Agosto 23rd, 2012 Riccardo Fucile
DAGLI AEROPORTI ALLE CITTA’ E ALL’AGENDA DIGITALE: IL PIANO PER RILANCIARE L’ECONOMIA: ECCO GLI INTERVENTI PRINCIPALI
Un Consiglio dei ministri dedicato alla crescita. Il primo dopo la breve pausa estiva,
avrà domani sul tavolo i dossier dei ministri per rilanciare l’economia italiana.
A partire dal secondo pacchetto “sviluppo” che il ministro Passera ha già preparato.
E che prevede sei importanti Piani, da realizzare entro la fine dell’anno: aeroporti, città , energia, digitale, infrastrutture, imprese.
Sullo sfondo, avanza con forza l’emergenza giovani, la “generazione perduta”, come l’ha definita il premier Monti.
E l’esigenza di fare un primo check up alla riforma del lavoro.
Intanto, il viceministro allo Sviluppo, Mario Ciaccia, ha annunciato ieri l’esenzione dall’Iva sulle nuove opere 1infrastrutturali.
Una proposta che sarà valutata, come ha promesso il sottosegretario Catricalà , anche per “la sua compatibilità finanziaria ed europea”.
Ma che per ora riceve il plauso di Confindustria, Ance (costruttori), Autostrade per l’Italia e Cassa depositi e prestiti.
“Calcolando un fabbisogno di infrastrutture pari a 300 miliardi, da qui al 2020 – spiega Ciaccia – la sterilizzazione dell’Iva potrebbe valere 5-6 punti di Pil, ovvero 80 miliardi”, tra investimenti di privati e indotto.
“In pratica, è come sottrarre a quei 300 miliardi i 50 dell’Iva, in media del 18% nel settore delle costruzioni, ma senza togliere un euro all’Erario che poi recupererà in abbondanza dall’opera stessa, generatrice di altra Iva, e dagli stipendi creati”. Il governo punta così a rilanciare le “grandi opere”: autostrade, porti, interporti, rigassificatori.
Il piano città : 2 miliardi per riqualificare i quartieri
Il Piano città da due miliardi per riqualificare le aree urbane degradate è ai blocchi di partenza.
Nei giorni scorsi è stato firmato il decreto attuativo che indica i criteri di scelta dei progetti e sposta al 5 ottobre la scadenza per la loro presentazione da parte dei Comuni interessati. In realtà , molti enti sono già pronti.
Da sole, le proposte delle 16 grandi città valgono 1 miliardo e 250 milioni.
Tra queste, Roma con il piano per Pietralata. Milano con Bovisa Gasometri e Porto di Mare. Napoli per l’area a ridosso del porto. Firenze per una parte della Leopolda. Bologna per una nuova edilizia sociale. E Genova per scuole e zone industriali.
E così via, con asili nido, parcheggi, scuole, ma anche aree di pregio.
I progetti arrivati sinora all’Anci sono 50, ma si potrebbe salire a 100. Il ministero dello Sviluppo intanto ha stanziato i primi 224 milioni.
Altre risorse arriveranno dal programma di risanamento energetico delle scuole (100 milioni) e dal Fia, il Fondo per l’abitare della Cassa depositi e prestiti che ha in dote 1,6 miliardi.
La cabina di regia del Piano, istituita dal decreto, si riunirà per la prima volta il 7 settembre. Ne fanno parte rappresentanti di enti locali, ministeri, Cdp e Demanio e dovranno votare i progetti pubblico-privati.
Agenda digitale. Bonus fiscali per la moneta elettronica
Molto attesa da imprese e cittadini, nonchè spesso annunciata e poi dimenticata, l’Agenda digitale sembra in dirittura d’arrivo.
Il progetto ha bisogno, per partire, tra i 300 e 400 milioni di euro che saranno recuperati dal ministero dello Sviluppo tra fondi regionali e comunitari riprogrammati. L’obiettivo è portare il Paese a velocità digitali compatibili con l’analoga Agenda europea: 2 mega al secondo per il 2013, 30 mega entro il 2020.
Non solo banda larga, però.
Il Piano prevede il rilancio di moneta e commercio elettronico, agevolando gli acquisti su Internet con sconti fiscali, la digitalizzazione di scuole, tribunali, ospedali e di tutta la pubblica amministrazione, l’alfabetizzazione digitale degli italiani.
E ricomprende pure i due progetti sul fascicolo sanitario elettronico e l’anagrafe centralizzata.
Le risorse pubbliche, anche qui, dovranno essere in grado di attirare corposi investimenti privati, stimati dal dicastero di Passera in 3 miliardi.
Parte del Piano è anche la predisposizione di potenti Data center, collocati nel Mezzogiorno a partire dalla Sardegna e finanziati da fondi Ue, che metteranno in comunicazione 7-8 mila server delle amministrazioni statali, per tagliare i costi e accrescere l’efficienza.
I trasporti. Fusioni per bus e treni locali
La novità più interessante del nuovo pacchetto crescita è arrivata ieri dal Meeting di Rimini, dove il viceministro allo Sviluppo, Ciaccia, ha annunciato l’esenzione totale dall’Iva per tutte le nuove opere infrastrutturali.
La proposta, che presto potrebbe diventare provvedimento, ha ricevuto subito il plauso di Confindustria (“Le nuove misure vanno nella giusta direzione”, ha commentato il presidente Squinzi), ma anche dei costruttori dell’Ance, di Autostrade per l’Italia e del presidente della Cassa depositi e prestiti, Bassanini che ha auspicato una sua estensione anche alle tlc.
