quale calamitosa frittata può venire fuori se la ragazza va “fuori di testa” e racconta ai funzionari della questura di Milano che lei, Ruby   –   Karima el Mahroug, 17 anni e sei mesi   –   è da tre mesi “la favorita” del Sultano. Lo sappiamo.
Quella notte, il capo del governo gioca abusivamente tutta la sua autorità  per “liberare” Ruby.
Convince i funzionari della questura a qualche mossa “indebita” (nasce qui l’accusa di concussione): Karima può allontanarsi lungo via Fatebenefratelli con accanto Nicole Minetti.
La storia, come l’angoscia del Cavaliere, è soltanto all’inizio.
Dopo qualche tempo, Lele Mora, definiamolo il direttore del carosello notturno che gira ad Arcore per l’esclusivo diletto del Sovrano, sa che la ragazza è stata più volte interrogata dalla procura di Milano in luglio e ancora in agosto. Che cosa ha detto?
Quel che ha detto ora, più o meno, lo sappiamo.
Ruby svela che il 14 febbraio, giorno di San Valentino (ha 17 anni e novantacinque giorni) la chiama Emilio Fede e le dice: ti porto fuori. Non dice dove, non dice con chi o da chi. Il giornalista (ottantenne) passa a prenderla con un auto blu. Ruby sale e filano via scortati da un gazzella dei carabinieri verso Arcore. Non entrano dal cancello principale, dove ci sono i carabinieri, ma da un varco laterale.
Dice Ruby ai pubblici ministeri: “Vengo presentata a Silvio. È molto cortese. Ci sono una ventina di ragazze e   –   uomini   –   soltanto loro due, Silvio ed Emilio. Cenammo, ma non rimasi a dormire. Dopo cena, andai via. Alle due e mezza ero già  a casa. Con un abito bianco e nero di Valentino, con cristalli Swarovski, me l’aveva regalato Silvio. La seconda volta vado ad Arcore il mese successivo. Andai con una limousine sino a Milano due, da Emilio Fede, e da lì, con un’Audi, raggiungemmo Villa San Martino. Silvio mi dice subito che gli sarebbe piaciuto se fossi rimasta lì per la notte. Lele Mora mi aveva anticipato che me lo avrebbe chiesto. Mi aveva anche rassicurato: non ti preoccupare, non avrai avance sessuali, nessuno ti metterà  in imbarazzo. E così fu. Cenammo e dopo partecipai per la prima volta al “bunga bunga”. (Ruby descrive agli stupefatti pubblici ministeri milanesi la cerimonia con molta vivezza). Io ero la sola vestita. Guardavo mentre servivo da bere (un Sanbìtter) a Silvio, l’unico uomo. Dopo, tutte fecero il bagno nella piscina coperta, io indossai pantaloncino e top bianchi che Silvio mi cercò, e mi immersi nella vasca dell’idromassaggio. La terza volta che andai ad Arcore fu per una cena, una cosa molto ma molto più tranquilla. Quando arrivai Silvio mi disse che mi avrebbe presentata come la nipote di Mubarak. A tavola c’erano Daniela Santanchè, George Clooney, Elisabetta Canalis”.
Non è il racconto che Ruby riferisce subito a Mora.
Minimizza all’inizio. Confonde i suoi ricordi. Non rivela tutto.
Mora comprende che la ragazza non dice tutto, dopo aver detto troppo in procura e avverte il premier.
Berlusconi che deve fare? Affida a Nicolò Ghedini il contrattacco difensivo. Una segretaria di Palazzo Chigi convoca le giovani ospiti del premier nello studio legale Vassalli in via Visconti di Modrone a Milano per affrontare la questione delle “serate del presidente”.
Ghedini ha dunque l’incarico di proteggere “le serate” di Silvio Berlusconi. Deve raccogliere da quelle giovani donne (stelle, stelline, aspiranti stelline, prostitute giovani, giovanissime, italiane, latine, slave, caraibiche) dichiarazioni giurate che confermino quel che il Cavaliere va dicendo: si rilassa a volte, come è giusto che sia, ma in celebrazioni che non hanno nulla di scandaloso o perverso.
Sono “testimonianze” necessarie per evitare al premier altro discredito. La procura di Milano indaga per favoreggiamento della prostituzione Lele Mora, Emilio Fede e Nicole Minetti. Berlusconi teme che la prostituzione, ipoteticamente favorita dai suoi tre amici, abbia il teatro proprio a Villa San Martino nelle “serate rilassanti” che il Cavaliere organizza.
Anche nell’ipotesi peggiore, dice Ghedini, egli sarebbe l'”utilizzatore finale”. Anche se si scoprisse che le sue ospiti sono minorenni, nessun problema penale: l’utilizzatore non è tenuto a conoscere l’età  della sua ospite. È fuori di dubbio, però, che sarebbe meglio “documentare” che in quelle allegre serate il sesso non c’è.
Ecco la missione di Ghedini.
Interrogare le ragazze, raccoglierne i ricordi e lasciarle dire con buon anticipo dell’innocenza di quelle occasioni. Ghedini può farlo.
