Aprile 15th, 2013 Riccardo Fucile
“SOFFRE DI DELIRIO DI ONNIPOTENZA: LA MAGGIORANZA DEL PD NON VUOLE STARE CON LUI”
Renzi ha dato l’altolà alle candidature di Finocchiaro e Marini al Quirinale e attacca Bersani “alzo zero”.
Nel Pd, volano gli stracci, Fassina?
«Renzi continua a fare prevalere le sue pur legittime aspirazioni personali rispetto agli interessi del paese e mi sembra irresponsabile. Ormai è evidente che i sondaggi creino deliri di onnipotenza… non si capisce a quale titolo il sindaco di Firenze dia patenti per l’accesso o meno al Quirinale».
L’unico metodo per scegliere un nome per il Colle è solo quello della condivisione, secondo lei?
«Se l’obiettivo è quello di uscire dalla Seconda Repubblica l’unica strada è un consenso largo, una condivisione».
Una condivisione che spacca i Democratici, però…
«Ritengo che nel Pd, che guarda agli interessi del paese, la stragrande maggioranza sia per questa linea. Andiamo avanti lungo la via intrapresa di ricerca di un nome in comune con le altre forze politiche. Se vogliamo affrontare le nuove sfide e andare verso la Terza Repubblica, la rotta è questa».
Il Pd dice “no” a Prodi, che è il “padre” fondatore del partito?
«Prodi è una delle personalità più autorevoli e di prestigio internazionale che l’Italia abbia. Ma prima di tutto viene il mandato che al segretario Bersani hanno dato i gruppi parlamentari e la direzione del partito».
Quale è il mandato?
«Noi riteniamo che per il Colle sia necessaria, come del resto prevede la Costituzione, una figura in grado di avere un riconoscimento ampio delle forze politiche. Oltre a essere garante della Carta, deve rappresentare l’unità nazionale».
L’intesa sul Quirinale sembra a questo punto, a tre giorni dal voto, ancora lontana?
«Non siamo vicini, è vero, ma neppure così lontani».
(da “La Repubblica“)
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Aprile 15th, 2013 Riccardo Fucile
“MATTEO DEVE SMETTERLA, STA DIVENTANDO OFFENSIVO E FA IMPLODERE IL PARTITO”
«Così Matteo Renzi continua a mettere costantemente sotto tensione il Pd. Il mio invito è di
fermarsi, perchè il punto di rottura dell’equilibrio è vicino. E se si raggiunge, non è di scissione che si tratterà , ma di implosione. Non ne soffrirà insomma solo il partito, ma tutto il paese».
Onorevole Fioroni, è la bocciatura a Marino e alla Finocchiaro che mette a rischio l’unità ?
«Questa sorta di veto è un modo offensivo e miope di considerare la storia di personalità che tanto hanno fatto per la democrazia italiana. Ma è solo l’ultimo episodio. Il vero leader è chi rinuncia a qualcosa oggi, per il bene di tutti domani».
Tira e tira, la corda rischia di spezzarsi.
«Renzi è una risorsa, ma deve smetterla di fare il gioco delle tre carte. Capisco la sua smania legittima di scendere in campo, e che per chi aspetta il tempo non passa mai. Si è proclamato alfiere del rinnovamento, ma il vero cambiamento è eleggere un capo dello Stato con la convergenza più larga possibile e mandare un soffitta la politica del nemico da abbattere».
Che cosa rimprovera al sindaco di Firenze?
«Gli consiglierei di non tirare in ballo una volta il governissimo, un’altra l’elezione di un presidente della Repubblica che divide, visto che appunto boccia nomi che invece possono unire. Il tutto per arrivare magari al suo obiettivo: quello di andare a votare subito, e a questo punto con il Porcellum che pure per il sindaco di Firenze è una legge orribile».
Ha lanciato la sua Opa sul Pd, con gli attacchi a Bersani?
«Lo inviterei a non tentare di mutare geneticamente il Pd, trasfor-mandolo in una contrapposizione fra lui e Barca, in un soggetto di sinistra contendibile solo o una sinistra socialdemocratica o da una sinistra liberal. Di fatto, così, rimuovendo un elemento fondante quale il cattolicesimo democratico e popolare’.
