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SESSO E SOLDI A BERTOLASO IN CAMBIO DEGLI APPALTI AL G8

Gennaio 27th, 2011 Riccardo Fucile

CHIUSA L’INCHIESTA A PERUGIA, COINVOLTE 22 PERSONE: AD ANEMONE IN TRE ANNI LAVORI PER 75 MILIONI… ECCO COME LA CRICCA SI SPARTIVA GLI AFFARI

Sono affari milionari quelli che la «cricca» è riuscita a chiudere quando al vertice della Protezione Civile e alla gestione dei Grandi Eventi c’era Guido Bertolaso.
Perchè in appena tre anni alle imprese di Diego Anemone sono stati concessi appalti per oltre 75 milioni di euro.
Era favorito il giovane costruttore, ma sapeva evidentemente ricompensare chi lo agevolava.
E proprio a Bertolaso avrebbe dato «50.000 euro in contanti consegnati brevi manu il 23 settembre 2008, la disponibilità  presso il Salaria Sport Village di una donna di nome Monica allo scopo di fornire massaggi operati presso le stesso centro da tale Francesca, la disponibilità  di un appartamento in via Giulia a Roma dal gennaio 2003 all’aprile 2007».
Sesso e soldi anche per l’alto funzionario Fabio De Santis, ma grande riconoscenza l’avrebbe mostrata nei confronti del provveditore ai Lavori Pubblici Angelo Balducci, beneficiato con appartamenti, viaggi, domestici assunti e lavori di ristrutturazione delle numerose dimore delle quali poteva godere.
La Procura di Perugia chiude la prima parte dell’inchiesta sui lavori assegnati per il G8 de La Maddalena e le celebrazioni dei 150 anni dell’Unità  d’Italia notificando l’avviso a 22 persone.
E nell’elenco dei lavori «truccati» inserisce anche la caserma Zignani a Roma, diventata una delle sedi degli 007 del Sisde.
A 15 di loro contesta il reato di associazione a delinquere e poi ci sono la corruzione, l’abuso d’ufficio, le rivelazioni del segreto d’ufficio e il favoreggiamento.
Accuse pesanti anche all’ex procuratore aggiunto della capitale Achille Toro, che avrebbe ottenuto favori per sè e per i suoi figli in cambio delle informazioni sulle indagini in corso a Roma.
Oltre ai funzionari Fabio De Santis e Mauro Della Giovampaola, l’elenco comprende la funzionaria del Dipartimento «Ferratella» Maria Pia Forleo; la segretaria di Anemone Alida Lucci che tra l’altro gestiva decine di conti correnti; il commissario per i Mondiali di Nuoto Claudio Rinaldi; l’architetto che gestiva l’acquisto di case per i potenti Angelo Zampolini.
Ma c’è anche l’ex senatore del Pd Francesco Alberto Covello «vicepresidente dell’Istituto per il Credito Sportivo che ha erogato mutui a totale carico dello Stato, che compiva atti del proprio ufficio adoperandosi affinchè Anemone accedesse a tale finanziamento, così facendo conseguire l’attribuzione di un credito pari a 18 milioni di euro per la ristrutturazione del centro sportivo, di fatto non fruito per il mancato verificarsi delle condizioni imposte e in cambio ha ottenuto la fornitura di mobili presso la propria abitazione».
I pubblici ministeri Sergio Sottani e Alessia Tavarnesi parlano di un «sodalizio stabile che attraverso la messa a disposizione della funzione pubblica dei funzionari a favore degli imprenditori, in particolare Diego Anemone e le sue imprese, consentiva una gestione pilotata e contraria alle regole di imparzialità  ed efficienza della pubblica amministrazione delle aggiudicazioni e della attuazione degli appalti inerenti i Grandi Eventi gestiti dal Dipartimento per lo sviluppo e la competitività  del turismo della presidenza del Consiglio».
Avevano ruoli e compiti diversi i funzionari pubblici ma, dice l’accusa, «operavano al servizio del privato e compivano scelte economicamente svantaggiose per la pubblica amministrazione».
E così a Balducci viene contestato di essere «capo e promotore» dell’associazione a delinquere.
Scrivono i magistrati: «L’indagato era capace di esercitare tutta la sua influenza per promuovere la fortuna commerciale di Anemone a lui legato da una comunanza di interessi economici assimilabile a una vera e propria società  di fatto».
E ancora: «Balducci operava illegittimamente affinchè le imprese facenti capo ad Anemone (da sole o con altre facenti parte del medesimo gruppo) risultassero aggiudicatarie degli appalti e consentiva, anche mediante l’approvazione di atti aggiuntivi successivi, che il costo dell’appalto a carico della Pubblica Amministrazione aumentasse considerevolmente rispetto a quello del bando, anche a fronte di spese incongrue o meramente eccessive, al solo scopo di favorire stabilmente il privato imprenditore».
Identiche contestazioni a Bertolaso e a De Santis.
Il capo della Protezione Civile ha sempre negato di aver goduto dei favori sessuali delle ragazze dello Sport Village e soprattutto di aver preso soldi, ma i magistrati ritengono di avere le prove sufficiente per sollecitarne il rinvio a giudizio.
E individuano il canale della «mazzetta» da 50 mila euro in don Evaldo Biasini, l’economo della Congregazione del preziosissimo sangue che custodiva nella cassaforte del suo ufficio i contanti per l’amico imprenditore. Riscontri vengono elencati anche per le donne che sarebbero state «concesse» a De Santis presso due alberghi di Venezia dove era in missione proprio per la struttura che gestiva i Grandi Eventi.
Al procuratore aggiunto che si è dimesso dalla magistratura dopo essere stato indagato, l’accusa contesta di aver «ricevuto da Angelo Balducci e dall’avvocato Edgardo Azzopardi utilità  non dovute per i suoi figli Stefano e Camillo per compiere atti contrari ai suoi doveri d’ufficio al fine di favorire Anemone e lo stesso Balducci».
Nel capo d’imputazione di Toro si legge: «Asserviva le sue funzioni agli interessi di Balducci e violava il segreto d’ufficio e comunque il dovere di riservatezza fornendo le informazioni sul procedimento penale di Roma e di Firenze, notizie delle quali era a conoscenza sia per la funzione di coordinatore del gruppo di lavoro, sia per l’attività  di coordinamento investigativo tra i due uffici. Interveniva sui suoi sostituti Assunta Cocomello e Sergio Colaiocco alterando l’iter di sviluppo delle indagini, inducendoli a compiere atti contrari ai doveri d’ufficio e in particolare a non chiedere l’autorizzazione di intercettazioni telefoniche pur in presenza delle necessità  investigative».
Un comportamento che gli avrebbe consentito di ottenere numerosi vantaggi. E infatti «l’avvocato Camillo Toro otteneva l’incarico di esperto presso la struttura di missione dal 18 gennaio 2010 al 31 dicembre 2010, un contratto con il capo di gabinetto del ministero delle Infrastrutture e Trasporti per un corrispettivo netto di 25 mila euro».
L’avvocato Stefano Toro firmava invece «un contratto di collaborazione professionale del luglio 2009 per gli aspetti attinenti le attività  legali-amministrative per il 150 anniversario dell’Unità  d’Italia»; veniva designato rappresentante del Dipartimento per l’Istituzione della commissione per l’emergenza idrica dei comuni serviti dall’Acquedotto del Simbrivio e veniva liquidata in suo favore la somma di 30 mila e 600 euro».
Ora gli accertamenti vanno avanti per definire le altre posizioni, compresa quella degli ex ministri Pietro Lunardi e Claudio Scajola, del cardinale Crescenzio Sepe.

