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POSTI DI LAVORO FALSI IN CAMBIO DI VOTI: ARRESTATO CONSIGLIERE REGIONALE DI CENTRODESTRA IN CALABRIA

Agosto 28th, 2012 Riccardo Fucile

E’ ANTONIO RAPPOCCIO, ELETTO NELLA LISTA   DEL PRESIDENTE DELLA REGIONE SCOPELLITI… L’ACCUSA E’ DI ASSOCIAZIONE A DELINQUERE, CORRUZIONE ELETTORALE AGGRAVATA, TRUFFA   E PECULATO… AVEVA COSTITUITO UNA COOPERATIVA FITTIZIA

Prometteva posti di lavoro – poi rivelatisi anche falsi – in cambio di voti per essere eletto.
E’ stato arrestato il consigliere regionale Antonio Rappoccio, in Consiglio regionale nella Lista del presidente Scopelliti.
L’accusa è associazione per delinquere, corruzione elettorale aggravata, truffa e peculato.
Rappoccio avrebbe promosso e ideato un meccanismo fraudolento per essere eletto in occasione del rinnovo del Consiglio regionale del 2010, nonchè per tentare di fare eleggere, al Consiglio comunale di Reggio Calabria, Elisa Campolo, che poi non ce l’ha fatta.
Il politico, in concorso con altri, con la costituzione della società  “Sud Energia” e l’invio di lettere con le quali si comunicava falsamente l’imminente assunzione a tempo indeterminato, avrebbe indotto in errore un gran numero di elettori cui veniva promesso un posto di lavoro, in cambio del voto a Elisa Campolo.
L’accusa di truffa, per la Procura Generale, deriva dalla circostanza che Rappoccio, insieme agli altri indagati, avrebbe indotto circa 850 persone a iscriversi, versando 15 euro, alla cooperativa Alicante e a partecipare, dietro il pagamento di 20 euro, a un concorso “superando il quale – a dire secondo l’accusa del Rappoccio e degli indagati – avrebbero avuto concrete possibilità  di lavoro”.
Viene contestato anche il reato di peculato perchè le telefonate effettuate per contattare coloro cui veniva prospettato un posto di lavoro sono state effettuate dagli apparecchi telefonici del palazzo comunale di Reggio Calabria, presso la sede del gruppo Pri.

(da “La Repubblica“)

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FUTURO E LIBERTA’ IN SICILIA SI ALLEA CON MICCICHE’: E QUESTO SAREBBE IL PARTITO DELLA LEGALITA’ E DEI VALORI ETICI?

Agosto 28th, 2012 Riccardo Fucile

INCREDIBILE SCELTA DI FLI: ALLEATI DEL FIGLIOCCIO DI DELL’UTRI, DA SEMPRE PILOTATO DA BERLUSCONI NELLA SUA RICONVERSIONE AUTONOMISTA, ACCUSATO DI FARSI PORTARE COCAINA IN PARLAMENTO

Il comunicato ufficiale di Carmelo Briguglio, coordinatore siciliano di Fli

“Gianfranco Miccichè è la persona che con la sua candidatura può interpretare l’area politica e il blocco sociale che si è formato in Sicilia per un progetto comune tra Fli che è forza nazionale e innovativa e i partiti autonomisti e meridionalisti, in particolare Partito dei Siciliani, Grande Sud, ma anche le altre forze del Nuovo Polo della Sicilia. Convocherò di qui a poco il coordinamento regionale del partito perchè si esprima collegialmente e sono certo in modo positivo sulla mia proposta di candidare Gianfranco Miccichè a Palazzo Orleans, dopo il rifluire della candidatura di Musumeci nell’alveo stretto del Pdl”.

Ricordiamo cosa scrivevano i media di Miccichè il 9 agosto 2002

DROGA AL MINISTERO, I VERBALI: “COCAINA CONSEGNATA A MICCICHE’…I CARABINIERI: “NELLE INTERCETTAZIONI SI PARLA DEL VICEMINISTRO”

