Agosto 24th, 2012 Riccardo Fucile
SA DI ESSERE FINITO: SOLO APPOGGIANDO UNA “GRANDE COALIZIONE” POTRA’ ANCORA ESSERE DECISIVO, MA NON SI DEVE DIRE IN PUBBLICO
La grande coalizione? Si fa ma non si dice.
E Berlusconi la vorrebbe tanto fare, almeno così ha confidato nei giorni scorsi.
«Se si dovesse votare a novembre – ha spiegato agli amici più stretti – noi e il Pd saremmo entrambi intorno al 20-25 per cento. Di fatto un pareggio. E, a quel punto, chiunque vinca sarà obbligato alla grande coalizione dalla gravità della situazione». Per il Cavaliere, a dispetto dell’ostilità manifestata ieri da Ignazio La Russa, Maurizio Gasparri e Giorgia Meloni, il governissimo è dunque «una soluzione possibile».
A patto di non dirlo in pubblico, «perchè i nostri elettori non capirebbero e andremmo solo a regalare voti a Grillo».
Per questo Berlusconi ritiene «sbagliate» e incaute le aperture a un’alleanza con il Pd e l’Udc che alcuni esponenti del Pdl – da Frattini a Quagliariello, da Bondi a Gelmini – vanno facendo da qualche tempo sui giornali.
Ma la frattura interna tra forzisti “grancoalizionisti” ed ex An non è l’unica grana che sta per esplodere nel Pdl.
La vera guerra, se dovesse essere approvata la nuova legge elettorale, scoppierà quando si dovrà scegliere chi candidare nei collegi e chi inserire nei listini blindati. Tra sommersi e salvati la lotta sarà al coltello, visto che una metà dei parlamentari eletti nel 2008 dovrà rassegnarsi a tornare a casa.
Si sa che Berlusconi pensa a un «profondo rinnovamento» delle liste, riempite soprattutto di giovani amministratori locali che sappiano farsi valere in una competizione che sarà basata molto sul radicamento territoriale.
Ma c’è anche chi punta a introdurre una regola draconiana.
Daniela Santanchè è infatti pronta a lanciare la sua bomba alla prima riunione dell’ufficio di presidenza: nessuno dovrà essere candidato se non ha già un lavoro a cui tornare dopo l’esperienza in Parlamento.
Una proposta che potrebbe mettere in imbarazzo chi ha sempre fatto soltanto politica, come appunto i vari Gasparri, Cicchitto, Meloni, per non parlare dello stesso Angelino Alfano (che domenica è andato in Sardegna con la famiglia a trovare il Cavaliere).
In ogni caso l’ex premier, a dispetto delle titubanze e dell’indecisione che lascia filtrare, ha ormai attraversato il suo Rubicone.
Si candiderà in prima persona.
«Si sta preparando come una rockstar», racconta chi è andato a trovarlo in Sardegna: «Ripassare al doppiopetto per lui è stata dura, così ha deciso di perdere 8 chili con le passeggiate e la dieta del brodo».
È convinto di stare «appena cinque punti dietro Bersani» e ricorda che nel 2006 ne recuperò dieci con Prodi nelle ultime tre settimane.
Oltre ai sondaggi di Alessandra Ghisleri, il Cavaliere ogni volta che può testa il gradimento della sua ricandidatura con chi gli capita a tiro.
«La mia famiglia – dice spesso – non sarebbe d’accordo, cercano di convincermi a godermi la vita. Ma è la gente che me lo chiede, come faccio a ritirarmi?».
Anche il nome del nuovo-vecchio partito sarebbe già scelto.
Alla fine, dopo tanto girovagare, è tornato ad accarezzare quel «Grande Italia» che difficilmente può essere ridotto ad acronimo.
Oltre al nuovo nome, alle liste rinnovate, alla dieta, al programma in cottura con Antonio Martino, a una nuova legge elettorale che gli consentirà di correre senza la Lega, a Berlusconi mancava un ultimo tassello per presentarsi: la benedizione della ex moglie.
Troppo grande la caduta d’immagine con l’elettorato femminile per pensare di candidarsi senza essersi riavvicinato a Veronica.
Non si parla di tornare insieme, come aveva scritto qualcuno. Ma la riconciliazione c’è stata, favorita dalla chiusura delle pendenze legali e dall’accordo patrimoniale post-separazione.
Raccontano che negli ultimi mesi «Silvio» e «Veronica» abbiano ripreso a frequentarsi saltuariamente in maniera civile.
Dopo il muro alzato da entrambi (Berlusconi diceva agli amici: «Mi ha sparato in faccia, non la perdonerò mai»), ci sono stati anche degli inviti.
La Lario lo ha accolto a cena a Macherio, dove è tornata ad abitare, insieme ai suoi tre figli. E Berlusconi ha ricambiato invitandola a colazione ad Arcore.
Un’intesa cordiale favorita, in queste ultime settimane, anche dalla gravidanza della figlia Eleonora, che li farà diventare entrambi nuovamente nonni.
