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L’EVASIONE NASCONDI E SCAPPA: NEL SUPERMARKET DELLA FINANZA OCCULTA

Gennaio 6th, 2012 Riccardo Fucile

SOCIETà€ OFFSHORE E RESIDENZE FITTIZIE AL SERVIZIO DEI FURBONI DELLE TASSE

Una palazzina anonima in viale Campania, poco distante dal centro di Milano. Niente nomi altisonanti sui citofoni, targhe in ottone o arredi sfarzosi nell’androne d’ingresso.
Ma chi bussa a quella porta sa benissimo dove andare e a chi rivolgersi.
Benvenuti nel supermarket della finanza occulta.
Basta prendere appuntamento e il gioco è fatto.
Sugli scaffali, scaffali virtuali, c’è tutto quel che serve per nascondere all’estero patrimoni di ogni taglia.
Può partire da qui, da questo studio tributario specializzato in fiscalità  internazionale, la giornata tipo dell’evasore medio.
Per dire, serve una società  off shore a cui intestare la barca, l’auto di lusso, la casa o
perfino l’aziendina di famiglia?
Ce n’è per tutti i gusti e gli esperti professionisti dello studio di viale Campania sapranno indicare le soluzioni migliori.
Finanziarie con base in Irlanda, Nuova Zelanda, a Londra e negli Stati Uniti.
Ce ne sono a decine, tutte con base oltrefrontiera e un domicilio italiano a Milano.
Nomi come Mesa yachting, Tualatin, Belior, Dikson, Coind e tante altre ancora con i marchi più strani ed esotici, come emerge da una recente indagine della Guardia di Finanza. Supermarket dell’evasione come questo, nascosti dietro il paravento di rispettabili studi professionali, sono decine e decine in Italia. Passa da lì, il grande fiume del denaro nero. Denaro sottratto al Fisco che viaggia per centinaia, a volte migliaia di chilometri semplicemente da un computer all’altro.
Certo non mancano gli evasori fai da te, quelli che si avventurano in terra svizzera con la valigia gonfia di bigliettoni da 500.
Oppure di lingottini ”oro, che di questi tempi, complice una sapiente e occulta pubblicità  delle banche elvetiche, vanno alla grande.
Il grosso del lavoro, però, si può fare dal salotto di casa, con l’assistenza, ovviamente, di un esperto del settore.
Prendiamo il caso di un imprenditore che voglia dare un taglio al reddito aziendale per pagare meno tasse.
La soluzione, vecchia come il mondo, è quella della fatture per prestazioni inesistenti emesse da società  create ad hoc, le cosiddette cartiere.
Il Fisco non accetta documenti emessi da società  off shore con base nei Paesi della cosiddetta black list, tipo Panama o le Antille, ma con l’Inghilterra, che fa parte della Ue, tutto diventa più semplice.
L’ideale è trasferire a Londra addirittura la propria residenza fiscale.
Una residenza fittizia, ovviamente, perchè il furbetto in questione trascorrerà  sulle rive del Tamigi solo poche giornate all’anno.
Infatti la legge del Regno Unito prevede la tassazione solo del reddito prodotto all’interno di confini del Paese.
Chi svolge attività  altrove, per esempio in Italia, non paga nulla al fisco britannico e spesso riesce anche a farla franca anche con il nostro erario perchè non risulta residente in Italia.
È una soluzione adottata soprattutto da professionisti, artisti, cantanti.
Per smascherare l’evasore il fisco dovrebbe riuscire a dimostrare che il sedicente residente a Londra ha mantenuto il centro dei suoi affari in Italia, dove trascorre più di metà  dell’anno. L’imprenditore evasore può poi trasferire il denaro nero sul conto aperto in una banca svizzera.
Anche in questo caso però non c’è bisogno di spalloni e di avventurosi attraversamenti della frontiera.
Molto semplicemente succede che il professionista di fiducia dell’evasore nostrano contatta il suo corrispondente a Lugano chiedendogli di depositare una certa somma su un determinato conto bancario a disposizione del cliente italiano.
La stessa operazione viene completata in Italia per conto del fiduciario svizzero che così si vede restituito il denaro anticipato.
Semplice no? Si chiama compensazione e tra i furbetti delle tasse va alla grande.
Una volta arrivato in Svizzera, però, il denaro nero sempre più spesso prende di nuovo il volo verso altre destinazioni ritenute ancora più sicure.
Un esempio: giusto un mese fa la Banca della Svizzera italiana (Bsi) uno dei più importanti istituti sulla piazza di Lugano ha aperto la sua terza sede ad Hong Kong, che si aggiunge a quelle già  attive a Singapore.
Gran parte del denaro che affluisce da quelle parti arriva dall’Europa e in particolare dall’Italia. Perchè l’estremo Oriente è considerato una zona al riparo dalle offensive del fisco di Roma. Particolare importante: la Bsi batte bandiera italiana perchè appartiene alle Assicurazioni Generali.