La sua iniziativa è ineccepibile perchè l’art. 391-nonies del codice di procedura penale regola “l’attività  investigativa preventiva” del difensore “che ha ricevuto apposito mandato per l’eventualità  che si instauri un procedimento penale”.
Nell’eventualità  che Berlusconi sia indagato, Ghedini già  prepara le prove non solo dell’estraneità  del Cavaliere, ma dell’insussistenza del “fatto”.
Lasciamo in un canto qui l’abuso di potere che si intravede: decine di ragazzine, ragazze, giovani donne, che hanno partecipato ai “bunga bunga” presidenziali, sono convocate   –   addirittura a Villa san Martino   –   e trovano Ghedini.
L’avvocato chiede: mi racconta che cosa accade nelle serate del presidente? Sono appuntamenti innocenti o peccaminosi? Si fa sesso? Lei ha fatto sesso con il presidente?
Quelle poverette non hanno nè arte nè parte. Hanno una sola ambizione: fare televisione, apparirvi. Sono addirittura in casa del grande tycoon, a un metro dal cielo.
Arrivate a quel punto, potrebbero mai dire una parola storta contro o sul conto del presidente del consiglio? Ripeto, lasciamo da parte questo aspetto dell’affaire perchè ora conta l’abbaglio in cui incappa Ghedini.
L’avvocato colleziona le testimonianze delle “ragazze”, diciamo così dello spettacolo o le giovani e giovanissime professioniste del sesso e pensa di aver un buon lavoro.
Trascura (o, poverino, nessuno glielo dice) che ad Arcore ci sono state anche donne che non hanno nulla a che fare nè con lo spettacolo nè con la prostituzione.
Come la testimone A, ad esempio. È un’amica di Nicole Minetti.
Le cose stanno così.
La Minetti, a Rimini, ha tre amiche del cuore al liceo.
Anche quando Nicole, all’esame di maturità  viene bocciata, non si perdono di vista.
Una di loro   –   “assomiglia come tipo alla Carfagna”, dicono   –   si laurea in giurisprudenza e ora è prossima alla laurea in economia.
Minetti la invita a casa del presidente domenica 19 settembre 2010.
Il 20 la giovane donna (A) chiama le altre due amiche. Alla prima, che chiameremo B, racconta tutto al telefono in una lunga conversazione.
Alla seconda, che chiameremo C, dice invece che gliene parlerà  da vicino della sua serata ad Arcore.
A sarà  interrogata (la prelevano all’università  alla fine di un esame) e conferma l'”imbarazzante serata”, parole sue.
B non sarà  interrogata (quel che può sapere lo si è già  ascoltato nell’intercettazione dalla viva voce dell’amica che le racconta la sua notte dal presidente).
C sarà  convocata da Bologna. Frequenta un corso di specializzazione post-laurea in attesa di affrontare il concorso in magistratura.
È seria, motivata, estranea all’ambiente del presidente. Dalla convergenza delle due testimonianze e del documento sonoro, si può ricostruire che cosa accade quella notte.
È dunque il 19 settembre 2010. A arriva a Milano. Va a casa della Minetti a Segrate, Milano 2. Si cambia.
Raggiungono due stelline dello spettacolo televisivo (A ne conosce una, ne indica il nome) e poi tutte insieme via verso Villa san Martino.
All’ingresso è sufficiente il nome   –   “Minetti”   –   per superare i controlli di polizia.
A cena 20/25 ragazze, più della metà  straniere, e tre uomini: il Cavaliere, l’immancabile Emilio Fede, Carlo Rossella, presidente di Medusa. Cena un po’ noiosa. Parla sempre il presidente. Racconta barzellette, canta. Tutti sono chiamati soltanto a ridere e a cantare in coro.
È soltanto un preludio.
Dopo cena, si scende in quella che tutti chiamano   –   dicono A e B   –   “la sala del bunga bunga”.
È più o meno una discoteca, un banco con l’asta per la pole dance, divani, divanetti, “camerini” dove le ragazze si travestono da infermiere, da poliziotte, tutte con il seno nudo e poi improvvisano uno striptease (stripper anche la Minetti), mimano scene di sesso.
Devono essere “convincenti”, “spregiudicate”, disinvolte e molto disinibite chè le performance migliori saranno premiare con un invito a restare per la notte (allo spettacolino sono presenti Rossella e Fede).
Dopo il “bunga bunga”, si risale in un’altra sala dove Berlusconi sceglie e comunica chi rimarrà  per la notte.
A racconta che qui l’atmosfera si fa elettrica, competitiva, carica di adrenalina e addirittura di odio. E’ il momento clou della serata.
Chi sarà  la favorita? Chi resterà ? Chi avrà  l’opportunità  di “guadagnare” di più? Non è che chi ritorna a casa va via con le mani vuote. I
