Destra di Popolo.net

L’AUSTERITY DI BERLUSCONI: NIENTE REGALI DI NATALE AI PARLAMENTARI

Dicembre 20th, 2013 Riccardo Fucile

DAI FASTI E DAI REGALI PREZIOSI DI UN TEMPO AL BUFFET NELLA SEDE DI FORZA ITALIA

Sobrietà  nei doni, spending review, un cane per mascotte.
Silvio Berlusconi come Mario Monti? Almeno sotto Natale, sembra di sì.
Il Cavaliere, contrariamente agli anni precedenti, si è limitato (salvo colpi di scena) a un buffet nella sede della rinata Forza Italia, a San Lorenzo in Lucina, nel centro di Roma, intervenendo con la fidanzata Francesca Pascale e il cane Dudù.
La formula consolidata, invece, prevedeva una cena al ristorante più doni preziosi alle donne e tecnologici agli uomini.
DIAMANTI NON PER SEMPRE
Nel 2004, ad esempio, all’Hotel Splendide Royal, aveva regalato orecchini coordinati con spilla per le donne, orologi Omega per gli uomini. Più concerto live di Apicella per tutti.
Neanche la crisi aveva intaccato il format. «Gli italiani devono spendere, fare le feste e i regali come l’anno scorso», dice nel 2008: la crisi? «Un fatto psicologico».
All’Acquario romano la cena con i deputati è un titanico tripudio tricolore: tra i marmi bianchi illuminati da luci verdi e rosse, vengono dati alle signore pendenti Re Carlo con smeraldo, diamante e rubino; agli uomini, orologi Locman: due aziende italiane. Regali patriottici.
TV AL PLASMA E IPAD
Il 2009, ad Arcore, è un Natale convalescente. Berlusconi, colpito al volto dalla statuetta del Duomo lanciata da Massimo Tartaglia, si lecca le ferite fisiche e d’immagine.
Ma il suo spirito è vivo alla Camera, dove il gruppo Pdl regala ai deputati una tv al plasma da 23 pollici a testa
Un anno dopo, arriva l’iPad per lui, un anello tricolore per lei, fatto di tre fedine: una di oro rosa con rubini, una di oro bianco con brillanti, una di oro giallo tempestata di smeraldini
Gli ultimi Natali sono stati meno sfavillanti, ma non si era mai arrivati al grado zero. Che, comunque, è piuttosto eloquente.
LA SCOPERTA DI DUDÙ
Quasi quanto in passato erano stati i regali di Francesco Cossiga ai suoi nemici (a Massimo D’Alema un bambolotto di zucchero, perchè i comunisti mangiano i bambini; al senatore dc Franco Mazzola un sacchetto con 30 monete d’oro di cioccolata).
Berlusconi, questa volta, il regalo se l’è fatto da solo: è Dudù.
«Non avevo mai avuto cani in casa – ha detto nella sede di Fi – ma ora mi si è aperto tutto un mondo…».
Il Cavaliere dunque, in tempi di crisi economica e tagli alla politica, è passato dalla filosofia spendi&spandi alla spending review.
Ma chissà  cosa c’è sotto l’albero di Dudù.

