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I CONTI DELLA CRISI: LAVORO E PIL, TUTTI I RITARDI DELL’ITALIA

Agosto 22nd, 2012 Riccardo Fucile

IN 6 ANNI ECONOMIA GIU’ DI OLTRE IL 3%, PERSI 450.000 POSTI DI LAVORO….IN ITALIA LAVORANO 22,3 MILIONI SU 60,8 MILIONI DI ABITANTI

Sono passati, rispettivamente, cinque e dieci anni.
È tempo di un bilancio: l’Europa sta offrendo una dimostrazione di potenza produttiva e allo stesso tempo attraversa qualcosa di simile alla Grande depressione.
Quanto all’Italia, queste tendenze bipolari convivono in modo se possibile più estremo.
Sono passati cinque anni – siamo appena entrati nel sesto – da quando Jean-Claude Trichet interruppe le sue vacanze in Bretagna per compiere il gesto che simbolicamente certificò l’ingresso nella crisi finanziaria.
Nell’agosto del 2007, l’allora presidente della Banca centrale europea lanciò le prime operazioni straordinarie di liquidità  a favore degli istituti privati del continente.
Presto sarebbe fallita Lehman Brothers, affondando l’economia dell’intera area euro.
Ma cinque anni prima di quella svolta di Trichet in Bretagna, a dieci anni esatti dalla settimana che inizia oggi, si svolgeva un po’ in sordina un altro episodio di svolta. I
l 16 agosto 2002 il direttore del personale della Volkswagen, Peter Hartz, consegnava all’allora cancelliere Gerhard Schrà¶der una nuova proposta sul welfare e il lavoro in Germania.
Si chiamava «Agenda 2010».
Hartz suggeriva di ridurre e poi togliere il sussidio ai disoccupati che rifiutassero un’offerta di lavoro; il manager della più grande casa automobilistica europea, cogestita con i sindacati, consigliava al cancelliere di rifondare l’intero sistema di tutele sul punto di lavoro.
Centinaia di migliaia di persone sarebbero scese in piazza contro Schrà¶der nei due anni seguenti, al punto che il cancelliere non sarebbe stato rieletto.
IL BILANCIO A DUE FACCE
A un decennio da quella visita di Hartz nel palazzo della Cancelleria, tutto sembra cambiato. Forza e devastazione economica convivono nello stesso spazio geografico.
Basta guardare ai numeri, elaborando i dati armonizzati di Eurostat sul lavoro in Europa e quelli del Fondo monetario internazionale sulla crescita.
La Germania ha attraversato la peggiore crisi finanziaria dagli anni 30 continuando a creare posti su una traiettoria di crescita: più 6,3% cumulato dal 2007 per il prodotto interno lordo, benchè nel solo anno dopo il crac di Lehman, il 2009, l’economia tedesca sia caduta del 5%.
Nello stesso periodo la Spagna ha visto la disoccupazione salire dal 9% fino al 25% circa, lo stesso livello che raggiunse la quota di senza lavoro negli Stati Uniti al culmine della Grande depressione.
Ma il dato più sorprendente riguarda l’Italia: nel Paese la disoccupazione ufficiale resta relativamente contenuta al 10,8%, meno della metà  che in Spagna.
Eppure ha un posto regolare appena un italiano ogni tre, meno che in quasi tutti gli altri Paese europei. Spagna inclusa.
Secondo Eurostat gli occupati in Italia sono (al primo trimestre di quest’anno) 450 mila in meno che nel 2007, quando esplose quella che allora si chiamava la crisi dei subprime .
Oggi su una popolazione che l’ufficio statistico europeo valuta in 60,8 milioni di residenti, lavorano solo 22,3 milioni di persone.
È una quota del 36,8%, superiore – di poco – solo a quella della Grecia, un altro Paese con valori di disoccupazione e di caduta del Pil (meno -15% dal 2007) in tutto simili a quelli della Grande depressione americana.
L’economia italiana somiglia a una piramide rovesciata, la cui base formata da chi produce si restringe sempre di più.
