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RUBY: “HO CHIESTO CINQUE MILIONI A BERLUSCONI PER TACERE”, ESCONO LE INTERCETTAZIONI DELLE RAGAZZE: “E’ UN PUTTANAIO”

Gennaio 17th, 2011 Riccardo Fucile

RUBY: “VADO DA LUI DA QUANDO AVEVO 16 ANNI, DAVANTI AI GIUDICI HO NEGATO TUTTO”… ALTRE RAGAZZE: “E’ ALLUCINANTE, TUTTE CHE LO CHIAMANO TESORINO, NON PUOI NEANCHE IMMAGINARE COSA AVVIENE LI’, I GIORNALI DICONO MOLTO MENO DELLA VERITA’ ANCHE QUANDO LO MASSACRANO”…”O SEI PRONTA A TUTTO O TE NE VAI”….”BERLUSCONI TOCCAVA IL CULO ALLE RAGAZZE DAVANTI A TUTTI”

“Ho chiesto cinque milioni a Silvio Berlusconi per tacere” .
Parla Ruby.
Dopodichè la ragazza prosegue: “Silvio mi ha detto di passare per pazza e raccontare cazzate. Perchè io vado da lui da quando ho 16 anni”. L’intercettazione sta scritta nelle oltre trecento pagine dell’inchiesta della procura di Milano.
La marocchina parla con l’ex fidanzato Sergio Corsaro, ex socio dell’Albikokka noto locale di Genova.
Ruby è molto loquace e un’amica brasiliana rivela la strategia adottata davanti ai pm: “Ho negato tutto, ho detto che sono andata a casa. E che lui pensava che fossi maggiorenne anche perchè sedici anni non li dimostro”. Quindi la grande farsa.
Con Ruby che davanti ai magistrati racconta di come Berlusconi “quando ha scoperto la mia età  mi ha buttato fuori casa”.
Insomma, quello che si prevedeva si sta puntualmente verificando. Il contenuto delle pagine dell’indagine milanese iniziano ad uscire.
“E’ allucinante. Non sai. Lo chiamano tutte amore, tesorino. Non puoi nemmeno immaginare quello che avviene lì… Nei giornali dicono molto meno della verità  anche quando lo massacrano”.
E’ quanto si legge nelle intercettazioni tra T.M. e B.V. riportate nell’invito a comparire della procura di Milano a Silvio Berlusconi.
Ma c’è dell’altro.
Sui festini di Arcore le soubrette sono chiarissime: “O sei pronta a tutto oppure prendi il taxi e te ne vai”.
“Un puttanaio”. “Sembra di stare al Bagaglino” racconta ancora T.M. “ma è peggio. Un puttanaio. Con Berlusconi che toccava i culi alle ragazze. Ora se quelle cose le fai in camera da letto, sono affari tuoi, ma così, davanti a tutti! Mi chiedo, il giorno dopo, come faccia a lavorare”.
Nel frattempo, il presidente della giunta Castagnetti rivela: “Ho già  designato il presidente Leone come relatore. Immagino che occorrano varie sedute, percheè è un dossier piutosto copioso abbiamo bisogno tutti di poter ragionare”.
Indiscrezioni sulle intercettazioni fanno, poi, emergere inquietanti particolari sulla totale assenza di controlli all’ingresso di villa San Martino.
“Siamo entrate senza alcun tipo di controllo”, dice una ragazza. Quindi prosegue: “E’ molto semplice. Dai il tuo nome al citofono ed entri”.
Un’altra ragazza, sempre descrivendo i festini nella casa del Cavaliere, parla di “desolazione”.
E va avanti: “Sì, sì l’ho proprio conosciuto per bene. Mi ha presentato a tutti e mi ha dedicato anche una canzone”.
Nella richiesta di autorizzazione alla perquisizione degli uffici del contabile di Berlusconi, Giuseppe Spinelli, c’è l’intercettazione di una telefonata tra la parlamentare del Pdl Maria Rosaria Rossi con Emilio Fede nella quale si parla anche della pratica del bunga bunga.
“Ma tu stai venendo qui?”, chiede Maria Rosaria Rossi a Emilio Fede.
Il direttore del tg4 risponde che sarà  nel luogo dell’appuntamento non prima delle 21-21.15.
Poi aggiunge: “Ho anche due amiche mie…”.
La Rossi risponde: “Che palle che sei, quindi bunga bunga, 2 di mattina, ti saluto…”.

(da “il Fatto Quotidiano” e altri)

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“NON VEDEVA L’ORA DI PRESENTARSI DAVANTI AL GIUDICE”, MA SILVIO INTENDEVA QUELLO DI FORUM CON RITA DELLA CHIESA

Gennaio 17th, 2011 Riccardo Fucile

PER BERLUSCONI I PROCESSI NON SI FANNO IN TRIBUNALE, MA IN TV: PER QUESTO GHEDINI CHIEDERA’ CHE LA BOCASSINI SIA SOSTITUITA DA RITA DELLA CHIESA E LE AULE DEL TRIBUNALE DI MILANO DA QUELLE MEDIASET DI FORUM… ALLA FINE DIMOSTRERA’ CHE RUBY HA 87 ANNI, LELE MORA E’ UN NOVELLO PADRE PIO, LE FESTE SONO SOLO FUNZIONI RELIGIOSE E BELPIETRO E’ UN GIORNALISTA