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PORTONI GIREVOLI: E LA MADIA SBAGLIA ENTRATA

Dicembre 20th, 2013 Riccardo Fucile

LA RESPONSABLE DLE LAVORO DEL PD ENTRA AL MINISTERO DELL’INDUSTRIA CONVINTA DI ESSERE IN QUELLO DEL LAVORO

Com’è volgare e sessista la tempesta che si è abbattuta su Marianna Madia, fresca responsabile del lavoro nel Pd renziano, che alla sua prima uscita ha sbagliato portone e anzichè dal ministro del Lavoro si è fatta ricevere da quello dell’Industria.
Entrambi i ministeri si trovano in via Veneto: è facile sbagliarsi, anche perchè si tratta di una via piuttosto lunga.
A noi risulta che Madia, sedutasi davanti a Zanonato (Industria), lo abbia immediatamente riconosciuto come tale.
Secondo Il Tempo, invece, la laboriosa democratica avrebbe animatamente discusso con Zanonato della sua materia (sua della Madia) e si sarebbe accorta dell’equivoco solo quando il titolare dell’Industria ha pronunciato la più italiana delle frasi «Non è di mia competenza»: in questo caso con qualche ragione.
Zanonato l’avrebbe quindi accompagnata alla finestra: «Il ministero del Lavoro è dall’altra parte della strada. Hai sbagliato indirizzo».
E ministro: quello giusto si fa chiamare Giovannini.
È da ieri che la Rete, sadica, si sganascia dalle risate.
Una mortificazione immeritata: Madia ha ricevuto da Renzi la delega al Lavoro, non ai navigatori satellitari. Non è tenuta a orientarsi tra i palazzi del potere: che poi, si sa, sono tutti uguali.
Ad aggiungere confusione ulteriore, il ministero del Lavoro adesso si chiama «del Welfare», chiaramente per fare un dispetto a lei.
E poi, in un Paese dove il direttore di un carcere non si accorge di avere tra i detenuti un serial killer, Madia si è invece subito resa conto che Zanonato era Zanonato.
Non sapeva cosa ci facesse lì, è vero.
Ma qualche volta, a giudicare dai risultati del governo, non lo sappiamo nemmeno noi.

Massimo Gramellini
(da “La Stampa“)

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ARRESTATO LAVITOLA PER ESTORSIONE A IMPREGILO. UN TESTE: “LAVITOLA RICATTAVA BERLUSCONI: GLI PROCURO’ PROSTITUTE A PANAMA E POI FILMO’ GLI INCONTRI HARD”

Dicembre 20th, 2013 Riccardo Fucile

AVREBBE MINACCIATO IMPREGILO PER COSTRINGERLA A COSTRUIRE UN OSPEDALE A PANAMA

L’ex direttore dell’Avanti! Valter Lavitola è stato raggiunto in carcere, da una nuova ordinanza di custodia cautelare con l’accusa di tentata estorsione ai danni della società  Impregilo. L’inchiesta è condotta dal procuratore aggiunto di Napoli Francesco Greco e dai pm Henry John Woodcock. L’interrogatorio di garanzia si svolgerà  lunedì prossimo nel carcere di Poggioreale.
IL RICATTO A BERLUSCONI
Secondo quanto riferito da Angelo Capriotti (uno degli imprenditori italiani del consorzio Svemak che ottenne appalti a Panama e perciò avrebbe pagato tangenti al governo centroamericano e che ricevette da Lavitola anche la richiesta di regalare un elicottero al presidente Martinelli) il 9 aprile scorso ai pm «Lavitola aveva i video di Berlusconi con le prostitute di Panama e li usava per ricattarlo».
Capriotti a Woodcock e Piscitelli racconta: «In occasione del soggiorno, secondo quanto riferitomi da Lavitola, lo stesso aveva procurato anche in quella occasione, come avvenuto in Brasile, delle ragazze mercenarie per il presidente del Consiglio italiano».
Capriotti aggiunge di aver appreso dall’imprenditore Mauro Velocci che quest’ultimo «aveva poi sottratto a Lavitola, duplicandoli, dei video a luci rosse riguardanti tali incontri che Lavitola aveva girato di nascosto. Velocci mi disse anche di essere in possesso di video che riprendevano il presidente panamense Martinelli intento ad assumere cocaina».
Capriotti afferma però di non aver «mai visto tali video». Il ruolo di Berlusconi nella vicenda sarebbe comunque quello di «vettore inconsapevole» del tentativo di corruzione attuato da Lavitola, già  detenuto nell’ambito dell’indagine su finanziamenti pubblici alla testata e per corruzione internazionale, e coinvolto in una vicenda di corruzione insieme all’ex premier, Silvio Berlusconi.
L’ACCUSA
Le altre accuse si riferiscono alla promessa da parte della società  Impregilo di realizzare un ospedale a Panama in cambio dell’attribuzione da parte delle autorità  panamensi dell’appalto per la realizzazione della metropolitana di Panama City, appalto poi attribuito a altra società  non italiana.
Vi sarebbero state minacce di ritorsioni di vario genere nei confronti dei responsabili dell’Impregilo per indurli a realizzare comunque l’ospedale.
I pm contestavano anche l’ipotesi di corruzione internazionale , non condivisa dal gip, che ha ritenuto invece sussistente l’ipotesi di istigazione alla corruzione.
LA TELEFONATA
Il nuovo filone d’indagine nasce da una telefonata dell’aprile 2011 tra l’allora vertice di Impregilo, Massimo Ponzellini e Silvio Berlusconi.
Un colloquio che ha al centro proprio la realizzazione di un ospedale a Panama. Una telefonata sulla quale il top manager è stato anche ascoltato dai pm napoletani.
Berlusconi, nell’aprile 2011, disse a Ponzellini di essere stato chiamato da Lavitola per conto del presidente panamense Ricardo Martinelli che spinge perchè Impregilo mantenga l’impegno di costruire un ospedale nello Stato Sudamericano.
Un colloquio che per gli inquirenti partenopei deve essere chiarito.

