Maggio 14th, 2011 Riccardo Fucile
IL SOLITO RITO BERLUSCONIANO DEL “GHE PENSI MI” REGGERA’ ANCORA O GLI ITALIANI SCARICHERANNO L’IMBONITORE MEDIATICO?…SU QUESTO QUESITO SI GIOCHERA’ IL DESTINO DELLE AMMMINISTRATIVE E DEL GOVERNO
Ieri il premier è intervenuto per telefono a una manifestazione dell’Alleanza di Centro a Reggio Calabria.
Ha assicurato: che Pionati avrà il suo sottosegretariato; che dopo la promozione al ministero delle Infrastrutture di Aurelio Misiti e a quello dell’Economia di Antonio Gentile, la prossima sarà quella al ministero del Lavoro di Giuseppe Galati; che infine «ci saranno tre calabresi che lavoreranno per la loro regione nel governo».
Quattro giorni prima, a Olbia per sponsorizzare un candidato, il suo amico ortopedico Settimo Nizzi, aveva garantito che il sottosegretario sarà un potente del luogo, Mauro Pili.
I Responsabili lamentano di non aver avuto quanto era stato concordato? Silvio cita Sciascia: «È giusto, ciascuno avrà il suo».
Si consuma il sommo Rito, quella di promessa per tutti.
Gianfranco Fini, sostiene che il presidente del Consiglio cadrà non per via giudiziaria, ma perchè «non ha mantenuto le promesse».
Tesi che varrebbe in tutti i Paesi europei, escluso l’Italia.
Concetto rigorosamente politico, ma che non si adatta al nostro elettorato, altrimenti il premier sarebbe già dovuto fuggire su un barcone per raggiungere da clandestino Tripoli e il suo compagno di merende Gheddafi.
Purtroppo quando il Cavaliere promette, molti italiani che lo ascoltano sentono come di aver udito la parola di uno sciamano, e non si domandano se la cosa avverrà anche, oppure no.
Il mezzo è, più che mai, il messaggio, i toni, i modi, il rapporto tra le parole e le diverse piazze.
Berlusconi è a Napoli, dove assai sentito è il problema del condono per le case abusive?
Annuncia «fermerò le demolizioni fino alla fine dell’anno».
Gli domandano del problema del caro traghetti a Olbia? Mette la sua mano sul fuoco, «deve essere risolto, e se ve lo dico io consideratelo già fatto», interverrà «chiamando la Tirrenia a ripristinare la linea e intervenendo come stato sui costi dei carburanti».
Gli chiedono dei fondi per la Olbia-Sassari, della statale 125 Olbia-Arzachena-Palau, della stazione ferroviaria?
«Saranno trovati, giuro; lo dico io a Tremonti».
È a Crotone, città assai disamorata dalla politica, e s’impegna: «Dimezzerò il numero dei parlamentari».
Solo in tal modo si può spiegare come mai l’uditorio continui a prendere dopo tanti anni per buona la promessa: perchè è personalizzata.
Esiste, sì, un format smaccato, il logorìo degli anni, la ripetizione; ma è anche vero che il Capo lo adatta.
La seduzione, diceva Renè Girard, non serve a riportare alla realtà , serve proprio per esorcizzare il peso della realtà .
È il meccanismo del «ripulirò Napoli dalla monnezza in un mese», del «meno tasse per tutti», del «risolvo in quarantott’ore il problema degli sbarchi a Lampedusa».
Certo – rispetto al «meno tasse per tutti», al «miracolo italiano», al contratto con gli italiani in tv da Vespa («prometto che se non avrò realizzato almeno quattro dei cinque punti non mi ricandiderò più») – la promessa odierna ha perso ogni residua grandezza.
Ma la tecnica del Cavaliere fin dalla «discesa in campo» è sempre stata mescolare promesse epocali e piccoli orticelli.
Per esempio «con Letizia Moratti triplicheremo gli anziani assistiti in città », oppure «abbiamo in mente i progetti delle due linee della metropolitana”, lo intervista Radio Kiss Kiss, emittente molto ascoltata dai tifosi del Napoli dove Silvio giura, «ad Allegri piace Hamsik, ma non credo che De Laurentiis sia intenzionato a cedere una star. Escludo dunque questa possibilità . Dò garanzie ai napoletani».