Vittorio Malagutti
(da “Il Fatto Quotidiano”)

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FRODI ALLA SANITA’ COME IL MANCATO GETTITO DA EVASIONE FISCALE: 276 MILIARDI SOTTRATTI NEL 2011

Gennaio 6th, 2012 Riccardo Fucile

PER LE FIAMME GIALLE SONO PRIORITARIE LE VERIFICHE SUI DIPENDENTI DEL SETTORE

Sprechi nella spesa pubblica equiparati all’evasione fiscale.
Il comandante generale della Guardia di Finanza Nino Di Paolo indica ai reparti territoriali le priorità  per il 2012 e in cima alla lista inserisce proprio le verifiche sull’attività  dei dipendenti pubblici con un’attenzione particolare agli esborsi illegittimi nel settore sanitario.
Sono i risultati ottenuti nell’ultimo anno a segnare il percorso da seguire, perchè nel 2011 l’incremento delle verifiche in questo campo ha fatto aumentare di quasi dieci volte le somme recuperate passando dai circa 30 milioni di euro frodati nel 2010 ai 276 milioni di euro degli ultimi dodici mesi.
Cifra record che si somma a quelle incamerate grazie agli accertamenti sui doppi lavori svolti dai dipendenti senza ottenere l’autorizzazione e dunque, nella maggior parte dei casi, senza coprire l’orario di lavoro e senza pagare le tasse.
Dipendenti di enti locali e di aziende pubbliche che svolgono per i privati l’attività  per la quale sono invece remunerati dallo Stato.
Doppi incarichi e frodi sanitarie
I conti sono presto fatti: ai 3.300 impiegati e funzionari che hanno svolto doppi incarichi negli ultimi tre anni per un totale di circa 30 milioni di euro e con un danno erariale che supera i 55 milioni di euro, devono sommarsi tutti i dipendenti pubblici denunciati per aver provocato perdite finanziarie al Servizio sanitario nazionale.
Negli ultimi dodici mesi sono stati effettuati 1.927 controlli e le persone denunciate sono state 2.137 con una frode che, appunto, sfiora i 280 milioni di euro.
Lo scorso anno c’erano stati 1.401 interventi e i dipendenti scoperti a commettere illeciti erano stati 1.891, ma i soldi da recuperare erano in totale poco meno di 30 milioni di euro.
Nel 2009, quando erano state effettuate 1.827 ispezioni, con 3.459 persone denunciate, la frode accertata era stata molto superiore a quella dell’anno scorso, oltre 98 milioni di euro.
Quanto basta per riscrivere la lista delle priorità  anche tenendo conto, come viene sottolineato nelle linee di intervento, che «la difficile situazione dei conti pubblici e le note dinamiche di crescita della spesa sanitaria rendono indispensabile ragionare in termini di utilizzo razionale delle risorse, a cominciare da quelle che si potrebbero liberare dall’eliminazione delle inefficienze, degli sprechi e delle frodi».
Sono due i settori nei quali si concentreranno i servizi relativi alla Sanità : «Le condotte illecite degli operatori di settore, che tendono ad intercettare gli ingenti flussi di spesa destinati al campo sanitario e sono solitamente riscontrati nella gestione e nella fornitura di beni o servizi sanitari; i comportamenti dei privati cittadini finalizzati a fruire di prestazioni a condizioni a cui non avrebbero diritto».
Nel primo caso i controlli riguarderanno in maniera particolare le procedure di ricovero, nel secondo le esenzioni dal pagamento dei ticket. In entrambe le circostanze i benefici si ottengono grazie a false certificazioni e dunque si inciderà  soprattutto sui controlli documentali.
Un’attività  che sarà  effettuata in collaborazione con le Asl grazie a un protocollo d’intesa stilato con le Regioni che consente l’accesso ai sistemi informatici e dunque il controllo delle posizioni dei cittadini che beneficiano delle erogazioni del servizio sanitario nazionale.
Danni erariali per2 miliardi
La direttiva specifica come sia necessario «proseguire le azioni intraprese ai fini della stabilizzazione dei mercati finanziari e della situazione economica, della ripresa della crescita, della riduzione dell’incidenza del debito pubblico, nonchè del contrasto all’evasione e all’elusione fiscale».
E specifica che «l’apporto della Guardia di Finanza all’attuazione delle priorità  fissate dall’Autorità  di Governo dovrà  essere basato sulla concentrazione delle risorse operative» proprio su quei fenomeni illegali che maggiormente incidono sulla spesa pubblica.
Anche perchè sono i risultati della Corte dei Conti a dimostrare quanto sia fondamentale per le casse dello Stato incidere con vigore in questo settore.
Nel 2009 il capitolo relativo alla spesa sanitaria ha portato al «deferimento» davanti ai giudici contabili di 427 soggetti con un danno segnalato all’erario di 715 milioni di euro. Nei 12 mesi successivi si è passati a 520 citazioni e una contestazione economica complessiva di 830 milioni.
Nel 2011, nonostante sia salito a 1.402 il numero delle denunce, il danno finanziario è stato di 291 milioni di euro. In totale nel triennio fanno 2.349 dipendenti pubblici che hanno lucrato un totale di un miliardo e 836 milioni di euro.

Fiorenza Sarzanini
(da “Il Corriere della Sera“)

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L’IRA DEL PDL DOPO IL BLITZ A CORTINA TRA I VIP, MA BEFERA REPLICA: “NON SIAMO ANDATI A CORTINA PER CASO”

Gennaio 6th, 2012 Riccardo Fucile

PER IL PDL “L’AGENZIA DELLE ENTRATE FA PROPAGANDA E INCITA ALL’ODIO SOCIALE”…IL DIRETTORE: “A PAROLE SONO TUTTI CONTRO L’EVASIONE, MA SOLO QUANDO NON LI RIGUARDA PERSONALMENTE”