E, giurano i bene informati, non mancherà qualche servizio fotografico per immortalare la pace ritrovata tra i due ex coniugi.
Francesco Bei
(da “La Repubblica”)
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Agosto 24th, 2012 Riccardo Fucile
IL PREMIER IGNORA LE TENSIONI NELLA MAGGIORANZA E PROVA A RILANCIARE LA SUA AZIONE
Le manovre nei partiti per votare a novembre lasciano Monti piuttosto
freddo, nonostante l’afa. Freddo, e scettico.
In casi del genere che farebbe un presidente del Consiglio di rientro a Roma, se fosse realmente preoccupato per la tenuta della sua compagine?
Come prima cosa si attaccherebbe al telefono e si informerebbe con i leader della maggioranza; cercherebbe di capire che cosa c’è di vero nel mare di chiacchiere.
Ebbene: non risulta che Monti abbia preso contatto con «A-B-C», nè che intenda farlo.
Bersani e Casini si stanno godendo gli ultimi scampoli di vacanza, il loro smartphone ieri è rimasto muto.
Nel caso di Alfano, invece, una chiamata da Palazzo Chigi avrebbe raggiunto il segretario del Pdl in Sardegna, dove Angelino è ospite del Cavaliere.
I due stanno decidendo le mosse future, dunque mai telefonata del premier sarebbe potuta arrivare più tempestiva.
Magari Monti ne avrebbe potuto profittare anche per chiedere conto a Berlusconi dell’ultimo attacco sul «Giornale» di famiglia, che gli ha rimproverato di spendere ben 10mila euro di affitto a settimana per la casa in Engadina laddove sono 12 mila 500 spalmati in un arco di quattro mesi, precisa la presidenza del Consiglio…
Niente chiarimento, silenzioso anche il centralino di Villa La Certosa.
La verità , raccontano personaggi vicini al Prof, è che ogni colloquio sarebbe superfluo.
L’ultima volta che parlò coi tre segretari, alla vigilia delle vacanze, Monti ne ricevette suggerimenti fattivi su come rilanciare la crescita (in particolare da Bersani) e su come tagliare lo stock del debito pubblico (incontro con Alfano, presente il ministro dell’Economia Grilli).
Il Consiglio dei ministri di stamattina si muoverà esattamente nel solco di quelle indicazioni.
Sarà uno scambio di idee con i ministri per definire l’agenda di qui allo scadere della legislatura. Verranno dibattute misure a sostegno delle attività economiche perchè questo reclamano i mercati, di rigore ce n’è già stato abbastanza.
E nelle prossime settimane si concentrerà l’attenzione sulla vendita di cespiti patrimoniali… Ovviamente Monti è al corrente di quanto bolle in pentola, specie sulla riforma elettorale.
Senza bisogno di inseguire i retroscena, gli è bastato metter piede domenica a Rimini, sede del Meeting ciellino e cassa di risonanza di tutte le trame agostane.
Sa che forte resta in alcuni ambienti la tentazione di cambiare in fretta il «Porcellum» con l’obiettivo di chiudere la legislatura in autunno.
Però Monti non ci vede necessariamente una trappola.
Al suo entourage sfugge questo presunto automatismo per cui, una volta varata la nuova legge elettorale, l’Italia dovrebbe precipitarsi immediatamente alle urne.
E perfino se così fosse, l’umore generale del Prof non sembra di chi vuole battersi per resistere a cavallo un paio di mesi in più; qualora i leader volessero congedare lui e i suoi «tecnici», non avrebbero che da dirlo.
A maggior ragione se fosse il Presidente della Repubblica a giudicare conclusa la parabola del governo…
Monti, confermano dalle sue parti, pende letteralmente dalle labbra di Napolitano.
Tuttavia anche in questo caso non risulta che il Capo dello Stato voglia precorrere i tempi. Perlomeno a Palazzo Chigi non ne hanno fin qui sentore, semmai l’esatto rovescio: le ultime dal Colle raccontano di una legislatura che si concluderà a marzo 2013, come da copione.
Ugo Magri
(da “La Stampa”)
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Agosto 24th, 2012 Riccardo Fucile
IL CONSIGLIERE REGIONALE LIGURE PER DIFENDERE LE SUE 1000 PREFERENZE SI SCHIERA CON TRE DENUNCIATI PER TENTATO OMICIDIO: “ERA UN LADRO, QUALCUNO DOVEVA FERMARLO”… L’UDC REGIONALE PRENDE LE DISTANZE
Marco Limoncini, ex sindaco leghista di Cicagna oggi capogruppo dell’Udc nel Consiglio della Regione Liguria, difende a spada tratta i tre giustizieri suoi compaesani denunciati a piede libero per il tentato omicidio di un marocchino 34enne.
Un raid tanto vigliacco quanto violento contro uno sbandato, con precedenti per furto e oramai diventato il principale sospettato di tutti i reati – per altro molto pochi secondo i carabinieri – commessi a Cicagna e dintorni.