E poi di nuovo, a giro, la promessa: «Supereremo il divario nell’occupazione tra nord e sud».
È come se la Promessa sottendesse l’irrealtà , non la realizzazione; il Sogno, non la psicopatologia della vita quotidiana.
E l’ubiquità del Capo, “prometto ad Alessandro Nannini di andare a Siena se arriverà al ballottaggio”, a Coppola «sarò a Torino al secondo turno», a Lettieri «giurò che mi avrai al tuo fianco a Napoli»…
«Sono un uomo di mare», raccontò una volta il Cavaliere accennando ai tanti porti in cui era approdato, fin da sedicenne chansonnier.
Forse per questo ha abituato gli italiani alle sue promesse da marinaio.
Fino a quando?
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Maggio 14th, 2011 Riccardo Fucile
IMBARAZZO A PALAZZO MARINO: PARTE LA CACCIA A CHI HA CONFEZIONATO IL FALSO DOSSIER SU PISAPIA CHE POTREBBE COSTARE CARO ALLA RICONFERMA DELLA MORATTI… INTERPELLATI PSICOLOGI E MONITORATA LA BASE: MORATTI BRUCIATA NEL RUSH FINALE
Sono quattro righe, evidenziate in grassetto e con tanto di sottolineatura, a scattare
l’istantanea finale.
Una bocciatura che racconta quanto l’attacco a freddo sferrato da Letizia Moratti a Giuliano Pisapia possa trasformarsi in un boomerang per il sindaco: «Un unico, fatale, momento di debolezza, proprio alla conclusione del confronto», viene definito in un documento riservato redatto da Alessandra Ghisleri, la sondaggista di fiducia del premier.
Perchè «l’accusa è stata una mossa per nulla attinente al momento e alla circostanza — continua l’analisi — ma, soprattutto, per nulla coerente con l’aplomb e con lo stile che contraddistingue e caratterizza il personaggio Letizia Moratti».
Solo quaranta secondi.
Capaci, però, di ribaltare il giudizio sui due candidati.
E di lasciare un segno in un campione di elettori di «centrodestra e indecisi», ma anche «nella memoria dell’opinione pubblica».
Per «una battuta impropria e fuori luogo», addio all’immagine di signora moderata.
Nonostante i giudizi gelidi dei “suoi”, lei va avanti. Nessuna marcia indietro.
Anzi. Lo ribadisce a tutti quelli con cui parla, Letizia Moratti.
A cominciare dal suo staff: una cerchia di spin doctor, comunicatori e consiglieri che fin dall’inizio si sono detti sorpresi.
È di fronte a loro che, ieri, si è presentata alla riunione quotidiana in cui si discute la strategia: «È stata una mia decisione, non volevo coinvolgere nessuno», avrebbe esordito lei.
Perchè nessuno, ora, giura di essere stato avvertito.
E nessuno si assume la paternità dell’operazione di «killeraggio mediatico», come l’ha definita Pisapia.
A Palazzo Marino è in corso la caccia alla “manina” che ha confezionato il dossier.
Uno scaricabarile in piena regola, condito dal gelo più o meno esibito.
Chi può essere stato a suggerirle un’uscita simile?
L’identikit descrive qualcuno di cui Moratti si fida, magari un filo politico che porterebbe direttamente ai “falchi” del Pdl. A Roma.
Si va avanti: lei ha deciso così.
Cercando di assorbire il colpo che anche l’analisi di Euromedia Research racconta.
Il gruppo ha studiato le reazioni di un campione di elettori di centrodestra e di indecisi al confronto tv tra i due avversari.
Una «diagnosi completa», con tanto di psicologi.
Talking group, lo definiscono.
E sarà per l’appartenenza politica che i giudizi sono eccellenti per Moratti: viene definita «ferma, coerente, fredda, determinata, sicura».
Praticamente perfetta, a differenza del suo avversario, «generico, vago, poco incisivo».
Ma Pisapia riesce «a guadagnare un’opportunità di “rivalsa” dallo scivolone finale del sindaco».
Non a caso il voto viene diviso in due momenti. «Fino all’ultimo minuto del dibattito», Moratti prenderebbe 7 e Pisapia 5,5.
«Dopo l’ultimo minuto», il crollo: Moratti 5, Pisapia 6,5.