Non bastano le cifre che fotografano una situazione del tutto fuori controllo.
Al Pdl il blitz dell’Agenzia delle entrate a Cortina proprio non piace. Quei funzionari del Fisco in giro per la celebre località  turistica nei giorni di Capodanno rappresentano uno spettacolo da non replicare, tuonano dall’ex maggioranza di Berlusconi, mentre la Lega chiede polemicamente che analoghe azioni vengano fatte anche al Sud.
Nel mirino finisce direttamente Attilio Befera, direttore dell’Agenzia delle entrate e presidente di Equitalia, il “profeta” del fisco “forte e gentile” caldeggiato da Tremonti.
“L’Agenzia delle entrate non deve assumere una configurazione politica, mediatica e anche propagandistica” tuona Fabrizio Cicchitto, al quarto giorno consecutivo di esternazioni sull’argomento.
Befera, dice il capogruppo Pdl alla Camera, “non è all’altezza di ruoli e compiti che, lo ripetiamo, richiedono sobrietà  e senso di responsabilità “. Segue a ruota il deputato Osvaldo Napoli (Pdl) che denuncia come “solleticare sentimenti di rivalsa o di odio sociale sia l’ultimo gradino della deriva dell’Italia”.
La premessa di ogni commento è sempre uguale: il governo Berlusconi ha fatto moltissimo contro l’evasione e nessuno contesta i controlli, ma il modo in cui sono stati fatti.
Però, poi, il fuoco di fila è diretto.
Secondo Giancarlo Galan, ex governatore veneto e ministro del governo Berlusconi, il blitz a Cortina sa di “trovata propagandistica”, fatta da “un fisco poliziesco”.
Il sistema delle Agenzie delle Entrate, aggiunge Galan lanciando una stoccata all’ex collega Tremonti, “non mi piace, è stato costruito in un modo odioso, eliminando cose che non funzionavano, ma anche ciò che andava bene e creando un qualcosa che non va”.
Chiede che il fisco guardi anche oltre il confine del Po Maurizio Paniz, componente della commissione Giustizia della Camera: “Vedremo se lo stesso avverrà  a Capri, Taormina o in Costa Smeralda perchè il Nordest non deve continuare a sostenere, con l’impegno dei suoi lavoratori, il peso del resto d’Italia”.
Ancora irritato è il sindaco di Cortina, Andrea Franceschi, che minaccia cause per danni di immagine e bolla le informazioni sul blitz dell’Erario come “incomplete, superficiali e costruite solo per creare un caso”.
“Contro l’evasione si sta sviluppando lo stesso odio qualunquistico e giacobino che circola da mesi contro la politica – afferma Francesco Pionati, segretario dell’Alleanza di centro – . Così il Paese si avviterà  sempre più in una spirale senza via d’uscita, con un aumento della violenza”.
Ma anche alla Lega il blitz non è andato giù.
Il governatore del Veneto, Luca Zaia, si dice convinto che tutta la faccenda sia un attacco ai primati turistici del Veneto, mentre l’ex sindaco di Treviso, Giancarlo Gentilini, invita gli ispettori a rivolgere le proprie attenzioni alle “riviere marine e le città  turistiche nelle quali c’è l’abusivismo degli insediamenti mafiosi”.
Voci critiche si alzano ancora dai commercianti. “Uno show mediatico che non si è visto “nemmeno per la cattura di un boss mafioso”, taglia corto la Confcommercio di Cortina d’Ampezzo.
Dietro il caso Cortina, però, i dati danno ragione all’Agenzia delle Entrate e i controlli proseguiranno: “Al di là  di singole località  ci dobbiamo aspettare ulteriori attività  di questo genere, ma non ci sarà  bisogno di aspettare quest’estate, la stagione invernale è ancora lunga. Ce le dobbiamo aspettare anche in altre località  di turismo tipicamente invernale” spiega Luigi Magistro, direttore dell’accertamento all’Agenzia delle entrate.
Il direttore Befera, invece, ironizza sulle polemiche: “A Cortina – dice – abbiamo fatto andar bene gli affari, in quel giorno. I ristoranti hanno aumentato i loro ricavi del 300% rispetto allo stesso giorno dell’anno precedente. Quindi non abbiamo danneggiato il turismo, tutt’altro: abbiamo favorito gli esercizi commerciali”.
Rispondendo a una domanda su una datata dichiarazione di Silvio Berlusconi (“se uno Stato mi chiede il 50% di quello che guadagno mi sento moralmente autorizzato ad evadere”), Befera aggiunge: “Se si dice che evadere è giusto vuol dire che non siamo in un mondo civile. In ogni caso se i controlli li abbiamo fatti a Cortina non è per un pregiudizio verso qualcuno, ma perchè sapevamo, segnalazioni alla mano, a cosa andavamo incontro”.
“I controlli – conclude Attilio Befera – si faranno ancora” e “gli italiani devono decidere che cosa vogliono. E lo dico a chi, come Beppe Grillo, sull’argomento mi pare in confusione. Perchè a parole tutti sono d’accordo a fare la lotta all’evasione, ma solo quando non li riguarda”.

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MONTI A PARIGI: “DALL’ITALIA SFORZO SENZA PARI”, SARKOZY: “TRA NOI E ROMA PERFETTA SINTONIA”

Gennaio 6th, 2012 Riccardo Fucile

IL PREMIER MONTI: “LAVORIAMO MANO NELLA MANO CON FRANCIA E GERMANIA VERSO LA COSTRUZIONE EUROPEA”… SARKOZY E MERKEL A ROMA IL 20 GENNAIO…IL PRESIDENTE FRANCESE: “MONTI ISPIRA FIDUCIA AI LEADER EUROPEI”

