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BOSSI: “L’ESPULSIONE DI REGUZZONI? QUA SONO MATTI, NON SO SE RESTERO’ NELLA LEGA”

Aprile 11th, 2013 Riccardo Fucile

DOPO LA RICHIESTA DI ESPULSIONE DI QUATTRO SUOI FEDELISSIMI DA PARTE DEI MARONIANI, IL SENATUR SBOTTA: “TANTI ANNI PER METTERE INSIEME UN’ORGANIZZAZIONE, POI QUESTI PENSANO A MANDAR VIA LA GENTE…”

“Questi sono matti. Tanti anni per mettere insieme un’organizzazione e poi… Alla fine non resterò lì neppure io, se va avanti così”.
Umberto Bossi ha risposto così a chi gli chiedeva di commentare la decisione del consiglio nazionale della Lega lombarda, che ha proposto provvedimenti disciplinari nei confronti dell’ex capogruppo alla Camera, Marco Reguzzoni, insieme con Marco Desiderati, Alberto Torazzi e Monica Rizzo, tutti appartenenti all’ala fedele al Senatùr (il quale presiede il consiglio federale, a cui spetta la decisione definitiva).
La richiesta di espulsione stata comunque sospesa, almeno per il momento, come ha spiegato lo resso Salvini.
Il quale ha riferito di aver avuto un incontro a pranzo con Reguzzoni e che ha in programma di rivederlo la settimana prossima.
“C’è la possibilità  di evitare il provvedimento, se ci sarà  disponibilità  a lavorare tanto e parlare meno”, ha aggiunto il segretario della Lega Lombarda con riferimento indiretto ad alcune critiche fatte da Reguzzoni su Facebook.
Intervistato dai giornalisti locali, a Varese, a margine di una cerimonia in onore di Calogero Marrone, nonno della moglie, a chi gli ha chiesto se darà  vita a una nuova Lega,Bossi aveva risposto: “No, questo no”.
E poi: “Io non ho mai messo nessuno fuori dalla Lega, tranne chi si era venduto visibilmente”.

(da “il Fatto Quotidiano”)

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LEGA, RICHIESTA L’ESPULSIONE PER REGUZZONI E ALTRI BOSSIANI

Aprile 11th, 2013 Riccardo Fucile

PROSEGUE L’OCCUPAZIONE MILITARE DEI SEGUACI DEL SASSOFONISTA, PICCATO PER LA CONTESTAZIONE A PONTIDA

Il Consiglio nazionale della Lega lombarda ha proposto l’espulsione dell’ex capogruppo alla Camera, Marco Reguzzoni, dell’assessore lombardo allo Sport, Monica Rizzi e degli ex parlamentari, Marco Desiderati e Alberto Torazzi.
La decisione al termine della riunione, avvenuta in serata nella sede di via Bellerio.
Si tratta delle prime proposte di provvedimenti disciplinari per esponenti ‘bossiani’ lombardi, dopo le politiche e le contestazioni al raduno di Pontida.
Già  lunedì d’altra parte Roberto Maroni – che è segretario federale, oltre che governatore lombardo – aveva annunciato: “Chi ha contestato subirà  delle conseguenze”.
Le decisioni finali spettano comunque al Consiglio federale della Lega Nord e, per coloro che hanno più di dieci anni di militanza, c’è la possibilità  di appello al comitato di disciplina guidato dal presidente federale Umberto Bossi.
“La decisione è passata con 25 voti contro uno”, ha fatto sapere il segretario Matteo Salvini, che ha chiesto provvedimenti disciplinari nei confronti di 6 militanti. Durissima la reazione di Reguzzoni: “In mezzo alla situazione economica e politica che stritola il Paese e all’evidente crisi che attraversa la Lega, il Consiglio nazionale
del movimento che fa? Unisce, come chiesto da Bossi e Maroni a Pontida? Rilancia una nuova strategia politica? No, propone espulsioni senza motivazioni. Ci sentiamo tutti delle vittime: è una vicenda che si commenta da sola”.
La situazione è tesissima anche in Veneto, dove il sindaco di Verona Flavio Tosi non ha alcuna intenzione   di cedere alla richiesta di un congresso avanzata da Bossi.
E anzi si prepara, nel consiglio nazionale di sabato, a chiedere misure analoghe a quelle adottate in Lombardia.

