Gennaio 6th, 2011 Riccardo Fucile
MANCA MENO DI UNA SETTIMANA ALL’UDIENZA DELLA CORTE COSTITUZIONALE CHE DECIDERA’ LE SORTI GIUDIZIARE DEL PREMIER… MARTEDI POTREBBERO DECIDERE, COSI’ COME RINVIARE A GIOVEDI: MASSIMO RISERBO E CLIMA DI TENSIONE
Meno sette giorni alla fatidica udienza pubblica alla Corte costituzionale sul legittimo
impedimento che deciderà delle sorti giudiziarie di Silvio Berlusconi. C’è il presidente Ugo De Siervo nel palazzo antistante il Quirinale. C’è il suo staff.
I 15 giudici lavorano quasi tutti a casa, alle prese con le sentenze da scrivere e con l’ultimo documento che il collega Sabino Cassese, il relatore dell’attesissima pratica, ha inviato a tutti.
Testo riservatissimo, 40 pagine con tanto di allegati che illustrano puntigliosamente la giurisprudenza e lo stato dell’arte, pieno di ipotesi e sotto ipotesi, di lettura non certo facile, visto che in punta di diritto illustra lo stato della questione, le possibili soluzioni, senza privilegiarne al momento nessuna.
La cosiddetta legge-ponte al lodo Alfano in veste costituzionale, che non ha mai visto la luce, potrebbe ottenere un pieno via libera.
Potrebbe, all’opposto, essere azzerata del tutto.
Ma potrebbe anche essere bocciata o salvata in parte con delle sentenze interpretative.
In un caso la legge resterebbe in vigore, ma solo a patto di essere interpretata dai giudici in modo da salvarne la costituzionalità .
Nell’altro verrebbe in parte integrata, “spiegata” dalla stessa Consulta, con delle aggiunte che ne garantirebbero la coerenza con la Carta.
Ma quale soluzione potrà prevalere sull’altra?
Il relatore Cassese di certo non lo dice perchè, come spiegano alla Corte, ciò non rientra nella prassi.
Solo nella prima camera di consiglio dopo l’udienza pubblica Cassese renderà oralmente pubblica la sua via d’uscita,
Si vive un’atmosfera di tensione e di massimo riserbo alla Consulta.
Tant’è che il presidente De Siervo ha raccomandato a tutti il più rigoroso silenzio. Stop a qualsiasi indiscrezione.
Perfino sulla previsione dei tempi in cui la decisione sarà presa e subito resa pubblica.
Fonti autorevoli accreditano due ipotesi.
La prima: il consesso dei giudici si riunisce la mattina di martedì 11 gennaio e, in udienza pubblica, ascolta cos’hanno da dire i difensori.
Poi, subito dopo pranzo, gli stessi 15 si chiudono in camera di consiglio e di lì non escono finchè non viene scritto il dispositivo della sentenza che, com’è avvenuto per la decisione sul lodo Alfano, viene subito diffuso alla stampa. Ma c’è una seconda ipotesi di lavoro.
In cui si prevede di esaminare la questione martedì pomeriggio e rinviare però la decisione a giovedì.
Nel frattempo, mercoledì, sarà trattato il caso dei referendum proposti da Antonio Di Pietro – acqua, nucleare, lo stesso legittimo impedimento – per cui la Corte deve decidere l’ammissibilità .
A quel punto, giovedì, contestualmente, entrambe le scelte verrebbero rese pubbliche.
à‰ una road map che non convince chi, sulla legge che tiene congelati i tre processi milanesi del Cavaliere, chiede una pronuncia presa e resa ufficiale nel corso dello stesso pomeriggio, per evitare qualsiasi pressione o possibile fuga di notizie.
Ma poichè il verdetto sulla costituzionalità del legittimo impedimento influisce anche sul referendum, il rinvio a giovedì troverebbe una sua giustificazione.
L’ultima incertezza riguarda il numero dei giudici. Tutti e 15? O qualche defezione?
La Saulle, reduce da problemi sanitari, sarà presente o darà forfait?
Sia lei che De Siervo sono fortemente irritati proprio per le indiscrezioni sulla sua salute.
Lei ha assicurato che ci sarà .
Qualora ciò non fosse possibile, ci sarebbe il rischio di un voto sette contro sette.
Sette di destra e sette di sinistra.
In quel caso, a decidere il risultato della partita sarebbe il presidente il cui voto, in caso di parità , vale doppio.
Ma, sottolineano alla Corte, queste sono solo supposizioni e ipotesi che nessuno, a oggi, è in grado di confermare, visto che lo schieramento dei giudici è ancora in alto mare.