Se si eliminasse l’apporto degli stranieri, fra i quali svolge un’attività  una quota più elevata di persone (circa il 44%), emergerebbe che i cittadini italiani effettivamente al lavoro sono poco più di uno su tre.
Di rado gli economisti guardano a queste cifre, che fotografano i produttori di reddito in proporzione al totale dei consumatori di ogni età .
Ritengono più rilevante la disoccupazione in senso tradizionale (data da chi cerca un posto) o il tasso di occupazione rispetto alla potenziale manodopera fra i 15 e i 65 anni.
L’ANOMALIA STORICA
Ma il dato dei lavoratori sul totale dei residenti rivela più chiaramente l’anomalia italiana, che viene da lontano e ha molte cause.
In una fase di recessione prolungata, diventa solo più acuta e difficile da sostenere. Una delle ragioni di fondo della «base stretta» della piramide è l’età  media decisamente elevata della popolazione.
La quota di pensionati è alta non solo perchè nei decenni scorsi molti si sono ritirati in anticipo. Semplicemente, nel Paese vivono molti più anziani che in Spagna o in Grecia.
L’italiano «di mezzo», quello più giovane di metà  della popolazione e più vecchio dell’altra metà , oggi ha 43,8 anni.
È uno dei livelli più alti al mondo con il Giappone (45,4 anni) e la Germania (45,3).
Nel frattempo però, per effetto delle riforme di Hartz, nell’economia tedesca lavora il 47,3% della popolazione totale a dispetto della quota di capelli bianchi più elevata che in Italia.
Ciò segnala che una delle cause di fondo della sproporzione italiana fra chi lavora e chi no è nelle regole: in Germania attraggono sempre più persone verso l’impegno professionale, mentre in Italia è successo il contrario e ora resta da vedere quale sarà  l’impatto della riforma Fornero. Si fa poi sentire anche un’ulteriore, ben nota, anomalia italiana: la partecipazione delle donne al lavoro è fra le più basse dei Paesi avanzati.
Tutto ciò spiega perchè non appena la recessione morde, la quota di persone attive scende a livelli assoluti da Grande depressione.
Scoraggiati, cassaintegrati, prepensionati, falsi invalidi, donne a casa per assenza di asili nido dove lasciare i figli: è questa la popolazione che non emerge nei dati di disoccupazione ufficiale e li fa apparire molto migliori che in Spagna o in Grecia.
IN ATTESA DEL RECUPERO
La ferocia del virus che ha colpito il lavoro nasconde un’altra particolarità  del Paese, questa in parte positiva.
L’intensità  dell’impegno professionale (per chi può svolgerlo) è più forte che nella media europea, se non altro in termini di ore lavorate.
È anche per questo che l’export italiano nel mondo nella prima metà  di quest’anno è cresciuto, in proporzione, circa quanto il «made in Germany».
Non è detto però che ciò basti ad avvicinare una ripresa che non appare dietro l’angolo.
Il confronto europeo e l’esperienza di questi anni suggerisce che l’export da solo, per il momento, non basta a trainare l’economia.
Malgrado il relativo dinamismo delle vendite all’estero dal 2007 l’Italia è decresciuta circa come Irlanda e Portogallo, due Paesi sotto la tutela di un programma di salvataggio di Europa e Fmi. Se il Pil fosse caduto solo come in Spagna (-0,6%), l’economia nazionale oggi sarebbe di circa 45 miliardi più ricca; se l’Italia fosse cresciuta come la Germania, oggi sarebbe più ricca di 150 miliardi.
Uno spreco di creatività  umana e risorse produttive di proporzioni colossali, che può far riflettere chi è tentato di tornare indietro sulle riforme del lavoro o delle pensioni.
Ma per loro, forse, la base della piramide rovesciata non è ancora abbastanza stretta.