(da “il Fatto Quotidiano”)

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LO SPORT PIU’ DIFFUSO (ANCHE) A SINISTRA: DARE ADDOSSO A INGROIA

Aprile 11th, 2013 Riccardo Fucile

MAI DISTURBARE I MANOVRATORI, POTRESTI FINIRE SOTTO LA NEVE DI AOSTA

È solo su Ingroia che questo Csm riesce a trovare l’unanimità .
Unanimi nel criticare la sua scelta di scendere in politica e pronunciare quel contestatissimo “Io ci sto”.
Unanimi nel decidere che l’unico posto dove può andare, una volta sconfitto alle elezioni, è la gelida Aosta, e neppure con un posto di pubblico ministero, che pure ci sarebbe stato, ma come giudice fuori ruolo.
Unanimi anche nel condividere le azioni disciplinari che piovono sulla testa di Ingroia, “reo” di aver criticato la Consulta sul caso Stato-mafia e di aver contestato un giudice della Cassazione per Dell’Utri.
Deve starsene zitto Ingroia perchè — come dicono qui al Csm — ha già  fatto troppi danni alla magistratura.
È in questo modo che, già  da giorni, era nell’aria il no a metterlo in aspettativa per consentirgli di andare a dirigere l’Equitalia siciliana.
Non ci sarebbe “un interesse dell’amministrazione della giustizia” a fargli ricoprire quel ruolo da magistrato, anche se in aspettativa.
E quale interesse c’è nel consentire che magistrati fuori ruolo vadano nei misteri e nelle Authority o nelle commissioni parlamentari?
Contro Ingroia si citano i precedenti di altri magistrati cui quell’autorizzazione è stata negata, un modo per coprirsi le spalle e non assumersi la responsabilità  di una decisione che, se fosse stata positiva, avrebbe consentito a Ingroia di fare quello per cui è tagliato, l’investigatore e l’inquirente, anzichè il giudice fuori ruolo.
Ma al Csm, come tra gli ancora colleghi, c’è astio nei suoi confronti, potremmo dire che non c’è neppure la serenità  necessaria per assumere una decisione equanime.
C’è solo voglia di attaccarlo e dire che ha sbagliato, perchè doveva rimanersene a Palermo a fare il procuratore aggiunto, e soprattutto senza aprire bocca.
È singolare quello che avviene nella magistratura.
Si avverte la paura diffusa di esagerare, la voglia di non andare oltre le righe.
Succede così che Magistratura democratica vuole esprimere solidarietà  al collega Nino Di Matteo minacciato dalla mafia e si produce in un comunicato in cui non c’è neppure il suo nome. Eppure sarebbe facile criticare il Guardasigilli Severino che, pur in presenza della minaccia mafiosa, ritiene che l’azione disciplinare contro Di Matteo solo per un’intervista debba comunque andare avanti.
In compenso, sempre al Csm, i componenti si dividono sul caso Laudati e ben tre consiglieri in commissione pensano davvero che il tuttora procuratore di Bari possa trasferirsi in un incarico prestigioso come quello di componente della Superprocura antimafia, una postazione strategica che ha accesso a tutte le inchieste di mafia in Italia.
Non pare proprio che un procuratore sotto inchiesta per abuso d’ufficio e favoreggiamento possa ricoprire un ruolo così delicato.
Nè è cogente l’assunto che in quell’ufficio c’è già  stato per molti anni.
Ma se il clima è questo, e visto che Ingroia ha una prorompente voglia di fare politica, e vista la considerazione che di lui hanno i colleghi — “Ingroia non rappresenta il mio modello di magistrato” dice in plenum Pepe di Magistratura indipendente — forse sarebbe il caso per lui di dare definitivamente l’addio alla toga.

Liana Milella
(da “La Repubblica”)

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IL BILANCIO PRESENTATO DA GRILLO E’ FALSATO: RENDICONTAZIONE DELLE SPESE PER LO TSUNAMI TOUR