«Un rilevante numero di giovani donne si sono prostituite con Silvio Berlusconi presso le sue residenze, dietro pagamento di corrispettivo in denaro da parte di quest’ultimo».
È quanto si legge nella «domanda di autorizzazione ad eseguire perquisizioni domiciliari nei confronti del deputato Berlusconi» firmata dai pm di Milano e inviata alla Giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera.
Da qualche ora i componenti della Giunta hanno di che sollazzarsi.
I pm di Milano, sempre secondo quanto si legge nella richiesta di autorizzazione a procedere, avrebbero trovato «ampi riscontri investigativi» sulle case date dal premier Silvio Berlusconi ad alcune ragazze che partecipavano alle serate di Arcore.
Il presidente della Giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera, Pierluigi Castagnetti, ha aperto in mattinata il fascicolo, con la richiesta di autorizzazione a procedere per Berlusconi.
Le carte con cui la procura chiede di perquisire gli uffici di Giuseppe Spinelli, addetto alla contabilità  del Cavaliere, saranno fotocopiate e solo dal pomeriggio i commissari ne potranno prendere visione.
Castagnetti ha anche preannunciato l’intenzione di mettere la richiesta all’ordine del giorno della prossima convocazione della giunta, mercoledì, per l’avvio dell’esame.
Il Cavaliere in ogni caso non sembra intenzionato a presentarsi dai pm di Milano che l’hanno convocato per il prossimo fine settimana.
Ufficialmente non è stato deciso nulla, ma l’orientamento della difesa sarebbe quello di evitare, al momento, un interrogatorio davanti a chi lo accusa di concussione e prostituzione minorile per la vicenda di Ruby.
Dopo il videomessaggio con il quale ha respinto gli addebiti muovendo accuse all’operato dei pm di Milano, quale sarà  la prima contromossa «giudiziaria» del premier che venerdì ha ricevuto un invito a comparire in vista di una richiesta di giudizio immediato non si sa ancora con certezza.
Una delle ipotesi è che presenti un legittimo impedimento per il 21, il 22 e il 23 gennaio le tre date alternative indicate dai procuratori aggiunti Ilda Boccassini e Piero Forno e dal pm Antonio Sangermano nell’atto di convocazione.
In questo modo, si guadagnerebbe il tempo necessario per mettere a punto la tattica difensiva per cercare di “sfilare” il procedimento alla magistratura milanese in quanto – secondo il premier ed i suoi difensori – non avrebbe la competenza funzionale.
Tesi ovviamente respinta dalla Procura di Milano.
Ci preme ricordare qua di seguito alcuni aspetti della vicenda.
1) Due giorni fa è stato lo stesso Berlusconi a dichiarare alla stampa che “non vedeva l’ora di presentarsi dinanzi ai giudici di Milano” per dimostrare la tesi della sua innocenza e del complotto contro di lui.
In poche ore si è rimangiato come al solito quanto dichiarato, attaccando pesantemente la magistratura e fuggendo al confronto.
Tutto l’opposto di quanto fa solitamente il comune cittadino chiamato in tribunale.
2) Nel messaggio registrato di ieri sera il premier ha cercato di costruire una verità  televisiva ben diversa da quella processuale.
a) “A casa sua fa quello che vuole”, ha ribadito: nessuno glielo vieta infatti. Ma la legge vieta di avere rapporti, ove fosse dimostrato, con minorenni e in ogni caso un presidente del consiglio dovrebbe avere una vita privata adeguata.
b) Sapendo che dalle indagini è emerso un giro di denaro a favore di Lele Mora (1,5 milioni di euro) ha cercato di giocare d’anticipo giustificandolo come prestito personale (si è mai visto uno che fa un prestito per affetto a un amico e poi lo va   a sputtanare in Tv?).
c) Sapendo che dalle intercettazioni sono uscite ammissioni di ragazze e frasi anche sue, ha fatto presente che “al telefono spesso si scherza e si millanta”, quindi qualsiasi cosa lui abbia detto non fa testo
d) Mirabile quella che negli stessi ambienti del Pdl viene ritenuta una colossale balla, ovvero che “ho avuto una relazione stabile con una persona”. Sembra frutto di un consiglio di chi cura la sua immagine, con una equazione chiara: “relazione stabile, nessun festino con ragazze”.
Peccato che nessuno di credibile abbia mai notato accanto a lui qualche “persona” che non fosse la solita corte dei miracolati.
Il premier contraddice se stesso, visto che poco tempo fa aveva detto che si sente un uomo solo e che le ragazze di cui si circonda   lo rendono meno triste.
Insomma non ci crede nessuno alla fidanzata che ora verrebbe comodo esibire.
Fa sorridere poi che la più citata stamane sui giornali come potenziale fiamma del premier sia Francesca Pascale, cons.prov Pdl a Napoli, passato da miss di concorsi di bellezza, nonchè ballerina di un night di Chiaia, chiuso per induzione alla prostituzione.
3) Lui sarebbe “un buono” che, conoscendo che tipacci girano nel mondo dello spettacolo, per tutelare le ragazze le farebbe sfilare con le tette di fuori nella sala del Bunga Bunga (come da numerose testimonianze convergenti), travestite da poliziotte e infermiere come se fossimo a Colpo Grosso o sul set di un film di Alvaro Vitali, con successiva consegna di buste con pezzi da 500 euro e selezione per la notte.
Sicuramente lo muove uno spirito da filantropo.
4) Riteniamo in conclusione che a Silvio siano necessarie in realtà  solo due leggi, molto semplici e anche in alternativa tra loro (che Ghedini farebbe bene a buttare giù velocemente):
a) si diventa maggiorenni a 16 anni,invece che a 18 e con effetto retroattivo, così Ruby è maggiorenne e amen.
b) in caso di giudizio, il presidente del Consiglio può decidere di essere giudicato non dai tribunali della Repubblica, ma da quello di Mediaset, durante la trasmissione Forum.
La Bocassini in questo caso verrebbe sostituta da Rita Della Chiesa e il giudice naturale da una comparsa di Cinecittà .
Il pubblico potrebbe certificare che Ruby aveva in realtà  87 anni al momento della causa, che Lele Mora è un novello Padre Pio e che i festini erano in realtà  cerimonie religiose.
Come cronisti giudiziari si potrebbero poi invitare Belpietro e Sallustri che avrebbero così l’occasione di essere scambiati finalmente per giornalisti.
Con il gran finale di Silvio portato in trionfo dal popolo pidiellino per la sua condotta di vita “elegante”, mentre sfumano i titoli di coda per dare spazio al TG.

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ROGO DI PRIMAVALLE: LA VERGOGNA DI TRE ASSASSINI LIBERI, IMPUNITI E PREMIATI

Gennaio 17th, 2011 Riccardo Fucile

STORIA DI UNA GIUSTIZIA NEGATA: TRE EX MILITANTI DI POTERE OPERAIO, NONOSTANTE UNA CONDANNA A 18 ANNI PER LA MORTE DEI FRATELLI MATTEI, SONO LIBERI E NON HANNO SCONTATO NEANCHE UNA PARTE DELLA PENA…QUANDO MORAVIA E ALTRI INTELLETTUALI DI SINISTRA FESTEGGIARONO LA LORO ASSOLUZIONE IN PRIMO GRADO, DOPO UNA CAMPAGNA MEDIATICA CHE VOLEVA AVVALORARE LA TESI DI UNA FAIDA INTERNA AL MSI…LA BEFFA: “REATO PRESCRITTO PER MANCATA ESECUZIONE DELLA CONDANNA”