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Gennaio 6th, 2011 Riccardo Fucile
MARTEDI IL BANCO DI PROVA SUL FEDERALISMO FISCALE, DA APPROVARE ENTRO IL 28 GENNAIO… A RISCHIO ANCHE IL DECRETO MILLEPROROGHE: GLI EQUILIBRI SONO TALMENTE PRECARI CHE BASTA UNA MODIFICA PER FAR SALTARE IL BANCO DI TREMONTI
Il primo banco di prova sarà martedì prossimo, quando si riunirà l’ufficio di presidenza della Commissione sul federalismo fiscale.
Per la Lega e Giulio Tremonti quello è il momento in cui si inizierà a capire che 2011 attende il governo.
Se, grazie alla pervicacia del premier, si può proseguire senza troppi intoppi o se invece, come temono i vertici del Carroccio, bisognerà prendere atto che la maggioranza resta in affanno e non ha i numeri per governare. Il ragionamento dello stato maggiore leghista è tutto qui: il problema non è avere una maggioranza risicata in aula, dove con il gioco delle assenze la sopravvivenza è più semplice, ma le commissioni parlamentari.
La tabella di marcia dice che il decreto sul fisco municipale, uno dei più importanti dell’intero pacchetto federalista, deve essere approvato entro il 28 di questo mese.
Nella commissione bicamerale il Pdl può contare su 11 voti, ai quali vanno aggiunti i tre leghisti e ora, dopo aver strappato una serie di concessioni per la Provincia autonoma di Bolzano, anche su Helga Thaler dell’Svp. All’opposizione, o comunque su posizioni critiche, ci sono dieci fra deputati e senatori del Pd, due dell’Udc, un componente di Idv, Fli e Api di Rutelli. Risultato: quindici a quindici.
Per fare la differenza basterebbe il solo Mario Baldassarri del Fli.
Il governo, almeno formalmente, potrebbe tirare dritto per la sua strada: la delega parlamentare che regola l’iter del federalismo non gli impedisce di farlo.
Una volta finito in minoranza, basterebbe presentare relazione motivata alle Camere.
Ma si tratta di una strada politicamente rischiosa: il Pd potrebbe ad esempio sollevare il problema in aula con una mozione.
Non è dunque un caso se i rumors parlamentari raccontano di un pesante pressing del governo su Baldassarri per ottenere almeno la sua astensione: poichè nella Commissione si applicano le regole della Camera, il voto del professore finiano verrebbe conteggiato come un sì.
«La prossima settimana incontrerò Calderoli e faremo il punto», risponde sibillino Baldassarri.
Un possibile terreno di trattativa sono le modalità di introduzione della cedolare secca sugli affitti: il finiano non è soddisfatto della soluzione del governo e chiede lo stralcio per riscrivere la norma.
Più di quelli della Bicamerale, a preoccupare Giulio Tremonti sono i numeri della commissione Bilancio della Camera.
A fine mese di lì passerà il decreto milleproroghe.
La maggioranza può contare su 24 voti: 17 del Pdl, 5 leghisti, più i transfughi Giampiero Catone e Bruno Cesario.
Il Pd ha 15 componenti, l’Idv due. Se a questi ultimi si aggiungessero i sette voti del cosiddetto «terzo polo» (3 del Fli, due dell’Udc, uno rispettivamente di Api e Mpa), siamo di nuovo al pareggio: 24 a 24.
Per mettere il provvedimento nel tritacarne basta un emendamento che trovi l’assenso anche di un solo deputato della maggioranza.
Di pretesti ne potrebbero sorgere a bizzeffe: per aumentare i fondi alla cultura oppure, come reclama il ministro Alfano, per far funzionare i sistemi informatici del ministero della Giustizia.
Nella maggioranza c’è chi vorrebbe riproporre la questione editoria, poichè nel testo apparso in Gazzetta i fondi a disposizione sono meno di quanto promesso.
Il ministro dell’Economia sarà ancora una volta stretto fra i vincoli di bilancio e le mille questioni che gli porranno i deputati.
Al Senato dove l’iter inizia il 12 gennaio, la maggioranza parte però con un voto di vantaggio: il Pdl ha 11 senatori, la Lega due. Il Pd ha otto componenti, altri quattro sono del terzo polo.
E’ probabile che il governo cerchi un accordo in Commissione sin dal Senato, così da blindare l’iter della Camera ed evitare ogni rischio.
Alessandro Barbera
(da “la Repubblica“)
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Gennaio 6th, 2011 Riccardo Fucile
IL DIESEL E’ ARRIVATO A TOCCARE QUOTA 1,36 EURO AL LITRO… IN UN ANNO LA BENZINA E’ PASSATA DA 1,30 A 1,48 EURO/LITRO: SPESI QUASI 5 MILIARDI DI EURO IN PIU’, 528 MILIONI DI EURO FINITI ALL’ERARIO… LE PROPOSTE DEI CONSUMATORI
Non si fermano i rialzi dei prezzi dei carburanti, con la benzina ormai sopra 1,48 euro al
litro negli impianti TotalErg e il diesel che è arrivato a toccare nei distributori della Shell 1,365 euro al litro.