Federico Fubini
(da “Il Corriere della Sera“)

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“IL MINISTERO SAPEVA TUTTO DAL 2011”: DIOSSINA E OSSIDO DI FERRO DALL’ILVA

Agosto 22nd, 2012 Riccardo Fucile

I MILITARI AVEVANO ASSISTITO AGLI SBUFFI DI FUMI ROSSI DELL’ACCIAIERIA E IL NOE INVIO’ UN RAPPORTO ALLA PRESTIGIACOMO: “EMISSIONI DIFFUSE”

L’esplosivo rapporto del Noe (Nucleo operativo ecologico) dei carabinieri di Lecce del maggiore Nicola Candido, che documentava il disastro ambientale di Taranto, con le fughe di emissioni «diffuse e fuggitive» dagli impianti di area a caldo dell’Ilva, arrivò a Roma, al ministero dell’Ambiente.
Eravamo alla vigilia dell’approvazione, dopo sette anni, dell’AIA, l’Autorizzazione integrata ambientale, e non successe nulla.
Nessun intervento, interrogativo, nessuna iniziativa fu presa.
Eppure, quel rapporto del Noe con la denuncia di centinaia di «eventi irregolari» è parte integrante delle accuse mosse dalla Procura di Taranto all’Ilva.
L’allora ministro per l’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, giura che non vi furono pressioni di sorta per l’AIA, che fu approvata il 4 agosto del 2011.
Anche se dalle intercettazioni telefoniche e ambientali risulta, invece, che i dirigenti dell’Ilva si mossero con funzionari della Regione Puglia e con la commissione ministeriale per addolcire l’AIA.
Ma rimane un mistero come della prova dell’inquinamento in corso a Taranto nessuno tenne conto.
Era l’aprile dell’anno scorso.
Circolavano in rete video o fotografie che riprendevano «strani» sbuffi dall’acciaieria dell’Ilva e più in generale dall’area a caldo dello stabilimento.
Con il via libera della procura, il Noe dei carabinieri di Lecce piazzò alcune telecamere esterne ai perimetri dell’Ilva.
Mise sotto intercettazione visiva e sonora per quaranta giorni quello che accadeva, 24 ore su 24, nella acciaieria più grande d’Europa.
E registrò il cosiddetto fenomeno di «slopping» in occasione delle colate d’acciaio, la fuoriuscita cioè di ossido di ferro, una nuvola rossastra che posandosi sporca di rosso gard rail e asfalto della provinciale, dall’acciaieria 1 e 2.
Dal primo aprile al 10 maggio del 2011 furono segnalati 121 fenomeni di «slopping» all’acciaieria 1 e 65 all’acciaieria 2.
Nel secondo caso, la metà  di quelle emissioni dell’acciaieria 1.
E per gli uomini del Noe che fecero domande e acquisirono documentazione, fu chiara la ragione della differenza: all’acciaieria 2 erano stati montati sistemi di captazione di fumi più moderni.
In ogni caso, la dimensione dei fenomeni era tale che non potevano essere giustificati per la eccessiva frequenza.
Naturalmente viene spontaneo chiedersi se rispetto a un anno fa la situazione è migliorata o meno.
E la risposta (molto informale) che arriva da chi monitora l’inquinamento è che gli «slopping sono ridimensionati ma non eliminati».
Ma perchè avvengono e cosa si può fare per eliminarli? Intanto è evidente che la differenza tra le due acciaierie indica una possibile soluzione, sull’efficacia dei sistemi di captazione, poi la causa potrebbe trarre origine da «rotture meccaniche», da «errori tecnici», dalle stesse «torce meccaniche».
L’attività  di monitoraggio del Noe dei carabinieri di Lecce, nella primavera dello scorso anno non si fermò soltanto alle acciaierie.
Dalla gestione dei rottami ferrosi, un’area all’aperto dove attraverso piccole colate di materiali incandescenti, ad alta temperatura, viene recuperato il ferro, si notavano, di notte, dei bagliori.
Erano emissioni in atmosfera di fumi non captati.
E poi le cosiddette torce, collegate all’acciaieria, dove vengono convogliati i gas della colata.
Sono dei sistemi d’emergenza che per gli 007 del Noe in realtà  servono a smaltire gas, ovvero rifiuti che dovrebbero essere recuperati diversamente.

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LA LOTTA ALL’EVASIONE PARTE DAI MATRIMONI E DAGLI AFFITTI IN NERO

Agosto 22nd, 2012 Riccardo Fucile

IN SICILIA ARRIVA IL QUESTIONARIO AGLI SPOSI CON OTTO DOMANDE…. ALTROVE E’ CACCIA A CHI AFFITTA SENZA CONTRATTO AGLI STUDENTI