Il premier   –   ancora in un’altra stanza   –   congeda chi va via.
E’ qui che accoglie la giovane A. C’è anche la Minetti. Berlusconi le chiede se si è divertita.
A dice: “No!”.
Il Sovrano, alquanto risentito, chiede: “Perchè?”.
A rincara: “Mi sono sentita imbarazzata” (Dirà  meglio alle amiche: “Quello è malato, si vede che è un malato!”).
B. le chiede un bacetto e le dà  due cd di Apicella e tra i cd una busta con quattro fogli da 500 euro.
In auto sarà  rimproverata dalla Minetti: “Sei stata troppo dura, ricordati che potrà  esserti di aiuto”.
Queste testimonianze, sfuggite all’occhiuto Ghedini, non dicono soltanto delle “serate rilassanti” del presidente. Chiudono un cerchio.
Le intercettazioni raccontano che è Emilio Fede a muovere la giostra. Chiama Lele Mora e gli dà  il via: “Stasera bunga bunga”. Mora si muove. Convoca stelline e prostitute.
Sono consapevoli del “mestiere” di quelle giovani donne, come è consapevole Berlusconi che le riceve e le trattiene per la notte.
Quando varcano il cancello di Villa san Martino, nelle serate del “bunga bunga”, l’amministratore personale del presidente, Giuseppe Spinelli, ha già  preparato e lasciato nella “stanza dedicata” il numero necessario di buste con un vasto spettro di retribuzioni, dai cinquecento euro per la presenza ai diecimila euro “per la notte”.
E non sempre finisce così. Spinelli riceve anche dopo, le telefonate della “ragazze”. Si sono affannate a capire chi ha avuto quanto e perchè più delle altre e come ha fatto, che cosa ha fatto, che cosa ha detto.
Ci provano tutte con Spinelli, il giorno dopo. Il segretario non è mai infastidito o impaziente. Ascolta con pazienza. La risposta sempre uguale: “Ho bisogno di essere autorizzato, richiamerò”.
E richiama, richiama sempre o per dire che “no, non ha ottenuto l’autorizzazione” o “va bene, la busta è pronta”.
Queste scene devono avere ancora dimostrare due questioni essenziali: Ruby si prostituisce? Ha fatto sesso con Berlusconi?
Sono quadri che la procura di Milano ricostruisce con altri testimoni (amici di Ruby, “clienti” di Ruby prima e dopo i mesi del “capriccio” del Sovrano) e soprattutto con l’ascolto telefonico della ragazza.
In una conversazione, un amico la prende in giro: “E così, Ruby, hai preso il posto di Noemi Letizia”.
“No, caro mio   –   risponde la “nipote di Mubarak”   –   Noemi per lui era un angelo, io per lui sono…”
È ancora il telefono di Ruby a rivelare le menzogne e le omissioni e a svelare quante volte e per quanto la minorenne marocchina si è intrattenuta a Villa san Martino.
I giorni in cui il cellulare della ragazza è presente nella cella di Arcore, notte e giorno, sono sei.24, 25 (quella notte dormì ad Arcore anche Vladimir Putin) e 26 aprile 2010. E ancora il 1 maggio. Infine nei giorni di Pasqua e Pasquetta, 4 e 5 aprile 2010 (oltre che il 14 febbraio, San Valentino, quando però la ragazza   –   non ha mentito   –   torna a casa intorno alle 3 del mattino).
Dunque, ricapitoliamo. Ruby è una prostituta. La ingaggia Lele Mora. Fede l’accompagna dal presidente del consiglio. Il presidente del consiglio la paga per la sua presenza notturna in sei occasioni.
È sufficiente per contestare al capo del governo il favoreggiamento della prostituzione minorile alla luce del secondo comma dell’art. 600-bis?
Bisogna farsi aiutare dalla lettura del codice penale.
Se Lele Mora, Emilio Fede, Nicole Minetti risponderanno del primo comma (“Chiunque induce alla prostituzione una persona di età  inferiore agli anni diciotto ovvero ne favorisce o sfrutta la prostituzione è punito con la reclusione da sei a dodici anni e con la multa da 15.493 a 154.937), Berlusconi dovrà  rispondere del secondo comma: “Salvo il fatto costituisca più grave reato, chiunque compie atti sessuali con un minore di età  compresa tra i quattordici e i diciotto anni, in cambio di denaro o di altra utilità  economica, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa non inferiore a 5.164”.
Qui si deve dire quanto malaccorto sia stato Ghedini a confessare l’abitudine del Cavaliere a farsi “utilizzatore finale” della prostituzione.
Perchè, è vero, che questi non è imputabile, ma nel caso in cui la prostituta sia minorenne è imputabile, eccome.
Anche se non c’è stato “atto sessuale” in quanto, per giurisprudenza costante della Cassazione, è configurabile come “atto sessuale”, in soldoni, anche una “palpazione concupiscente”.

