Destra di Popolo.net

L’UDC AZZERA I VERTICI E PENSA AL PARTITO DELLA NAZIONE

Aprile 20th, 2012 Riccardo Fucile

ALL’AUDITORIUM DELLA CONCILIAZIONE, DOVE SI CONSUMO’ LO STRAPPO TRA FINI E BERLUSCONI, IL PARTITO DI CASINI PREPARA IL CAMBIAMENTO…MA RUTELLI NON E’ D’ACCORDO SUL NOME

Venerdì mattina all’Auditorium Conciliazione si svolgerà  una riunione a porte chiuse della Costituente di Centro.
All’ordine del giorno un’analisi dell’attuale situazione politica e la riorganizzazione interna dell’Udc in vista della costituzione del nuovo soggetto politico.
Presenti il leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini, il segretario Lorenzo Cesa, il presidente del partito Rocco Buttiglione e gli altri componenti dell’organismo presieduto da Savino Pezzotta. Per l’occasione, i lavori della Costituente verranno allargati alla partecipazione di tutti i segretari e i capigruppo regionali dell’Udc.
Di questo nuovo passo verso il partito della Nazione – che sarà  compiuto proprio nello stesso Auditorium di via della Conciliazione dove nel 2010 Gianfranco Fini alzò il dito contro Silvio Berlusconi nel celebre «che fai, mi cacci?» – parlava mercoledì in diretta tv Pier Ferdinando Casini annunciando ad horas novità  importanti.
«Parlavo dell’Udc, chiedete a Cesa…», aveva infatti precisato giovedì mattina il leader dell’Udc al termine di un vertice con Gianfranco Fini e Francesco Rutelli e dopo le fibrillazioni suscitate dall’affermazione di un possibile ingresso futuro di ministri del governo Monti nel nascituro Partito della Nazione.
Per ora lo ‘step’ è l’azzeramento dei vertici Udc, il cui scioglimento nei mesi scorsi è stato più volte anticipato da Casini.
Nella riunione a porte chiuse della Costituente di Centro presieduta da Savino Pezzotta, che vedrà  riuniti all’Auditorium della Conciliazione il leader Pier Ferdinando Casini, il segretario Lorenzo Cesa, il presidente Rocco Buttiglione e gli organismi dirigenti regionali (capigruppo in regione e segretari regionali), Cesa compirà  un’analisi della situazione ed annuncerà  la riorganizzazione del partito in vista della costituzione del Partito Nazionale.
La nuova aggregazione che nascerà  dal Terzo Polo «non si chiamerà  Partito della Nazione»: così il presidente dell’Api, Francesco Rutelli, risponde alle indiscrezioni di stampa, annunciando una riunione del direttivo del suo partito «in vista della riunione nazionale del nuovo Polo».

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RITORNA LA NORMA “AMMAZZA BLOG”: RETTIFICA OBBIGATORIA E SENZA REPLICHE SUL WEB

Aprile 20th, 2012 Riccardo Fucile

FLAVIA PERINA: “IL PAESE SI ASPETTA SEVERE NORME CONTRO LA CORRUZIONE, IL TRAFFICO DI SOLDI PUBBLICI, GLI APPALTI GONFIATI, MA IL PDL NON TROVA DI MEGLIO CHE CENSURARE IL WEB”

