Destra di Popolo.net

DIECI VOLTE AL GIORNO POSSON BASTARE: SONO 1732 LE TELEFONATE DEL PREMIER CON RUBY E LE ALTRE

Settembre 8th, 2011 Riccardo Fucile

GHEDINI RIVELA: IN 5 MESI BERLUSCONI E I SUOI COLLABORATORI SONO RIMASTI ATTACCATI ALLA CORNETTA CON LE RAGAZZE DEL BUNGA BUNGA… E ADESSO VOGLIONO CERCARE DI DISTRUGGERLE I COLLOQUI REGISTRATI

Uno squillo a Marincea Florina, detta “Flo”. Un altro a Marysthelle Garcia Polanco. Una telefonata a Miriam Loddo, quattro chiacchiere con la “gemellina” Concetta De Vivo. Poi tocca a Roberta Bonasia, intermezzo con Emilio Fede prima di digitare il numero di Manuela Ferrera.
E ancora sul display appare “Ruby”, è Karima El Mahroug. Cornetta alzata per Aris Espinosa, tasto verde su Nicole Minetti, orecchio teso per Raissa Skorkina.
Una chiamata a Iris Berardi, una ricevuta da Barbara Guerra.
E prima di andare a dormire, il saluto della buonanotte a Ioana Visan, Alessandra Sorcinelli e Barbara Faggioli.
Il filo diretto con il presidente del Consiglio non si interrompe mai.
Al massimo si può trovare occupato.
Per dieci volte al giorno, Silvio Berlusconi e i suoi assistenti sono impegnati a conversare con le amiche dell’Olgettina.
La frequenza e gli interlocutori sono certificati direttamente dai suoi avvocati, Niccolò Ghedini e Pietro Longo: impegnatissimi a dimostrare “l’inutilizzabilità ” delle intercettazioni disposte dalla Procura di Milano, hanno affidato una perizia per dimostrare che “la direzione delle indagini” è dall’inizio rivolta a incastrare Berlusconi.
Senza accorgersi che i risultati raccolti dall’ingegner Claudio Alati non fanno altro che confermare l’ossessione del premier per le amiche del bunga bunga: “Analizzando il traffico sulle utenze di alcuni coindagati e delle signore che hanno partecipato alle cene/serate presso le dimore del presidente Berlusconi — scrivono Ghedini e Longo — ha avuto modo di verificare, che nel ristretto periodo in cui tali intercettazioni sono avvenute (31 luglio 2010-15 gennaio 2011) in ben 1.732 casi sono state intercettate indirettamente utenze riferibili al presidente Berlusconi”.
Non è un “vizio” cominciato l’estate scorsa.
Nei mesi caldi del 2008, il filo diretto era con Gianpaolo Tarantini.
Una “hot line” riservata alle pagelle e le tariffe.
“Dimmi Gianpi”, diceva il premier, pronto a dileguarsi da qualsiasi impegno istituzionale pur di fare nuovi incontri.
Come seguire i risultati delle elezioni americane: mentre Obama fa il suo ingresso alla Casa Bianca, lui è a Palazzo Grazioli con Patrizia D’Addario e di bianco ha solo l’accappatoio d’ordinanza.
O come i funerali di Alessandro Romani, paracadutista della Folgore morto in Afghanistan.
Quel 19 settembre di un anno fa, Berlusconi non scende a Roma per omaggiarlo, resta ad Arcore: “Ho sentito adesso the boss of the boss”, dice Nicole Minetti a un’amica “da briffare”: stasera bunga bunga.
Ed è proprio sulle telefonate tra le amiche di “the boss of the boss” che ora il Parlamento è chiamato a discutere.
In una lettera alla Giunta per le autorizzazioni a procedere, “il capo dei capi”, ha chiesto ai colleghi deputati di “valutare l’utilizzabilità ” delle intercettazioni telefoniche “disposte, a parere dello scrivente, in violazione dell’articolo 68 della Costituzione”, quello che regolamenta l’immunità  parlamentare.
Gli avvocati Ghedini e Longo hanno scritto più di 270 pagine per sostenere che i pm di Milano non potevano disporre nè dei tabulati telefonici, nè delle intercettazioni, nè del “materiale bancario riguardante i conti correnti dell’on. Berlusconi” senza prima chiedere l’autorizzazione alla Camera d’appartenenza.
E se non valgono i materiali su cui è stata elaborata l’accusa, insistono, non vale nemmeno la richiesta di giudizio immediato.
Così, il premier e i suoi legali chiedono alla Giunta di intervenire subito, visto che la prossima udienza “è fissata per il giorno 3 ottobre” e in quella data si dovranno “formulare le eventuali richieste di acquisizione” di quel “materiale di indagine”. Dalla Giunta per ora sono arrivati solo inviti a darsi una calmata.
“La richiesta di Berlusconi è del tutto infondata e temeraria”, dice l’Idv Federico Palomba, anche perchè “le intercettazioni per le quali si richiede pretestuosamente lo stralcio e l’inutilizzabilità  sono quelle delle telefonate tra le varie signorine che frequentavano i festini di Arcore” e “l’articolo 68 non può mai coprire conversazioni cui il parlamentare non prenda parte direttamente”.
La risposta a Berlusconi, comunque, non arriverà  prima del 16 settembre.
Entro quella data la Giunta è chiamata a esprimere un parere sull’esistenza del fumus persecutionis nell’ipotesi di arresto di Marco Milanese.
E poi dovrà  autorizzare o meno l’acquisizione dei tabulati telefonici di Alfonso Papa, che è arrivata ad agosto, quando il deputato era già  in carcere.
Ieri, la Giunta ha deciso di dire no alla richiesta di Milanese di mettere a disposizione dei suoi legali gli atti inviati dalla Procura di Benevento: riguardano l’imprenditore Paolo Viscione, il suo principale accusatore nell’inchiesta P4.
Ma quel processo beneventano per riciclaggio si è concluso con un’archiviazione ed è la prima volta, dice il presidente Pierluigi Castagnetti, che la Giunta si trova a valutare “atti di un procedimento archiviato”: al “collega Milanese” Castagnetti “rammenta” che tra i suoi diritti c’è quello di “tentare di persuadere i colleghi che egli è oggetto di un’attività  persecutoria dell’autorità  giudiziaria.
Ma tali facoltà  — aggiunge — non possono tramutarsi nella strumentalizzazione delle procedure parlamentari ai fini di privata difesa”.

