Settembre 3rd, 2011 Riccardo Fucile
UN TOMBINO SUL CONDONO, MA I PRECEDENTI NON DEPONGONO A FAVORE…IL PARTITO DEL CONDONO E’ GIA’ IN AZIONE DIETRO LE QUINTE
Giulio Tremonti ha precisato che nella manovra non ci saranno condoni «poichè si tratterebbe
di un intervento una tantum che genera introiti di cassa, ma che non modifica l’assetto della finanza pubblica».
Evviva. Niente di più condivisibile per chi, come noi, ha sempre criticato duramente la disastrosa politica delle sanatorie.
Ma qui, inutile nasconderlo, il problema della credibilità che sempre accompagna simili impegnative dichiarazioni è ancora più grande.
Da settimane si rincorrono le voci di un nuovo condono che potrebbe spuntare accanto al tremendissimo (forse) giro di vite sull’evasione fiscale con tintinnio di schiavettoni.
Non servono soldi, tanti e subito?
E poi, non fu così che andò anche all’inizio degli anni Ottanta, quando alla sanatoria tombale fu accoppiata la legge (pressochè inutile) sulle «manette agli evasori»?
La dichiarazione di Tremonti, semmai, desta anche una legittima preoccupazione: che il partito del condono, agguerritissimo in Parlamento, sia già al lavoro.
Convinto, magari, di non incontrare troppa resistenza.
I precedenti la dicono lunga.
Ricordiamo che cosa è successo otto anni fa, quando il governo Berlusconi, contrario a parole, si arrese immediatamente all’offensiva parlamentare sfociata non in una, ma in un diluvio di sanatorie.
E non possiamo non rammentare come lo stesso ministro dell’Economia, che in quella occasione aveva confessato di essersi dovuto piegare suo malgrado alla ferrea legge dei numeri e dei denari necessari a tenere a galla i conti pubblici, tornando nel 2008 al governo avesse garantito che l’epoca dei condoni era definitivamente sepolta.
Salvo poi varare un nuovo scudo fiscale consentendo a evasori che avevano illecitamente esportato capitali di regolarizzarli pagando un ventesimo di quanto versano i cittadini onesti.
Tante volte si è detto di come i condoni abbiano profondamente compromesso la tenuta morale di un Paese dove già le tasse non sono mai state troppo popolari.
L’hanno corrotta al punto che c’è chi li utilizza perfino per gabbarli, dimostrando che non sono credibili nemmeno le sanatorie.
Quanti hanno chiesto di aderire al condono fiscale per poi dichiararsi falliti e non pagare?
E quanti dopo aver pagato la prima rata, poi smettono di pagare, confidando magari in un’altra sanatoria, e poi in un’altra, e un’altra ancora?
Non è un caso che al gettito previsto per il benevolo perdono del 2002 manchino almeno 4 miliardi di euro.
Oggi, poi, c’è un dettaglio in più che chiama in causa la credibilità .
Ed è il modo con cui sta procedendo la manovra d’agosto, presentata in pompa magna in una conferenza stampa ufficiale a Palazzo Chigi, e smontata nel giro di due settimane (il contributo di solidarietà per i redditi più elevati? Abbiamo scherzato… Il taglio delle Province? Abbiamo scherzato… L’accorpamento dei Comuni più piccoli? Abbiamo scherzato…).
Quindi rismontata nuovamente il giorno dopo un vertice politico «decisivo» dal quale il governo, che aveva promesso di non toccare le pensioni, ne era uscito con l’idea bislacca di colpire i riscatti previdenziali per la laurea e il servizio militare.
Perchè mai dovremmo credere proprio questa volta che non ci metteranno sotto il naso l’ennesimo maleodorante condono?
Sergio Rizzo
(da “il Corriere della Sera“)
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Settembre 3rd, 2011 Riccardo Fucile
PER OTTO FUNZIONARI VETTURE CHE VALGONO UN MILIONE DI EURO, MENTRE NEGLI UFFICI MANCA PERSINO LA CARTA
L’auto più “sfigata” è una Bmw 530: tremila di cilindrata, sei cilindri in linea, valore commerciale circa 53mila euro.
Quella meno potente, si fa per dire, una semplice Audi A6: 2.7 di cilindrata, sei valvole turbo, prezzo 71mila euro.
E poi c’è il top, le vetture che quasi ogni uomo sogna nella vita: la Jaguar XJ e la Maserati quattroporte, 100mila euro la prima, 125mila (almeno) la seconda.
Non sono i partecipanti a un gara, nè le vetture di lusso di un autosalone: sono le autoblu e i mezzi di scorta parcheggiati presso il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (Dap), guidato dal magistrato anti-terrorismo, Franco Ionta.
Diciassette auto, alcune delle quali blindate, che valgono oltre un milione di euro, a disposizione di otto alti dirigenti.
Qualcuna, come la Maserati che utilizza Ionta, è in comodato d’uso dalla presidenza del Consiglio; molte altre sono direttamente proprietà del Dap.
In ogni caso, pagano i cittadini.
Sono poi vetture che certo non consumano come le utilitarie: si va dagli 8 litri per 100 chilometri della Bmw ai 22 litri per 100 chilometri della Maserati.
E, a differenza di quanto accade per i normali mezzi di cui dispongono le forze di polizia, penitenziaria compresa, i soldi per la benzina in questi casi non mancano mai.