Poche righe scritte con lo stile burocratico delle carte giudiziarie per dire che la persona alla quale Alessandro Martello aveva consegnato la cocaina al ministero delle Finanze dovrebbe essere il viceministro Gianfranco Miccichè. Lo testimoniano anche le intercettazioni telefoniche.
I carabinieri non hanno dubbi: quel giorno nel palazzo di via XX settembre il collaboratore nella campagna elettorale siciliana di Forza Italia, il “conoscente” (come lo ha sempre e solo definito Miccichè), l’uomo che entrava e usciva senza che nessuno lo fermasse stava portando droga al viceministro.
Ecco le parole dell’informativa consegnata alla procura della Repubblica di Roma: “Circa l’individuazione della persona alla quale Alessandro Martello ha consegnato la cocaina, l’attività  informativa posta in essere ha permesso di ipotizzare che questi possa identificarsi verosimilmente in Gianfranco Miccichè, nato il primo aprile del 1954, sottosegretario di Stato all’Economia e finanze. Comunque anche questa volta la consegna è avvenuta all’interno di un edificio e quindi si è stati impossibilitati ad assistere alla cessione”.
Un’ipotesi che secondo gli investigatori sarebbe suffragata da un’intercettazione di un colloquio telefonico tra Luca Antinori e Massimo Galletti, due delle persone arrestate, che “è intercorso subito dopo che quest’ultimo ha consegnato la droga, che Antinori ha poi portato direttamente a Martello”.
Nella conversazione riportata Antinori, facendo riferimento alla consegna fa un riferimento al “viceministro”.
Miccichè, in un’intervista al Tg2, si è difeso attaccando: “Sicuramente all’interno di qualche organo di polizia c’è qualche persona deviata che sta puntando a ottenere risultati diversi da quelli che il suo contratto d’onore con l’Arma gli aveva fatto prendere”.
Nella deposizione spontanea resa di fronte ai magistrati da Miccichè “non c’è stato assolutamente alcun riferimento” all’informativa, precisa lo stesso viceministro.
“La procura, nell’ordinanza di custodia che aveva fatto per le persone implicate non aveva fatto praticamente riferimenti precisi proprio perchè non li riteneva verosimili. Il comportamento della procura -osserva – mi sembra molto corretto”.
Eppure i verbali dei carabinieri raccontano un’altra storia: “La conferma dell’avvenuta vendita di un congruo quantitativo di cocaina (verosimilmente 20 grammi), con il successivo passaggio alla “personalità “, si ha alle ore 22 e 27, dello stesso giorno quando Antinori cerca di contattare Martello che è però irreperibile”.
Antinori cerca Martello per avere notizie sulla riscossione dei soldi della vendita.
Una ricerca spasmodica che è dimostrata anche dal messaggio che Luca Antinori lascia sulla segreteria telefonica di Martello: “Alessà  hai superato i limiti. Te li porto a casa e lui te sfonna il c… a te e agli amici tua!!!”
I carabinieri spiegano: “Antinori è evidentemente preoccupato del fatto che, a sua volta, dovrà  procedere in tempi ristretti al pagamento della partita di cocaina verso i suoi fornitori, che non ammettono evidentemente ritardi”.
E in un altro messaggio, lasciato sempre sulla segreteria telefonica di Martello, sollecita: “Bisogna dare i soldi a quello che è incazzato!”.
Il giorno successivo, i carabinieri annotano: “Molto probabilmente il pagamento da parte di Martello, nelle mani di Antinori, è avvenuto il giorno dopo…in un bar sito in piazza Campo dè Fiori…”
Nel corso di un’altra conversazione intercettata tra Antinori e Martello del 12 aprile si torna a parlare del “capo” del giovane palermitano. Miccichè ha sempre ribadito che non ci sono rapporti professionali tra lui e Martello. Quest’ultimo risponde: “Non lo so perchè e partito, sta a Palermo (la città  di Miccichè ndr), infatti i soldi li ho dovuti mettere io”.
I carabinieri commentano: “Si chiarisce, in tale dialogo, che la droga era destinata al ‘capo’ di Alessandro Martello. Si percepisce altresì che tale superiore in quei giorni si trova a Palermo e che il denaro è stato anticipato, per lui, dallo stesso Martello”.
E ancora: “Il fatto che il giorno 10 aprile 2002 Martello è stato visto entrare all’interno del ministero dell’Economia e delle Finanze senza essere in alcun modo fermato per l’identificazione da parte del personale di servizio preposto, fa dedurre che in quel luogo questi è conosciuto”.

(da “La Repubblica“)


COCAINA AL MINISTERO: C’E’ UNA SUPERTESTIMONE

C’è una supertestimone, una dipendente del ministero dell’Economia che la sera del 10 aprile scorso vide entrare ed uscire dal palazzo di via XX Settembre Alessandro Martello, il “collaboratore” del viceministro Gianfranco Miccichè arrestato – insieme ad altre dieci persone – nell’ambito di un’inchiesta su un traffico di cocaina.
Una supertestimone che quella sera, tra le 20,25 e le 20,50, si trovava proprio nell’anticamera del viceministro Miccichè, dove vengono “filtrate” e fatte attendere le persone che debbono parlare con “il capo”.
Una supertestimone che è andata via dal suo ufficio soltanto dopo l’uscita di Martello (ripreso davanti al palazzo del ministero dalle telecamere dei carabinieri del nucleo di polizia giudiziaria di Roma) e poi del viceministro, poco dopo le 21.
Lei, la supertestimone, è sempre l’ultima a lasciare quell’ufficio, mai prima di Miccichè, il quale il giorno dopo quel 10 aprile volò a Palermo per partecipare all’inaugurazione, da parte di Silvio Berlusconi, di un convegno sull’e-government.
La supertestimone che ha visto tutto è stata già  interrogata, due volte (dai carabinieri e da ufficiali della Guardia di Finanza) e forse sarà  ascoltata per la terza volta.
Che cosa ha riferito di aver visto e sentito la supertestimone? “Ha fornito elementi importanti per l’accusa – dice un investigatore – soprattutto per quanto riguarda il ruolo del ‘collaboratore’ del vice ministro Miccichè, Alessandro Martello”.
Ha visto entrare Martello nell’ufficio del viceministro Miccichè? “No comment” è la risposta all’indiscrezione secondo la quale la supertestimone avrebbe precisato nel secondo interrogatorio alcuni aspetti della deposizione iniziale. Ed è per questo che la donna sarà  sentita ancora per chiarire una volta per tutte il dubbio dei carabinieri romani che indagano sulla vicenda e che sono convinti che Martello introdusse al ministero dell’Economia 20 grammi di cocaina “di buona qualità ” pagata quasi il doppio rispetto al prezzo di mercato.
Una somma che, come si evince dalle conversazioni telefoniche tra Martello e Luca Antinori (anche lui arrestato) intercettate dai militari del nucleo di pg di Roma, sarebbe stata anticipata dal “collaboratore” del viceministro.
Com’è noto, Miccichè ha sempre negato di avere incontrato quella sera il suo “collaboratore” (“l’ho conosciuto a Palermo ed era un ‘volontario’ che faceva la campagna elettorale per Forza Italia” aveva dichiarato subito il viceministro subito dopo che era esploso il caso).
Ai magistrati, quando nei giorni scorsi ha reso spontanee dichiarazioni, il viceministro ha aggiunto di non avere mai avuto a che fare con la cocaina.