L’idea è quella di “sterilizzare” l’Iva – in fase di costruzione dell’opera e in una prima fase di gestione – alle imprese che investiranno in “strade, autostrade, porti, interporti, alta velocità , energia, termovalorizzatori”, spiega Ciaccia.
E il tutto “senza sottrarre un euro all’Erario” perchè quelle opere, prive dell’incentivo, non partirebbero proprio. E perchè le entrate successive, “da stipendi e indotto e dall’opera stessa generatrice di Iva”, più che compenserebbero lo “sconto” fiscale.
Allo studio del dicastero, infine, c’è anche un piano sulle società del Trasporto pubblico locale, oltre 600 in Italia, che il ministro Passera vorrebbe concentrare.
I giovani. Sostegno ai tanti senza lavoro
La “generazione perduta” che “paga un conto salatissimo” per “la scarsa lungimiranza” di tanti governi nel passato – così come ha ripetuto il premier Monti, domenica scorsa a Rimini – dovrebbe tornare d’attualità , già a partire dal prossimo Consiglio dei ministri di venerdì.
Ufficialmente non esiste un Piano giovani, ma è chiaro che il governo pensa a qualche misura di sostegno ai tanti senza lavoro.
Così come a migliorare la formazione, valorizzando il merito e aprendo sempre più scuole e università italiane a esperienze all’estero.
Si partirà , a breve, da una prima verifica sulla riforma Fornero del lavoro. E sul suo strumento principe, l’apprendistato.
Il monitoraggio, previsto dalla riforma stessa, è ai blocchi di partenza. Ieri intanto il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Catricalà , ha affidato a Twitter un annuncio importante: “È finalmente possibile per i giovani fino a 35 anni costituire una Srl con solo un euro di capitale. Non ci sono spese notarili. Un’opportunità “. Ricordando, così, la pubblicazione nei giorni scorsi sulla Gazzetta ufficiale del modello standard di atto costitutivo e statuto della Srl, che costerà ad un under 35 solo i 168 euro dell’imposta di registro.
Sconto possibile anche per gli over (ma il notaio non è gratis).
L’energia. Petrolio made in Italy e hub del gas
Tempi più lunghi per il Piano energia, il cui debutto è atteso solo a fine anno, al pari del progetto sugli aeroporti.
Il Piano, messo a punto dal ministero dello Sviluppo, poggia su quattro pilastri: efficienza energetica, trasformazione dell’Italia in hub europeo del gas proveniente dall’Africa del Nord e dall’Asia centrale, sviluppo “sostenibile” delle rinnovabili e rilancio della produzione nazionale di idrocarburi, destinata a raddoppiare in pochi anni e assicurare così il 20 per cento dei consumi interni.
A questo scopo, però, la normativa restrittiva sulle trivellazioni, prevista dal primo decreto Sviluppo (limite posto a 12 miglia della costa, lasciato inalterato), potrebbe essere rivista.
La Strategia energetica nazionale, da sottoporre poi al Cipe, conta di aumentare il Pil di mezzo punto e ridurre di 6 miliardi la bolletta energetica degli italiani, spingendo l’occupazione con 25 mila nuovi posti di lavoro, “stabili e addizionali”.
Il governo intende sostenere i progetti di metanodotti dall’Algeria e il “corridoio Sud” nell’Adriatico, oltre ai piani per quattro rigassificatori (approvati o in costruzione). Infine, i permessi per le perforazioni petrolifere saranno più semplici. Mentre gli incentivi sulle rinnovabili subiranno ancora altre potature.
Le aziende. Corsia preferenziale per le start-up
Il pacchetto dedicato alle imprese, uno dei primi a decollare in autunno, ruota attorno a un secondo round di semplificazioni, con il taglio degli adempimenti “extra” rispetto alle direttive comunitarie, e al lancio del Fondo per incentivare nuove start- up.
Il primo obiettivo – su cui lavorano due dicasteri, Sviluppo economico e Funzione Pubblica – mira a tagliare i costi (e i tempi) delle burocrazia.
Solo per fare un esempio, le imprese italiane spendono, per le autorizzazioni ambientali, un miliardo e 300 milioni l’anno.
Intanto, nelle prossime settimane, saranno finalmente operative le misure previste dal Semplifica-Italia che daranno un po’ di fiato alle aziende.
A partire dallo sportello unico per l’edilizia e, appunto, dall’autorizzazione unica ambientale per le pmi (ma sono 80 le norme da semplificare, per le associazioni di impresa).
Per quanto riguarda le start-up, nascerà un Fondo ad hoc con regìa unica che raccoglierà le risorse esistenti, disperse in altri 3 o 4 fondi, e agirà da volano per il venture capital, denari di privati disposti a investire su idee e progetti freschi e redditizi.
Sarà infine attivato uno “sportello” unico per le aziende estere che vogliono investire in Italia, con l’obiettivo anche qui di semplificare e attrarre.
Valentina Conte
(da “La Repubblica“)
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Agosto 23rd, 2012 Riccardo Fucile
PARLA L’EX NUMERO UNO GUARGUAGLINI: “MAZZETTE PER QUALSIASI COSA”… “NON SOLO AL PDL MARCO MILANESE, MA ANCHE A ESPONENTI DEL CENTROSINISTRA E A SINDACATI”
Pierfrancesco Guarguaglini, 75 anni di cui cinquanta nell’industria di Stato, poi un’uscita di scena tra i fischi.