Nel dettaglio, secondo le rilevazioni di Staffetta Quotidiana, a ritoccare i prezzi sono state oggi TotalErg e IP.
Per la prima si registra un rialzo di 0,5 centesimi al litro su entrambi i prodotti, con prezzi medi a 1,481 euro al litro sulla benzina e 1,361 euro al litro sul gasolio.
Anche IP ha operato un rialzo di 0,5 centesimi al litro su entrambi i prodotti: i prezzi medi si attestano così a 1,475 euro al litro per la verde e a 1,355 euro al litro per il diesel.
Per quanto riguarda i prezzi internazionali, Staffetta li rileva sostanzialmente stabili, con aumenti di circa 1 euro per mille litri sulla benzina e un calo di 1 euro sul gasolio.
Il nuovo balzo in avanti dei prezzi scatena la reazione delle associazioni dei consumatori che definiscono “scandaloso” l’atteggiamento del governo “complice delle stangate a danno di famiglie e delle imprese”.
“Il ministro dello sviluppo economico Paolo Romani intervenga per contrastare stangate inaccettabili in una fase di crisi economica ancora acuta e tutta da risolvere”, sollecitano Adusbef e Federconsumatori.
Che hanno preso carta e penna e fatto i conti.
Calcolando che nel 2010 c’è stato un aumento complessivo di 18 centesimi per la benzina (da 1,30 di gennaio a 1,48 euro al litro oggi), con una spesa complessiva degli automobilisti di 1,51 miliardi di euro in più rispetto al 2009, e di 22 centesimi per il gasolio (da 1,14 di gennaio a 1,36 euro al litro oggi) con un aggravio di 3,3 miliardi di euro in più rispetto al 2009.
“Nel 2010 quindi – affermano le due associazioni – gli automobilisti hanno speso 4,81 miliardi di euro in più per i carburanti, di cui ben 528 milioni in più per l’erario”.
Quel che serve, continuano Adusbef e Federconsumatori, è una commissione di controllo sulla doppia velocità , la razionalizzazione della rete, l’apertura della vendita attraverso il canale della grande distribuzione, il blocco settimanale dei prezzi e un intervento sulle accise.
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Gennaio 6th, 2011 Riccardo Fucile
IL PREZZO SPESSO NON E’ AFFATTO TRASPARENTE, ANTICIPATO DA LIQUIDAZIONI E PRESALDI IN VIOLAZIONE DELLE NORME…CRESCE LA PRATICA DEI CLIENTI FIDELIZZATI CON TESSERA…MENTRE SI DOVREBBE LASCIARE LIBERO IL NEGOZIANTE DI DECIDERE DI AVVIARE I SALDI QUANDO GLI PARE
Secondo Pietro Giordano, segretario nazionale dell’associazione dei consumatori, le svendite di fine stagione sono anacronistiche e ostacolano la liberalizzazione del mercato.
Così a perderci sono sia i negozianti che i clienti.
Arrivano i saldi di fine stagione. Un’occasione per rifare il guardaroba.
Ma la corsa al prezzo più basso è trasparente? Non proprio.
Infatti il countdown è anticipato da liquidazioni e “stagioni sommerse di pre-saldi”, in violazione delle normative regionali che vorrebbero una data unica per l’inizio delle svendite.
“Circa il 50-60% dei piccoli commercianti, incluse le boutique, forniscono tessere sconto o promozionali ai propri clienti più affezionati — spiega Pietro Giordano, segretario nazionale dell’associazione a difesa dei consumatori Adiconsum — oppure li fidelizzano attraverso telefonate, sms e email con i quali anticipano soltanto per loro la data di apertura dei saldi che, quindi, sono ‘taroccati’”.
Una pratica scorretta su cui le associazioni dei commercianti Confcommercio e Confesergenti non intervengono.
E su cui nemmeno chi compra fa segnalazioni, visto che è impegnato a cercare l’offerta migliore.
“I saldi ormai, oltre che essere anacronistici, non esistono più”, prosegue Giordano.
“Ostacolano la liberalizzazione del mercato e avvantaggiano alcuni consumatori a scapito di altri. E’ necessario applicare il sistema dell’e-commerce e il meccanismo delle low cost aeree anche ai negozi, ovvero lasciare al venditore la possibilità di ribassare la propria merce e svuotare il magazzino. Solo così si favoriscono imprenditorialità e concorrenza leale. Ciascun negoziante, insomma, dovrebbe essere libero di avviare i ‘saldi’ durante l’anno a seconda delle proprie esigenze. Senza dover rispettare a forza, e ormai soltanto formalmente, la data imposta dalla legge regionale”.
