Maggio 6th, 2011 Riccardo Fucile
IL CANDIDATO DEL CENTRO DESTRA LETTIERI: “SONO AUTONOMO”, MA COSENTINO GLI RIBATTE “NO, TU RISPONDI A ME”….LA SINISTRA SI DIVIDE TRA DUE CANDIDATI, IL TERZO POLO PUNTA SU PASQUINO
Destinazione Palazzo San Giacomo o Poggioreale?
Il prefetto Andrea De Martino e il procuratore della Repubblica Giandomenico Lepore non azzardano previsioni, ma, poveretti, sono lì assatanati nei loro uffici a spulciare le liste dei 1.453 candidati al Comune di Napoli, che salgono a 10 mila con quelli alle municipalità e ai centri della provincia, per tentare una stima di quanti rischiano di prendere la via della Casa circondariale, invece di quella della Sala dei Baroni.
L`operazione “liste sporche”, o “liste munnezza”, partita di fatto solo dopo gli arresti per camorra di due candidati a Quarto, è una missione impossibile a dieci giorni dalle elezioni.
Tanto che Luigi De Magistris, l`ex magistrato candidato sindaco per l`Idv, additato da quasi tutti nel Pd come un pericoloso giustizialista, propone, tra il serio e il faceto, di applicare un metodo lom-brosiano: «Basta osservare le facce su alcuni manifesti per decidere se mandarli a Palazzo San Giacomo o a Poggioreale».
Quando non sono le facce, bastano i nomi.
I manifesti di Gianni Lettieri, l`ex presidente dell`Unione industriali, candidato del Pdl, esibiscono quello di Nick`oAmericano, al secolo Nicola Cosentino, capo assoluto del partito berlusconiano in Campania, accusato in trecento terribili pagine d`inchiesta di connivenza con il clan camorristico dei Casalesi. Lettieri che, sciagurato, si è scelto come spin doctor Claudio Velardi, l`antico alter ego di Massimo D`Alema quando il professor Guido Rossi definiva la presidenza del Consiglio l`unica banca d`affari in cui non si parla inglese, per mondarsi dell`imbarazzante ala protettrice, che puzza di camorra, ha tentato un`operazione pseudo-trasversale.
Ha arruolato con i buoni uffici dell`ex Lothar di Palazzo Chigi, diventato uomo d`affari in proprio, 18 personaggi del Pd, come Antonio Napoli, ex assessore di Bassolino, Felice Laudadio, ex assessore della lervolino, Alessandro Pulcrano, ex consigliere comunale dei diesse, e altri quindici disponibili più che responsabili.
«Cosentino? Io sono autonomo», proclama Lettieri.
Ma Nick`o americano non aspetta neanche un minuto e scrive al Mattino più o meno: “altro che autonomo, i voti te li porto io e a me devi rispondere”.
Tutti i principali candidati hanno, più o meno, un santo di riferimento, ma nessuno così imbarazzante.
Ciriaco De Mita veglia su Raimondo Pasquino, rettore dell`Università di Salerno, candidato sindaco del Nuovo Polo di Casini, Fini e Rutelli.
«Non me ne vergogno -dice-. DeMita ha fatto tanto per il paese e io non lo rinnego».
Anche il prefetto Mario Morcone, il responsabile dell`Agenzia del Viminale per i beni sequestrati alla mafia, scelto in extremis da Pd, Sel, Verdi e socialisti dopo la contestazione delle primarie che avevano incoronato Andrea Cozzolino, volente o nolente accetta l`assist di Bassolino.
Il quale con il candidato mancato ha organizzato un oceanico raduno al Palapartenope, nel quale il sindaco dell`ormai antico rinascimento napoletano è stato paragonato a Enrico Berlinguer: «Antonio? Un rivoluzionario e conservatore come Berlinguer».
Sarà che cacicchi e capibastone, come alquanto ingenerosamente li aveva definiti D`Alema, sotto il Vesuvio non passano mai di moda e, in fondo, rispetto all`incedere senza più pudore della camorra alla diretta conquista delle istituzioni in nome e per conto della destra berlusconiana, suscitano quasi sentimenti meno sconfortanti.
«Bassolino e Cozzolino non credo abbiano malattie infettive» dice il prefetto Morcone.
Per aggiungere, sottovoce: «Bella la manifestazione del Palapartenope, ma sia chiaro che fa comodo anche a loro».
Dicono che l`ondata di liste sporche abbia fatto incazzare persino San Gennaro che quest`anno ha ritardato `o miracolo del sangue, mentre il cardinale Crescenzio Sepe ha fatto incazzare Rosetta lervolino, aspirante senatore a vita, addebitandole la vergogna della munnezza.