Franco Ionta, che è anche commissario straordinario per il Piano carceri voluto dall’ex ministro Alfano, per la sua storia precedente ha naturalmente diritto alla scorta.
Ha a disposizione sette auto: oltre alla Maserati blindata, una Bmw 550, tre Bmw 530 e due Land Rover Discovery cinquemila.
Mezzi che naturalmente non escono tutti insieme, ma che rimangono parcheggiati e pronti all’uso.
Il vice capo vicario, Emilio Di Somma, può contare su un’Audi A6 (4.2 di cilindrata) e su una Bmw 530.
Di Somma nel giugno 2010 ha ricevuto una lettera minatoria con due proiettili e da quel momento gli è stata riconosciuta la scorta.
L’altro vice capo si deve “accontentare” di una sola macchina, un’Audi A6.
Dal giugno scorso, il magistrato Santi Consolo, che ricopriva quell’incarico, è diventato procuratore generale di Catanzaro.
Lui è andato via, l’auto è rimasta a disposizione di chi prenderà il suo posto. Il direttore dell’Ufficio ispettivo, il magistrato Francesco Cascini (fratello del segretario dell’Associazione nazionale magistrati, Giuseppe), viaggia su una Volkswagen Phaeton cinquemila, del valore di almeno 75mila euro.
Stesso mezzo per il direttore generale del personale, Riccardo Turrini.
Fortunata è la dottoressa Luigia Mariotti Culla, direttore generale Esecuzione penale esterna, che può utilizzare la Jaguar XJ.
L’altro magistrato, Sebastiano Ardita, direttore generale Detenuti, si muove con una Bmw di scorta, ma dispone di un’altra Bmw e di un’Audi A6.
Federico Falzone, infine, direttore dell’Ufficio studi, viaggia su una Mercedes di cilindrata 4.3.
Nessuno di loro, a quanto risulta, rinuncia all’auto blu, nonostante la crisi e i sacrifici che vengono imposti alla categoria.
Eppure gli esempi positivi non mancherebbero: l’ex direttore generale del personale, Massimo De Pascalis, per un periodo rinunciò a viaggiare comodo per recarsi in ufficio con la sua vettura privata.
È vero anche che c’è stato di molto peggio: c’è chi giura di aver visto un ex direttore del Dap farsi appoggiare l’accappatoio sulle spalle da un uomo della scorta al termine di una partita di tennis.
A disposizione di questi alti funzionari, ad aprile scorso ci sono state 66 persone, tra uomini di scorta e autisti.
Naturalmente tutti appartenenti al corpo di polizia penitenziaria e tutti con un monte ore di straordinari da far impallidire qualsiasi poliziotto comune.
“Nonostante i proclami dei ministri Brunetta e Tremonti, al Dipartimento fanno sfoggio dell’auto blu anche coloro che non ne hanno diritto — commenta il segretario nazionale del sindacato Sappe, Donato Capece — sottraendo carburante e uomini agli istituti. Non vogliamo mettere in discussione il diritto alla scorta, ma denunciare gli sprechi”.
Tutto questo stride ancora di più se si fa il paragone con i mezzi che i poliziotti penitenziari hanno a disposizione per fare il loro lavoro.
Sul sito del Sappe, un “coordinatore avvilito” racconta di un Ducato fermo “perchè mancano 128 euro per far riparare le ‘frecce’”.
O un “assistente capo che si vergogna” denuncia il fatto che “a Bologna è ferma un’auto perchè non ci sono 30 euro per uno specchietto”.
“Dalle parti mie non c’è nemmeno la carta per scrivere i rapporti, i servizi… Qualcuno ha fatto la colletta per comprare un pacco di carta”, scrive “il cinico”.
Cifre che, pure messe insieme, basterebbero a malapena a riempire il serbatoio della Jaguar.
Consumazioni escluse, s’intende.
Silvia d’Onghia
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Settembre 3rd, 2011 Riccardo Fucile
NEL PAESE DELLA PRESCRIZIONE RIUSCIAMO A PARLARE DI CARCERE PER CHI FRODA IL FISCO?….UN IMPUTATO PER FRODE FISCALE ANNUNCIA NUOVE NORME CONTRO GLI EVASORI: SIAMO AL GROTTESCO
Le nuove norme contro gli evasori, quelle che dovrebbero coprire i buchi della terza (o
quarta?) versione della manovra, sono state partorite da un governo presieduto da un imputato per frode fiscale.
Insomma, una garanzia.
Anche perchè Silvio Berlusconi, sotto processo a Milano per le presunte truffe all’Erario della sua Mediaset, è lo stesso che in passato ha definito l’evasione “un diritto naturale nel cuore degli uomini” quando un cittadino deve dare allo Stato più di un terzo di quanto guadagna.
Siamo quindi di fronte a una vera conversione.
Il Berlusconi imputato di frode fiscale, l’imprenditore comprensivo verso i suoi colleghi oppressi dalle tasse, adesso prova a fare la faccia feroce con gli evasori.
L’ingrato compito è stato affidato al ministro Giulio Tremonti, l’inventore di scudi e condoni che negli anni scorsi hanno sostanzialmente indebolito efficacia e credibilità delle norme che adesso si vorrebbero inasprire.
“Carcere a chi evade più di tre milioni”, annuncia il governo con la grancassa di qualche giornale.