Giuseppe D’Avanzo
(da “la Repubblica“)

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FIAT MIRAFIORI, MARCHIONNE VINCE GRAZIE AGLI IMPIEGATI; L’ACCORDO PASSA COL 54% DEI VOTI

Gennaio 15th, 2011 Riccardo Fucile

LA LUNGA NOTTE DEL REFERENDUM SI E’ CONCLUSA ALL’ALBA: IL NO IN VANTAGGIO COL VOTO DEGLI OPERAI DELLE CATENE DI MONTAGGIO, POI LA SCOSSA DECISIVA DAL SEGGIO DEGLI IMPIEGATI CHE FA LA DIFFERENZA

Il sì prevale di misura a Mirafiori.
Al termine di una lunghissima notte di scrutinio (i seggi si sono chiusi alle 19.30, i risultati finali si sono avuti dopo le 6 del mattino), i voti favorevoli all’accordo separato del 23 dicembre 1 sono stati il 54%, quelli contrari il 46%.
Altissima l’adesione al referendum, che ha superato il 94,6% (circa 5.139 persone) degli aventi diritto.
Tensione prima della fine dello spoglio delle schede. Quando si è avuta la certezza matematica della vittoria del sì, un esponente della Fismic ha esultato, e ne è nato un violento diverbio con alcuni rappresentanti della Fiom; uno di questi è stato colto da un malore ed è stato necessario l’intervento di un ambulanza.
Il risultato è decisamente al di sotto di quello di Pomigliano, dove quest’estate i sì avevano ottenuto il 63% e i no si erano fermati al 36%.
Decisivo, per la vittoria del sì a Mirafiori, l’apporto degli impiegati, che hanno votato in massa a favore dell’accordo voluto da Marchionne: su 441 voti espressi, solo 20 tra i colletti bianchi hanno respinto l’intesa, mentre 421 l’hanno approvata.
Il peso degli impiegati alla fine è stato risolutivo per far pendere la bilancia a favore del sì, anche se il voto favorevole è prevalso di un soffio, solo 9 schede su oltre 4mila 500 anche tra le tute blu.
Nelle aree operaie dove maggiore sarà  l’effetto della rivoluzione di Marchionne, infatti, i sì e i no sono praticamente arrivati pari.
Al montaggio e in lastratura la riduzione delle pause, e la nuova turnistica che potrebbe anche arrivare a prevedere dieci ore di lavoro consecutivo, sono stati bocciati dalle tute blu: al montaggio con oltre il 53% di no, mentre in lastratura la percentuale di coloro che hanno respinto l’accordo è stata leggermente inferiore.
A sostegno del sì invece, oltre agli impiegati, il voto della verniciatura e di coloro che svolgono in modo continuativo il turno di notte, quello che viene considerato un privilegio concesso dall’azienda per l’aumento in busta paga determinato dalle indennità  per l’orario di lavoro particolarmente disagiato.
“Come per tutti i veri cambiamenti la decisione è stata sofferta. Alla fine hanno vinto le ragioni del lavoro – ha commentato il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti – il sì all’accordo ci fa vedere con più ottimismo il futuro di Mirafiori e dell’industria automobilistica nel nostro Paese”.
Il segretario nazionale della Fiom responsabile del settore auto, Giorgio Airaudo, ha precisato che “bisogna apprezzare il grande coraggio e l’onesta di una grandissima parte dei lavoratori di Mirafiori che hanno detto di no all’accordo. Come gli operai delle linee di montaggio. Di fatto sono stati decisivi gli impiegati che a Mirafiori sono in gran parte capi e struttura gerarchica”.

