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REGIONE SICILIA, C’ERA CHI TELEFONAVA GRATIS: SPUNTANO 80 SCHEDE FANTASMA

Gennaio 17th, 2012 Riccardo Fucile

SONO 700 I TELEFONINI DISTRIBUITI CON CREDITO ILLIMITATO AI 90 DEPUTATI REGIONALI SICILIANI NEL 2001… NESSUNO DI LORO LI HA MAI RESTITUITI A FINE MANDATO E MOLTI DEPUTATI AVEVANO PURE DATO INDIRIZZI FALSI PER EVITARE DI PAGARE LE BOLLETTE

Qualcuno ha comunicato un cognome falso alla Tim. Oppure, una strada che nemmeno esiste a Palermo.
Qualcuno ha saltato persino qualche cifra del suo conto bancario.
Così, 80 persone che hanno in tasca il telefonino con la superconvenzione agevolata dell’Assemblea regionale siciliana non pagano da anni la bolletta del telefono. Probabilmente, c’è anche qualche ex deputato fra i titolari dei cellulari fantasma sui cui adesso indaga la Procura della Repubblica, ipotizzando il reato di truffa, commessa nei confronti del gestore telefonico
Tre anni fa, come anticipato ieri da Repubblica, la Tim aveva chiesto conto e ragione di un buco di 316 mila euro all’assemblea regionale siciliana.
Ma i vertici dell’Ars si sono ben guardati dal pagare: “Non abbiamo sborsato un solo euro”, ha detto ieri il presidente Francesco Cascio, che nel 2008, davanti a quella maxi richiesta di risarcimento della Tim ha deciso che bisognava mettere ordine in un sistema in cui dal 2001 c’era stata sin troppa confusione: sulla carta, era una semplice convenzione, come quella di tante aziende, quella che consentiva ai deputati di avere un telefonino e una scheda a prezzi agevolati.
Restava inteso che il traffico telefonico l’avrebbero dovuto pagare gli utilizzatori della scheda, circa 700 persone.
Sì, perchè le schede telefoniche “privilegiate” dell’Ars, dal 2001 in poi, hanno permesso dialoghi low-cost non solo ai deputati dell’Assemblea, ma anche ai dipendenti e poi a uno stuolo di amici, segretarie, portaborse dei politici: il senatore Vladimiro Crisafulli, allora vicepresidente di Palazzo dei Normanni, ne aveva intestate 11.
Santi Formica, uno dei “big” di An del Messinese (oggi Pdl) poteva disporne di 9.
E l’ex carabiniere Antonio Borzacchelli, il parlamentare dell’Udc poi condannato a 8 anni per corruzione, ne possedeva sette.
Anche deputati nazionali e senatori erano titolari delle vantaggiose schede convenzionate dell’Ars: negli elenchi finiti in mano agli inquirenti ci sono i nomi del sindaco di Palermo Diego Cammarata, che dal 2001 al 2006 sedeva alla Camera, come di Mario Ferrara, che tuttora ha uno scranno a Palazzo Madama.
Il sindaco, attraverso il suo portavoce, ricorda: “È vero, avevo una scheda telefonica dell’Ars: non ricordo da chi mi fu fornita. Ma ho sempre pagato regolarmente la bolletta”, fa sapere il sindaco attraverso il suo portavoce.