Al momento le associazioni dei consumatori non possono contare sull’appoggio di Confcommercio e Confesercenti, “anche se qualche iniziativa l’hanno intrapresa — ammette Giordano —. Stanno pensando di stabilire un’unica data nazionale per i saldi, in un mercato in cui le catene in franchising e la grande distribuzione comprano a prezzi assai più ridotti di boutique e piccoli negozi che, specie in tempi di crisi, faticano a sopravvivere”.
Il primo passo di avvicinamento tra le due associazioni dei commercianti e i consumatori consiste quindi nel tentativo di fissare in tutta Italia la stessa data per i saldi estivi e invernali e di incentivare promozioni e liquidazioni durante l’anno.
Secondo il segretario Adiconsum, i saldi stabiliti da leggi regionali si trasformano in un boomerang anche a causa della della globalizzazione:
“Se dal 6 gennaio, come accadrà a Roma e Milano, si aprono i saldi, i consumatori non avranno motivo di acquistare prima. E se lo facessero, soprattutto nelle zone più arretrate, comprerebbero prodotti cinesi, sempre a basso costo. Il sistema così strutturato non può più funzionare: chiudono i negozi, si abbassa la qualità e aumenta la concorrenza online. Oggi, se desidero liquidare tutto ciò che ho in magazzino, non lo posso fare. Per questo il temporary shop o la vendita online sono l’unica via per liberarsi della merce ‘vecchia’ e, di conseguenza, aggirare la legge”.
I saldi poi nascondono delle insidie per chi fa shopping in questo periodo. “Alcuni negozianti tendono a rifiutare il pagamento elettronico, per evitare la trattenuta prevista dalla banca — spiega Giordano —. In questo caso, se il negozio è provvisto di pos, è bene chiamare sul posto un vigile urbano e segnalare l’episodio. E anche quando i negozi espongono la scritta ‘La merce non si cambia’ invitiamo a controllare che non sia difettosa. Se il commerciante si rifiuta di sostituirla o non vuole restituirvi i soldi rivolgetevi alla polizia municipale o alle associazioni dei consumatori”.
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Gennaio 5th, 2011 Riccardo Fucile
IL PREMIER TELEFONA ALLA TRASMISSIONE DI “ALFONDO” SIGNORINI E SUONA IL SOLITO DISCO: “NON E’ UN CACHEMIRE CHE PUO’ CAMBIARE IL CERVELLO: I COMUNISTI HANNO CAMBIATO NOME AL PARTITO, MA SONO RIMASTI GLI STESSI DI PRIMA…”MISTIFICANO LA REALTA’ E VOGLIONO FARMI FUORI PER ARRIVARE AL POTERE”… MA LUI DOV’ERA?
“I comunisti ci sono, esistono eccome”. 
Per ribadire la sua innovativa convinzione, il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, si è collegato telefonicamente con “Kalispera”, la trasmissione di “Alfondo” Signorini, durante la registrazione della puntata in onda stasera su Canale 5.
Signorini ha mostrato al premier una fotografia di Massimo D’Alema in vacanza con la moglie a Saint Moritz.
Commentando la foto, il conduttore ha chiesto a Berlusconi se, secondo lui, i comunisti esistono ancora, visto che politici ex Pci come D’Alema fanno le vacanze in località per vip, vestono cachemire e vanno in barca a vela.
Ecco la risposta di Berlusconi: “Non è un cachemire che può cambiare il cervello e il cuore della gente. I nostri post-comunisti fanno finta di avere abitato su marte e dicono anche di non essere mai stati comunisti, ma non hanno mai fatto i conti con il loro passato e con gli orrori di una ideologia spaventosa. Ricordiamo sempre che è stata l’ideologia più disumana e criminale della storia dell’uomo che ha prodotto solo miseria e disperazione e più di 100 milioni di morti”.
“I comunisti italiani – ha proseguito il premier – hanno sperato che bastasse cambiare il nome del partito per cancellare il passato. Hanno cambiato il nome più volte, ma il trucco non ha funzionato. Sono rimasti gli stessi di prima, con gli stessi pregiudizi e lo stesso modo di fare politica. E’ vero, si sono imborghesiti, indossano capi firmati, scarpe fatte su misura, pasteggiano a caviale e champagne. Una volta andavano nelle case del popolo, adesso frequentano i salotti più chic, ma non hanno perso il vecchio vizio di mistificare la realtà e di demonizzare l’avversario e calunniarlo cercando di farlo fuori, come fanno con me. Utilizzando per questo i magistrati a loro vicini, perchè mi considerano un ostacolo da eliminare assolutamente per arrivare al potere. Purtroppo, non sono cambiati e temo che non cambieranno mai”.
Vista la nota passione di Berlusconi per le donne, Signorini azzarda anche la domanda: tra i flirt del presidente del Consiglio, ci sono mai state donne di sinistra?
“Mai, posso giurarlo” replica deciso Berlusconi.
E quando Signorini gli fa notare che la sua ex moglie, Veronica Lario, è diventata un’icona della sinistra, Berlusconi svicola con un “mi astengo”.