Lo slogan può anche avere una certa efficacia propagandistica, ma provoca per lo più commenti ironici tra gli addetti ai lavori.
Carcere? Non esageriamo.
La nuova norma modifica alcuni articoli della legge 74 del 2000, quella sui reati tributari, la stessa che Berlusconi è accusato di aver violato.
In pratica il testo dell’emendamento alla manovra prevede che in caso di omessa o falsa dichiarazione, emissione di fatture per operazioni inesistenti o altre truffe simili, non scatta la sospensione condizionale della pena quando “l’imposta evasa o non versata sia superiore ai tre milioni di euro”.
L’annuncio di questa novità ha messo in moto la macchina della propaganda sul carcere agli evasori.
In realtà , è molto probabile che, semmai l’emendamento dovesse tradursi in legge, le cose andranno diversamente.
Perchè per condannare gli evasori, e quindi mandarli in galera, si dovranno istruire i processi.
Impresa sempre più complicata per una macchina della giustizia che è stata resa ancora più inefficiente dallo stesso governo che adesso annuncia di voler combattere i furboni del fisco con le armi del codice penale.
Il compito più difficile per i magistrati sarà , tanto per cambiare, quello di arrivare a sentenza prima della prescrizione, che nel caso dei reati tributari più gravi scatta al sesto anno successivo all’avviso di accertamento fiscale.
E chi ha ridotto i termini di prescrizione, rendendo la vita più facile, tra gli altri, anche agli evasori fiscali?
Risposta semplice semplice: lo stesso governo Berlusconi-Tremonti che adesso annuncia sfracelli nella lotta ai criminali del fisco.
Del resto se andiamo indietro nel tempo fino al 1982, l’anno della legge soprannominata “manette agli evasori” si scopre che quelle norme si rivelarono di efficacia di gran lunga inferiore alle attese.
Franco Reviglio, il ministro socialista che s’inventò quella legge, poteva contare su un giovane e brillante assistente.
Il suo nome? Giulio Tremonti, che a trent’anni di distanza torna sui suoi passi.
Anche allora, dopo tante chiacchiere ed annunci roboanti, l’erario raccolse un pugno di mosche.
Si ingolfarono i tribunali con una miriade di procedimenti, ma gli evasori grandi e piccoli continuarono a fare i loro comodi.
A meno di non considerare un colpo decisivo all’evasione l’arresto (17 giorni di carcere nel 1982) di Sophia Loren per una questione di quasi vent’anni prima.
Morale della storia: la minaccia delle manette non porta di per sè a una repressione efficace del fenomeno dell’evasione.
Fare la faccia feroce non serve a niente se la macchina amministrativa è lenta e i processi penali si trascinano per anni e spesso finiscono per schiantarsi contro il muro della prescrizione.
Lo insegna l’esperienza del passato.
Con buona pace di Tremonti, il quale si dice sicuro che il frutto della lotta all’evasione coprirà i buchi provocati dalle correzioni in corsa dei precedenti annunci.
Auguri.
Vittorio Malagutti
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Settembre 3rd, 2011 Riccardo Fucile
SECONDO LA DIGOS, GRAZIE ALL’IMMUNITA’ PARLAMENTARE, IL DEPUTATO DEL PDL AVREBBE TOLTO DI MEZZO IN TEMPO INDIZI IMBARAZZANTI…PER POI FAR CONCEDERE DALLA CAMERA IL VIA LIBERA ALL’ESAME DELLE CASSETTE DI SICUREZZA
Un’informativa della Digos, raccontata dal “Corriere della Sera”, spiega come il deputato del Pdl avrebbe approfittato dell’immunità parlamentare per togliere di mezzo indizi imbarazzanti. Il 7 settembre la giunta della Camera valuterà la richiesta d’arresto per corruzione
Appariva molto tranquillo Marco Milanese, parlamentare del Pdl sotto inchiesta per corruzione e altri reati, quando esortava la Camera ad autorizzare senza problemi la perquisizione delle sue cassette di sicurezza.
Perchè tanto le aveva già ripulite, di persona, da ogni possibile indizio imbarazzante.
Lo sostiene un’informativa della Digos, raccontata oggi dal Corriere della Sera in un articolo di Fiorenza Sarzanini: “Nell’informativa sono annotate tutte le volte che Milanese si è recato nei caveau degli istituti di credito”, si legge sul Corriere.
“E si evidenzia come una delle ‘visite’ sia avvenuta il giorno successivo all’arresto di Paolo Viscione, l’imprenditore che poi si è trasformato nel principale accusatore del deputato Pdl raccontando di avergli consegnato soldi e gioielli”.
In quell’occasione, sospettano gli investigatori, “Milanese potrebbe aver portato via denaro contante, ma anche documenti che avrebbero potuto dimostrare lo stretto legame finanziario che aveva proprio con Viscione”.
La Digos ha incrociato le date in cui l’ex braccio destro del ministro dell’Economia Giulio Tremonti ha messo mano alle cassette di sicurezza con quelle delle presunte consegne di mazzette emerse dalle indagini.
Il sospetto, scrive ancora il Corriere, è “che quei forzieri servissero proprio a nascondere i soldi ottenuti illecitamente e che siano stati ‘ripuliti’ poco dopo l’avvio delle indagini”. Tutto in forza dell’incarico parlamentare: Milanese era perfettamente consapevole che nessun investigatore avrebbe potuto mettere il naso nelle cassette senza essere preventivamente autorizzato da un voto parlamentare.