Tre ex militanti di Potere operaio liberi e impuniti nonostante una condanna a 18 anni di carcere per la morte dei fratelli Virgilio (22 anni) e Stefano Mattei (10), figli del segretario missino Mario Mattei: il processo per il rogo di Primavalle (Roma, 16 aprile 1973), che oggi torna a galla con l’interrogatorio di Achille Lollo, è una storia di giustizia negata.
Lollo ha scontato due anni carcerazione preventiva (18 aprile 1973- 5 giugno 1975), poi è scappato.
Manlio Grillo e Marino Clavo nemmeno un giorno: quando arrivò la sentenza   definitiva — il 13 ottobre 1987 — quattordici anni dopo i fatti (quattordici!) gli anni Settanta erano archeologia e i tre colpevoli s’erano ricostruite altre vite: Lollo editore in Brasile, Grillo in Nicaragua, dove ha insegnato ai figli del comandante Daniel Ortega, di Clavo si sono smarrite le tracce: forse vive in Spagna.
Il magistrato che aveva capito tutto dall’inizio — il giudice istruttore Francesco Amato: al processo di primo grado chiese l’ergastolo — venne denigrato da una campagna di stampa feroce a cui non furono estranei molti intellettuali.
Alberto Moravia, Dario Bellezza, Ruggero Guarini festeggiarono l’assoluzione di Lollo, (per insufficienza di prove, estate 1975), nella villa dei suoi genitori a Fregene.
Una campagna mediatica tutta giocata sulla pista interna alla sezione del Msi, quando i vertici di Potere operaio sapevano benissimo chi erano gli autori, come ricorda Valerio Morucci in una sinistra pagina di Ritratto di un terrorista da giovane (Edizioni Piemme): il futuro brigatista rintracciò Marino Clavo sulle colline di Firenze e gli fece sputare “tutta la storia” minacciandolo con la Walther PPK.
E Lanfranco Pace, oggi firma del Foglio, in una drammatica testimonianza ad Aldo Grandi in La generazione degli anni perduti (Einaudi): “Fummo costretti ad assumerne la difesa nonostante la loro colpevolezza e così montammo una controinchiesta che ebbe l’effetto di farli assolvere in primo grado. Non c’erano alternative. Se fossimo stati dei veri rivoluzionari avremmo dovuto ucciderli e farli ritrovare magari su qualche spiaggia deserta”.
Articoli di giornale (in prima fila Il Messaggero), pamphlet, ma anche assedi al tribunale: è durante uno di questi scontri, il giorno della quarta udienza — il 28 febbraio 1975 — che muore lo studente di destra greco Mikis Mantakas.
Uno dei due colpevoli, Alvaro Lojacono, venne condannato a 16 anni di carcere: mai scontati.
È in Svizzera.
Dopo l’assoluzione i Mattei vivono anni amarissimi, di solitudine politica e personale.
La vicenda processuale è ben ricostruita in Anni di piombo (Sperling&Kupfer) da Adalberto Baldoni e Sandro Provvisionato.
Il processo d’appello inizia nel 1981 e la Corte annulla la sentenza di primo grado ritenendo che uno dei giudici popolari di primo grado non fosse idoneo a svolgere le sue funzioni in quanto affetto da sindrome depressiva.
La difesa ricorre in Cassazione, vince, è ordinato un nuovo processo d’appello, che ha inizio il 1 dicembre 1986: a oltre tredici anni dai fatti.
Verdetto: tutti colpevoli. La Suprema Corte l’anno dopo conferma: 18 anni di carcere ciascuno (di cui tre condonati) per incendio doloso, duplice omicidio colposo, uso di materiale incendiario.
Ma Clavo, Grillo e Lollo sono latitanti.
La beffa suprema 18 anni dopo: la Corte d’assise di Roma il 28 gennaio 2005 — su richiesta dell’avvocato di Clavo — emette una sentenza che chiude per sempre il caso: il reato è prescritto per mancata esecuzione delle condanne. Com’è possibile?
Lo prevede l’articolo 172 del codice penale: “La pena della reclusione si estingue con il decorso del tempo pari al doppio della pena inflitta”.
E siccome i 18 anni sono la somma di singole condanne, la cui più alta sono gli otto anni per l’incendio doloso, l’intera vicenda si è estinta sedici anni dopo il verdetto della Cassazione, il 12 ottobre 2003.
Liberi, impuniti e pure premiati, perchè la giustizia italiana non seppe fare in tempo.
Per la famiglia Mattei davvero La notte brucia ancora, per parafrasare il titolo del bel libro scritto da Giampaolo Mattei con Giommaria Monti (Sperling&Kupfer).

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BERLUSCONI, SPUNTA L’IPOTESI DIMISSIONI: POTREBBE LASCIARE ED EVITARE IL VOTO, INDICANDO UN SUCCESSORE

Gennaio 17th, 2011 Riccardo Fucile

IL PDL E’ IN PREDA AL PANICO: “CON UN LEADER SPUTTANATO NON SI PUO’ CORRERE ALLE URNE”…CHI HA LETTO LE 400 PAGINE INVIATE DAI MAGISTRATI PARLA DI “COSE DA FAR ARROSSIRE UNO SCARICATORE DI PORTO”… NON BASTANO TROVATE MEDIATICHE SULL’ANIMA GEMELLA PER ARGINARE IL DISASTRO, CHI DICE CHE SAREBBE MEGLIO UN’USCITA DI SCENA PER SALVARE IL SALVABILE

Il mondo berlusconiano è in preda al panico. Pochi sanno che cosa c’è davvero nelle 400 pagine inviate dai magistrati alla Camera, ma chi vi ha dato uno sguardo non trova parole per raccontare.
Lo stesso premier ha trascorso l’altra notte sfogliando le carte e ne è rimasto «profondamente sconvolto».
Per il linguaggio crudo, da fare arrossire qualche scaricatore di porto, con cui le ragazze intercettate descrivono i festini di Arcore.
E per i giudizi spietati, gonfi di sprezzo, che mandano in briciole il suo ego, che trasformano il Cavaliere umanamente in un mostro.
A questo punto l’aspetto penale verrà  dopo.
Non per nulla gli avvocati Longo e Ghedini nemmeno sanno dire così, su due piedi, se il loro cliente dovrà  appellarsi a qualche cavillo legale per schivare le domande della più terribile tra le inquisitrici, Ilda Boccassini.
Prima della difesa legale, per Berlusconi viene quella urgente, urlata, disperata, della propria dignità  di politico, di imprenditore, di padre e di nonno. Da domani sapremo quali orrendi segreti stanno nel plico su cui, ironia del destino, metterà  la sua firma Fini da presidente della Camera.
Ma soprattutto misureremo le reazioni collettive di indifferenza o di sdegno, e dunque le chances del Cavaliere di sopravvivere come in altri frangenti gli era miracolosamente riuscito.
Una parte dei suoi ci crede ancora.
Da Miccichè alla Gelmini, da Bondi a Sacconi, da Cicchitto a Frattini, tutti si dichiarano pronti a immolarsi nell’ultima resistenza.
Lo seguirebbero perfino all’inferno.
Eppure, proprio nella guardia scelta berlusconiana si diffonde la sensazione di una battaglia inutile, senza speranza, senza la minima prospettiva strategica.
Perchè nessuno crede seriamente che basteranno trovate mediatiche come quella di ieri, l’annuncio nel videomessaggio dell’anima gemella, per arginare una marea di fango.
In altri momento sarebbe stato tutto un darsi di gomito, «hai visto Silvio che grande genio della comunicazione? Ha già  fatto passare in secondo piano l’inchiesta»; ora invece solo sorrisi a denti stretti, e dubbi («cosa dici, funzionerà ?») oppure sarcasmi velati («ma questa donna esiste davvero?»).
Tra i collaboratori più intimi del premier non ce n’è uno, uno soltanto, che possa dire: io la conosco, ne ero al corrente.
Se Berlusconi voleva tenere il nome della fortunata al riparo della curiosità  (e dei pm), c’è riuscito fin troppobene.
Ma forse l’annuncio è solo un modo per far sapere al mondo: «Ho messo la testa a posto. Tutto quello che leggerete nei prossimi giorni è acqua passata, appartiene al vecchio Silvio che non c’è più, morto e sepolto».
E’ la prima linea difensiva.
La seconda barricata del premier consiste nel negare in via preventiva, nel contestare ancora prima che diventino pubblici i racconti boccacceschi delle ragazze, nel presentarli come vanterie, fanfaluche, bugie da comari, del resto tante se ne dicono al telefono quando mai si penserebbe di venire ascoltati. La terza trincea del premier sta nell’orgogliosa rivendicazione della sua privacy.
A chiunque lo chiami, ripete come un vecchio 33 giri in vinile: «In casa mia io ho il sacrosanto diritto di fare quello che credo, guai se si entra nelle camere da letto, se mi va di fare regali li faccio, nessuno può obbligarmi a perquisire le mie ospiti perchè non scattino foto».
Nel passaggio più scabroso della sua quasi ventennale carriera, Berlusconi sfodera perfino con gli amici la solita sfrontata sicurezza.
Sostiene che l’indagine su Ruby «fa acqua da tutte le parti, manca la prova per incastrarmi».
Salvo precipitare poi nel patetico quando sempre in privato confida: «Solo un uomo terribilmente solo, tutto questo succede perchè vivo in questa condizione da cinque anni, ogni tanto anch’io sento il bisogno di una festa, desidero vedere gente… Invitavo quelle ragazze per scambiare un rapporto di affetto, con loro sono stato sempre paterno, a una ho fatto imparare l’inglese, un’altra l’ho fatta assumere a Mediaset…».
Mai che abbia pronunciato, finora, la parola fatale: dimissioni.
Eppure chi gli circola intorno giura che sta bene al centro dei suoi pensieri. Aleggia come uno spettro nella villa di Arcore.
Qualcuno comincia a parlarne, sottovoce si capisce.
Fa testo il giudizio di un ministro tra i massimi, che naturalmente non vuole essere nominato: «Il danno internazionale è insopportabile. Fosse Berlusconi accusato di violazione dell’articolo 2550 del codice civile, all’estero direbbero che è una storia italiana. Ma in questo caso si parla un linguaggio universale, sesso con una prostituta minorenne, lo capiscono anche in Cina. Tentare difese tecniche o andare in tivù è semplicemente ridicolo».
Perfino tra i colonnelli più fedeli si va spargendo il dubbio: non sarebbe preferibile un passo indietro ora, subito, prima che tutto precipiti? L’argomento ha una sua forza seduttiva.
Rinunciando a Palazzo Chigi, Berlusconi potrebbe contestualmente indicare un successore, quantomeno condizionare pesantemente la scelta di Napolitano.
E poi restare dietro le quinte a difendersi dai processi, a tirare i fili della politica con un potere pur sempre smisurato.
I vecchi leader democristiani, quelli immarcescibili, loro sì sapevano quando uscire di scena per ritornare al momento giusto.
Tremonti, Alfano, Letta… Nessuno dei tre faticherebbe a trovare appoggi nell’Udc.
Specie il primo, sarebbe la migliore garanzia per la Lega.
Resistere a oltranza, invece, a che pro?
Tra gli strateghi Pdl si fatica a trovare una risposta convinta. Q
ualcuno (Osvaldo Napoli) scuote la testa: «Qui non si fanno prigionieri, possiamo solo combattere, andrà  come dio vuole». Ipiù tacciono, sospirano, fremono e se la cavano con un «aspettiamo di leggere le carte, vediamo che cosa succede».
Con un leader «sputtanato» non si può certo correre alle urne, questo risulta chiaro ai gerarchi del Cavaliere.
Allora sì che Bossi diventerebbe padrone del Nord…
Qualcuno più pessimista si spinge a paventare l’esilio di Bettino nella Tunisia. Anzi, «di questo passo Silvio farà  la fine di Ben Ali».
La sensazione è che in pochi giorni si consumerà  tutto.