Un grido d’allarme ma anche un messaggio di fiducia.   Il premier Mario Monti a Parigi, prima tappa della sua missione europea, vede Sarkozy e si presenta con questo biglietto da visita ai partner Ue: l’Italia è tornata a ricoprire il suo ruolo tra i ‘big’ grazie a uno sforzo “senza pari tra gli altri Stati membri”.
Perchè l’Europa è come “un alpinista che cammina su un crinale. E’ un momento cruciale ma si può raggiungere la meta”.
Nel pieno della crisi economica continua il lavoro del governo Monti per dare via alle riforme interne ma anche per richiamare l’Europa alle proprie responsabilità .
Un doppio binario che vede in premier impegnato in un tour europeo (mercoledì andrà  dalla Merkel per “trattare sulle rigidità  tedesche”) in vista del vertice europeo del 30 gennaio.
“E’ essenziale prendere insieme le decisioni che consentano di dimostrare   la fiducia che abbiamo sull’Europa e sull’ euro e che potranno permettere di pagare tassi più bassi” dice il premier.
E da Sarkozy arrivano parole di stima: “Monti ispira fiducia ai leader europei, tra Roma e Parigi sulla Ue c’è una perfetta identità  di vedute. Crediamo nell’euro e siamo d’accordo   sul fatto che in una fase così delicata per l’unione europea e l’eurozona   è essenziale che   che ogni stato membro faccia   fino in fondo ciò che deve fare per consolidare i bilanci e le riforme”. Poi l’annuncio di un vertice a tre con la Merkel e Monti che si terrà  il 20 gennaio.
Il premier, al termine di un pranzo di lavoro di un’ora e mezza a Parigi con il primo ministro francese Francois Fillon, descrive un’Italia “che lavora mano nella mano con la Francia, così come con la Germania (che oggi ha visto crollare gli ordinativi industriali del 4,8%), per proseguire insieme verso la costruzione europea”.
Per questo Italia, Francia e Germania devono “aiutarsi” per “eliminare i dubbi che caratterizzano la zona euro quanto al suo futuro”.
Un fronte comune europeo che deve affrontare le politiche per la crescita finanziate dal disavanzo. “Non facciamo come Penelope, disfacendo di notte quello che si è fatto di giorno”.
Vede un rischio Monti.
Ovvero “la nascita e lo sviluppo di incomprensioni di fondo tra popolazione e stati membri con il ritorno a pregiudizi tra nord e sud dell’Europa, tra vecchi e nuovi stati, con un potenziale di grande divisione”.
In un’Europa dove la crescita “stenta e rischia di fermarsi”.
Un’Europa “che è dimostrata più debole di quanto pensavamo che fosse e questo in particolare per le difficoltà  a fare fronte ad una crisi che non riguarda l’euro ma riguarda gli aspetti finanziari e di bilancio pubblico di alcuni paesi”.
Un’Europa che si trova “in questi anni ad essere contemporaneamente più forte e più debole e a vedere nella sua storia, più che mai, l’esito della propria sfida nelle proprie mani e non in quelle di altri”.
Tobin Tax.
Disco verde sulla Tobin tax.
“Il mio governo ha fatto un’apertura sulla tassazione delle transazioni finanziarie” e su questo “elemento di convergenza” si sta lavorando” sottolinea Monti in sintonia con l’intenzione della Francia di andare avanti “il più velocemente possibile” nel varo della Tobin Tax.
Il premier italiano, però, avverte: “E’ necessario che i vari paesi europei non vadano avanti da soli nell’applicazione”.
Lapidario Sarkozy: “Sulla Tobin Tax Parigi andrà  avanti anche da sola se non riusciremo a convincere gli altri partner europei”
Euro.
“La crisi non riguarda l’euro come moneta, ma il bilancio di diversi Paesi nell’ambito dell’Eurozona” spiega il premier.
“Il rischio principale di questa crisi è quello della nascita e dello sviluppo di possibili divisioni tra popolazione e Stati membri, con il ritorno di pregiudizi tra nord e sud dell’Europa – osserva il Professore – La gestione rapida ed efficace dela gestione dell’euro deve portare all’unione e non alla divisione dei Paesi dell’Europa”.
Piuttosto servo “munizioni” per fare in modo “che sparisca dalla mente dei mercati il rischio relativo alla permanenza dell’Euro”.
Italia.
L’Italia è un Paese “che per corrispondere alle attese e non ai vincoli imposti dall’Europa con un’azione concentrata di disciplina di bilancio ha messo in opera riforme in vigore dal 1 gennaio” dice Monti annunciando altre misure “nel giro di due mesi.
“Con questo treno di misure da approvare entro due mesi l’Italia viaggia verso un bilancio in pareggio nel 2013, sarà  uno sforzo credo senza pari” aggiunge il premier.
“Era giusto che lo facessimo, non era facile accettarlo. Ora gli italiani hanno bisogno di vedere che il quadro europeo evolva positivamente”.
Poi l’annuncio che, “nel giro di due mesi”, ci saranno nuove misure economiche.
E vale la pena di ricordare che Monti aveva escluso nuove manovre.
Infine, una battuta ‘politica’: “Sono un primo ministro che non ha affrontato le elezioni, se no mi sarei guardato dal candidarmi…”.
Passera.
“L’Europa deve dare una risposta alle aspettative e dobbiamo ammettere che la via seguita per gestire la crisi è stata molto deludente”.
E’ questa l’opinione del ministro dello Sviluppo Corrado Passera – partecipando ad un convegno a Parigi, organizzato dal ministro dell’Industria Eric Besson, sul ruolo dell’Europa – secondo cui i governi “non si stanno muovendo con sufficiente rapidità “.
Secondo Passera, però, “ciascun paese deve fare i compiti a casa per contribuire al salvataggio, ma l’Europa deve essere in grado di rispondere alle aspettative e di affrontare i rischi” che ci sono, “il modo in cui la crisi è stata gestita è molto deludente”.
Per il ministro “serve un vero mercato unico europeo e c’è bisogno di maggior coordinamento” sulle iniziative economiche.
“Dobbiamo rafforzare il bilancio europeo ma abbiamo bisogno di innovazione, infrastrutture, di maggiore competività  e l’Europa può dare un supporto importante – sottolinea il ministro – Dobbiamo avere il coraggio per affrontare la crisi con gli strumenti giusti. In Europa ci stiamo muovendo nella giusta direzione ma occorrono tempi più veloci”.
E serve anche “un’autentica Banca centrale con risorse e strumenti necessari per affrontare la stabilità  e la liquidità  dei mercati finanziari”.
Secondo Passera “non c’è un piano d’azione che valga per tutti. L’Italia è un caso emblematico: negli ultimi mesi abbiamo portato avanti una serie di iniziative per 80 miliardi di euro”.