(da “il Corriere della Sera“)

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MERKEL E GLI ALTRI: “MENO MALE CHE SILVIO NON C’È”

Dicembre 20th, 2013 Riccardo Fucile

BERLUSCONI ASSENTE, SOLLIEVO A BRUXELLES

«Non sapevo che Berlusconi non avesse più i documenti, lo conoscevo ai tempi in cui aveva il passaporto… ». Jean Claude Juncker si conferma il più sarcastico tra i leader europei.
Ma la battuta dell’ex premier lussemburghese riassume perfettamente il sollievo per il mancato arrivo del Cavaliere che si respira al castello di Meise, la residenza alle porte di Bruxelles dove si tengono le riunioni del Partito popolare europeo prima dei summit Ue.
Anche Jyrky Katainen, l’impassibile premier finlandese, ricorre all’ironia: «Berlusconi è sempre stato molto colorito nei nostri incontri, ma sta ai giudici decidere cos’è giusto, that’s life!».
È più istituzionale il presidente del Ppe Joseph Daul: «Non è potuto venire perchè è stata applicata la legge italiana e io rispetto la giustizia».
Alla riunione Forza Italia è rappresentata da Antonio Tajani, vicepresidente della Commissione Ue.
C’è anche Angelino Alfano, leader dell’Ncd che aspira ad entrare nella famiglia popolare prima delle europee di maggio. Probabilmente ce la farà .
Sull’assenza di Berlusconi Tajani e Alfano si dicono dispiaciuti.
«Pensavo – spiega il ministro dell’Interno – che in applicazione di Schengen il principio di cittadinanza corrispondesse ai confini europei».
A non essere dispiaciuti erano invece i grandi d’Europa presenti a Meise.
A partire dalla Cancelliera Angela Merkel. Non bastano i turbolenti precedenti tra lei e il Cavaliere e l’allergia a chi nel 2011 stava per mandare l’Italia in default e affondare l’Europa.
Ora Berlusconi è anche un pregiudicato. Come da etichetta la Merkel non parla in pubblico dell’ex collega, ma un eurodeputato della Cdu a lei molto vicino racconta del suo sollievo: «Certamente la Cancelliera non sarebbe stata felice di vedere Berlusconi al Ppe».
Il parlamentare, che preferisce restare anonimo, racconta che la Merkel, e non solo lei, farebbe volentieri a meno di avere Forza Italia nella famiglia dei popolari.
Le circostanze rendono però difficile pensare all’espulsione del partito anche se comandato da un condannato ormai percepito come un antieuropeista: il Ppe nei sondaggi è avanti di un soffio sui socialisti (Pse) e se vorrà  guidare l’assemblea di Strasburgo ed esprimere il presidente della Commissione Ue si dovrà  tenere buono ogni voto.
La decisione del Ppe sul futuro di Fi sarà  presa il 27 gennaio. E nel caso in cui Fi dovessere rimanere nel Ppe c’è già  un accomodamento per limitare i danni.
Racconta ancora il deputato cristianodemocratico che interpeta lo spirito della Cancelliera: «Almeno ora abbiamo la certezza che non dovremo sederci allo stesso tavolo di Berlusconi perchè non può espatriare. Una vera fortuna. Per i leader popolari farsi vedere al suo fianco in campagna elettorale sarebbe estremamente dannoso».
Ma le istanze dell’ex premier in Europa vengono portate avanti da Tajani e Alfano.
I due hanno mostrato grande sintonia. Per esempio quando Daul ha proposto di lanciare l’idea di una commissione d’inchiesta Ue sulla malagiustizia in paesi in cui gli standard non sono in linea con quelli continentali, come Bulgaria o Slovenia.
Al che Tajani ha affermato che anche l’Italia meriterebbe un’inchiesta, se non altro per fare luce «sul ruolo di Magistratura democratica».
E Alfano ha commentato: «Sono d’accordo con Antonio».