Limoncini scrive su facebook: “La verità è che bravi cittadini arrivano a farsi giustizia da soli perchè la giustizia non funziona! La realtà dei fatti è che un delinquente di professione ladro visitava le nostre case e negozi. Qualcuno doveva fermarlo. Non puoi continuare a subire furti sapendo chi è l’autore e vederlo girare impunito! Leggetela come volete ma noi siamo dalla parte dei tre nostri concittadini!!!”.
Limoncini ottiene tante condivisioni e numerosi di “mi piace”.
Chi prende invece le distanze è Rosario Monteleone, segretario regionale del partito di Limoncini: “Mi auguro che Marco riveda certe frasi che io non condivido e non accetto. Spero che siano state dettate dall’emotività , perchè se così non fosse… Per come conosco Limoncini posso dire che non è nè un giustizialista, nè un razzista. Penso che si sia fatto trascinare dalla tensione che vive il paese e dalla pressione mediatica”.
Il gesto che nel Limoncini-pensiero va difeso a spada tratta, era stato condannato anche da polizia e carabinieri, così come dal sindaco e dal parroco di Cicagna. Quest’ultimo ieri è anche andato a far visita alla vittima dell’aggressione dei tre giustizieri, i quali rischiano di essere arrestati.
Il commento del ns. direttore
Se esistono ragioni per essere contro le “liste bloccate” con le quali le segreterie dei partiti scelgono e impongono i propri uomini nelle assemblee elettive, il caso delle infelici dichiarazioni di Limoncini dimostra quanto sia illusoria anche la strada delle preferenze.
Perchè il caso è tutto qua: di fronte a tre delinquenti che hanno ridotto in fin di vita uno sbandato solo perchè sospettato di “decine di furti” (cosa peraltro smentita dai carabinieri), il consigliere regionale dell’Udc, ex Lega, prende le difese non “del territorio” come lui sostiene, ma squallidamente del suo bacino elettorale, da cui ha ricavato i 1000 voti che gli hanno permesso di entrare in Regione.
Il caso Limoncini è emblematico: leghista da sempre, sindaco di Cicagna, segretario prov della Lega nel Tigullio, entra in collisione con Belsito che gli preferisce il figlio del sindaco di Chiavari come candidato in Regione.
A due mesi dal voto passa così all’Udc: improvvisamente i 1000 voti che prendeva a Cicagna si trasferiscono al partito di Casini e lui diventa il primo degli eletti dell’Udc.
La tesi dei “bravi cittadini” costretti a farsi giustizia da soli non regge:
1) Se i cittadini avessero avuto le prove che il marocchino era davvero responsabile di “decine di furti” e le avessero fornite alle forze dell’ordine, non sarebbe stato a piede libero a causa della reiterazione del reato.
2) Uno degli organizzatori delle ronde, intervistato da un quotidiano locale, ha esplicitamente detto che mai si farebbe registrare in base alla normativa Maroni.
Invocando quindi “mano libera”, tanto per capire chi sono i “bravi cittadini” cari a Limoncini.
3) Se “la giustizia non funziona” chi meglio di un politico regionale può avere titolo per fare i passi necessari per ripristinarla?
Perchè Limoncini non lo ha fatto prima che la situazione degenerasse, invece che cavalcare la protesta dopo?
4) La sicurezza è garantita dallo Stato e dalle forze dell’ordine: un segnale in senso opposto è segno di irresponsabilità per qualsiasi forza politica.
Se quei cittadini avranno diritto a delle attenuanti lo stabilirà il giudice, non Limoncini.
Fino a quel momento, da rei confessi, sono solo dei delinquenti.
Poi ognuno è libero di rappresentare politicamente anche questa categoria, basta non spacciarla per gente che ha agito per valori etici.
Materia su cui Limoncini non è titolato a dare lezioni.
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Agosto 23rd, 2012 Riccardo Fucile
PREMIO DI MAGGIORANZA DEL 15%… SBARRAMENTO AL 5%, MA CON CLAUSOLA SALVA-LEGA… PARTE DEI PARLAMENTARI NOMINATI DAI PARTITI… UNA RIFORMA FATTA SU MISURA PER ARRIVARE A UNA GRANDE COALIZIONE
L’accordo sulla legge elettorale? Ancora non c’è, ma per il 29 agosto, quando tornerà
a riunirsi la commissione competente in Senato dovrebbe esserci un testo base.
In realtà le questioni sul tavolo non sono di piccolo conto, visto che mai come in questo genere di cose il diavolo è nei dettagli.
Il trio delle meraviglie che gestisce la partita — Denis Verdini per il Pdl, Maurizio Migliavacca per il Pd e Lorenzo Cesa per l’Udc — tornerà a riunirsi lunedì o martedì e quello dovrebbe essere l’incontro in cui i tre alchimisti produrranno la pietra filosofale in grado di tenere in vita i loro committenti, i partiti della maggioranza montiana.