In questa calda estate da pensionato nella sua Castagneto Carducci, come si sente?
“Come uno che è sempre stato onesto e qualche volta bischero”.
Bischero come rafforzativo di onesto?
“No, bischero come rafforzativo di bischero”.
Partiamo dalla fine. Lei viene messo alla porta il primo dicembre scorso dopo un anno e mezzo di bufera sulla Finmeccanica. Perchè non ha mollato prima?
Non avevo fatto niente.
La Finmeccanica stava tutti i giorni sui giornali, con sua moglie Marina Grossi, manager della controllata Selex Sistemi Integrati, indagata. L’azienda non ne soffriva.
L’azienda funzionava. Nel 2010 abbiamo preso ordini per 21 miliardi di euro.
Ma alla fine se n’è andato.
Mi hanno tolto la delega sulle strategie. Giuseppe Orsi, il mio successore alla presidenza, lavorava da mesi per questo obiettivo. Quando si è insediato il governo tecnico, sono andato a parlare con il sottosegretario Catricalà . Ho detto: “Mettetemi per iscritto che me ne devo andare e me ne vado”. Lui ha detto che sentiva il premier, poi mi richiama e mi dice: “Fai quello che vuoi”.
E lei ha trattato la buonuscita da 5 milioni di euro.
Erano 4 milioni, ma non ho trattato niente, quei soldi mi erano dovuti per contratto. Poi c’era un milione e mezzo per il patto di non concorrenza di un anno, e quelli era meglio se non li prendevo, guadagnavo di più con le consulenze che ho dovuto rifiutare.
Ha ancora mercato?
Come ingegnere sono bravino.
Laureato a Pisa.
Al collegio Pacinotti, stava in piazza dei Cavalieri, di fronte alla Scuola Normale.
Piazza ben frequentata.
Mi ricordo Giuliano Amato, i fratelli Cassese, Tiziano Terzani, il matematico Giorgio Letta, padre di Enrico, Remo Bodei. Si studiava. Per vedere un po’ di ragazze andavamo a sorbirci le lezioni d’italiano di Luigi Russo. Dopo la laurea presi il Phd all’University of Pennsylvania. Poi sono andato alla Selenia.
Mai aziende private.
Ma ho sempre difeso la mia autonomia di pensiero continuando a studiare, a tenermi aggiornato. Quando alla Selenia è arrivato Michele Principe non ho accettato che si dicesse “quelli non si fanno lavorare perchè sono comunisti”.
Lei è, o era, di sinistra?
No, ma ho fatto tutti gli scioperi dell’autunno caldo.
Perchè lasciò la Selenia?
Le ho detto, non mi piacevano le interferenze politiche. Ricordo bene, 15 novembre 1983, mi dimisi da direttore generale. C’era Marisa Bellisario che doveva sbaraccare uno stabilimento Italtel dell’Aquila, e decisero con Gianni De Michelis di portare lì per compensazione una produzione di nostri missili Aspide. Era un’assurdità . Tutti gli altri dirigenti Selenia abbassavano la testa. Io no.
Disoccupato per tre mesi.
Poi direttore generale alla Galileo, mille persone contro 8 mila di Selenia.
All’Efim, carrozzone peggio dell’Iri. E non c’erano interferenze politiche?
Certo, ma si fermavano al capo, Sergio Ricci. Ci faceva da scudo. Anche quando ero alla Oto Melara, dentro Finmeccanica, il capo, Fabiano Fabiani, ci diceva “con i politici parlo io”. Ho sbagliato a non farlo finora, ma adesso lo ringrazio per avermi creduto nei momenti difficili.
Mentre Fabiani parlava con i politici lei parlava con Chicchi Pacini Battaglia.
Mi propose affari con il Kuwait. Ma per vendere armi in un Paese devi conoscerlo profondamente, non basta essere amico dell’ambasciatore.
Già , lei nel frattempo era diventato venditore di armi.
Difficile, con clienti che temono che a metà dell’opera scatti l’embargo. Durante la guerra del Golfo bloccammo una fornitura a Dubai, schierato contro Saddam, perchè la legge italiana vieta di armare un Paese belligerante. Anche se è tuo alleato. A Dubai non ci credevano.
Per vendere armi si pagano tangenti?
Può accadere, come per qualsiasi prodotto. Io non l’ho mai fatto, mi piace essere corretto.
Un mondo di onesti?
No. Ci sono le mediazioni pagate in modo ufficiale: a volte i mediatori chiedono percentuali alte, non so poi che cosa ne facciano.
Ci sono anche i manager che chiedono indietro al mediatore, estero su estero, una parte della provvigione.
Hai voglia. La mia più grande preoccupazione è proprio che i mediatori offrano soldi indietro a chi glieli dà .
E con Pacini Battaglia che cosa avete combinato?
Nulla, nè in Kuwait nè altrove. In compenso finii per dieci giorni ai domiciliari per traffico d’armi. Nulla a che fare con tangenti o simile. Mi hanno intercettato che parlavo di “blindati per la Bosnia” e “navi irachene”. Gli ho spiegato che parlavo dei blindati per l’esercito italiano che operava in Bosnia, e delle famose navi vendute all’Iraq, ma già bloccate.