13 agosto 2002   (da “La Repubblica”)

MICCICHE’ : “MAI FATTO USO DI COCAINA”… MA IN QUESTURA C’ERA GIA’ UN FASCICOLO DOVE LUI STESSO AMMETTEVA DI ESSERE UN CONSUMATORE DI COCA

Negli archivi della sezione antidroga della squadra mobile di Palermo è intestato a lui un fascicolo che risale a quattordici anni fa. Il fascicolo porta il nome di Giovanni (detto Gianfranco) Miccichè, nato a Palermo il primo aprile del 1954.
E porta la data dell’11 gennaio 1988, quando l’attuale viceministro aveva 34 anni ed era già  uno dei rampanti di Publitalia.
Quel giorno, nell’ambito di un’inchiesta su un traffico e spaccio di cocaina a Palermo, Gianfranco Miccichè venne fermato ed interrogato perchè sospettato di far parte del gruppo degli spacciatori.
Si difese così: “Non sono uno spacciatore ma solo un assuntore di cocaina”. Il consumo personale di droga non è un reato ma comunque il verbale del suo interrogatorio, firmato dal capo della squadra mobile dell’epoca, fu consegnato alla Procura della Repubblica di Palermo, nelle mani dell’ex pm ed attuale senatore della Margherita Giuseppe Ayala. “Non mi ricordo bene di questa vicenda di tanti anni fa – dice adesso Ayala – forse se ne occupò qualche altro mio collega”.
Il 14 aprile del 1988 la squadra mobile arrestò gli spacciatori accusati di aver fornito la cocaina a Miccichè e a alcuni attori della compagnia teatrale di Massimo Ranieri, in quel periodo in tournè a Palermo con la commedia “Rinaldo in campo”.
Gli investigatori diedero credito alla versione di Miccichè e la sua posizione venne archiviata ma il suo nome, in quanto “assuntore di cocaina”, fu segnalato alla Prefettura di Palermo.
Un precedente che Miccichè potrebbe essere costretto a spiegare alla Procura di Roma per evitare di essere indagato per false dichiarazioni al pm. Ai magistrati, che lo hanno ascoltato come testimone nelle scorse settimane, avrebbe detto di non aver mai fatto uso di sostanze stupefacenti.

2 settembre 2002
(da “La Repubblica”)

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DAI LINGOTTI D’ORO DI BELSITO AL LINGOTTO DI TORINO: LA LEGA ENTRA IN SALOTTO, ADDIO DIO PO

Agosto 28th, 2012 Riccardo Fucile

MARONI CONVOCA GLI STATI GENERALI DEL CARROCCIO NEL LUOGO CHE PORTO’ SFIGA A VELTRONI… PARTECIPERANNO I “POTERI FORTI”, DA PASSERA A SQUINZI

Accantonate corna e ampolle, la Lega Nord prova ad indossare il vestito buono e per fine settembre organizza il primo “meeting” in salsa padana, spostando il proprio baricentro dalle piazze ai salotti.
Cancellata la tradizionale adunata di Venezia, la Lega di Maroni propone per la prima volta gli “Stati generali del Nord”, che verranno ospitati al Lingotto di Torino il 28 e 29 settembre.
Una manifestazione che lo stesso Maroni ha definito “l’appuntamento più importante, dopo i congressi, che la Lega ha organizzato in questi ultimi anni”.
Negli intenti del segretario leghista quella del Lingotto vuole essere un momento di incontro tra il Carroccio e i poteri forti, rappresentanti del mondo industriale, politico, istituzionale e, perchè no, sindacale.
Un momento di confronto per riscrivere e condividere l’agenda del partito. Un modo, forse, per renderla più digeribile al pubblico degli scettici.
Così all’appuntamento di Torino pare che abbiano già  confermato la loro partecipazione sia il ministro Corrado Passera sia il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi, ma l’elenco degli ospiti è destinato a crescere ancora, arricchendosi di nomi altisonanti.
Una sorta di meeting di Rimini, offerto a una platea fino ad oggi poco abituata al dibattito col “mondo esterno”.
Per dirla con le parole di Maroni, gli stati generali del Nord saranno “una due giorni aperta al contributo di imprenditori, di gente che vuole venire a discutere con noi questi temi, della questione settentrionale. Dobbiamo uscire e usciremo dopo questa due giorni con il nuovo manifesto del nord. Quali sono le questioni, quali sono le soluzioni, quali sono le proposte che la Lega fa”.
Roberto Maroni e i suoi sono convinti che sulla base di quello che uscirà  dall’appuntamento torinese la Lega potrà  valutare eventuali alleanze e accordi politici con altri partiti.
Una campagna d’autunno che comincerà  dialogando sui massimi sistemi, ma che nell’idea del segretario del Carroccio continuerà  con altre iniziative, tutte mirate a fare breccia nei cuori del Nord.
Se queste aperture verso l’esterno piacciono ai maroniani, è anche vero che incontrano lo scetticismo della vecchia guardia bossiana.
Sono molti i capitani leghisti che non vedono di buon occhio gli impegni nei salotti, soprattutto quando il dialogo con i “professori” dell’odiato governo Monti va a scapito delle storiche adunate.
La decisione di cancellare il raduno di Venezia, con il rito dell’ampolla e tutta la retorica annessa a favore del più elegante meeting torinese, ha sollevato un certo malumore interno (come era successo per l’annullamento del raduno di Pontida).
Così il segretario Maroni è dovuto correre ai ripari, annunciando che la “Festa dei popoli padani” (quella che dal 1996 veniva appunto ospitata a Venezia), verrà  comunque celebrata la prima settimana di ottobre.
Non più in laguna, ma genericamente in Veneto.
Sul nuovo evento del calendario leghista introdotto da Roberto Maroni, qualcuno, come l’europarlamentare Francesco Speroni, si è limitato a sospendere il giudizio, in attesa di conoscere il programma dettagliato, senza far trasparire entusiasmi nè critiche.
Altri si sono prestati ad un’analisi più approfondita, entrando nel vivo della questione. È il caso del consigliere regionale veneto Sandro Sandri: “Siamo in una situazione nuova per il partito, eravamo stati abituati ad altri tipi di kermesse. Non è facile prevedere cosa succederà , dipende se il tutto verrà  gestito come si deve”.
Per Sandri il progetto di Maroni è quello di costruire una forza che diventi un punto di aggregazione per gli euroscettici: “Penso che ci tenga in maniera particolare all’euroregione per quanto io la veda difficile da attuare auguro a Maroni di riuscire a instillare questo progetto nell’immaginario dei leghisti con la stessa forza con cui Bossi è riuscito a farli appassionare alla Padania”.
Nessuno critica apertamente l’idea degli Stati generali del nord, ma chiaramente nella Lega di oggi si sente in maniera prepotente l’impeto delle correnti: “C’è stato un congresso nel quale ha vinto una parte, chi ha perso oggi rappresenta una minoranza cospicua, in particolare in Veneto — spiega ancora Sandri -. Se un partito vuole trasformarsi, e per trasformarsi ha invocato la democrazia, credo che sia difficile pensare che la nuova dirigenza persegua gli stessi metodi “leninisti” del passato. Forse si sta sbagliando strada”.
E poi continua: “Ci si dovrebbe rendere conto che all’interno della Lega possono esserci visioni diverse, se una parte la si annulla si incappa in un grave errore strategico, perchè si rischia di dover rinunciare a forze importanti”.
Insomma, passino anche le chiacchierate al lingotto di Torino, ma per resistere alle pressioni interne Maroni è caldamente invitato a non dimenticare cosa è stata la Lega fino ad oggi.