Alberto D’Argenio
(da “La Repubblica”)

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SERIAL KILLER, CANCELLIERI: “CARCERE CONOSCEVA INTERO PERCORSO DI GAGLIANO”

Dicembre 20th, 2013 Riccardo Fucile

IL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA SMENTISCE IL DIRETTORE DEL CARCERE DI MARASSI

“Tutti erano a conoscenza del percorso di Gagliano”, ha detto il ministro della Giustizia Annamaria Cancellieri, riferendo in Parlamento sul caso di Bartolomeo Gagliano, il serial killer di cui si sono perse le tracce dopo un permesso premio dal carcere di Marassi. Il detenuto è ancora in fuga.
Un episodio che, a pochi giorni dal via libera al decreto ‘Svuota carceri’, ha fatto scattare una polemica.
Intanto anche un pentito di camorra, detenuto a Pescara, è evaso il 15 dicembre scorso, dopo un permesso.
“Ho disposto che venga predisposta un’indagine completa conoscitiva”, ha dichiarato il ministro della Giustizia.
“Una circostanza che intendo chiarire subito è che sia il magistrato di sorveglianza che il carcere di Genova erano a conoscenza dell’intero percorso giudiziario del detenuto”, ha detto Cancellieri, nel corso dell’informativa nell’aula della Camera.
“Il giudice di sorveglianza ha concesso il permesso sulla base di tutte le informazioni”, ha aggiunto il ministro.
Il ministro si è poi soffermato sulla funzione delle misure alternative al carcere, in particolare dei permessi premio che garantiscono “più sicurezza, non meno”, perchè sono “strumenti necessari e irrinunciabili per il reinserimento dei detenuti in base all’articolo 27 della Costituzione”.
“Servono – ha ricordato il ministro – a far riprendere ai detenuti i contatti con la famiglia e il territorio per evitare che, una volta scontata la pena, riprendano le condotte per cui erano stati condannati”.
Anche perchè, ha detto il ministro, la percentuale di violazione dei permessi è molto bassa.
“Nel 2010 sono stati concessi 19.662 permessi e solo in 38 casi vi è stato un mancato rientro. Nel 2011 sono stati concessi 21.923 permessi con 48 mancati rientri e nel 2012 sono stati 25.275 permessi con 52 mancati rientri ed analoghi sono i dati del 2013. Si tratta di una percentuale di violazione dei percentuale di molto inferiore all’1% di violazione”, ha detto Cancellieri.

(da “La Repubblica“)

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RANIERI (BLU PER L’ITALIA): “CHI FA POLITICA NON DEVE CERCARE PRIVILEGI, MA ‘SENTIRSI PRIVILEGIATO’ DI POTER SERVIRE I PROPRI CONCITTADINI”

Dicembre 20th, 2013 Riccardo Fucile

DOPO IL CASO DELL’ASSESSORE CHE CHIEDEVA PRESTAZIONI SESSUALI ALLA SEGRETARIA, A PESCARA SI APRE LA QUESTIONE MORALE: “SI RITORNI ALLA POLITICA COME SERVIZIO”