E Pacini Battaglia?
Mi chiamava per dirmi “si va dalla Susanna”, nel senso di Agnelli, che era ministro degli Esteri. Diceva di volermi mettere al posto di Fabiani alla Finmeccanica. Chiacchiere.
E com’è arrivato al vertice Finmeccanica?
Diversi anni dopo, mi telefonò il direttore generale del Tesoro, Domenico Siniscalco. Per essere chiaro, allora non conoscevo Gianni Letta, e neppure il livornese Altero Matteoli.
Ma lei era in quota socialista.
Battezzato socialista negli anni 80, perchè ero uscito dalla Selenia, in mano ai democristiani.
In Finmeccanica c’è un gran casino o sono invenzioni dei giornali?
La verità è che la holding sta troppo in alto per vedere tutto. Con centinaia di società in giro per il mondo, per tenere tutto sotto controllo devi fidarti della squadra di manager.
E lei s’è fidato troppo?
Qualcuno mi ha detto, dopo, che si pente di non avermi raccontato certe cose. Ma con Cola sono stato bischero.
Lorenzo Cola, il faccendiere al centro delle inchieste.
Faceva il puro, mi metteva in guardia. Due volte è venuto ad accusare miei manager, con aria scandalizzata. Nulla di vero. Però lui passava per l’onestissimo. E io bischero a cascarci.
Marco Milanese, braccio destro di Tremonti, è accusato di essersi venduto le poltrone nei vostri consigli d’amministrazione.
Funzionava così: se, per esempio, i membri erano sette, quattro li nominavamo noi tra gli uomini Finmeccanica, ed esisteva un iter interno che garantiva la gestione secondo le linee concordate con la holding. Gli altri tre posti li decideva la politica.
Codice civile alla mano, dovevate nominarli tutti voi.
Ma la prassi era questa. La quota di minoranza dei consigli era lottizzata, e io nemmeno me ne occupavo, era il lavoro di Lorenzo Borgogni che si sobbarcava una laboriosa mediazione. Non c’era mica solo Milanese, c’era l’opposizione, i sindacati… Ma i manager chiave li ho sempre scelti io, senza interferenze.
E le sono rimasti grati?
Tutta la squadra aveva la maglietta “Guarguaglini”. Qualcuno ci ha messo sopra il nome del mio successore, ed è comprensibile. Qualcuno si è sfilato la mia maglietta, l’ha gettata a terra e l’ha calpestata. Debolezze.
Lei è indagato per utilizzo di false fatturazioni.
I magistrati non mi hanno mai chiamato, so solo il nome del reato. Nessuno mi ha mai contestato un fatto, non so di quali fatture si parli. Tutto quello che so l’ho letto sui giornali. Il mio avvocato ha chiesto l’archiviazione. Ho fiducia nella magistratura e aspetto.
Giorgio Meletti
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Agosto 23rd, 2012 Riccardo Fucile
40 UOMINI E 2 AUTO BLINDATE: L’EX PREMIER, GRAZIE A PROVVEDIMENTI VARATI DAL SUO GOVERNO, CONSERVA LA PROTEZIONE PIENA DI PRIMA… OLTRE AL DISPIEGAMENTO DI CARABINIERI A PRESIDIO DELLE SUE ABITAZIONI
Una quarantina di uomini divisi in due squadre di 20 ciascuna e due auto blindate per
una spesa superiore ai 200mila euro al mese.
Vale a dire due milioni e mezzo l’anno.
Tanto costano gli uomini dei servizi di sicurezza che ancora oggi stanno appresso all’ex premier Silvio Berlusconi.
Senza contare i carabinieri dispiegati dal Ministero degli Interni per servizi ordinari presso le ville di famiglia.
Un’eredità che lo stesso Berlusconi si è costruito da solo, a più riprese, con provvedimenti ad hoc e che è riuscito a mantenere anche oggi che è un deputato come altri, solo molto molto costoso.
Tanto che gli 80mila euro per la scorta balneare di Fini, da settimane oggetto di furiose polemiche, diventano briciole.
Gli uomini al seguito del Cavaliere, spiegano fonti molto qualificate, hanno trattamenti economici doppi rispetto ai colleghi che svolgono servizi di sicurezza ordinari.
Hanno stipendi e prerogative equiparati a quelli dei colleghi dello spionaggio e controspionaggio senza esserlo.
Siamo, per essere chiari, intorno ai cinquemila euro al mese. E sono appunto quaranta. I conti sono presto fatti.
Nei suoi mandati, a più riprese, il Cavaliere è riuscito a cambiare le regole sulla sicurezza e imporre uomini di fiducia provenienti dalla sua azienda.
Lo si scoprirà anni più tardi, quando i magistrati baresi cercheranno risposte all’andirivieni incontrollato di persone dalle ville del Cavaliere: possibile che nessuno della sicurezza controllasse chi entra e chi esce?
Si, perchè il premier, proprio per tutelare la sua “privacy”, già dal primo mandato era riuscito a sostituire gli uomini dello Stato con quelli della security di Fininvest e Standa (da quel giorno in poi a libro paga degli italiani).
Un’impresa non semplice.
Prima di allora, infatti, nessuno poteva entrare in polizia, carabinieri o finanza senza un regolare concorso pubblico.