Alessandro Madron
(da “Il Fatto Quotidiano”)

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UN TETTO ALLE PARCELLE DEI MEDICI E PER LE VISITE NIENTE CONTANTE

Agosto 28th, 2012 Riccardo Fucile

PACCHETTO SANITA’: L’ASSISTENZA DI BASE DOVRA’ ESSERE GARANTITA 24 ORE SU 24

Cambierà  la vita professionale di molti medici il decreto sulla sanità  che il ministro Renato Balduzzi si appresta a portare in Consiglio già  questa settimana.
Cambia il lavoro dei dipendenti ospedalieri con attività  intra-muraria, la libera professione svolta in ambito aziendale in strutture esterne, la cosiddetta «allargata». Più controlli e trasparenza.
Cambia l’organizzazione dei medici di famiglia chiamati ad aggregarsi in associazioni per garantire un’assistenza 24 ore su 24 sul territorio in modo da decongestionare i pronto soccorso.
Viene inoltre disegnato un nuovo sistema di nomina dei direttori generali delle aziende sanitarie non più scelti dal presidente della Regione ma dalla Giunta.
Anche i concorsi per primariati vengono congegnati in maniera da renderli meno permeabili alle infiltrazioni della politica.
REGIONI
C’è un filo conduttore comune in queste iniziative all’apparenza disomogenee e di diversa natura.
Nella bozza del provvedimento si parla tra l’altro di contrasto al tabacco, al gioco d’azzardo e al consumo di bevande gassate e dolci da attuare quest’ultimo attraverso l’introduzione di una tassa per i produttori.
Secondo Balduzzi «trasparenza, efficienza, regole certe e liberalizzazione di risorse fanno crescere il Paese».
Le Regioni però sono guardinghe. Luca Zaia, governatore del Veneto, è negativo: «Non condivido il decreto in molti punti. Ce lo hanno mostrato solo tre giorni fa. Sarei più drastico sullo strumento dell’intramoenia. Bisogna combattere il sospetto dei cittadini convinti che se paghi vieni curato tempestivamente altrimenti fai la lista d’attesa. Un equivoco da chiarire».
TARIFFE –
I pagamenti ai medici che svolgono attività  intramuraria fuori dall’ospedale in assenza di spazi dedicati diventano tracciabili: carte di credito, bancomat, bonifici, assegni, no al contante.
Le prestazioni hanno tariffe minima e massima.
Previsto un prelievo del 5% da investire nella riduzione dei tempi d’attesa. In mancanza di spazi ospedalieri la Asl può prendere in affitto altre strutture o mettere a disposizione ambulatori esterni.
Se si tratta di studi privati devono essere collegati alla rete aziendale. In questo caso il medico dipendente in rapporto di esclusiva col servizio sanitario (il 95% hanno compiuto questa scelta) non può lavorare dove siano presenti medici non dipendenti. Per avere l’autorizzazione, su base annuale, dovrà  garantire un fatturato pari o superiore a 12 mila euro.
INTRAMOENIA
I direttori generali che entro marzo 2015 saranno stati inadempienti nel rispetto delle scadenze rischieranno la riduzione del 20% dello stipendio.
All’intramoenia è dedicato l’intero articolo 2 con una regolamentazione che fa uscire questa attività  dall’ombra (delle cliniche private).
La ricognizione delle Asl sull’esistente deve avvenire entro dicembre 2012 anche sui fatturati dei professionisti. «In linea di principio sono d’accordo, la tracciabilità  ha un valore.
Il decreto corregge il sistema ma non la contraddizione. Il cittadino penserà  sempre che chi paga è trattato meglio», rileva Giovanni Monchiero presidente di Fiaso, la federazione dei direttori di Asl e aziende sanitarie. «L’intramoenia svolta nella casa di vetro pubblica è un vantaggio per noi e i cittadini.
MEDICI DI BASE
Il pericolo è che nelle Regioni finora inadempienti sia istituzionalizzata la libera professione nello studio privato», commenta Massimo Cozza, segretario di Cgil medici Funzione Pubblica.
I medici di famiglia accolgono con favore la riforma della medicina territoriale, «aperta» 24 ore su 24 sette giorni a settimana.
«La sanità  si avvicina al cittadino – spiega Giacomo Milillo, segretario della Fimmg, la federazione dei medici di base -. Pensiamo ad aggregazioni di 15-20 colleghi compresi quelli di guardia medica. Ognuno di noi sarà  in grado di occuparsi di un paziente non suo grazie alla cartella clinica elettronica».