Fiorenza Sarzanini
(da “Il Corriere della Sera“)

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FESTINI AD ARCORE, SPUNTA UN’ALTRA MINORENNE: SESSO, SOLDI E RICATTI

Gennaio 27th, 2011 Riccardo Fucile

ANCHE IRIS BERARDI ERA MINORENNE QUANDO ERA OSPITE   A VILLA CERTOSA E AD ARCORE…UNA TESTE DICE DI UN’ALTRA: “LA COSTRINGEVA A RAPPORTI PLURIMI CHE LEI NON GRADIVA”… NELLE NUOVE CARTE SPUNTA ANCHE LA DROGA

Lo sciame investigativo che sempre segue la discovery di un’inchiesta demolisce alla lettera il fondale di cartapesta che Silvio Berlusconi ha fabbricato, in fretta e molto confusamente, per salvarsi dall’accusa di concussione e favoreggiamento della prostituzione minorile.
La lettura delle 227 pagine di “integrazioni” istruttorie inviate dalla procura di Milano alla Camera per ottenere la perquisizione di Giuseppe Spinelli (il “ragioniere” retribuisce le falene che allietano le notti al Sultano) sono un’arma decisiva nelle mani dell’accusa.
Pagine definitive per comprendere le condotte del Cavaliere; funeste per le menzogne che ha cucinato per gli italiani.
L'”integrazione” conferma alcune questioni decisive.
Elenchiamole.
1) Salta fuori un’altra minorenne (la terza, dopo Noemi e Ruby) che frequenta abitualmente la corte del Drago. È una prostituta brasiliana.
2) Ci sono due nuove testimonianze che ricordano che cosa accade a Villa San Martino quando la cena è finita e le ospiti – tutte giovani e giovanissime donne – raggiungono nel sotterraneo la “sala del bunga bunga” (le parole sono del premier).
3) Tutte le falene che si esibiscono per lui o che gli tengono compagnia la notte sono retribuite.
4) Ruby annota con cura il prezzo del suo silenzio, il denaro che già  ha intascato dal capo del governo e accantonato, quel che gli consegna – e sono quatt milioni – il “ragioniere” del Cavaliere.
5) Il giorno successivo allo scoppio dello scandalo (15 gennaio) Berlusconi convoca tutte le ragazze del “bunga bunga” ad Arcore per depurare, con la collaborazione dei suoi avvocati, dai loro ricordi e parole i fatti più scomodi e sensibili.
Questo nuovo capitolo di una storia che umilia il Paese, prima di esporre alla luce del sole l’inadeguatezza e l’irresponsabilità  del presidente del Consiglio (altra cosa il giudizio penale), si può raccontare dal centro della scena.
Il teatro è il sotterraneo di Villa san Martino.
Che cosa accade? Lo ricordano nelle nuove carte due giovanissime donne, una poco più che ventenne. Non ne diciamo il nome. Chiamiamola N.
N. conosce e frequenta le ragazze della Dimora Olgettina di MilanoDue dove il Sultano ospita il suo harem.
N. ne raccoglie le confidenze e può raccontare ai pubblici ministeri: “… ha fatto sesso con il presidente. Ha avuto con lui una relazione molto stressante. Stressante, sì. Lo diceva lei perchè il presidente la costringeva a rapporti plurimi che … non gradiva”.
Il secondo racconto è di Maria Makdoum.
È una danzatrice del ventre, è araba.
Ecco che cosa ricorda della sua vista ad Arcore: “Nel giugno del 2010 Lele Mora mi chiede se sono interessata a partecipare a una serata ad Arcore (…) e se voglio far parte del suo harem. Mi trasferisco a casa sua da giugno ad agosto. Vado ad Arcore in luglio. Prima di entrare nella villa, da una stradina laterale si affiancano alla nostra auto un’autovettura con il lampeggiante delle auto di Stato. Ognuna di noi si è seduta per la cena dove voleva. Finita la cena, il presidente disse: “E ora facciamo il bunga bunga” e spiegò che cosa era, cioè era una cosa sessuale”. Il gruppo si trasferisce “di sotto” e qui “le gemelle De Vivo si spogliano, sono in mutande e reggiseno. Il presidente le tocca e loro lo toccano nelle parti intime. Si avvicinano anche a Emilio Fede che le tocca il seno e altre parti intime. Poi una ragazza brasiliana con perizoma balla il samba in modo molto hard. Anche le altre ragazze a quel punto ballano scuotendo il seno, mostrando il fondo schiena. Tutte si avvicinano al presidente che le tocca nelle loro parti intime. Sono rimasta inorridita. Se avessi saputo prima quello che si faceva alla villa non sarei andata, lo confesso”.
Questi racconti sono l’incubo del presidente del Consiglio da mesi.
Da quando ha saputo che Ruby – quella “matta” che non tiene mai a freno la lingua, avida, una creatura che, minorenne, è stata sua ospite fin dal 2009 e poi dissennatamente il capriccio di una stagione (febbraio/maggio 2010) – è stata interrogata dal pubblici ministeri, Berlusconi non ha pace.
Sa che Ruby ha detto tutto, raccontato tutto a quei maledetti in toga che non lo lasciano in pace.
Ora è Ruby che lo tiene sotto pressione più dei magistrati, più dell’opposizione politica. Lo ricatta. Gli scuce milioni.
Come dice la Minetti sfogandosi con la sua assistente: “Berlusconi si caga sotto (per quel che può combinare la Ruby)”.
Il Sultano deve reagire. Sa che il quadro che i pubblici ministeri possono mettere insieme può comprometterlo per sempre.
Non c’è solo Ruby, prostituta minorenne, tra le falene di Villa San Martino.
Ce n’è un’altra di minorenne (come anticipato dal Secolo XIX). Il suo nome è nelle carte.
È Iris Berardi, origini brasiliane, residenza a Forlì. Iris inizia quindicenne a frequentare le passerelle.
A 17 anni si trasferisce a Milano in cerca di fortuna ed entra nel giro delle hostess per le Fiere.
Presto diventerà  una prostituta.
Compie i diciotto anni il 28 dicembre 2009.