(da “La Repubblica“)
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Aprile 15th, 2013 Riccardo Fucile
TROVARE ALTRE DUE BOMBE, ALLARME A NEW YORK…FUOCO E BOATI SULLA LINEA DI ARRIVO, TORNA L’INCUBO TERRORISMO
Terrore e sangue sulla maratona di Boston.
La prima bomba è esplosa a poche centinaia di metri dal traguardo.
I runner che stavano per raggiungere l’arrivo sono stati travolti dall’onda d’urto, quelli che avevano appena oltrepassato la linea bianca si sono fermati e voltati di scatto, pietrificati dalla terribile esplosione.
Il tempo di realizzare di essere nel bel mezzo di un’emergenza, e una seconda bomba è esplosa più giù, lungo la strada.
Una terza esplosione si è verificata alla biblioteca John Fitzgerald Kennedy, a poche centinaia di metri.
Ma in questo caso non ci sono persone coinvolte.
In totale ci sarebbero almeno due morti, tre secondo la FoxNews. 
Un primo bilancio parla anche di almeno 64 feriti.
La polizia ha chiesto a tutti di restare all’interno degli edifici e a non raccogliersi in gruppi.
La gara podistica più antica al mondo dopo quella di Atene è terminata così, nel panico generale, tra sirene impazzite e atleti che si aggiravano per l’area del traguardo gravemente feriti, alcuni mutilati, altri stesi al suolo, esanimi.
CITTà€ IN ALLERTA
L’allarme è stato esteso anche alle città di New York e Washington.
Sul cielo di Boston è stato chiuso lo spazio aereo.
Il presidente Obama, subito informato dell’accaduto, ha chiamato sindaco e governatore e ha ordinato all’amministrazione di fare il necessario per assistere le autorità del Massachusetts mentre
il suo vice Joe Biden ha evocato subito un possibile attentato parlando a sua volta di «bombe».
A Londra, in vista, della maratona della prossima settimana, la polizia ha subito rafforzato le misure di sicurezza.
I SOCCORSI
Le due deflagrazioni principalo hanno avuto origine all’interno dell’hotel Fairmont Copley Plaza. La polizia ha poi individuato altri due ordigni inesplosi.
I feriti, ancora sanguinanti, sono stati momentaneamente ricoverati nelle tende mediche allestite per assistere i corridori in difficoltà .
Poi, all’arrivo delle ambulanze, sono stati trasferiti in ospedale. Intorno all’area del traguardo la polizia ha cinto un cordone di sicurezza, che col passare dei minuti viene allargato sempre di più. Anche un altro albergo della zona è stato sgomberato a scopo precauzionale.
Gli altri atleti non ancora arrivati sul rettilineo finale, sono stati fermati a poche centinaia di metri dall’ingresso in Boylston street, dove termina la gara.
COME L’11 SETTEMBRE
Il Boston Globe, lo storico quotidiano della metropoli del Massachusetts, riporta la testimonianza di un volontario che lavorava in quel momento a pochi passi dalla linea d’arrivo: «I boati, poi il fumo e il fuoco. Sembrava di rivivere l’11 settembre».
Sul profilo twitter del quotidiano vengono postate a ritmo costante foto di persone con gli arti tranciati, macchie di sangue sull’asfalto, panico e soccorsi caotici.
(da “il Corriere della Sera”)
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Aprile 15th, 2013 Riccardo Fucile
CERCA DI GIUSTIFICARSI: “C’ERA SCIOPERO, DI SOLITO VIAGGIO IN SECONDA CLASSE”… MA SUI SOCIAL SCOPPIA UN PUTIFERIO
Dormiva beatamente. 
Per di più su un Freccia Rossa, simbolo della vituperata Alta Velocità .
Per di più in prima classe, luogo eletto della Casta e del privilegio.
Qualcuno ha fotografato Vito Crimi, il Capogruppo dei senatori dell’M5S, proprio lì, in quel posto (e in quello stato), sul Roma-Milano, qualche giorno fa.
PUTIFERIO SUI SOCIAL
La foto è finita in un battibaleno sui social, e Facebook e Twitter, è subito è scoppiato un putiferio: le accuse quelle di cui sopra, i Cinque Stelle nemici della Tav e delle prebende non possono salire sui treni veloci.
Polemica subito ripresa del quotidiano Libero.
«C’ERA SCIOPERO»
Crimi ha aspettato un attimo.