Dopo essere uscita 5 mesi fa dalla porta la norma “Ammazza blog” rientra dalla finestra.
Lo fa con la bozza del ministro Paola Severino su una nuova regolamentazione sulle intercettazioni. A dire il vero, tuttavia, buona parte della maggioranza (Pd, Fli) si mette già  di traverso.
Il punto di partenza per la discussione, infatti, è il ddl Alfano-Bongiorno.
La norma in questione prevede che ogni gestore di sito informatico abbia l’obbligo di rettificare ogni contenuto sulla base di una semplice richiesta di soggetti che si ritengano lesi.
Non c’è possibilità  di replica: chi non rettifica entro 48 ore paga fino a 12mila euro di multa.
L’esempio di scuola — per paradosso — potrebbe essere questo: un sito racconta di un arresto, un arrestato dal carcere può far scrivere magari dal suo avvocato che non è vero che è stato arrestato e il sito web è costretto a pubblicare la rettifica (senza replicare), pena la maximulta.
Sulla questione non c’è stata una lettura doppia conforme del Parlamento, come su buona parte del provvedimento quindi la norma può essere modificata, come dimostrano i diversi emendamenti già  presentati alcuni mesi fa.
Sulle intercettazioni, spiega il capogruppo del Pdl in commissione Giustizia Enrico Costa, “il ministro ha detto di considerare che i tempi sono maturi per la ricalendarizzazione” del ddl.
Si riparte dal testo Alfano-Bongiorno, appunto, e già  questo ha provocato attriti tra Pdl e Pd (che voleva ricominciare da un nuovo disegno di legge, vista la posizione contraria al testo uscito dalla commissione).
“Il Paese si aspetta severe norme contro la corruzione, il traffico di soldi pubblici, la pratica corrente degli appalti gonfiati e il Pdl non trova di meglio che infilare nella bozza Severino sulle intercettazioni la norma “Ammazza blog” che aveva finto di rimangiarsi in aula appena cinque mesi fa”, afferma in una nota la deputata di Futuro e Libertà  Flavia Perina.
“Il lupo perde il pelo ma non il vizio — ha rincarato il leader dell’Italia dei Valori Antonio Di Pietro — Invece di pensare a rafforzare il lavoro dei magistrati, il Palazzo vuole limitare fortemente le intercettazioni, strumento indispensabile per l’attività  investigativa e per l’informazione. L’Italia dei Valori si opporrà , come ha sempre fatto, in tutte le sedi contro questo scempio della giustizia. Non si capisce perchè cambiano i governi ma le proposte di penalizzare la giustizia sono sempre le stesse. Non consentiremo che si ostacoli la ricerca della verità  nè che si metta il bavaglio alla Rete e alla libera informazione, con la norma ammazza blog”.

(da “Il Fatto Quotidiano“)

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COSA DICE IL DOSSIER DI BELSITO SU MARONI (DI CUI NESSUNO DETTAGLIA)

Aprile 19th, 2012 Riccardo Fucile

L’EX TESORIERE HA RACCONTATO A “PANORAMA” DI AVER INGAGGIATO DUE INVESTIGATORI PRIVATI…SI PARLA DI TRE NATANTI RICONDUCIBILI A MARONI, DI NUMEROSI FAVORI AD AMICI E CONOSCENTI E DI UNA TANGENTE DI 54 MILIONI DI EURO DAGLI AFFARI LIBICI