Paola Zanca
(da “Il Fatto Quotidiano“)

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SCONTI AGLI ONOREVOLI, TAGLI QUASI ANNULLATI

Settembre 8th, 2011 Riccardo Fucile

AMMORBIDITE LE NORME SULLA INCOMPATIBILITA’: LA CASTA VENDE FUMO E SI TIENE L’ARROSTO

Sorpresa: l’emendamento del governo che rafforza l’entità  della manovra, con l’aumento dell’Iva, e la sua equità , con il contributo sui super-ricchi e l’anticipo della pensione a 65 anni delle donne, fa anche un bello sconto a ministri, deputati e senatori.
In attesa del promesso disegno di legge costituzionale per il dimezzamento del numero dei parlamentari, che forse non arriverà  neanche oggi sul tavolo di Palazzo Chigi, l’articolo 13 della manovra sui costi della politica è stato abbondantemente rivisitato.
Con una bella riduzione del taglio delle indennità  dei membri di Camera e Senato, almeno sei volte di meno rispetto a quanto previsto nel testo originario, e l’ammorbidimento dell’incompatibilità  del loro mandato con gli altri incarichi pubblici.
Tanto per cominciare, il taglio delle retribuzioni o delle indennità  di carica dei componenti degli organi costituzionali (il 10% per la parte eccedente i 90 mila euro, il 20% su quella che supera i 150 mila), non si applicherà  più da domani e per sempre, ma solo per quest’anno, il prossimo, e il 2013.
E dalla sforbiciata, grazie alla modifica approvata ieri con il voto di Palazzo Madama, vengono fatti salvi «la presidenza della Repubblica e la Corte costituzionale».
Cosa che ha fatto infuriare il viceministro delle Infrastrutture, Roberto Castelli, contro i «boiardi» della Consulta e del Quirinale, che ha risposto per le rime.
Spiegando che il Colle è estraneo alla formulazione della norma, che è il governo che semmai deve dare chiarimenti, e che, in ogni caso, ai dipendenti della presidenza della Repubblica «già  si applica il contributo di solidarietà  a suo tempo introdotto per la pubblica amministrazione».
Che, per onor di cronaca, è pari alla metà : il 5% oltre i 90 mila euro, il 10% oltre i 150 mila.
Nessuna parola, nè da Castelli, nè dagli altri quasi mille rappresentanti della Camera e del Senato, sull’alleggerimento dei tagli all’indennità  parlamentare, che pure l’emendamento prevede.
Se un deputato o un senatore fa anche un altro mestiere e incassa più di 9.847 euro netti, l’indennità  di carica di 5.486 euro mensili netti (cui poi si sommano tra diaria e rimborsi spese altri 7.193 euro, che non vengono toccati), non sarà  più tagliata del 50% come prevedeva il testo originario.
La sforbiciata si farà  sul totale annuo percepito a titolo di indennità , e sarà  pari al 20%, ma solo per la quota eccedente i 90 mila euro, e al 40% per quella che supera i 150 mila euro.
Non bastasse, anche il regime dell’incompatibilità  dei parlamentari, prima ferreo con l’impossibilità  di ricoprire «qualsiasi altra carica elettiva pubblica», viene notevolmente annacquato.
Nella nuova versione del testo, infatti, l’incompatibilità  è circoscritta alle altre cariche elettive «di natura monocratica» e relative a «organi di governo di enti pubblici territoriali aventi popolazione superiore ai 5 mila abitanti».
Traduzione: i parlamentari potranno continuare a fare i sindaci nei Comuni piccoli e medi.
Ma potranno anche avere l’incarico di assessore in tutti i municipi, compresi quelli delle grandi città .