Coinvolto nelle gesta della Cricca di Balducci e Bertolaso sotto l`ala del gentiluomo di Sua Santità Gianni Letta, il porporato si barcamena tra la chiesa di base stanca della criminalità e la dissimulata simpatia per il candidato Lettieri, le cui liste sono una miniera di buchi neri criminali.
I due del clan Polverino arrestati per traffico di droga e estorsione sono candidati del Pdl a Quarto, ma allungano la loro influenza fino al Vomero.
E comunque le liste a sostegno del candidato Pdl a sindaco partenopeo non si fanno mancare nulla: Achille De Simone, a giudizio per contiguità con il clan Sarno, apre la lista di Pionati, quell`ex cronista avellinese del Tgl che rivendica per sè un posticino nel governo Berlusconi; Maurizio Matacena, indagato per riciclaggio, è in quella del Pdl, come Marco Nonno, imputato di concorso in devastazione per aver guidato la guerriglia camorrista contro la riapertura della discarica di Pianura.
«Liste che fanno venire i brividi», chiosa De Magistris e che fa dire ad AndreaOrlando, commissario del Pd, che è evidente anche ai ciechi che “il Pdl in Campania ha un legame più che organico con la camorra».
Lettieri stesso è sotto processo a Salerno per truffa e falso.
Ciriaco De Mita ne ha tracciato un fulminante ritrattino: «Lettieri novità e progresso? Figuriamioci, noi qui in Irpinia lo conosciamo come uno che è venuto, si è preso quattro finanziamenti e se ne è andato».
Ma la vera spina nel fianco del candidato Pdl è Antonio D`Amato, ex presidente della Confindustria, uno dei più di destra che la storia centenaria dell`organizzazione imprenditoriale ricordi fin dai tempi del fondatore Louis Bonefonne Craponne.
A Parma benedì senza riserve il salvifico governo del “collega Berlusconi”.
Adesso sta cospargendo di mine antiuomo il percorso elettorale del suo collega imprenditore berlusconiano.Altro che la bombetta-carta esplosa vicino alla sede di Lettieri.
Tardo pomeriggio, settecentesco palazzo Partanna, in piazza dei Martiri, salaD`Amato (intitolata al padre): l`expresidente confindustriale partecipa alla presentazione di un rapporto della Luiss sul deficit di classe dirigente in Italia e nel Mezzogiorno.
Un`occasione che sembra fatta apposta per demolire il candidato berlusconiano.
Non viene persa: «Altro che discontinuità con il degrado morale di questa città . Lettieri è un uomo di Cosentino e Berlusconi. Napoli ha bisogno di chi serva le istituzioni e non di chi delle istituzioni si serve per fare i propri affari». Per di più, al contrario di Berlusconi, Lettieri è un pessimo imprenditore: «Per affrontare le complesse questioni di una città come Napoli – scandisce sadico D`Amato- occorre un curriculum di esperienze provate e di successi che non ci sono nella storia imprenditoriale di Lettieri».
Più o meno la stessa opinione che ha il successore di D`Amato a viale dell`Astronomia Luca Cordero di Montezemolo, che con la sua Fondazione ha partecipato discretamente alle tormentate vicende elettorali partenopee. La nascita di una liaison in vista della scesa in campo montezemoliana, quando nel dopo-Berlusconi sarà in palio la guida del governo?
D`Amato per ora non si sbilancia.
Sommerge di elogi il prefetto Morcone, uomo delle istituzioni di elevate qualità etiche che combatte la criminalità organizzata, il professor Pasquino, che ha creato un polo universitario di livello internazionale, e persino il giustizialista De Magistris, un elemento di discontinuità .
A questo punto del thrilling napoletano, nutrito di trafficanti di droga, estorsori, strozzini, lenoni, camorristi contro aspiranti sceriffi che promettono di combatterli, impossibile dire come finirà la partita, dopo l`inevitabile ballottaggio.
Tra Lettieri e Morcone, come sembra probabile, o tra Lettieri e De Magistris?
Alberto Statera
( da “La Repubblica“)
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Maggio 6th, 2011 Riccardo Fucile
“VUOLE ERGERSI A TERZA CAMERA, NECESSARIO UN INTERVENTO LEGISLATIVO” SOSTIENE IL CAPOGRUPPO PDL…CONTINUA LA STRATEGIA DEI BERLUSCONES PER METTERE IL BAVAGLIO ALLA GIUSTIZIA
Due nuove leggi per mettere il silenziatore al Csm. E che silenziatore.
Se da un lato il Cavaliere aveva imposto di congelare, almeno fino a dopo le amministrative, il florilegio di iniziative legislative ad personam per compiacerlo , c’è stato chi ha voluto scientificamente disobbedire.