Dopo i diamanti, gli 007: la Lega spiava la Lega.
L’ex tesoriere del partito Francesco Belsito aveva sguinzagliato sulle tracce dell’ex ministro dell’Interno due investigatori privati e aveva raccolto un dossier sugli affari di Roberto Maroni.
Fra le carte di Belsito c’era insomma anche una cartellina gonfia di visure camerali e annotazioni scritte a mano dagli 007 a libro paga.
È il settimanale Panorama a svelare la trama che porta a galla ancora una volta i veleni e i rancori che da mesi dilaniano la Lega, con il duello mortale fra il Cerchio magico e i Barbari sognanti.
A Milano, in procura, vanno con i piedi di piombo: allo stato, fanno sapere negli ambienti del palazzo di giustizia, il dossier non risulta.
Ma è Belsito in persona a confermarlo a Giacomo Amadori che firma lo scoop di Panorama: l’operazione scattò tre mesi fa, a gennaio, quando ormai l’impero dell’ex sottosegretario alla Semplificazione scricchiolava.
Dunque, in quel contesto l’allora tesoriere del Carroccio assolda i detective, naturalmente a spese del partito, e quel che è peggio informa, anche se alla sua maniera contorta e velata, il capo supremo Umberto Bossi.
«Gli dissi – spiega ancora a Panorama – che mi sentivo accerchiato e che stavo cercando di capire alcune cose su Maroni». Bossi, se è vera la ricostruzione, non avrebbe nemmeno provata o fermarlo: «In realtà  non mi ha detto niente».
Insomma, nella Lega ci si pugnalava a vicenda all’ombra della leadership appannata di Bossi.
Il dossier contiene notizie nebulose: i detective, pagati naturalmente con i soldi del partito – l’ultimo bonifico è di 2.100 euro – hanno messo insieme più chiacchiere e voci che notizie verificate.
I due segugi – un investigatore privato e un maresciallo in congedo dei carabinieri con l’immancabile passaggio nei servizi – si sono concentrati soprattutto sul capitolo barche.
Dunque hanno curiosato fra le proprietà  di una società , la Quiet please srl, mettendo insieme con molta approssimazione alcune informazioni.
La Quiet avrebbe nel proprio portafoglio un catamarano da 320mila euro.
Il titolare – a sentire gli spioni del Carroccio – sarebbe un compositore pugliese.
«In realtà  – spiega a Panorama uno dei detective chiamato V. – noi riteniamo che il natante sia riconducibile a Maroni».
E sempre Maroni avrebbe un motoscafo a Portorose.
E ancora l’ex ministro sarebbe proprietario di una barca a motore, localizzata a Palermo e prima ancora nella solita Varazze.
Gli 007 lumbard hanno effettuato le visure della Quiet e di altre società  e sostengono che le barche potrebbero nascondere affari opachi.
Altro anello sarebbe l’imprenditore Lorenzo Rizzardi, presidente del circolo velico di Gargnano sul lago di Garda che sta investendo in un progetto di 200 appartamenti e varie attività  commerciali.
Bloccato dal Tar, il ricorso avverso sarebbe firmato da Attilio Fontana, sindaco maroniano di Varese.
Belsito poi invita a controllare i componenti della band dove suonava Maroni, destinatari di aiuti da parte del ministro: “Verficate se hanno o meno titoli per sedersi su quelle poltrone”.
Ed elenca   ex componenti del Minsitero, dirigenti Inps, Rai, Inail , tutti “piazzati” da Maroni.
Belsito poi spara il botto: «Mi risulta che, da ministro, Maroni sia stato il destinatario di una tangente da 54 milioni di euro in due valigie per l’appalto ottenuto da una multinazionale italiana in Libia».
Le pezze d’appoggio? Tanto per cambiare, latitano.
La fonte sarebbe un bussines man che ha raccolto una confidenxa di un alto ufficiale di Tripoli
Del resto gli 007 sarebbero stati pagati solo in parte, i fondi sarebbero venuti meno e l’inchiesta interna si sarebbe arenata.

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IN LEGA SIAMO ALLA GUERRA PER BANDE: SOLDI DELLA LEGA PER L’AFFITTO DI CALDEROLI, MENTRE PINI ACCUSA REGUZZONI DI AVER SPESO 90.000 EURO CON LA CARTA DI CREDITO DEL PARTITO