Lo screening dei suoi tabulati telefonici la segnala una trentina di volte ad Arcore nel 2010. In quell’anno è, da gennaio, già  maggiorenne.
Due contatti segnalano, la prostituta brasiliana, nelle ville del presidente anche prima del suo compleanno.
Per dire, il 21 novembre del 2009 a Villa Certosa (Berlusconi è in Arabia Saudita, pare) e il 13 dicembre 2010 è ad Arcore.
Quella sera viene colpito al volto da quel matto di Massimo Tartaglia. Iris dorme in Villa, quella tragica notte.
Con questo peso sul groppo, Berlusconi deve fare qualcosa. Deve cancellare ogni traccia, testimonianza. Inventarsi un’altra realtà . Per farlo, deve comprare – per cominciare – il silenzio di Ruby.
Nelle carte, si dà  conto di quel che è stato trovato nella perquisizione dell’appartamento genovese della prostituta marocchina. In un’agenda sono annotate alcun cifre: “50 mila per il libro; 12.000 campagna intimo; 200.000 da Luca Risso; 70 mila conservati da Dinoia (è il suo avvocato di Milano, ndr); 170 mila conservati da Spinelli (è l’ufficiale pagatore di Berlusconi, ndr)”.
Su un altro fogliettino si legge: “4 milioni che ricevo da Spinelli”.
Non mentiva dunque la ragazza quando rassicurava il padre che Silvio l’avrebbe “rivestita d’oro” o confidava alle sue amiche che la storia con il presidente l’avrebbe fatta milionaria perchè per tener chiusa la bocca, per lasciare il Cavaliere fuori dai guai – guai molto seri – , gli aveva chiesto “cinque milioni di euro”.
Ora Berlusconi può anche pensare di aver salvato ancora una volta la ghirba, ma per esserne sicuro deve indottrinare anche tutte le altre, tutte, giovani, giovanissime, soubrette o senza arte nè parte.
Per dirla, con la Minetti, tutte “le zoccole, brasiliane delle favelas che non parlano italiano, mezze serie” che hanno frequentato Arcore, il “bunga bunga” e Mora e Fede e Carlo Rossella e nel giorno della perquisizione si sono fatte trovare in casa buste e buste di migliaia di euro con su scritto B. e chi non ce l’ha scritto, lo ha detto ai poliziotti da dove veniva quel denaro.
È il 15 gennaio del 2011.
Da quarantott’ore si sa che il capo del governo è nei guai.
Il Sultano convoca l’intero harem ad Arcore. Le carte disegnano la “geografia” della convocazione.
Intercettazione da Faggioli a Aris:
“Mi ha chiamato il presidente Berlusconi… scandisco le parole, visto che mi stanno ascoltando. Mi ha chiesto la cortesia di farti avvicinare ad Arcore alle 19. Ci sono gli avvocati”. Aris avverte Maristella: “Ha chiamato il presidente B. ha detto che alle 19 devi essere ad Arcore”.
Maristella (Polanco) chiama subito Barbara (Faggioli): “Sono stata chiamata”. Barbara: “Alle 19, amo’, da quanto ho capito dalle intercettazioni emergono cose molto brutte che noi ragazze diciamo su di lui”.
La Faggioli chiama anche la Minetti e in queste conversazioni emerge un nuovo grattacapo per Berlusconi.
Nicole è furibonda.
Si sente abbandonata. È preoccupata. Lei non ha ottanta anni come Fede o settantacinque come il Sultano.
Lei ha solo venticinque anni è la vita davanti. Non vuole finire in galera. Non vuole distruggersi la vita.
A Natale se ne andava con il padre per lo shopping e finiscono in libreria.
Il padre vede sullo scaffale “Mignottocrazia” di Paolo Guzzanti e scopre che un intero capitolo è dedicato alla figlia.
Nicole si vergogna e l’otto gennaio dice a Barbara: “Io do le dimissioni, cioè sta roba è una roba che ti rovina la vita, ti rovina i rapporti, ti logora. Devi avere un pelo sullo stomaco, ma a me non me ne frega niente. Io voglio sposarmi, fidanzarmi, avere dei bambini, una casa. (Non voglio) litigare tutti i giorni con tutti, metterla nel culo a quello che ha fiducia in te. La politica è un casino. Cioè cade lui… cadiamo noi. A lui fa comodo mettere te e me in Parlamento, perchè dice “Bene, me le sono levate dai coglioni” e lo stipendio lo paga lo Stato”.
Ora ancora Barbara Faggioli l’avverte: “Mi ha chiamato la segreteria del presidente e mi hanno passato il presidente e mi ha detto di convocare tutte le ragazze per parlare con l’avvocato alle 19. Che dici? Che è ok?”.
No, per Nicole Minetti, incredibilmente non è affatto ok.
Dice Nicole: “No perchè… devo parlare al mio avvocato. Io sono indagata, per me la cosa è diversa.. Lui sarà  anche il mio capo, ma io sono indagata e lui altrettanto… È un pezzo di merda. Se vuole vedermi, mi chiama lui, ma se vado ci vado con gli avvocati”.
E più tardi, con maggiore violenza, spiega a Clotilde Strada, la sua assistente: “Non me ne fotte un cazzo. Se lui è il presidente del Consiglio o, cioè, è un vecchio e basta. A me non me ne frega niente, non mi faccio prendere per il culo. Si sta comportando da pezzo di merda pur di salvare il suo culo flaccido. Giusto che si faccia sentire lui se non lo farà  mi comporterò di conseguenza… quel briciolo di dignità  che mi rimane la voglio tenere… visto che lui non mi ha chiamato… gli faccio prendere paura. Quando si cagherà  addosso per Ruby chiamerà  e si ricorderà  di noi.. adesso fa finta di non ricevere chiamate”.
È dunque in queste condizioni l’uomo che guida il Paese.
Lo avevamo intuito, ora non si possono più chiudere gli occhi dinanzi a quel vediamo: una dissennata vita privata ha consegnato Silvio Berlusconi a gravissime responsabilità  penali, di cui risponderà  a breve in un problematico giudizio immediato, ma soprattutto al ricatto plurimo di decine di giovani donne.
Berlusconi è in una via senza uscita.