Aprile 11th, 2013 Riccardo Fucile

VI SPIEGHIAMO PERCHE’: NON INDICA PER NULLA ENTRATE E USCITE GESTITE DAI REFERENTI LOCALI, COSA NON CONSENTITA

Beppe Grillo scrive, oggi, sul suo blog: “Il MoVimento 5 Stelle ha finanziato la sua campagna elettorale con le micro donazioni volontarie di 27.943 cittadini. Grazie a loro il M5S ha raccolto 774.208,05 euro, ne sono stati spesi 348.506,49”.
Pubblica quindi le voci di spesa sostenute per la “campagna elettorale” del M5S, per quel totale di circa 348 mila euro.
Ma quei dati sono falsati.
Ci sono omissioni pesanti la cui conseguenza è che il Rendiconto appare quindi falso. Vediamo perchè..
Partiamo da un presupposto: il M5S è uno solo.
Il Presidente e rappresentante legale, nonchè gestore del patrimonio (alias tesoriere) è lui, Beppe Grillo. [vedesi Atto Costitutivo e Statuto del M5S].
Come avevamo già  visto il M5S è un Partito che non ha una democrazia interna (è fondato e gestito da tre persone) e non ha strutture di controllo e di garanzia.
Grillo oggi pubblica il post dal titolo: “Rendicontazione delle spese per lo Tsunami Tour” e, come anticipato scrive: “Il MoVimento 5 Stelle ha finanziato la sua campagna elettorale con le micro donazioni volontarie di 27.943 cittadini. Grazie a loro il M5S ha raccolto 774.208,05 euro, ne sono stati spesi 348.506,49”.
Ora: il M5S non è lui personalmente, non è il suo staff, lo “Tsunami Tour” ha visto circa 100 tappe in altrettante città  (è il dato indicato dallo stesso Grillo, nel lancio dell’iniziativa).
Quindi lo “Tsunami Tour” e la “Campagna Elettorale” del M5S è stata quella gestita sia a livello centrale, sia quella gestita a livello periferico, città  per città .
Entrate ed Uscite locali (attraverso i gruppi territoriali del M5S e dei Meetup) ed Entrate ed Uscite nazionali (attraverso la raccolta del blog e la gestione del suo staff). Il tutto è parte bilanco del M5S.
Ma, visto ciò che pubblica Grillo, è più opportuno dure: il tutto avrebbe dovuto essere parte del bilancio del M5S per le scorse elezioni politiche!
La “campagna elettorale” del M5S ha visto, oltre a quegli introiti per la campagna di sottoscrizioni online sul blog, anche raccolte fondi e spese a livello locale.
Città  per città .
In ogni circoscrizione elettorale vi era un “committente responsabile” (quantomeno uno per tutta la lista, se non uno per ogni candidato) e vi erano soldi che venivano raccolti e spesi, ad esempio, per materiale (volantini, manifesti, etc), nonchè per i palchi delle città  dove hanno tenuto comizi (quantomeno quelle dove è arrivato Grillo per lo “tsunami tour” con “87” tappe certificate anche dal film sulla campagna elettorale grillina).
Queste ENTRATE e queste USCITE del M5S, per la “cmpagna elettorale” e per lo “Tsunami tour” non sono indicate e conteggiate nel rendiconto pubblicato da Beppe Grillo sul blog
Ed essendo Entrate ed Uscite del M5S (che è un unico soggetto politico nazionale) quelle spese ed entrate locali andavano conteggiate ed indicate. Grillo invece – forse nella foga di cercare di contestare la richiesta di trasparenza dei giornalisti – pubblica quei dati falsati, omissivi sia sulle entrate che nelle uscite, facendo sì che quanto pubblica non sia un bilancio corretto, fedele ai dati, ma falso.
Se si vuole dare uno schiaffo alla politica degli “altri”, che non pubblica la rendicontazione (anche se alcuni la pubblicano, per essere obiettivi), allora bisogna essere onesti e corretti e metterci tutto.
Presentare bilabci falsati di un movimento/partito non è bello.
Anche perchè se già  si erano evidenziati casi (anche nelle precedenti elezioni locali) in cui, ad esempio, le sottoscrizioni venivano raccolte su conti o carte prepagate “personali” di attivisti locali, si deve ancora capire come sono state fatturate le spese per i palchi, la Siae e quant’altro, sostenute a livello locale e non indicate (e quindi non conteggiate) nel rendiconti che presenta Beppe Grillo?
Ecco, i campioni della “moralizzazione della politica” dovrebbero quindi chiarire bene queste cose che riguardano, tra l’altro, il secondo partito italiano per numero di voti… e non quindi presentare un bilancio falsato pesantemente.
Ma i “grillini” fanno finta di non capire, oppure non capiscono proprio, le critiche che vengono mosse a Grillo ed al M5S, ed allora, per rendere ancora più chiara la questione del falso pubblicato da Grillo, proviamo spiegando in altre parole, in due semplici punti, la questione:
1) Oltre alle spese sostenute dal M5S così come indicate da Beppe Grillo, ci sono tutte le spese sostenute a livello locale per la campagna elettorale del M5S.
Ad esempio, tutte le spese delle tappe locali dello Tsunami Tour (palchi, energia elettrica, Siae, ecc ecc). Queste nel rendiconto non vengono indicate! Ed è grave! Inoltre non sono indicate, cosa altrettanto grave, le entrate locali con cui sono state sostenute quelle spese, città  per citt�
2) Il M5S non è una struttura “federativa” come ad esempio già  era il PDS ed ora sono il PD, in cui vi è una struttura centrale – con un suo Bilancio – e strutture locali con loro Bilanci (ogni regione aveva un suo Statuto).
Il M5S è una struttura unica nazionale, senza Statuti locali e con, quindi, solo una contabilità .
Quindi ogni articolazione periferica, cioè locale, del M5S è M5S, punto.
Non ci possono essere contabilità  locali non ricomprese nella contabilità  nazionale.
Se quanto entra a livello locale non viene contabilizzato a livello centrale diventano fondi neri.
E’ chiara ora la questione?
Grillo avrebbe dovuto scrivere: “questo che pubblico è un rendiconto parziale delle entrate e delle uscite per la campagna elettorale del M5S, dove non sono comprese le entrate ed uscite a livello locale ma solo ed esclusivamente quelle sostenute direttamente dal mio staff”.
Se scriveva questo – e non la falsità  che ha pubblicato – sarebbe stato corretto lui e pure il rendiconto “parziale”.
Invece Grillo gioca, tanto poi, al massimo, la butta sulla battuta e sulla scusa che lui è “solo un comico”… Eh no…
E’ anche un ragioniere… che ha insegnato a tanti che lui sa leggere bene i Bilanci (vedi ad esempio Parmalat e Telecom).
Ora non può certo dire che non sa!
Inoltre, oltre ad omettere un pezzo fondamentale del Bilancio dello Tsunami Tour e della Campagna Elettorale (e non usi nemmeno la scusa che quei dati non li aveva ancora quando si è chiusa la campagna elettorale, visto che, in ciò che pubblica, ci sono anche le spese post-elezioni) Grillo omette di indicare i nomi e cognomi dei sottoscrittori (e delle eventuali Imprese) , ma anche e soprattutto di indicare chi ha selezionato, lui ed il suo staff, come fornitori.
Renzi, ad esempio, unico caso in Italia, lo ha fatto, di pubblicare nome per nome chi lo ha finanziato, permettendo, ad esempio, di individuare che vi sono alcuni dei principali cementificatori savonesi che hanno effettuato donazioni ma anche le fatture delle spese sostenute.
Grillo indica, ad esempio, una spesa di oltre 140 mila euro per consulenze legali e tributarie, ma non dice chi sono questi “Consulenti”.
L’assenza di trasparenza fa girare in rete di tutto, e tutto finchè non viene chiarito, è verosimile.
Tra quello che gira, su questo specifico punto, c’è che parte o tutta la spesa per le consulenze “legali e tributarie” siano finiti al Vice-Presidente del M5S (che è il nipote avvocato) ed al Segretario del M5S (che è un commercialista).
Se avesse indicato chi ha dato quelle consulenze, non ci sarebbe da porsi la domanda “ma questo che gira in rete è vero o è falso?”, si saprebbe che, in modo pienamente legale, Grillo ha incaricato i suoi soci del M5S, oppure che così non è stato
E’ chiaro che qualcosa non torna, nei conti del Grillo e del M5S.
Ma è anche chiaro che formalmente solo lui può decidere come usare i soldi del M5S. Lui, con il nipote avvocato ed il commercialista, hanno titolo di votare i Bilanci del M5S… anche perchè quelli che si considerano iscritti attraverso il sito internet, al M5S, non lo sono.
Solo chi Grillo vuole, secondo l’art. 8 dello Statuto, può essere ammesso come iscritto…
E l’assemblea annuale del M5S si tiene, entro fine aprile di ogni anno… ma di quella del 2013 nessuno sa nulla.
Non si sa dove si svolga e quando si svolga, o, nel caso, se si è già  espletata…
Sempre alla faccia della trasparenza e democrazia.
Ma di questo avevamo già  parlato.
P.S
In occasione della cacciata dei giornalisti italiani alla chiusura dello Tsunami Tour, uno dell’Organizzazione ha dichiarato a “Il Fatto Quotidiano” che era stata data “l’escluiva” dell’evento a SKY.
Ma l’esclusiva era a pagamento o gratuita?
No, perchè se era gratuita tutto bene, ma se SKY a pagato per averla, allora si pongono due domande: quanto ha pagato e chi ha incassato?