Aprile 19th, 2012 Riccardo Fucile

DAGLI ATTI SEQUESTRATI DAL NOE DI ROMA EMERGE CHE L’AFFITTO DI CASA DI CALDEROLI ERA A CARICO DEL PARTITO

Non c’è pace nella Lega, alle prese con lo scandalo legato all’uso dei soldi del partito. L’ultimo affondo riguarda l’ex ministro Roberto Calderoli.
Secondo gli atti sequestrati ed esaminati dai carabinieri del Noe di Roma con i soldi del Carroccio veniva pagato l’affitto di casa dell’ex ministro.
A quanto si è appreso, veniva pagato un fitto di 2.200 euro mensili per un appartamento in via Ugo Bassi al Gianicolo.
I carabinieri del Noe hanno interrogato il proprietario dell’appartamento che avrebbe confermato la circostanza.
Un altro fronte lo apre il deputato leghista Gianluca Pini che mette nel mirino l’ex capogruppo alla Camera Marco Reguzzoni (fedelissimo bossiano): “Quando scopro che il mio ex capogruppo ha speso in un anno 90mila euro con la carta di credito del gruppo qualcuno mi deve giustificare come cavolo son stati spesi”.
“La certificazione del bilancio – continua Pini   – non va ad analizzare ogni singola pezza giustificativa. Il problema vero è dare una risposta seria a quello che si è evidenziato come un malcostume diffusissimo. Che non è solo sul finanziamento pubblico legato ai rimborsi elettorali: è anche sull’utilizzo che ne fanno i gruppi parlamentari”.

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ULTIMO SONDAGGIO IPSOS COMUNALI GENOVA: DORIA 50%, MUSSO 18%, VINAI 12,4%, PUTTI 8%, RIXI 5,8%

Aprile 19th, 2012 Riccardo Fucile

TRA I PARTITI: PD 23,1%, LISTA DORIA 15,2%, SEL 4,7%, IDV 4,5% FED. SI, 1,5%….LISTA MUSSO 10,2%… PDL 14,3%, LEGA 4,1%…5 STELLE 10,2%

Pubblichiamo il secondo sondaggio Ipsos per conto del Secolo XIX: rispetto a quello di un mese fa il candidato del centrosinistra Marco Doria aumenta dello 0,8%, quello di centro, Enrico Musso, perde il 2,1%, invariato l’esponente del Pdl, Pierluigi Vinai, sale del 2,2% Paolo Putti dei grillini, scende dello 0,7% Edoardo Rixi della Lega.

La classifica dei candidati sindaci
I dati finali darebbero Doria al 50%, quindi vicino al traguardo per essere eletto al primo turno, seguito da Musso con il 18%, Vinai con il 12,4%, Putti con l’8% e Rixi con il 5,8%.

Le previsioni per i partiti
Centrosinistra: Pd 23,1% (alle regionali 2010 aveva il 31,7%) Lista Doria 15,2% (alle regionali non c’era), Sel 4,7% (aveva il 2,8%), Idv 4,5% (aveva il 10%), Fed. Sin. 1,5% (aveva il 4%).
Lista Musso e Terzo Polo: 10,2%
Centrodestra: Pdl 14,3% (aveva nel 2010 il 21,5%), Lega 4,1% (aveva l’ 8,5%)
Cinquestelle 10,2% (non era presente nel 2010)

In caso di ballottaggio
Tra Doria e Musso: Doria 59% Musso 41%
Tra Doria e Vinai: Doria 66%, Vinai 34%

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CHI LA FA L’ASPETTI: SU “PANORAMA” UN DOSSIER SUI PRESUNTI AFFARI DI MARONI RACCOLTO DALL’EX TESORIERE BELSITO

Aprile 18th, 2012 Riccardo Fucile

IL BARBARO TRASOGNANTE GRIDA AL COMPLOTTO E CONVOCA UNA SINGOLARE CONFERENZA STAMPA PER SMENTIRE QUELLO CHE ANCORA NON ERA STATO PUBBLICATO… A CHE TITOLO MARONI ERA A CONOSCENZA DEL CONTENUTO DEL DOSSIER?