Ugo Magri
(da “La Stampa“)

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LE ISTRUZIONI ALLE RAGAZZE, LA MINETTI AVVISA PRIMA DELLA FESTA DAL PREMIER: “NE VEDRAI DI OGNI….”

Gennaio 17th, 2011 Riccardo Fucile

UNA DANZATRICE DEL VENTRE MAROCCHINA RACCONTA AI GIUDICI: “SONO USCITA DISGUSTATA”…IL COMPITO DELLA CONSIGLIERA REGIONALE DEL PDL NICOLE MINETTI ERA QUELLO DI ADDESTRARE LE RAGAZZE SUL COSA FARE NEI DOPOCENA

«Ti devo briffare, ne vedrai di ogni!».
Non solo reclutare e selezionare ragazze per le feste di Berlusconi ad Arcore, ma anche addestrarle, istruirle su cosa vedranno e faranno a casa del premier: dalle intercettazioni telefoniche appare questo il compito di Nicole Minetti, l’ex igienista dentale di Berlusconi e per poco ballerina tv a Colorado Cafè imposta dal premier ed eletta nel «listino bloccato» di Formigoni alle elezioni per il Consiglio regionale lombardo, e la notte tra il 27 e 28 maggio 2010 preannunciata al telefono dal Cavaliere alla Questura di Milano come «delegata per la presidenza del Consiglio» a prendere in carico la minorenne marocchina Karima «Ruby» el Marough prima che la 17enne straparlasse magari delle otto notti trascorse ad Arcore fra febbraio e maggio.
Nel settembre 2010 Minetti invita una sua amica riminese, studentessa universitaria della quale era stata compagna di scuola, a una delle cene di Arcore.
Non è una felice idea: la studentessa uscirà  assai infastidita dalla serata con Berlusconi e il gruppo di altre ragazze, dalle richieste del premier, dalle scene alle quali assiste.
E nei giorni successivi se ne lamenterà  al telefono con le amiche.
Per questo, a posteriori, diventa di qualche rilievo un passaggio di una telefonata della fase invece iniziale della storia: quella nella quale l’intercettata Minetti, nel preparare l’amica alla serata di Arcore, le si rivolge con una espressione di slang aziendal-meneghino tratta dal marketing d’impresa: «Ti devo briffare, ne vedrai di ogni!», dove il neologismo briffare, brutto calco italiano dell’inglese briefing, significa comunicare sommariamente le richieste di un cliente su una determinata commessa, fare una riunione per aggiornare informazioni e istruzioni necessarie a un progetto.
Una reazione psicologica identica a quella della studentessa amica della Minetti, e una analoga descrizione delle scene che nelle feste del premier ad Arcore si sarebbero svolte determinando appunto quella reazione, sono state testimoniate anche da una ragazza interrogata appena l’altro ieri per la prima volta dai pm Ilda Boccassini e Antonio Sangermano, come persona informata sui fatti.
È una giovane marocchina come Ruby, ma non si conoscono.
È una ballerina di danza del ventre.
È stata ingaggiata per una delle serate del premier ad Arcore, dove dunque è stata come Ruby ma in epoca successiva a Ruby.
È insomma di un «giro» diverso da quello di Ruby e delle sue amiche intercettate. Eppure del modello di quella serata la ballerina marocchina ha riferito gli svolgimenti imbarazzanti, al punto da dirsene letteralmente «disgustata», proprio negli stessi termini già  appresi dagli investigatori attraverso i racconti intercettati di altre ragazze in altri periodi.
La natura delle feste del premier ad Arcore, specie nella parte che segue l’iniziale cena per mutarsi in spettacolo sceneggiato e sfociare infine nella scelta delle ospiti ammesse a trascorrere la notte in villa, è stata del resto poco a poco ricostruita dall’indagine attraverso quella parte di dichiarazioni di Ruby prese con le molle dai pm che sono state invece indirettamente confermate dalle intercettazioni di altre partecipanti.
Sui loro cellulari intercettati sono state captate anche conversazioni con l’europarlamentare Licia Ronzulli e la deputata pdl Mariarosaria Rossi riguardo alle feste di cui ma sempre solo nella fase iniziale della cena l’una sarebbe stata ospite in una occasione e l’altra qualche volta in più.
Le telefonate compaiono nell’invito a comparire a Berlusconi perchè per l’accusa indirettamente dimostrano che nelle feste del premier c’erano di norma dopocena molto vivaci a notte inoltrata: sicchè sembra evocare una eccezione la telefonata in cui l’onorevole Rossi alla ribalta delle cronache estive per avere organizzato al Castello di Tor Crescenza due cene politiche di donne parlamentari pdl in onore di Berlusconi nei giorni della crisi con Fini alla vigilia di una delle serate di Arcore scherza con una delle ragazze e, in considerazione di un impegno ufficiale l’indomani con il presidente del Senato Schifani, si raccomanda: «A mezzanotte, però, stavolta tutti a letto!».
Le intercettazioni delle ragazze con le due parlamentari sono utilizzate solo verso terzi, quali gli asseriti reclutatori di ragazze come Minetti-Mora-Fede. Del resto la scelta della Procura è stata quella di non utilizzare quali fonti di prova nei confronti di parlamentari come l’onorevole Berlusconi alcun dato che richiedesse autorizzazioni delle Camere: quindi niente uso di intercettazioni nè trascritte nè sunteggiate, o anche solo di tabulati o celle telefoniche.
La giurisprudenza di Corte costituzionale e Cassazione, ammettendo nei confronti dei terzi non parlamentari la captazione casuale di conversazioni tra un parlamentare e l’utenza intercettata di un non parlamentare, è infatti severa nel sanzionare il magistrato che però poi faccia il furbo continuando a contrabbandare per «casuale» l’ascolto di relazioni telefoniche invece prevedibili con un parlamentare.
Per questo, ad esempio, quando l’intercettato Fede nel settembre 2010 ha avuto una conversazione con l’onorevole Berlusconi, non soltanto la telefonata non è stata utilizzata, ma da quel momento le intercettazioni di Fede sono state totalmente sospese.
Così come nell’invito a comparire a Berlusconi non è riportata alcuna telefonata del premier, tantomeno con Nicole Minetti.