Il suo nome è Maurizio Gasparri, capogruppo pidiellino al Senato, e non nuovo a queste alzate d’ingegno.
Comunque, giusto ieri Gasparri ha avuto la piacevole sorpresa di veder entrare trionfalmente in commissione Giustizia del Senato, pronti per essere discussi, due suoi ddl (presentati qualche tempo fa) fatti apposta per mettere un bavaglio al Csm.
E per derubricarlo a mero istituto consultivo del ministro della Giustizia (ma solo su richiesta) privo anche della facoltà di aprire “pratiche a tutela dell’indipendenza e del prestigio della magistratura” che possano avere una valenza più politica che funzionale.
Insomma, un bel cerottone censorio sulla bocca dei componenti dell’organo di autogoverno della magistratura, fatto di soli due articoli, uno per ciascun ddl, che il presidente della commissione Giustizia del Senato si è rifiutato di rimandare alla riforma costituzionale della Giustizia (dove è prevista la riforma del Csm) semplicemente perchè il Pdl, tanto per cambiare, ha fretta di approvarlo.
A conti fatti, il bavaglio al Csm potrebbe arrivare in aula in parallelo con il processo breve, ovvero nelle prime due settimane di giugno.
E il rischio di vederli diventare legge in autunno, casomai proprio alla riapertura della Camera dopo le vacanze è più che concreto.
Ma questo doppio bavaglio, esattamente, come è fatto?
Nel solo articolo del primo dei due ddl (il 1833) si dice che “il Csm non può assumere iniziative che arrechino nocumento alla riservatezza, alla serenità e all’imparzialità della funzione giudiziaria e al regolare svolgimento di procedimenti pendenti”.
Tradotto: il governo vuole mettere dei paletti “stringenti” alla possibilità del Csm di correre in soccorso di magistrati presi di mira da Berlusconi attraverso i famosi ‘interventi a tutela’ che, secondo Gasparri, spesso “si risolvono — si legge nella sua presentazione della legge — come prese di posizione prive di reali effetti giuridici, idonee solo ad ingenerare polemiche e tensioni politiche non secondarie”.
Talvolta, cita sempre Gasparri, questi interventi sono anche utilizzati come “sollecitazioni di apertura di inchieste giudiziarie”.
Infine, si sottolinea come i “dibattiti pubblici o prese di posizione ufficiali dell’organo di autogoverno” abbiano spesso (non si sa come) messo a repentaglio “la serenità dei collegi giudicanti” in processi delicati.
Insomma, niente tifo per la Boccassini e compagni sottoforma di “pratiche di tutela dell’indipendenza della magistratura”.
Ma non è finita.
Il bavaglio vero arriva con il secondo ddl (il 1832) dove si vieta espressamente al Csm di esprimere “liberi pareri” su questioni che hanno attinenza “con l’ordinamento giudiziario e l’amministrazione della giustizia”, finendo per “esorbitare dalle proprie attribuzioni”.
E si specifica che il Csm sarà chiamato sì ad esprimere “liberi pareri”, ma solo su richiesta del ministro della Giustizia.
La spiegazione di Gasparri al perchè di un simile provvedimento è meritevole di menzione: il Csm “calendarizza sovente la discussione e la votazione di pareri (liberi, ndr) in coincidenza con i lavori parlamentari su disegni di legge sulla giustizia e il suo ordinamento legittimando l’impressione (sic!) di volersi ergere a Terza Camera, in concorrenza con gli organi deputati alla definizione dell’indirizzo politico”.
Insomma, il ddl di Gasparri non ci prova neppure a far finta che non sia una censura per non disturbare il manovratore; lo ammette espressamente.
Perchè “vista l’attuale situazione — si legge sempre nella spiegazione alla legge — questo intervento legislativo ordinario sembra l’unico modo per riportare i rapporti tra gli organi in questione alla loro giusta dimensione”.
E la giusta dimensione, come sempre per il Pdl, è una mordacchia.
Stavolta con tanto di ministro della Giustizia (dunque, il governo) a tenere il guinzaglio corto.
Sara Nicoli
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Maggio 6th, 2011 Riccardo Fucile
UFFICIALMENTE NICOLE GIUSTIFICA LA SUA SCELTA CON UN “PREFERISCO ORIENTARMI SU UN AVVOCATO RIMINESE AMICO DI FAMIGLIA”…LA PESCE AVEVA FORSE PRESO TROPPO LE DISTANZE DA BERLUSCONI, AMMETTENDO CHE LE PROVE SONO PESANTI
Alla vigilia della richiesta di rinvio a giudizio per il caso Ruby, Nicole Minetti cambia avvocato: Daria Pesce, che sinora aveva difeso la consigliera lombarda pdl nell’inchiesta (in cui è indagata con Lele Mora e Emilio Fede) per la prostituzione di 30 ragazze e anche della minorenne Ruby nella residenza del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, non la assisterà più.