E’ chiaro ed è evidente che la questione ormai, a Pescara, come in altre parti d’Italia, è più morale che politica.
La vicenda dell’ex assessore De Fanis è peraltro solo l’ultimo caso in Abruzzo: basti pensare come già  questa estate un Assessore della Giunta Comunale di Chieti, Ivo D’Agostino, è stato arrestato per presunte richieste di prestazioni sessuali in cambio dell’assegnazione di alloggi popolari.
La questione sta diventando seria, e non a caso i protagonisti di queste storie sono in primis i politici, ovvero proprio coloro che ci rappresentano e che dovrebbero pensare al bene comune.
E non pensare di utilizzare la loro posizione “privilegiata” solo ed esclusivamente per propri tornaconti, ora persino per ottenere un contratto d’amore.
Ma non tutti coloro che fanno politica sono così: molti si pongono al servizio della propria comunità    e fanno molteplici rinunce, dagli affetti familiari al proprio lavoro.
Eppure, caso strano, costoro non fanno notizia sui media e finiscono così per essere le prime vittime di questi vergogonosi fatti,
Sappiamo quanto sia facile liquidare la “Casta” in un “tutti a casa”.
Tutti ladri e ora pure tutti mostri del sesso e pervertiti .
Chi deve tutelarci? I Partiti prendendo posizioni nette e chiare, senza se e senza ma.
In Abruzzo invece, ma credo accada anche a livello nazionale, tutti in silenzio, nessuno parla,   nessuno si esprime o condanna l’accaduto.
Pare che la questione non riguardi la politica, ma qualcuno le avrà  pure fatte le liste dei candidati, qualcuno avrà  pur presentato le candidature, qualcuno avrà  pure deciso chi doveva fare l’Assessore e chi il Consigliere, o no?
Sono i veri responsabili coloro che dovrebbero dimostrare che questi sono episodi isolati, fatti da cui la politica è lontana, ma i presupposti del silenzio già  fanno venir la pelle d’oca.
A Pescara, per esempio,   come consigliere comunale avevo presentato una proposta di Codice Etico, a simboleggiare la promessa solenne di chi si occupa del bene comune, perchè rappresentante del popolo, a esercitare il proprio mandato nel rispetto più totale delle regole etiche e morali.
Ebbene, l’allora PdL (Capogruppo Foschi) dichiarò di essere contrario, tant’è che ad oggi non so in quale cassetto del Palazzo giaccia la mia proposta .
Il vero scandalo va ricercato nel sistema dei partiti, perchè oltre al mancato coraggio di assumersi le proprie responsabilità , scelgono la classe degli amministratori o politici locali solo se questi rispondono o meno a certe logiche.
Quindi non per merito, per capacità , per appartenenza al territorio:   persone del genere potrebbero non rispondere più a losche logiche partitiche, quelle da cui, invece, i vari De Fanis sicuramente dipendevano.
Fino a quando i partiti saranno guidati dai soliti noti, non possiamo meravigliarci di nulla.
Il Paese è allo sbando e nessuno si rende conto che la politica non ha più il tempo per rigenerarsi agli occhi della gente.
A scegliere devono tornare ad essere i cittadini. non le conventicole di partito.

Renato Ranieri
Consigliere comunale Pescara – Gruppo Blu per l’Italia
Presidente Commissione Finanze Comune di Pescara

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CONTRATTO SESSUALE, LA CASTA TOCCA IL FONDO

Dicembre 20th, 2013 Riccardo Fucile

LE REGIONI SONO ORMAI UN FLORILEGIO DI MOSTRI VIVENTI

Non c’è più incredulità , ed è questo che alla fine fa più paura.
La vicenda dell’assessore regionale abruzzese (del Pdl) che impone alla segretaria una prestazione sessuale settimanale come elemento accessorio della retribuzione ci conduce nello sconforto, ma quasi non ci stupisce.
Siamo davanti alla disperata certezza di non aver toccato ancora il fondo, che anzi il fondo non esiste e non c’è più un limite al contegno pubblico, una misura massima persino nella depravazione.
Siamo in presenza di un vero e proprio codice del crimine (l’assessore è stato arrestato per tangenti) ed esiste purtroppo anche una alterazione psicologica del comportamento pubblico che insieme è scempio dell’etica e testimone della idea anarcoide che si è fatta strada.
Non c’è crisi economica che tenga. O elettore, partito, giudice a cui rendere conto. Ciascuno tira la carretta come può e arraffa come sa.
Perchè siamo giunti a questo punto? Aver prodotto cinque livelli concorrenti e sovrapposti di governo (Europa, governo centrale, Regioni, Province, Comuni) e una serie interminabile di enti collaterali, ha procurato a migliaia di cialtroni (temiamo siano la maggioranza) l’opportunità  di avere accesso — grazie alla politica — a una postazione di comando. E non è certo un caso che l’orrido si annidi dove il bancomat pubblico è più ricco e disponibile.
Le Regioni sono oramai un florilegio di mostri viventi.
Qui siamo al livello di devianza compulsiva, quotidiana, di dettaglio.
Il presidente del Piemonte Cota acquista le mutande verdi, gli emiliani si dirigono sulla Nutella, i laziali alla Fiorito si abbuffano, tra le altre ruberie, di quintali di fettuccine. E poi, riassunto delle puntate precedenti: il ricevimento per le nozze
della figliola, i regalini per mogli e fidanzate, le auto e le case.
Tribù da sfamare. Una cloaca.
Non è un caso che il debito pubblico sia raddoppiato da quando le Regioni hanno preso vita.
Davanti a questa storia oramai distintamente criminale, il Parlamento non ha impegnato una sola giornata del suo tempo a interrogarsi se magari non sia più utile e giusto ripulire questi luoghi della vergogna e dello spreco (ora anche della violenza fisica) e restituire un minimo di onore alla classe dirigente e un po’ di speranza al Paese.