Margherita De Bac
(da “il Corriere della Sera“)

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ADDIO LABORATORIO NAZIONALE, OGGI LA SICILIA BALLA DA SOLA

Agosto 28th, 2012 Riccardo Fucile

DOPO-LOMBARDO VERSO LE ELEZIONI: DEBITI, VELENI E DISOCCUPAZIONE, PARTE LA CORSA ALLA POLTRONA PIU’ SCOMODA D’ITALIA

Il laboratorio della politica italiana al quale, per pigrizia e convenzione, di solito si eleva la Sicilia questa volta non c’è.
La Trinacria specchio deformato dell’Italia non è più un paragone tanto azzeccato.
Tranne per il fatto che le casse dell’isola sono ancora più desolate e disastrate: niente soldi e debito alle stelle, una disoccupazione giovanile (e non) da fa paura, società  pubbliche che non pagano i lavoratori, rifiuti che marciscono al sole perchè gli Ato sono falliti, male amministrati e zeppi di raccomandati, la raccolta differenziata è da terzo mondo, liste d’attesa negli ospedali sono lunghe chilometri…
L’elenco è infinito e non basterebbe questa pagina, per non parlare di qualche problemino di criminalità  organizzata.
A parte questi non trascurabili dati di fatto, scordatevi il laboratorio politico della politica italiana.
Siamo di fronte ad alleanze finte, ad una campagna elettorale scombiccherata, con risultati incerti, dove i politici che si sputacchiavano fino a ieri ora si baciano in pubblico ma continuano a sputacchiarsi in privato.
È soprattutto il caso del centrodestra che si nasconde dietro Nello Musumeci, un galantuomo di destra (anzi della Destra di Francesco Storace), ex presidente della provincia di Catania mai sfiorato da sospetti malavitosi e magagne affaristici, grande oratore appassionato di vecchia scuola missina, che alle europee ha sempre raccolto decine di migliaia di voti.
Nello, che sfoggia un curatissimo pizzo risorgimentale, non vuole essere un pupo in mano a pupari.
E guai a ricordargli che lui rischia di essere una foglia di fico.
«La mia storia è lì a dimostrare che io sono un uomo indipendente, l’unico vero elemento di rottura. La mia candidatura non è stata decisa a Roma nè tantomeno a Palazzo Grazioli».
Già , perchè alla fine il Pdl e Angelino Alfano, a corto di candidati competitivi in un’isola che è stato il granaio elettorale di Berlusconi, ha dovuto accodarsi ad una scelta che nasce dalla mossa del cavallo fatta da Gianfranco Miccichè (Grande Sud) e da Raffaele Lombardo, governatore uscente dalle mille vite.
Uomo politico navigato, Musumeci minimizza il fatto che vadano insieme persone che fino a ieri si azzannavano.
Il coordinatore regionale del Pdl Giuseppe Castiglione, aveva definito Miccichè un «ascaro, anzi un acaro mangia polvere».
Per non parlare delle peste e corna che i berlusconiani, estromessi dalla giunta regionale e sostituiti da un pezzo del Pd, hanno detto di Lombardo.
L’onesto Musumeci non dice che dovrà  prima chiudere i conti con i partiti che già  chiedono di sapere come verranno distribuite le poltrone.
Almeno è quello che denuncia Costanza Castello, coordinatrice dei Club di Grande Sud , puntando il dito contro il Pdl e Alfano che vuole garanzie per Francesco Cascio, l’attuale presidente dell’Assemblea regionale siciliano.
«Non mercanteggio – sospira Musumeci – se lo scordano di condizionarmi. Sono senza macchie: io non ho mai fatto parte dei governi regionali, non mai fatto l’assessore. Poi se vogliamo trovare politici e partiti che non litigano allora vadano su Marte».
L’altra diversità  rispetto alla politica «italiana» e romana è che l’Udc in Sicilia sostiene la candidatura di un omosessuale dichiarato, l’ex sindaco di Gela Rosario Crocetta, proveniente dalle fila del Prc e dei Comunisti di Diliberto.
Crocetta non si capacita che a crocifiggerlo per i suoi gusti sessuali e la sua promessa di astenersi dal sesso se eletto alla presidenza della Regione, siano soprattutto «i giornali del Nord».
«Attacchi omofobici, che tra l’altro non mi vengono fatti nè dalla stampa locale nè dai siciliani, su alcune battute fatte per ridere. Io vivo la mia sfera privata con discrezione. Parliamo invece di quello che voglio fare alla Regione: una rivoluzione per dimostrare all’Europa, a Monti e a gli italiani che la Sicilia non sarà  una palla al piede. Risanerò la finanza regionale. La mia amministrazione sarà  improntata al massimo del rigore senza fare macelleria sociale».
Il suo avversario a sinistra, che potrebbe fargli perdere quei voti necessari a battere il centrodestra, cioè Claudio Fava che avrà  l’appoggio dell’Idv, sostiene non potrà  fare nulla di buono con l’Udc accanto e quel pezzo di Pd che ha governato insieme a Cuffaro.
Il candidato di Sel, un partito che a Roma marcia a fianco del Pd, dice che il problema non è il segretario regionale dell’Udc Giampiero D’Alia («persona degna») ma «il corpo di quel partito legato alle esperienze di Cuffaro e Lombardo, che ha distrutto la Sicilia con le spese clientelari e improduttiva. Crocetta predica la rivoluzione ma pratica il silenzio sul passato».
Poi l’affondo: «Crocetta spieghi anche perchè ha l’appoggio dell’editore della Sicilia Mario Ciancio. Ha dato rassicurazioni su certi affari?».
Crocetta bolla questa come «mentalità  stalinista».
«Io non ho nulla a che fare con Ciancio e il mondo degli affari. Ho rischiato la vita contro la mafia. La sinistra dura e pura è stata sempre la causa delle nostre sconfitte. E allora se Fava la mette su questo piano dica quanti soldi ha preso da Mediaset scrivendo sceneggiature».

Amedeo La Mattina
(da “La Stampa“)

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CAMBIA L’ISEE: SERVIZI PIU’ EQUI E CACCIA AI FURBI, SVOLTA SUGLI AIUTI ALLE FAMIGLIE