Christian Abbondanza
Casa della Legalità 

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L’EX AGENTE DI NOEMI VUOTA IL SACCO: “FECE SESSO CON BERLUSCONI QUANDO ERA ANCORA MINORENNE”

Aprile 11th, 2013 Riccardo Fucile

L’EX AGENTE SOPRANI QUESTA SERA A “SERVIZIO PUBBLICO”: “NON ERA AMICO DEL PADRE, E’ GIUSTO DIRLO AGLI ITALIANI. DOMANI MI SPARANO? SONO CONTENTO COSI'”

“Noemi mi disse di come conobbe il premier e mi spiegò che quando era minorenne, a Roma, ci fu un rapporto consenziente. Questo segreto non fa male a Noemi, questo segreto fa male agli italiani. Di conseguenza non voglio che l’Italia venga governata o comunque che gli italiani non si rendano conto di chi è una persona. Non era amico del padre, e siccome questo lo so, lo voglio dire agli italiani. Italiani: non era amico del padre. Domani mi minacciano? Domani mi sparano? Sono contento così”.
A dirlo è Francesco Chiesa Soprani, ex agente di Noemi Letizia, in un’intervista esclusiva che andrà  in onda questa sera a Servizio Pubblico, il programma di Michele Santoro in onda su La7, a partire dalle 21,10.
Chiesa Soprani non sa che fine abbia fatto la ragazza di Portici: “Si gode i soldi che si è presa immagino.
Io ebbi il numero da Emilio Fede, la chiamai, pagai l’aereo a lei e al padre, e vennero in studio da me.
Il papà  mi disse: ‘Guarda Francesco non mi interessa il discorso economico, in quanto chi di dovere –   e uscì il nome di Berlusconi, ci ha già  pagato”.
L’ex agente di Noemi ha raccontato anche un episodio riguardante Ruby.
“Io gli spiegai che facevo l’agente televisivo e Ruby mi disse: ‘guardi che qua io ho già  Lele Mora, Emilio Fede e Silvio Berlusconi che si stanno occupando di me, siccome sono minorenne’ e quindi Berlusconi sa che è minorenne.
‘Io sto qua perchè mi pagano la casa, mi danno i soldi, mi fanno divertire’.
E poi ha concluso dicendo ‘scopata più, scopata meno, ormai…”