Giuseppe D’Avanzo
(da “La Repubblica“)

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IL CASO RUBY INDIGNA IL PAESE, MA PER MINZOLINI NON ESISTE: IERI AL TG1 DIVENTA LA SESTA NOTIZIA IN VERSIONE CENSURATA

Gennaio 27th, 2011 Riccardo Fucile

SOLO DOPO 13 MINUTI DI TG, IL SERVO DI ARCORE COMUNICA AGLI ITALIANI LA NOTIZIA CHE VIENE EVIDENZIATA IN TUTTO IL MONDO…MANDA IN ONDA UN SERVIZIO VOMITEVOLE DOVE LA TESTIMONE DIVENTA “PRESUNTA”, NON VENGONO CITATE LE FRASI DELLA MINETTI E VENGONO NASCOSTE LA NUOVE PROVE…E ALLA FINE INTERVISTA DUE DEPUTATI DEL PDL CHE PARLANO DI “ROBA VECCHIA”

Il Tg di Augusto Minzolini mette il servizio in sesta posizione dopo tredici minuti di giornale.
E quando va in onda non c’è una parola sulle nuove scioccanti intercettazioni di Minetti e delle altre ragazze coinvolte nei festini di Arcore
Nel giorno in cui i magistrati di Milano inviano alla Giunta per le autorizzazioni a procedere di Montecitorio un altro faldone di 227 pagine su escort e festini a luci rosse a casa di Silvio Berlusconi ad Arcore, il Tg1 che fa?
Nasconde la notizia in sesta posizione.
Ma ecco la scaletta del giornale diretto da Augusto Minzolini: dopo l’apertura dedicata all’omicidio di Via Poma, il secondo pezzo parla del no alla sfiducia al ministro Bondi, seguito da un servizio sul federalismo per poi andare a testa bassa sull’affaire della casa di Montecarlo, notizia tanto cara Berlusconi e ai suoi sodali.
Secondo i colleghi del Tg della rete ammiraglia, i contenuti esplosivi delle carte della procura di Milano non meritano neanche la quinta posizione ed ecco che va in onda un pezzo sulla trattativa fra lo Stato e la mafia del 1993 e sul nuovo interrogatorio all’allora capo dell’amministrazione penitenziaria Nicolò Amato.
E poi finalmente, dopo circa tredici minuti di tiggì, ecco finalmente il caso Ruby e le carte di Milano.
Non una parola sulle intercettazioni delle conversazioni dell’ex soubrette e oggi consigliere regionale Nicole Minetti: Berlusconi “si sta comportando da pezzo di merda pur di salvare il suo culo flaccido” o degli sms in cui la Minetti scrive a Barbara Faggioli che Berlusconi “adesso fa finta di non ricevere chiamate, ma quando si cagherà  addosso per Ruby chiamerà  e si ricorderà  di noi”, e nemmeno sul sequestro ad agosto di 12 chili di cocaina al fidanzato di Marysthell Polanco, per non parlare del fatto che un ingente quantitativo di droga sia stato trovato in un garage di via Olgettina.
Il servizio di Elena Fusai si limita a parlare di “nuovi elementi raccolti durante le perquisizioni effettuate nel residence a Milano 2 di alcune ragazze coinvolte nell’inchiesta” e del fatto che “in mano agli inquirenti ci sarebbe il racconto di una presunta supertestimone”.
Lei è Maria Makdoum e nelle sue conversazioni trascritte sulle carte parla delle   gemelle De Vivo che “ballavano in mutande e toccavano il presidente nelle parti intime”.
Ma al Tg1 neanche una parola.
Ma la parte migliore sono le reazioni politiche contenute che la giornalista affida a due esponenti del Pdl: la parlamentare azzurra Jole Santelli che incredibilmente parla di “roba vecchia” e il relatore di maggioranza della Giunta per le autorizzazioni Antonio Leone che dice: “Un colpo di scena a metà ”.
Come nel caso delle notizie contenute nelle nuove carte, il Tg1 non dedica neanche una riga ai commenti delle opposizioni.
Il servo di Arcore pagato dai contribuenti italiani ha fatto il suo dovere anche ieri, nascondendo e censurando notizie.
Può passare a Palazzo Grazioli a ritirare il buono pasto di corte che non si nega mai ai lecchini.

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“SPODESTATO” GUIDO PODESTA’, SALTA IL COORDINATORE DEL PDL IN LOMBARDIA: AVEVA DIFESO BLANDAMENTE LA MINETTI

Gennaio 27th, 2011 Riccardo Fucile

ACCUSATO ANCHE DI NON AVER FERMATO LA “ROTTAMATRICE” SARA GIUDICE CHE STA RACCOGLIENDO MIGLIAIA DI FIRME PER FAR DIMETTERE LA MINETTI DALLA REGIONE, PODESTA’ LASCIA L’INCARICO…IL PREMIER AVREBBE VOLUTO SOSTITUIRLO CON LA   CHIACCHIERATA RONZULLI, MA A TUTTO C’E’ UN LIMITE: IL DESIGNATO E’ MARIO MANTOVANI