Nella Lega Nord c’era chi da mesi stava preparando con scrupolo un velenoso dossier per screditare Roberto Maroni secondo una tesi, per rilevarne gli intrallazzi secondo un’altra corrente di pensiero
Lo rivela Panorama nel numero in edicola.
Il settimanale racconta in un lungo servizio come l’ex tesoriere Francesco Belsito, dal gennaio scorso abbia incaricato un detective privato genovese, coadiuvato da alcuni collaboratori, di indagare sulla vita e sugli affari dell’ex ministro dell’Interno.
“Non appena ho capito chi fossero i miei nemici (dentro alla Lega Nord ndr), ho deciso di fare un po’ di ricerche su quelli che sostengono di essere ‘trasparenti’, ‘puliti’ e’corretti’.
Presto ognuno dovrà  assumersi le proprie sabilità ” ha detto Belsito a Panorama.
L’investigatore, incontrato dal settimanale, aveva già  lavorato per scoprire chi fossero gli autori di una biografia denigratoria su Internet dell’ex tesoriere.
Per questo lavoro è stato pagato con soldi del partito.
Parte del dossier su Maroni, a quanto risulta a Panorama, dovrebbe essere stato sequestrato dagli inquirenti durante le recenti perquisizioni a casa di Belsito. Maroni, in una lunga intervista a Panorama, ha commentato:
Nel dossier finiscono così note su frequentazioni, amicizie, presunti affari loschi. Un esempio? Si sa che hanno seguito una «pista» nautica.
E’ noto che a Maroni piace la vela.
E che cosa hanno trovato gli investigatori? Tre imbarcazioni: un catamarano e due motoscafi. Il primo sarebbe intestato a una società  di un prestanome.
Uno dei motoscafi, invece, sarebbe stato recentemente trasferito a Portorose in Slovenia.
Il Senatur sapeva del dossier? «Gli ho detto che mi sentivo accerchiato e che stavo cercando di capire alcune cose su Maroni. Se mi ha scoraggiato? In realtà  non mi ha detto niente» ha dichiarato Belsito a Panorama.
Maroni visibilmente pallido ha pensato bene di convocare una conferenza stampa per rispondere ad accuse che nessuno ancora ha letto, salvo lui .
“Pretendo di sapere se davvero qualcuno all’interno della Lega mi ha spiato. e, accertate le responsabilità , i colpevoli dovranno essere cacciati. A tutti i livelli”.
Il delirio di onnipotenza dell’ex ministro (ci voleva Berlusconi per assegnargli un ruolo così delicato come gli Interni) lo ha portato a mettersi a gridare al complotto e auspicare le solite cacciate dalla Lega.
Forse avrebbe fatto meglio ad attendere l’uscita di Panorama e poi difendersi dalle accuse che gli sono state avanzate.
Non si possono pretendere spiegazioni dagli altri e poi rifiutarsi di darne se i rilievi riguardano la tua persona.
Anche stavolta il sassofonista ha steccato.

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I DIAMANTI DI ROSI: INSIEME A STIFFONI AVREBBE ACQUISTATO 300.000 EURO DI PIETRE PREZIOSE