(da “La Repubblica“)

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TRUFFA ALLO STATO, I PM DI FIRENZE SEQUESTRANO 12 MILIONI A VERDINI E AGLI ALTRI INDAGATI

Aprile 11th, 2013 Riccardo Fucile

SECONDO L’ACCUSA VERDINI E SOCI AVREBBERO CREATO UN’APPOSITA COOPERATIVA PER RICEVERE EROGAZIONI PUBBLICHE PER L’EDITORIA PER UN TOTALE DI 22 MILIONI DI EURO

Dodici milioni sequestrati per truffa allo Stato.
Nel mirino della Procura di Firenze Denis Verdini (Pdl) e gli altri “protagonisti” della inchiesta coordinata dalla Procura di Firenze.
Secondo il pm il deputato del Popolo della Libertà  e altri indagati avevano costituito un’apposita cooperativa per ricevere le erogazioni pubbliche per l’editoria, per un totale di 22 milioni di euro (in ottobre c’era stato già  un sequestro di 10 milioni, ndr). Tra le testate coinvolte il Giornale della Toscana, allegato regionale del Giornale. Quando nel dicembre scorso era scoppiato lo scodalo Verdini aveva ribattuto: “E’ una storia vecchia, grave che i magistrati la pubblicizzino nei giorni in cui si apre la campagna elettorale”.
Verdini è indagato con altre 24 persone e il periodo su cui si concentra l’indagine va dal 2002 al 2012.
Nel registro degli indagati erano finito anche l’onorevole Massimo Parisi (sempre Pdl) e altri 23.
Alla fine di ottobre la Guardia di finanza aveva già  sequestrato 10 milioni e 800mila euro concessi alla società  editrice del giornale, attraverso la Nuova Editoriale scarl, che sarebbero stati illecitamente ottenuti dal 2005 in poi.
Poi l’indagine si è estesa nel tempo fino al 2002.
Secondo quanto ricostruito dalla procura di Firenze la truffa ammonte a oltre 22 milioni di euro.
E quindi dopo il sequestro lo scorso autunno dei primi 10 milioni oggi sono stati sequestrati gli altri 12.Secondo la Procura, Verdini e gli altri indagati avevano costituito un’apposita cooperativa per ricevere le erogazioni pubbliche per l’editoria. Una cooperativa la cui natura, secondo gli inquirenti, sarebbe “palesemente fittizia“: nessuno dei soci vi prestava attività  lavorativa, nè da lavoratore dipendente, nè autonomo, e nessuno di loro parteciva a scelte strategiche o di gestione. Gli indagati avrebbero indotto in errore il dipartimento per l’informazione e l’editoria presso la Presidenza del Consiglio, chiedendo contributi per due testate diverse appartenenti allo stesso gruppo, quando soltanto una avrebbe potuto ottenere i fondi, fornendo false fatturazioni e alterando i dati di diffusione rispetto alla tiratura.
Verdini è indagato come socio di maggioranza di fatto e amministratore di fatto della Società  Toscana di Edizioni srl, che pubblicava Il Giornale della Toscana, e della società  Nuova Editoriale società  cooperativa a responsabilità  limitata, editrice della testata Metropoli day, nonchè come dominus del Gruppo Società  Toscana di Edizioni — Sette Mari, a cui fanno capo 10 società  impegnate nel settore editoriale, tra cui un’agenzia di stampa, una società  grafica, due radio fiorentine, una concessionaria pubblicitaria.
Come finanziatore delle attività , insieme a Verdini, gli inquirenti hanno indagato il costruttore Roberto Bartolomei, già  da decenni socio al 50% con il costruttore pratese Riccardo Fusi, nella società  BTP, fallita di recente e coinvolta in altre vicende giudiziarie.
Tra gli indagati risultano anche gli imprenditori Girolamo Strozzi e Pierluigi Picerno e gli editori Fabrizio Nucci e Duccio Rugani.