Anche la conclusione è chiara: «Il dibattito resterà sicuramente impresso nella memoria dell’opinione pubblica, principalmente per la ridondanza che i media potranno dare nei giorni a venire, a ridosso del voto, a una battuta impropria e fuori luogo. Che risulta ancora più inspiegabile alla luce di un dibattito che ha visto per tutta la sua durata un sindaco posato, cortese e corretto».
(da “La Repubblica“)
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Maggio 14th, 2011 Riccardo Fucile
“IL DEMANIO SARA’ COSTRETTO A COMPRARSI LE STRUTTURE REALIZZATE SUL SUOLO PUBBLICO”…IL GOVERNO, DOPO LE CRITICHE DELLA UE, COSTRETTO A RIDURRE LA CONCESSIONE, RISPETTO AI 90 ANNI INIZIALMENTE PREVISTI
“E’ un bene che sia tramontata l’ipotesi del diritto di superficie per 90 anni per le spiagge date in concessione a privati, ma è un altro il rischio nascosto nel decreto sviluppo: scadute le future concessioni, il Demanio sarà costretto a “comprare” le strutture edificate sul suolo pubblico”.
La denuncia viene da Fai e Wwf a poche ore dalla firma del capo dello Stato sul decreto che contiene le norme sulle nuove concessioni a fini turistici sul litorale demaniale.
Il governo, dopo le polemiche dei giorni scorsi, è stato costretto a modificare il termine delle concessioni, riducendo drasticamente a vent’anni la durata di 90 anni inizialmente prevista.
Il diritto di superficie quasi secolare era stato istituito a garanzia della programmazione e della certezza degli investimenti degli operatori privati.
Ma quella sorta di concessione “a vita” era stata giudicata dall’Ue “non conforme” alla disciplina del mercato comune, che prevede in casi simili tempi ragionevolmente ridotti, ed aveva sollevato anche le perplessità del Quirinale.
Il Colle aveva chiesto che il termine fosse riconsiderato.
Così il testo è stato modificato e il termine di 20 anni dovrebbe comparire nell’ultima versione del decreto.
Fai e Wwf temono però che questo non basti e chiedono che si ritorni al diritto di concessione oggi in vigore.
“L’inghippo – sostengono le due associazioni – della trasformazione del diritto
di concessione in diritto di superficie mette a rischio cementificazione le spiagge. Si vuole infatti separare la proprietà del terreno da quello che viene edificato e questo significa garantire ai privati la proprietà degli immobili, già realizzati o futuri sul demanio marittimo”.
Oggi come oggi, questo rischio era escluso perchè, tramite la concessione, gli immobili, anche se realizzati da privati, rimanevano in uso per il tempo della concessione, ma erano del demanio.
“In concreto – proseguono Fai e Wwf – questo significa che con l’introduzione del diritto di superficie se lo Stato vorrà le spiagge libere da infrastrutture, una volta scaduto il termine dei vent’anni, dovrà pagare ai privati il valore degli immobili realizzati perchè questi saranno a tutti gli effetti di loro proprietà e quindi potranno essere venduti o ereditati”.
“In via teorica – concludono Wwf e Fai – , anche se poco applicata, lo Stato oggi può revocare le concessioni in caso di violazioni; cosa che non sarà più possibile con il diritto di superficie”.
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Maggio 14th, 2011 Riccardo Fucile
GUIDA LA SOCIETA’ SYNTEC DALLA SUA FONDAZIONE NEL 2000, MA CONTA PERDITE PER 200 MILIONI DI EURO, SEMPRE RIPIANATI DAL MARITO…FORSE FAREBBE MEGLIO A NON SFOGGIARE LE SUE PRESUNTE COMPETENZE MANAGERIALI, VISTI I RISULTATI
“È presidente e maggiore azionista di Syntek capital group, società d’investimento attiva
nel settore delle telecomunicazioni e dei media con sede a Monaco di Baviera”.
Correva l’anno 2001 e Letizia Brichetto Arnaboldi Moratti si raccontava così sul sito Internet del ministero dell’Istruzione.
Lei, donna manager, “donna del fare”, chiamata al governo da Silvio Berlusconi, sfoggiava orgogliosa l’ultimo traguardo raggiunto in carriera.