«Per motivi personali preferisco orientarmi su un avvocato di Rimini amico della mia famiglia da tempo», è la sola motivazione che dà la Minetti, che si è rivolta anche al prof. Piermaria Corso, legale di Silvio Scaglia nel processo Fastweb. Lapidaria Pesce, la quale lascia capire che non è separazione consensuale: «Non ho rinunciato io. Sono stata revocata. Perchè? Non lo so, chiedetelo a Nicole. Forse non sono abbastanza brava come avvocato…» aggiunge sarcastica.
Possono aver pesato alcune prese di posizione vissute all’esterno come non «in linea» con Berlusconi?
«No, per niente. Credo di aver detto cose giuste. Io faccio l’avvocato e difendo il cliente fino alla fine» taglia corto Pesce.
Non è un segreto che l’entourage berlusconiano non abbia gradito le sue dichiarazioni a L’infedele quando, escludendo che Minetti potesse essere «condannata per concorso alla prostituzione minorile di Ruby», aveva constatato che sul favoreggiamento della prostituzione di maggiorenni ad Arcore «ci sono indizi che potrebbero non dico farla condannare, ma mandarla a processo». Appena prima, c’era stata una memoria difensiva in cui Minetti si chiamava fuori dall’arrivo di Ruby ad Arcore.
Al cambio di avvocato potrebbe quindi seguire un cambio di strategia difensiva, questa volta concordata con quella del premier?
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Maggio 6th, 2011 Riccardo Fucile
INCHIESTA SUL G8: I PM DI PERUGIA ACCUSANO: “PROTEZIONE GLOBALE DELLA CRICCA”…RINVIATE A GIUDIZIO 19 PERSONE, COMPRESO IL COSTRUTTORE ANEMONE
Richiesta di rinvio a giudizio da parte dei pm di Perugia per 19 degli indagati nell’ambito
dell’inchiesta sugli appalti per i cosiddetti Grandi eventi.
Tra loro l’ex sottosegretario Guido Bertolaso e il costruttore Diego Anemone.
La richiesta di rinvio a giudizio – in base quanto appreso dall’Ansa – riguarda anche 11 società .
Hanno invece chiesto di patteggiare, con il consenso dei pm, l’ex procuratore aggiunto di Roma Achille Toro e il figlio Camillo accusati di rivelazione di segreto di ufficio e l’architetto Angelo Zampolini, per il riciclaggio di denaro destinato all’acquisto di alcune abitazioni. Istanza ora al vaglio del gip.
Dalle carte emerge la «prova incontrovertibile dell’asservimento della pubblica funzione» di Guido Bertolaso dall’inchiesta della procura di Perugia sugli appalti per i Grandi eventi.
E’ quanto sostengono i pm nella loro richiesta di rinvio a giudizio per la presunta «cricca» degli appalti.
Secondo gli inquirenti le presunte utilità ricevute dall’ex sottosegretario (accusato di corruzione) e gli atti al centro degli accertamenti «appaiono inquadrabili» anche «in un’ottica di protezione globale».
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Maggio 5th, 2011 Riccardo Fucile
AVEVA SOFFERTO TANTO, AVEVA PERSINO PIANTO INSIEME A SILVIO, NON DORMIVA LA NOTTE, ERA SOTTO CURA DAL DOTTOR VERDINI… ORA CON 18.000 EURO AL MESE HA TROVATO UN’OCCUPAZIONE
Bellotti ce l’ha fatta.
È sottosegretario al Welfare.
Eravamo in pena per lui.
Aveva trascorso tutto l’inverno a cannoneggiare contro Berlusconi, contro Cicchitto, contro la Santanchè.
Lasciato il Pdl s’era rifugiato in Futuro e Libertà , da dove tirava sassate contro il governo.
Al congresso futurista di Milano, a febbraio, il suo intervento era stato tra i più feroci.
Aveva dato perfino del comunista a Bondi!
Poi, di ritorno a casa, era stato colto da una profonda crisi di coscienza.
Si sentiva lacerato.
Le sue notti erano agitate da incubi mostruosi, dove gli appariva Berlusconi con il ditino alzato.
A Montecitorio vagava pallido come un cencio: “Che te piglia Bellotti?”.
Gli avevano consigliato un bravo medico, il dottor Verdini (“lui sa come guarirti”), che lo aveva portato imediatamente dal premier, a palazzo Grazioli. L’incontro avvenne una settimana — una — dopo il congresso di Milano. Berlusconi lo consolò lungamente.
Piansero insieme, pare.