Per alcuni l’esito di questa accelerazione è il voto a novembre, altri — come il costituzionalista Stefano Ceccanti — segnalano che è impossibile andare al voto così presto avendo da ridisegnare i collegi.
Ecco dunque, sempre che non salti il tavolo, una breve rassegna di quanto deciso finora.
COME LA GRECIA.
Il premio di maggioranza andrà al partito e non alla coalizione.
Era una delle richieste del Pdl e anche il Pd alla fine ha capito che gli conviene.
Sarà del 15% visto che questa soglia è stata considerata inprescindibile da Pierluigi Bersani: “Non un punto di meno”, ha avvertito.
Curiosamente l’unico altro paese europeo che ha un sistema del genere è la vituperata Grecia: ad Atene il partito che vince si becca un premio di 50 seggi alla Camera, pari al 16,6% dei posti disponibili.
Similitudine che non pare imbarazzare i proponenti.
L’AMMUCCHIATA.
Il sistema che si profila è largamente proporzionale: se non fosse per il premio di maggioranza saremmo ai bei tempi di Mariano Rumor.
Col bonus al partito anzichè alla coalizione non c’è alcuno spazio per le alleanze pre-elettorali, i governi si decideranno dopo il voto.
Scenario perfetto per quanti — come il presidente della Repubblica — sostengono l’ipotesi di un nuovo governo Monti (o para-Monti) anche dopo le prossime elezioni.
Simile, ma diversa la partita che su questo punto giocano Bersani e Casini: l’accordo per allearsi dopo il voto (col democratico a palazzo Chigi) c’è già — magari tirando dentro anche Vendola e Sel, ma non Di Pietro — solo che non si può dire prima, pena la perdita di pezzi consistenti di elettorato che giudicano questo accordo contro natura (questo è valido in particolare per l’Udc che, dicono i sondaggi, lascerebbe per strada circa la metà dei suoi voti).
LISTE BLOCCATE.
Croce e delizia dei partiti, resteranno anche nella legge elettorale prossima ventura per circa un terzo degli eletti: così i caporioni dei partiti potranno ancora nominare circa 200 deputati e 100 senatori.
Peraltro, faranno finta di non farlo più: restringendo le circoscrizioni, che ad oggi sembra l’orientamento prevalente, nel listino deciso a Roma ci saranno al massimo quattro nomi.
Potrebbero finire persino sulla scheda dando l’illusione di una vicinanza fittizia tra eletto ed elettore.
SALVA-LEGA.
Siccome il Carroccio se la passa male e non è certo di raggiungere la soglia nazionale del 5% alla Camera (al Senato potrebbe essere all’8%), i tre saggi hanno pensato bene di introdurre una sorta di clausola di salvaguardia per gli amici padani.
In Parlamento potranno entrare anche i partiti che non superano il minimo, ma che portano a casa comunque l’8% in almeno tre regioni (in un’altra versione si parla di cinque circoscrizioni elettorali ma il principio è lo stesso).
I leghisti, dunque, potranno allietare la vita anche del prossimo Parlamento, mentre rischiano movimenti della stessa consistenza, al momento, come Sel o Italia dei Valori: avendo più o meno le stesse percentuali in tutta Italia gli sarebbe difficile raggiungere l’8% in tre regioni.
COLLEGI SI’, MA PROPORZIONALI.
Il kamasutra elettorale vero, però, è quello dei collegi uninomali proporzionali, che eleggeranno la maggior parte del prossimo Parlamento. Attenzione all’ultima parola.
Si dice: c’è il collegio, la gente vota il candidato.
Non è vero: i voti di ogni collegio vengono poi raggruppati per circoscrizione (quando grande, ancora non si sa) e i seggi assegnati proporzionalmente ai candidati che hanno preso la percentuale più alta nei singoli collegi. Insomma, non è affatto detto che chi prende più voti in un collegio venga eletto, nè che chi ne prende meno sia escluso.
È quello che potremmo definire “il paradosso di Firenze centro”: il Pd non riuscirà mai ad eleggere nessuno in quel collegio perchè le sue percentuali nel contado sono ancora più alte, anche se i voti assoluti inferiori.
Per di più, questo sistema — già in uso per le province — lascia ampi margini di accordi sottobanco ai leader dei partiti, soprattutto al Sud, dove ancora esistono i pacchetti di voti: mettimi un candidato scarso in quel collegio così eleggo il tizio che mi piace e io farò lo stesso con uno tuo.
Per evitarlo, qualcuno propone il recupero dei “migliori non eletti”
Quel che manca è tantissimo.
Finchè non si sa quali saranno le circoscrizioni per i collegi e quelle per i listini bloccati non è chiaro quali saranno gli esiti: più sono piccoli, più l’effetto maggioritario è più intenso e viceversa.
La partita è tutta lì: tra il ritorno completo al proporzionale (rappresentanza) e una distorsione che privilegi i partiti più grandi (governabilità ) è solo questione di misure.