A un decennio di distanza, nella sua pagina online del Comune di Milano, la sindaca Moratti conferma: è ancora lei il socio principale nonchè presidente dell’advisory board di Syntek.
Solo che nel frattempo è successo di tutto.
Il gruppo fondato nel 2000 dalla moglie del petroliere Gian Marco Moratti si è trasformato in un buco senza fondo che ha inghiottito centinaia di milioni di perdite.
Quasi peggio dell’Inter, gran passione dell’altro Moratti, Massimo.
Anche lì i bilanci sono da tempo in rosso profondo, ma almeno la squadra ha fatto man bassa di trofei.
Nel regno di Letizia, invece, si perdono quattrini e basta. E poi tocca al marito staccare l’assegno per far fronte al passivo.
Negli ultimi cinque anni l’avventura Syntek è costata una somma non inferiore ai 200 milioni di euro.
I conti sballati della società con sede in Baviera hanno mandato a picco i bilanci della Securfin holdings, la società di famiglia di Gianmarco e Letizia Moratti.
La stessa a cui fanno capo una serie di proprietà immobiliari in Italia e all’estero (Stati Uniti e Gran Bretagna), compresa la casa del sindaco in pieno centro di Milano e il castello di Cigognola, nell’Oltrepo Pavese.
Securfin holdings ha perso 11 milioni nel 2006, addirittura 112 milioni l’anno successivo, poi 45 milioni nel 2008 e altri 20 nel 2009, ultimo dato disponibile. Dal bilancio emerge che la holding targata Moratti vanta crediti per oltre 180 milioni nei confronti di una finanziaria olandese, la Golden.e, a sua volta esposta verso Syntek.
Ma le probabilità di recuperare questi prestiti sono talmente ridotte che sono state iscritte all’attivo a valore zero.
Insomma, una situazione disastrosa.
Mica male per una signora che ama sfoggiare le sue competenze manageriali. Proprio lei, l’erede dei Brichetto, una dinastia di assicuratori partiti da Genova alla fine dell’Ottocento.
Certo, impegnata a fare il sindaco, forse Letizia Moratti avrà trovato poco tempo da dedicare alla sua Syntek.
È un fatto, comunque, che nel suo ruolo di maggiore azionista e presidente dell’advisory board avrebbe comunque dovuto dare un occhio alla gestione aziendale e alla scelta degli investimenti.
A quanto sembra gli affari sono andati a rotoli sin da principio.
L’iniziativa è partita troppo tardi per cavalcare a fine anni Novanta l’onda del boom della cosiddetta New Economy. In compenso è stata investita in pieno dalla crisi.
Una delle operazioni meno fortunate (eufemismo) è però molto lontana dal mondo delle nuove tecnologie.
Carte alle mano si scopre che la società controllata da Letizia Moratti è riuscita a perdere svariate decine di milioni con la Cargoitalia, una compagnia aerea per il trasporto merci.
Nel 2008 Syntek ha messo in vendita l’azienda, passata al gruppo Leali con il supporto di Banca Intesa.
Il conto finale è stato pesantissimo: 76 milioni di perdite.
Un mezzo crac che ha lasciato il segno nel bilancio della holding.
Speranze di recupero? Pochine, al momento.
E pensare che nel 2000, per lanciare la neonata Syntek, i Moratti chiamarono a raccolta una schiera di consulenti d’eccezione.
Un vero parterre di grandi nomi della finanza internazionale.
Scorrendo l’advisory board si incontrano personaggi come Antoine Bernheim, a lungo presidente delle assicurazioni Generali, l’avvocato Sergio Erede, titolare di uno degli studi legali più noti nella city milanese, Eckhard Pfeiffer, già numero uno di Compaq computer e molti altri ancora.
Nell’elenco spunta anche il nome di Sonja Kohn, banchiera con base in Austria che dopo la sua esperienza in Syntek è stata travolta dal crac di Bernard Madoff. Era lei, questa l’accusa, a vendere in Europa i prodotti finanziari del bancarottiere americano, protagonista di uno dei crac più clamorosi della storia di Wall Street.
La Kohn, così come gran parte degli altri consulenti, ha da tempo rotto i rapporti con Syntek.
Motivi d’immagine: meglio tenere le distanze da una società che perde soldi a rotta di collo.
Così, alla fine, il cerino acceso è rimasto a Letizia Moratti.