Abito bianco, bomboniere e una bella festa in riva al mare cristallino della Sicilia.
Sembrava tutto perfetto… tranne il conto.
Da uno studio dell’Agenzia delle Entrate della regione insulare è emerso che per organizzare un matrimonio si spendono in media 30 mila euro e che per lo più questi soldi vengono pagati in nero o con fatture notevolmente ribassate.
Se il fatidico sì è il giorno più bello degli sposi, può ora rivelarsi un incubo per quei ristoratori, fotografi, fioristi e autonoleggi che sulle spalle dei giovani coniugi hanno evaso le tasse.
Come raccontato dal TgLa7, la Direzione regionale dell’Agenzia ha spedito per raccomandata a tutte le coppie sposate da meno di 5 anni un questionario articolato in 8 domande al fine di conoscere le spese sostenute per organizzare la cerimonia. “Avete intrattenuto gli ospiti in un ristorante? O in una villa in affitto?”.
Se i neo consorti rispondono di sì, devono identificare chi è il proprietario e documentare gli importi sborsati.
Lo stesso vale per i fiori, il catering, fotografi e video-maker, senza dimenticare i confetti. Sicuramente non è “una guerra” all’evasione fiscale, come dichiarato da Mario Monti, ma di certo è una battaglia che in pochi si aspettavano.
Alla quale tutti dovranno partecipare, rispondendo entro 20 giorni dalla ricezione del questionario, pena una multa in misura variabile da 258 a 2.065 euro.
E non è nemmeno l’unica novità  estiva .
Quella che rischia di essere più esplosiva è l’indagine della Guardia di Finanza sugli affitti in nero.
Questa volta nel mirino ci sono i padroni di case per studenti che strappano locazioni a prezzi esorbitanti penalizzando i giovani e le loro famiglie.
A Roma una stanza singola arriva a 600 euro, un posto letto a 400.
Con la collaborazione degli atenei della Capitale, che hanno fornito l’elenco degli universitari fuori sede, sono partite 10 mila lettere dirette a ragazzi provenienti per lo più dal sud Italia ma anche dalle provincie laziali e dall’estero.
Tra le 15 domande ci sono “qual è il tuo domicilio romano?”, “a quanto ammonta l’affitto?”, e poi a chi viene pagato, se c’è un contratto, chi sono i coinquilini. Un vero e proprio “censimento” degli studenti e dei proprietari delle loro case.
Che condivideranno anche le responsabilità : chi non risponde rischia una sanzione fino a 500 euro, ma se il tentativo è quello di mettersi d’accordo con i locatari e fare dichiarazioni parziali, i finanzieri potranno portare gli studenti in commissariato e chiedere spiegazioni sul questionario compilato male.
A Bari, in un anno, con l’invio di 15 mila questionari ai “fuori sede” sono stati individuati 360 appartamenti affittati in nero e identificati i proprietari. I ricavi sono stati oltre 5, 5 milioni di euro.
Altri 100 mila euro erano stati recuperati perchè gli stessi locatari non pagavano nemmeno l’imposta di registro e 69 mila per le sanzioni sull’omessa dichiarazione di cessione del fabbricato.
Anche a Padova un progetto simile, in accordo con l’Università  e l’ente per il diritto allo studio, ha permesso nel 2011 di recuperare due milioni di euro di tasse evase e 24 mila euro di imposte di registro. In pratica ogni 100 verifiche, 80 proprietari frodavano il fisco del tutto o in parte.
E allora al via nuove astuzie per cercare di arginare un fenomeno che priva le casse dello Stato di 18 miliardi di euro l’anno.
Matrimoni compresi.

Caterina Perniconi

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REATI IN AUMENTO DEL 5,4%, CRESCONO I FURTI