Di certo le tariffe, almeno nel 2002, erano allettanti: un abbonamento gratis, lo sconto dell’82 per cento sul prezzo di noleggio del cellulare, e un costo del traffico da cinque centesimi al minuto verso altri telefonini Tim, 15 nel caso di chiamate verso altri operatori. Inizialmente, la Tim inviava periodicamente un’unica bolletta all’Assemblea regionale, che poi provvedeva a trattenere le somme dalle buste paga dei deputati.
Nel 2004, qualcuno si accorse che il numero delle schede era cresciuto a dismisura e che la contabilità  cominciava ad essere un po’ confusa.
Così, l’Ars chiese agli utilizzatori dei cellulari di intestarsi i contratti.
Da quel momento in poi, in una situazione di “disordine contabile e amministrativo” raccontata il 13 maggio scorso ai carabinieri e ai magistrati dal capo dell’ufficio informatico dell’Ars Gaetano Savona, la Tim ha cominciato ad accumulare un credito via via crescente.
Fino a una somma di 316 mila euro: fra i “morosi” gli attuali senatori Salvo Fleres e Sebastiano Burgaretta oltre all’ex governatore Totò Cuffaro.
Le fatture contestate si riferiscono per lo più a piccole somme, inferiori a cento euro, e riguardano non solo il traffico telefonico: dentro, ci sono pagamenti non effettuati per servizi wap e sms interattivi.
Accanto a disguidi e ritardi, la “furbata” di un’ottantina di persone divenute irreperibili che, secondo i magistrati, disporrebbero ancora delle vecchie sim e le utilizzerebbero senza pagare alcunchè.
Fra loro, potrebbe esserci qualche politico.
Un comportamento che configurerebbe il reato di truffa ma in un rapporto fra privati – gli utenti – e la Tim.
Visto che l’Ars, dopo avere presentato ampia documentazione, ha dimostrato che il debito della Tim è da attribuire ai singoli possessori delle schede: è quanto risulta dal verbale di una riunione tra Savona e due dirigenti dell’azienda telefonica, risalente al giugno del 2010.
“Abbiamo fatto presente all’azienda che si doveva rivalere sugli intestatari delle schede e non sull’amministrazione e la vicenda si è poi chiusa senza nessun esborso dell’Ars”, afferma ancora Savona.
Negli ultimi anni è cambiato il sistema di “copertura” delle spese telefoniche dei deputati dell’Assemblea: i parlamentari regionali dispongono oggi di una somma annua di 4.150 euro inclusi i servizi di connettività .
Ed entro quel budget devono muoversi, scegliendo da soli contratti e gestori. Intanto, le spese per i telefonini di servizio, concessi a dipendenti e dirigenti degli uffici, si sono ridotte, passando dagli 8.270 euro del 2010 ai 7.156 del 2011.
Ma sulla vecchia convenzione, e sui beneficiari-fantasma, rimangono accesi i riflettori della magistratura.