Luigi Ferrarella, Giuseppe Guastella
(da “Il Corriere della Sera“)

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RUBY, UNA FRASE NEI VERBALI: “DISSI A BERLUSCONI CHE ERO MINORENNE”

Gennaio 17th, 2011 Riccardo Fucile

CONFERMATI I PAGAMENTI DOPO LE FESTE….PUR CONOSCENDO L’ETA’ REALE DI RUBY, IL PREMIER LA INCLUDE RIPETUTAMENTE NELLE SUE “SERATE RILASSANTI

Se non ci si fa distrarre dalle “autoassoluzioni” che ieri il premier ha affidato al suo messaggio-video, questa storia tra Ruby e Silvio Berlusconi è meno pasticciata di quanto la si voglia raccontare.
Le questioni che bisogna accertare sono e restano tre.
Karima-Ruby, minorenne, si prostituisce?
Due: Karima-Ruby si è prostituita con il capo del governo?
Tre: il capo del governo era consapevole della minore età  di Karima-Ruby?
Meglio non perdere di vista questa “tripletta”: sono le risposte a queste tre domande che possono mettere per sempre il premier in ginocchio.
E portarlo   persino in galera, e senza scappatoie di legge: perchè anche ai “numeri uno” si deve applicare lo stesso giro di vite pensato per sbaragliare i papponi albanesi.
E invece come si difende Berlusconi dalle ricostruzioni via via più precise che emergono dalle indagini? Evita di affrontare il “cuore” del suo problema, la prende alla lontana.
Comincia negando di pagare le prostitute. Minimizza e si gratifica.
“Cerco di aiutare chi ha bisogno” e mai, assicura, “in cambio di qualcosa, se non della gratitudine, dell’amicizia e dell’affetto. È assurdo – si lamenta – soltanto pensare che io abbia pagato per avere rapporti con una donna.. mai successa neanche una sola volta nella vita. .. una cosa che considererei degradante per la mia dignità “.
Questa è la versione di Berlusconi: purtroppo per lui appare, a chi ha letto
le carte giudiziarie, “irreale e spericolata”.
Le “notti del Drago” hanno ormai decine di testimoni.
Ci sono spogliarelli e sesso palese.
Ci sono, alla fine, le buste con il denaro per le ragazze.
Nel recente passato, la quarantenne barese Patrizia D’Addario è entrata a Palazzo Grazioli, è stata pagata mille euro per amoreggiare sul “lettone di Putin” e s’è portata dietro tanto di registratore.
E ha confermato, dopo le foto sarde di Villa Certosa, con docce e bagni e abbracci, l’incredibile vulnerabilità  del premier.
Che è una questione pubblica, politica e istituzionale. Ma non è – non è mai – un reato penale.
Anzi, quanto a questo, aveva avuto ragione Niccolò Ghedini, definendo il Cavaliere un innocente “utilizzatore finale”.
Questa linea difensiva, per quanto accorata, è dunque superflua.
Anzi, appare a rischio di clamoroso autogol soprattutto quando Berlusconi regala lo scoop.
Racconta della sua nuova vita privata: ha, dice, una compagna. Notizia sorprendente.
È lo stesso uomo, a scandalo Ruby scoppiato, che aveva lanciato la sua tragica battuta sessista alla Fiera di Milano (“Meglio” il suo stile di vita, rideva, che “essere gay”).
Allora si era raccontato come un single che fa per impegno politico “degli sforzi massacranti” e, insomma, “nessuno mi può impedire di passare ogni tanto qualche serata distensiva”.
Anche Ruby, che lo conosce intimamente, ha detto a Repubblica-tv che Berlusconi è “un uomo solo e infelice”.
Invece no, contrordine forzisti: vive “uno stabile rapporto d’affetto con una persona. Non avrei mai voluto dirlo – racconta il premier – per non esporla mediaticamente”.
E quest’ipotetica signora, secondo Berlusconi, “era assai spesso con me anche in quelle serate”. Un alibi, dunque: “Certo non avrebbe consentito che accadessero a cena, o nei dopo cena, quegli assurdi fatti che certi giornali hanno ipotizzato”.
Berlusconi sta scommettendo. Scommette sul fatto che questa signora, di cui prima o poi dovrà  fare il nome, sia stata presente nei suoi incontri finiti nelle pagine delle varie inchieste.
Presente quando la quarantenne D’Addario si spoglia a Palazzo Grazioli?
O con Nadia Macrì, invitata a Villa Certosa con altre ventenni?
Oppure alle feste raccontate in maniera vivida da Karima-Ruby ai pubblici ministeri nell’interrogatorio del 3 agosto?
E all'”imbarazzante” notte dello scorso 19 settembre scorso, quando la testimone – che abbiamo chiamato A. – credeva di conoscere un leader politico e si è trovata ad assistere a un festino con ragazze a seno nudo? C’era questa “compagna”?
La versione berlusconiana sembra a chi ha letto le carte, con le “prove evidenti”, fuori bersaglio.
Dev’essere nata in gran fretta dalla riunione fiume di sabato ad Arcore.
E ricalca – come un format televisivo – quanto già  accaduto durante la “crisi di Casoria”, quando il premier impegnato sul fronte immondizia andò alla festa di una neo-diciottenne, Noemi, che era già  stata sua ospite (senza genitori). E dalla quale veniva chiamato Papi.
Venne inventato – è la parola giusta – uno scenario credibile e utile a confondere le acque: a Noemi venne “dato” un fidanzato e una storia d’amore.
C’erano persino le foto sul lungomare, mostrate sul settimanale di famiglia Chi, poi si scoprì che il “figurante” maschile era stato, tanto per cambiare, pagato. Dunque, un inganno a mezzo stampa.
Questa volta, però, può riuscire la stessa sceneggiata?
A quanto videoascoltato ieri, Berlusconi non riesce a contrastare, con fatti accertati, gli accertati fatti raccolti dalla procura milanese.
D’altronde, una prova decisiva di questa sua difficoltà  si avrà  presto: forte dei “fatti suoi” e della nuova compagna testimone delle serate, Berlusconi affronterà  i magistrati per dire che le loro sono frottole senza senso? Oppure no? Eviterà  – come sempre – il confronto?
Lo vedremo presto, ma già  sappiamo che nel dispositivo del sistema politico di Berlusconi, la menzogna ha un primato assoluto.
Può essere punitiva della “reputazione” di chi si para contro.
Può distruggere le verità  note. Può creare una fantasia, sostituendo con la cartapesta la realtà  oggettiva, e immaginare complotti e accanimenti.
Non ha salvato nessuno, questa menzogna “made in Arcore”: nemmeno la moglie separata Veronica Lario, che lo accusò – qualcuno lo ricorda? – di “frequentare minorenni”; che parlò anche del “ciarpame”; e delle “vergini che si offrono al drago”. Frasi che collimano con quanto emerge dall’inchiesta milanese.
Bisogna capirsi bene.
Sinora, cioè sino a prima di Karima-Ruby, la nebbia teatrale sollevata dal berlusconismo ha funzionato con il suo pubblico.
La scena però – e siamo arrivati alla tripletta fondamentale nell’inchiesta milanese – si è modificata.
E non può essere diversamente se chi si prostituisce è minorenne.
Ripetiamo, pagare le prostitute, disperate o allegre, italiane o straniere, non è reato.
Ma un uomo di 75 anni che “compra” i favori di una diciassettenne, in un paese civile, rischia grosso.
Il reato del quale viene accusato Berlusconi, a parte la concussione, è pesante: “Chiunque compie atti sessuali con un minore di età  compresa tra i quattordici e i diciotto anni, in cambio di denaro o di altra utilità  economica, è punito – dice l’articolo 600 del codice penale – con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa non inferiore a euro 5.164”.