Quando scese le scale Bellotti si sentiva già meglio.
Disse che aveva sbagliato tutto nella vita, e che tornava nel Pdl.
Il suo travaglio interiore merita rispetto, disse Silvio.
E noi ogni tanto ci chiedevamo: “Ma che fa Bellotti? Quanto deve soffrire!”.
Il presidente, che è un dono di Dio per citare don Verzè, oggi gli ha trovato finalmente un’occupazione: sottosegretario al Welfare.
Circa diciottomila euro al mese.
Buon lavoro, onorevole Bellotti!
( da “Ritagli“)
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Maggio 5th, 2011 Riccardo Fucile
NON DOVEVA CHIEDERLE LA DATA PRECISA PER IL RITIRO DELLE TRUPPE IN LIBIA?…LA PRESA PER I FONDELLI E’ DURATA MENO DI 24 ORE: LEGA E PDL SONO TORNATI IN RIGA CON GLI USA…LA LEGA HA VINTO? SI, LA COPPA DEL NONNO
“Confermiamo l’impegno italiano su tutte le missioni” internazionali e “certamente anche
quella in Libia”.
Il ministro degli Esteri Franco Frattini, al termine dell’incontro bilaterale con il segretario di Stato Usa Hillary Clinton, ha ribadito che il nostro Paese rispetterà tutti gli impegni presi.
Con il segretario Usa, ha detto il ministro, si è discusso ”dell’importanza di una soluzione politica che veda la pressione militare come uno strumento per convincere il regime a cessare le violenze e gli attacchi contro i civili”.
Nel corso della seconda riunione del Gruppo di Contatto sulla Libia, oggi a Roma, il responsabile della Farnesina ha illustrato gli obiettivi per una soluzione diplomatica della crisi libica: favorire “il coordinamento sull’iniziativa politica”, esprimere “sostegno economico, in particolare al Consiglio nazionale transitorio di Bengasi”, e tracciare “una road map per il cessate il fuoco e per un’assemblea costituzionale volta alla riconciliazione libica”.
Dal canto suo, Hillary Clinton, dopo l’incontro, ha espresso la gratitudine degli Stati Uniti nei confronti dell’Italia.
Gli Usa, ha detto, “molto grati all’Italia per l’impegno” dei suoi militari in Afghanistan.
La Clinton ha ancora una volta espresso apprezzamento per il “lavoro difficile per garantire la sicurezza in Afghanistan” svolto da “quattromila soldati italiani al nostro fianco”.
“L’America è e sarà partner privilegiato” per l’Italia, perchè “consideriamo gli Usa un paese fratello: le azioni che l’Italia intraprende le concertiamo e definiamo insieme ai partner internazionali europei e anzitutto con gli Stati Uniti, come è stato ed è per la missione in Libia”, ha sottolineato il ministro degli Esteri Franco Frattini.
”La pressione militare – ha spiegato il segretario Usa – deve essere uno strumento per convincere il regime di Gheddafi a cessare gli attacchi contro i civili”.
Gli Stati Uniti e i suoi alleati della Nato stanno rispettando la risoluzione del Consiglio di sicurezza dell’Onu sulla Libia, che autorizza a un intervento per la protezione dei civili, e ribadiscono l’invito al colonnello Muammar Gheddafi di lasciare il potere.
“Il modo migliore per proteggere i civili è che Gheddafi cessi i suoi attacchi e lasci il potere”, ha spiegato la Clinton, a margine della riunione. “Questo è l’esito a cui miriamo”, ha aggiunto il capo della diplomazia di Washington, che ha anche annunciato il via libera all'”assistenza, chiamata ‘no lethal'”, a favore del Consiglio Nazionale Transitorio (Cnt) di Bengasi.
L’incontro, presieduto dal titolare della Farnesina insieme al primo ministro e ministro degli Esteri del Qatar, Sheik Hamad Bin Jassim Bin Jabr Al-Thani, vede la partecipazione di delegazioni di 22 Paesi, sette organizzazioni internazionali e quattro Stati osservatori.
Anche a questa seconda riunione, che fa seguito a quella di Doha del 13 aprile scorso, è stato invitato un rappresentante del Consiglio nazionale transitorio libico (Cnt).
L’incontro fornisce l’occasione per trattare approfonditamente il nodo del sostegno economico ai ribelli, tema sul quale si è espresso il ministro degli Esteri francese Alain Juppe, annunciando che “si lavorerà a un meccanismo finanziario che permetterà di aiutare il Consiglio transitorio nazionale”.
Frattini, da parte sua, ha anticipato che si sta “lavorando per individuare strumenti legali internazionali per consentire la vendita di greggio prodotto in Cirenaica a produttori, fornitori e acquirenti internazionali”.