Per garantirsi la “sua” scorta — che obbedisca a personalissimi criteri di fedeltà privata e discrezione pubblica — Berlusconi ricorre allora a un escamotage senza precedenti: grazie alle sue prerogative di Presidente del Consiglio, s’inventa una nuova competenza ad hoc presso i Servizi, gli unici cui la legge consente di assumere personale a chiamata diretta.
Nasce così un nucleo per la scorta del presidente che fa capo al Cesis (oggi Aisi, Agenzia Informazioni e Sicurezza Interna) anzichè al Viminale, anche se con l’attività di intelligence vera e propria nulla ha a che fare.
Gli uomini d’azienda vestiranno la divisa sotto la guida dell’uomo che, alla fine degli anni Ottanta, faceva la security alla Standa.
E che di punto in bianco si trova capo-scorta del presidente del Consiglio con la qualifica di capo-divisione dei servizi.
E si porta dietro almeno altre cinque ex body-guard Fininvest. Col tempo la struttura è cresciuta a ventiquattro unità , poi 31 e infine 40 che stavolta vengono in parte attinte dalle Forze dell’Ordine, ma sempre su indicazione di quel primo nucleo.
Che tornerà regolarmente ad ogni successivo mandato.
Anzi, non smetterà più di prestare servizio.
Quegli stessi uomini, infatti, sono lì ancora oggi che il Cavaliere è tornato ad essere un deputato. Perchè? Perchè ha deciso così.
E’ il 27 aprile del 2006. Berlusconi ha perso le elezioni e si appresta a fare le valigie e cedere la poltrona e la “campanella” del Consiglio dei Ministri a Romano Prodi.
Ma non ha alcuna intenzione di cedere anche quella struttura che i magistrati baresi tre anni dopo definiranno quantomeno “anomala” e che in fin dei conti è una sua creatura.
Così, giusto 17 giorni dopo il voto, poco prima di lasciare il Palazzo, Berlusconi vara un altro provvedimento ad hoc che oggi giorno potrebbe chiamarsi a buon diritto “salva-scorta”, nella migliore tradizione delle leggi ad personam.
Se ne accorgono, in ottobre, Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo sul Corriere, che raccontano come, non fidandosi del professore, la scorta per il futuro Berlusconi abbia provveduto a farsela da solo stabilendo che i capi di governo “cessati dalle funzioni” abbiano diritto a conservare la scorta su tutto il territorio nazionale nel massimo dispiegamento.
Così facendo riesce a portarsela via come fosse un’eredità personale, anche se era (e continua a essere) un servizio di sicurezza privato pagato con soldi pubblici.
Al costo, ancora oggi, di due milioni e mezzo l’anno.
Thomas Mackinson
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Agosto 23rd, 2012 Riccardo Fucile
UNA MAIL DEL SETTORE ORGANIZZATIVO DEL PARTITO INDICA IL RUOLO DEI GIOVANI UDC: NON ESSERE PROTAGONISTI MA USCIERI
Quando mi fanno vedere questa email per poco non mi sento male dalle risate. Penso pure sia uno scherzo. In realtà non lo è.
A settembre come sapete c’è il meeting dell’Udc a Chianciano.
La macchina organizzativa sta ultimando gli ultimi dettagli.
Sarà un evento importante, il partito dovrà dare una linea per il futuro, per il 2012, le elezioni, le alleanze, il ricambio generazionale.
Quante volte Casini ha parlato di giovani? Della generazione che in questo momento paga di più lo scotto della crisi?
Il leader dell’Udc non ha mai perso occasione per investire pubblicamente parole in favore dei ragazzi, delle nuove idee, del ricambio generazionale.
A quanto pare, però, sarà difficile passare ai fatti.
Almeno se i giovani continueranno a essere trattati come in questa email.
Uno degli organizzatori del meeting ha, infatti, inviato una lettera a tutti i baby Udc chiedendo di partecipare all’evento di Chianciano.
Da protagonisti? No.
Per ascoltare le loro proposte? Macchè.
Magari per dare spazio alle loro storie? Scordatevelo.
Ai giovani l’Udc chiede di fare il servizio di sicurezza o le hostess. Punto, niente altro. Si devono mettere in giacca a indicare la strada per il posto in prima fila sopra e sotto il palco di Chianciano alla vecchia guardia.
Altro che investimento sul futuro.
Ecco qui di seguito l’email integrale:
“Ciao a tutti,
dal 7 al 9 settembre si terrà a Chianciano Terme il meeting nazionale dell’UDC, che quest’anno avrà di certo una enorme rilevanza. 35 giovani avranno la possibilità di contribuire volontariamente alla buona riuscita dell’evento. I ragazzi avranno la mansione di security, le ragazze di hostess. A questi (a cui verrà chiesto di arrivare a Chianciano Giovedì 6 settembre) verrà offerto il pernottamento.
Pertanto vi chiedo di comunicarvi la vostra disponibilità al più presto.”
(da “Il Portaborse“)
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Agosto 23rd, 2012 Riccardo Fucile
MARONI CANCELLA IL TRADIZIONALE APPUNTAMENTO VENEZIANO SENZA DICHIARARE IL MOTIVO… TOSI ANNUNCIA UN FUTURO ALTRO RADUNO, LA SIGNORA CHE ESPONEVA IL TRICOLORE ESULTA
Laguna addio, la Lega Nord di Roberto Maroni fa calare il sipario sulla “Festa dei Popoli
Padani”: l’appuntamento che dal 1996 ha scandito i riti, le ovazioni, le polemiche, le alleanze, gli slogan, i dictat, ma anche il tanto folklore della base leghista, si chiude sommessamente.