Agosto 28th, 2012 Riccardo Fucile

NEL NUOVO CALCOLO DEI REDDITI ISEE PESERANNO IMU E INDENNITA’ SOCIALI

L’Isee cambia.
Dopo ben 14 anni dalla sua ideazione, l’Indicatore della situazione economica equivalente si trasforma.
Nel calcolo di reddito e patrimonio, nei controlli per scovare chi bara, nelle nuove franchigie.
Con l’obiettivo di razionalizzare la spesa sociale, togliendo i vantaggi a chi non ne ha bisogno. E restituire allo strumento il suo scopo: fotografare le condizioni reali delle famiglie e aiutare quelle più in difficoltà .
Con le nuove norme, però, il valore dell’Isee 2013, in media, salirà .
Ma il rischio di tagliare fuori migliaia di persone dalle agevolazioni sociali – assicurano dal ministero del Welfare – sarà  scongiurato da appositi meccanismi di equità .
Nel 2010, ultimi dati disponibili, sono state presentate 7,4 milioni di dichiarazioni Isee (il 45% in tre sole Regioni: Campania, Sicilia, Puglia), corrispondenti a 18,5 milioni di italiani, il 30% dell’intera popolazione.
Numeri importanti e in crescita.
IMU, beni all’estero, i Btp con un tetto allo “spread”, i premi di produttività .
Ma anche bonus, detrazioni, sconti.
Il nuovo Isee dell’era Monti, introdotto con il Salva-Italia e ora pronto per l’esame parlamentare, rivoluziona il modo di fotografare la situazione economica delle famiglie, perchè sia più vero e verificabile.
Se da una parte, dunque, si introducono nuove componenti nel calcolo, dall’altro nasce anche un Isee “solidale” per chi perde il lavoro.
Accanto a misure specifiche per i disabili.
IL CALCOLO ATTUALE
L’Isee è l’unico indicatore in grado di misurare la ricchezza (o povertà ) delle famiglie italiane. E consentire a chi è sotto una determinata soglia di chiedere prestazioni e servizi, sociali e assistenziali, agevolati, erogati da Stato, Comuni, Regioni, università  o altri enti. Come assegni, sconti, aiuti per asili nido, mense, libri, tasse universitarie, borse di studio, assistenza a domicilio, bollette di luce e gas.
L’Isee si ottiene sommando i redditi di tutti i componenti della famiglia al 20% del loro patrimonio e dividendo quanto ottenuto per i parametri di equivalenza (esemplificativi del numero di figli, della presenza o meno di disabilità  o altri disagi).
COSA CAMBIA NEL REDDITO
Nella parte reddituale del calcolo, per la prima volta ai redditi Irpef si sommeranno anche i redditi esenti, le entrate tassate in altro modo.
Come la cedolare sugli affitti, i premi di produttività . Ma anche l’indennità  di accompagnamento, scelta che ha fatto discutere.
Non anche la social card e i voucher, come sembrava in un primo tempo.
Un reddito così lievitato sarà  però compensato da alcune detrazioni (quasi tutte con un limite massimo).
Si sottraggono gli assegni al coniuge e ai figli, le spese per i disabili, il 20% del reddito da lavoro dipendente o della pensione.
E poi anche una quota degli affitti e una franchigia sull’abitazione di proprietà .
Gli interessi maturati sugli investimenti finanziari avranno un tetto: finora erano parametrati al rendimento del Btp a 10 anni, ma senza alcun vincolo. Impossibile ora, visti gli “spread”, costantemente al rialzo.
COSA CAMBIA NEL PATRIMONIO
La prima casa, dove si abita, sarà  rivalutata ai fini Imu. E quindi entrerà  nei calcoli patrimoniali con il 60% in più. Un vera mazzata.
Benchè il nuovo Isee considererà  solo il 75% di questo valore immobiliare rivalutato, a cui sottrarre l’eventuale mutuo residuo, ancora da pagare.
Al mattone si aggiungerà  poi anche il patrimonio estero e quello mobiliare, come ora: titoli di Stato, conti corrente, partecipazioni societari. Una franchigia, anche qui, attenuerà  il “colpo”.
L’ISEE “SOLIDALE”
Chi ha perso il lavoro e vuole presentare l’Isee per usufruire di servizi agevolati può chiedere a Caf, Inps, sportello Comunale, un Isee “corrente”.
Ovvero che si tenga conto nel calcolo, non delle condizioni di reddito certificate (e dunque risalenti a due anni prima), ma dei dati attuali relativi, ad esempio, alla cassa integrazione.
Per i disabili, l’Isee diventa “intelligente” e distinguerà  tra disabilità  media, grave e non autosufficienza.
Negli ultimi due casi, si potranno dedurre buona parte delle spese.

Valentina Conte
(da “la Repubblica“)

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IL GOVERNO SI “GASA” TASSANDO LE BIBITE GASSATE

Agosto 28th, 2012 Riccardo Fucile

SE IL PROBLEMA E’ UNA CORRETTA ALIMENTAZIONE PERCHE’ NON SI TASSANO ANCHE PATATINE E MERENDINE?

Una tassa di scopo su bibite gassate e con unadeterminata percentuale di zuccheri per tre anni, che vale circa 250 milionil’anno.
Sarebbe questa una delle ipotesi allo studio per rifinanziare l’attuazione del piano per la non autosufficienza, che rientra tra le azioni in programma per il ministero della Salute.
L’ipotesi di una tassa sulle bibite era già  stata valutata in passato, anche come monito per corretti stili di vita, e potrebbe essere inserita nel cosiddetto ‘decretone sanità ‘, che il ministro Renato Balduzzi dovrebbe portare al prossimo Consiglio dei Ministri.
I consumatori bocciano senza appello l’idea di introdurre una tassa sulle bibite gassate profilata dal governo.
«Si tratta di una ‘tassa ipocrita’ – spiega il presidente Carlo Rienzi -. Con la scusa della corretta alimentazione e dello scopo sanitario, il Governo vuole mettere le mani nelle tasche dei cittadini, aumentando il costo delle bibite gassate. In sostanza per colmare i vuoti della casse statali si cerca di far perdere i chili di troppo agli italiani».
«Se davvero il Governo ci tiene a diffondere uno stile di vita sano e una corretta alimentazione, dovrebbe aumentare l’informazione specie attraverso campagne dirette ai giovani. Non si capisce poi – prosegue Rienzi – perchè tassare solo le bibite gassate lasciando fuori altri prodotti alimentari che fanno altrettanto male alla salute, come merendine o patatine fritte.»
Anche la Coldiretti ribatte che per migliorare concretamente la qualità  dell’alimentazione nelle giovani generazioni occorre aumentare la quantità  di frutta nelle bibite che oggi per legge contengono appena il 12 per cento di vero succo.
Anche il presidente dei senatori del Pdl, Maurizio Gasparri si dice contrario a questa ulteriore tassa:   “Torna l’ipotesi di una tassa supplementare sulle bibite che colpirebbe ulteriormente consumatori già  esausti. È una ipotesi sbagliata e non riteniamo accettabile questo stillicidio fiscale”
Della stessa opinione è Ignazio Marino, senatore del Pd e presidente della Commissione d’inchiesta sul servizio sanitario nazionale: «Tassare per tre anni le bevande gassate significa, ancora una volta, cercare di fare cassa e non disegnare un piano strategico per la salute pubblica».
«Una solida riforma – prosegue Marino – sarebbe rappresentata invece dall’introduzione di un corso di educazione agli stili di vita sin dalle classi elementari. Significherebbe investire in generazioni di italiani maggiormente sani, meno dediti al fumo, ai cibi non salutari e più inclini al movimento fisico. Tutto questo si rifletterebbe in una significativa riduzione dei costi del Servizio sanitario nazionale».