L’Italia vuole essere in prima linea nel chiedere ai partner internazionali di prendere proprio a Roma una decisione sull’utilizzo di “strumenti finanziari trasparenti”.
Il segretario di Stato Usa ha poi aggiunto, in riferimento alla battaglia contro il terrorismo che, “dobbiamo aumentare i nostri sforzi non solo in Afghanistan ma in tutto il mondo, chi uccide gli innocenti verrà assicurato alla giustizia”, ha concluso.
Chissà come mai Frattini si è dimenticato di chiedere alla Clinton di fissare una data per il ritiro delle truppe Nato in Libia, come da documento patacca voluto dalla Lega e votato ieri alla Camera.
Il bluff è durato meno di 24 ore, anche per Bossi si può continuare a bombardare e anche i padagni si sono prostrati alla Mecca americana.
Bossi ieri aveva detto che “la Lega ha vinto”, ma non aveva precisato che il trofeo era la coppa del nonno.
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Maggio 5th, 2011 Riccardo Fucile
SIAMO ALLA FARSA: ADESSO OGNI DUE “RESPONSABILI” UNO E’ MINISTRO O SOTTOSEGRETARIO…OVVIAMENTE SONO I GRANDI VALORI IDEALI CHE LI HANNO CONDOTTI AL TRADIMENTO… MA BERLUSCONI NON SI SMUOVE DA QUOTA 309
Sarebbero nove i nuovi sottosegretari nominati nel corso del Consiglio dei ministri, su proposta del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, nel corso della riunione a Palazzo Chigi.
Incarichi che vedranno la promozione nella squadra dell’esecutivo di altri esponenti del sedicente gruppo dei Responsabili.
Berlusconi, a quanto raccontano alcuni presenti, ha discusso la lista dei nomi con il leader della Lega Nord Umberto Bossi e il titolare dell’Economia Giulio Tremonti ricevendo da entrambi l’ok alle scelte.
Quando si tratta di comprarsi appoggi sono tutti d’accordo.
Si è così deciso di pagare il prezzo pattuito a coloro che hanno permesso al governo di andare avanti con il voto del 14 dicembre.
A quanto si apprende da fonti governative Roberto Rosso andrebbe all’Agricoltura, Luca Bellotti al Welfare, Daniela Melchiorre allo Sviluppo Economico, Catia Polidori e Bruno Cesario all’Economia, Aurelio Misiti alle Infrastrutture, Riccardo Villari ai Beni Culturali e Antonio Gentile all’Ambiente, e Giampiero Catone allo Sviluppo economico.
Con questa nuova infornata, si arriva alla farsa che metà dei traditori hanno avuto la nomina a ministro o sottosegretario, rendendo evidente i nobili valori e i motivi ideali che li hanno condotti alla scelta di appoggiare il governo degli accattoni Berlusconi-Scilipoti.
Senza contare che gli altri hanno ricevuto o conservato nomine interne come presidenze di commissioni (che vuol dire uffici, privilegi e auto blu).
Ma anche ieri, nonostante il loro appoggio, il governo si è fermato a quota 309 voti, ben lontano da quella di 316 che rappresenta la metà più uno dei deputati.
Ora i venduti “agopunturati” possono gridare: “Ok, il prezzo è giusto”
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Maggio 5th, 2011 Riccardo Fucile
IL PDL MAZZUCA E’ STATO INCARICATO DI STILARE LA SPECIALE CLASSIFICA SUI MIGLIORI LATI B DELLE DEPUTATE BERLUSCONIANE PER POI PUBBLICARLA SU “PANORAMA”… NON SI SA SE REDATTA DOPO UN APPROFONDITO ESAME O LIMITANDOSI AD UNA ANALISI SUPERFICIALE..E’ CERTO CHE LA MUSSOLINI, QUANDO GLI VIENE CHIESTO SE GRADISCE LA COLLOCAZIONE AL 5° POSTO, SI INCAZZA
In tempi di classifiche, ce n’è una davvero singolare che circola alla Camera. Riguarda le
donne del Pdl.
Anzi, a voler essere precisi, una parte assai “bassa” delle signore berlusconiane. Il famoso lato B.
A scoprirla, perchè posta di fronte a un preciso interrogativo, è Alessandra Mussolini. Che non ha certo fama di una che su certi argomenti sta allo scherzo. Eccola ieri, sulla soglia della commissione Giustizia della Camera, che incontra la Pd Paola Concia, furibonda a sua volta per l’ennesimo rinvio dell’aggravante sull’omofobia.
Duetto magnifico tra le due. Che merita una trascrizione letterale.