Emanuele Lauria e Salvo Palazzolo

argomento: Costume, denuncia, Giustizia, radici e valori, Regione | Commenta »

NEL PD ORA SI LITIGA ANCHE PER I MANIFESTI ABUSIVI

Gennaio 17th, 2012 Riccardo Fucile

ROMA E’ TAPPEZZATA DI MANIFESTI ENIGMATICI: “CONOSCI FARUK?”, “CONOSCI EVA?”… MA I RISULTATI SONO SCARSI E CONTROPRODUCENTI

Sinistra e marketing sembra proprio che non siano in grado di andare d’accordo.
L’ultimo caso in ordine di tempo è rappresentato dalla campagna per il tesseramento del Pd. Non solo un flop per i risultati raggiunti, ma anche un pericoloso boomerang a livello di immagine.
I fatti: da almeno una decina di giorni la città  è tappezzata di manifesti monocolore di diversi tipi: verdi, viola, celesti, rossi.
E con una domanda: “Conosci Faruk?”; oppure, “conosci Eva?”, e così altre tre nomi e un finale “conosci i miei?”.
In fondo nessuna dicitura, a parte quella di un gruppo Facebook.
In cui – avranno pensato gli ideatori della campagna virale – i curiosi si sarebbero dovuti iscrivere in massa per capire di cosa si trattasse.
Ma anche lì, una volta messo “mi piace”, si intuisce ben poco: «Eva, Faruk, Luciano e Serena. Hanno passioni diverse, ma una cosa in comune? Cosa?». Ah, saperlo.
La “scoperta”.
Che ci fosse dietro il Pd lo si è capito ufficiosamente nei giorni scorsi, visto che sul profilo di Pier Luigi Bersani era stato pubblicato uno di quei manifesti.
Aveva fatto la stessa cosa il responsabile della comunicazione nazionale del partito, Stefano Di Traglia.
Due indizi del genere fanno quasi una prova.
Qualcuno ipotizzava una campagna giovane e sbarazzina per la cittadinanza.
Solo voci ma ancora nessuna certezza.
Fino a quando Cristiana Alicata, giovane dirigente del Pd del Lazio, scrive un articolo di fuoco sul sito iMille 1 e racconta: “Mi avvicino ai manifesti, non hanno il committente, solo l’indicazione della tipografia. Chiedo di nuovo, soprattutto quando trovo su via Portuense il ponte della ferrovia che di solito è il luogo dell’abusivismo di destra quanto ai manifesti. E scopro. E non volevo scoprirlo. O meglio. Poteva essere anche una leggerezza quella dei manifesti e allora sarebbe stato meglio chiedere scusa. Invece niente. Scopro che è la campagna di tesseramento nazionale del Pd. È la campagna di tesseramento del più grande partito del centro-sinistra. Il mio”.
Flop. Nonostante le migliaia di affissioni – buona parte abusive – il gruppo sul social network ha fatto registrare sui 300 iscritti.
Una miseria, considerata soprattutto la “potenza di fuoco” della campagna.
In compenso, la bacheca di facebook.com/imiei 2 è piena di commenti.
Tutti (o quasi) di protesta.
Come scrive impietoso Enrico, “se il target di questa campagna è la romanità  markettara gonfia di critiche e vuota di idee l’obiettivo mi sembra raggiunto”.
Secondo Giovanna, una “trovata assolutamente stupida. Se mi fosse mai venuto in mente di tesserarmi avrei certamente desistito dall’intento. Per fortuna non ho queste fantasie”. La domanda di Gianfranco è un’altra: “Conoscete chi tappezza e insudicia i muri a Roma?”.
Essendo una campagna virale, dal partito sulla faccenda c’è riserbo.
Ma è il segreto di Pulcinella ormai.
E la Alicata a Repubblica spiega come sia “incredibile che un partito come il nostro che vuol essere trasparente, per la legalità  e contro l’evasione faccia i manifesti abusivi, senza pagare la tassa comunale”.
E questo a prescindere del deludente risultato dell’operazione, aggiunge.
Perchè poi le affissioni abusive?
La risposta dei compagni di partito sarebbe stata “‘così fan tutti’. E non è vero – dice ancora la dirigente democratica – dentro questo partito ci sono altri esempi, molto diversi e molto migliori”.
Al post della Alicata sono arrivati invece i commenti di altri simpatizzanti.
Stefano scrive che una campagna del genere rappresenta “l’effetto di avere un segretario e un gruppo dirigente nazionale che considera la comunicazione distinta dalla politica e solo carta da pacchi per incartare la politica stessa”.
Ma c’è, infine, anche chi prova a essere più pragmatico, come Gianni: “Le critiche svenevole e fighette alla comunicazione del Pd fanno lo stesso effetto delle barzellette di Berlusconi: sembrano venire da un epoca lontana, un po’ triste, della quale nessuno ha nostalgia”.

Matteo Pucciarelli

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LIBERALIZZAZIONE DELLE SPIAGGE: LA BATTAGLIA CONTRO MONTI DEI BAGNINI

Gennaio 17th, 2012 Riccardo Fucile

CONCESSIONI DI QUATTRO ANNI, POI CHIUNQUE POTRA’ PARTECIPARE ALLA GARA… LA NOTIZIA FA ARRABBIARE LA COOPERATIVA DEI PROPRIETARI