E a chi viene condannato per questi reati non viene concesso l’affidamento ai servizi sociali: cella, o arresti domiciliari, niente “benefici”.
C’è anche un’altra questione che Berlusconi sembra non capire, o non voler capire, chissà . Quelle sue serate com’erano?
Lui le descrive come festicciole familiari “senza nessuna, nessuna implicazione sessuale”, durante le quali “nessuno può essere rimasto turbato”.
Anzi “tutto si è sempre svolto all’insegna della più assoluta eleganza, del più assoluto decoro e tranquillità “.
Chi ha letto le carte dice ben altro.
Ipotizza che al presidente del consiglio possa essere contestato anche il pesantissimo terzo comma dell’articolo 600, che punisce “Chiunque, utilizzando minori degli anni diciotto, realizza esibizioni pornografiche o produce materiale pornografico ovvero induce minori di anni diciotto a partecipare ad esibizioni pornografiche”.
Ecco quello che Berlusconi forse ha rimosso.
Che cos’è il bunga bunga? Ecco qua.
Uscito di scena Apicella la chitarra e i melodici canti composti da Berlusconi, congedati cortigiani e ospiti di rango, l’atmosfera si fa elettrica e disinibita. Perchè così pretende il Drago.
Ora tocca alle ragazze, che durante la cena sono stare soltanto un sorridente arredo, essere protagoniste. A volte raggiungono i camerini, dove trovano il costume di scena da indossare. (Ma quante sono gli addetti che preparano, curano e osservano questo teatro?).
Le ragazze si cambiano, ne escono abbigliate da porno infermiere, da poliziotte a seno nudo.
Da questa prospettiva l’immaginario erotico di Berlusconi ricorda un altro format: quello della sua tv anni Ottanta.
Siamo nella riproduzione di un Drive In ad alto tasso pornografico.
Non c’è il pubblico, c’è un solo spettatore che è anche l’unico attore principale, per il cui diletto va in scena l’esibizione.
E chi si esibisce ci deve dare dentro davvero, perchè il compenso può salire. Una notte di sesso con il presidente viene ben ricompensata (per “affetto”?). Ma una stagione come favorita del Drago può rendere ben di più.
Il rito, raccontato a Berlusconi da Muhamar Gheddafi, è un agone infernale: le donne danzano, una gara tra di loro, mimano scene di sesso e lo si deve fare con una maliziosità  sufficiente ad attrarre l’attenzione dell’ospite generoso.
È a una sera di queste che partecipa Ruby-Karima.
Lo racconta lei stessa ai pubblici ministeri: ed è lei che serve a Berlusconi un “sanbitter”. Poco dopo, lo stesso Berlusconi le darà  succinti abiti bianchi.
E chi fa esibire un minore in un simile contesto rischia, stando al codice, “la reclusione da sei a dodici anni e con la multa da euro 25.822 a euro 258.228”.
Proviamo ad anticipare qualche altro frammento del quadro probatorio.
Chi ha letto le carte sostiene che intorno alle tre questioni (Ruby prostituta? Sesso tra Ruby e il presidente? Berlusconi consapevole?) le prove “sono schiaccianti”.
L’indagine deve dimostrare che Karima-Ruby formalmente senza fissa dimora, senza fonti di reddito, ricavava il denaro per la sua vita dispendiosa – sventola spesso banconote da 500 euro – dalla prostituzione.
Gli investigatori si sono mossi nel modo più lineare. Non concentrandosi solo nel periodo febbraio-maggio 2010, cioè quei mesi folli in cui Ruby frequenta Berlusconi e Berlusconi “s’incapriccia” di Ruby. Ma cercando di mettere in luce la vita della minorenne marocchina prima di febbraio 2010 e dopo maggio 2010. Come viveva Ruby?
Occorre chiederlo a chi la conosceva.
Per esempio, un facoltoso uomo d’affari della Val Camonica che spesso ha frequentato la casa dove la minorenne venuta dal Marocco viveva.
E c’è davvero una messe imbarazzante di testimonianze che riferiscono di come Ruby, anche nelle comunità  dov’è stata accolta, non facesse mistero, anzi scherzasse un po’, in modo caricaturale, sulla sua sapienza amatoria.
Questo il primo punto fermo, necessario ma non ancora sufficiente.
Bisogna verificare il resto.
Nel verbale del 3 agosto, raccolto dai procuratori di Milano, Ruby parla di sesso, ma si esclude dalla scena. Omette di raccontare tutto? Le indagini hanno accertato attraverso i tabulati telefonici varie date sulla sua frequentazione della villa di Arcore. In tutte queste occasioni, Ruby resta a dormire.
E come ormai si sa, ammette con le sue amiche, in varie telefonate, di aver fatto sesso con il presidente.
E chi ha letto le carte sostiene che fin dal secondo incontro Berlusconi è stato consapevole che Ruby fosse minorenne.
“Gli ho detto che ero minorenne”: è la frase che scolpisce addirittura temporalmente la responsabilità  del cavaliere.
Perchè è da quel momento, da quell’incontro che Berlusconi pur sapendo l’età  effettiva di Ruby, non la esclude dalle sue ospiti, ma al contrario la include ripetutamente nelle “serate rilassanti e anche in qualcuna con ospiti di riguardo.
C’è la terza questione da provare. È stata retribuita?
Ora, si sa dei settemila euro ricevuti il giorno di San Valentino.
Poi (Repubblica ne ha parlato l’anno scorso) altri settemila euro sono stati ricevuti da Ruby a Milano due, da Giuseppe Spinelli, ufficiale pagatore di Berlusconi e ragionieri delle ragazze del bunga bunga. E c’è un altro indizio.
Primo maggio 2010. Teatro un luogo che in questa pasticciata storia è essenziale: corso Buenos Aires. Qui Ruby viene fermata dalla polizia per furto e finirà  in questura, dove diventerà  la nipote di Mubarak grazie alla telefonata del premier. Nello stesso luogo viene rapinata da un romeno. Le porta via settemila euro. Intervengono i carabinieri, arrestano il bandito e restituiscono a Ruby la gran parte del bottino, oltre 5mila euro. Il romeno è riuscito, nel frattempo, a farne sparire una parte.
Domanda: quella sera in cui girava con i settemila euro addosso, dove ha dormito la minorenne? Berlusconi ricorda che s’è fermata ad Arcore per una serata rilassante o l’ha dimenticato, distratto dalla nuova compagna? Comunque la si pensi, per Berlusconi dev’essere stato uno shock leggere quello che le ragazze dicono di lui. Chissà  che cosa credeva di rappresentare. E chissà  come teme il giudizio delle persone care, e degli elettori.
Ma più di tanto non può correre ai ripari: “Com’è noto a tutti, accade spesso che quando si parla al telefono”, di esagerare dice.
E allora “certe frasi, pronunciate in tono magari scherzoso, sono completamente diverse quando vengono lette sulla stampa nelle trascrizioni. E poi molto spesso nelle conversazioni private, tra amici, ci si vanta magari per gioco di cose mai accadute o si danno giudizi superficiali per amore della battuta”.
Sì, meglio per lui pensare che siano solo battute. Meglio per un premier.
E anche per un uomo di quell’età , già  nonno.
Ma Berlusconi dovrebbe pure rendersi conto che non è su “Scherzi a parte”.