Agosto 22nd, 2012 Riccardo Fucile

I SINDACATI DENUNCIANO I CONTINUI TAGLI…DOPO TRE ANNI DI FLESSIONE AUMENTANO BORSEGGI E SCIPPI

Effetto-crisi sui reati: dopo 3 anni di flessione tornano a crescere, con un aumento record dei furti in casa e nei negozi e dei borseggi.
Un trend da ricondurre, in buona parte, alle attuali difficoltà  economiche secondo il Sole 24 Ore, che ha elaborato dati raccolti dal Viminale per tracciare una mappa della situazione.
Nel 2011 i reati sono ammontati complessivamente a 2,76 milioni contro i 2,62 del 2010: il 5,4% in più.
Ma è dall’analisi nel dettaglio che arrivano le sorprese: i furti nelle abitazioni sono aumentati del 21%, arrivando a quota 205 mila; crescita analoga per le rapine, soprattutto ai negozi, che ammontano a oltre 40 mila.
I borseggi sono stati 134 mila e gli scippi quasi 17.700, con un rialzo rispettivamente del 16% e del 24%.
Milano ha la più alta incidenza di reati in rapporto alla popolazione: 7.360 ogni 100 mila abitanti, ed è prima per volumi, seguita da Roma.
Napoli è invece in testa per truffe (353 ogni 100 mila abitanti) e rapine (270 ogni 100 mila persone); negli scippi è invece seconda solo a Catania (quasi 100 ogni 100 mila persone) che svetta anche per furti di autovetture.
La piaga dei borseggi, infine, colpisce soprattutto Genova, Bologna, Milano e Rimini mentre le abitazioni più visitate dai ladri sono a Lucca, Pisa e Pavia.
Ad aumentare, quindi, sono proprio quei reati che più creano insicurezza nei cittadini.
Per contrastarli, servirebbero maggiori controlli e attività  investigativa, ma in epoca di tagli non sarà  facile – prevedono il Siap (Sindacato italiano appartenenti polizia) e l’Anfp (Associazione nazionale funzionari di polizia) – ricordando che il governo sta «tagliando un miliardo e mezzo ai Corpi di polizia».
E che la spending review «incide negativamente sull’operatività  delle forze dell’ordine: nella sola Polizia nel 2012 dovevano essere assunti 2.000 agenti ma verranno messi a concorso solo 400 posti per il blocco del turn over».
Preoccupato anche il Silp-Cgil: dopo i tagli decisi dal governo Berlusconi – avverte il segretario generale Claudio Giardullo – con la spending review «il sistema di sicurezza perderà  nei prossimi tre anni altri 18.000 operatori».
In merito il responsabile sicurezza del Pd, Emanuele Fiano, annuncia che alla ripresa dei lavori parlamentari ripresenterà  «sotto forma di mozione il testo dell’ordine del giorno approvato da governo e parlamento che prevede di annullare gli effetti dei tagli della spending review sui comparti sicurezza, difesa e soccorso pubblico».
A latere delle cifre, anche una polemica politica che investe la Capitale. il segretario del Pd Roma, Marco Miccoli cita «l’aumento di oltre il 10% di borseggi e rapine», parla di una città  «sempre più pericolosa» e punta il dito contro Gianni Alemanno.
Ma il sindaco non ci sta e ribatte: «Nonostante le campagne di stampa fatte da alcuni, Roma nel rapporto tra reati e numeri di cittadini è al quinto posto, mentre Milano al primo».
Quindi «a Roma i reati, che in Italia aumentano ovunque, aumentano meno che da altre parti».

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POLIZIOTTI A STECCHETTO, MA MANGANELLI NON CI STA A RIDURSI LO STIPENDIO E FA RICORSO CONTRO IL DECRETO DEL GOVERNO

Agosto 21st, 2012 Riccardo Fucile

IL CAPO DELLA POLIZIA GUADAGNA 650.000 EURO L’ANNO, E’ IL MANAGER PUBBLICO PIU’ PAGATO IN ASSOLUTO… LA NUOVA LEGGE FISSA UN TETTO PER TUTTI DI 295.000 EURO MA L’ABBRONZATO FUNZIONARIO NON CI STA: IMBARAZZO NEL GOVERNO

In questa fase di crisi economica, tutti stanno facendo fatica a tirare fino a fine mese con il proprio stipendio.
Anche perchè spesso la stessa spettanza è stata decurtata, massacrata, ridotta dai datori di lavoro.
Una condizione che i lavoratori vivono come una frustazione.
Sicuramente deve aver provato qualcosa di simile il capo della polizia Antonio Manganelli.
Il suo appannaggio annuale lordo è di circa 650mila euro.
E’ il manager pubblico che in assoluto guadagna di più.
Forse anche per questo deve aver vissuto come un sopruso il fatto che il governo, prima con il Salva Italia e poi con un decreto del presidente del Consiglio, lo ha di fatto più che dimezzato.
L’esecutivo infatti ha fissato per legge che chi lavora per l’amministrazione pubblica non possa guadagnare di più del primo presidente della Corte di Cassazione, che è fissato il 294.000 euro lordi all’anno.
Il resto, ciò che si guadagna di più, resta allo Stato.
Manganelli non deve aver digerito tanto la decurtazione e così ha deciso di promuovere ricorso contro il dpr.
Una scelta che sicuramente ha indispettito i vertici di palazzo Chigi che forse si aspettavano proprio dai vertici delle forze dell’ordine una sorta di atteggiamento modello.
Così non è stato.
E a questo punto è chiaro che altri seguiranno la via del Capo della Polizia visto che in tanti attendevano solo che qualcuno facesse il primo passo.
Chissà  cosa ne penseranno le migliaia di agenti che ogni giorno garantiscono l’ordine pubblico nel nostro Paese, nonostante i tagli al bilancio subiti negli ultimi anni.