Quest’anno il tradizionale incontro di settembre a Venezia non ci sarà , ad annunciarlo è stato il segretario veneto del Carroccio, Flavio Tosi.
«La festa su Riva dei Sette Martiri – ha reso noto Tosi – non si farà , ma un grande raduno in Veneto ci sarà comunque nelle settimane successive».
Altra reazione quello di Lucia Massarotto, la pasionaria che esponeva dalla finestra il tricolore: «Dopo i casi giudiziari avevano poco da festeggiare»
Ha battagliato per anni con Umberto Bossi, dalla finestra della sua casa affacciata in Riva Sette Martiri, ed oggi Lucia Massarotto, la cittadina veneziana assurta suo malgrado per questo alla notorietà , non trattiene la soddisfazione per l’annullamento della Festa Padana a Venezia.
«Cosa mi vien da dire? Alleluia!», risponde la signora Lucia al telefono dalla sua nuova casa.
Dal novembre 2011, infatti, la sua famiglia non occupa più il secondo piano della palazzina rossiccia che sorge davanti a dove veniva piazzato il pontone galleggiante della Lega.
«Sono persone quelle della Lega che comunque non ammiro – dice all’Ansa – ma sinceramente un po’ di dignità questa volta l’hanno dimostrata. Dopo le vicende giudiziarie che hanno coinvolto il loro movimento non vedo poi cosa dovessero festeggiare, e Venezia comunque non era, non è mai stata, un palco adatto a loro».
Schietta come sempre, Lucia Massarotto non mostra nostalgia per i suoi duelli a distanza con il Senatur – celebre quello iniziale con il Tricolore sventolato dalla donna, e la battuta becera sulla carta igienica fatta da Bossi -.
«Io con Bossi – conclude – non ho mai battagliato in verità , ho semplicemente manifestato il mio dissenso dalle loro posizioni. Maroni più simpatico? Assolutamente no».
(da “Il Gazzettino di Venezia”)
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Agosto 22nd, 2012 Riccardo Fucile
LA DENUNCIA DEL CAPO DELLA PROTEZIONE CIVILE GABRIELLI: “CI VUOLE UN REINTEGRO DI 78 MILIONI NELLA LEGGE DI STABILITA’ O SIAMO ALLA CANNA DEL GAS”
Se quest’estate l’emergenza incendi è stata fronteggiata con enorme fatica, il prossimo anno potrebbe andare ancora peggio.
A lanciare l’allarme è il capo della Protezione civile, Franco Gabrielli.
Con i fondi previsti nel 2013, denuncia infatti il prefetto intervenendo a SkyTg24, non si potranno garantire i servizi dei canadair contro gli incendi.
Per il capo del dipartimento, è tecnicamente sbagliato “parlare di tagli” quando in effetti “non si è finanziato”.
“Nella legge di stabilità bisognerà porre rimedio”, sottolinea.
I soldi, insomma, non ci sono mai stati, ma “nel 2011 e nel 2012 abbiamo sopperito perchè avevamo un ‘tesoretto’, ma questo ‘tesoretto’ ora non c’è più″.
“Il budget per i canadair per l’esercizio finanziario 2013, previsto dal precedente governo – ricorda ancora Gabrielli – è di 42 milioni quando ne servirebbero almeno 120. Il problema non è che sono intervenuti dei tagli ma che non si è finanziato. Si dovrà porre rimedio a questo mancato finanziamento, non a un taglio apportato”.
“Se vogliamo lo stesso spiegamento di velivoli ci vuole un reintegro di 78 milioni”, precisa il capo della Protezione civile.
Per Gabrielli, comunque, quando si interviene con i canadair, gli speciali aerei cisterna in grado di scaricare sui roghi grandi masse d’acqua, è già tardi: il danno provocato dall’incendio è ingente.
Si deve prima intervenire con una “seria attività di prevenzione” sul territorio.
Ma per risolvere il problema alla radice, aggiunge, si deve “lavorare più sulla cultura, sul coinvogimento della gente, è molto più faticoso ma molto più concreto”.
(da “la Repubblica“)
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Agosto 22nd, 2012 Riccardo Fucile
NEL 2003 BERSANI INDICO’ IN CL IL MODELLO SU CUI RIFONDARE LA SINISTRA… LA ALLEANZA TRA MONDI COOPERATIVI BIANCHI E ROSSI PER GESTIRE APPALTI NEL WELFARE E NELL’EDILIZIA
Chi ricorda più queste parole? “Se vuole rifondarsi, la sinistra deve partire dal
retroterra di Cl. La vera sinistra non nasce dal bolscevismo, ma dalle cooperative bianche dell’800, il partito socialista arriva dopo, il partito comunista dopo ancora. E i movimenti del Sessantotto sono tutti morti, solo l’ideale lanciato da Cl negli anni Settanta è rimasto vivo, perchè è quello più vicino alla base popolare, è lo stesso ideale che è alla base delle cooperative, un dare per educare”.
A parlare così è Pierluigi Bersani.
E’ l’agosto del 2003, quando l’attuale segretario del Pd è responsabile economico dei Ds e viene accolto con scrosci d’applausi dal popolo di Cl al Meeting di Rimini.