Addio vecchie spiagge, addio.
Il refrain non lo vogliono proprio cantare questi bagnini romagnoli.
“Guardatevi intorno — ti dicono in mezzo agli stabilimenti imballati in questo assolato e freddo pomeriggio d’inverno — chi pensate che abbia fatto la fortuna di questa terra dove il mare non è bello come da altre parti?”.
C’è tensione alla Cooperativa bagnini, 200 associati.
Un numero che ne fa una potenza in una cittadina di 30 mila abitanti che dalle località  di Milano Marittima, giù fino al confine con Cesenatico, in piena stagione conta 500 mila turisti.
Oggi alla riunione con un gruppo di soci il presidente parla in un’assemblea delle notizie poco incoraggianti per la categoria che arrivano da Roma.
“Dobbiamo far capire a Monti che con queste liberalizzazioni magari lo Stato guadagna un po’ di più dalle aste, ma poi al consumatore finale i costi potrebbero aumentare”.
Proprio giovedì nelle bozze del pacchetto liberalizzazioni uscito da Palazzo Chigi, all’articolo 26 si parla esplicitamente del capitolo stabilimenti balneari.
“In conformità  alla normativa dell’Unione europea — recita la bozza dell’esecutivo — a tutela della concorrenza, la selezione del concessionario sui beni del demanio marittimo avviene attraverso procedure ad evidenza pubblica trasparenti, competitive e debitamente pubblicizzate, secondo il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa. A favore dei precedenti concessionari è riconosciuto un diritto di prelazione, ove adeguino la propria offerta a quella presentata dal concorrente risultato vincitore della procedura”.
Poi la bozza dell’esecutivo prosegue: “Le concessioni non possono avere durata superiore a quattro anni e non possono essere automaticamente prorogate. In ogni caso, per il rinnovo si ricorre a nuove procedure competitive”.
È la concorrenza, bellezza. “Nessuno nega che lo Stato riesca a fare più cassa, e ce n’è bisogno, ma in questo modo si fa un danno enorme ai consumatori”, spiega il presidente della cooperativa della cittadina romagnola, Danilo Piraccini.
Ci tengono a non passare per una casta privilegiata questi bagnini.
Le cronache degli ultimi anni hanno visto la categoria spesso al centro di polemiche proprio per le lunghe concessioni (spesso pluridecennali) e affidate senza gara.
Poi c’è la storia dei canoni, poche migliaia di euro versati allo Stato per interi pezzi di spiaggia: “Sì, lo ammettiamo forse i canoni sono bassi, ma riusciamo a tenere i prezzi bassi grazie a questi canoni. Se domani arriva uno che offre 100 mila euro l’anno poi quell’investimento lo dovrà  recuperare sulle spalle dei turisti e sui listini dei servizi di spiagge”.
E poi c’è la paura delle grandi aziende che potrebbero arrivare, prendere più bagni e formare una sorta di oligopolio, magari sollevando i prezzi per guadagnare “tutto e subito” e ripagarsi dei canoni più alti pagati.
“Abbiamo un accesso libero alla battigia, una serie di servizi che vendiamo agli alberghi a 7-8 euro e a un po’ di più ai privati. I prezzi sono bassi e la concorrenza c’è già ”, dice Piraccini. “Qualsiasi legge europea non può mirare a distruggere i posti di lavoro”.
Sulla questione delle lunghe concessioni poi, Piraccini si difende: “Qui a Cervia abbiamo una rotazione media ogni 12 anni e chiunque può comprare una licenza, non è vero che ci si blocca. Ogni anno il 10-15 % degli imprenditori balneari cambia, vende o compra”.
Sono i quattro anni di concessione a spaventare.
Secondo chi guida gli stabilimenti balneari nessuno farebbe un investimento per soli quattro anni col rischio poi di dovere smantellare tutte le strutture, dai casotti ai chioschi, ai giochi. “La nostra industria potrebbe perdere di qualità  e di appeal senza investimenti”, spiega Giorgio Lelli che gestisce un bagno a Milano Marittima.
Intanto il Governo proprio venerdì è sembratoi fare parziale marcia indietro aprendo a una soluzione 4 + 4, proprio per evitare la precarizzazione del lavoro e degli investimenti. Ma sono ancora tutte ipotesi, mentre l’Europa preme.

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LA STRATEGIA DELL’ETERNO SECONDO: COME MARONI PUNTA AL VERTICE, A VERONA DIVORZIO DAL PDL

Gennaio 17th, 2012 Riccardo Fucile

LE ELEZIONI SCALIGERE IN SOLITARIA PRIMA TAPPA DEL PIANO… NONOSTANTE LO STATUTO, IL RINNOVO DELLE CARICHE INTERNE NON SI TIENE DA DIECI ANNI