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SOLITA EMERGENZA CARCERI, SI E’ DI NUOVO SUPERATA LA SOGLIA: 66.000 DETENUTI PER 45.572 POSTI LETTO

Agosto 28th, 2012 Riccardo Fucile

IL SINDACATO DI POLIZIA PENITENZIARIA: “CON I TAGLI DI SPESA DELL’80%, LE CARCERI FINIRANNO PER ESSERE AUTOGESTITE DAI DETENUTI”

Come era facilmente prevedibile, alle 17 di ieri i detenuti nelle carceri italiane hanno nuovamente superato la quota 66mila (66.065 presenze, per l’esattezza, per 45.572 posti-letto).
Ed è altrettanto prevedibile che entro pochi mesi, i dati del sovraffollamento penitenziario assumeranno di nuovo rilevanza e pericolosità .
L’appello della polizia penitenziaria.
E’ in sintesi la nuova lettera che l’Organizzazione sindacale autonoma polizia penitenziaria (Osapp)   ha trasmesso ai responsabili dei gruppi parlamentari di Camera e Senato.
“Le cifre di un incremento di 350 detenuti in soli tre giorni – scrive il segretario generale dell’Osapp, Leo Beneduci – questa volta hanno riguardato principalmente la Sardegna (+84), la Sicilia (+54), la Toscana (+44), la Campania (41), il Lazio (+26) e il Piemonte (+24), ovvero regioni che già  da tempo hanno superato i posti-letto disponibili e che adesso si apprestano a superare anche la capienza cosiddetta tollerabile, come già  avviene per Friuli, Liguria, Lombardia, Marche, Puglia, Valle d’Aosta e Veneto, mentre del tutto insostenibile diventa anche la penuria di personale di polizia penitenziaria”.
Carenze nell’organico: “I detenuti gestiranno le carceri?”.
Infatti – si legge ancora nella lettera – “rispetto alle 7mila unità  che mancano all’organico del Corpo, mai integrato dal 1992 (quando i detenuti erano meno di 40mila), in Piemonte ci sono 850 poliziotti penitenziari in meno, 700 ne mancano nel Lazio e in Toscana, 650 in Sicilia e 350 in Campania: con la spending review che blocca l’80% delle assunzioni, già  da quest’anno e per i prossimi tre anni, ci aspettiamo persino carceri autogestiti dagli stessi detenuti”.

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I NUOVI RISCHI DEL LAVORO PRECARIO