Poi ha contrattaccato duramente prendendosela col quotidiano diretto da Belpietro. «Quel giorno c’era sciopero, altri mezzi per salire a Milano non c’erano e non c’era posto in seconda classe, ho preso l’autobus per tornare a casa da Brescia. E il tablet era aperto sul tavolino».
Questa in sintesi l’arriga difensiva del senatore.
Si attende replica.
(da “il Corriere della Sera“)
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Aprile 15th, 2013 Riccardo Fucile
PD DIVISO: I DUBBI SU PRODI, L’IDEA FINOCCHIARO E IL “TERZO UOMO”
Sono tre i nomi ai quali è intubato il Partito democratico.
Due uomini, Stefano Rodotà e Romano Prodi, e una donna, Anna Finocchiaro.
Il trittico della speranza e della rinascita oppure dell’inciucio, a seconda del punto dell’osservazione.
Per descrivere il gioco ad incastro dentro il quale si sceglierà il nuovo designato al Quirinale, centro di gravità del potere italiano, bisogna affidarsi alla confessione di un dirigente di largo del Nazareno, attento e informato, circa gli incubi e i sogni che Pier Luigi Bersani — il conduttore del gioco che assomiglia a un thriller — sta vivendo in queste ore.
Avanza la richiesta dell’anonimato insieme a un bitter a un tavolino di piazza Navona, oggi assolata e calda come fosse luglio.
“Ci stiamo orientando verso il nome di Anna Finocchiaro. È donna, ha un profilo politico limpido e sarebbe capace di raccogliere un voto largo come chiede la logica delle cose”.
Ma il vostro Matteo Renzi dice che è unfit, inadatta (a sera, al Tg5, la bollerà come il simbolo della Casta: ritratta all’Ikea con la scorta che le faceva da carrello umano. E benservito anche a Marini). “Ricordi che il gruppo dirigente del Pd percepisce le idee e i diktat di Renzi come la convinzione che si debba procedere esattamente sulla strada opposta a quella da lui avanzata”.
Lui vuole le elezioni subito. “E con Anna al Quirinale se le sognerebbe. Ottimo motivo per votare lei da parte nostra. Come sa nessuno di noi vuole le elezioni e il presidente della Repubblica verrà scelto nella funzione di garanzia da questo pericolo”.
Allora è Finocchiaro. “Questa scelta non ci evita problemi però”.
Primo problema. “Il nome è stato valutato prima della manifestazione-intimidazione di Bari. Il nostro popolo ha sentito le parole di Berlusconi come una minaccia, e non comprenderebbe perchè dovremmo condividere una scelta con il Popolo della libertà quando sul piatto della bilancia c’è quello del fondatore del Pd, Presidente del Consiglio e Presidente della commissione europea. Profilo altissimo”.
Infatti avrete un gran bel daffare a dirgli di no.
“Il paradosso è che ce lo propone Grillo e noi difficilmente potremmo sottrarci, se le votazioni proseguissero oltre la terza. Il nome di Prodi era anzi di Bersani fino a qualche tempo fa. L’idea che salisse al Quirinale e affidasse al nostro segretario l’incarico”.
L’incarico bis. E se Bersani facesse un flop bis?
“Ecco, fino a quindici giorni fa c’era la valutazione che dopo Bersani esistevano solo le urne. Ma il tempo passa, le ragioni e anche le convinzioni cambiano”.
Adesso è Renzi a chiedere il voto. “E noi no, non più. E da Finocchiaro potremmo avere quel che Prodi non ci può dare. Un governo comunque. Perchè una novità c’è: Pier Luigi è disponibile ora a valutare l’ipotesi di un esecutivo presieduto da un altro. Naturalmente del Pd, con un profilo politico netto ma senza il peso di un inciucio dichiarato. Una figura come Enrico Letta, per esempio, potrebbe vestire di larghe intese un governo sotto l’egida del nuovo presidente. L’importante, come vede, è che si dia all’Italia un futuro e non la si conduca alle urne. Votando Prodi ci consegneremmo al caotico mondo grillino che, sicuramente , se la darebbe a gambe nel momento in cui gli dovessimo chiedere la fiducia per far partire un governo, anche non guidato da Bersani. È questo il nostro dramma, e insieme la nostra paura. Come fare a schivare Prodi?”.