Protagonista una Mussolini incredula, indignata, battagliera, pronta alla vendetta. Racconta alla Concia: “Tu non crederai a cosa è accaduto. In Transatlantico mi ferma Giancarlo Mazzuca e mi chiede “ma tu vuoi essere inserita al quinto posto della nostra classifica? sai… ne scriverò su Panorama”.
E io a lui, ingenua, “classifica? di chi ha presentato più disegni di legge?” e lui “disegni di legge? macchè… io sto parlando di culi, il tuo sarebbe classificato al quinto posto”.
La Concia guarda la Mussolini esterrefatta con uno scontato “ma che mi dici? ma davvero? ma non è possibile?”.
Lei prosegue, con quell’atteggiamento tipico che ha quando annusa aria di battaglia.
Vestita semplice, tutto sul grigio, pantaloni di lino morbidi, scarpe comode ma col tacco, un top di seta, un cardigan in tinta, avvolgente, fermato con una spilla a balia.
Occhi da tigre: “Ma tu capisci Paola? Una classifica sui culi? A questo lavora il responsabile della comunicazione del Pdl alla Camera? Da pubblicare su Panorama? L’ho lasciato lì e mi sono precipitata da Bonaiuti e da Cicchitto”.
Il primo fa capire che della classifica sa qualcosa.
Il secondo strabuzza gli occhi e promette di intervenire in modo deciso.
La Mussolini prospetta alla Concia le sue prossime iniziative.
Ben due. “Sai che ho detto a Bonaiuti e a Cicchitto? Che se esce una sola riga di questa roba possono star certi che lo scrivo io un articolo sull’Espresso, ma per fare la “mia” classifica, di quanto è lungo o corto il microchip dei nostri parlamentari. Sai che risate ci facciamo? E non basta. Ho già cominciato a girare per il Transatlantico sollevando il retro della giacca dei miei colleghi, lanciare un’occhiata e dire, “no, questo è troppo piccolo”, oppure “no, questo è troppo piatto”, o ancora “no, no, no, questo è troppo grasso”.
Poi, stringendo a sè una borsa di Fendi con le “effe” d’argento, Alessandra Mussolini guarda sconsolata la Concia: “Dimmi tu, Paola, ma in che mondo viviamo?”.
Quello del Pdl, Alessandra, solo quello.
D’altronde forse tale inziativa parlamentare era scritta nel tanto spesso richiamato “programma di governo” del centrodestra, sottoscritto con gli elettori.
Che ora si rendono conto di quanti “culi” hanno portato in Parlamento.
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Maggio 5th, 2011 Riccardo Fucile
PATTI E RICATTI: GLI INTERESSI CHE UNISCONO BOSSI A BERLUSCONI, LE QUERELE RITIRATE, IL SIMBOLO VENDUTO… MENTRE I PIRLA DEL NORD CONTINUANO A ULULARE “PADAGNA LIBERA”, BERLUSCONI HA GARANTITO ALLA LEGA LA SOPRAVVIVENZA ECONOMICA… E BOSSI NON HA PIU’ LE PEZZE AL CULO
Un paio di giorni fa un ascoltatore di Radio Padania Libera aveva chiesto: “Ma è vero che Berlusconi si è comprato la Lega?”. Una telefonata bruscamente interrotta, nonostante la diretta, che apre una serie di interrogativi sul sodalizio a denti stretti, difeso a tutti i costi soprattutto in questi giorni.
Qualcosa in più di un semplice accordo politico se analizzato dal punto di vista delle difficoltà a sciogliere questa convivenza (forzata) tra i due.
Il mezzo accordo sulla Libia e lo sfogo del ministro La Russa: “Umberto capo della sinistra” sono, d’altro canto, i segni che Bossi e Berlusconi stanno tirando a campare.
Ecco allora riemergere uno dei grandi misteri delle vicende leghiste.
Quello relativo all’esistenza di un patto segreto tra i due leader: la sottoscrizione di un atto notarile e massicci finanziamenti berlusconiani al Carroccio.
Voci, ancora prive di riscontro, ma che si rincorrono soprattutto all’interno delle segrete stanza di via Bellerio secondo le quali ci sarebbe stata addirittura la compravendita da parte di Berlusconi del “marchio Lega Nord”.
Una questione ripresa dal giornalista Leonardo Facco nel suo “Umberto Magno”, edito da Aliberti e dal tesoriere dei Radicali italiani Michele De Lucia che ha curato “Dossier Bossi-Lega Nord” di Kaos Edizioni.
I rapporti extra politici tra Bossi e Berlusconi, quindi, sono di fatto un giallo nonostante tutto però ci sono delle certezze.
Partiamo con le carte, in particolare il documento, datato 28 giugno 2000, firmato dall’amministratore nazionale degli azzurri Giovanni Dell’Elce che scrive alla Banca di Roma per garantire un fido alla Lega.