L’alleanza tra il mondo ciellino e la sinistra italiana ha una storia ormai lunga.
È vero che Comunione e liberazione ha sempre sostenuto con determinazione il centrodestra di Silvio Berlusconi, perdonandogli tutto, dalle barzellette con bestemmia al bunga-bunga.
Ma è anche vero che si è sempre tenuta una mano libera, da allungare a sinistra.
Soprattutto quando ci sono affari da spartire insieme.
Ora, con Silvio in declino e il Pdl in crisi, quella mano diventa più forte e visibile.
La “trasversalità ” (guai a chiamarla inciucio) diventa esplicito progetto politico.
Bersani al Meeting di Rimini del 2006 aggiunge una clamorosa rivelazione: “Quando nel 1989 Achille Occhetto volle cambiare il nome del Partito comunista italiano, per un po’ pensò di chiamare il nuovo partito Comunità e libertà . Perchè tra noi e voi le radici sono le stesse”. Ovazione.
Tre anni prima, nel 2003, era nato l’Intergruppo parlamentare sulla sussidiarietà , che ha tra i suoi più assidui ed entusiasti frequentatori da una parte Maurizio Lupi (ciellino di Forza Italia-Pdl), dall’altra Enrico Letta (Ds, poi Pd).
L’Intergruppo si propone come “tavolo di discussione bipartisan ideato per creare un dibattito trasversale sul tema della sussidiarietà ”, proclama Lupi.
“Il suo obiettivo principale è promuovere l’iniziativa privata dei cittadini in forme di autorganizzazione per sperimentare un rapporto più evoluto fra programmazione statale e soggetti privati. Le diverse nature politiche dei promotori dell’Intergruppo ne hanno fatto un caso singolare nel panorama italiano”.
Non così singolare, in verità , vista la propensione italiana all’inciucio.
In questo caso, più sociale che politico.
La parola d’ordine è “dal welfare state alla welfare society”, vale a dire: meno Stato sociale e meno intervento pubblico, per dare più spazio alle cooperative, sia cielline, sia rosse.
Se poi si vuol trovare l’atto fondativo di un patto tra mondo ciellino e sinistra, il primo passo di un lungo cammino insieme, si deve risalire ancora più indietro nel tempo: al luglio 1997, quando nasce Obiettivo Lavoro, agenzia per fornire lavoro temporaneo.
A fondarla sono, insieme, la Lega delle cooperative e la Compagnia delle opere, coop rosse e ciellini.
Ne diventa presidente Pino Cova, ex segretario della Cgil Lombardia e della Camera del lavoro di Milano, amministratore delegato è Marco Sogaro, della Cdo.
Ma sono gli affari a dare sostanza concreta ai progetti “alti”. Coop rosse e imprese della Cdo si spartiscono ormai tranquillamente molti appalti pubblici.
A Milano, il nuovo ospedale di Niguarda nascerà con le strutture realizzate dalla coop Cmb di Carpi e i servizi gestiti da aziende della Compagnia delle opere.
I motori delle due centrali, quella bianca e quella rossa, si stanno già scaldando anche per i lavori dell’Expo 2015: già pronte le coop Cmb, Unieco e Ccc.
Anche il monumento al formigonismo, il nuovo grattacielo sede della giunta lombarda, è nato dalla stessa alleanza: Infrastrutture lombarde, la potentissima stazione appaltante controllata dalla Regione di Roberto Formigoni, per Palazzo Lombardia ha assegnato appalti anche a Cmb di Carpi e a Ccc di Bologna, oltre che all’Impregilo di Massimo Ponzellini, a Pessina, a Cile e a Montagna Costruzioni, azienda socia della Cdo e presente nel suo consiglio direttivo.
Le coop sono ben piazzate anche negli appalti del nuovo polo fieristico di Rho Pero (Cmb di Carpi) e del Portello (Cmc di Ravenna).
Ma il sistema è pervasivo e nazionale, se è vero che funziona, per esempio, anche a Vicenza: il nuovo ospedale di Santorso sarà tirato su da Summano Sanità , società formata insieme da coop (anche qui Cmb) e Cdo.
Gli amici di Cl sono tanti, nel Pd. Bersani e Letta, ma anche Matteo Renzi. Il più amico di tutti era Filippo Penati, accolto nel 2004 dall’allora presidente della Cdo milanese, l’ex Pci e imputato di Mani pulite Massimo Ferlini, con queste parole: “Lo abbiamo invitato nella sua veste di presidente della Provincia.
Ma lo conosciamo come un vero riformista dai tempi in cui era sindaco di Sesto San Giovanni”. Dna comune, evidentemente.
Gianni Barbacetto
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Agosto 22nd, 2012 Riccardo Fucile
DOMENICA ARRIVA L’INTER PER IL RITORNO IN A DELLA SQUADRA ABRUZZESE DOPO 20 ANNI… I CONSIGLIERI COMUNALI PRETENDONO 150 POSTI IN TRIBUNA D’ONORE APPELLANDOSI AL REGOLAMENTO, MA I POSTI SONO APPENA 54
Domenica prossima riparte la serie A e a Pescara, appena tornata nella massima serie, si apre col botto.
La prima sfidante per il “Delfino” sarà l’Inter.
Come c’era da aspettarsi, è stata una vera e propria corsa ai biglietti subito esauriti, con migliaia di cittadini in coda per 12 ore.