Il deputato avrebbe operato sulle cassette di sicurezza “almeno tre o quattro volte al mese”, si legge ancora sul Corriere, e in quelle occasioni “potrebbe aver movimentato soldi in contanti oltre ad aver occultato alcuni documenti che riguardavano gli accertamenti avviati sulla sua attività ”.
Il 7 settembre la giunta per le autorizzazioni della Camera si pronuncerà sulla richiesta d’arresto di Milanese arrivata dalla Procura di Napoli.
I membri della giunta presieduta da Pierluigi Castagnetti del Pd potranno così leggere nuovi verbali di interrogatorio, compreso quello dell’ex comandante della Guardia di Finaza Cosimo D’Arrigo.
D’Arrigo è il testimone d’accusa che ha confermato ai magistrati come il ministro Tremonti avesse completamente delegato a Milanese, ufficiale della Finanza fino al 2002, tutti i rapporti con le Fiamme gialle.
Un “errore”, una “distorsione” secondo D’Arrigo, un potere enorme di cui Milanese avrebbe approfittato per ottenere vantaggi personali e informazioni riservate.
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Settembre 3rd, 2011 Riccardo Fucile
L’EX COMMISSARIO UE A CERNOBBIO: “IL GOVERNO FACCIA CHIAREZZA, ALTRIMENTI SI PERDE LA FIDUCIA”…IL CARD. BERTONE: “I DIRITTI SOCIALI NON DIPENDONO DAI MERCATI”…FISCHI A SACCONI
Sulla manovra finanziaria c’è troppa confusione e ciò rischia di alimentare la diffidenza in
Europa.
E’ urgente, invece, che il governo comunichi “chiaramente” le decisioni adottate nella manovra correttiva.
Il messaggio all’esecutivo arriva da Mario Monti, che spiega: “Mi sembra molto importante e urgente che vengano comunicate le decisioni in maniera chiara, a differenza di quanto avvenuto dagli ultimi giorni”.
“Io – ha proseguito l’ex commissario europeo a margine del workshop Ambrosetti a Cernobbio – ho espresso un parere sostanzialmente positivo sulla versione di metà agosto della manovra”.
Monti ha poi aggiunto: “la grande confusione e mancanza di chiari messaggi di questi ultimi giorni temo che possano far risorgere in Europa un senso di diffidenza nei confronti dell’Italia di andare su una strada definita, capace di portarla verso una maggiore crescita e verso l’equilibrio finanziario”.
“La cosa peggiore – ha concluso l’economista – sarebbe rinfocolare queste diffidenze dell’Ue e mettere in imbarazzo la Bce, che ha fatto nei confronti di Italia e Spagna il massimo di quello che poteva fare”.
Confindustria sconcertata dalle misure sulla lotta all’evasione fiscale.
Mentre il ministro Tremonti assicura che nella manovra non ci saranno condoni, una netta bocciatura arriva da Confindustria sulle misure per la lotta all’evasione fiscale, delusa da quello che è parso come un voltafaccia rispetto ai segnali giunti nei mesi scorsi.
“Siamo sconcertati per le misure di contrasto all’evasione fiscale previste nell’emendamento presentato dal Governo”, dice l’associazione degli industriali.
Che condivide l’obiettivo di “una sere ed efficacia lotta” ma, rileva, “le misure presentate ieri risentono però della fretta e dell’approssimazione con cui è stato predisposto l’emendamento”.
Per l’associazione le norme al momento previste “sono poco efficaci rispetto all’obiettivo di una seria lotta all’evasione e rischiano di penalizzare le imprese corrette nel rapporto con il fisco”.
Della crisi e della necessità di un’economia civile, ha parlato anche il segretario di Stato vaticano.
“I diritti sociali sono parte integrante della democrazia sostanziale e l’impegno a rispettarli non può dipendere meramente dall’andamento delle borse e dei mercati”, è il monito lanciato oggi il cardinale Tarcisio Bertone, intervenuto all’incontro nazionale di studi delle Acli a Castel Gandolfo.
Bertone ha parlato di “civilizzazione dell’economia in contrapposizione alla forte tendenza speculativa”.
“Un’economia civile – ha spiegato – non può trascurare la valenza sociale dell’impresa e la corrispettiva responsabilità nei confronti delle famiglie dei lavoratori, della società e dell’ambiente”.
Nel suo intervento, Bertone ha avuto parole di elogio per il mondo delle cooperative colpito dalla manovra economica del governo.
“Mi sembra – ha detto il cardinale – che questo mondo, da apprezzare perchè in tempi di crisi ha dato lavoro e solidarietà straordinaria, meriti un trattamento migliore di quello che gli è stato riservato nella recente manovra”.
Citando l’enciclica ‘Caritas in Veritate’ di Benedetto XVI, Bertone ha posto l’attenzione sulla dignità della persona e le esigenze della giustizia che richiedono, con rinnovata urgenza, “che si continui a perseguire quale priorità l’obiettivo dell’accesso al lavoro o del suo mantenimento, per tutti”.
All’incontro di Castel Gandolfo ha partecipato anche il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, contestato dalla platea delle Acli alla richiesta del riconoscimento dei meriti del governo.
Mentre parlava della disoccupazione e delle sue conseguenze sociali durante un seminario sul “Lavoro scomposto”, Sacconi è stato interrotto due volte dai delegati e fischiato.