Ecco il punto: Anna Finocchiaro, al di là della sua figura, consegnerebbe all’Italia un inciucio, quand’anche espresso nelle modalità più morigerate.
Prodi salverebbe la ditta ma condurrebbe il Paese diritto al voto, “a meno che non garantisca l’adesione dei cinque stelle a un esecutivo di cambiamento. Lui ha la forza ma si deve spendere”.
Ufficialmente Prodi si mostra recalcitrante, “non ci si candida in ruoli come questi”, dice. “Tutti lo dicono, in politica sono clausole di stile”.
Se i due nomi vi fanno ballare di paura e giungesse al voto, magari in prima battuta, Stefano Rodotà ? Il movimento di Grillo potrebbe sceglierlo come sua bandiera ma è una personalità politica vostra, dentro alla storia del vostro partito.
“Sarebbe una sorpresa spiazzante e per noi imbarazzante. Come potremmo dire di no a lui vedendo che i voti ci sarebbero? E il suo profilo si muove sul versante di un cambiamento profondo dello stile della politica. Non nego che la proposta avrebbe il suo fascino e rischierebbe di azzerare le altre opzioni in campo. Per molti, compreso il sottoscritto, sarebbe una fortuna. Per altri, e molti dentro il Pd, un problema. Ma l’outsider Rodotà è più che una idea. È una insidia per alcuni, una sfida per tutti gli altri. Aggiorniamoci a domani”.
Antonello Caporale
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Aprile 15th, 2013 Riccardo Fucile
NEI QUARTIERI DELL’ACCIAIERIA L’AFFLUENZA PIU’ BASSA: PREFERISCONO MORIRE DI TIMORE
Non serviva agitarsi più di tanto. 
Quel referendum da fissare «a una data più lontana possibile», come nel 2010 ordinava la famiglia Riva – intercettata al telefono – al sindaco di Taranto, Ippazio Stefano, non era niente di cui l’Ilva avrebbe dovuto preoccuparsi.
La prova è arrivata ieri dalle urne: il Comune ha chiesto ai tarantini se volessero la chiusura dello stabilimento siderurgico e, se sì, della sola area a caldo (quella più inquinante).
E i tarantini hanno scelto di non scegliere, restando a casa.
Alle 22, a urne chiuse, aveva votato al referendum soltanto il 19,51 per cento degli aventi diritto, lontanissimi dal quorum del 50 per cento necessario perchè la consultazione fosse valida.
Ancora più emblematici i dati dei quartieri a ridosso del siderurgico, dove alle urne si sono recati meno di un elettore su dieci.
Il referendum, spiegano in città , era lo strumento sbagliato: non si può chiedere ai cittadini di scegliere tra il diritto alla salute e quello al lavoro.
Deve essere la politica a dare una risposta.
Se fosse stato raggiunto il quorum, il Comune avrebbe dovuto in qualche maniera tenere conto dell’indicazione dei cittadini e il sindaco Stefano – che ieri ha votato, ma senza dichiarare come: «Una giornata importante, si decide il futuro della città » – in qualità di autorità sanitaria avrebbe dovuto emettere un provvedimento di chiusura dello stabilimento.
«Fantapolitica» hanno spiegato i partiti nei giorni scorsi, segnalando che la consultazione costava all’amministrazione 400 mila euro.
E tutti i partiti hanno snobbato il referendum, dando libertà di voto.
Allo stesso modo hanno fatto i sindacati.
Avevano indicato di votare «sì» soltanto il MoVimento 5 stelle («ma troppo timidamente » hanno protestato ieri i comitati organizzatori, con il leader dei Verdi Angelo Bonelli che se la prende con «Grillo muto »), Radicali e Sel (sul secondo quesito).
«Con queste premesse – spiega Alessandro Marescotti, presidente dell’associazione ambientalista Peacelink – era impossibile immaginare un risultato diverso. Risultato che non ci ha affatto deluso: quasi trentamila persone che vanno alle urne in piena autonomia sono un fiume, un esercito. Oggi nessuno potrà fare a meno di un cittadino su dieci che chiede di chiudere l’Ilva».
Inutile l’appello al voto agli operai: pochissimi quelli che si sono messi in fila per esprimere la preferenza.
«Se avessi votato per la chiusura dello stabilimento – dicono fuori all’Acciaieria numero 5 – avrei cancellato il futuro mio e dei miei due figli».