Difesa blanda di Nicole Minetti e incapacità  a fermare la “rottamatrice” Sara Giudice: il coordinatore regionale lascia l’incarico.
Con ogni probabilità  sarà  sostituito da Mario Mantovani
Una difesa blanda e poco incisiva di Nicole Minetti, con l’aggravante di non essere riusciti ad arginare la fronda aperta dalla giovane del Pdl Sara Giudice che è riuscita a raccogliere in pochi giorni oltre cinquemila firma tra i militanti e a rallentare la propaganda elettorale del partito a favore del governo.
Per questo il passaggio di mano alla guida del Pdl in Lombardia ha subito un’accellerazione: ieri Guido Podestà  ha lasciato l’incarico, passando il testimone al vice Massimo Corsaro.
Ma la poltrona rimarrà  vacante per poco: a breve il premier, cui spetta la nomina dei coordinatori regionali, indicherà  il successore di Podestà .
La staffetta era prevista già  da novembre e i nomi per la successione da sempre sono due: Mario Mantovani, senatore e sottosegretario con delega per la casa, e Licia Ronzulli.
Complice il coinvolgimento dell’eurodeputata nelle carte dell’inchiesta sul Ruby gate, la scelta dovrebbe cadere, dicono i vertici del Pdl lombardo, su Mantovani.
L’ordine è arrivato direttamente dal premier.
Ufficialmente Podestà  ha motivato le dimissioni con un “sovrapporsi di incarichi istituzionali sempre più assorbenti”.
Il comunicato ufficiale recita: “Tenendo conto degli impegni connessi ai prossimi appuntamenti elettorali che richiederanno una disponibilità  di tempo pressochè totale a chi dovrà  ricoprire la responsabilità  di guida del Popolo della Libertà  in Lombardia, ha oggi rassegnato le dimissioni da coordinatore regionale del partito”.
Nella nota si spiega infine che Podestà  ribadisce “il proprio impegno a sostenere lealmente l’azione di Governo portata avanti dal presidente Silvio Berlusconi, a favore della crescita dell’Italia”.
Intanto la richiesta di dimissioni di Nicole Minetti lanciata da Sara Giudice, la “rottamatrice” del Pdl, come lei si è definita, ha raggiunto le cinquemila firme tra militanti e giovani del partito critici con i vertici locali.
“Noi siamo fedeli al Pdl , crediamo fermamente nel progetto politico di un grande partito nazionalpopolare di centrodestra, ma vogliamo che la futura classe dirigente italiana sia selezionata secondo limpidi e rigorosi criteri di partecipazione, trasparenza, rinnovamento e meritocrazia”, hanno nuovamente precisato i giovani esponenti del Pdl, negando la possibilità  di una loro possibile espulsione dal partito.
Deciderà  il successore di Podestà .

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LA MINETTI SI PRESENTERA’ AI PM: SE PARLA, CROLLA IL CASTELLO DI BUGIE DEL PREMIER

Gennaio 26th, 2011 Riccardo Fucile

“QUANDO SI CAGHERA’ ADDOSSO PER RUBY, CHIAMERA’ E SI RICORDERA’ DI NOI, ADESSO FA FINTA DI NON RICEVERE CHIAMATE”… “NON ME NE FREGA UN CAZZO SE LUI E’ PRESIDENTE DEL CONSIGLIO, E’ UN VECCHIO E BASTA, NON MI FACCIO PRENDERE PER IL CULO DA LUI, SI STA COMPORTANDO DA PEZZO DI MERDA PER SALVARE IL SUO CULO FLACCIDO”

Nicole Minetti, il cui ufficio e la cui abitazione sono state perquisite lo scorso 14 gennaio, così come gli appartamenti di una decina di ragazze che avrebbero partecipato alle serate ad Arcore con il premier, è indagata per violazione della Legge Merlin e induzione e favoreggiamento della prostituzione minorile, cioè di Ruby, insieme a Emilio Fede, Lele Mora e almeno altre 3 persone.
Dagli atti di indagine, inoltre, è emerso che Minetti è intestataria di quattro appartamenti della Dimora Olgettina, dove vivono alcune delle giovani soubrette.
Minetti, insieme a Giuseppe Spinelli, il fiduciario di Berlusconi, avrebbe provveduto alle spese delle ragazze e all’organizzazione delle feste.
Secondo il suo avvocato, Daria Pesce, la Minetti ha intenzione di presentarsi davanti ai pm di Milano: «L’intenzione c’è e probabilmente si presenterà , non abbiamo ancora letto le carte, ma la mia assistita ha intenzione di difendersi davanti ai magistrati».
«Sì, mi ha telefonato il mio avvocato per comunicarmelo, ma non so ancora nulla dei dettagli della convocazione: appena finito qui i lavori in commissione mi confronterò con il mio legale» aveva detto in precedenza la Minetti, consigliere regionale lombardo del Pdl.
Da quanto si legge nelle nuove carte, alla Minetti sarebbero state sequestrate anche fatture riguardanti canoni di Via Olgettina per importi che in un anno arrivano a oltre 50mila euro.
Il consigliere regionale è protagonista anche delle nuove carte. «E’ un pezzo di merda».
Così, secondo quanto riferisce chi ha letto gli ultimi documenti inviati alla Giunta per le autorizzazioni dalla Procura di Milano, si sarebbe espressa Nicole Minetti in un’intercettazione in cui si dice molto arrabbiata con il premier. «Se vuole vedermi mi chiama lui, ma se vado ci vado con gli avvocati» avrebbe ancora detto, intercettata.
In particolare il colloquio della Minetti avviene con Clotilde Strada: «Non me ne fotte un cazzo se lui è il presidente del Consiglio o, cioè, è un vecchio e basta. A me non me ne frega niente, non mi faccio prendere per il culo. Si sta comportando da pezzo di merda pur di salvare il suo culo flaccido».
Altre intercettazioni segnalano lo sconforto di altre ragazze finite nell’affare Ruby: «Mi ha rovinato la vita. È un vecchio…» si leggerebbe nelle carte.
Tra le altre ci sono anche le lamentele di Barbara Faggioli che direbbe: «So che mi stanno ascoltando ma queste cose le dico lo stesso…».
Poi un colloquio in cui la Minetti dice alla Faggioli: «Io do le dimissioni. Sta roba è una roba che ti rovina la vita, ti rovina i rapporti, ti logora. Devi avere un pelo sullo stomaco. Ma a me cioè non me ne frega niente. Io voglio sposarmi, fidanzarmi, avere dei bambini, una casa».
E ancora: «Cioè litigare tutti i giorni con tutti, metterla nel culo a quello che ha fiducia a te. La politica è un casino. Cade lui cadiamo noi».
Nella stessa conversazione, la Minetti direbbe: «A lui gli fa comodo mettere te e me in Parlamento perchè dice “bene me le sono levate dai coglioni, lo stipendio lo paga lo Stato”» e si lamenterebbe della raccolta delle firme che sarebbe cominciata contro di lei per «scacciarla via» presumibilmente dalla Regione Lombardia.
In una telefonata con Maristelle, la Minetti ne avrebbe anche per Ruby: «Stasera saremo poche. Lui ha detto che è successo un casino perchè ‘sta stronza di Ruby ha detto delle cose e ci sta sputtanando».
Della marocchina parla anche con la Faggioli: «Quando si cagherà  adosso per Ruby chiamerà  e si ricorderà  di noi. Adesso fa finta di non ricevere chiamate».