(da “La Repubblica“)

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CERCHI LAVORO? MEGLIO LE CONOSCENZE DEL CURRICULUM: COSI’ LE IMPRESE SCELGONO IL PERSONALE

Gennaio 6th, 2012 Riccardo Fucile

UN’INDAGINE RIVELA COME IL RECLUTAMENTO PER VIA INFORMALE SIA LA MODALITA’ PREFERITA DALLE AZIENDE PER ASSUMERE, PIU’ DELLE CONSULENZE SPECIALIZZATE E DEL LAVORO IN AFFITTO

Le imprese per assumere preferiscono affidarsi a conoscenze personali piuttosto che a curriculum, società  di lavoro interinale o centri per l’impiego.
E’ quanto emerge dall’ultima indagine Excelsior di Unioncamere e ministero del Lavoro, che rileva come nel 2010 oltre sei imprese su dieci per la selezione del personale abbiano fatto ricorso al cosiddetto canale informale, “conoscenza diretta in primo luogo e segnalazioni personali”, attraverso conoscenti o fornitori.
I dati.
Soprattutto, fa notare l’indagine Excelsior, rispetto all’anno precedente l’utilizzo del canale informale ha registrato un forte aumento, passando al 61,1% dal 49,7% del 2009.
“Il clima economico ancora incerto spinge evidentemente le imprese alla massima cautela nella selezione di nuovi candidati: la conoscenza diretta, magari avvenuta nell’ambito di un precedente periodo di lavoro o di stage, e il rapporto di fiducia da essa scaturito diventano quindi premianti ai fini dell’assunzione”, spiega il rapporto.
Banche dati interne.
Nel 2010 è anche cresciuto il ricorso da parte delle imprese a strumenti interni, ovvero alle banche dati costruite dalle stesse aziende sulla base dei curriculum raccolti nel tempo (al 24,6% dal 21,5%), ma la quota resta limitata a poco più di due imprese su dieci.
Perdono invece terreno le modalità  di reclutamento “tradizionali” (annunci su quotidiani e riviste specializzate), preferite solo nel 2,3% dei casi.
Sono pochissime e in diminuzione anche le aziende che utilizzano intermediatori istituzionali, come società  di lavoro interinale, di selezione (5,7%) e quelle che si affidano a operatori istituzionali, ovvero ai centri per l’impiego (2,9%).
Le dimensioni contano.
Ma se si guarda alla dimensione d’impresa il quadro cambia, dopo i 50 dipendenti le aziende iniziano a fare più affidamento sulle loro banche dati interne, a basarsi sulla “carta”, ovvero sui curriculum.
Ecco che, quindi, al crescere della dimensione d’impresa il rapporto diretto del candidato con il datore di lavoro o tramite conoscenti perde importanza.
Basti pensare che nelle realtà  con più di 500 dipendenti il ricorso al canale informale scende al 10,2%, mentre l’utilizzo di strumenti interni sale al 48,9%.

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I GIOVANI DI FLI REGALANO COTECHINO E LENTICCHIE A CALDEROLI

Gennaio 6th, 2012 Riccardo Fucile

IRONIA SUL PADAGNO DOPO LE SUE USCITE SUL CAPODANNO DI MONTI: “LEI E’ NOTO PER AVER REGALATO ALL’ITALIA IL PORCELLUM, NOI CONTRACCAMBIAMO, SPERANDO NON LE VADA DI TRAVERSO DOPO LA BRUTTA FIGURA CON MONTI”

”Caro Calderoli, Lei è noto per aver regalato all’Italia il famigerato ‘Porcellum’, noi contraccambiamo con un po’ di cotechino e lenticchie avanzate dal cenone di fine anno. Non sono quelle di Palazzo Chigi, purtroppo: siamo in periodo di crisi e dobbiamo risparmiare. Speriamo non le vadano di traverso, specie dopo la nota di ieri sera del Presidente del Consiglio. Saluti”.
I giovani di Futuro e libertà  ironizzano sullo scambio di messaggi avvenuto ieri tra il premier Mario Monti e l’ex ministro per la Semplificazione Roberto Calderoli sul cenone di Capodanno, del presidente del Consiglio, che, a detta del deputato leghista sarebbe stato inopportuno perchè tenuto a Palazzo Chigi.
La lettera è stata recapitata questa mattina a Calderoli, direttamente al parlamento della Padania, insieme a una confezione di cotechino e lenticchie.
Insomma, il cenone di capodanno della famiglia Monti a Palazzo Chigi continua a far discutere. L’ex ministro leghista Roberto Calderoli ha accusato infatti il premier di aver speso soldi degli italiani per festeggiare l’arrivo del 2012.   “Corrisponde alla verità  la notizia secondo cui la notte dell’ultimo dell’anno si siano tenuti dei festeggiamenti presso la Presidenza del Consiglio?”, ha scritto Calderoli chiedendo chiarimenti su “chi abbia sostenuto gli oneri della serata”. Perchè, “se il premier ha utilizzato un Palazzo istituzionale e il personale per una festa privata — è la conclusione dell’ex ministro — dovrebbe rassegnare immediatamente le dimissioni”.
Monti però non ha rinunciato a rispondere e non senza un tocco di humor ha così replicato. Festa? Si è trattato di “una semplice cena di natura privata, dalle ore 20.00 del 31 dicembre 2011 alle ore 00.15”.
La nota della presidenza è dettagliatissima: “Hanno partecipato — si legge — Mario Monti e la moglie, a titolo di residenti pro tempore nell’appartamento, nonchè, quali invitati, la figlia e il figlio, con i rispettivi coniugi, una sorella della signora Monti con il coniuge, quattro bambini, nipoti dei coniugi Monti, di età  compresa tra un anno e mezzo e i sei anni”. “Tutti gli invitati alla cena risiedevano all’Hotel Nazionale — prosegue la nota di Palazzo Chigi — ovviamente a loro spese”.
E i costi della cena? “Gli acquisti sono stati effettuati dalla signora Monti a proprie spese presso alcuni negozi siti in Piazza Santa Emerenziana (tortellini e dolce) e in via Cola di Rienzo (cotechino e lenticchie)”. E per fugare ogni dubbio c’è anche un piccolo affresco di vita familiare del premier: “La cena è stata preparata e servita in tavola dalla signora Monti”.
Infine una precisazione non senza malizia: “Il presidente Monti — si legge — non si sente tuttavia di escludere che, in relazione al numero relativamente elevato degli invitati (10 ospiti), possano esservi stati per l’Amministrazione di Palazzo Chigi oneri lievemente superiori a quelli abituali per quanto riguarda il consumo di energia elettrica, gas e acqua corrente”.
La nota sottolinea che “il presidente Monti evita accuratamente di utilizzare mezzi dello Stato se non per ragioni strettamente legate all’esercizio delle sue funzioni. Pertanto, il Presidente per raggiungere il proprio domicilio a Milano — conclude — utilizza il treno”.