A parte che a giudicare dalla facilità con cui le escort entravano a palazzo Grazioli senza controlli, portandosi pure il registratore, ci permettiamo di dubitare che il premier abbia mai chiesto l’ideologia politica a qualcuna delle sue disinteressate conquiste in fase preventiva, non possiamo non soffermarci sulle sue dichiarazioni “anticomuniste”.
E ci chiediamo:
1) Ma lui dov’era quando i ragazzi di destra rischiavano la pelle davanti alle scuole negli anni di piombo per combattere “il comunismo”?
Stava in piazza con noi o forse in qualche villa miliardaria protetto da Mangano?
2) Ma lui dov’era quando i ragazzi di destra si autotassavano delle poche monete che avevano in tasca per comprare una risma di carta da volantini e propagandare le proprie idee?
Forse era a finanziare a suon di miliardi il Psi di Craxi per avere spazi liberi per le sue Tv commerciali?
3) Ma lui dov’era quando a destra nessuno concedeva in affitto una sede agli “anticomunisti” per paura che la facessero saltare per aria?
Forse era a commercializzare gli appartamenti di MIlano2 ?
4) Ma lui dov’era quando morivano assassinati tanti giovani di destra e nessun giornale spendeva una parola per loro?
Dov’erano i duri e puri anticomunisti alla Feltri, alla Fede, alla Belpietro?
Quanti articoli hanno dedicato a quelle vittime?
E quanti che lavorano a Mediaset erano tra gli istigatori all’odio?
5) Ma lui dov’era quando qualcuno tentò di comprarsi diversi deputati del Msi, creando Democrazia nazionale?
Non era forse tra coloro che staccarono un assegno da 100 milioni per favorire l’operazione?
E allora eviti di darci lezioni non richieste, parli di altro, per cortesia.
Se vuole trovare qualche ex comunista, farebbe prima a cercarlo nel suo partito, magari al ministero della Cultura o in qualche suo viaggio a Mosca.
Se per lui tutti gli avversari, i magistrati e chi non la pensa come lui sono comunisti, il problema patologico è suo.
Persino Fini è diventato “comunista” solo perchè chiede il rispetto della Costituzione e dei diritti umani degli immigrati.
Qualcuno gli faccia sapere che comunisti e fascisti nno esistono più in Italia, cambi disco e speculazione.
Il problema vero dell’Italia è piuttosto che sono rimasti solo i pirla.
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Gennaio 5th, 2011 Riccardo Fucile
DAL PRIMO GENNAIO INTERROTTA L’ASSISTENZA AGLI UFFICI GIUDIZIARI… I MAGISTRATI PARLANO DI “COLPO FINALE” AL FUNZIONAMENTO DELLA GIUSTIZIA E ANNUNCIANO PROTESTE CLAMOROSE…E’ QUESTA LA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA ANNUNCIATA DAL GOVERNO DEGLI ACCATTONI?
“Una paralisi complessiva del sistema”, con la “chiusura dei tribunali”, e l’impossibilità per le imprese e i privati di partecipare a gare di appalti e concorsi.
E’ quello che si rischia con il blocco dal primo gennaio scorso dell’assistenza informatica agli uffici giudiziari.
Per questo l’Associazione nazionale magistrati annuncia una “protesta forte e decisa” e parla di “colpo finale” del governo a una “macchina che ha già enormi difficoltà di funzionamento”.
“Altro che riforme, qui c’è il rischio che i tribunali chiudano. Da tempo chiediamo una seria politica che razionalizzi i costi ed eroghi risorse umane e materiali tali da consentire un efficace funzionamento della gisutizia” insiste il presidente del’Anm.
Il grido d’allarme dell’assocaizione trova conferma nelle parole del capo dipartimento dell’organizzazione giudiziaria del ministero della Giustizia Luigi Birritteri, che ammette le difficoltà .
Un intervento fatto dopo la riunione al ministero di via Arenula, alla quale hanno partecipato anche rappresentanti del Viminale per verificare le “possibile ricadute sull’attività di polizia”.
“L’allarme è più che giustificato”, scrive Birritteri. “Voglio, tuttavia, rassicurare
tutti sull’impegno del Ministro per la soluzione del problema in tempi assai brevi”.
Ma le toghe che annunciano la mobilitazione: “la politica del governo fatta di annunci e conferenze stampa mostra scarsa percezione dei veri problemi della giustizia. Il ministro non può parlare di processo breve e poi negare le risorse minime per i sistemi informativi automatizzati. Senza un provvedimento immediato di ripristino della assistenza informatica, torniamo indietro di vent’anni, con danni irreparabili alle indagini, ai rapporti tra polizia e procure e ai processi civili; diventa impossibile la ragionevole durata dei processi. A pagare il prezzo di tutto questo sono i cittadini. Senza rimedi urgenti sarebbe un fallimento per il paese”.