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ECCO GLI APPUNTI DI RUBY: DIAMANTI E 4,5 MILIONI DI EURO IN ARRIVO DA BERLUSCONI…LA MINETTI ACCUSA IL PREMIER: “E’ UN PEZZO DI MERDA”

Gennaio 26th, 2011 Riccardo Fucile

UNA TESTE: “IL BUNGA BUNGA ERA UNA COSA SESSUALE, LE GEMELLE DE VIVO ERANO IN MUTANDE E IL PREMIER LE TOCCAVA NELLE PARTI INTIME”…LE MANOVRE DEL PREMIER PER CONTATTARLE DOPO LE PERQUISIZIONI… LE FRASI DI NICOLE MINETTI INCHIODANO IL PREMIER

Le nuove carte inviate dalla procura di Milano alla Camera supportano l’invito a comparire per il consigliere regionale del Pdl Nicole Minetti, già  indagata per induzione e favoreggiamento della prostituzione e prostituzione minorile.
Chi ha visionato i documenti parla di un biglietto di appunti di Ruby in cui si fa riferimento a diamanti e denaro attesi dal premier.
Ecco i nuovi resoconti

Ecco gli appunti di Ruby sequestrati dagli inquirenti
Sequestro Ruby 14/11
Diamanti
50 mila per il libro
12.000 campagna intimo
200000 da Luca Risso
70 mila Conservati da Di Maria
170 mila conservati da Spinelli
4 milioni e mezzo da Silvio Berlusconi che ricevo tra due mesi
29/10/2010 rinuncia avvocato giuliante
29/10/2010 nomina avvocato di maria

Telefonata 8/01/2011 da Minetti a Faggioli
N. io do le dimissioni, cioè sta roba è una roba che ti rovina la vita, ti rovina i rapporti, ti logora. Devi avere un pelo sullo stomaco.Ma a me cioè non me ne frega niente. Io voglio sposarmi fidanzarmi, avere dei bambini, una casa
Cioè litigare tutti i giorni con tutti, metterla nel culo a quello di fiducia a te
La politica è un casino. cioè cade lui… cadiamo noi
A lui fa comodo mettere te e me in Parlamento., perchè dice ? Bene me le sono levate dai coglioni’.

8/1/2011 SMS da Minettti a Polanco
Giusto che si faccia sentire lui se non lo farà  mi comporterò di conseguenza… quel briciolo di dignità  che mi rimane la voglio tenere

Sms da Minetti a Faggioli 9/1/2011
Quando si cagherà  addosso per Ruby chiamerà  e si ricorderà  di noi.. adesso fa finta di non ricevere chiamate

Sms da Minetti a Maristelle 10/1/2011
Amo’ ma è serio che alla Fico ha regalato la casa? Amo’ se è vero ti giuro che scateno l’inferno…

SMS da Minetti a De Vivo Imma 11/1/2011
A febbraio è pronto il vostro trilocale

Da Minetti a Fabbri 12/1/2011

“Le gemelle non lo vogliono il trilocale però lo prende Barbara Guerra”

Telefonata 15/1/2011 da Faggioli a Sorcinelli

B: mi ha chiamato adesso da un numero sconosciuto mi ha detto di contattare chi è stato perquisito e di dargli appuntamento alle 9 ad arcore che ha bisogno urgentemente di parlare
B: lui ha letto le intercettazioni, son cose brutte

Telefonata da Faggioli a Arisleida 15/1/2011
B: ti chiamo solo perchè mi ha chiamato il presidente Berlusconi… scandisco le parole, visto che mi stanno ascoltando. Mi ha chiesto la cortesia di farti avvicinare ad arcore alle 19. Ci sono gli avvocati

Telefonata 15/1/2011 da Aris a Maristella
A: ha chiamato il presidente B. ha detto che alle 19 devi essere ad arcore

Intercettazione 15/01/2011 da maristella a Faggioli
F: Sono stata chiamata
M: alle 19, amo’
F: mi ha chiesto un colloquio con i suoi avvocati. Da quanto ho capito dalle intercettazioni emergono cose molto brutte che noi ragazze diciamo su di lui

Da Faggioli a Minetti
B: Mi ha chiamato la segreteria del presidente e mi hanno passato il presidente e mi ha di convocare tutte le ragazze per parlare con l’avvocato alle 19
B: Che dici? Che è ok?
N: No perchè … devo parlare al mio avvocato. Io sono indagata, per me la cosa è diversa.. Lui sarà  anche il mio capo, ma io sono indagata e lui altrettanto

SMS Da Minetti a Faggioli

Preferisci che se mi vuole convocare mi convoca lui

Telefonata da Minetti a Faggioli 15/01/2011

B: gliene parlerò al presidente mi hai rovinato la vita

Telefonata 15/1/2011 Da Maristella a Minetti
M: Ma tu ci sei alle 7?
N: No, non credo. Qua la cosa si fa grossa. Io non ci penso neanche sono nella merda seria più di tutti quanti

Serata 12/13 luglio 2010
Da un verbale 15/1/2011

MakDoum Maria: “giugno 2010 lele mora mi chiese se ero interessata a partecipare ad una serata ad arcore presso la residenza del pres consiglio e se sapevo ballare la danza del ventre e se volevo fare parte del suo harem. Mi trasferì a casa sua da giugno ad agosto.
Mi sono recata ad arcore a luglio. Alla partenza da viale monza c’erano altre ragazze. Le vetture erano……….. prima di arrivare ad arcore si sono materializzate da una stradina laterale delle autovetture con i contrassegni della polizia di stato. Si trattava di una sola macchina con un lampeggiante.
Ognuna di noi si è seduta per la cena dove voleva. Finita la cena il pres disse: “e ora facciamo il Bunga Bunga” e spiegò che cosa era, cioè una cosa sessuale. Lei fa la danza del ventre. Le De Vivo in mutante e reggiseno. Il presidente le toccava e loro lo toccavano nelle parte intime. E si avvicinarono anche a Emilio Fede che le toccava il seno e altre parti intime. Poi la ragazza brasiliana con perizoma ballava la samba in maniera hard.
Il presidente le toccava il seno e altre parti intime.
Anche le altre ragazze ballavano facendo vedere il seno e il fondo schiena, tutte loro si avvicinavano al presidente che le toccava nelle loro parti intime. Sono rimasta inorridita. Se avessi saputo prima quello che si faceva alla villa non sarei andata. Mora: per entrare nel mondo dello spettacolo bisogna pagare un prezzo, cioè vendere il proprio corpo. Gli dissi che non sarei mai stata disposta: sono rimasta emarginata. Ho raccontato a Ferrigno