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ORARI DEI NEGOZI TRA LIBERALIZZAZIONE E RESISTENZA DEI COMMERCIANTI

Gennaio 6th, 2012 Riccardo Fucile

ASSOCIAZIONI DEI CONSUMATORI FAVOREVOLI ALLE NUOVE REGOLE PREVISTE DAL DECRETO SALVAITALIA, MA C’E’ IL NO DI CONFCOMMERCIO E CONFESERCENTI…. E ANCHE MOLTI ENTI LOCALI SONO PRONTI AD OPPORSI CON UN RICORSO ALLA CONSULTA

Liberi di alzare e abbassare le saracinesche a qualsiasi ora, domeniche e festivi inclusi. Da oggi possono farlo i titolari di bar, negozi e ristoranti di tutta Italia: a loro va il potere di scegliere autonomamente come e quando lavorare.
Le associazioni dei consumatori salutano la novità  con entusiasmo. Ma le norme sulla liberalizzazione degli orari – previste dal decreto salva-Italia – hanno scatenato anche un mix di perplessità  e critiche.
A guidare il fronte del no sono i commercianti, mentre gli enti locali si dividono.
La polemica è stata particolarmente forte a Roma, dove il Comune ha diramato persino una circolare al comando di polizia municipale e ai municipi per ricordare l’entrata in vigore della legge.
Ben più cauto e dubbioso il Comune di Milano, che resta in standby.
Attende, infatti, un pronunciamento scritto della Regione Lombardia.
La competenza in materia infatti spetta alle Regioni, che potrebbero fare muro contro la scelta del governo presentando ricorso alla corte costituzionale.
Hanno tre mesi per decidere.
E la Regione Toscana ha già  deciso: lo farà .
“Per gli organi regionali non è prevista la possibilità  di recepire o meno la legge. E’ arrivata senza consultazione o accordo ma è di fatto in vigore su tutto il territorio nazionale”, spiega Luigi Taranto, segretario generale Confcommercio.
“A nostro avviso, si tratta di una forzatura”.
Un deciso “no”, quindi, è quello espresso dall’associazione di categoria.
“Siamo contro la scelta del governo – continua – sia per ragioni di metodo che di merito. Si pigia ancora una volta il pedale dell’acceleratore sul commercio mentre gli altri processi di liberalizzazione, come quello delle professioni o del trasporto ferroviario, restano al palo. Riteniamo che ci siano già  regole vigenti a garanzia dei servizi perfettamente in linea con l’Ue. Inoltre, la scelta di totale deregolamentazione degli orari nei giorni festivi, domenicali e infrasettimanali è davvero insostenibile per le piccole imprese e troppo costosa per le grandi”.
La preoccupazione per una concorrenza a suon di orario di apertura e chiusura, con ricavi che potrebbero rivelarsi modesti, è condivisa dall’altra associazione di categoria:
“Non è questo il modo per far aumentare i consumi – ha detto Giuseppe Dell’Aquila, dell’ufficio legale di Confesercenti.
“Al massimo si indirizzano tutti nel week end. A trarre vantaggio da questa legge saranno solo le reti della grande distribuzione, pagheranno i piccoli esercizi che pian piano saranno costretti a chiudere di fronte all’ennesima difficoltà . I centri storici quindi si spopoleranno e di conseguenza le fasce più deboli della popolazione, come anziani e disabili, saranno daneggiate: per fare i loro acquisti dovranno spostarsi nei grandi centri commerciali”.
E in campo c’è già  un’azione: “Stiamo scrivendo una lettera alle Regioni per spingerle ad un’opposizione decisa”.
Il mondo della politica, invece, si divide.
Sul fronte del sì – oltre al Comune di Roma – c’è il sindaco di Napoli, Luigi De Magistris.
Nello schieramento dei contrari, oltre alla Regione Toscana, anche gli assessori al commercio del Comune di Torino e della Regione Piemonte, che parlano di provvedimento inutile.
Tra i consumatori, invece, tutti d’accordo: “Il nostro è un assoluto “sì” alla legge – ha dichiarato Paolo Martinello, presidente nazionale Altroconsumo – la possibilità  per il cittadino di non avere vincoli d’orario per gli acquisti è un vantaggio enorme. Pensate a chi lavora ed ha poco tempo. E fare la spesa con più calma significa anche avere modo di scegliere e confrontare i prodotti. In questo modo, si favorisce anche l’acquisto di qualità . E, con la maggiore concorrenza che ne deriverà , i prezzi potrebbero diminuire.
Federconsumatori, invece, sebbene porti alta la bandiera della liberalizzazione, suggerisce una regolamentazione locale tra commercianti: una “turnazione intelligente” degli esercizi di un quartiere seguendo lo slogan “Mai tutti aperti, mai tutti chiusi”.
Francesco Avallone, vice presidente di Federconsumatori: “E’ un modo per riqualificare e far rivivere il quartiere, andare incontro alle esigenze dei consumatori ma anche al diritto al riposo dei commercianti oltre che alle difficoltà  che avrebbero nell’integrare personale per garantire più ore di servizio”.
Il rappresentante dei consumatori mette in guardia:”Occorre fare attenzione ad un fenomeno che potrebbe aumentare: quello del lavoro nero. Pur di tenere aperto l’esercizio commerciale e tener testa alla concorrenza si potrebbe arrivare anche a questo”.

