Febbraio 7th, 2014 Riccardo Fucile
LA STRATEGIA DEL PREMIER PER STANARE RENZI
«Farò io il rimpasto, poi mi presenterò con un nuovo governo e un nuovo programma. Vedremo allora chi ci starà , se qualcuno mi negherà la fiducia».
La linea della resistenza Enrico Letta l’ha tracciata due giorni fa, quando ha avuto la certezza che Renzi non gli avrebbe fatto sconti.
Era previsto infatti che i due s’incontrassero mercoledì, per cercare di discutere riservatamente come evitare «corride» alla Direzione.
Tutto era pronto, salvo il fatto che a un certo punto il telefonino di Renzi ha smesso di rispondere e il premier ha scoperto (con disappunto) che il suo interlocutore era già in treno diretto a Firenze.
«Non gli darò alcun appiglio per attaccarmi», ha promesso ai suoi Letta.
E così è stato.
Un discorso dai toni melliflui, levigato come una palla da biliardo, infarcito di «Matteo», «gioco di squadra», «disponibilità totale», «comunità », «noi».
Anche il linguaggio del corpo esprimeva apertura totale, disponibilità senza condizioni: ventitre volte Letta ha girato il capo verso sinistra, guardando direttamente il segretario che, nel frattempo, restava chino sugli appunti o sul display del telefonino.
Parole come carezze. Tanto che Pippo Civati, uscendo dal Nazareno, è sbottato: «Da Letta c’è stato un intervento di bassissimo profilo, quasi dei saluti al segretario ». Civati si sbagliava. Non erano saluti ma avvertimenti.
Lanciati in un raffinatissimo codice democristiano.
«Se vuole prendere il mio posto – ragionava ieri sera il premier rientrato a palazzo Chigi – dovrà andare da Napolitano e convincerlo che un altro governo offre maggiore stabilità ». Su questo fronte il premier infatti sa bene di essere blindato.
Il Capo dello Stato hafatto sapere a vari interlocutori di non apprezzare affatto l’idea di una “staffetta” interna al Pd per portare Renzi a palazzo Chigi e tanto meno l’ipotesi di andare a elezioni anticipate facendo saltare il percorso delle riforme. Anche di questo il premier si fa forte in queste ore.
Insomma, il discorso in Direzione, che a qualcuno è parso soporifero o eccessivamente compiacente, in realtà è stato studiato da Letta al preciso scopo di lasciare totalmente nelle mani del segretario la responsabilità di aprire una crisidi governo.
Poi il premier – che durante l’introduzione di Renzi si era seduto in terza fila come un peone qualsiasi, senza la giacca, senza pretese – al termine del suo intervento ha abbandonato la sala ed è tornato a palazzo Chigi.
A lavorare sul decreto sulla terra dei fuochi. Costruendo l’immagine di una giornata come le altre, non quella in cui si è giocato a dadi con il suo destino politico.
Ora la strategia dei prossimi quindici giorni, in vista della delicata Direzione del 20 febbraio – quella in cui Renzi ha promesso che darà «un giudizio su quello che sta facendo il governo, in una logica di franchezza » – Letta a grandi linee l’ha già stabilita.
Basta inseguire Renzi, anzitutto. Una volta incassata la legge elettorale (questo è l’unico “gentlemen’s agreement” tra i due), il premier partirà con la sua agenda.
Il lavoro su “Impegno 2014” ormai è finito, tutto è pronto per presentare il nuovo programma.
Ma insieme a quello ecco la sorpresa: Letta andrà al Quirinale con una lista di nuovi ministri, scelti consultandosi con Napolitano e non con Renzi.
Rimpasto e nuovi contenuti, per poi arrivare alla Direzione sfidando il segretario a una chiara assunzione di responsabilità .
«Basta giocare di rimessa », è lo slogan che risuona a palazzo Chigi.
Letta ha poi in mano alcune carte coperte da lanciare sul tavolo al momento opportuno.
Anzitutto i dati sul prodotto interno lordo, relativi all’ultimo trimestre 2013. Un più 0,3 per cento che ufficialmente porterà il paese fuori dalla recessione più lunga della storia.
Inoltre il premier progetta qualche uscita di peso «sul territorio », come dicono da palazzo Chigi. Eventi come inaugurazioni di opere o visite ai cantieri, per dare l’immagine di un governo che esiste.
Anche in Italia e non solo negli Emirati.
Francesco Bei
(da “La Repubblica”)
argomento: Letta Enrico | Commenta »
Febbraio 7th, 2014 Riccardo Fucile
“SE RENZI VA A PALAZZO CHIGI NOI PRONTI A ENTRARE NEL GOVERNO”
Da quella parte rischia di terremotare tutto, teniamoci pronti» suona la sveglia ai suoi Silvio
Berlusconi, mai come in questi giorni attento alle vicende interne al Pd e ai destini del governo Letta.