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BATTISTI PRESTO LIBERO: L’ALTA CORTE STA CON LULA, IL GOVERNO ITALIANO STA SULLE NUVOLE

Gennaio 15th, 2011 Riccardo Fucile

SECONDO IL QUOTIDIANO BRASILIANO “L’ESTADO” DI SAN PAOLO, SOLITAMEMENTE BEN INFORMATO, EMERGEREBBE UN CHIARO ORIENTAMENTO DEI NOVE MAGISTRATI….LA DECISIONE PREVISTA IL MESE PROSSIMO: BATTISTI POTRA’ VIVERE LIBERAMENTE IN BRASILE

Cesare Battisti sarà  scarcerato e potrà  vivere liberamente in Brasile appena il Supremo Tribunal Federal si riunirà  in seduta plenaria per esaminare la decisione dell’ex presidente Lula.
Secondo l’Estado di San Paolo, un quotidiano di solito molto ben informato sull’Alta Corte, sei giudici su nove sono a favore della ratifica del decreto di non estradizione firmato dall’ex presidente il 31 dicembre scorso nell’ultimo giorno del suo mandato.
La Corte Suprema dovrebbe essere composta da 11 magistrati ma un dimissionario, Eros Grau, non è ancora stato sostituito, mentre l’ultimo nominato da Lula, Josè Antonio Dias Toffoli, si è sempre astenuto sul caso Battisti per non essere accusato di conflitto d’interessi (era avvocato generale dello Stato).
Nella seduta plenaria i nove magistrati dovranno decidere se il decreto di Lula rispetta o no il Trattato di estradizione con l’Italia.
Tre di loro voteranno sicuramente per impedire la scarcerazione di Battisti.
E sono: Gilmar Mendes, Cesar Peluso (che ha sempre difeso l’estradizione) ed Ellen Gracie.
Gli altri sei invece hanno lasciato capire che voteranno per la scarcerazione.
La seduta plenaria del Tribunale sul caso Battisti si svolgerà  dopo le ferie che terminano alla fine di gennaio.
L’unica cosa che sembra ormai certa è che l’ex terrorista dei Pac verrà  scarcerato subito dopo il voto anche se questo potrebbe slittare di diverse settimane, magari fino a marzo.

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CALANO LE VENDITE DEI QUOTIDIANI DEL 7% DEL 14% E GLI EDITORI DIVENTANO BIPARTISAN NEL RISPARMIARE

Gennaio 15th, 2011 Riccardo Fucile

DE BENEDETTI E CONFALONIERI SI TROVANO D’ACCORDO NEL CHIEDERE SACRIFICI AI GIORNALISTI…SU 108.000 ISCRITTI ALL’ALBO, SOLO MENO DELLA META’ PERCEPISCE UNO STIPENDIO, APPENA 22.000 SONO DIPENDENTI A TEMPO INDETERMINATO… NETTO CALO DELLE VENDITE: IL SOLE 24 ORE -14%,1%, CORRIERE DELLA SERA -12,9%, REPUBBLICA -7,9%, LA STAMPA -7,2%