E il marito paga.
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Maggio 14th, 2011 Riccardo Fucile
PUBBLICHIAMO LA LETTERA DI UNA RICERCATRICE CHE DOVEVA INTERVENIRE A UN PROGRAMMA RAI PER PARLARE SULLA PRIVATIZZAZIONE DELL’ACQUA E CHE E’ STATO IMPROVVISAMENTE CANCELLATO.. AL CITTADINO NON FAR SAPERE QUANTE E’ GRANDE LA LORO SETE DI POTERE
Sono una ricercatrice, mi occupo di diritto ambientale e di risorse idriche.
Ieri mattina dovevo intervenire ad un programma Radio Rai (programmato ormai da due settimane) per parlare del referendum sulla privatizzazione dell’acqua e chiarirne meglio le implicazioni giuridiche.
E’ arrivata una circolare interna Rai alle 8 di ieri mattina che ha vietato con effetti immediati a qualunque programma della Rai di toccare l’argomento fino a giugno (12-13 giugno, ovvero quando si terrà il referendum).
Quindi, il programma è saltato e il mio intervento pure.
Questo è un piccolo esempio delle modalità con cui “il servizio pubblico” viene messo a tacere e di come si boicotti pesantemente la possibilità dei cittadini di essere informati e di intervenire (secondo gli strumenti garantiti dalla Costituzione) nella gestione della res publica.
Di fronte a questa ennesima manifestazione di un potere che calpesta non solo quotidianamente le altre istituzioni, ma anche il popolo italiano, di cui invece si fregia di esser voce ed espressione, occorre riappropriarci della nostra voce, prima di perderla definitivamente.
Il referendum è evidentemente anche questo!
Mariachiara Alberton
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Maggio 13th, 2011 Riccardo Fucile
PRIMA STRILLA CHE TRA 20.000 PERSONE PRESENTI AL CONCERTO PER PISAPIA C’ERA ANCHE UN TIZIO CHE SVENTOLAVA LA BANDIERA DEI PALESTINESI DI HAMAS… QUANDO LE DICONO CHE LA BANDIERA ERA QUELLA DI “FREEDOM FLOTILLA” RESTA A BOCCA APERTA, POI DICE CHE LA COLPA E’ DI VAURO
Ad Annozero è andato il onda il teatrino dei guitti berlusconiani. 
Dopo la bugia della Moratti su “Pisapia ladro d’auto”, dal Pdl ne arriva un’altra.
Questa volta Daniela Santanchè accusa il candidato del centrosinistra a sindaco di Milano di essere amico di Hamas.
Che cosa lo prova?
Una bandiera che il sottosegretario confonde per quella dell’organizzazione palestinese.
Ma che in realtà è di Freedom Fotillia, l’associazione che un anno fa provò a rompere l’embargo della Striscia di Gaza per portare aiuti ai palestinesi.
Succede tutto nella puntata di ieri di Annozero.
Secondo la Santanchè, Pisapia non si deve offendere se la Moratti lo ha ingiustamente accusato di essere stato condannato per concorso morale nel furto di un furgone, utilizzato dagli uomini di Prima Linea per compiere una spedizione punitiva.
Fa niente se il sindaco di Milano ha omesso che in appello Pisapia è stato pienamente assolto.
“Perchè il passato di Pisapia è il presente di Pisapia”, accusa la Santanchè.
E mostra una fotografia del pubblico che martedì sera è andato a vedere il concerto organizzato a Milano per sostenere il centrosinistra.
Nell’immagine si vede sventolare una bandiera: “E’ quella di Hamas — dice con sicurezza la Santanchè -. Coloro che vogliono distruggere e cancellare lo Stato di Israele”.
E ancora: “Che oggi Pisapia si metta il vestito da moderato, me ne infischio”. Questo insomma il sillogismo: a Milano c’è stato un evento a sostegno di Pisapia, in una foto compare una bandiera di Hamas. Quindi Pisapia è amico di Hamas.
Peccato che qui non è solo la logica a non funzionare.
Visto che la bandiera, con sfondo azzurro e una colomba con un ramo d’ulivo nel becco, non c’entra nulla con quella verde di Hamas.