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Settembre 2nd, 2011 Riccardo Fucile
“LA FARSA SU ROMA”: SULLA GRAVE VICENDA DI GENOVA I VERTICI NAZIONALI DI FUTURO E LIBERTA’ TACCIONO DA DUE MESI, MENTRE FLI E’ INATTIVA… CHIESTO IL COMMISSARIAMENTO DELLA LIGURIA, MA QUALCUNO LAGGIU’ PREFERISCE UN PARTITO ALLO SBANDO… O FORSE NON PUO’ PERMETTERSI DI ALLONTANARE MISTER “ZERU TITULI”?
Decine di lettori ci chiedono ogni settimana quali provvedimenti abbia preso la pregiata ditta “Bocchino e soci” sul caso Genova, diventato da due mesi, all’interno di Futuro e Libertà , un caso nazionale.
In effetti, per un partito che fa della legalità e della lotta alla mafia, della meritocrazia e della trasparenza un fiore all’occhiello della propria stessa nascita ed esistenza come organizzazione politica, è quanto meno singolare avallare una segreteria regionale che, al di là della assoluta incapacità dimostrata sul campo in quasi un anno di inattività (ma questo è un giudizio perlomeno politico), si è distinta soprattutto per aver ricevuto attenzionati dalla Dia (e sottoposti a tre processi) presso la sede di partito, per aver avuto la stessa sede in comodato gratuito da un altro pluri-inquisito con fallimenti in corso e per aver consentito l’apertura di un circolo presieduto da un personaggio contiguo ai fratelli Mamone.
Non solo: per aver mentito a dirigenti e iscritti, sostenendo di pagare 3.000 euro di affitto della sede di tasca sua (salvo poi ammettere il contrario alla stampa, una volta emersa la verità ).
Non solo: per aver mentito sostenendo che l’indagato Nucera ( il benefattore della sede gratuita) era solo un suo cliente, mentre poi sono emerse (per ora) altre due società in cui il segretario regionale di Fli Liguria è stato socio di Nucera fino a poco tempo fa.
Vicende che hanno portato il coordinamento provinciale di Fli e il 70% degli iscritti a dimettersi dal partito e alcuni deputati di Futuro e Libertà a chiedere il commissariamento del partito in Liguria.
Vicende trattate con ampio risalto anche dal maggiore quotidiano regionale, con relativa “bella immagine” del partito in tutta la Liguria.
I “protettori romani” preferiscono forse chi ha sputtanato il partito a chi ha denunciato da tempo i fatti agli organismi interni ?
O forse non possono permettersi di sostituirlo per ragioni su cui (per ora) preferiamo non soffermarci?
Mentre qualcuno si è distinto per aver raccolto “ben” 25 amici in tutta Italia sulla pagina personale di Facebook e per aver chiuso di fatto, eliminando gli amministratori, due pagine di Fb dedicate a Futuro e Libertà di Genova, i “dissidenti” hanno raccolto su Facebook in due settimane di agosto oltre 1.100 adesioni al gruppo “Futuro e Libertà contro la mafia” che ogni giorno vede partecipare decine di amici che discutono su temi di attualità .
Altro che diffide a usare il simbolo di Fli (di cui peraltro la pagina ha autorizzazione e titolo), ringraziate che vi siano ancora persone che stanno onorando il partito in Liguria da non iscritti.
Essi rappresentano quella base militante che avete allontanato coi vostri giochetti mal riusciti di potere, sono quei giovani verso i quali state dimostrando cosa significa essere “cattivi maestri”.
Noi stiamo con loro, con lo spirito futurista che dovrebbe animare Fli, con la legalità e la giustizia, con i militanti veri.
Senza se e senza ma.
Roma decida entro 15 giorni da che parte stare e se la legalità è usata da Fli solo come uno slogan o è un impegno concreto.
Comincia il conto alla rovescia.
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Settembre 2nd, 2011 Riccardo Fucile
A PARTE LE TASSE E I TAGLI A MINISTERI ED ENTI LOCALI, IL RESTO DELLA MANOVRA SONO SOLO SPERANZA E PALLE MEDIATICHE
Altro giorno, altra manovra, altro buco. 
L’intesa dentro il governo diventa un emendamento al decreto di Ferragosto (ora in Senato).
E così si conoscono ufficialmente le novità e i primi numeri: addio al contributo di solidarietà per i redditi alti, meno tagli ai Comuni, niente intervento sulle pensioni, più tasse sulle imprese.
Tutto qui.
In attesa delle tabelle definitive che dimostreranno se dopo queste correzioni la manovra vale ancora 49 miliardi, il ministro del Tesoro Giulio Tremonti assicura che “i saldi resteranno assolutamente invariati”.
A considerare i provvedimenti qualche dubbio è lecito.
I soldi previsti dal contributo di solidarietà (3,8 miliardi) arriveranno dalla lotta all’evasione.
Ma non è la stessa cosa: prima c’era un aumento dell’Irpef dall’esito prevedibile, ora la stima di un gettito che forse arriverà e forse no.
Il governo promette più severità : carcere per chi evade più di 3 milioni di euro, possibilità per i Comuni di pubblicare le dichiarazioni dei redditi (e già hanno fatto sapere che si rifiuteranno di farlo) , una sorta di autocertificazione in cui il contribuente deve dichiarare i suoi rapporti con le banche.