Marco Palombi
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Agosto 23rd, 2012 Riccardo Fucile
L’OCCUPAZIONE AI TEMPI DELLA CRISI: AUMENTA ANCHE IL NUMERO DI CHI PASSA LA NOTTE IN UFFICIO
Evidentemente in Slovacchia ci sarà qualche regola particolare che trasforma i lavoratori in vampiri.
Sono proprio gli slovacchi, infatti, a guidare con uno scarto davvero anomalo la classifica della percentuale di occupati che lavora abitualmente di notte, con il 18,3 per cento del totale. Distanziando i britannici (11,3%) e i maltesi (11,1%).
I tedeschi, con il loro 9,6%, si collocano decisamente al di sopra della media europea, che è del 7,8 per cento.
Noi italiani, invece siamo pochi decimali al di sopra della media dell’Ue, con l’8,1%.
I più fortunati a quanto pare sono i ciprioti, che con il loro 2,5% di occupati che lavorano di notte sono i recordman assoluti in senso opposto.
Seguono polacchi (3,2%) e portoghesi% (3,3%).
Chissà che ben presto non vengano raggiunti anche loro dai benefici effetti della globalizzazione.
Sì, perchè lavorare di notte, dicono tutti gli esperti, non è naturale, e fa male alla salute.
Anche se lo vogliono i «mercati» – la spiegazione apodittica e definitiva con cui oggigiorno si motiva ogni richiesta di sacrificio a chi lavora o paga le tasse – una montagna di studi certificano che noialtri esseri umani siamo costruiti da migliaia di anni sulla base di processi fisiologici (il metabolismo basale e i cosiddetti ritmi circadiani), psicologici (la memoria a breve termine) e sociali (l’interazione con la famiglia e le altre persone) che prevedono di essere attivi di giorno e inattivi di notte.
Lavorare di notte sconvolge tutto questo: si verificano più infortuni, dicono le statistiche dell’Inail, si moltiplicano le malattie e gli stati di stress, si fa una vita isolata dal resto della compagine sociale.
Un prezzo che molti pagano (volontariamente o meno) pur di sbarcare il lunario. A maggior ragione in questi tempi di crisi.
Probabilmente non fa così male invece lavorare il sabato e la domenica, quando cioè la maggioranza degli italiani si riposa. In questa classifica, secondo i dati elaborati dalla Fondazione Hume, stavolta siamo noi italiani i forzati del sabato su scala europea.
Se in media nell’Unione Europea il 22,4% dei lavoratori occupati lavora abitualmente il sabato, in Italia arriviamo addirittura al 30 per cento, battendo di poco i cugini (poverissimi) della Grecia, con il 29,4%.
Staccati di un bel po’ seguono i francesi, con il 26,6%, e poi i tedeschi, con il 24,5%. Dalla parte opposto della classifica troviamo ancora una volte Portogallo (7,5%) e Polonia (7,9%), dove oltre alla notte anche il sabato festivo è più che mai sacro e intoccabile.
Il sabato lavoriamo; la domenica in Italia si lavora un po’ di meno.
Nel senso che nonostante tutto, evidentemente, i reiterati veti della Chiesa Cattolica Romana in qualche modo hanno frenato le velleità modernizzatrici.
La media di chi lavora abitualmente di domenica nei 27 paesi dell’Unione Europea è del 12,2 per cento; l’Italia è lì, con un ragionevole 11,9%.
In testa alla classifica ritroviamo i poveri slovacchi, che a quanto pare sono costretti a nottate e domeniche in fabbrica e ufficio: il 20,8 per cento.
Dalla parte opposta – e anche questo non può essere un caso, ma un chiaro segnale di un mercato del lavoro diciamo così «tradizionale» – ecco ancora una volta Polonia (3,3 per cento) e Portogallo (4,1 per cento).
In questi paesi notte e weekend non si toccano, l’abbiamo capito ormai.
Viene però da chiedersi: complessivamente, ogni settimana, quanto lavoriamo?
Se guardiamo i numeri che riguardano soltanto i dipendenti a tempo pieno, beh, noi italiani ce la caveremmo abbastanza a buon mercato.
Nel senso che se la media europea è di 40,4 ore settimanali effettivamente lavorate (straordinari compresi), l’Italia è in fondo alla classifica, con sole 38,8 ore.
Peggio (o meglio, a seconda dei punti di vista) di noi fanno solo irlandesi e danesi, mentre gli inglesi addirittura lavorano 42,2 ore.
Il discorso cambia e non poco considerando gli orari di tutti gli occupati: siamo esattamente nella media europea (37,5 ore contro 37,4 di media).
Quelli che lavorano più di tutti sono i valdostani, con 38,4 ore, seguiti di poco da campani e piemontesi; quelli che lavorano meno sono nel giro di pochi decimali (intorno a 36,6 ore) calabresi, sardi, siciliani e laziali.
Tornando all’Europa, non si può non notare che quelli che lavorano più di tutti nell’intero Vecchio Continente sono i greci: 42,1 ore, quasi sette più dei tedeschi.
Sarà per questo che ai poveri ellenici continueranno a tagliare ancora le buste paga e le ferie.