(da “Il Portaborse”)

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BOCCHINO E L’ANSIA DA VOTO

Agosto 21st, 2012 Riccardo Fucile

RITRATTO DEL VICE DI FINI CHE TEME DI BOB ESSERE RIELETTO

Nel mostrarsi iperzelante verso Gianfranco Fini, sua sola speranza di sopravvivenza politica, Italo Bocchino ha dovuto però costatare che per lui, anche da quelle parti, non c’è trippa per gatti.
Bocchino quando ha letto che il ministro dell’Interno, Anna Maria Cancellieri, giudicava uno spreco la scorta di Fini – nove uomini e nove stanze per due mesi in un tre stelle di Orbetello – è sbottato.
CANCELLIERI, FUNZIONARIO DI PROVINCIA
Bocchino, lo vedremo, è piuttosto insolente di suo ma, se c’è di mezzo Fini, triplica per mostrare devozione.
«Cancellieri», ha detto, «sa che le principali cariche vanno tutelate al massimo livello. Per seguire la scia dell’antipolitica ha violato i suoi doveri dimostrando che un funzionario di provincia in pensione non può guidare il Viminale».
Nella bordata c’è molto della tempra malignetta di Italo, lesto a rinfacciare quelli che reputa punti deboli del malcapitato di turno.
Nello specifico, la carriera prefettizia tutta «provinciale», si fa per dire – Milano, Genova, Catania, eccetera – di Cancellieri e l’età , 68 anni, che ne fa, per l’appunto, una pensionata.
Per capire: una volta prese di mira due funzionari del Popolo della libertà  che aveva in antipatia definendoli – per il fatto che, non sposati, abitavano da anni insieme con figli – «coppia di conviventi».
L’intenzione era di ferirli, fece invece la figura del poveraccio.
MONTI VALUTI UN CAMBIO AL VIMINALE
Torniamo a Cancellieri. Dopo averla bersagliata, Bocchino ha tirato le conclusioni: «Monti farebbe bene a valutare per il Viminale profili di veri e leali servitori dello Stato come De Gennaro e Manganelli, lasciando al suo destino chi ha dato pessima prova di sè»
Insomma, un appello alla rottamazione della gioviale ministra per avere ammesso che 40 mila euro dei contribuenti al mese per vigilare su Fini sono un’esagerazione.
Convinto di avere fatto un capolavoro in favore del capo, Bocchino si apprestava a riceverne le lodi.
Fini invece, a stretto giro ha replicato: «Ribadisco la mia piena fiducia nel ministro Cancellieri. Pertanto non condivido quanto dichiarato da Bocchino». Tiè.
Se il 45enne napoletano vorrà  tornare nel 2013 in parlamento – dov’è dal 1996 – dovrà  fare da sè e non contare su Fini.
Non sparire, per Italo, sarà  un’impresa. Infatti, è odioso ai più per la spocchia.
Con la scissione dal Pdl, nel 2010, Bocchino che era un deputato di seconda fila, divenne il braccio destro – l’anima nera, secondo altri – di Fini.
Ne fu il mazziere con tanto stile che provocò una scissione, nel già  piccolissimo Fli, di colleghi stufi di dipendere da un botolo ringhioso, in lite con tutti.
LITE IN TIVÙ CON LUPI AI TEMPI DEL PDL
Una sera in tivù – era ancora vicecapogruppo dei deputati Pdl, ma già  frondista – ebbe uno scontro con Maurizio Lupi, compagno di partito e vicepresidente della Camera. Non riuscendo ad averne ragione, lanciò a freddo: «Voi di Comunione e liberazione siete maestri nel prendere poltrone e vieni a fare la morale a me».
Lupi, basito e offeso come cattolico, replicò: «Dimettiti. Non ti riconosco più come mio vicepresidente».
E Italo, inviperito: «Sei un fascista e squadrista». In studio scoppiò una risata.
Era infatti il bue che dava del cornuto all’asino, poichè dei due, l’ex missino, poi Alleanza nazionale, era Bocchino.
SCONTRO CON L’EX MINISTRO ROTONDI
Un’altra volta – la diaspora dal Pdl era già  consumata – se la prese con Gianfranco Rotondi, ministro del governo Berlusconi e uomo mite.
Oggetto del contendere era Nicola Cosentino, deputato del Pdl, detestato da Bocchino e suo rivale elettorale nei collegi malandrini tra Napoli e Casal di Principe.
Rotondi gli ricordò che, se Cosentino ha i suoi guai, lui stesso, Bocchino, era stato accusato (prima di essere assolto) di illeciti favoritismi verso l’imprenditore napoletano Romeo.
La replica di Italo lasciò allibiti.
Dalla strozza stridula uscì un urlo: «Tu non sai vivere. Me ne ricorderò. Finiscila o te la faccio pagare». Fece l’impressione di un guappo.
Acqua passata.
FAMOSA LA LIAISON CON SABINA BEGAN
Se escludiamo l’episodio Cancellieri, da circa un anno le cronache si occupano di Italo solo nella sua veste di Casanova.
Dopo la separazione dalla moglie e produttrice tivù, Gabriella Buontempo, a causa del flirt con Mara Carfagna, si è trasformato in cicisbeo a tutto tondo e vola di fiore in fiore, assetato d’amore.
Ha avuto una prima storia sbagliata con tale Sabina Began, nota come l’Ape regina dell’harem di Berlusconi.
La gentildonna ne rivelò i particolari ai giornali, mostrando gli sms di Italo. Uno di questi suona: «Sono sensibile e quando mi tratti male soffro». Un altro: «Mi vuoi perchè te lo chiedo o perchè mi desideri?».
Finita la liaison, Began dichiarò: «Mi sono lasciata sedurre, ma ho subito capito che non era alla mia altezza spirituale», aggiungendo che Italo l’aveva scorrazzata con auto blu e scorta. Bocchino l’ha querelata.
LA STORIA CON LA PIANISTA DI 24 ANNI
Oggi, pare che lo statista abbia trovato serenità  con una pianista 24enne, Vanessa Benelli Mosell. La giovane ha fatto sapere che sulle prime fu restìa. «Mi sembrava che avessimo stili di vita troppo diversi», ha raccontato, «ma lui si è fatto in quattro. Veniva a trovarmi a Londra, mi portava a cena, ai concerti, al cinema».
Speriamo che un giorno non ci riveli che i voli per Heathrow erano quelli gratuiti dei deputati.