Antonello Caporale

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GLI ITALIANI, OLTRE ALLO STIPENDIO, PAGANO ANCHE GLI AFFITTI DEI RESPONSABILI DELLA COMUNICAZIONE DI 5 STELLE

Dicembre 20th, 2013 Riccardo Fucile

LEGGENDO L’ELENCO DELLE SPESE DEL “GRUPPO PARLAMENTARE M5S SENATO” ECCO LA SORPRESA: GLI ANTIKASTA, OLTRE A UN LAUTO STIPENDIO, HANNO AFFITTI DA 3.000 EURO PAGATI CON FONDI PUBBLICI

Dipendenti non parlamentari che, oltre a ricevere un lauto stipendio pagato da noi, hanno pure l’affitto e le bollette pagate a parte sempre da noi.
Questi sarebbero gli anti-kasta di 5 Stelle.
E’ quanto emerge dalla lettura delle spese del Gruppo parlamentare Cinquestelle al Senato.

In dettaglio paga Pantalone:
€ 3.000,00 Affitto di settembre 2013 appartamento ad uso n. 3 dipendenti comunicazione
€ 1.568,00 Affitto di settembre 2013 appartamento ad uso n. 1 dipendente comunicazione
€ 2.075,00 Affitto di settembre 2013 appartamento ad uso n. 2 dipendenti comunicazione
= 6.643 euro al mese di affitto più bollette pagate per far vivere a Roma a spese nostre i “dipendenti comunicazione” del Senato di 5 Stelle.

Soldi pagati a gente senza nessuna esperienza che non è stata assunta in base alle proprie capacità  o curricola ma tra militanti più vicini a Grillo.
Ingrandisci la foto: https://fbcdn-sphotos-b-a.akamaihd.net/hphotos-ak-prn1/893083_568011469942171_483720368_o.jpg
Forse, essendo gente che prima di questa botta di culo non ha mai lavorato, non erano informati del fatto che se ricevi uno stipendio, l’appartamento te lo devi pagare con i tuoi soldi.
Forse credono che la Fiat oltre a pagare gli stipendi paghi pure l’affitto dei loro dipendenti.

QUIZ: CHI SONO I RESPONSABILI DELLA COMUNICAZIONE 5 STELLE CHE VIVONO A ROMA IN APPARTAMENTI PAGATI DA NOI?

Chi sono i “fantastici” anti-kasta a 5 Stelle a beneficiare di questi appartamenti pagati con i nosti soldi?
I “responsabili della comunicazione di 5 Stelle” sono: l’ex gieffino Rocco Casalino, l’ex camionista Nick il Nero, il tuttologo esperto di scienze confuse Claudio Messora, il nientalista Matteo Incerti.
Sono solo loro gli anti-kasta che vivono a Roma a spese nostre oppure c’è anche qualche altro #GrillinoMedio?
Sono aperte le scommesse.
E’ tutto scritto nero su bianco nei bilanci del “Gruppo Parlamentare M5S Senato”.