Alla Santanchè glielo dice Michele Santoro: “Le devo dare una notizia. Quella non è la bandiera di Hamas, ma appartiene a Freedom Flotilla, un’organizzazione non governativa che si propone di portare la solidarietà ai palestinesi. Quello che potrebbe averla tratta in inganno è che il simbolo l’ha disegnato Vauro”.
E il vignettista subito conferma: “L’ho anche firmato. C’è scritto Vauro. E quella è una colomba di pace”.
Alla Santanchè, colta in fallo, non resta che passare al contrattacco, dopo qualche secondo con la bocca aperta: “Allora Vauro ha sulla coscienza qualche morto”.
Perchè lo sa solo lei, ma per il teatrino dei guitti berlusconiani è sufficiente.
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Maggio 13th, 2011 Riccardo Fucile
IL PRIMO CITTADINO DI MONZA ALZA LE MANI E SPINGE CONTRO LA FINESTRA LA CAPOGRUPPO DI FUTURO E LIBERTA’… QUERELATO PER VIOLENZA PERSONALE: ALL’EROE PADAGNO E’ ANDATA BENE, IN ALTRI TEMPI NON TORNAVA A CASA
Sette giorni di prognosi per il capogruppo di Fli e il sindaco denunciato per lesioni personali e atti persecutori.
E’ finita così la seduta del consiglio comunale di Monza lunedì sera.
In discussione c’era il Pgt.
Annamaria Mancuso, capogruppo di Futuro e Libertà , ha chiesto una sospensiva di cinque minuti, aveva dei dubbi sugli emendamenti da discutere e voleva approfondire l’argomento con gli altri capigruppo.
Ma le è stata negata.
Si è allontanata dall’aula ed è andata su un terrazzino usato dai consiglieri per fumare.
Qui, mentre parlava con due colleghi di altri partiti (Udc e Pdl), è stata raggiunta dal sindaco leghista, Marco Mariani, che l’ha prima apostrofata e minacciata, poi l’ha strattonata e spinta, facendola cadere contro il muro. Motivo?
Secondo quanto denunciato da Mancuso, Mariani temeva che stesse convincendo il consigliere Ruggero De Pasquale dell’Udc a votare anche lui contro il provvedimento in discussione.
Tutto è accaduto in pochi minuti.
Il sindaco, arrivato sul balcone, si rivolge a De Pasquale: “Devi dirmi che cazzo intendi fare questa sera. Se devi votare contro dimmelo subito che me ne vado a casa”.
Mancuso interviene dicendo che stavano parlando di altro e Mariani, sempre secondo quanto riportato sulla denuncia presentata al tribunale di Monza, si è girata “immediatamente verso l’esponente in modo minaccioso, gridandole: “Smettila di rompere i coglioni, non sto parlando con te e se non la smetti ti butto giù dal balcone’”.
Poi il sindaco si “è avventato contro l’esponente, dandole un violento spintone con le mani, contro il lato destro del corpo e la scagliava contro la porta del terrazzo”.
Il tutto sotto gli occhi di altri consiglieri, molti dei quali si sono detti disposti a testimoniare.
Ripresi i lavori in aula, è stato stigmatizzato il comportamento del sindaco e la seduta è stata sospesa senza votazione.
Ieri Mancuso ha deciso di sporgere denuncia, su consiglio del suo legale.
La querela ricostruisce quanto accaduto e rende “fedelmente la barbarie a cui sono arrivati”, dice Barbara Ciabò, esponente di Futuro e Libertà e consigliere comunale a Milano.
“Un sindaco che picchia un consigliere, donna fra l’altro, perchè non vuole votare una delibera, è un metodo mafioso”, dice. “Quelli della cosiddetta maggioranza ormai quando non possono comprare le persone allora le picchiano, la prossima volta cosa fanno? La gambizzano?”, aggiunge Ciabò che ha espresso la sua solidarietà a Mancuso e riferisce di averla sentita, oggi, “fortemente scossa, disperata, sconcertata. Quanto accaduto non può che indignare, sono stati superati i limiti propri di un paese che si definisce civile; non credo esista un paese in cui accadono cose simili, usare la violenza per far desistere un consigliere a esprimere il proprio pensiero in un Comune dove è stato eletto è un comportamento ascrivibile solo ai metodi mafiosi”.