Aprile 18th, 2012 Riccardo Fucile

PER BELSITO SI TRATTAVA DI CUSTODIRE BENI PER CONTO DELLA LEGA, PER ROSY DI INVESTIMENTI PERSONALI DEI SUOI RISPARMI

Per la Procura di Milano è ormai quasi certo che il vicepresidente del Senato Rosi Mauro e il senatore Piergiorgio Stiffoni abbiano ricevuto, lo scorso marzo, diamanti per 300 mila euro.
Quel che resta da capire è se quell’acquisto sia stato un investimento personale dei due parlamentari, come loro stessi sostengono, o se siano stati usati i soldi della Lega, come invece avrebbe fatto Francesco Belsito, l’ex tesoriere della Lega indagato e che sarà  probabilmente presto convocato per un interrogatorio
I pm milanesi stanno ancora sbrogliando la matassa del `tesoro’ della Lega. Se da un lato sono convinti che l’ex amministratore, ora espulso dal movimento, abbia prelevato dalle casse di via Bellerio i soldi per comprare gli 11 diamanti e i 10 lingotti d’oro, restituiti al Carroccio, dall’altro stanno accertando che fine abbia fatto il `malloppo dai molti carati’ che i due senatori, per gli inquirenti, hanno ritirato circa un mese fa.
Rosi Mauro nei giorni scorsi ha ripetutamente smentito l’acquisto «con i soldi della Lega».
E in serata in tv ha spiegato di aver «comprato tante cose» con «i miei risparmi», anche «le case». «I miei 730 parlano – ha sottolineato – e sono pubblici come i miei investimenti».
Tra la messe di carte dell’inchiesta sequestrate dalla Guardia di Finanza, nel frattempo, è stato individuato il certificato dell’avvenuta consegna dei diamanti – comprati dalla `Intermarket Diamond Business’ – firmato dalla `ex pasionaria’ della Lega e da Stiffoni.
Centomila euro di investimento per la vicepresidente di Palazzo Madama e 200 mila euro per il senatore.
Saranno però solo gli accertamenti in corso a dire se l’operazione sia stata effettuata con denaro dei due parlamentari o con i fondi del movimento.
Ciò che è stato accertato finora è che i due hanno aperto ciascuno a gennaio un conto personale alla Banca Popolare di Novara, che a febbraio poi è stata realizzata la compravendita attraverso quei conti accesi `ad hoc’ e che a marzo, stando ai documenti raccolti, i preziosi alla fine sono stati consegnati in sicurezza da un apposito corriere.
Gli investigatori stanno verificando se ci siano stati passaggi di denaro, attraverso bonifici, da altri istituti di credito, in particolare dalla Banca Aletti, anche in assenza di segnalazioni in base alla normativa anti-riciclaggio.
Proprio su questo capitolo dell’inchiesta Piergiorgio Stiffoni anche oggi ha ripetuto di voler presentarsi il prima possibile al quarto piano del Palazzo di Giustizia milanese con documenti a riprova della sua versione: «Incontrerò nelle prossime ore i magistrati che stanno indagando perchè venga fatta completa chiarezza». In questi anni, ha aggiunto, «ho avuto la possibilità  di risparmiare del denaro che, d’accordo con i miei familiari, è stato oggetto di investimenti nello scorso mese»

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NEL PDL SI AGGIRANO LE TESSERE FANTASMA

Aprile 18th, 2012 Riccardo Fucile

DA IMPERIA A SALERNO, DA MODENA A VICENZA, EMERGE IL GRANDE PASTROCCHIO CHE HA PORTATO A 1.200.000 ISCRITTI…E IN QUALCHE CASO SI STANNO MUOVENDO ANCHE LE PROCURE