Laura Bonasera

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REFERENDUM A RISCHIO BOCCIATURA: INCERTI 4 GIUDICI DELLA CONSULTA

Gennaio 6th, 2012 Riccardo Fucile

AL MOMENTO SU 15 GIUDICI SOLO 6 SONO FAVOREVOLI E 5 CONTRARI… I TIMORI DELLA CORTE SI CONCENTRANO SUL PERICOLO CHE SI CREI UN VUOTO NORMATIVO SE PASSANO I QUESITI….MERCOLEDI’ LA DECISIONE

Il commento più esplicito: “Questa volta è un casino…”. Quello più elegante: “Ammettiamolo, non è una passeggiata”. Quello più problematico: “Ci troviamo di fronte a una questione che tutto è, fuorchè banale”. Il più realistico: “La decisione non è affatto scontata”. Proprio così.
A una settimana dalla seduta della Consulta sui due quesiti che chiedono di abrogare la legge elettorale Calderoli del 2005 – meglio nota come Porcellum – la partita è apertissima.
Sei giudici per il sì, cinque per il no, ben quattro incerti.
Ma si deve pur dar conto dello scetticismo generalizzato su un possibile esito positivo. Per le ragioni che un’alta toga sintetizza così: “Tutta la giurisprudenza della Corte è sempre andata in un’unica direzione: non decidere in modo da lasciarsi alle spalle un vuoto normativo. In materia elettorale poi, la questione già  di per sè delicata, diventa delicatissima. In Italia le leggi elettorali sono costituzionalmente protette, il Paese non può restarne senza. Si potrebbe votare domani, e una legge dev’esserci”.
Questa è la paura che si respira alla Corte, aggravata da un’ulteriore riflessione: “Mai come adesso, con un governo tecnico a palazzo Chigi e in un quadro d’incertezza politica, bisogna essere attenti a rivoluzionare i paletti giuridici”. È questo che rischia di sconfiggere chi sostiene il referendum. Il comitato promotore con a capo il costituzionalista Andrea Morrone, chi ha raccolto1.210.466 firme, da Di Pietro a Vendola, a Segni, a una consistente parte del Pd, agli oltre cento giuristi che hanno sottoscritto la piena ammissibilità .
Per dirla con un’altra fonte della Corte: “Sentiamo la pressione della gente, schierata contro norme che tagliano fuori la scelta popolare. Ma la Corte dev’essere molto attenta a stabilire un principio che varrà  per tutte le decisioni future”.
Tra le 15 alte toghe che hanno ricevuto via mail la ricca documentazione del relatore Sabino Cassese, c’è anche Sergio Mattarella, un passato di spicco nella Dc e poi nel centrosinistra, padre del Mattarellum, la legge del ’93 che i referendari vorrebbero resuscitare.
Una coincidenza, visto che solo il 5 ottobre il Parlamento lo ha mandato alla Corte.
Lui, riservato come sempre, non parla.
Ma i boatos dicono che non si farà  da parte, come pure qualcuno, tra i nemici del referendum, aveva sussurrato.
L’astensione alla Consulta è solo un savoir faire, stavolta negativa perchè l’ex ministro potrà  mettere la sua decennale esperienza parlamentare al servizio della decisione.
Che ruota intorno a un interrogativo: se una legge, cancellata da una successiva, può tornare a “rivivere” e ridiventare operativa.
Alla Corte, e tra i più insigni giuristi, la parola usata è “riviviscenza”. Come scrive Alessandro Pace – il costituzionalista che l’11 gennaio difenderà  le ragioni del secondo quesito referendario – la questione è se la Mattarella possa “riespandersi”.
Lui è convinto di sì, e lo ha argomentato nella memoria di 19 cartelle che ieri ha depositato alla Corte.
Due giorni prima, in 38 pagine, altrettanto ha fatto un altro costituzionalista di grido, Federico Sorrentino, per sostenere le ragioni del primo referendum.
Il primo cancella d’un colpo tutta la legge, il secondo elimina i cosiddetti “alinea”, le frasi che servivano per abrogare il Mattarellum e che, se soppresse, lo farebbero rivivere.
Ma bisogna prestare orecchio ai tam tam della Corte per rendersi conto che mai decisione fu più tormentata di questa.
Ecco i dubbi nelle parole di un giudice: “La Corte non sta decidendo se il Porcellum è, o non è, una buona legge, e molti di noi sono convinti che non lo sia.
Qui la questione è se i quesiti sono ammissibili o no.
Se dovessimo ipotizzare che uno dei due lo è, faremmo fare alla Corte una virata di 360 gradi rispetto alla sua precedente giurisprudenza, che esclude la riviviscenza delle norme abrogate.
Appena l’anno scorso, con la sentenza 24 sui servizi pubblici locali, lo abbiamo ribadito. Se decidessimo l’opposto, dovremmo fare lo stesso per qualsiasi caso futuro”.
Senza una legge c’è un “buco” normativo.
Questo fa dire all’ex presidente della Consulta Valerio Onida l’opposto di quello che molti pensano: “Proprio per non lasciare un vuoto la Corte fa rivivere la legge precedente”.
Per evitare che il Paese resti senza norme elettorali. Buone o cattive che siano.
C’è però una terza via, ipotizzata dal costituzionalista Alessandro Pizzorusso: la Corte solleva davanti a se stessa l’incostituzionalità  del Porcellum visto che i rilievi critici non sono mancati.
E tutto sarebbe rinviato al futuro.