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Maggio 13th, 2011 Riccardo Fucile
CREATO NEL 2006 DAL MINISTRO PISANU, PERMETTEVA DI FARE DENUNCE SENZA USCIRE DI CASA, EVITANDO DI INTASARE I COMMISSARIATI…SCADUTO IL CONTRATTO CON LA SOCIETA’ CHE GESTIVA IL SERVIZIO, SI SCOPRE CHE MANCANO PERSINO I FONDI PER IL RINNOVO… MARONI AD APRILE, INSERENDO IL POTENZIAMENTO DEL SERVIZIO NEL PROGRAMMA STRATEGICO, MENTIVA SAPENDO DI MENTIRE
Mancano i fondi, e il commissariato online del ministero dell’Interno chiude le
principali attività .
Fra queste, il fiore all’occhiello del Viminale, ovvero la facoltà offerta ai cittadini di fare le denunce via web, evitando lunghe code nei commissariati.
I tagli del ministro dell’Economia Giulio Tremonti continuano a provocare effetti preoccupanti sul comparto sicurezza.
E’ di pochi giorni fa la notizia che a Palermo gli agenti sono costretti a comunicare con la centrale a proprie spese tramite cellulare, perchè i ponti radio fuori uso non possono essere riparati.
Ma il taglio ai fondi delle forze di polizia effettuato dal governo Berlusconi ha fatto un’altra vittima eccellente: è il commissariato virtuale, attraverso il quale fino a ieri il cittadino poteva presentare una denuncia online in attesa di conferma presso un ufficio di polizia.
La sospensione del servizio è l’ennesimo passo indietro che il governo sta imponendo al Paese sulla strada della modernizzazione e dell’efficienza delle forze di polizia.
Dopo le auto ferme, le divise bucate e le fotocopiatrici senza carta, ora chiude pure il commssariato online.e sicuramente non è finita qui.
Al Viminale confermano la notizia. “Tutto vero – dicono fonti interne – il contratto con la società che assicurava il supporto teelmatico è scaduto. Ma per il rinnovo mancano i fondi”.
Il “Commissariato online” inaugurato dall’ex ministro dell’Interno Giuseppe Pisanu aveva vinto il premio “European eGovernment Awards 2007″ perchè, aveva spiegato la giuria, riduce sensibilmente l’iter burocratico per inoltrare le denunce e consente alle persone anziane, disabili e a quanti sono impossibilitati a recarsi di persona al Commissariato di zona, di sbrigare celermente le pratiche per segnalare alla Polizia di Stato eventuali reati”.
Ed era stato anche finalista nel 2008 alla “Challenge Trophy” di Stoccolma: il concorso mondiale sulle innovazioni tecniche al servizio della comunità , bandito ogni due anni dal Royal Institute of Technology e sponsorizzato dal comune di Stoccolma.
Per il Dipartimento, erano stati “due importanti riconoscimenti per quanto realizzato dalla polizia per i cittadini e per la loro sicurezza nel mondo della comunicazione informatica”.
La chiusura inaspettata del prestigioso servizio web contrasta ora con il documento firmato il primo di aprile da Roberto Maroni intitolato “Obiettivi strategici del ministero dell’Interno” per il prossimo triennio.
Il secondo obiettivo strategico fissato da Maroni riguardava infatti proprio la “realizzazione e il potenziamento di banche dati e altri progetti di digitalizzazione e di semplificazione dei servizi, per incrementare il flusso di comunicazioni interne ed esterne, migliorandone la qualità e l’efficienza”.
Obiettivi che, però, rischiano ora di non corrispondere alla realtà .
Alberto Custodero
(da “La Repubblica“)
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Maggio 13th, 2011 Riccardo Fucile
TIMORI NON SOLO PER MILANO, MA ANCHE PER NAPOLI, DOPO AVER CONCORDATO CON COSENTINO IL CONDONO EDILIZIO… IL GIOCO SPORCO DELLA LEGA: AD APRILE IL CARROCCIO AVEVA VOTATO IL DECRETO CHE IMPEDIVA LE DEMOLIZIONI, ORA FINGE INDIGNAZIONE
La coperta è corta.
Berlusconi copre gli abusivi campani per dare una mano al candidato Lettieri ma scopre i leghisti nel nord.
“Ma con Bossi – ha assicurato – ci parlerò e mi spiegherò. Abbiamo trovato un accordo sulla Libia, figuriamoci se non lo troviamo su Ischia”.