Ora che ci sono stati i congressi provinciali, l’ultimo sabato scorso a Modena, si possono tirare le somme.
Il Pdl ha avuto risultati straordinari, non tanto nell’affluenza per scegliere i vari coordinatori, ma nel boom di iscritti.
Si parla di un milione e 200 mila: nel 2010 erano appena 100 mila.
E’ vero che è la prima campagna estesa a tutti, mentre l’anno scorso potevano iscriversi solo chi ricopriva cariche nel partito.
Ma certi dati saltano agli occhi.
Accade ad esempio di trovare più tesserati in Campania che nella più popolosa Lombardia.
E’ il costo di 10 euro a tessera che ha scatenato il brivido della militanza? O c’è stata qualche irregolarità ?
Certo è che a Salerno si è addirittura mossa l’Antimafia. Il fascicolo aperto dai magistrati è un filone dell’inchiesta “Linea d’ombra” già  conclusa e giunta a dibattimento dove tra gli imputati c’è anche l’ex due volte sindaco, più votato d’Italia, di Pagani e consigliere regionale Pdl Alberico Gambino.
Punto di riferimento nell’agro nocerino di Nicola Cosentino e braccio destro di Edmondo Cirielli, presidente della Provincia di Salerno, parlamentare che siede in commissione Difesa e primo autore della nota legge che riduceva i termini di prescrizione.
L’indagine sulle tessere sarebbe partita dall’ascolto di un’ intercettazione agli atti del processo “Linea d’ombra”: «A Pagani si ragiona comprandosi i voti a 50 -100 euro». Frase pronunciata da un indagato, degna di approfondimento, secondo gli investigatori.
I sospetti però non hanno bloccato i congressi provinciali del Pdl in Campania, dove ha votato il 60 per cento dei 120 mila iscritti totali. Il numero di tessere esprime la forza di una corrente, e per raggiungere un accordo precongressuale con gli altri candidati è necessario mostrare i muscoli, cioè le tessere. E se aumenta il numero di tesserati, maggiore sarà  l’attenzione dei vertici nazionali verso quei territori e nei confronti di quei militanti che hanno contribuito a ingrassare le casse del partito.
Boom di iscritti (5.800) anche in provincia di Modena.
Un exploit nel feudo del Pd che lascia perplessi molti.
Dopo la denuncia di Isabella Bertolini, deputata fedelissima dell’ex premier Berlusconi ed ex coordinatrice modenese del partito, il congresso previsto a febbraio si è tenuto il 14 aprile, con un partito commissariato.
Sue le denunce pubbliche sulle ‘strane’ presenze tra i nuovi tesserati: «Stranieri senza cittadinanza, cittadini iscritti ad altri partiti – Forza Nuova e Fli – e almeno un centinaio di imprese edili coinvolte nel tesseramento, tutte provenienti dal Casertano».
«Dopo la mia denuncia i vertici nazionali sono intervenuti e sono state sospese 380 tessere», spiega a “l’Espresso” Bertolini.
Le sue preoccupazioni avevano un fondamento. Gregorio Fontana, responsabile nazionale del tesseramento, conferma la sospensione del «5 per cento delle tessere per aspetti formali».
A traghettare il Pdl modenese fino alla votazione, e a indagare su eventuali irregolarità  nel tesseramento da Roma, è arrivato Denis Verdini.
A lui è toccato l’arduo compito di mettere in riga un partito tormentato dalle correnti:da una parte il blocco di potere guidato dal senatore Carlo Giovanardi e dall’avvocato dellutriano Giampiero Samorì, dall’altra Bertolini, sola e contro tutti. Alla fine la deputata ha ritirato all’ultimo minuto la lista, offrendo così la vittoria alla corrente di Giovanardi e Samorì.
Indagano intanto le Procure di Vicenza e Treviso per falso e violazione della privacy. Nomi degli iscritti sul registro degli indagati non ce ne sono.
Una delle ipotesi? Qualcuno ha copiato i nomi degli iscritti alle associazioni venatorie.
E così ignari cacciatori trevigiani e vicentini sono diventati a loro insaputa militanti Pdl.
Nel vicentino le tessere richieste toccano quota 15.767, di queste, 7.900 sono risultate incomplete.
Oltre ai cacciatori, tra gli iscritti c’era anche l’imprenditore Massimo Calearo, alcuni leghisti, qualche comunista, defunti, carabinieri e un esponente dell’Udc.

Giovanni Tizian
(da “L’Espresso”)

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CORRUZIONE, IL TESTO DEL GOVERNO PREVEDE AUMENTO DELLE PENE MA NESSUN INTERVENTO SULLA PRESCRIZIONE

Aprile 18th, 2012 Riccardo Fucile

PREVISTI SETTE ANNI DI CARCERE PER I TANGENTISTI, MA I CRITERI DI CALCOLO PER L’ESTINZIONE DEL REATO RESTANO GLI STESSI…. CAMBIA LA CONCUSSIONE, INTRODOTTA LA CORRUZIONE TRA PRIVATI