Il terremoto significa un governo Renzi. E a sorpresa il Cavaliere è pronto a dare la sua benedizione. «A quel punto non si voterebbe ma io otterrei la legittimazione come “padre della patria”».
Il suo ragionamento, già accennato nei giorni scorsi, ieri ha colto quasi tutti di sorpresa. Ma non i suoi fedelissimi.
«Se davvero Renzi dovesse subentrare a Palazzo Chigi, noi in quel governo dovremmo entrarci» sostengono quasi a completare il ragionamento Renato Brunetta e il commissario europeo Antonio Tajani.
Sono i due super governativi, entrambi a Palazzo Grazioli mercoledì sera, assieme a Giovanni Toti, Denis Verdini, Paolo Romani e Raffaele Fitto.
Ieri la tv dello studio è rimasta sempre accesa sulla diretta della direzione Pd da Largo del Nazareno, raccontano.
Al fianco del capo, Giovanni Toti, che ha trascorso la mattinata nella sede di San Lorenzo in Lucina, e Denis Verdini che poi si tratterrà fino a sera.
Proprio lui, assieme a Fitto guidano invece il partito del “no” a un eventuale governo Renzi.
«Non possiamo rinnegare quanto fatto da novembre ad oggi, non possiamo tornare indietro » provano a insistere in sequenza. Eppure il discorso del leader forzista è molto pragmatico: «Se c’è Renzi, io ottengo la rinascita politica. Se salta tutto, si va a votare. In ogni caso ci guadagniamo ».
C’è poi chi ipotizza improbabili sostegni esterni, dietro lo scudo delle riforme da approvare da qui a un anno.
Al Cavaliere, Renzi piace e non ne fa mistero. Volentieri stringerebbe anche un patto di governo con lui, se solo il segretario dem accettasse.
Ora gli occhi sono puntati sulla verifica annunciata per il 20 febbraio, che vista da Grazioli ha tutto il sapore di un’interessante resa dei conti a sinistra.
Nel frattempo, l’ordine di scuderia è di dare il via libera alla nuova legge elettorale la settimana prossima. «Non cadiamo nella trappola di provocatori alla Grasso» intima Berlusconi che vede ancora rosso pensando alla costituzione di parte civile, ancor più dopo aver ascoltato ieri le motivazioni del presidente del Senato.
«Andate giù duro, senza esclusioni di colpi » è l’input partito da Palazzo Grazioli e che potrebbe portare alla mozione di censura, già in cantiere al gruppo guidato da Paolo Romani.
«È stato un altro colpo di stato» va ripetendo il Cavaliere che poi, nel suo personalissimo pallottoliere, sarebbe il quinto di questi anni.
Ma l’invito rivolto alle truppe parlamentari è a non cedere comunque a derive in stile grilline. Protesta sì, ma niente piazzate, in aula e fuori.
A rinfrancarlo, il responso dei sondaggi dopo la svolta di Casini.
Dell’ultimo ne dà notizia il “Mattinale” edito dallo staff di Brunetta: cita il Tecnè che darebbe «il centrodestra oltre quota 40, in vantaggio di 6 punti sulla sinistra». Percentuali che, stando all’house organ, lieviterebbero di giorno in giorno.
L’unica cosa della quale il leader non vorrebbe occuparsi per ora sono le beghe interne.
Verdini ha insistito ancora a lungo ieri perchè nominasse l’ufficio di presidenza dei 36-40, atteso dai dirigenti forzisti. Il Cavaliere non solo resiste, ma con un gesto che sa parecchio di provocazione nomina in serata la fedelissima senatrice Maria Rosaria Rossi capo dello staff della presidenza: è ormai la sua ombra, ma finora priva di incarichi di partito.
Quindi, si inventa una commissione incaricata di tenere i rapporti con gli alleati, ne affida la guida ad Altero Matteoli e ne chiama a far parte Osvaldo Napoli, il giovane sindaco Alessandro Cattaneo, Saverio Romano e l’ignaro Raffaele Fitto.
Proprio il deputato pugliese, critico a più riprese in questi mesi, prende le distanze in polemica e si tira subito fuori: «Darò una mano per la costruzione di alleanze, ma preciso che non faccio parte di alcuna commissione – precisa in serata – e non voglio ricoprire alcun incarico. Attendo la costituzione degli organi statutari». L’incidente è servito.