Ottimismo solo obbligato a tre giorni dal voto, come quello di Paolo Bonaiuti: “Troveremo anche questa volta una “quadra” che faccia salve le esigenze di tutti”.
Eppure i due leader ieri non si sono parlati e nel Pdl aumentano i sospetti su quest’ennesimo strappo leghista.
Quasi che il Carroccio, sussurrano a via dell’Umiltà , stia “accumulando pretesti” per una rottura nazionale se le elezioni dovessero andare male.
E anche stavolta dietro a Bossi i berlusconiani scorgono la figura di Giorgio Napolitano, che qualche mese fa fece eliminare dal decreto Milleproroghe proprio il condono edilizio per i campani.
Milano e Napoli dunque.
È in queste due piazze che Berlusconi si gioca il resto della legislatura.
E in entrambe la situazione, ammettono nel quartier generale berlusconiano, è meno tranquilla di come appare, anche per la debolezza del candidato sindaco. A Milano le liste di centrodestra corrono qualche frazione di decimale sopra il cinquanta per cento, un margine troppo risicato per escludere il ballottaggio. Un’eventualità a cui il Cavaliere guarda con grande preoccupazione: “Al ballottaggio non ci saranno più le liste – ha spiegato ai suoi – e Letizia correrà da sola”.
Nel capoluogo lombardo ci sono nove circoscrizioni, fanno i calcoli a via dell’Umiltà , e ci sono 7 liste a sostegno della Moratti con 40 candidati ciascuna. È un esercito di 2500 aspiranti consiglieri che pompa voti a più non posso.
Ma dal 16 maggio, in caso di ballottaggio, questi militanti si fermeranno, lasciando Moratti da sola contro Pisapia.
A quel punto anche l’impensabile, la perdita della città -simbolo del berlusconismo, diventerebbe possibile.
Uno scenario non molto diverso da quello di Napoli, nonostante Berlusconi, riadattando una sua vecchia battuta, ieri abbia scherzato in privato sulla propensione al voto dei napoletani: “Non credo saranno tanto coglioni da rivotare chi li ha portati a quel disastro”.
Eppure i più attenti nel Pdl invitano alla prudenza, perchè sarà anche vero che Lettieri distanzia di più quindici punti i suoi due sfidanti.
Ma sotto il Vesuvio tutto è possibile.
“De Magistris – confidano – è un osso duro, un uomo d’ordine. Se dovesse andare lui al ballottaggio le cose si complicano”.
In ogni caso quel provvedimento annunciato ieri da Berlusconi serve e serve prima del ballottaggio.
“Dieci giorni fa – rivela Amedeo Laboccetta – Nicola Cosentino ed io siamo andati dal premier a palazzo Grazioli e abbiamo avuto il suo impegno a risolvere una questione che riguarda 67 mila famiglie. Il capo del governo ha preso un impegno e lo manterrà , Calderoli o non Calderoli”.
Per la verità già ad aprile, ricevendo a via del Plebiscito i sindaci campani di centrodestra (l’occasione venne immortalata con un video pirata e la barzelletta sulla mela), Berlusconi aveva garantito un decreto per bloccare le demolizioni. Ora è arrivato il momento di pagare dazio.
L’atteggiamento apparente di chiusura dei leghisti sulle case abusive provoca un moto di stizza nel Pdl al Nord, dove la “competition” tra i due partiti è serrata. “Quando si va a votare – osserva il milanese Massimo Corsaro – come al solito i leghisti pensano solo a loro stessi. Stavolta cercano di speculare agitando la solita storia dei terroni che si fanno le case abusive, senza farsi troppi scrupoli. Sono costretti ad alzare i toni perchè hanno subito una battuta d’arresto il 17 marzo, quando hanno polemizzato sull’unità d’Italia e i cittadini non li hanno capiti”.
Anche sulla questione della case abusive, ricordano nel Pdl, i leghisti giocano una partita sporca.
“Ora sono contrari ma lo scorso aprile il decreto che impediva le demolizioni lo votarono anche loro”.
Francesco Bei
(da “La Repubblica“)
argomento: Berlusconi, Bossi, Comune, Costume, denuncia, elezioni, governo, la casta, LegaNord, Parlamento, PdL, Politica, radici e valori | Commenta »