Secondo l’ottimistica relazione tecnica all’emendamento del governo “è ragionevole ritenere che l’inasprimento del sistema sanzionatorio penale-tributario rappresenti un chiaro intervento con finalità dissuasive di comportamenti evasivi”, capace quindi di portare nelle casse pubbliche 1,1 miliardi in tre anni.
Ma il fatto che sia “ragionevole” non implica che succeda.
Nella Prima Repubblica il gettito della lotta all’evasione non veniva mai usato come copertura di spesa o come risparmio, ma al massimo per finanziare “fondi negativi”, di solito destinati agli investimenti.
Tradotto: venivano previste voci di spesa che si attivavano solo se arrivavano i soldi dalla lotta all’evasione.
Niente gettito, niente uscite.
Nella versione della manovra emersa ieri, invece, i soldi sottratti agli evasori servono a risanare il bilancio.
Se non arrivano, c’è un buco.
Idem per la presunta stretta sulle società di comodo, quelle che non hanno un’attività imprenditoriale ma servono solo a singoli individui per pagare meno tasse.
Per il governo l’aumento dell’Ires su queste scatole societarie dovrebbe fruttare 714 milioni in tre anni, ma i tecnici della Confindustria sono molto perplessi, visto che gli strumenti per tassare questi schermi fiscali già c’erano, ma non hanno mai funzionato molto.
Ed è tutto da dimostrare che dichiarare i rapporti dei contribuenti con le banche generi 1,5 miliardi di euro.
I tagli agli enti locali non sono affatto azzerati, come annuncia Tremonti, ma viene ridotta la parte di competenza della manovra di Ferragosto.
Con il risultato che Formigoni, presidente della Lombardia, dice che ora il “federalismo è seppellito definitivamente”.
E i ministeri, che speravano di beneficiare dal gettito della Robin Hood Tax (finito tutto ai Comuni ) per non dover tagliare 6 miliardi (e le tredicesime ai dipendenti), sono disperati: “Se quelle cifre non saranno ripristinate sarà difficile andare avanti”, dice il ministro della Difesa Ignazio La Russa.
Finisce così il pasticcio della manovra estiva? Neanche per idea.
Lo ammette lo stesso presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi: “Il ritocco dell’Iva è una clausola di salvaguardia per garantire che la manovra vada in porto e il pareggio di bilancio nel 2013”, dice da un vertice sulla Libia a Parigi.
La manovra, anche nella versione attuale, ha due grossi problemi: le incertezze sul gettito dalla lotta all’evasione e le stime di crescita del Pil su cui il governo l’ha impostata.
Visto che l’Italia crescerà nel 2011 solo lo 0,8 anzichè l’1,1 previsto e nel 2012 lo 0,7 invece che l’1,8 per cento, c’è già un buco da 15 miliardi da coprire, se si vuole raggiungere davvero il pareggio di bilancio del 2013.
E non va dimenticato che quasi metà della manovra, circa 20 miliardi, vengono da un taglio delle agevolazioni fiscali (cioè un aumento delle tasse) tutto da definire.
E il cui impatto negativo sulla crescita non è stato ancora considerato.
Ma a breve, approvata questa manovra, ci sarà da fare la legge di stabilità , la ex Finanziaria, che delinea il bilancio dello Stato per l’anno successivo.
A quel punto il governo quasi certamente dovrà ricorrere all’aumento dell’Iva, specie se i mercati reagiranno male al caos di questi giorni.
L’inasprimento dell’imposta sui consumi “si può attuare da un momento all’altro”, dice Berlusconi alludendo al fatto che il governo si è attribuito il potere di alzare le tasse con un semplice atto amministrativo (un decreto della Presidenza del Consiglio, su proposta del Tesoro) senza passare dal Parlamento o dal Quirinale.
Peccato che sarebbe contrario all’articolo 23 della Costituzione: “Nessuna prestazione personale o patrimoniale può essere imposta se non in base alla legge”
Stefano Feltri
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Settembre 2nd, 2011 Riccardo Fucile
RIVOLTA NEL PDL CONTRO TREMONTI PER I TAGLI AI DICASTERI…LEGA IRRITATA PER I TAGLI AI COMUNI
La manovra – la terza in tre settimane – matura in un blitz al Senato tutto targato Tremonti.
Che manda su tutte le furie i colleghi ministri, irrita l’area più liberale del Pdl e piace poco o nulla al presidente del Consiglio Berlusconi.
Convinto che la lotta all’evasione impostata così è “roba che neanche Visco”, che lui sostiene di non aver autorizzato.
Non in questa formulazione da “socialismo reale”, per dirla con uno dei suoi più stretti collaboratori.
Il fatto è che il Cavaliere – impegnato al vertice sulla Libia a Parigi – si ritrova a dover difendere ventre a terra il giro di vite per il pareggio dei conti nel 2013.
Il decreto sarà approvato a breve, garantisce comunque al presidente Ue Barroso e ai partner europei. Ma a Roma il quadro resta critico, come gli riferisce ora dopo ora Gianni Letta.
E i conti continuano a non tornare. Il Quirinale segue l’evolversi della situazione con attenzione, in stretto contato col presidente del Senato Schifani, e non senza apprensione.
Le ragioni della preoccupazione espressa dal presidente Napolitano al Meeting di Cl, due settimane fa, non sono venute meno. Attraverso le lenti del Colle, quell'”angoscioso presente” di cui ha parlato a Rimini il capo dello Stato sembra proseguire.