Piero Colaprico e Giuseppe D’Avanzo
(da “La Repubblica“)

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ORA BERLUSCONI SI INVENTA LA FIDANZATA

Gennaio 17th, 2011 Riccardo Fucile

IL PREMIER SCEGLIE LA TV PER NEGARE DI AVER PAGATO PROSTITUTE E DICE: “HO UN RAPPORTO STABILE CON UNA DONNA E LEI NON AVREBBE MAI PERMESSO CHE DURANTE LE MIE CENE ACCADESSERO CERTE COSE”….”SILVIO, TROVATI UNA FIDANZATA” ERA STRANAMENTE IL CONSIGLIO DI “LIBERO E DE “IL GIORNALE” QUALCHE GIORNO FA

L’annuncio ufficiale del fidanzamento di Silvio Berlusconi è arrivato: “Non lo avrei mai voluto dire ma, ora che sono divorziato, vi comunico che ho un rapporto stabile con una persona. E lei non avrebbe mai permesso che durante le mie cene accadessero certe cose…”.
“Certe cose”, come dice Berlusconi in un discorso appena trasmesso in tv, sono state raccontate dalla prostituta Nadia Macrì un paio di giorni fa: ragazzine che aspettavano in piscina, a Villa Certosa, il loro turno per raggiungere il presidente in camera da letto. Con ognuna B. si intratteneva cinque o sei minuti e poi, come alle Poste, chiamava “la prossima”.
Oppure le cene descritte dalla D’Addario: palpate anche a tavola (a proposito, lo sa Berlusconi che anche queste sono annoverate tra gli “atti sessuali”?) e danze davanti alle guardie del corpo con ospiti d’onore di alto profilo come, per esempio, la coppia lesbica.
Peggio ancora, le serate che passa in famiglia.
Secondo una fonte del nostro giornale, infatti, una ballerina avrebbe interrotto una cena del premier con le due figlie, Barbara ed Eleonora.
E lui, con la giovane ospite in braccio, avrebbe commentato: “Vedete? Il vostro papà  piace ancora alle donne!”, facendo scappare in lacrime le ragazze.
E adesso che la procura di Milano lo indaga per concussione e prostituzione minorile, ecco che il Cavaliere accetta il consiglio che i suoi giornalisti gli hanno pubblicamente dato su Libero e il Giornale nei giorni scorsi: “Silvio, trovati una fidanzata!”.
Berlusconi, oltre a concordare sulla strategia, ha addirittura affermato che una fidanzata ce l’ha già , e da parecchi mesi. “E non avrebbe mai permesso che accadessero certe cose di fronte a lei!”.
Una previsione: sarà  una donna di mezz’età , intelligente, arrivista quanto basta, di bell’aspetto ma non volgare.
Potrebbe assomigliare alla crocerossina che Berlusconi aveva puntato un paio di mesi fa.
Sarà  probabilmente un clone di Veronica Lario — eliminate ovviamente le fastidiose propensioni alle pubbliche critiche — che però abbia superato l’età  per la patente.
Un augurio al nostro presidente: che il casting che immaginiamo si stia freneticamente svolgendo per trovare la sua Carla Bruni vada a buon fine. Che i consiglieri di sempre, da Letta a Ghedini, supervisionino con saggezza la scelta di colei che dovrà  restituire a Berlusconi l’immagine di marito affidabile e, soprattutto, di uomo decente.
Perchè un volto, alla sua signora, dovrà  darglielo presto.
E dovrà  essere una donna in grado di calarsi bene nella parte.
Altrimenti l’Italia farà  un’altra bella figura, e la neo first lady tornerà  a fare i provini negli uffici Mediset.

Beatrice Borromeo
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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DAL PREMIER PARTE UN SOS ALLE RAGAZZE: RESISTERE E NON PARLARE

Gennaio 17th, 2011 Riccardo Fucile

SILVIO ALL’ATTACCO NELLA SPERANZA CHE I PROCURATORI DI MILANO NON ABBIANO LA CARTA SEGRETA DI FOTO E VIDEO… L’OPERAZIONE “RESPONSABILI” E’ FALLITA, LETTA E’ SCONSOLATO, MA LA VERA PREOCCUPAZIONE E’ CHE LA BOCASSINI FACCIA PARLARE LE RAGAZZE TESTIMONI: SE CEDE UNA, CROLLANO TUTTE

Ha visto il varco, ci si è lanciato al galoppo.
Il pertugio consiste nell’assenza (provvisoria) di foto, filmini, intercettazioni «hard».
Se l’avviso di garanzia ne avesse parlato, avrebbe avuto su Berlusconi l’effetto del kappaò: «game over», per usare il linguaggio caro a Tremonti, dimissioni inevitabili.
Invece ancora no.
Agli atti c’è dell’altro, talmente tanto che nell’entourage di Silvio non causerebbe sorpresa una dura reprimenda ecclesiastica; figurarsi il Papa, che s’indigna per l’educazione sessuale nelle scuole spagnole, quando leggerà  a puntate sui giornali le prodezze di Berlusconi…
Gianni Letta non l’hanno visto mai così preoccupato e triste.
La prossima settimana sarà  una via crucis, anche perchè alla Camera sono arrivate le carte, e lì i segreti non reggono nonostante presidente della Giunta per le autorizzazioni sia il galantuomo Castagnetti. .
La tipologia dei rapporti con l’allora minorenne Ruby resta da dimostrare, perlomeno fin tanto che lei non collabora.
Ecco dunque il cambio di passo deciso ieri mattina al telefono con Ghedini, e Bonaiuti che premeva per recapitare in tempo la nota ai tigì delle 13.
In sostanza Berlusconi annuncia, guascone: «Nemmeno stavolta ce la faranno».
E’ un messaggio rivolto al Paese attonito, ma soprattutto al ceto politico romano, in particolare a quelli (pochi) che stavano per aggiungersi alla maggioranza. Quanti siano, nessuno lo sa.
Si parlava di 5-6 deputati pronti a saltare il fosso sulla scia di Moffa e di Scilipoti. Ora qualcosa cambia, in quanto nessuno acquisterebbe mai un biglietto per il Titanic.
Prima di passare con Berlusconi, perlomeno vorranno vedere che fine fa l’inchiesta su Ruby, per non trovarsi a vivere un naufragio o, se si preferisce, gli ultimi giorni di Pompei.
Conferma chi è bene addentro: la trattativa con questi signori «ha registrato uno stop».
Ma la nota del premier va letta fino in fondo.
E il passaggio più interessante è là  dove denuncia una serie di veri o presunti abusi: «palese incompetenza funzionale o territoriale» dei pm, intercettazioni a tappeto, «perquisizioni e trattamenti inaccettabili nei confronti di persone considerate semplicemente a conoscenza dei fatti»…
Non è la solita lamentela per fare la vittima.
Qui c’è un segnale preciso rivolto a una platea specialissima: alle decine di damigelle che sono state ingaggiate nelle feste di Arcore.
Il Cavaliere sa che la Boccassini usa metodi investigativi capaci un tempo di far «cantare» i mafiosi, figurarsi stavolta.
E’ sicuro che «Ilda la rossa» farà  leva sulla paura di molte, e se cede una poi magari crollano tutte.
Come un «sos» in codice, il messaggio del premier è «resistere, resistere, resistere».
Non commettete l’errore di tradirmi, dice, perchè tra poco arrivo e vi salvo io, che sono invulnerabile, proprio come l’eroe dei fumetti.