“Vi diamo incarico — si legge —, di aprire a favore del Movimento politico Lega Nord, che assistiamo finanziariamente, un credito complessivo di due miliardi di lire, valido fino a nostra revoca, utilizzabile per gli scopi istituzionali e le esigenze generali del movimento”.
Prosegue poi la lettera: “Vi diamo atto che, dati i rapporti attualmente intercorrenti tra noi e il suddetto Movimento, il presente mandato di credito è utile per il conseguimento dei nostri fini istituzionali”.
Tradotto significa che Forza Italia si era impegnata a tutelare ogni eventuale manchevolezza del partito fondato da Bossi.
E forse la cosa non farà molto piacere alla base, nonostante le precisazioni fatte dallo stesso Dell’Elce e riportate da De Lucia: “Sia chiaro: non gli abbiamo dato nessun contributo, ma solo garantito un fido ed è una cosa che abbiamo fatto nella massima trasparenza”.
Sarà un caso, ma certamente una certa coincidenza c’è tra l’apertura del fido e la difficile situazione in cui versava la Lega proprio in quegli anni.
Era il tempo in cui la Padania titolava: “Berlusconi, sei un mafioso? Rispondi” mettendo in prima pagina le foto di Riina, Brusca, Bagarella, Berlusconi e Dell’Utri.
Il Senatùr non le mandava a dire al Cavaliere, tanto che di quel periodo Gianluca Marchi, primo direttore de la Padania, dice a Facco: “Con la storia del Berlusconi mafioso avevo sulle spalle qualcosa come 13 querele tra Fininvest, Dell’Utri e Confalonieri. Nel 2000, in prossimità dell’accordo fra il leader leghista e il Cavaliere, sono state tutte rimesse, ritirate”.
Un colpo di spugna e il futuro della Lega segue un altro corso.
Qualcuno considera il 1998 l’anno di svolta: quando alla Camera dei deputati la Lega Nord votò contro la richiesta di arresto di Cesare Previti uomo di fiducia di Silvio Berlusconi.
Ma la vera spina nel fianco per il popolo di Pontida è un’altra.
A ricostruirla è Rosanna Sapori già militante leghista e giornalista di Radio Padania.
Le sue parole sono state raccolte da Ferruccio Pinotti e Udo Gempel ne L’unto del Signore ma il Fatto Quotidiano l’ha incontrata a casa sua. In provincia di Bergamo dove ha aperto una tabaccheria.
La donna ha deciso di raccontare una storia della Lega che spiega molto del Carroccio di oggi e del perchè Bossi alla fine dovrà fare quello che gli dice Silvio Berlusconi.
Sapori sostiene che il premier abbia la titolarità del logo del partito della Lega. Che il mitico “spadone” di Alberto da Giussano insomma appartenga al Cavaliere.
La storia non è nuova negli ambienti padani: nel 2005 il premier avrebbe finanziato il Carroccio, a un passo dalla bancarotta e in cambio avrebbe chiesto come contropartita il simbolo.
“Niente di ciò che dico è stato inventato — spiega la diretta interessata — e la riprova è che fino ad ora nessuno si è mai permesso di smentirmi”.
Racconta Sapori che nel 2000 la Lega non aveva neppure gli occhi per piangere. Solo debiti e ipoteche pure sulle rotative del quotidiano.
A rischio c’era anche la casa di Gemonio del Senatùr.
Oltre ai costi del fare politica, Bossi e i suoi dovevano rimediare ai danni della Credieuronord (la banca padana) salvata dalla Banca popolare di Lodi di Giampiero Fiorani.
“Fiorani entrò su decisione del Cavaliere molto probabilmente consigliato da Aldo Brancher. Berlusconi a sua volta ripianò i debiti della Lega” sostiene Rosanna Sapori nella sua analisi a metà tra la politica e il giornalismo.
“Io ho avuto il coraggio di spiegare perchè Bossi si è dimostrato prigioniero di Berlusconi. So che qualcuno vorrebbe farmi pagare questa libertà di opinione. Con quella storia io ho chiuso anche se non mi sento tranquilla e per questo non voglio che scriviate dove abito. Nonostante ciò, però, sbaglia chiunque pensi che farò un passo indietro magari dicendo che mi sono confusa”.
Intanto la Lega corre ai ripari diffondendo la notizia che comunque il patto “era a scadenza” del compimento dei 75 anni di uno dei due: Berlusconi li festeggerà a settembre.
Elisabetta Reguitti
(da “Il Fatto Quotidiano“)
argomento: Berlusconi, Bossi, Costume, elezioni, governo, LegaNord, Parlamento, PdL, Politica, radici e valori | 3 commenti presenti »