Meglio la morte, certo.
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Aprile 15th, 2013 Riccardo Fucile
“NON POTRA’ MAI DIVENTARE UOMO DI STATO”
Volano stracci in casa Pd sul Quirinale.
Anna Finocchiaro risponde alle bordate del sindaco di Firenze.
Ieri Renzi era stato netto: niente Quirinale perchè la sua immagine della spesa all’Ikea con la scorta la rende poco adatta a far passare un messaggio «anticasta».
Oggi la replica della ex capogruppo: «Non mi sono mai candidata a nulla. Conosco bene i miei limiti e non ho mai avuto difficoltà ad ammetterli. Ho sempre servito le istituzioni in cui ho lavorato con dignità e onore, e con tutto l’impegno di cui ero capace, e non metterei mai in difficoltà nè il mio Paese, nè il mio partito. Trovo che l’attacco di cui mi ha gratificato Matteo Renzi sia davvero miserabile, per i toni e per i contenuti».
Poi l’affondo finale: renzi «potrà anche vincere le elezioni, ma non ha le qualità umane indispensabili per essere un vero dirigente politico e un uomo di Stato».
La partita per il Quirinale è sempre più complicata, con i “pontieri” di Pd e Pdl a lavoro per sbloccare una situazione ora più che mai in bilico, anche se ancora aperta, dopo i veti incrociati tra Bersani e Berlusconi sul governo di larghe intese e la candidatura di Romano Prodi al Colle.
Rimane infatti sempre rovente lo scontro sul professore di Bologna, soprattutto dopo le bordate che gli ha sparato il Cavaliere nel comizio di Bari. «Non vorrei che si creasse un problema di emigrazione di massa, ma posso solo dire – ha replicato ieri Prodi- che nella così detta corsa per il Quirinale non ci si iscrive e non ci si deve nemmeno pensare».
Vendola è sceso in campo a difenderlo senza mezze misure. Sta di fatto che il nome di Prodi agita i sonni di Berlusconi, che teme una convergenza dei voti del Movimento 5 Stelle.
La situazione è questa: il fondatore dell’Ulivo è il favorito in caso di rottura tra Pd e Pdl.
Se invece si trovasse l’intesa il nome più probabile è quello di Amato.
(da “la Stampa”)
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Aprile 15th, 2013 Riccardo Fucile
A VENEZIA BANDIERE LISTATE A LUTTO… IL GOVERNATORE VENETO INVITA ALLA MEDIAZIONE
Il giorno dopo le 35 espulsioni di militanti leghisti veneti vicini a Umberto Bossi, gli spintoni e gli schiaffi,
nel Carroccio, la tensione resta altissima tra “bossiani” e “maroniani”.
Sempre più ai ferri corti.
Il governatore veneto Luca Zaia prova a gettare acqua sul fuoco e chiede a tutti di fare un passo indietro.
«Siamo arrivati alle ceneri, dobbiamo venirne fuori» – dice. Andare avanti così «ha del grottesco».
Non sposa la linea dura.
Perchè sostiene che «l’azione disciplinare è azione di violenza, che dà origine ad altra violenza, che non ci serve».
Cita Leopardi, «speriamo che la gallina torni nella via e il temporale sia passato». Il suo è un invito al dialogo. «Bisogna mettere assieme i cocci. La Lega rischia la deflagrazione facendo solo danni. Dobbiamo pensare alla gente e non alle divisioni».
Quanto al futuro del Carroccio, Zaia preferisce non sbilanciarsi.
«Ci vorrebbe l’indovino – confessa – per rinascere bisogna morire. Non è questione di bossiani contro maroniani. In un momento così difficile vanno gestite le diverse anime per estrazione culturale, sociale e anche politica. Adottare solo soluzioni disciplinari non va bene, la Lega non può diventare una riserva indiana»
Flavio Tosi, segretario della Liga veneta e sindaco di Verona, respinge le critiche e si trincera nel silenzio dopo che sabato aveva dovuto lasciare precipitosamente la sede padovana del Carroccio veneto, scortato dai carabinieri, mente gli volavano contro insulti da parte dei “ribelli” bossiani.