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BERLUSCONI TEME PM E SONDAGGI

Settembre 8th, 2011 Riccardo Fucile

“I MAGISTRATI VOGLIONO UCCIDERMI”…. LE RILEVAZIONI LO DANNO PERDENTE ANCHE SE   SI ALLEASSE AL TERZO POLO

Nel giorno della fiducia, con i sondaggi a picco, Berlusconi sa che la tempesta non è finita.
Anzi, la tempesta perfetta potrebbe arrivare nei prossimi 15 giorni.
Il Cavaliere rimane chiuso a Palazzo Grazioli, assente dalla scena pubblica. Pensa solo ai guai giudiziari, al fango che gli sta piovendo addosso, le intercettazioni esplicite sulle sue prestazioni sessuali, le confidenze piccanti con Tarantini.
Proprio quel Tarantini che insieme a Lavitola lo avrebbe ricattato, spillandogli soldi.
Martedì prossimo i magistrati di Napoli andranno a sentire il premier a Palazzo Chigi come parte offesa.
Ma per lui è chiaro che la musica dei pm non è suonata in sua difesa. «Vogliono uccidermi per le mie scopate. Vogliono delegittimare il governo, la mia persona in un momento così delicato per il Paese. È una vergogna pubblicare sui giornali conversazioni private. E nella maggioranza chi vuole fare altro ci metta la faccia, se ha il coraggio…».
Berlusconi non è andato al Senato per la fiducia e non andrà  nemmeno alla Camera nei prossimi giorni.
Deve prepararsi a rispondere, senza la presenza dei suoi avvocati, alle domande degli insidiosi magistrati napoletani (ieri pomeriggio ha ricevuto anche il senatore argentino, Esteban Caselli, il cui nome era saltato fuori in una telefonata tra lo stesso Berlusconi e Lavitola).
Martedì prossimo tutto ciò potrebbe avvenire mentre i giornali spiattellano conversazioni telefoniche in cui il premier italiano esprime apprezzamenti poco lusinghieri su alcuni suoi colleghi europei.
Sono questi i timori che serpeggiano nella maggioranza, il panico che prende alla gola ministri e capigruppo. Ed è solo una parte del problema.
La via crucis infatti proseguirà  mercoledì 13 settembre quando arriverà  il voto in Giunta su Marco Milanese, ex braccio destro del ministro Tremonti.
Un voto palese al quale farà  seguito la settimana successiva quello a scrutinio segreto nell’aula della Camera.
Dicono che la sorte di Milanese (il carcere) sia segnata e che le truppe fedeli a Maroni abbiano già  pronto il pollice verso. «Quanto potrà  resiste Tremonti al suo posto?», dicono i tanti nemici del ministro dell’Economia.
In questo lasso di tempo la manovra troverà  sui mercati il suo banco di prova.
Il punto di rottura sarebbe proprio questo: che tutto quello che è stato fatto non serva a fermare la speculazione, a evitare il crollo di Piazza Affari, a scongiurare il declassamento da parte delle agenzie di rating, ad accorciare lo spread tra i Btp italiani e i Bund tedeschi.
Ecco, la tempesta perfetta che teme Berlusconi.
A quel punto la Lega non potrebbe più reggere la botta e le tensioni al suo interno, con Maroni in movimento per il dopo Berlusconi, esploderebbero.
E’ la tenuta del Carroccio che teme il segretario del Pdl Alfano, più che i movimenti dentro la maggioranza.
Si vocifera però di riunioni segrete, ipotesi di documenti di gruppi della maggioranza. Il deputato calabrese Pittelli dal Pdl è passato al gruppo misto. I sudisti di Miccichè sempre più lontani, argini che nella galassia meridionale si rompono con il passaggio all’opposizione dell’Mpa.
C’è la paura del baratro se Berlusconi non farà  un passo indietro per un esecutivo di larghe intese, come gli suggerisce Pisanu. Mentre Cazzola consiglia di «saper lasciare al momento giusto».
In molti si preparano all’apocalisse. C’è chi spera, e chi ne è sicuro, che di fronte alla tempesta perfetta sarà  Napolitano a dire al Cavaliere, «nonostante tutto quello che è stato fatto, l’Italia sta affondando: evidentemente il problema è la credibilità  del governo, il problema è lei…».
Il Cavaliere si illude di poter resistere.
Ma è proprio dentro la sua maggioranza che cresce la consapevolezza di una fase politica nazionale finita, gravata da una eccezionale crisi internazionale.
Il premier potrebbe dire, «allora elezioni anticipate», facendo paura ai parlamentari che non vogliono andare a casa.
Ma lo stesso Berlusconi sa che perderebbe rovinosamente.
Gli ultimi sondaggi sono disastrosi, 12 punti in meno sul 2008.
Col tandem Pdl-Lega testa a testa con la sinistra pure se si alleasse con Casini e il terzo Polo.