A questo punto Berlusconi si riserva di intervenire con nuove correzione, di riprendere in mano la situazione, se occorrerà .
Soprattutto, come anticipa lasciando l’Eliseo, con quella “clausola di salvaguardia”, il decreto che aumenti l’Iva di 1-2 punti.
Un provvedimento della presidenza del Consiglio, sottolinea quasi all’indirizzo del ministro dell’Economia, non del governo.
A preoccupare il premier è la tenuta politica della maggioranza.
A pesare e parecchio a fine giornata è il silenzio della Lega.
I ministri del Carroccio tacciano dopo la presentazione in commissione degli emendamenti Tremonti.
Trapela tuttavia la forte irritazione di Roberto Maroni per quei tagli ai comuni che, dopo il “caminetto” di Arcore, sarebbero dovuti passare da 6 a 3 miliardi: restano invece pesanti, lo sconto finale è solo di 1,8 miliardi.
A sera inoltrata, il ministro dell’Economia è ancora al tavolo con Sacconi e Calderoli per una cena che diventa occasione di chiarimento. L’ennesimo.
In mattinata, il minivertice di Gianni Letta con lo stesso Calderoli e Maroni non era bastato a calmare i leghisti già sul piede di guerra.
Tremonti, d’altronde, aveva fatto di testa sua.
Tornato a Roma da Lorenzago, si era chiuso coi soli tecnici di via XX Settembre e aveva riscritto il decreto poi portato in commissione al Senato. Pacchetto chiuso.
I saldi tengono, assicura.
Mancano all’appello almeno 3 miliardi, gli rinfaccia D’Alia dalle file dell’Udc.
Sospetto che attraversa anche i ranghi della maggioranza, mentre i ministri entrano in fibrillazione: i 6 miliardi di tagli ai dicasteri restano per intero.
“Difficile andare avanti” sbotta il responsabile della Difesa La Russa, “insoddisfatto” si dirà anche Altero Matteoli dalle Infrastrutture.
Il ministro dello Sviluppo Paolo Romani prima di protestare attende adesso il provvedimento che spalmerà quei colpi di forbici tra i dicasteri.
Sono ore in cui fuori dal Palazzo monta la protesta, gli imprenditori in testa.
A Parigi, un Berlusconi innervosito dagli sviluppi dell’inchiesta Tarantini, coi soliti fendenti a pm e sinistra fa scendere a suo modo il sipario su un’altra giornata nera.
Carmelo Lopapa
(da “La Repubblica“)
argomento: Berlusconi, Bossi, Costume, governo, la casta, PdL, Politica, radici e valori | Commenta »
Settembre 2nd, 2011 Riccardo Fucile
LE INTERCETTAZIONI TRA TARANTINI E LAVITOLA DIMOSTRANO CHE IL PREMIER ERA RICATTATO DA ENTRAMBI… SOLDI E APPARTAMENTO PER DARE UNA VERSIONE DI COMODO SULLE ESCORT A PALAZZO GRAZIOLI
Il 5 luglio 2011, Gianpaolo Tarantini chiama Valter Lavitola per discutere la strategia da
tenere al processo di Bari, dove l’imprenditore pugliese è accusato di induzione alla prostituzione.
Silvio Berlusconi non è indagato, ma le ragazze reclutate da Tarantini erano destinate a lui e quindi le conseguenze politico-mediatiche per il presidente del consiglio potrebbero essere pesanti.
I due, secondo il gip di Napoli che ha ordinato il loro arresto, discutono su come “salvare” il premier, pensando ovviamente di ricavarne un guadagno. Parlano della possibilità che Tarantini chieda il patteggiamento, cosa che eventualmente sarebbe da concordare con “lui”, e si mostrano preoccupati per l’uscita di intercettazioni, dove però secondo Lavitola ci sono solo “stronzate”.
E del resto l’intero progetto è ben descritto nel capo d’imputazione che pubblichiamo integralmente qui di seguito: “Lavitola Valter, Sansivieri Fabio, Lavitola Antonio, Tarantini Gianpaolo, Devenuto Angela Delitto p. e p. dagli artt. 110, 629 CP, 61 n.7 perchè, in concorso tra loro, Lavitola Valter tenendo i riservati contatti con la persona offesa e smistando le somme dalla stessa ricevuta con successiva consegna in parte a Sansivieri Fabio e Lavitola Antonio che le reimpiegavano nelle comuni attività economiche ed imprenditoriali, in parte poi alla De Venuto Angela e a Tarantini Giampaolo, quest’ultimo anche manifestando o, comunque, ventilando i suoi intendimenti ai propri legali e a quelli della persona offesa, dopo che lo stesso Tarantini, nel procedimento tuttora pendente presso la Procura di Bari ed in via di prossima definizione, era stato indagato per i reati di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione di una molteplicità di giovani donne tra le quali D’Addario Patrizia ed altre, le cui rispettive prestazioni sessuali erano state procurate a Silvio Berlusconi, accollandone però in via esclusiva i relativi costi economici allo stesso Tarantini, con minaccia implicita e larvata consistita in ultimo nel prospettare a Berlusconi Silvio i rischi connessi ad un possibile cambio della strategia processuale fino a quel momento seguita dallo stesso Tarantini — che, nelle sue dichiarazioni rese all’AG di Bari, aveva sempre escluso ogni consapevolezza del Berlusconi in ordine alla natura mercenaria dei rapporti sessuali dallo stesso intrattenuti con le predette donne e comunque ogni partecipazione economica del Berlusconi ai relativi costi — rischi connessi al clamore mediatico della vicenda e resi più avvertiti in considerazione del previsto deposito di una serie di conversazioni intercettate in quel procedimento, dai contenuti scabrosi e quindi ritenuti gravemente pregiudizievoli per l’immagine pubblica dello stesso Berlusconi, Presidente del Consiglio dei Ministri, si procuravano l’ingiusto profitto delle somma finora accertata di euro 500 mila nonchè di altre prestazioni di rilievo economico in corso di accertamento con conseguente grave danno per il predetto Berlusconi”.