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CALVANI, IL FORCONE IN JAGUAR: “NON POSSO ANDARE DAI GIUDICI A TORINO, NON HO I SOLDI DEL TRENO”

Dicembre 20th, 2013 Riccardo Fucile

IL LEADER DEL MOVIMENTO CHIAMATO A TESTIMONIARE SUI DISORDINI IN PIEMONTE: “NON ME LO POSSO PERMETTERE”

«Non posso venire a Torino, non ho soldi per pagare il viaggio». E’ la giustificazione che Danilo Calvani, il leader dei forconi, diventato noto alle cronache italiane per aver viaggiato nella Jaguar del suo amico che gli fa da autista, ha dato ai sostituti procuratori Andrea Padalino e Antonio Rinaudo che giovedì 19 dicembre alle 14 lo aspettavano in procura per ascoltarlo.
Calvani non è indagato.
Il capo dei manifestanti del Movimento 9 dicembre doveva essere sentito come persona informata sui fatti nell’ambito dell’inchiesta che i due magistrati hanno aperto sui disordini avvenuti la scorsa settimana a Torino. Ma non si è presentato.
Ai pm ha fatto arrivare un fax, da parte di un legale di Latina, l’avvocato Alessandro Saieva, con scritto: «Devo precisare che le difficoltà  economiche del predetto impediscono di fatto di affrontare le spese del viaggio da Latina a Torino». Calvani però, precisa sempre il suo legale, «è disponibile ad affrontare il viaggio con mezzi della pubblica autorità ».
TRASPORTO«COATTIVO»?
Ovvero, se glielo paga lo Stato.
Un biglietto notturno di sola andata da Latina a Torino costa 53 euro. Uno in alta velocità  costa circa 100 euro.
Preso atto che Calvani non verrà  a farsi sentire, i pm Rinaudo e Padalino potrebbero nelle prossime ore decidere — come rientra nelle loro facoltà  — di procedere «coattivamente».
Potrebbero mandare la polizia giudiziaria a prenderlo e trasportarlo nel capoluogo piemontese. Antonio Rinaudo, quando il legale di Calvani lo ha chiamato per confermargli che non sarebbe venuto, gli avrebbe risposto, forse pensando all’immagine di lui sulla Jaguar: «Ma se non può venire con i suoi mezzi, perchè non si fa accompagnare da qualcuno?».
«LA JAGUAR È DI UN MIO AMICO»
«Ho detto alla procura che l’interrogatorio si può fare anche a Latina» ribatte Calvani ai giornalisti che lo hanno contattato al telefono.
A chi gli chiede se davvero cento euro di viaggio siano davvero insostenibili, risponde: «Ma come, mica posso andare a tornare. E l’autostrada, e la benzina, vai e torna sono almeno 300 euro. Perchè vai, guida… non è che posso andà  e poi mi ammazzo… devo pure fermarmi a dormire no?».
Sul suo stato di “indigenza”, Calvani precisa: «Lavoro nell’azienda agricola, ma qui siamo al disastro ormai. E la Jaguar non è mia ma di un mio amico io non ho niente». «La lotta la continueremo — ribadisce — e stiamo collaborando con la procura. Il problema è che chi ha fatto questi danni a Torino lo scorso 9 dicembre durante gli scontri, con noi non c’entra niente. Anche noi vogliamo capire chi sono i responsabili di questa violenza che non ci appartiene».
APERTA UN’INCHIESTA SUGLI SCONTRI
I pm Rinaudo e Padalino hanno aperto un’inchiesta sugli scontri e sui disordini avvenuti a Torino durante la scorsa settimana.
I reati ipotizzati sono violenza privata, danneggiamento, interruzione di pubblico servizio, estorsione e resistenza a pubblico ufficiale.
Le persone che erano state fermate sono sei, ma i denunciati ammontano a un centinaio.
In particolare, i pm indagano sugli scontri avvenuti lunedì 9 dicembre davanti al Palazzo della Regione in piazza Castello.
Per due ore alcuni manifestanti, insieme a circa 400 ultrà , avevano lanciato bottiglie, bombe carta e bastoni contro le forze dell’ordine che presidiavano l’edificio. Alla fine feriti erano stati quattro.

(da “il Corriere della Sera”)

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