(da “il Fatto Quotidiano“)

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LA MAIL DI CASALEGGIO ALLA LOMBARDI: “PARLI TROPPO CON I DEPUTATI”

Aprile 11th, 2013 Riccardo Fucile

LEI SCIOCCAMENTE LA GIRA AI PARLAMENTARI GRILLINI E QUALCUNO LA RENDE PUBBLICA: ENNESIMA FIGURACCIA DEL MOVIMENTO DOVE SEMBRA DI VIVERE IN UNA CASERMA SOLIDA PIU’ CHE IN UNA DEMOCRAZIA LIQUIDA

Palazzo Madama, capannello di senatori Cinque Stelle.
Si parla di candidati alla Presidenza della Repubblica.
Della selezione on line che comincia questa mattina.
I soliti nomi. Gino Strada, la Bonino, Rodotà . Poi anche la Boldrini e Zagrebelsky.
«Prodi? Prodi no, ma come si fa? Come lo raccontiamo ai nostri che Prodi è il nuovo che avanza?».
Dibattito acceso.
Finchè uno di loro si stacca dal gruppo con un bicchiere di spremuta d’arancio.
Lo appoggia su un tavolino. Ha gli occhi che gli brillano.
Il viso gli si apre in un sorriso feroce. «La vuole vedere una mail?». Scusi? «Me l’ha girata un collega della Camera, mi pare favolosa».
Favolosa? Compulsa lo smart phone.
È una comunicazione al gruppo di Roberta Lombardi, la portavoce del MoVimento a Montecitorio.
Comincia così: «Casaleggio mi ha cazziata perchè vi dico troppo». Boom.
Ma che cosa vuole dire?
Le interpretazioni sono mille.
Davvero Casaleggio richiama all’ordine i portavoce perchè comunicano col gruppo?
Ci sono cose che non si devono sapere?
Hanno ragione quelli che parlano di un piano oscuro?
Il senatore Cinque Stelle offre la prima chiave di lettura: «Se qui fossimo inquieti come alla Camera, per il Pd sarebbe una pacchia. E mi pare ovvio che qualcuno non ami la Lombardi e la voglia mettere in difficoltà . Comunque io non ci credo che Casaleggio dica queste cose».
Non ci crede? «Diciamo che spero non sia così».
Dunque la Lombardi parla a vanvera?
È una giornata complicata per la portavoce Cinque Stelle. Lo sono tutte.
Ma oggi si chiude in una riunione che dura sette ore per discutere dello Statuto.
Alle nove e mezza di sera, quando risponde al telefono, è evidentemente stremata.
Non ha neanche più la voglia di arrabbiarsi. Dice: «Certo che l’ho scritta quella mail. Ma è raccapricciante che sia uscita. Poi c’è qualcuno che si stupisce che abbia deciso di non dire a nessuno dove ci saremmo visti con Grillo».
Scelta sua? «Certo. Scelta mia. E la rivendico. Proprio perchè di certe persone non ci si può fidare. Non penso che siano traditori. Di sicuro hanno smanie di protagonismo».
Forse. Chissà .
Resta quell’incipit pericolosamente ambiguo: «Casaleggio mi ha cazziata perchè vi dico troppo». Ma troppo cosa? Troppo di che? E perchè lei lo comunica? «Bisogna contestualizzare». Contestualizziamo. «Quella mail è uscita dopo l’ennesima riunione fiume in cui c’eravamo detti un sacco di cose, come sempre. Dibattiti accesi.   Differenze e decisioni prese a maggioranza. Avevamo parlato anche di comunicazione. Noi siamo liberi di fare quello che ci pare. Immaginiamo scenari, gestiamo i soldi e i collaboratori, ma per statuto la scelta della struttura che si occupa della comunicazione è lasciata alla Casaleggio».
Vabbè, ma che significa?
«Che alcuni di noi si erano messi a fare commenti eccessivi sulle figure identificate. E Casaleggio si è limitato a ricordare il regolamento. Tutto qui».
Forse.
A Casaleggio non piace che le sue scelte diventino oggetto di dibattito?
È normale?
Il Movimento della trasparenza ha pareti opache?
«Solo per voi. Per noi sono luminose».
Sfinita. La Lombardi saluta.
Come cantava De Andrè? «Madamadorè (…) paga il riscatto con le borse negli occhi piene di foto di sogni interrotti».
Quando succede che il risveglio diventa dolorosamente brusco?

Andrea Malaguti

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LE IILLUSIONI DELLA RIFORMA ELETTORALE: MAGGIORANZA IMPOSSIBILE ANCHE CON IL MATTARELLUM

Aprile 11th, 2013 Riccardo Fucile

IN CASO DI PDL COME PRIMO PARTITO LA SIMULAZIONE PREVEDE 259 DEPUTATI AL CAVALIERE, 235 AL PD E 108 A GRILLO…NON CAMBIEREBBE NULLA