Carmelo Lopapa
(da “La Repubblica”)
argomento: Berlusconi | Commenta »
Febbraio 7th, 2014 Riccardo Fucile
CHIUSE LE INDAGINI PER CONCUSSIONE E VIOLENZA SESSUALE A CARICO DI IVO D’AGOSTINO: CHIEDEVA PRESTAZIONI SESSUALI A RAGAZZE MADRI DISOCCUPATE CHE CERCAVANO UNA CASA POPOLARE
“Ha posato la chiave sulla scrivania e si è sbottonato i pantaloni”. A parlare è la donna che accusa di violenza sessuale l’assessore comunale alla Sanità , politiche della casa e protezione civile di Chieti, Ivo D’Agostino (Udc).
Si tratta di uno dei passaggi più difficili e dolorosi raccolti dal pubblico ministero Lucia Anna Campo. “E’ successo che l’assessore si è avvicinato, io stavo seduta su una sedia abbastanza bassa, altezza vita, l’assessore si è sbottonato e mi ha… sventolato… il suo pene davanti alla faccia in qualunque modo, mi ha messo le mani dentro la maglia, mi manteneva la testa…”.
L’Abruzzo continua a far parlare di sè.
Dopo il caso della donna che ha condiviso la camera d’albergo con il presidente della Regione Gianni Chiodi a spese dei contribuenti, e quello dell’ex assessore regionale alla Cultura De Luigi Fanis che con la segretaria-amante aveva sigillato un contratto d’amore col numero degli incontri mensili, ora è la volta della cosiddetta “politica di periferia”.
Dai verbali redatti dalla procura di Chieti appare chiaro l’imbarazzo della donna nel raccontare le presunte molestie dell’allora assessore comunale, l’esitazione nel riferire certi particolari, ma anche la determinazione nel cercare giustizia.
Si tratta di una donna italiana sola, con figli piccoli da crescere e senza un lavoro. Tutte le speranze riposte in quella graduatoria per un alloggio popolare, in cui è iscritta dal 2009.
E’ una delle sette donne ad aver denunciato il comportamento dell’ex assessore alle Politiche della casa (si è dimesso nell’agosto del 2013 a seguito dell’inchiesta “Sex for house”), cinque di queste hanno confermano le accuse davanti al gup Paolo Di Geronimo.
E’ una storia di ricatti, in cui le vittime vivono nel disagio e nelle difficoltà economiche, spesso con figli a carico, disoccupate o con lavori precari.
E il bisogno assoluto di una casa che le porta nell’ufficio dell’assessore.
E’ lui che ha in mano le chiavi virtuali di quella porta dietro cui è possibile ricominciare.
Ma dai loro racconti la speranza si intreccia con la sopraffazione e l’oltraggio.
Un quadro a tinte fosche, in cui la necessità di un tetto diventa l’arma per sfruttare la situazione a proprio favore.
Una porta che si chiude alle loro spalle, parole spinte, palpeggiamenti, mani sotto la camicetta e nelle parti intime.
Secondo il pm, le donne venivano ricattate dall’assessore che le costringeva a contatti di natura sessuale, all’interno del proprio ufficio, lì dove avrebbe dovuto svolgere le sue funzioni istituzionali.
Pochi giorni fa, la chiusura delle indagini per concussione e violenza sessuale
Melissa Di Sano
(da “il Fatto Quotidiano”)
argomento: denuncia | Commenta »
Febbraio 7th, 2014 Riccardo Fucile
SI RIFERISCE ALLA LETTERA IN CUI INVITAVA LE FORZE DELL’ORDINE A NON PROTEGGERE LA CLASSE POLITICA
Il leader di Movimento 5 Stelle, Beppe Grillo, è stato indagato dalla procura di Genova per
“Istigazione di militari a disobbedire alle leggi”, articolo 266 Cp.
Il fascicolo è stato aperto dalla procura genovese (aggiunto Nicola Piacente, sostituti Federico Manotti e Silvio Franz) e segue un esposto del parlamentare e coordinatore dei giovani del Pd Fausto Raciti, che stigmatizzava una lettera aperta di Grillo indirizzata ai vertici di Polizia, Esercito e Carabinieri a non schierarsi a protezione della classe politica italiana.
Raciti ravvisò nella lettera del leader di M5S, appunto, un’istigazione alla disobbedienza e quindi un reato.
Lo scritto risale al 10 dicembre scorso e segue le manifestazioni dei Forconi e il clamoroso gesto di alcuni agenti addetti all’ordine pubblico che a Torino, Genova e Milano si sfilarono il casco protettivo.
“Alcuni agenti di Polizia e della Guardia di finanza a Torino si sono tolti il casco – scrisse Grillo – si sono fatti riconoscere, hanno guardato negli occhi i loro fratelli. E’ stato un grande gesto e spero che per loro non vi siano conseguenze disciplinari”.