Giancarlo Perna
(da “Lettera 43”)

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LA FESTA DEI GIOVANI PDL INCOCCIA SUI MANIFESTI ABUSIVI: PROSCIUTTI E MELONI

Agosto 21st, 2012 Riccardo Fucile

IL COMUNE DI ROMA OSCURA I MANIFESTI ABUSIVI DI “ATREJU” E LA FESTA 2012 PARTE CON IL PIEDE SBAGLIATO… ALEMANNO MULTA LA MELONI

Il sito web ufficiale sarà  online più o meno fra 2 giorni.
Il countdown è cominciato e la città  di Roma è già  tappezzata di manifesti che annunciano l’edizione 2012 di Atreju, la festa dei giovani del Pdl (tendenza ex An) che si svolge ogni anno vicino al Colosseo nel parco di via di San Gregorio sul Palatino (quest’anno dal 12 al 16 settembre).
Si tratta di un appuntamento importante per l’area giovanile del Pdl, egemonizzata da sempre dagli ex An e che trova come referente e principale animatrice l’ex ministro Giorgia Meloni.
Dai tempi di Azione Giovani è infatti la regina della Garbatella a trarre un grande ritorno di immagine (e di voti) dall’organizzazione dell’evento nazionale e da quello locale.
Feste che vedono solitamente la partecipazione dei massimi vertici del Pdl.
Evento rilevante anche quest’anno, alla luce delle non nascoste ambizioni della Meloni in vista di una sua eventuale candidatura alle primarie del Pdl (qualora il cavaliere rinunciasse ai suoi propositi di ripresentarsi candidato premier).
Sul nome della Meloni paiono convergere le varie anime degli ex An.
Quello che non ti aspetti da un partito di governo e della legalità  è che compia un illecito proprio per propagandare la propria festa, anche se Roma è abituata alle affissioni abusive.
Il comune di Roma non ha potuto non rilevare che una buona parte dei manifesti affissi negli spazi del Lungotevere sono abusivi
A quel punto il sindaco Gianni Alemanno non ha potuto risparmiare i giovani del suo partito e la loro “madrina” Giorgia Meloni.
Ora la domanda è: chi pagherà  la multa?