Amedeo La Mattina
(da “La Stampa“)

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COSTI DELLA POLITICA: ALLA REGIONE LOMBARDIA LE FERIE ESTIVE DURANO 50 GIORNI

Settembre 8th, 2011 Riccardo Fucile

DALL’INIZIO DELL’ANNO SI SONO SVOLTE APPENA 16 SEDUTE DEL CONSIGLIO REGIONALE, ORA SI TORNA IN AULA IL 20 SETTEMBRE… RINVIATE LE COMMISSIONI, LA LEGGE CHE RIDURREBBE DEL 10% LO STIPENDIO RESTA NEI CASSETTI

Avevano promesso che avrebbero ridotto i costi della politica in Regione.
Nell’attesa, gli ottanta consiglieri regionali lombardi, in barba alla crisi, si sono concessi oltre cinquanta giorni di vacanza.
Tanti sono i giorni che passeranno tra l’ultima seduta che si è tenuta prima della pausa estiva e la prossima, che salvo sorprese dovrebbe essere fissata il 20 settembre.
Una vacanza di oltre 50 giorni, dal 29 luglio al 20 settembre, nonostante le sole 16 sedute effettive fatte dall’inizio dell’anno.
E nonostante lo stipendio che oscilla tra gli otto e i diecimila euro mensili.
Anche le riunioni delle commissioni, che dovevano iniziare già  questa settimana, sono state rinviate alla prossima.
Un record che arriva dopo la pausa forzata di ben settanta giorni tra il 19 aprile e il 28 giugno, in concomitanza con una campagna elettorale, quella per Palazzo Marino, che con il Pirellone non aveva nulla a che fare.
Nel 2010 era andata allo stesso modo, ma almeno, allora, c’era stata la giustificazione della corsa per il Pirellone.
Nel frattempo dal mese di luglio giacciono in attesa di essere discussi ben tre progetti di legge che prevedono, tra l’altro, la riduzione del 10 per cento degli stipendi del consiglieri, l’abolizione dell’assegno vitalizio per gli ex consiglieri, il taglio del dieci per cento delle spese per la comunicazione dell’ufficio di presidenza, degli assessorati e dei singoli gruppi rappresentati nell’aula.
Piovuti dal cielo dopo l’approvazione all’unanimità  di una mozione presentata da Italia dei valori che chiedeva, tassativamente, di tagliare i costi della politica regionale entro quest’anno.
Mentre il governatore Roberto Formigoni, nel frattempo, aveva promesso addirittura di ridurre le spese della sua giunta, ridurre il numero delle Regioni, accorpare i Comuni più piccoli e perfino le Asl della Lombardia.
La nuova legge regionale sui costi della politica deve essere approvata entro ottobre.

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L’ AUMENTO DELL’IVA COSTERA’ FINO A 120 EURO IN PIU’ A FAMIGLIA: RINCARI PER BENZINA, AUTO E VESTITI

Settembre 8th, 2011 Riccardo Fucile

COMMERCIANTI IN RIVOLTA: COSI’ SI DEPRIMONO I CONSUMI… PREOCCUPATI ANCHE I CONSUMATORI PER POSSIBILI SPECULAZIONI

Il salto dell’Iva dal 20 al 21% costerà  agli italiani fino a 120 euro in più l’anno.
Se per alimentari, abitazione, combustibili ed energia, sanità  e istruzione le famiglie (almeno per ora) non saranno toccate da aumenti, visto che l’imposta in questi comparti è al 4 e al 10%, per tutte le altre voci di spesa si profilano incrementi che vanno dai 45 euro annui dei single, ai 97 dei nuclei familiari con 3 componenti, fino al tetto di 105 euro delle famiglie con 4 persone. Mentre un operaio in media dovrà  far fronte a spese più alte per 82 euro, quadri e impiegati pagheranno 100 euro l’anno in più di Iva e professionisti e imprenditori affronteranno spese da imposta sul valore aggiunto che saliranno di 120 euro annui.
Da questa radiografia delle spese (un approfondimento dell’ufficio studi della Cgia di Mestre basato sull’ultimo report dell’Istat “Consumi delle famiglie”) emergono aumenti pesanti sul fronte dei carburanti, abbigliamento e spese per la casa.
I single, in particolare, pagheranno circa 45 euro di Iva in più ogni anno.
Su questo incremento pesano le voci del capitolo trasporti, che dagli attuali 2.074 euro annui crescerà  di 14 euro.
Altri 9 euro usciranno per l’acquisto di mobili ed elettrodomestici, 8 euro in più per abbigliamento e calzature, 7 euro da beni e servizi e 3 rispettivamente da comunicazioni, tempo libero, cultura, giochi.
Sulle famiglie con 3 componenti le voci che s’impenneranno sono quelle dell’Iva su trasporti (+35 euro), mobili, elettromestici, casa (+18) e abbigliamento (+18 euro).
Caro-trasporti pure per le famiglie di 4 persone (+41 euro) con un picco di 22 euro in più su abbigliamento e calzature.
Ma saranno i professionisti e gli imprenditori i più colpiti dal piccolo terremoto che si abbatterà  sui prodotti con l’imposta al 21%: l’aumento dell’uno per cento farà  lievitare i trasporti di 44 euro l’anno, il vestiario costerà  27 euro di più, casa e mobili 18 euro, il tempo libero 9 euro, le comunicazioni 6
Complessivamente la manovra punta a portare in cassa circa 4,8 miliardi di euro su un totale di entrate da tasse indirette che nel 2010 ha superato i 115 miliardi, un terzo del totale delle entrate tributarie dello Stato.
Un risultato che appare a portata di mano, ma a patto che i consumi restino stabili ai livelli del 2010 e non subiscano contrazioni.
Nel caso di una ulteriore modifica degli altri due regimi di tassazione, dal 4 al 5% e dal 10 all’11%, una eventualità  affidata alla delega fiscale, il gettito potrebbe oltrepassare i 6 miliardi a consumi invariati e inflazione al palo.
I commenti di commercianti e associazioni sono molto critici con questa parte della manovra.
Se i consumatori del Codacons parlano di «scelta irresponsabile», per la Confesercenti «un punto di Iva in più allontanerà  la crescita, deprimendo ancora di più i consumi».
Per Confcommercio, infine, «l’incremento delle aliquote Iva resta una scelta errata».