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AUMENTO DELLA BENZINA: SOLDI PER OPERE INUTILI

Gennaio 6th, 2012 Riccardo Fucile

E’ IL TERZO AUMENTO IN UN ANNO

L’aumento del prezzo dei carburanti è di gran lunga l’aspetto più immediato e percepibile dell’intervento del governo Monti nei trasporti, anche se bisogna certo dare un po’ più di tempo per esprimere delle politiche organiche per il settore.
Ma alcune dichiarazioni e azioni fatte finora non consentono molto ottimismo.
L’aumento delle tasse, già  altissime, sulla benzina e il gasolio (il terzo aumento nell’anno!) appare un intervento con un forte e sicuro impatto inflazionistico (colpisce tutti i prezzi), e non equo.
Una delle motivazioni dell’aumento è quella di trovare risorse per i sussidi ai trasporti locali.
Ma non si può ignorare che abbiamo le più basse tariffe europee per questi servizi, che per di più sono prodotti in regime di monopolio, e quindi con poca efficienza.
Alti costi di produzione collegati a basse tariffe, entrambe conseguenze di scelte politiche degli enti locali, richiedono ovviamente altissimi sussidi pubblici.
Non era il caso di intervenire con più decisione sulle cause del fenomeno, invece che “premiare” indistintamente queste costose politiche passate?
Infine occorre ricordare che la maggioranza dei pendolari si sposta in automobile, e non certo per libera scelta, ma a causa del fatto che quelli a più basso reddito abitano e lavorano in aree disperse, e non servibili con i mezzi pubblici.
Loro dovranno pagare (con 70 centesimi di tasse al litro) per consentire agli enti locali le loro irresponsabili politiche di spesa.
La costituzione di un’autorità  indipendente di regolazione per il settore appare ottima cosa, ma l’idea di frazionarne le competenze e connetterne i “pezzi” ad altre autorità  fa apparire da subito debole il progetto.
L’esclusione delle concessioni autostradali da questa regolazione poi è un segnale pessimo: gli altri concessionari avrebbero un precedente a cui attaccarsi per aumentare le loro resistenze al ruolo della nuova Autorità , che, non dimentichiamolo, è quello di difendere utenti e contribuenti, rispettivamente dai profitti eccessivi dei concessionari privati, o dalle inefficienze dei concessionari pubblici (ferrovie in particolare).
Pessima appare anche la mancata liberalizzazione dei taxi, non tanto nel merito quanto nel metodo.
Nessuna liberalizzazione infatti può essere indiscriminata, e richiede fasi delicate di transizione (per esempio, sulla gestione della perdita di valore delle licenze attuali comprate a caro prezzo dai tassisti).
Ma ritirare il provvedimento alla prima protesta, costituisce un segnale di debolezza di fronte agli interessi costituiti, e anche in questo caso un precedente pericoloso per altre liberalizzazioni.
I primi segnali per la politica infrastrutturale sembrerebbero poi confermare la linea del governo precedente, con la logica delle “grandi opere”: costi stratosferici per i contribuenti, di cui nessuno in questi anni ha assunto la responsabilità , poche scelte funzionalmente efficaci (la linea AV Milano-Roma), altre di dubbia utilità  (la linea AV Roma-Napoli), e altre ancora catastrofiche (la linea AV Milano-Torino sopra tutte).
Ma erano comunque altri tempi.
Ora gli aspetti finanziari (cioè quanto bisogna pagare con le tasse e quanto pagano gli utenti), e quelli in favore della crescita economica sono dominanti.
E le grandi opere finanziate dall’ultimo CIPE sono le peggiori possibili da entrambi questi punti di vista.
Si tratta infatti principalmente di nuove tratte ferroviarie di alta velocità  (la Milano-Genova e la Napoli-Bari), costosissime, e probabilmente tutte a carico dei contribuenti (“probabilmente” perchè neppure è dato conoscerne i piani finanziari, cioè il rapporto costi-ricavi).
Anche gli effetti anti-crisi sono inesistenti: si tratta di opere “ad alta intensità  di capitale”, e con periodi di completamento molto lunghi ed incerti.
Esattamente il contrario di quello che serve oggi per la crescita dell’occupazione e dei consumi, che sono le opere che occupano da subito molta gente, come le manutenzioni e i miglioramenti dell’esistente.
Ma anche investire in opere che gli utenti non sono disposti a pagare, come quelle ferroviarie per le relazioni di lunga distanza (vedi sotto), dovrebbe far riflettere sulla loro priorità  rispetto ad altre, meno vistose ma certo più urgenti.
Vengono spesso addotti motivi ambientali per queste scelte.
Tuttavia studi recenti hanno evidenziato che le emissioni di gas serra nella fase di costruzione di grandi opere ferroviarie vanificano di fatto ogni possibile beneficio ambientale, per moltissimi anni.
Come si è già  detto, appare urgente una revisione delle scelte di spesa in questo campo, che segnali una forte discontinuità  con le logiche poco meditate, e ancor meno valutate, dal governo Berlusconi.
C’è altrimenti il rischio che i pendolari, i pensionati, e le imprese, con le tasse sui carburanti e le loro conseguenze inflattive, paghino per opere politicamente “visibili” ma di assai incerta utilità , mentre per quelle esistenti e molto usate continui il degrado.

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