«I miei rapporti con Tosi sono normali – taglia corto Zaia – so scindere il lavoro dal personale». Ma è evidente che dopo lo strappo delle espulsioni tra i due è calato di nuovo il gelo
Nella sede provinciale della Lega a Venezia le bandiere sono ancora listate a lutto.
La sede doveva essere consegnata al commissario, ma resta ancora in mano ai “bossiani”.
Il Senatur, che non nasconde la sua rabbia per quanto è accaduto, fa sapere di non avere al momento intenzione di lasciare il Carroccio.
Roberto Maroni tace.
Tocca al segretario della Lega Lombardia Matteo Salvini spiegare la strategia dei maroniani. «Lavoriamo per raddoppiare gli iscritti. Le polemiche le vogliono in 10-15 persone».
Andrea Montanari
(da “La Repubblica“)
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Aprile 15th, 2013 Riccardo Fucile
E ATTACCA CONFINDUSTRIA E SINDACATI. “NIENTE TAGLI ALL’IMU O SERVIRA’ UNA MANOVRA”
«Il mio non è un abbandono ma la continuazione di quello che è il mio modo di interessarmi della vita del Paese. Non ho mai pensato di avere voglia di essere segretario o presidente di una forza politica».
Mario Monti risponde alle indiscrezioni su un suo disimpegno rispetto a Scelta Civica e alla politica in generale.
In effetti il premier uscente rinuncia a tutte le cariche nella sua forza politica e chiede di togliere il suo nome dal simbolo.
Ma assicura che non si tratta di un’uscita di scena.
«Ora Scelta civica si sta dotando di uno statuto e io non ne sono mai stato presidente, ho incoraggiato gli altri a cercare qualcuno che occupi quel posto ».
Lui continuerà a impegnarsi «per le riforme, per l’Europa e contro il bipolarismo conflittuale ».
Ma ospite di Fazio parla anche di economia dicendo che «se l’Italia non cresce ciò è dovuto a lacune della politica ma moltissimo anche a sindacati e imprese » e aggiunge che se ci sarà un taglio dell’Imu «potrebbe essere necessaria una manovra correttiva». Intanto, tornando al suo futuro politico, i montiani doc ricordano che il premier non ha mai avuto l’intenzione di guidare la macchina organizzativa di Scelta Civica, ruolo per il quale ritiene di non avere le caratteristiche e assicurano che già in campagna elettorale aveva detto che avrebbe fatto togliere il nome dal simbolo («non amo i partiti leaderistici»).
Ma certo è che nella scelta definitiva ha pesato l’amarezza per la sua parabola politica e la scarsa voglia di guidare una forza spaccata al suo interno.
Il che non significa disimpegno, garantisce il capogruppo a Montecitorio Lorenzo Dellai: «Monti conserverà la leadership non formale ma sostanziale del progetto e sarà una presenza attiva, non solo di riferimento».
E aggiunge che in caso di voto anticipato Monti sarà candidato premier di Scelta Civica a meno che, per via del Porcellum, il partito non sia costretto ad entrare in una coalizione con una premiership diversa
Ma a dimostrazione di quanto le acque dentro Sc siano torbide la ricostruzione di alcuni montiani di stretta osservanza secondo i quali il clamore creatosi intorno al passo di lato del premier sia una polpetta avvelenata propinata dalla corrente montezemoliana del partito.
Si parla di un tentativo di screditare il premier alla vigilia delle elezioni del Capo dello Stato, «ruolo al quale non aspira – spiegano – e per questo non vuole essere coinvolto nelle trattative per non essere additato di ambizione personale come avvenuto per l’elezione del presidente del Senato».
E proprio questo è il punto: il tentativo attribuito a Italia Futura di screditare il premier dando la sensazione di un ritiro strategico per rimettersi in corsa per il Colle in modo da farlo definitivamente fuori (al momento non è in lizza, ma non si sa mai…) e di indebolire il partito evitando che alla quarta votazione possa essere determinante nella costruzione di una maggioranza diversa da quella per Prodi (che al momento non convince i montiani).
Già , perchè se il nome del Professore di Bologna porta alle elezioni anticipate, per molti quelli di Italia Futura – è la dietrologia dei montiani doc – vedrebbero il voto con favore nel tentativo di svincolarsi dai civici, allearsi con Renzi e recuperare centralità politica.
Veleni di un partito in cerca d’anima.
Alberto D’Argenio
(da “la Repubblica“)
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