Lucio Cillis
(da “La Repubblica“)

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GHEDINI PROVA A FERMARE L’USO DELLE INTERCETTAZIONI DEL PREMIER

Settembre 8th, 2011 Riccardo Fucile

CON UNA LETTERA ALLA GIUNTA DELLA CAMERA, IL LEGALE HA CHIESTO LA “INUTILIZZABILITA'” DELLE TELEFONATE CON RUBY

Tutto crolla, ma l’ossessione è sempre la stessa: lo sputtanamento da intercettazioni, che lo insegue ormai da quattro estati (da quando, cioè, nel 2008 voleva varare un decreto legge per bloccare le misteriose conversazioni hard su tre ministre del suo governo).
Commissariato dall’Europa, da Giorgio Napolitano e Gianni Letta, da Mario Draghi, ricattato dalla sua corte di nani e veline che persino Giuliano Ferrara ha condannato, Silvio Berlusconi ha una sola vera paura: una nuova ondata di intercettazioni sulle sue serate “eleganti”, da Arcore a Palazzo Grazioli.
Il terrore corre sul filo, al punto che l’avvocato-maggiordomo Niccolò Ghedini ha scritto un’incredibile lettera alla Giunta per le autorizzazioni della Camera dei deputati.
In piena bufera finanziaria ha deciso di giocare nuovamente la carta del conflitto di attribuzione nella mai perduta speranza di evitare il processo Ruby a Milano.
Pochi giorni fa il deputato del Pdl Ghedini ha depositato una lettera alla Giunta sul tema delle intercettazioni che riguardano Ruby, Nicole Minetti, la Polanco e altre Olgettine.
L’obiettivo è quello di giungere a una richiesta di “inutilizzabilità ” in sede processuale delle conversazioni telefoniche e ambientali che riguardano il premier, nonostante la pm Ilda Boccassini abbia sempre negato l’esistenza di intercettazioni che lo coinvolgano direttamente.
La richiesta è contenuta nella lettera trasmessa alla Giunta per le autorizzazioni, presieduta da Pierluigi Castagnetti, che oggi stesso la renderà  nota ai componenti dell’organo parlamentare.
Si preannuncia un dibattito molto acceso, in ambienti dell’opposizione si sostiene infatti che sia una “richiesta impropria” sulla quale la Giunta non avrebbe alcuna competenza a decidere dal momento che le medesime intercettazioni non coinvolgerebbero in maniera diretta o indiretta alcun parlamentare.
Il presidente Castagnetti sembra orientato a far eventualmente assorbire tale richiesta nel precedente conflitto di competenza, lasciando alla Corte Costituzionale il compito di decidere. Come quando, per la vicenda della “nipote di Mubarak”, la Camera decise con 314 voti a favore di inviare gli atti alla Corte Costituzionale, credendo fermamente che B. fosse intervenuto nella sua qualità  di presidente del Consiglio per salvare l’Italia da un incidente diplomatico.
In ogni caso, l’imperativo a Palazzo Grazioli è uno solo: fare presto.
Il processo è alle porte, la prima udienza è prevista per il prossimo 3 ottobre e benchè sia “ a rischio sospensione” dopo la pronuncia della Corte Costituzionale sulla ammissibilità  del conflitto di competenza, sollevato alla Camera nei confronti della Procura di Milano, c’è sempre il rischio che il Tribunale decida di procedere in attesa della decisione prevista tra qualche mese. E se a Napoli B. compare come parte lesa di ricatti ed estorsioni, a Milano è imputato di concussione e prostituzione minorile.
Il premier, raccontano nella sua cerchia, appare sempre più come “un uomo provato” e rinchiuso nel suo bunker, dove un altro ritornello con cui martella la pazienza dei suoi ascoltatori riguarda l’assegno da 560 milioni di euro firmato per il risarcimento Sme a Carlo De Benedetti. Una vicenda, peraltro, che ha segnato l’inizio di questa ennesima estate orribile per il Cavaliere. Poi esplosa con la grottesca sceneggiata sulla manovra economica, che ha messo a nudo l’inadeguatezza del premier e della sua maggioranza.