Telefonata 11/1/2011 Da Minetti a Clotilde
N: c’è un limite a tutto non me ne frega un cazzo se lui è il presidente del consiglio e cioè …. Un vecchio e basta.
Io non mi faccio pigliare per il culo così.. si sta comportando da pezzo di merda
C: lo sapevamo
N: perchè uno che fa così è un pezzo di merda. Perchè lui mi ha tirato nei casini in una maniera che solo dio lo sa…. In cui non ci sarei finita neanche se mettevo tutto l’impegno. Gli ho parato il culo e non si può permettere di fare così.

Primo Di Nicola
(da “l’Espresso“)

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RAGAZZO GRIDA “COGLIONE” A BERLUSCONI CHE REPLICA “SENTI CHI PARLA”

Gennaio 26th, 2011 Riccardo Fucile

MENTRE IL PREMIER SI STAVA INTRATTENENDO CON UNA SCOLARESCA, UN VENTENNE GLI DICE : “LEI E’ UN COGLIONE”… IDENTIFICATO E LASCIATO ANDARE

«Lei è un coglione».
È la frase pronunciata da un ragazzo di poco più di 20 anni che si trovava tra la folla mentre il premier Silvio Berlusconi si era fermato a salutare una scolaresca fuori da palazzo Chigi prima di un incontro sull’Expo di Milano.
Il presidente del Consiglio, evidentemente convinto che la frase fosse indirizzata a lui, ha subito replicato «Senti chi parla …».
Il ragazzo è stato fermato dagli agenti delle forze dell’ordine, identificato e subito rilasciato.
Non è la prima volta che Berlusconi viene prese a cattive parole.
Nel 2003 Piero Ricca, figlio di un ex magistrato e attivista, urlò così al premier mentre usciva dall’aula del processo Sme: « Fatti processare, buffone!» .
Nel febbraio 2005 Ricca fu condannato dal giudice di pace di Milano a un’ammenda di 500 euro, successivamente la Cassazione annullò la sentenza e la rinviò al giudice di pace di Milano, da cui venne definitivamente assolto nel 2006.
Nel 2006 c’è poi il discorso di Berlusconi in Confcommercio quanto attaccando la sinistra il premier definì «coglioni gli elettori che voteranno per i partiti schierati per l’Unione».
Poi il Cavaliere si corresse ed affermò di aver detto quelle frasi con ironia e con il sorriso sulle labbra.

(da “Il Corriere della Sera“)

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CASO RUBY, LA PROCURA INVIA ALTRE 227 PAGINE ALLA CAMERA E UN INVITO A COMPARIRE ALLA MINETTI: NEL PDL E’ CRISI ISTERICA

Gennaio 26th, 2011 Riccardo Fucile

NUOVA DOCUMENTAZIONE DEI PM PER LA RICHIESTA DI PERQUISIZIONE DOMICILIARE A BERLUSCONI…. IL PARTITO DEGLI ACCATTONI STAVA TENTANDO IL BLITZ DI VOTARE OGGI, ORA DEVONO LEGGERSI ALTRE CARTE… TIMORE SUI NUOVI ELEMENTI CONTENUTI NEL PLICO, MENTRE “FAMIGLIA CRISTIANA” SPARA SUL PREMIER

Due nuovi atti della Procura di Milano ridanno impulso alle indagini sul caso Ruby.
I pm hanno infatti fatto recapitare un invito a comparire al consigliere regionale Nicole Minetti, indagata nell’inchiesta per induzione e favoreggiamento della prostituzione e prostituzione minorile e un nuovo plico di 300 pagine alla Camera dei deputati, che proprio in questi momenti è sul tavolo del presidente della Giunta per le autorizzazioni, Pierluigi Castagnetti, che lo ha aperto di fronte ai commissari.
Si tratta quindi di nuovo materiale per chiedere la perquisizione degli uffici del tesoriere del premier Giuseppe Spinelli.
Secondo quanto si apprende, non si tratterebbe di nuove richieste di perquisizioni.
Il comunicato stampa della presidenza di Montecitorio ha fatto andare su tutte le furie il Pdl.
Con Maurizio Paniz che ha criticato il presidente della Camera per la mancanza di «riserbo» dimostrata, visto che i componenti della Giunta hanno dovuto apprendere la notizia «dalle agenzie di stampa».
In realtà  il Pdl e la Lega, spiegano alcuni esponenti dell’opposizione, volevano tentare di fare il «blitz» votando la richiesta di autorizzazione dei Pm milanesi entro oggi. Invece di mercoledì come era previsto.
Ora il nuovo incartamento rischia di rallentare le cose.
E questo non va giù agli esponenti del centrodestra.
Intanto la Giunta per le autorizzazioni della Camera ha rinviato l’esame della richiesta della procura di Milano sul caso Ruby a mercoledì mattina alle 10.
Nella nota diramata dal procuratore capo della Repubblica Edmondo Bruti Liberati c’è scritto: «A seguito delle perquisizioni effettuate a Milano il 14 gennaio – si legge – e di ulteriori atti di indagine sono emersi nuovi elementi a sostegno dell’ipotesi che presso gli uffici di Giuseppe Spinelli si trovino atti e documenti relativi alla vicende di cui alla richiesta avanzata nella stessa data del 14 gennaio alla Camera dei deputati di autorizzazione a eseguire la perquisizione degli uffici siti in Segrate»
«Questa procura – prosegue la nota – ha ritenuto pertanto doveroso portare a conoscenza della Camera dei deputati tali ulteriori elementi che emergono dall’invito per la presentazione di persona sottoposta a indagini, notificato a Nicole Minetti».
Nle frattempo è tornata a farsi sentire la stampa cattolica.
In particolare Famiglia Cristiana, già  in passato severa con il premier. “La misura era colma. Così come l’indignazione. Al punto che era impossibile tacere di fronte alle squallide vicende del presidente del Consiglio” scrive il direttore, don Antonio Sciortino, in risposta alle lettere di protesta dei lettori.
“Il mondo cattolico ha reagito compatto, più che in passato – si legge sul numero oggi in edicola – e se una parte di esso fatica ad aprire gli occhi e, giustamente, chiede prudenza e attesa dell’esito dei procedimenti, a torto tace sul rispetto delle istituzioni e sulla chiarezza da fare nelle sedi competenti. E in tempi rapidi, per fugare anche il minimo sospetto che chi guida il paese e lo rappresenta, lo fa calpestando il decoro che l’alto ruolo richiede. Anche secondo la carta costituzionale”.
Sono ben quattro le pagine che ospitano le lettere di protesta dei lettori. A loro don Sciotino dice che “la vera gogna mediatica è quella di un Paese sbertucciato nel mondo, non certo per colpa dei media che ‘mettono a nudo il re’. I nostri ragazzi all’estero sono apostrofati come ‘italiani bunga bunga’, e non è una lusinghiera definizione”.
Infine una presa di posizione di Casini sulle dichiarazioni recenti di Berlusconi: “Che Fini sia il regista del caso Ruby fa scappare dal ridere, anzi forse da piangere”.
Così il leader dell’Udc, risponde ai giornalisti durante una conferenza stampa a Montecitorio.
Quanto poi alle accuse rivolte al presidente della Camera, Casini aggiunge: “Se Berlusconi e la maggioranza affidano a Lavitola (il direttore dell’Avanti coinvolto nella vicenda della casa di Montecarlo, ndr) i propri destini vuol dire che questo è un Paese molto, molto singolare”.