“Movimento di liberazione del capo”. Non è più un sussurro, nella truppa maroniana lo slogan passa di sezione in sezione, significa che adesso Bobo e i suoi amici non nascondono più la strategia che nei loro piani li dovrebbe portare a prendersi il partito. Non contro Bossi (quantomeno non ancora), ma nonostante Bossi: la scommessa è liberarlo dai “quattro stronzi”, come ha detto ieri in un’intervista il parlamentare Gianluca Pini, che lo terrebbero in ostaggio approfittando della sua stanchezza.
Nel mirino ci sono sempre loro: i famigli, quelli della Lega di Gemonio che impedirebbero al segretario federale di governare la Lega in modo democratico nascondendogli la realtà .
Certo, l’Umberto ci mette del suo, con quella sua insistenza, già  denunciata da Maroni, sulla successione dinastica che prima o poi dovrebbe incoronare Renzo Bossi leader di una Lega finalmente normalizzata.
Più poi che prima: l’operazione richiede tempo, ed è per questo che nel fronte maroniano la parola d’ordine è rompere gli indugi.
Dunque, liberare Bossi dai famigli, ma se sarà  necessario – se non dovesse reggere la tregua offerta dall’Umberto a Bobo dopo il divieto a tenere comizi – partirà  appunto un “movimento di liberazione dal capo”.
Il crocevia di tutto è Verona, dove in primavera si vota per le comunali. Il sindaco leghista, il supermaroniano Flavio Tosi, è deciso a ripresentarsi, ma con una differenza fondamentale rispetto a cinque anni fa.
Vale a dire senza il Pdl. E, ovviamente, con quella lista civica del sindaco che già  nel 2007 aveva ottenuto addirittura più voti della Lega.
Il segretario del Veneto, il bossiano Gian Paolo Gobbo, ha già  detto che di quella lista lui non vuole neppure sentire parlare.
Ma Tosi ignora quel diktat e va avanti come un treno, certo di poter attrarre consensi ben oltre il recinto leghista (e con un’inedita attenzione anche per il Terzo Polo).
Che vada così – basta con il Pdl e di nuovo la lista civica invisa ai bossiani – non è un’ipotesi, è una certezza. È la tessera-regina di un disegno più vasto.
Che ha come regista proprio Maroni: non per nulla una decina d giorni fa l’ex ministro si è fiondato a Verona per perfezionare il piano insieme al suo colonnello. Insomma, per mettere un macigno sull’alleanza con Berlusconi, bisogna approfittare di questa tornata amministrativa e, fatte salve le tre Regioni del Nord dove i due partiti governano in tandem, è assolutamente necessario tentare uno strappo.
Verona è il Comune più importante amministrato dal Carroccio, Tosi un leghista vicinissimo a Maroni: se riuscisse a rivincere senza il Pdl, gli diventerebbe molto più agevole dare la scalata al vertice della Liga veneta.
Candidandosi ufficialmente a segretario, sull’onda di un fortissimo, e già  calcolato, pronunciamento della mitica base che, dalla Lombardia al Veneto, è già  mobilitata dagli stati maggiori maroniani su una parola d’ordine: congressi subito.
Eccolo, il doppio binario: farla finita con Berlusconi e cambiare la leadership della Lega.
Si comincia dal basso: Verona, poi l’intero Veneto, poi la Lombardia.
E alla fine, il congresso federale.
Che non si tiene dal 2002, mentre anche quelli regionali hanno abbondantemente superato il limite s tatutario dei tre anni. «Bossi e i suoi pretoriani – spiega un ultrà  maroniano – li tirano in lungo perchè sanno che celebrarli significherebbe la loro fine.
E siccome tra un po’ si vota, e con questa legge elettorale, vogliono lasciare tutto com’è per fare pulizia etnica al momento di compilare le liste: così ci fanno fuori tutti».
E anche questo spiega l’accelerazione in corso sulla strada dei congressi: alle elezioni politiche i maroniani vogliono arrivare dopo aver vinto la battaglia per la leadership nella Lega, altrimenti è finita.

Rodolfo Sala
(da “La Repubblica”)

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RETATA DI AMMINISTRATORI PUBBLICI: ALTRA SCOSSA SUL PDL

Gennaio 17th, 2012 Riccardo Fucile

DOPO IL CASO DI CRISTIANI, DA OGGI E’ RICERCATO L’EX ASSESSORE REGIONALE PONZONI, ACCUSATO DI BANCAROTTA…ARRESTATO ANCHE BRAMBILLA, NUMERO DUE DELLA PROVINCIA DI MONZA