(da “Il Portaborse”)

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IL SINDACATO DI POLIZIA: “LA SCORTA SPESSO E’ SOLO UNO STATUS SYMBOL”

Agosto 21st, 2012 Riccardo Fucile

LA DENUNCIA DEL COISP: “SOLO LE TUTELE OCCUPANO 1.500 AGENTI

Non è tanto il numero delle scorte ma è tutto il sottobosco delle cosiddette tutele che impegnano più di 1.500 uomini.
Lo ha affermato a 24Mattino su Radio 24 Franco Maccari, segretario nazionale del Coordinamento per l’indipendenza sindacale delle forze di polizia (Coisp).
Parlando   dello spreco di soldi pubblici per le cosiddette scorte che stanno suscitando tante discussioni in questi giorni sui media, Maccari ha fatto alcune precisazioni.
“Noi abbiamo 4 tipi di scorta. Una più importante, più imponente, che prevede due o tre macchine e una decina di uomini per turno , mentre al lato opposto c’è la cosiddetta tutela”. “Ecco, la tutela è qualcosa che per noi è davvero ridicolo. — continua Maccari a Radio 24 — La tutela è composta da un solo uomo con una macchina non blindata. Allora il ragionamento di fondo che dobbiamo fare è questo, si tratta di una persona da scortare oppure no? Perchè se la tutela è una scorta, le posso dire che quella persona che noi impegniamo è qualcuno che in realtà  fa solo l’autista. E lo deve fare con una macchina che non è blindata e dunque è addirittura pericolosa”.
Il segretario del Coisp è così tornato sulla sua tesi: “La verità  è che la tutela è uno status symbol”.
In pratica per poter essere maggiormente considerati e ammirati in politica è preferibile avere la scorta: così l’elettore si rende meglio conto della effettiva “potenza” dell’eletto.

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A PONTIDA LOTTA A COLPI DI PITTURA. VANDALI SUL PRATONE E VIDEOSORVEGLIANZA

Agosto 21st, 2012 Riccardo Fucile

NIENTE RADUNO A PONTIDA PER I LEGHISTI, MA ARRIVANO I FARI ANTISABOTAGGIO

E fu così che la Lega decise di videosorvegliare il suo pratone.
«Questa volta lo facciamo davvero e non se ne parla più».
I lumbard rompono gli indugi dopo che (per l’ennesima volta) non meglio precisati sabotatori sono entrati in azione nottetempo mandando a gambe all’aria i pannelli che compongono la scritta Bossi-Pontida 2012.
È accaduto a Ferragosto, poche ore prima del comizio del Senatùr.
La scritta nel prato, loro col cerino in mano: chi è stato?
Gente di sinistra, di destra, leghisti col maldipancia? Chissà .
Non un inedito, vista l’infinita storia della P che diventa L e della L che ritorna P, nel «Padroni a casa nostra» piazzato a caratteri cubitali sul muro proprio in faccia alla trafficatissima Briantea e che quando i vandali hanno la meglio diventa «Ladroni». Ora scatta il contrattacco.
La decisione pare sia stata presa collegialmente, proprio sotto i tendoni della festa organizzata a due passi dal pratone (che è proprietà  del partito).
C’era anche il sindaco e deputato Pierguido Vanalli, colui che ogni due per tre arma i militanti di vernice e martelletti per dipingere e ridipingere, inchiodare e rappezzare. Lui che ormai riconosce se non la mano, almeno la natura dell’artefice: «Se usano lo spray, non è certo gente della Lega. Noi siamo per la pittura».
La guardia che ripristina l’ordine agisce rapida: «Abitiamo in paese e il primo che si accorge va a sistemare».
Ma i tempi sono agitati e anche su quella che qualcuno chiama «la radura» si è registrato un certo movimento.
Dopo l’ultimo blitz, la scelta: «Sarà  installata la videosorveglianza, puntata proprio sulle scritte», annuncia il segretario provinciale Cristian Invernizzi.
Chi paga? «La segreteria provinciale».
Una spesa «di poche migliaia di euro», illuminazione anti-sabotaggio inclusa: «Come quella che si usa per le case, con le fotocellule che fanno accendere i fari quando qualcuno si avvicina».
E ci si immagina già  la scena. «Le fotocellule staranno dove ci sono le scritte, non è una cosa complicata. Ne avevamo già  parlato in passato, questa volta ci siamo proprio stancati».
I tempi? «Quelli di fare i preventivi». Su come funzionerà  (circuito chiuso, collegamento a una centrale, altro) non si sbilanciano: «Ma faremo tutto osservando le regole della privacy».
Insomma, non c’è pace.
Adesso parte l’offensiva ai vandali, prima il tormentone era l’effetto Woodstock.
Nel 2009 il pratone era stato rivoltato come un calzino («Lavori in proprietà  privata a carico nostro», precisano) visto il vezzo di trasformarsi in una palude alla prima pioggia.

Anna Gandolfi
(da “il Corriere della Sera“)

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