Troppo tardi: neanche il ritorno al Mattarellum basterebbe, ormai, a garantire la governabilità .
Lo dicono i numeri, lo spiega una eloquente tabellina che da qualche giorno è sulla scrivania di Napolitano e sul tavolo dei quattro «saggi» incaricati di risolvere il rebus della legge elettorale.
Titolo: «Applicazione di un sistema elettorale misto (“Mattarellum”, 75 % maggioritario, 25 % proporzionale) sulla base dei risultati elettorali del 24-25 febbraio 2013».
Una sola paginetta, una tabella ben impaginata, con una premessa doverosa e sottintesa: quando cambiano i sistemi elettorali cambiano anche i comportamenti dei partiti e degli elettori, quindi non è affatto detto che le cose sarebbero andate esattamente così.
Però, sia pure prendendola con le pinze, la simulazione ci consegna un risultato sorprendente: incassando gli stessi voti di sei settimane fa, non avrebbe vinto Bersani ma Berlusconi.
Raccogliendo lo 0,4 per cento in meno della coalizione avversaria, il centro-destra avrebbe conquistato la maggioranza relativa dei seggi a Montecitorio.
Avrebbe vinto in 216 collegi uninominali e avrebbe ottenuto altri 43 seggi nella quota proporzionale.
Totale, 259 deputati: più del doppio dei 125 seggi che il Pdl e i suoi alleati occupano oggi alla Camera.
Ma soprattutto, 24 seggi in più del Pd, che si sarebbe fermato a 192 collegi uninominali e a 43 deputati nella quota proporzionale, totalizzando 235 onorevoli (e non gli attuali 345)
Dunque avrebbe vinto Berlusconi.
Ma neanche lui, come oggi capita a Bersani, avrebbe avuto i numeri per formare il governo: con quei 259 seggi il centrodestra avrebbe potuto rivendicare la maggioranza relativa (e formare il gruppo più numeroso) ma non la maggioranza assoluta, la metà  più uno degli eletti, quella che serve per ottenere la fiducia.
Non solo, ma la presenza del terzo incomodo, il Movimento 5 Stelle, sarebbe stata assolutamente identica: 108 seggiha oggi, 108 ne avrebbe ottenuti con il Mattarellum (vincendo in 65 collegi uninominali).
Il vero perdente sarebbe stato Monti, che invece degli attuali 45 deputati ne avrebbe avuti appena 15, trionfando in un solo collegio uninominale: soltanto uno, su 474.
E’ una simulazione attendibile? Assolutamente sì.
L’hanno preparata due studiosi che sono considerati tra i massimi esperti italiani dei meccanismi elettorali.
Il primo è Antonio Agosta, oggi docente di Scienza della politica all’università  di Roma Tre, già  esperto elettorale del Viminale e membro della commissione che nel 1993 disegnò i confini dei collegi uninominali.
L’altro è Nicola D’Amelio, docente di Tecniche di analisi elettorale a Roma Tre e direttore dell’Archivio storico delle elezioni al ministero dell’Interno.
Con un lavoro certosino, i due studiosi hanno calato il voto degli italiani nei vecchi contenitori, quelli del Mattarellum: collegio per collegio, partito per partito.
E ci consegnano un responso chiarissimo: con l’Italia ormai tripolarizzata, neanche il sistema che per tre volte fece nascere una maggioranza oggi riuscirebbe a garantire
la governabilit�
Non solo: ma già  che c’erano, Agosta e D’Amelio hanno voluto provare a vedere gli effetti dell’uninominale secco, all’inglese: senza quota proporzionale.
E in questo caso alla premessa sulle simulazioni se ne aggiunge una sulla precisione: portare i collegi da 474 a 617 comporterebbe scelte discrezionali sulla ridefinizione dei confini di ciascun collegio che potrebbero riflettersi sui risultati.
Dunque, per correttezza, hanno indicato per ciascuna coalizione un minimo e un massimo.
E non è incoraggiante constatare che anche applicando il maggioritario più spinto che si conosca, nessuno si avvicinerebbe alla maggioranza assoluta: nell’ipotesi migliore (per lui) Berlusconi otterrebbe 300 deputati, 16 in meno di quelli necessari per governare
In passato, certo, il Mattarellum ha funzionato.
Ma i numeri erano assai diversi da quelli di oggi.
Nel 1994 il centro-destra raggiunse il 46 per cento (e nonostante questo al Senato si fermò a 155 seggi, sotto la metà ).
Nel 1996 Prodi raccolse il 44,8 per cento (e alla Camera portò 319 deputati, che però non gli bastarono per evitare la sfiducia).
E nel 2001 Berlusconi ottenne un’ampia maggioranza in entrambe le Camere, con il 45,5 per cento.
Ma oggi nessuno supera il 30 per cento, e il Mattarellum non basterebbe più a ridarci governabilità .
E allora? «Io vedo solo due soluzioni» spiega Agosta.
«La prima è quella di estendere al Senato il meccanismo del premio nazionale: ma per farlo occorrerebbe una modifica della Costituzione, visto che il Senato va eletto “su base regionale”.
E non è neanche detto che funzionerebbe, considerato che le due Camere hanno elettorati diversi (per Montecitorio votano i 18-25 enni) che potrebbero anche esprimere due maggioranze diverse.
La seconda, forse più lineare, sarebbe quella di differenziare i ruoli delle due Camere, lasciando solo a Montecitorio il potere di dare e revocare la fiducia al governo.
Anche in questo caso sarebbe necessario mettere mano alla Costituzione, ma almeno il risultato sarebbe più limpido».