(da “Il Fatto Quotidiano“)

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DA PANAMA IL PATACCARO LAVITOLA COMUNICA: “ATTENTI, SE PARLO SONO GUAI”

Settembre 8th, 2011 Riccardo Fucile

“FINORA SONO STATO IN SILENZIO”… IL FACCENDIERE PREPARA DA PANAMA UN MEMORIALE PER L’AUTORITA’ GIUDIZIARIA ITALIANA, MA DI CONSEGNARSI ALLA GIUSTIZIA NON CI PENSA PROPRIO

“Finora sono stato in silenzio, ma sono stanco di passare per l’Uomo Nero”.
Così, Valter Lavitola ha preso carta e penna e scritto le sue memorie panamensi.
Un “memoriale” in senso proprio, per la verità , promette di consegnarlo all’autorità  giudiziaria tra qualche giorno, così come “una intervista alla stampa nella certezza di chiarire tutto, carte alla mano”.
E appena avrà  le idee chiare, annuncia, valuterà  “la opportunità  del rientro per sottopormi a un ampio interrogatorio”.
Più che un impegno, pare una minaccia. Rilasciata con il contagocce.
Eccone alcune arrivate dal buen retiro. “Riguardo a quanto dichiarato dalla Signora Marinella Brambilla circa una sorta di eccessiva concitazione con cui cercavo di mettermi in contatto con il Presidente (…) da anni sono legato da profonda amicizia con il Premier e ho sempre tenuto ad informarlo tempestivamente delle vicende politiche che potessero riguardarlo (…) È bene che si sappia che il Presidente mi onora della sua amicizia e mi riceve — come emerge dalle intercettazioni e come risulterà  di certo ai suoi collaboratori — da vari anni”.
Grazie a “Nicla e Gianpaolo” però si è creato un legame speciale. “Per loro era un balsamo psicologico. E un po’ li capisco”.
Talmente tanto, pare, che Lavitola si è messo a fare l’inquirente, per chiarire la questione dei 500 mila euro su cui avrebbe fatto “la cresta”.
Che in realtà  era “concordata” con il premier: “Mi ha confermato di aver fatto bene a non mettere a disposizione la somma prima dell’avvio concreto del piano industriale, perchè anch’egli credeva che la somma sarebbe potuta essere dal Tarantini consumata e non investita (va specificato che ho notato da parte di Berlusconi un atteggiamento realmente paterno nei confronti di quella famiglia). Non riesco a capire però il perchè questa intercettazione — che di certo è stata eseguita — non sia stata riportata” .
“Fortunatamente ho acquisito i tabulati argentini riportanti tutte le telefonate (…) Siccome tenevo al concetto di serietà  e di correttezza che Nicla e Gianpaolo si erano formati su di me, ho chiesto e ottenuto l’incontro del 9 agosto del 2011, nella certezza che tutto sarebbe stato chiarito in presenza dei soggetti interessati. (…) Il tutto emerge dalle intercettazioni e non potrà  che trovare ulteriori riscontri dai pedinamenti, se sono stati fatti”.
Pedinato sì, millantatore mai: “In merito alle telefonate nelle quali vengo accusato di millantare rapporti con la CIA, la Procura e non so cos’altro, oppure quando dico di “dover fare un casting per indossatrici per la Fininvest” , quando si potranno ascoltare le voci e non basandosi sulla mera trascrizione del contenuto — apparirà  evidente, dal tenore delle conversazioni intercettate, che le “millanterie” attribuitemi, alle quali non sono uso, o erano frutto di sarcasmo o dettate dalla mia intenzione di spegnere l’interesse di Nicla nei miei confronti, a tutela della mia e della sua famiglia. O ancora erano frasi dette per sedare le ansie costanti di Gianpaolo e della moglie”.
Per ora Lavitola si limita a queste anticipazioni., in attesa che ricomponga il puzzle.
Poi si vedrà , può sempre chiedere asilo politico al suo amichetto ministro di St. Lucia.

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PISANU: “IL CAVALIERE FACCIA UN PASSO INDIETRO, ORA SERVE UN GOVERNO DI LARGHE INTESE”

Settembre 8th, 2011 Riccardo Fucile

“OCCORRE UN PATTO DI FINE LEGISLATURA, IL VOTO SAREBBE UNA SCIAGURA E CI ESPORREBBE ALLA SPECULAZIONE”… “CON QUESTA LEGGE ELETTORALE E LA QUESTIONE MORALE, CI TROVEREMMO IN UN PARLAMENTO INGOVERNABILE”