L’ex assessore regionale della Lombardia e attuale consigliere Pdl del Pirellone Massimo Ponzoni è stato colpito da un provvedimento di custodia cautelare emesso dal Gip di Monza. Ponzoni, che si trova all’estero e risulta “irreperibile”, è accusato di bancarotta nell’ambito del crac della società  Pellicano e di diversi episodi di corruzione relativi ai Piani di governo del territorio di Desio e Giussano.
Altri reati contestati sono concussione, peculato, appropriazione indebita e finanziamento illecito ai partiti.
Ponzoni è il signore incontrastato del Pdl in Brianza (alle ultime elezioni regionali ha raggiunto il record di 11 mila preferenze), saldamente legato al governatore Roberto Formigoni.
E’ stato assessore regionale all’ambiente e ricopre attualmente la carica di consigliere segretario del Consiglio regionale della Lombardia.
I militari della Guardia di finanza di Paderno Dugnano e del Nucleo di polizia tributaria di Milano hanno arrestato anche Franco Riva, ex sindaco di Giussano, Antonino Brambilla, vicepresidente della provincia di Monza e Brianza, Rosario Perri, ex assessore provinciale e e storico dirigente dell’Edilizia comunale a Desio, Filippo Duzioni, imprenditore bergamasco accusato di aver pagato una tangente a Ponzoni.
Perri, agli arresti domiciliari, era stato coinvolto nell’inchiesta Crimine-Infinito sulla ‘ndrangheta in Lombardia del luglio 2010, e si era dovuto dimettere dalla carica di assessore della Provincia di Monza-Brianza.
Un altro terremoto giudiziario si abbatte dunque sul Pdl lombardo, dopo l’arresto del vicepresidente del consiglio regionale Franco Nicoli Cristiani, per una presunta corruzione legata al settore dello smaltimento dei rifiuti speciali.
A Ponzoni sono contestati reati contro la pubblica amministrazione, in particolare diversi episodi di corruzione, concussione e peculato.
Determinati, secondo la Procura di Monza, “dalla capacità  di Ponzoni Massimo di determinare, almeno in parte, i contenuti dei Piano di governo del territorio di Desio e Giussano, assicurando ad imprenditori a lui vicini (referenti di importanti gruppi societari) cambi di destinazione di terreni (da agricoli a edificabili), grazie ai legami influenti e al posizionamento di propri uomini di fiducia in ruoli chiave delle varie amministrazioni (a loro volta destinatari di denaro e/o altri vantaggi, anche solo in termini politico elettorali)”.
Un ruolo chiave nell’indagine ha assunto la figura del’imprenditore Duzioni, il quale, a capo di un gruppo di aziende di consulenza, avrebbe trattato grosse somme di denaro frutto degli accordi corruttivi.
Duzioni è accusato tra l’altro di aver pagato a Ponzoni una tangente di 220 mila euro per operazioni urbanistiche a Desio.
La seconda tranche dell’indagine riguarda la bancarotta della Pellicano srl, che aveva sede a Desio, in provincia di Monza e Brianza, nella segreteria politica di Ponzoni.
Tra i soci figuravano esponenti di punta del Pdl lombardo: l’attuale assessore regionale Massimo Buscemi, il consigliere regionale Giorgio Pozzi e Rosanna Gariboldi, ex assessore provinciale a Pavia e moglie del parlamentare berlusconiano Giancarlo Abelli, già  condannata per riciclaggio. Immobili di lusso costruiti da Pozzi, con la società  General Project & Contract, sono interessati al “condono” dei sottotetti attualmente in discussione in consiglio regionale.
L’indagine sulla Pellicano e sull’Immobiliare Mais nasce alla fine del 2009 e si è sviluppata su due fronti.
Uno che riguarda reati contro il patrimonio (appropriazione indebita sfociata anche in ipotesi di bancarotta fraudolenta) e finanziamento illecito a esponenti politici in relazione al sostenimento di spese, sia per la campagna elettorale di Massimo Ponzoni sia per fini personali, addebitate a una serie di compagini societarie, riconducibili sempre a Ponzoni e amministrate dall’allora socio e uomo di fiducia, il ragioniere Sergio Pennati, anche attraverso il ricorso alle false fatturazioni.
Le due sono state dichiarate fallite dal Tribunale di Monza nel 2010, a seguito degli accertamenti condotti nel corso delle indagini.

(da “Il Fatto Quotidiano”)

Ci scusiamo con l’attuale Sindaco di Giussano, Gian Paolo Riva,   per aver erroneamente citato il Suo nome al posto del precedente Sindaco Franco Riva.

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