“De Benedetti ha ragione: i giornalisti devono lavorare in tutte le piattaforme dell’azienda editoriale senza chiedere soldi in più. A patto però che in cambio venga loro riconosciuta una partecipazione agli utili di tutte le attività  dell’ingegnere, non solo del gruppo Espresso”.
A Enzo Iacopino, presidente dell’Ordine dei Giornalisti, le parole dell’Ingegnere editore di Repubblica non sono piaciute.
Invitato insieme a Fedele Confalonieri (Mediaset) e Pier Gaetano Marchetti (Rcs) ad aprire il congresso della Federazione Nazionale della Stampa (Fnsi) a Bergamo, Carlo De Benedetti ha invitato i giornalisti a non lamentarsi della multimedialità .
“Invece di chiedere aumenti i giornalisti dovrebbero ringraziare gli editori, che gli danno la possibilità  di essere visibili su una pluralità  di piattaforme. Chiedono più soldi per la multimedialità , ma loro interesse è avere la maggior visibilità  possibile”.
Secondo Roberto Natale, presidente della Fnsi, l’ingegnere “ha un’idea particolare della nostra professione, la visibilità  di cui parla non serve a nulla. Gli imprenditori devono mettersi in testa che devono essere riconosciuti compensi adeguati e guardare con realismo all’enorme problema del precariato”…
Dice Natale:   “Abbiamo pubblicato uno studio dal quale emerge che di 108 mila iscritti all’albo professionale 49mila hanno un reddito, di questi 22 mila sono dipendenti, a termine o a tempo indeterminato, altri 27 mila sono autonomi e tra loro appena la metà  percepisce un reddito superiore a 5 mila euro lordi annui. Cosa se ne fanno della visibilità …?”, si chiede Natale.
Lo stupore della stretta di mano tra De Benedetti e Confalonieri, rivali nella vicenda Lodo Mondadori, è passato presto.
E’ bastato sentirli parlare per capire che sono d’accordo anche nella gestione del lavoro giornalistico.
I rispettivi gruppi, così come Rcs e altri, hanno goduto di uno stato di crisi che ha permesso una riduzione dell’ organico e dei costi.
Uno studio pubblicato dal Sole 24 Ore, traduce in freddi numeri i pesanti tagli fatti, nonostante i forti incentivi economici da parte del governo (come finanziamento pubblico) che garantiscono ai gruppi di rimanere in attivo.
Due gruppi continuano ad avere il margine operativo netto negativo: Il Sole 24Ore (-29 milioni ) e Class (-3 milioni).
Solo Cairo e l’Espresso hanno margini rispetto al fatturato a due cifre: 14,9 per cento e 11,9 per cento.
Mondadori al 7,5 per cento.
Mentre Caltagirone e Rcs sono sotto alla media con, rispettivamente, il 3,4 e il 2,5 per cento.
Eppure, complessivamente, nel 2008 gli editori hanno spesato 46 milioni di esodi incentivati, nel 2009 ben 176 milioni, pari all’11 % dei costo totale del lavoro.
Con finanziamenti pubblici, rimborsi e aiuti, stato di crisi concordate con le redazioni per ridurre i giornalisti assunti (vicino ormai al 20 per cento in meno di due anni fa), tagli draconiani degli investimenti materiali, crollati del 75 per cento, i conti rimangono quasi in perdita.
E le copie vendute diminuiscono.
Tra agosto 2009 e lo stesso mese 2010 (ultimi dati disponibili) il quotidiano di Confindustria ha perso il 14,1 %, Il Corriere della Sera segna un meno 12,9 %, La Repubblica e La Stampa, perdono rispettivamente 7,8 e 7,2 per cento. Persino De Benedetti ha riconosciuto che i livelli di vendite “sono tornati al 1939, con un fatturato in dieci anni diminuito del 40 per cento”.
Natale gli suggerisce di “cominciare a cercare la qualità , ad avvicinarsi ai giovani     e riconoscere ai giornalisti compensi adeguati”.
Anche perchè la categoria ha già  dato.