Pene aumentate per corruzione e concussione, ma nessun intervento mirato per allungare in modo significativo i tempi di prescrizione, indicati anche dalle istituzioni internazionali come uno dei maggiori ostacoli alle effettive condanne dei tangentisti. E’ il contenuto dell’emendamento del governo al disegno di legge sulla corruzione, depositato dal ministro della Giustizia Paola Severino.
L’emendamento, che sarà  discusso in Commissione giustizia alla Camera a partire da maggio, prevede pene da tre a sette anni di reclusione per la corruzione in caso di atti contrari ai doveri d’ufficio (art. 319 del codice penale, che attualmente prevede pene da due a cinque); da uno a cinque anni per la corruzione per atti d’ufficio, cioè quando un funzionario pubblico “vende” un atto che dovrebbe concedere per legge (art. 318, oggi da sei mesi a tre anni).
Sul tema caldo della concussione (art. 317), uno dei reati contestati a Silvio Berlusconi nel processo “Ruby”, l’emendamento del governo Monti propone l’aumento della sola pena minima, che passa da quattro a sei anni, mentre resta immutata la massima, 12 anni.
Ma è la riformulazione del reato che potrebbe avere conseguenze sul processo contro l’ex premier e su tutti quelli incentrati sullo stesso reato.
“L’emendamento si propone di circoscrivere la concussione”, si legge nella relazione di accompagnamento al testo presentato dal ministro Severino, e “a tale limitazione si accompagna la netta differenziazione delle ipotesi di costrizione e induzione”.
Al di là  degli aspetti tecnici, è il fatto stesso che il reato cambi a mettere a rischio i relativi processi, con una prevedibile valanga di ricorsi e probabili annullamenti di sentenze in Cassazione.
“Tutte le norme incidono sui processi in corso”, ha dichiarato in proposito il ministro Severino, sollecitata dai giornalisti.
“Dobbiamo avere il coraggio di intervenire e se si interviene seriamente e con razionalità  nessuno può dire che si è intervenuti per incidere su un processo o un altro. Questa è la fisiologia, non la patologia del sistema”,
C’è un altro punto controverso.
L’aumento delle pene massime per la corruzione fa automaticamente aumentare i tempi di prescrizione, ma non di molto.
I sette anni previsti comportano una prescrizione a 8 anni e nove mesi, contro i sette e mezzo attuali.
L’ordine di grandezza, insomma, resta uguale, e come succede oggi molti dibattimenti contro i “colletti bianchi” dell’impresa e della pubblica amministrazione accusati di malversazioni continueranno a finire in nulla.
Con la doppia beffa per la collettività  del danno subìto e delle spese per indagini e procedimenti giudiziari destinati a morire.
Il testo del governo è contenuto nell’emendamento all’articolo 9 del ddl anticorruzione, attualmente in discussione alle Commissioni Affari costituzionali e Giustizia della Camera.
La seduta congiunta, durata meno di un’ora, ha però proseguito l’esame dell’articolo precedente, come da ordine dei lavori.
L’ufficio di presidenza ha poi fissato al 4 maggio il termine per la presentazione dei subemendamenti , e ha stabilito la riconvocazione delle commissioni per l’8 maggio.
L’emendamento governativo introduce anche il reato di “traffico d’influenze”, tipo delle “cricche” politico-imprenditoriali delineate da diverse inchieste giudiziarie degli ultimi anni, e la corruzione tra privati.
“Abbiamo voluto intervenire con un’azione di riordino del sistema”, afferma il ministro Severino, perchè il tema della corruzione “è di rilevanza fondamentale per il Paese”.
Rispondendo alle domande dei giornalisti, Severino ha sottolineato che “tutte le norme incidono sui processi in corso. Sfido chiunque a trovare una norma, anche la più banale, che non incida sui processi in corso”.
Nessun intervento, invece, sul falso in bilancio, altro tema sollevato durante il dibattito sulla legge anticorruzione.
”Sul falso in bilancio c’è una serie di proposte di legge pendenti in Parlamento. E’ una materia diversa” dalla corruzione, precisa il Guardasigilli, “con una sua autonomia e una trattazione separata. Quando arriveranno i tempi parlamentari” per affrontare l’argomento, “il governo non si sottrarrà  ai suoi doveri”.

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