Un governo di larghe intese, “un patto di fine legislatura” tra “tutti gli uomini di buona volontà “.
Con l’appoggio del Pdl e del Pd.
E con un premier dotato di “credito internazionale”.
Beppe Pisanu, uno dei fondatori di Forza Italia e presidente della Commissione Antimafia, esce allo scoperto.
E chiede esplicitamente un passo indietro al Cavaliere.
“La politica – avverte – non può subire la crisi in questo modo, deve invece dominarla con intelligenza e condurla verso il bene comune. Perchè tutti devono capire che la casa brucia. Anzi, è già  bruciata e va quanto meno restaurata”.
L’Unione europea e la Bce ci hanno avvertito da tempo che le fiamme stavano avvolgendo l’Italia ma si è fatto ben poco per spegnerle.
L’Italia e l’Europa sembrano ancora oggi poco attente alla poderosa domanda di cambiamento che viene dalla drammatica evoluzione della crisi generale, dai giovani, dalle donne e dalle altre forze vitali. Questa domanda si è fatta sentire a Londra, a Madrid, nei comuni italiani e ai referendum. Soffia un vento innovatore e se non riuscirà  a far avanzare cose nuove, si abbatterà  furiosamente sulle vecchie.
Anche Bruxelles quindi è arrivata in ritardo?
L’Unione si sta spegnendo tra l’impotenza delle sue istituzioni e i rattoppi della banca Centrale. Si rialzano le barriere dei nazionalismi. Possono cadere nel vuoto gli angosciati richiami di Napolitano o quello lanciati proprio su Repubblica da Delors?.
A cosa si riferisce?
Ci vuole poco a capire che la caduta dell’Euro trascinerebbe anche il dollaro, spezzando le gambe in un solo colpo tanto alle economie quanto alle democrazie dell’Occidente. E in quel caso che se ne farebbe la Signora Merkel di un nuovo marco enormemente sopravvalutato sul dollaro e perciò incapace di sorreggere le esportazioni tedesche?.
Il problema però è l’Italia non la Germania. Proprio la Merkel ha iniziato a paragonarci alla Grecia.
E infatti dobbiamo renderci conto che siamo nell’occhio del ciclone e che in giro cominciano a guardarci male, come non era mai avvenuto. Siamo diventati, direbbe Montale, “l’anello che più non tiene”, quello che, cedendo, può spezzare la catena dell’Euro e dell’Ue. Su questo avverto silenzi e sottovalutazioni preoccupanti.
Visto il balletto delle modifiche alla manovra la sottovalutazione è del governo.
Lo stesso videogioco citato da Tremonti ci dice che i mostri sono tutti in agguato. Non basta però riconoscere la verità , bisogna dichiararla apertamente ai cittadini prima di chiedere loro sacrifici e collaborazione. Ma la diffusa convinzione che le elezioni anticipate sono alle porte ha fatto cedere il passo al calcolo elettorale. A parte i tentativi di Casini e pochi altri, c’è stata la sostanziale riluttanza dei gruppi maggiori a cercare intese impegnative sui grandi problemi.
E lei convinto che non ci saranno le elezioni anticipate?
Sarebbe una sciagura. Ci esporrebbe alla speculazione internazionale. Con questa elegge elettorale, poi, e la questione morale tristemente estesa da un polo all’altro, ci ritroveremmo con un Parlamento più screditato, più diviso e più ingovernabile.
In che modo allora si può rimettere in piedi la casa bruciata?
Non con le urne. Prima viene la crisi, poi la competizione elettorale. La durezza dei mercati ci impone oggi di rafforzare chiaramente la manovra finanziaria e di approvarla velocemente. Ma subito dopo bisognerà  fare appello a tutte le energie disponibili e a tutte le persone di buona volontà  per dare maggiore autorevolezza e credibilità  politica al nostro Paese. Bisogna ritrovare l’etica della responsabilità . Non c’è tempo da perdere. È questione di settimane, forse di giorni.
Vuol dire che questo governo non può affrontare l’emergenza?
Da sola questa maggioranza non è più in grado di evitare il tracollo e riaprire la via dello sviluppo: i fatti sono molto più grandi dei suoi numeri in Parlamento. Però è tutta la politica che deve cambiare passo, respiro, visione, insieme ai gruppi dirigenti delle organizzazioni economiche e sociali. Bisogna cambiare.
Quindi Berlusconi dovrebbe dimettersi per consentire la nascita di un nuovo esecutivo? Una coalizione di larghe intese?
Se Berlusconi è una parte del gigantesco problema che il Paese ha davanti, sarà  anche parte della soluzione che dobbiamo trovare. E una soluzione va trovata. Un patto di fine legislatura tra tutti i parlamentari di buona volontà  per salvare il Paese e rimetterlo in cammino.
Napolitano ha avvertito che fino a quando questo governo ha la maggioranza, lui non può intervenire. E difficilmente Berlusconi rassegnerà  volontariamente le dimissioni. Lei che percorso immagina?
Conosco bene le difficoltà . Penso a un’iniziativa vasta che non prenda di mira nessuno e non escluda nessuno. Che nasca all’insegna dell’emergenza. Le Camere e il Paese trovino il modo di avanzare una proposta unitaria. A fine legislatura poi ciascuno si presenterà  agli elettori con i propri impegni e meriti o demeriti.
E in questo progetto potrebbero entrare tutti? Sia il Pdl sia il Pd?
Certo, tutti.
Molti indicano in Mario Monti la persona più adatta per guidare un governo di questo tipo. Lei d’accordo?
Io penso che serva una figura dotata di credito internazionale e in grado di interloquire positivamente con il Parlamento.
Si tratterebbe dunque di un gabinetto tecnico?
In una democrazia parlamentare tutti i governi sono politici. Chiunque lo presieda deve comunque contare sull’autorevole presenza di tutti gli schieramenti. Ma dobbiamo essere veloci.
Perchè è così preoccupato dai tempi?
Non vorrei che in questo autunno pieno di insidie l’idea del patto unitario si imponesse brutalmente sotto la sferza dei mercati, delle istituzioni internazionali o, peggio, delle piazze in rivolta.