Ugo Magri
(da “La Stampa”)

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LE CARTE DELL’INCHIESTA SU RUBY: IL SOSPETTO SUL VERSAMENTO DI UN MILIONE E MEZZO DI EURO A LELE MORA

Gennaio 17th, 2011 Riccardo Fucile

I PM IN CERCA DEI RAPPORTI ECONOMICI TRA BERLUSCONI E MORA ATTRAVERSO IL CASSIERE DEL PREMIER, GIUSEPPE SPINELLI… I VERSAMENTI A FAVORE DI MORA A CHE TITOLO SONO STATI ESEGUITI?

Verificare se soldi di Silvio Berlusconi siano arrivati a Lele Mora tramite il «cassiere» personale del Cavaliere, Giuseppe Spinelli: ecco cosa cercava la perquisizione venerdì nell’ufficio di Spinelli a Milano Due (Segrate), stoppata dall’interessato che su consiglio dell’avvocato del premier, Niccolò Ghedini, ha opposto alla polizia il fatto che quelle stanze fossero «di pertinenza» della segreteria politica dell’onorevole Berlusconi.
Ricerca delicata, questa dei «rapporti economico-finanziari gestiti da Spinelli e intercorsi con Mora o comunque con soggetti a lui riconducibili».
Soprattutto perchè, alla luce dei ruoli accreditati dalle tesi dell’accusa, gli eventuali rapporti finanziari nel triangolo Berlusconi-Spinelli-Mora si potrebbero anche tradurre così: soldi dell’«utilizzatore finale» di prostitute, a favore dell’impresario tv accusato di aver «selezionato un rilevante numero di giovani donne prostituitesi con Berlusconi presso le sue residenze dietro pagamento», e con l’intermediazione esecutiva dello stesso fiduciario del premier che proprio a quelle ragazze risulta aver liquidato periodiche «buste paga» con banconote da 500 euro di taglio.
Come quelle trovate ancora l’altro ieri a due delle dieci prostitute perquisite dalla polizia, in un caso con l’annotazione «Silvio B.» siglata dalla giovane in una busta con 10.000 euro.
L’immunità  ferma la perquisizione ma attiva la Camera dei Deputati
Lo stop alla perquisizione dell’ufficio del non indagato Spinelli è stato venerdì l’imprevisto che ha indotto la Procura di Milano a inoltrare alla Giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera dei Deputati una richiesta di via libera all’atto d’indagine, con allegate le 300 pagine notificate a Berlusconi dai pm Ilda Boccassini, Piero Forno e Antonio Sangermano: quelle con le due ipotesi di reato di «prostituzione minorile» (per i suoi rapporti con la 17enne marocchina Karima «Ruby» el Mahroug), e di «concussione» per aver premuto sui poliziotti della Questura milanese affinchè la notte tra il 27 e il 28 maggio 2010 affidassero indebitamente la giovane, «segnalatami come parente del presidente egiziano Mubarak», alla consigliere regionale pdl Nicole Minetti.
Cioè proprio all’ex igienista dentale di Berlusconi preannunciata al telefono dal premier quale «delegata della Presidenza del Consiglio» che avrebbe preso in carico la minorenne, la quale finì invece subito di nuovo a casa della prostituta brasiliana che qualche ora prima aveva avvisato Berlusconi a Parigi, chiamandolo sul cellulare, del fatto che la minorenne scappata dalla comunità  fosse finita in Questura per essere identificata.
Par di capire che o l’esame dei conti delle società  di Mora o intercettazioni telefoniche facciano sospettare agli inquirenti che l’impresario tv abbia beneficiato della prospettiva di erogazioni di consistente entità , attorno al milione e mezzo di euro, dal ragionier Spinelli: cioè da uno dei collaboratori più fidati di Berlusconi (con il quale anni fa divise anche indagini e proscioglimenti nelle inchieste su contestazioni fiscali attorno a Medusa Film e alla compravendita dei terreni circostanti la villa di Macherio), storico amministratore del «portafoglio» personale del Cavaliere, già  consigliere d’amministrazione in tre delle holding italiane di Berlusconi e dei suoi figli, consigliere nelle immobiliari Dolcedrago e Idra (nel cui patrimonio c’è la villa di Arcore), nonchè presidente del consiglio d’amministrazione della società  che edita il quotidiano Il Foglio.
Visto che la perquisizione interrotta nell’ufficio di Spinelli non ha potuto accedere alle «documentazioni bancarie, copie di assegni circolari/bonifici e documentazioni societarie» indicate nel decreto autorizzativo stilato dai pm, allo stato è impossibile accertare se ci sia stata solo l’idea, o invece anche una disponibilità  reale, o infine proprio un vero prestito di Berlusconi a Mora; se in caso positivo i soldi siano stati davvero più di un milione di euro; e se Mora (qualora li abbia ricevuti) li abbia magari poi già  rimborsati.
C’è però un sicuro dato di contesto storico.
Oltre un anno fa vi fu un periodo nel quale Mora, alle prese con il fallimento della sua società  «LM Management» schiacciata da un passivo di 17 milioni di euro, stava disperatamente cercando la boccata di ossigeno finanziario che gli consentisse di siglare con l’Agenzia delle Entrate un concordato fiscale da 6 milioni di euro in rate semestrali per 6 anni.
Il progetto però non si è mai perfezionato, tanto che il 17 dicembre scorso i pm milanesi Eugenio Fusco e Massimiliano Carducci hanno chiesto il rinvio a giudizio di Mora per l’ipotesi di reato di bancarotta: a parte la difficoltà  di reperire denaro fresco, infatti, Mora non riuscì a trovare alcuna compagnia assicurativa disposta a rilasciargli una polizza fideiussoria sulla base della garanzia degli immobili che era disposto a offrire.
Già  prima dell’abortita perquisizione a Milano Due, del resto, i nomi di Spinelli e di Mora (che ieri ha protestato la propria correttezza al grido di «vendo divi e non prostitute») si sono incrociati una volta nell’inchiesta.
Quando la minorenne Ruby alle ore 19.45 del 22 settembre 2010, fermata in un (finto) casuale controllo dell’auto guidata da un suo amico a Genova, fu trovata con 5.000 euro in 10 banconote da 500 euro, la ragazza asserì che si trattava di «un regalo» datole quel giorno dalla segretaria di Lele Mora, presso la cui agenzia «LM Production» dichiarava di lavorare come ballerina di danza del ventre e samba.
Ma l’autista che era con lei riferì che nel primo pomeriggio si era fatta portare «in una zona residenziale vicino al San Raffaele-Milano Due che conosceva lei e, dopo essere scesa dal veicolo, si era allontanata all’interno di un palazzo» (la sede dell’ufficio di Spinelli, ndr) «dove restava per circa tre minuti (…) Non ho idea da dove provenga il denaro in possesso della ragazza, l’unica cosa che ho visto è una busta bianca di cui ignoro il contenuto».

Luigi Ferrarella e Giuseppe Guastella
(da “Il Corriere della Sera“)

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