Davide Vecchi
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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ROGO PRIMAVALLE, IL CASO SI RIAPRE: IN TRE SOTTO ACCUSA PER STRAGE

Gennaio 15th, 2011 Riccardo Fucile

SONO PASSATI 37 ANNI DA QUANDO ESPONENTI DI POTERE OPERAIO DIEDERO FUOCO ALLA CASA DEL SEGRETARIO DELLA SEZIONE DEL MSI DI PRIMAVALLE IN CUI MORIRONO VIRGINIO E STEFANO, DI 5 E 11 ANNI…ERANO STATI CONDANNATI A 18 ANNI LOLLO, GRILLO E CLAVO, MA NON HANNO SCONTATO MAI NEANCHE UN GIORNO: ERANO FUGGITI IN BRASILE E NICARAGUA…ORA SONO EMERSI NUOVI ELEMENTI

Trentasette anni dopo riemerge dalle nebbie la strage di Primavalle, l’attentato ad opera di esponenti di Potere Operaio che il 16 aprile del 1973 diedero fuoco alla casa dell’ allora segretario della sezione del Msi del quartiere romano e dove morirono i suoi due figli, Virgilio e Stefano Mattei, di 5 e 11 anni.
Un’ inchiesta e processi infiniti che nelle ultime settimane hanno avuto un nuovo impulso che ha consentito di riaprire l’ indagine nei confronti di Diana Perrone, Elisabetta Lecco e Paolo Gaeta: sono stati iscritti nel registro degli indagati con la pesante accusa di strage.
Una strage per la quale furono condannati a 18 anni di reclusione Achille Lollo, Manlio Grillo e Marino Clavo che non hanno mai scontato un solo giorno di reclusione trovando ospitalità  in Brasile ed in Nicaragua.
Per questi ultimi tre il reato è andato in prescrizione ma per Perrone, Lecco e Gaeta, la tragica partita con la giustizia si è riaperta dopo l’acquisizione di nuovi elementi investigativi raccolti dai carabinieri del Ros coordinati dal sostituto procuratore della Repubblica di Roma, Luca Tescaroli.
I tre erano già  entrati nell’ inchiesta per la strage di Primavalle ma ne erano sempre usciti indenni.
L’ ultima archiviazione per Perrone, Lecco e Gaeta risale all’ ottobre 2010, appena tre mesi fa.
Ed in questi tre mesi gli inquirenti avrebbero trovato altri elementi che hanno consentito la riapertura dell’ inchiesta con l’ ipotesi di reato di strage ed una richiesta di rogatoria internazionale avanzata dalla Procura di Roma alle autorità  giudiziarie del Nicaragua per interrogare Manlio Grillo che da quando fuggì dall’ Italia, vive come un tranquillo turista nella capitale nicaraguense, Managua.
Mentre Achille Lollo dovrebbe vivere in Brasile.
Indiscrezioni giornalistiche lo danno rientrato a Roma, circostanza però smentita categoricamente da fonti dell’ antiterrorismo.
I magistrati e gli investigatori romani vogliono interrogare Grillo perchè negli scorsi anni, in alcune interviste aveva smentito Achille Lollo che chiamava in causa Perrone, Lecco e Gaeta i quali avrebbero partecipato alla strage di Primavalle.
Ma in altre interviste, registrate, Manlio Grillo, sarebbe entrato in contraddizione rivelando che durante un periodo di latitanza trascorso a Stoccolma fu raggiunto da Elisabetta Lecco che gli portò due milioni di lire frutto della vendita di una casa a Roma di Achille Lollo.
Grillo aveva anche rivelato che durante una sua breve permanenza in Svizzera, fu raggiunto dai capi di Potere Operaio, Valerio Morucci, Oreste Scalzone e Jaroslaw Novak che lo “interrogarono” per conoscere i particolari della strage di Primavalle per evitare contraddizioni che avrebbero potuto favorire le ipotesi dell’ accusa.
Nella rogatoria inviata alle autorità  del Nicaragua gli inquirenti italiani hanno anche specificato cosa vorrebbero chiedere a Manlio Grillo: come e quando è stata concordata la strage nei confronti della famiglia Mattei, qual è stato il suo ruolo e quello di Diana Perrone, Elisabetta Lecco e Paolo Gaeta, perchè progettarono ed attuarono la strage.

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