Ma non tutti gli abitanti del capoluogo abruzzese hanno dovuto “marciare” verso il botteghino sotto il sole cocente.
I consiglieri comunali infatti hanno preteso dalla squadra che gli venissero dati ben 150 ingressi. Gratis naturalmente.
Il Pescara calcio però ha risposto che non è più possibile concedere 150 ingressi gratuiti come avvenuto fino all’anno scorso.
Ma dal Comune hanno annunciato battaglia per difendere, non un privilegio come l’ha definito l’associazione Carrozzine determinate, che punta il dito contro la “casta dei politici” (che ha ridotto da 100 a 25 i posti riservati ai disabili), ma un diritto/dovere dei consiglieri a tutela dei cittadini.
Infatti, secondo l’articolo 26 del Regolamento per la gestione e l’uso degli impianti sportivi comunali: “Il Sindaco, il Difensore Civico, gli Assessori ed i Consiglieri Comunali, muniti di apposito tesserino di riconoscimento, per le competenze istituzionali hanno libero accesso agli interni degli impianti, in ogni settore, anche durante qualsiasi manifestazione”.
A conti fatti però se di sindaco c’è n’è uno (come di difensore civico), di consiglieri ce ne sono 40 e di assessori 12 per un totale di 54 persone.
Resta da capire a chi sarebbero dovuti andare gli altri circa 100 biglietti chiesti.
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Agosto 22nd, 2012 Riccardo Fucile
IL VOLONTARIATO ZOOFILO E’ CAMBIATO: PRIMA SI OCCUPAVA DELLE CURE, ORA SI BATTE PER I DIRITTI DEGLI ANIMALI
La 281 del 1991, legge italiana sul randagismo, fu salutata come provvedimento
illuminato e avveniristico.
Ancora oggi, sulla carta, rimane al riguardo una delle normative più avanzate al mondo.
Se quasi dappertutto, salvo eccezioni, dopo brevi soggiorni nei canili gli animali vengono soppressi (dalle camere a gas USA agli immacolati ricoveri svizzeri, fino alle pratiche della civile Gran Bretagna) da noi non si può, ed è pure espressamente vietato destinare cani e gatti randagi alla vivisezione: un caposaldo che dovrebbe impedire il recepimento di un punto della nuova direttiva UE sulla sperimentazione animale, altrimenti assorbito dagli altri stati membri.
Peccato però che altri aspetti indispensabili a far funzionare questa legge quadro vengano del tutto disattesi: responsabilità delle amministrazioni locali, obbligo di effettuare sterilizzazione sul territorio, cultura e sensibilizzazione presso i cittadini. Senza, ogni regione fa da sè, con il risultato di un ininterrotto ciclo di nascite, catture, ricoveri, mostruosità , su cui naturalmente ruota un’intera economia.
“Benchè avesse molti nemici fra asl e comuni, che trovavano più semplice uccidere gli animali, la 281 poteva e doveva funzionare,” dice Annamaria Procacci, tre volte deputato e una senatore con i Verdi, oggi consigliere nazionale dell’ENPA-Ente Nazionale Protezione Animali.
Fu lei, nel 1998, a presentare in Parlamento la proposta che dette il via alla legiferazione: “I canili dovrebbero essere solo strutture di transito, basta con le gare al massimo ribasso. Nessuno sa che tante regioni del sud nemmeno attinsero ai contributi di questa legge finanziaria per attuare le debite politiche di sterilizzazione e educazione.”
Spesso infatti è più conveniente rimanere nell’illecito, per censire i cani i comuni dovrebbero contrarre un’assicurazione, mettersi in regola: si preferisce continuare a produrre animali, avviandoli magari a traffici oscuri o sbolognandoli sulle spalle del volontariato.
“Sulla generosità e l’abnegazione degli italiani le istituzioni contano sempre di più, ma le prospettive non sono liete,” avverte Sara Turetta, fondatrice di Save the Dogs straordinario progetto per salvare cani, gatti e anche equini dagli eccidi della Romania.
“Negli ultimi due, tre anni il volontariato registra una forte crisi, una flessione del 30-50%. La disponibilità delle persone è calata drammaticamente perchè non c’è ricambio generazionale. A pulire le gabbie, accudire gli animali, ma pure per seguire quotidianamente una pagina di facebook, sono rimaste persone dai 35 in su,” prosegue. “I ventenni oggi vivono un profondo smarrimento, sono incapaci di applicazione costante. Materialismo, individualismo, invito al divertimento, li spingono magari alla manifestazione, ma l’entusiasmo finisce lì.”
Secondo Roberto Marchesini 3, etologo e studioso del rapporto uomo-animale “dagli anni 80 a oggi il volontariato zoofilo è cambiato, passando dal prendersi cura materialmente degli animali al concetto di battersi per i loro diritti.”
Niente più gattare e briciole ai colombi, dunque, in favore della lotta?
“I contenuti dell’attivismo sono importanti e si sono anche ottenuti risultati di grande rilievo, forse un po’ a spot. Ancora manca una vera rete sociale di assistenza per gli animali, ed è vero che i più giovani tendono ad avvertire un senso di appartenenza solamente con quanto ha visibilità mediatica. Mentre il rapporto diretto con l’animale di cui ti prendi cura non è sotto i riflettori: l’appagamento vive solo nella gioia di avergli portato sollievo.”
Margherita d’Amico
(da “La Repubblica“)
argomento: Animali, radici e valori | Commenta »