Il governo si riempie la bocca con promesse di modernizzazione della pubblica amministrazione e allo stesso tempo taglia i fondi sui servizi informatici”.
La promessa dell’era digitale, tante volte garantita dal Guardasigilli Alfano, è andata in frantumi.
E tutto non per colpa del ministro, ma del collega Tremonti e del drastico taglio dei fondi al ministero di via Arenula.
Erano 85 i milioni garantiti per le spese informatiche nel 2008.
Sono diventati 58 l’anno successivo.
E ancora sono calati a 45 in quello dopo. Per il 2011 il titolare di via XX settembre ne ha “postati” in bilancio solo poco più di 27.
La conseguenza sarà lo stop a qualsiasi forma di assistenza e manutenzione per l’intero sistema informatico che garantisce la vita della macchina giudiziaria in Italia.
Raccontano di un Alfano furioso con Tremonti per il taglio contro cui il Guardasigilli ha inutilmente protestato. I conti sono fatti: 60mila postazioni, 5mila server, 1.800 uffici in tremila edifici.
L’intera giustizia civile e penale si regge sull’informatica e sull’assistenza che ogni minuto deve essere garantita.
Se questa si ferma, se nessuno aiuta in singolo magistrato o il singolo cancelliere alle prese con un computer che fa le bizze le conseguenze sono irreparabili.
Denunciano gli addetti ai lavori: “i tribunali chiuderanno e se si blocca un ufficio essenziale per la vita del Paese le imprese non potranno più partecipare a una gara di appalto, perchè non avranno la certificazione necessaria. E non si potrà nemmeno iscrivere una causa a ruolo. Lo stesso problema si porrà per chi intende prender parte a un concorso pubblico».
E pensare che il governo degli accattoni aveva posto al primo posto delle priorità la riforma della giustizia.
Ah già , era solo riferita ai processi del premier…
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Gennaio 5th, 2011 Riccardo Fucile
UN UOMO TENTA UN’ESTORSIONE A FINI MILLANTANDO FOTO OSE’, POI UNA ESCORT DA’ UN’INTERVISTA AL SITO DI UN EDITORE GIA’ LEGATO AL PDL…E LA STORIA DELLE CIMICI IN CASA BOSSI SI SEMPRE PIU’ TORBIDA
La responsabile dell’ufficio stampa del ministro Umberto Bossi, Nicoletta Maggi, scopre
un bel giorno che troppe persone conoscono i segreti del Senatur.
Quelle conversazioni riservate tra lei e il capo su argomenti delicati sono uscite fuori dalla cerchia ristretta.
Ne parla al Senatur e questi, invece di alzare le spalle e sorridere, chiama una società specializzata che scova due cimici nascoste da mani esperte: “una vicino al tavolo nella presa di corrente, una nascosta nel frigorifero”.
A quel punto Bossi chiama una ditta privata che invia i suoi uomini a bonificare anche l’abitazione romana.
Saltano fuori cimici ovunque: “Ne hanno trovate un bel po’ dove ci sono i bocchettoni dell’aria calda”, spiega l’Umberto.
La Lega ha nelle mani il ministero dell’Interno, ma Bossi aspetta qualche giorno prima di chiamare Roberto Maroni.
Il quale poi sguinzaglia una squadretta di funzionari della Polizia scientifica. La differenza tra la società privata e la Polizia (pubblica) è impercettibile, agli occhi di Bossi, che chiama gli agenti “gli uomini di Maroni”.
Comunque i superesperti in guanti bianchi non trovano assolutamente nulla. Chi ha messo le cimici le ha fatte sparire in tutta fretta, sfruttando i giorni di vantaggio concessi dal ministro.
Cosa fanno a questo punto Bossi e Maroni di fronte a un reato compiuto nell’abitazione e nell’ufficio del numero due della maggioranza?
Il responsabile della sicurezza del nostro Paese e il ministro delle Riforme non denunciano nulla alla Procura di Roma e probabilmente inducono la Scientifica, che conosce l’esistenza delle cimici prima dell’intervento, a non fare rapporto.
Cosa spinge i due ministri e la Polizia a rischiare il reato di omessa denuncia? La sfiducia di Bossi negli apparati guidati da Maroni: “Ho temuto che chiunque fosse venuto a fare la bonifica avrebbe potuto mettere le altre cimici”.
Chiunque, dice Bossi: anche i servizi diretti da Berlusconi, anche la Polizia diretta da Maroni, potrebbero spiarlo.
Intanto ieri la Procura di Roma ha aperto l’ennesima indagine sull’ennesimo tentato ricatto ai danni di un politico.
È stato Gianfranco Fini a denunciare un episodio inquietante: un signore ha telefonato al suo entourage, raccontando di possedere foto imbarazzanti sul suo conto.