Sebastiano Messina
(da “La Repubblica“)

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LA SVOLTA DI BERLUSCONI PER IL COLLE: “VIA LIBERA A BERSANI, POI GOVERNO DI LARGHE INTESE”

Aprile 11th, 2013 Riccardo Fucile

IL CAVALIERE LO INCLUDE NELLA “ROSA”: COSI’ SI FA IL GOVERNO DI SCOPO

E adesso il Pdl accarezza l’idea di lasciar eleggere Pierluigi Bersani al Colle.
Una «folle idea», soluzione a sorpresa che tuttavia in questo scenario imprevedibile Silvio Berlusconi ha prospettato ai suoi nei conciliaboli delle ultime 36 ore.
Mossa disperata e ultima, per aprire poi al governo di «larghe convergenze».
Sta di fatto che parlamentari e dirigenti a lui vicini sono stati impegnati per tutto il pomeriggio a rilanciarla e metterla in circolo, tra il Transatlantico della Camera e la buvette del Senato.
Quasi per sondare fin d’ora l’effetto che fa.
«Dal colloquio avuto con Pierluigi ho avuto la sensazione che non escluda affatto di finire lui stesso al Colle e a quel punto, vi dirò, potrebbe pure servire a sbloccare la situazione» racconta il Cavaliere nella cena avuta martedì sera fino a tarda ora con Alfano, Verdini, Brunetta, Schifani, Gasparri, Cicchitto, a Palazzo Grazioli. Il faccia a faccia si è concluso da qualche ora.
Il ragionamento dell’ex premier, riproposto ad altri dirigenti andati a trovarlo ieri nella sua residenza romana, va detto che è improntato di nuovo al pessimismo.
«Non mi attendo nulla di buono, Bersani mi è apparso assai fragile, non so fino a che punto sia in grado di garantire la compattezza dei suoi».
La polemica di Renzi in ultimo fornisce a suo dire un quadro assai frastagliato e incerto dentro il Pd.
Il clima si è «imbruttito », conferma chi è di casa a Grazioli.
Con i “falchi” del partito, da Brunetta a Gasparri, a rincarare la dose: «A breve le elezioni amministrative, come si fa a dar credito e fare accordi con questi del Pd?».
Ma quella bersaniana potrebbe essere la carta che spariglia, secondo Berlusconi. «Chiaro che se loro puntano su Bersani — ragiona -, noi dovremo decidere se votare un nostro candidato di bandiera ma lasciando che venga eletto o addirittura ufficializzare il nostro sostegno ».
«Ma tutta la partita a quel punto si riapre, il clima potrebbe diventerebbe favorevole a un governo di larghe convergenze» come ama definirlo ora il Cavaliere. Esecutivo con ministri politici Pdl o di area, governo di scopo: quello che negli anni Settanta veniva definito «governo orrendo», da naso turato, insomma.
Ma le due partite, l’“azzardo” Bersani e il governissimo, per Berlusconi devono tenersi insieme.
«Anche l’Europa ci chiede di dar vita in fretta a un governo, come fanno a non rendersene conto?», ha insistito coi suoi Berlusconi, alludendo al richiamo Ue di ieri mattina sul rischio-contagio Italia.
Il leader Pdl intende tornare alla carica con Bersani, nella telefonata che potrebbe intercorrere prima di sabato e nell’incontro della prossima settimana.
«Di positivo c’è che i due hanno instaurato un filo diretto, vedremo a che porta» spiega il neo vicecapogruppo al Senato, Paolo Romani.
Ad ora, prevale il pessimismo e il voto (il 7 luglio) resta l’ipotesi su cui scommettono in via dell’Umiltà .
È un coro, «il Paese paga l’irresponsabilità  del Pd e la chiusura testarda di Bersani», sintetizza Anna Maria Bernini, da ieri portavoce del gruppo al Senato.
Anche perchè «lo scenario non è mutato e la nostra strada è dritta» puntata sulle elezioni, intende Maurizio Lupi.
Non a caso il capo ha già  preparato un discorso tutto in attacco, in vista della manifestazione di sabato a Bari. E poi, ragiona Augusto Minzolini nel Salone Garibaldi del Senato durante i lavori d’aula, «a fronte del pantano in cui ci troviamo, il voto anticipato consentirebbe di approfittare del forte calo dei consenti di Grillo». Quel che tutti tacciono è che senza un presidente garante e un governo con ministri Pdl, Berlusconi vede il solo ritorno a Palazzo Chigi quale baluardo per difendersi dai processi che lo assediano.

Carmelo Lopapa
(da “La Repubblica”)

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