Roberto Giovannini
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Agosto 23rd, 2012 Riccardo Fucile
TRA LE PROFESSIONI PIU’ RICERCATE FISIOTERAPISTI E OTTICI, MA ANCHE GRUISTI E SALDATORI
Esperti in trivellazione di pozzi petroliferi, ottici e fisioterapisti. 
Per queste categorie lavorative l’agognato contratto di assunzione sarebbe cosa fatta. Peccato che non si trovino candidati sufficienti.
Si parla sempre di crisi occupazionale, di giovani in perenne e infruttuosa ricerca di lavoro eppure esistono professioni per le quali le aziende sognerebbero di assumere e non riescono invece a trovare candidati.
L’elenco è vario e copre settori molto diversi tra loro.
A guidare la classifica dei lavori più difficili da reperire troviamo appunto il personale specializzato nella trivellazione di pozzi di petrolio, con il 65,4% di assunzioni considerate dai datori di lavoro impossibili da effettuare a causa della mancanza di candidati.
E, nel caso, sono necessari più di due mesi per trovarne uno.
Stessa situazione per gli ottici che si piazzano al secondo posto (59,1%) e un tempo di ricerca previsto di oltre tre mesi.
Fisioterapisti e riabilitatori sono sul podio con il 36,5% e si dovrebbe riuscire a trovarne uno in un mese e mezzo.
Nella classifica naturalmente troviamo gli ingegneri, sia elettrotecnici che meccanici, ma per esempio questi ultimi sono meno richiesti dei più umili carpentieri specializzati (19,6%) e camerieri (19,7%).
A pari merito (23,1%) addetti al confezionamento di maglie e tessuti e gruisti. Difficili da reperire anche i saldatori: 13,4% e in media oltre 4 mesi di attesa.
Nelle parti più alte della classifica troviamo poi le professionalità collegate al settore sanitario: dagli infermieri (31,4%) agli assistenti sanitari a domicilio (28,5%).
Le cifre sono il frutto della rielaborazione della fondazione Hume e si basano sui dati raccolti dal sistema Excelsior di Unioncamere.
Il motivo per cui è difficile reperire il personale adatto è dovuto a due fattori: il ridotto numero di candidati disponibili oppure la loro inadeguatezza.
Il picco massimo in quest’ultimo caso lo raggiungono gli addetti alla pavimentazione (36%) seguiti dai valigiai (22,4%).
Sarà che nel mondo globalizzato è necessario spostarsi e per farlo servono trolley e borsoni, ma i valigiai — oltre a piazzarsi settimi nella classifica dei lavori più difficili da reperire — riservano un’ulteriore sorpresa: per riuscire a trovarne uno il tempo di ricerca è il più alto di tutti (in media nove mesi), seguiti a ruota dai conciatori (sei mesi) e i meccanici (5 mesi).
Nell’ultima rilevazione di Unioncamere, nonostante le assunzioni nel secondo trimestre dell’anno siano in calo e la crisi continui a mordere il mercato del lavoro, per specialisti della formazione e della ricerca, operai specializzati e conduttori di impianti nell’industria alimentare, tecnici della sanità e dei servizi sociali potrebbe profilarsi la rosea prospettiva di un’assunzione.
Per effetto della stagionalità o per specifici processi di riorganizzazione in atto nelle imprese, la richiesta di questi profili professionali risulta infatti in sensibile aumento rispetto al trimestre precedente, consentendo di scalare diversi gradini di un’ipotetica graduatoria delle professioni più richieste dal sistema imprenditoriale per i mesi di luglio-settembre.
In termini assoluti a farla da padrone restano cuochi, camerieri e le altre professioni dei servizi turistici, sebbene anche per queste professioni si profili un rallentamento della domanda rispetto al secondo trimestre di quest’anno.
«Una politica per favorire l’occupazione dei giovani deve puntare innanzitutto a ridurre la distanza tra quello che le imprese cercano e quello che la scuola e l’università offrono» sostiene Ferruccio Dardanello, presidente di Unioncamere «formazione e mondo del lavoro devono parlarsi di più. La trappola in cui molti giovani cadono si apre subito dopo la conclusione del ciclo scolastico».
Forse è il caso di imparare a costruire le valigie, invece che farle per cercare lavoro fuori dall’Italia.
Rosaria Talarico
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Agosto 23rd, 2012 Riccardo Fucile
PUBBLICATA L’ANNUALE CLASSIFICA DI “FORBES”: L’ETA MEDIA E’ DI 55 ANNI, LA PIU’ GIOVANE E’ LADY GAGA, MICHELLE OBAMA SOLO SETTIMA
La cancelliera Angela Merkel è la donna più potente del mondo. Al secondo posto il segretario di Stato americano Hillary Clinton.
Il presidente brasiliano Dilma Rousseff si piazza in terza posizione.
È quanto emerge dalla consueta classifica annuale di Forbes nella cui lista annuale compaiono politiche, imprenditrici e personaggi dei media.