Secondo gli avvocati del presidente della Camera, l’episodio potrebbe essere collegato alla storia, lanciata da Maurizio Belpietro sulla prima pagina di Libero, della escort che racconta presunte prestazioni sessuali pagate dalla terza carica dello Stato.
E poi si fa intervistare dal sito di un editore che voleva candidarsi col Pdl e pubblica un quotidiano in abbinamento al Giornale della famiglia Berlusconi.
2011, benvenuti a Ricattopoli.
Marco Lillo
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Gennaio 5th, 2011 Riccardo Fucile
C’E’ CHI DICE CHE VOGLIA TENERSI I SOLDI PER GLI ALTI COSTI DEL FEDERALISMO, D’INTESA CON BOSSI, MA TREMONTI CONTINUA A NEGARE QUATTRINI A TUTTI…E BERLUSCONI VEDE SVANIRE LO SPOTTONE SULLA RIFORMA FISCALE E SUGLI AIUTI ALLE FAMIGLIE CHE GLI AVREBBERO PERMESSO DI VENIRE INCONTRO ALL’UDC
Berlusconi sogna di intercettare la ripresa, di irrobustirla, ripete che la Confindustria ha le sue ragioni, che bisogna dare ossigeno alle imprese, e anche alle famiglie, a tutti insomma, perchè oggi finalmente si può fare, il peggio della crisi è alle nostre spalle e si scorgono i primi segnali di una stabilizzazione verso l’altro delle curve dei prodotti interni.
Berlusconi compulsa i dati economici e sofferma l’attenzione su quelli positivi. Tremonti no. O non solo.
Riconosce i segnali ma sottolinea anche quelli negativi: l’occhio puntato dei mercati internazionali, la nostra condizione di eterno osservato speciale, l’impossibilità di dare alibi a chi può giocare brutti scherzi al nostro Paese.
Il Cavaliere definisce «chiacchiere» dei media le indiscrezioni sulle frizioni con il suo ministro.
E magari anche di questo avranno parlato ieri pomeriggio, in una telefonata che è parsa agli staff conciliante, eppure nessuno dei due fa mistero di pensarla in modo opposto sulle capacità della nostra finanza pubblica, su quello che Palazzo Chigi può fare per sostenere il Pil, per immettere maggiori risorse in circolazione, stimolare i consumi.
Non ne fanno mistero in privato, sono obbligati a negarlo in pubblico.
Si diceva mesi fa che il Cavaliere e Fini fossero destinati a fare la pace, ad essere alleati nonostante tutto; sembra oggi, dopo il divorzio con il leader di An, che l’unica relazione che il capo del governo non può abbandonare sia quella con il suo ministro più accreditato fuori confine.
Può immaginarlo forse, ma non può farlo, è il concetto che ogni tanto si ascolta anche fra le osservazioni del secondo, convinto di non avere sostituti, se mai l’argomento fosse all’ordine del giorno, almeno adatti a farci fare bella figura in Europa, a presentare i nostri conti all’estero.
Anche sulla riforma fiscale la pensano in modo diverso: per il premier dovrebbe portare ad un alleggerimento del carico tributario, ma i primi conti fatti al dicastero dell’Economia sembrano lasciare gettito e pressione invariati, si cambiano i fattori ma non la somma finale, si semplifica ma non si alleggerisce, non c’è spazio al momento per il quoziente familiare e nemmeno per la vagheggiata riduzione delle tasse.
Il sogno del Cavaliere resta tale.
Non solo: negli ultimi giorni il ministro dell’Economia ha cominciato anche a mettere in dubbio la grande riforma del fisco.
Da lui immaginata epocale, bipartisan, concertativa; pensata come il fiore all’occhiello della sua azione politica; oggi invece al centro di uno sconforto, perchè convinto che i numeri in Parlamento, che sono e resteranno a suo dire precari, anche in caso di slalom intorno al voto anticipato, mettono seriamente a rischio un lavoro di così ampio respiro; pensato, nei suoi aspetti salienti, anche come frutto del dialogo con l’opposizione e con le parti sociali. E se uno vede nero e l’altro vede rosa c’è ben poco da aggiungere.
Il nero si declina, senza reticenze, in privato, con l’analisi sulla reale forza di Palazzo Chigi dopo l’uscita di Fini: molto bassa, incapace di sostenere le riforme che servono al Paese, di regalare all’esecutivo quella serenità che serve per governare senza galleggiare.
Sono riflessioni meno telegrafiche, più raffinate, ma simili a quelle che ogni tanto si ascoltano in bocca al leader della Lega.
L’approdo è uno solo, il voto anticipato.
Il rosa invece vede per fine gennaio l’arrivo di una nuova pattuglia di deputati alla Camera, vede un nuovo gruppo a Montecitorio che cambia gli equilibri nelle commissioni, vede la ripresa economica e persino la fine della legislatura.
Se non hanno litigato, come assicura il presidente del Consiglio, comunque lui e il suo ministro sono e restano, al momento, due centri di analisi diversa.