Claudio Tito
(da “La Repubblica“)

argomento: Berlusconi, economia, emergenza, governo | Commenta »

BOSSI CEDE SULLA PREVIDENZA, LA LEGA SI DIVIDE

Settembre 8th, 2011 Riccardo Fucile

SALE LA TENSIONE TRA LEGA E PDL: LA LEGA CEDE SULLE PENSIONI E NEL CARROCCIO C’E’ APERTO DISSENSO VERSO BOSSI

Berlusconi insiste sulle pensioni: «Umberto, dobbiamo toccare l`anzianità  con lo scalone e dobbiamo equiparare subito il ritiro dal lavoro delle donne a quello degliuomini». La risposta del Capo leghista è di quelle ruvide: «Silvio, vai a quel paese…».
Poi, poche ore dopo, l`appello del presidente Napolitano a rinforzare il decreto.
Passa la notte e i due soci del governo tornano a parlarsi.
È mezzogiorno quando il premier convoca il vertice di Palazzo Grazioli.
Poco dopo arriva la delegazione padana guidata da Roberto Calderoli. Con lui Rosy Mauro e Federico Bricolo.
Chi ha partecipato al vertice sponda lùmbard – racconta di una Lega che si impunta, che boccia i ritocchi sull`anzianità , sposta l`intervento sulle donne al 2014 e chiede che i soldi dell`Iva siano usati per consolidare i conti pubblici, non per fare spesa. Nella vulgata leghista Berlusconi accetta anche di reintrodurre la supertassa sopra i 300mila euro.
A quel punto Calderoli sente Bossi e Maroni dà  l`ok.
Un accordo che però nel Carroccio lascia più di una ferita aperta.
Basta leggere il titolo di ieri della Padania, house organ leghista che per tutto agosto ha martellato i lettori con le vittorie delle camicie verdi, in particolare sulle pensioni. Ebbene, il giornale di Bossi apre con un freddo “Via libera alla manovra” senza alcun riferimento alle novità  sulla previdenza.
Notizia nascosta. Commenta un deputato leghista di fede maroniana: «Abbiamo passato l`estate a dire che non avremmo permesso che si toccassero le pensioni del Nord e ora ci ritroviamo così…».
Un malumore che, è il timore di Via Bellerio, nella base potrebbe essere ancora più esplosivo.
Sarà  un caso, ma fino a ieri sulla Padania per sabato prossimo era previsto un comizio di Bossi a Treviso.
Poi, improvvisamente, l`evento viene cancellato.
Gli stessi pretoriani del “Capo” dicono che preferisce «non esporsi» in una fase così delicata.
1 più maliziosi parlano apertamente di paura di contestazioni per la manovra.
Tanto che c`è chi mette in giro la voce che Bossi potrebbe disertare anche il raduno di Venezia del 18 settembre, il mitico rito dell`ampolla che nella liturgia leghista eguaglia Pontida.
Vero o no che sia, le anime del partito sono in fibrillazione.
Il partitone degli amministratori del Nord soffre. Nonostante i tagli a comuni e regioni siano stati alleggeriti, molti di loro la manovra la vivono come un cazzotto nello stomaco.
Uno di loro, e di peso, dice che «qui facciamo solo figuracce, dobbiamo uscire subito dal governo».
In molti si lamentano per un Bossi percepito come ormai evanescente e contraddittorio.
I veleni sono però incrociati.
Se molti parlamentari fanno notare (compiaciuti) l`assenza del capogruppo Reguzzoni sulla manovra, il suo entourage risponde che lui non ha condiviso la gestione dei negoziati e che si è volutamente defilato.
Per molti maroniani il ministro dell`Interno è scontento del testo finale, anche se chi ha negoziato con il premier giura il contrario.
Calderoli si spinge ad affermare che «la Lega ha riscoperto il gioco di squadra».
C`è infine chi sostiene che a essere scontento sia Giorgetti: non sarebbe stato informato in anticipo sulle decisioni.
Sia come sia, le tensioni nel Carroccio restano e il banco di prova sulla sua tenuta sarà  il voto sull`arresto di Marco Milanese.

argomento: Berlusconi, Bossi, Costume, governo, la casta, LegaNord | Commenta »

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