Merkel si aggiudica il titolo di più potente del mondo per la quinta volta in sei anni.
TESTA A TESTA
Unica italiana Miuccia Prada al 67esimo posto (alle spalle di Angelina Jolie) migliorando la posizione ottenuta lo scorso anno, quando si piazzò 79esima.
Anche nel 2011 la Prada era l’unica italiana presente nella classifica, dopo l’uscita dalla classifica di Marina Berlusconi, che nel 2010 si era piazzata al 48esimo posto. La stilista milanese è presente anche nella classifica dei miliardari di Forbes, dove compare al 139esimo posto, con un patrimonio di 6,8 miliardi di dollari.
INFLUENZA
«Queste donne di potere esercitano influenza in modi molto diversi e con finalità molto differenti, e tutte con impatti molto diversi sulla comunità globale», dice Moira Forbes, presidente ed editore di ForbesWoman.
La rivista segnala la risolutezza di Merkel nel difendere l’Unione europea e la sua influenza sull’attuale crisi del debito della zona euro.
L’età media delle 100 donne, che provengono da 28 paesi diversi, è di 55 anni.
Tra le prime cinque in classifica, ci sono anche Melinda Gates, co-presidente della Fondazione Bill & Melinda Gates e moglie del fondatore di Microsoft, e Jill Abramson, direttrice del New York Times.
DA MICHELLE A GAGA
Al sesto posto Sonia Ghandi, capo del Partito del Congresso in India, davanti alla First Lady statunitense Michelle Obama (che nel 2010 era al numero 1) e a Christina Lagarde, direttore generale del Fondo Monetario Internazionale, che guadagna una posizione rispetto allo scorso anno.
Al 14esimo posto si trova Lady Gaga, che con i suoi 26 anni è la più giovane delle donne al top.
La Regina Elisabetta (26esima) è invece la più attempata (86 anni).
(da “il Corriere della Sera“)
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Agosto 23rd, 2012 Riccardo Fucile
IN ARRIVO TAGLI IN TUTTI I PRINCIPALI ISTITUTI DI CREDITO…SI INIZIA CON MPS, UBI E BPM
Oggi ci sarà un nuovo incontro tecnico tra i sindacati e il Montepaschi (probabilmente
altri ne seguiranno a ruota) la prossima settimana partirà il confronto con Bpm e Ubi; da settembre si comincia con Unicredit e Intesa (in entrambe le grandi banche, peraltro, a luglio ci sono già stati scioperi) per trattare su esuberi, riorganizzazioni, chiusure di sportelli.
Il termometro della febbre, negli istituti di credito, segna temperature alte e soprattutto crescenti. “Alla ripresa autunnale mi aspetto che le banche cerchino di trovare il modo per espellere almeno 20.000 lavoratori: a questo progetto folle ci opporremo con ogni nostra forza”, spiega Lando Sileoni, segretario generale della Fabi.
Già ora, tra stime semi-ufficiali e piani industriali, si prevedono circa 19.000 esuberi e 2.720 sportelli da chiudere entro il 2015, in un settore che attualmente conta 330 mila dipendenti (dopo aver perso dal 2001 ad oggi 35 mila lavoratori con i prepensionamenti volontari e incentivati, un presupposto che ora qualche banca sta cercando di mettere in discussione).
Ci sono anche casi-limite: ad esempio a Cariparma (Credit Agricole) il piano industriale prevedeva 360 pre-pensionamenti e le domande arrivate sono state 700; ora si sta trattando per accoglierne il maggior numero possibile.
Sul versante opposto Bnl (Bnp Paribas) per il momento ha procrastinato l’uscita dei 370 esuberi, già decisi nel 2011, per verificare alla luce dei decreti governativi qual è la sorte di chi va in pensione anzitempo.
Il problema sta complicando ulteriormente la trattativa anche a Intesa, dove le vecchie previsioni di esuberi, 4.500 persone, sono state bloccate per l’entrata in vigore della riforma Fornero (e le trattative che partiranno in settembre riguarderanno appunto le nuove forme di risparmio sul costo del lavoro).
C’è poi chi oltre a chiudere sportelli ne vuole aprire di nuovi (ad esempio Bper ne taglierà 50 ma ne aprirà 25 in altre aree) ma la tendenza è in genere opposta (Ubi oltre alle chiusure – o vendite – prevede la riconversione in mini-sportelli di altre 78 agenzie).
“Abbiamo firmato da pochi mesi un contratto di lavoro collettivo difficile, ora ci aspettiamo che venga rispettato e applicato integralmente, nelle trattative in corso; non servono altri accordi nazionali”, aggiunge Agostino Megale, segretario generale della Fisac-Cgil.
Semmai, i sindacati aspettano di veder pubblicato il decreto attuativo sugli ammortizzatori sociali nel settore del credito (che dovrebbe essere stato firmato dal ministro dell’Economia Vittorio Grilli nei primissimi giorni di agosto), con il nuovo Fondo e i contratti di solidarietà .
Il primo e forse più aspro banco di prova è su Mps.