Agosto 28th, 2012 Riccardo Fucile

TUTELE E BARRIERE A UN MESE DALL’ENTRATA IN VIGORE DELLA RIFORMA FORNERO… CONTRATTI A TERMINE, CO.CO.CO E PARTITE IVA

Ha poco più di un mese di vita, è entrata in vigore il 18 luglio.
Un tempo breve, caduto per di più nel cuore dell’estate, quando tutto rallenta e la gran parte delle decisioni viene rinviata a settembre.
Eppure si vedono già  i primi effetti della riforma del mercato del lavoro.
Sia negativi, come la difficoltà  di rinnovare i contratti a termine, sia positivi, come la decisione presa da alcune aziende di stabilizzare i precari.
Nei piani del governo quei quattro lunghissimi articoli dovrebbero aiutare i giovani a trovare un’occupazione, impresa non facile visto che sotto i 24 anni è senza lavoro un italiano su tre.
E allo stesso tempo costruire un argine contro la cosiddetta «flessibilità  cattiva», quella selva di 40 tipi diversi di contratto che in molti casi ha trasformato una sacrosanta esigenza del sistema produttivo nel problema numero uno di una generazione intera.
Dalla flessibilità  alla flessibilità  cattiva, appunto, e quindi alla precarietà .
Per questo la riforma Fornero è stata costruita con l’obiettivo di frenare i contratti a termine, quelli di collaborazione, le partite Iva e tutte quelle forma di precarietà  che l’anno scorso hanno coperto quasi 7 assunzioni su dieci. Indicando come principale canale d’ingresso l’apprendistato, un misto fra lavoro e studio che impegna l’azienda a formare un giovane ottenendo in cambio un generoso taglio dei contributi da pagare.
Il passaggio non è semplice.
Perchè è vero che la riforma dovrebbe favorire la crescita, parola magica contenuta anche nel titolo della legge.
Ma purtroppo è vero anche il contrario: senza crescita, senza l’economia che gira, è difficile spingere un imprenditore ad assumere.
Sia a termine che con un contratto stabile, sia ad agosto che a settembre.
Il primo nodo è venuto al pettine da «mamma Rai».
Più di un terzo delle persone che lavorano nei programmi di intrattenimento e approfondimento sono a partita Iva.
Più di due mila persone, molte delle quali andrebbero regolarizzate, visto che la riforma fa scattare l’assunzione se l’80% del reddito arriva dalla stessa azienda e sarebbe quindi da considerare un dipendente mascherato. L’azienda studia la possibilità  di assumerli sì, ma con contratti a termine.
E loro, gli «esterni» Rai, sono pronti a fare causa.
Anche perchè i contratti a termine sono un approdo ancora meno sicuro che in passato.
Dice la riforma che il primo non può durare più di un anno e non è prorogabile, anche se è stato eliminato l’obbligo di indicarne la motivazione.
E poi sono state allungate le pause tra un contratto e l’altro, fino a 90 giorni. Ed è qui il vero problema.
Perchè, almeno per il momento, a venire galla non è tanto la trasformazione dei vecchi contratti a termine in qualcosa di più stabile.
Ma, più semplicemente, la difficoltà  a rinnovare quelli esistenti.
Un problema che sta emergendo in mondi fra loro anche lontani, dai patronati all’Aspen Institute Italia, dalle compagnie aeree, dove ormai i cassintegrati sono più numerosi dei lavoratori a termine, fino alle case editrici.
In quest’ultimo settore, avverte Massimo Cestaro, segretario della Slc Cgil, il «rischio è che tutti i contratti a termine vengano trasformati in partite Iva. Torneremmo indietro, insomma.
E forse sarebbe stato meglio prevedere una maggiore gradualità ».
Chi la gradualità  se l’è presa da solo è il settore simbolo del precariato, quello dei call center. Qui il problema non riguarda gli operatori che ricevono le chiamate, quasi tutti stabilizzati nel 2007, ma le società  che fanno vendita o marketing, quasi 40 mila lavoratori.
«Proprio nelle ultime settimane prima dell’approvazione della legge – racconta Michele Azzola, anche lui Cgil – quasi tutte le società  hanno prorogato di tre o sei mesi i contatti in essere».
È successo a Taranto, a Rende, è successo ovunque.
Hanno preso tempo ma il problema è solo rinviato: cosa faranno tra ottobre e dicembre quando anche le proroghe arriveranno a scadenza?
C’è poi il «blocco» dei contratti a progetto denunciato dai consulenti del lavoro con un sondaggio a campione pubblicato nei giorni scorsi da Italia oggi.
È vero che la riforma ha cercato di semplificare un sistema «troppo interpretabile», come disse lo stesso Mario Monti, e proprio questo minor margine di manovra può non piacere ad alcuni consulenti.
Ma anche il loro allarme è un segnale.
Ci sono anche casi virtuosi, però.
Primo fra tutti quello della Golden Lady, l’azienda mantovana che produce calze.
Il 18 luglio, appena due giorni dopo l’entrata in vigore della riforma, l’azienda ha firmato un accordo con i sindacati che prevede l’assunzione a tempo indeterminato, entro un anno, di 1.200 persone che oggi lavorano nei negozi come associati in partecipazione.
Si tratta di un contratto flessibile che può nascondere un rapporto dipendente e per questo viene cancellato dalla riforma. «L’accordo Golden Lady – dice Giorgio Santini, segretario aggiunto della Cisl – è un modello positivo anche se aspettiamo che dalle parole si passi ai fatti». Comunque il caso ha attirato l’attenzione del ministro Fornero che a settembre incontrerà  il management dell’azienda.
Un riconoscimento, forse. E anche l’occasione per capire come stimolare l’imitazione.
In realtà  qualche altro piccolo segnale positivo c’è, ma siamo nel campo degli effetti collaterali. Ai primi di agosto il Credito valtellinese ha chiuso un accordo di ristrutturazione che prevede sì 150 esuberi ma anche l’assunzione definitiva di un centinaio di precari.
Poco prima le Poste hanno firmato un accordo per stabilizzare più di 4 mila precari che avevano già  fatto causa all’azienda con buone probabilità  di vittoria.
Dalla riforma insomma è arrivata la spinta finale, ma sono passi che avrebbero fatto comunque. Per avere un quadro completo bisogna aspettare ancora. E per il momento occorre accontentarsi delle previsioni.
«Alla fine – dice Guglielmo Loy, segretario confederale della Uil – quello a termine resterà  il contratto prevalente. Magari accelerando il turnover dei precari: non rinnovo il contatto a chi è dentro ma prendo un’altra persona e ricomincio da capo».
Non è una sorpresa visto le critiche che arrivarono nei giorni dell’approvazione, ma anche in Confindustria si dicono scettici. Specie sul reale decollo dell’apprendistato.
Anche se molto conveniente per le agevolazioni sui contributi – sostengono gli industriali – quel tipo di contratto sarà  usato poco.
E questo perchè non in tutte le zone di Italia e non per tutte le figure professionali viene garantita quella formazione in aula a carico del settore pubblico che dovrebbe completare la formazione sul campo.
In passato è successo spesso che al termine del contratto l’Inps chiedesse alle aziende i maggiori contributi proprio perchè la formazione in aula non era stata fatta.
Gli imprenditori dicono che anche dopo la riforma rischiano di pagare per colpe non loro.
Di questi e di tutti i problemi della riforma si occuperà  quell’attività  di monitoraggio prevista dalla stessa legge e che il governo ha inserito tra le «azioni in programma» nell’agenda per la crescita, discussa due giorni fa.
Ci vorranno mesi per misurare il reale impatto delle nuove norme sull’economia italiana, per capire se l’occupazione è cresciuta oppure no, vedere se ci sono dei punti da correggere. E stavolta si seguirà  davvero il modello tedesco.
A raccogliere i dati, elaborarli e analizzarli non sarà  il ministero del Welfare ma una serie di centri studi e di ricerche, organi terzi insomma, proprio come hanno fatto in Germania dopo la loro riforma di dieci anni fa.
Il ministro Fornero ne ha già  parlato con la sua collega di Berlino, Ursula von der Leyen, all’inizio di luglio e le procedure saranno definite nelle prossime settimane. Nel frattempo c’è già  chi segnala i primi punti da correggere.
L’ex ministro Cesare Damiano (Pd) si sofferma sui voucher, il lavoro a chiamata, che possono essere utilizzati anche per chi è in cassa integrazione: «Una buona idea per aiutare chi è in difficoltà  ma, come ha denunciato la Coldiretti di Cuneo, non si capisce perchè sia applicabile solo dall’anno prossimo».

Lorenzo Salvia
(da “il Corriere della Sera”)

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