Ecco il brogliaccio delle telefonata tra Tarantini e Lavitola riportato nell’ordinanza del gip. Una buona parte della conversazione riguarda la consapevolezza o meno del presidente del consiglio di aver fatto sesso con delle “puttane”.
“(…) Gianpaolo lo interrompe dicendo: “NO, LUI DICE CHE SI EVINCE CHIARAMENTE CHE C’E’ IL REATO DI FAVOREGGIAMENTO”
Valter dice: “da parte tua”, Gianpaolo conferma e prosegue dicendo: “PERO’ POI IO GLI CONFERMO CHE QUELLO…PERCHE’ FAVOREGGIAMENTO VUOL DIRE CHE TU FAVORISCI UNA PROFESSIONE CHE E’ LA PROSTITUZIONE, QUINDI IO GLI CONFERMO CHE QUELLE PUTTANE CHE ANDAVANO LI, PURE AD ARCORE, ERANO…”
Valter ribatte: “MA LUI NON LO SAPEVA! HAI CAPITO? DALLE INTERCETTAZIONI EMERGE IL REGALO, NON IL REGALO…NON EMERGE MAI CHE TU GLI DICI: ‘DAMMI 2.000 EURO CHE GLIELI DO A QUELLA SENNO’ NON SCOPA’”.
Ma Gianpaolo ribatte: “SI, IN ALCUNE SI. MI CHIAMANO LORO. DICO: IO NON VADO SE NON TU NON MI DAI SOLDI”
Valter dice: “ma loro a te ti chiamano, no tu a lui” Gianpaolo conferma dicendo: “no, a me, a me” quindi Valter dice: “E ALLORA, LUI CHE NE SA” Gianpaolo riprende dicendo: “SUL FATTO CHE LUI NON LO SAPEVA, SI. PERO’ SICCOME ALCUNE SONO COINVOLTE A MILANO, CONFERMANO IL FATTO CHE ERANO PUTTANE” e Valter riprende affermando: “MA L’HO CAPITO GIANPAOLO! MA CHE ERANO PUTTANE, ORAMAI…ANZITUTTO NON E’ REATO E SECONDA COSA L’HANNO CAPITO TUTTO IL MONDO CHE SONO PUTTANE , NON CI STA UNA PERSONA AL MONDO CHE NON PENSA CHE SIANO PUTTANE”.
Gianpaolo dice che in questo caso c’è un processo in corso e prosegue dicendo: “quelli prendono l’atto mio, i verbali miei di Bari e li chiedono a Milano”. V
alter dice che non succede nulla se andrà a Milano.
Gianpaolo dice di temere la stampa.
Valter ribatte che non la deve temere e aggiunge: “sulla stampa cosa può uscire scritto Gianpà , che TU FAVORIVI LA PROSTITUZIONE; e abbiamo fatto la scoperta dell’America…e abbiamo due ipotesi a proposito: o andare a patteggiare e riconoscerlo, o andare a fare il processo e cercare di non riconoscerlo, QUINDI IL FAVOREGGIAMENTO DELLA PROSTITUZIONE CI STA. QUELLO CHE DOVREBBE…DI PERICOLOSO POTREBBE USCIRE, E’ CHE SE TU GLI DICI A LUI: ‘SENTI MI DEVI DARE 10.000 EURO PERCHE’ DOBBIAMO PAGARE QUELLE PUTTANE “.
Gianpaolo ribatte: “NO, NO, NO; NON ESISTE”.
Valter dice: “se poi uscisse questo, ti dimostra solo che lui ha mentito che quelle lì erano puttane e lui lo sapeva, però io ti domando…anzitutto questo non è reato; seconda cosa: quando mai qualcuno ha pensato che quelle non erano puttane, fammi capire, pure dal punto di vista dell’opinione pubblica” Gianpaolo concorda e aggiunge: “CI SONO DELLE TELEFONATE TRA ME E LE RAGAZZE, IN CUI LORO MI DICONO CHE LUI, IL GIORNO PRIMA, GLI HA DATO I SOLDI”
Valter non capisce, quindi Gianpaolo ripete: “CI SONO DELLE TELEFONATE TRA ME E LE RAGAZZE, NELLE QUALI DICONO CHE HANNO RICEVUTO I SOLDI DA LUI”. Valter ribatte: “MA SONO REGALI, LUI LO HA AMMESSO NELLE COSE CHE HA DATTO I 1.000 DOLLARI, I 3.000 EURO ETC. ETC. LUI LO HA AMMESSO. Lascia stare, non facciamo cose sbagliate””.
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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