Dove i sindacati sono fortemente contrari all’esternazionalizzazione di 2.360 lavoratori (e in parte alla chiusura degli sportelli: “Certi banchieri sono come i piromani, bruciano il territorio di appartenenza, chiudendo gli sportelli, e restano impuniti”, dice Sileoni, riferendosi non solo a Mps).
Nel corso degli ultimissimi incontri ci sono state aperture, da domani si ricomincia a discutere.
Vittoria Puledda
(da “La Repubblica”)
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Agosto 23rd, 2012 Riccardo Fucile
LE NUOVE REGOLE SUGLI INGRESSI OMAGGIO ALLO STADIO: SORTEGGIATI META’ DEI 330 TAGLIANDI TRA SCUOLE, CENTRI ANZIANI E DIPENDENTI… RIDOTTI DA 50 A 20 I POSTI VIP
È il primo taglio – ma non ancora quello definitivo – di privilegi ai vip.
Da domenica, data di inizio campionato, a San Siro si cambiano le regole: i biglietti per le partite a disposizione del Comune verranno distribuiti con criteri più rigidi di quanto non sia avvenuto fino a giugno.
Cercando di evitare discrezionalità e “affezionati delle poltroncine”, ma senza toccare ancora i tagliandi gratuiti per assessori, consiglieri e dirigenti di Palazzo Marino.
Il piano di revisione degli ingressi al Meazza è stato messo a punto nelle scorse settimane, e prevede – innanzitutto – che la gestione dei biglietti non sia più in carico al cerimoniale del Comune nè al Gabinetto del sindaco, ma sarà l’assessorato allo Sport a occuparsene.
Seguendo un nuovo schema: 160 dei 330 biglietti per ogni evento sportivo previsti dalla convenzione tra il Comune e il consorzio San Siro 2000 (formato da Milan e Inter) saranno, già da domenica, assegnati in pianta stabile alla “città ”, ovvero a scuole (100 biglietti), centri socioricreativi per anziani (20), dipendenti comunali (30) e polizia penitenziaria (10).
Una novità , questa, perchè finora i biglietti destinati alla città – dalle associazioni agli studenti – erano dati in modo totalmente discrezionale, creando anche qualche gelosia tra fortunati e non.
Sparsi per tutto lo stadio i posti in questione: dieci potranno sedersi nel primo anello rosso, 60 nel primo arancio, 70 nel primo blu/verde e 20 nel terzo anello.
Almeno per i biglietti destinati ai dipendenti comunali la procedura per la distribuzione è già stata comunicata l’altro ieri con una circolare interna a Palazzo Marino, che spiega come la distribuzione di due biglietti a testa avverrà per ogni partita con un sorteggio fatto in modo automatico da un programma informatico.
Le polemiche maggiori, a inizio estate, avevano ovviamente riguardato il privilegio dei biglietti gratis ai politici: difeso, e non considerato tale, da molti di loro, e in modo bipartisan.
Il nuovo regolamento non li cancella, ma li rende nominali: chi li riceverà , quindi, potrà anche regalarli ad amici o parenti, come avviene oggi, ma i nomi dei reali utilizzatori saranno registrati e, di conseguenza, più controllabili.
I 150 ticket, tutti nel primo anello rosso, andranno ai dodici assessori, al direttore generale, alla segreteria generale, ai 48 consiglieri comunali, al direttore centrale del settore Sport, ai 9 presidenti e presidentesse dei consigli di Zona: ognuno avrà diritto a due biglietti a partita, i vigili del fuoco (non in servizio, ovviamente) ne avranno quattro.
Non si sa quanti, in questa categoria, rinunceranno a ritirare i biglietti (per ora l’ha già fatto il capo di Gabinetto, Maurizio Baruffi).
Ultima categoria, ma solo dal punto di vista della quantità , quella dei biglietti di rappresentanza: fino a giugno erano 50, sui 320 totali a partita, i posti riservati al Comune nella tribuna autorità , ma i nuovi accordi studiati dall’assessore Chiara Bisconti con il consorzio San Siro prevede che scendano a 20 (di cui 4 per il sindaco), permettendo così di aumentare da 320 a 330 i biglietti gratis totali recuperandoli in settori meno nobili dello stadio.
La sperimentazione durerà fino alla fine del campionato, e solo allora si deciderà se dare un altro giro di vite alla convenzione, cosa che chiede da tempo Marco Cappato, il consigliere dei Radicali che – come pochi altri colleghi, vedi il pd Carlo Monguzzi – organizza riffe gratuite e iniziative simili su Facebook per regalare i biglietti a sua disposizione.
E proprio Cappato commenta su Twitter: «Appurato che 30 biglietti su 320 andranno a dipendenti del Comune, resta da capire quanti ne saranno distribuiti attraverso lotteria. Dopo 13 mesi di restituzione biglietti, proprio attraverso una mia personale lotteria gratuita su Internet, attendo fiducioso».
Oriana Liso
argomento: Costume | Commenta »