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LE ASSENZE NELLE FILE DELL’OPPOSIZIONE OGGI SALVERANNO BONDI: TANTO RUMORE PER NULLA

Gennaio 26th, 2011 Riccardo Fucile

INUTILE PRESENTARE UNA MOZIONE DI SFIDUCIA AL MINISTRO E POI MARINARE: AL DIBATTITO AL CONSIGLIO D’EUROPA CONTRO LA PERSECUZIONE DEI CRISTIANI BASTAVA INVIARE LO STESSO NUMERO DI DEPUTATI DEL PDL E IL RAPPORTO DI FORZA SAREBBE RIMASTO INALTERATO… O L’OPPOSIZIONE LA SI VUOLE FARE E LA SI SA ANCHE SOSTENERE O ANDATE A GIOCARE ALLA BOCCIOFILA

La maggioranza serra le fila intorno al ministro della Cultura, Sandro Bondi, e respinge la richiesta di rinvio della conta attorno al voto di sfiducia nei confronti del rappresentante di governo presentato da Pd e Idv.
Sulla carta, Pdl, Lega e sedicenti Responsabili possono contare sui numeri necessari ad affossare oggi la mozione di sfiducia, aiutati anche dalle assenze, già  messe in conto, tra le fila dell’opposizione e con il Terzo Polo che tira il freno a mano.
Assenze preannunciate dallo stesso leader dell’Udc, Pier Ferdinando Casini, tra i rappresentanti del nuovo Polo. «Dei miei c’è Pezzotta che è malato, mentre altri tre-quattro sono impegnati al Consiglio d’Europa, e non gli farò certo rinunciare a questo appuntamento», spiega il leader centrista, sminuendo la portata del confronto sui voti di domani.
«Di Fli – aggiunge Casini – sono malati vari deputati. C’è la Bongiorno che ha appena partorito. Se permettete è più importate partorire che votare su Bondi».
Anche i finiani voteranno, infatti, a favore della sfiducia, salvo tuttavia mettere nel conto che tra i 32 parlamentari del gruppo mancheranno i voti della Bongiorno e probabilmente di Luca Barbareschi.
Così come i voti dell’Udc, stando a quanto annunciato da Casini, scenderanno da 35 a circa 30-31.
Altri assenti ci saranno inoltre tra le fila del Pd, dove ci sono tra le 4 e le 6 assenze per problemi seri mentre sono stati “richiamati” a Roma i rappresentanti al Consiglio d’Europa, che si riunisce per votare una mozione contro la persecuzione dei cristiani.
Piero Fassino, Dario Franceschini e Andrea Rigoni saranno quindi a Roma invece che a Strasburgo dove, in totale, la delegazione dei deputati italiani avrebbe dovuto contare su 18 presenze.
Sarà  invece a Strasburgo Luca Volontè che sarà  lì in rappresentanza del Ppe e, quindi, anche dei colleghi del Pdl che, comunque, dovrebbe in teoria inviare Deborah Bergamini, Gennaro Malgeri e Luigi Vitali. I
n tutto, mettendo insieme i 22 voti dell’Idv, i 6 dell’Api, i 3 dei Libdem assieme a Giorgio La Malfa, 3 dei 5 dell’Mpa e quelli di Antonio Gaglione, Giuseppe Giulietti e dell’incerto Paolo Guzzanti, i voti a favore della sfiducia dovrebbero a stento arrivare a 300, con la maggioranza che dovrebbe invece contare sul suo pacchetto 315 voti e in attesa che la Svp, con i suoi due voti sciolga le riserve sul Ministro.
In ballo c’è una trattativa sul filo di lana per il contestato monumento alla Vittoria di Bolzano.
Quello che sconcerta, in questa vicenda, non sono tanto le assenze per reale malattia, ma la sottovalutazione dell’appuntamento.
Ovvio che la maggioranza gode di almeno tre voti di margine e quindi è in grado di salvare il suo ministro, indipendentemente dalla presenza al gran completo dell’opposizione.
Ma sarebbe naturale che quest’ultima si presentasse con 311 deputati (casi particolari a parte).
Qualcosa ci dice che invece oggi scenderà  sotto i 300 voti, mentre la maggioranza sarà  sostanzialmente stabile, appena sotto i 316.
Se Bondi si salva con un margine di 20 voti, per capirci, Berlusconi potrà  dire stasera che il governo gode “di una ampia maggioranza” e che quindi può andare avanti.
I casi sono due: o l’opposizione non è capace di organizzarsi e allora meglio passi i pomeriggi alla bocciofila a centrare il pallino.
O preferisce garantire un “aiutino” al governo per non andare a votare.
Se poi il “caso Bondi” non fosse reputato l’occasione giusta per provarci, vogliamo vedere se sul federalismo fiscale verrà  mantenuta una linea intransigente o se anche qua, alla fine, si arriverà  al pateracchio.
Tanto per regolarci.

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