Marco Galluzzo
(da “il Corriere della Sera“)
argomento: Berlusconi, Bossi, Costume, denuncia, economia, elezioni, emergenza, federalismo, governo, Lavoro, LegaNord, PdL, Politica, radici e valori | Commenta »
Gennaio 5th, 2011 Riccardo Fucile
“ATTENTO UMBERTO, NON ASCOLTARE GIULIO”: DOPO FINI, ORA IL PREMIER HA TROVATO UN NUOVO NEMICO CHE “VUOLE PORTARGLI VIA IL POSTO”… MA LA CAMPAGNA ACQUISTI LANGUE
Il Cavaliere si tiene stretta la sua poltrona e cerca di convincere il Senatùr che il
ministro dell’Economia stia giocando una partita tutta sua per arrivare a Palazzo Chigi.
«Tremonti pensa solo a se stesso», confida un ministro di rango che avverte il pericolo di un Carroccio trascinato alle urne senza il consenso del premier. Il quale nei colloqui telefonici di questi giorni ha chiesto al leader leghista di stare alla larga da certe tentazioni. «Dimmi se la pensi come Giulio, ma ricordati che se si va al voto te ne assumi la responsabilità ».
Il tutto ovviamente condito dall’assicurazione che il federalismo fiscale verrà approvato, che i numeri ci sono.
Ci sono 10 deputati pronti al salto della quaglia nella maggioranza. A questi se ne potrebbero aggiungere altri 10 che sarebbero i subentranti a quei ministri-deputati che si dovrebbero dimettere dalla Camera.
Operazione complicata, quest’ultima, alla quale Bossi non crede.
E dei nuovi arrivi da Fli e Udc non c’è ancora traccia anche se ieri il premier ha detto di essere «sicuro che entro la fine di gennaio in Parlamento ci saranno le condizioni per portare a termine la legislatura.
L’Italia ha bisogno di tutto, tranne che di elezioni anticipate». Ha bisogno di «stabilità che ci viene richiesta da tutti i protagonisti più importanti della nostra società , dall’industria alla Chiesa cattolica».
Tensioni, contrasti con Bossi e Tremonti? Macchè: «Solo chiacchiere al vento, non c’è nulla di vero».
Intanto, per dimostrare che solo di chiacchiere si tratti il Cavaliere avrebbe dovuto accettare l’invito alla «cena degli ossi».
Un invito calibrato proprio per svelenire il clima e far vedere che si va d’amore e d’accordo. Cosa per niente vera.
Berlusconi ha un problema grande come una casa con la Lega e soprattutto con Tremonti che, a suo dire, sparge veleno e cerca di convincere Bossi a staccare la spina perchè con una maggioranza raccogliticcia non si può andare avanti.
La tesi non peregrina dell’inquilino di via XX Settembre è che «tirare a campare costa».
Costa perchè i nuovi arrivi nella maggioranza di Noi Sud, i siciliani di Romano e Mannino e quant’altri parlamentari meridionali chiedono maggiori spese.
Lo stesso decreto Milleproroghe rischia di uscire da Camera e Senato con un fardello di milioni in più.
Per non parlare dell’Udc. Secondo Tremonti la trattativa con Casini, che insiste sul quoziente familiari (costa una decina di miliardi), finirebbe per cambiare veramente gli equilibri della coalizione a scapito non solo delle casse dello Stato ma anche del Carroccio.
Argomento al quale Bossi è molto sensibile, ovviamente.
C’è un altro argomento che Tremonti mette in campo per convincere il Senatùr a mollare Berlusconi.
Ed è il «Patto Romano». Il ministro dell’Economia sostiene che ci sia un accordo sotterraneo che lega Gianni Letta, Pierferdinando Casini, ambienti papalini, finanziari, editoriali e imprenditoriali romani. Il loro obiettivo sarebbe portare Casini a Palazzo Chigi e Letta al Quirinale.
A farne le spese sarebbe Berlusconi. «Veleni, solo veleni di Tremonti – sostengono i presunti “congiurati romani” – che ce l’ha a morte con Letta. Figuriamoci se Gianni tradisce Silvio».
Ecco perchè Berlusconi ripete a Bossi «non ascoltare Giulio».
Ecco perchè ieri sera non poteva salire sul Cadore.
Ora il Senatùr frena, dice di essere ottimista, che a marzo non ci saranno elezioni. E che mai Tremonti farebbe «uno sgarbo» al Cavaliere. Al quale concede tempo.
Gli dà fiducia, mostra di credere nei numeri di Silvio («non ha mai detto balle»).
Ma lo avverte: mai l’Udc al governo. «Allargare sarebbe una continuazione della palude». È questo il paletto che Bossi condivide pienamente con Tremonti: è l’argine al «Patto romano», vero o presunto che sia.
Amedeo La Mattina
(da “La Stampa“)
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