Quindi, sosteneva: “Vi chiedo di non proteggere più questa classe politica che ha portato l’Italia allo sfacelo, di non scortarli con le loro macchine blu o al supermercato, di non schierarsi davanti ai palazzi del potere infangati dalla corruzione e dal malaffare. Le forze dell’ordine non meritano un ruolo così degradante. Gli italiani sono dalla vostra parte, unitevi a loro. Nelle prossime manifestazioni ordinate ai vostri ragazzi di togliersi il casco e di fraternizzare con i cittadini. Sarà un segnale rivoluzionario, pacifico, estremo e l’Italia cambierà . In alto i cuori”.
La lettera era indirizzata a Leonardo Gallittelli, comandante generale dell’Arma dei carabinieri, Alessandro Pansa, capo della polizia di Stato e Claudio Graziano, capo di stato maggiore dell’Esercito italiano.
Raciti denunciò Grillo ai carabinieri di Roma, l’esposto fu trasferito alla procura di Roma e quindi indirizzato a Genova.
Il reato contestato a Grillo prevede pene da 1 a 3 anni e se commesso in pubblico pene da 2 a 5 anni.
argomento: Grillo | Commenta »
Febbraio 7th, 2014 Riccardo Fucile
GLI ALTRI VOLTI NUOVI DELLA COMMISSIONE PER I RAPPORTI CON LE ALTRE FORZE DI CENTRODESTRA
Silvio Berlusconi ha scelto Mariarosaria Rossi come capo dello staff della presidenza di Forza Italia.
Quella della senatrice, vicinissima al Cavaliere, non è l’unica nomina decisa oggi dall’ex premier.
“Con l’approssimarsi delle elezioni amministrative – si legge in una nota diffusa dal partito – il presidente Silvio Berlusconi ha affidato la responsabilità dei rapporti con le altre formazioni del Centro-destra in ordine alle alleanze elettorali ad una commissione presieduta da Altero Matteoli e composta da: Alessandro Cattaneo, Raffaele Fitto, Osvaldo Napoli e Saverio Romano”.
Con queste prime nomine, è iniziato in maniera evidente il promesso rinnovamento all’interno di Forza Italia che tante polemiche aveva sollevato anche recentemente con prese di posizioni polemiche nei confronti do alcune scelte del Cavaliere.
argomento: Forza Italia | Commenta »
Febbraio 7th, 2014 Riccardo Fucile
IL PATRIMONIO CULTURALE NON E’ PETROLIO
Ci siamo allenati fin troppo, in questi anni devastati e feroci, a monetizzare ogni valore, ad attaccare
il cartellino del prezzo al collo di tutte le statue, alla croce di tutte le chiese, a ripetere come una giaculatoria la stupida formula dei “giacimenti di petrolio”, degradando il nostro patrimonio a serbatoio da svuotarsi per far cassa, senza nulla lasciare alle generazioni future.
Ma il patrimonio culturale non è petrolio, è l’aria che respiriamo, il sangue nelle vene, la carne di cui siamo fatti.
È per la comunità dei cittadini (quella che l’art.9 della Costituzione chiama Nazione) ciò che la memoria e l’anima sono per ognuno di noi.
Non c’è prezzo che tenga, i 234 miliardi chiesti a Standard & Poor’s non bastano per un verso di Dante (o di Omero, o di Shakespeare).
Alle effimere improvvisazioni dei prezzatori nostrani contrapponiamo la riflessione ben più seria di chi ha mostrato di saper riflettere sui valori del patrimonio culturale.
Basta varcare le Alpi, e appena giunti in Francia ci coglie un moto d’invidia.
Il rapporto “L’èconomie de l’immateriel” considera i valori immateriali (non prezzabili) come il fondamento della crescita di domani: «C’è una ricchezza inesauribile, fonte di sviluppo e di prosperità : il talento e la passione delle donne e degli uomini», si legge nella prima pagina. Talento e passione innescati, alimentati, sorretti dalla memoria culturale.
Il rapporto, firmato da Maurice Lèvi e Jean-Pierre Jouyet, è stato commissionato dal ministero dell’Economia, e giunge alla conclusione che i valori immateriali «nascondono un enorme potenziale di crescita, che può stimolare l’economia della Francia generando centinaia di migliaia di posti di lavoro, e conservandone altrettanti che sarebbero altrimenti in pericolo».
Un ministro dell’Economia italiano che si ponga questo problema non si è mai visto.
Ma possiamo almeno sperare che i nostri ministri dell’Economia, dei Beni culturali, dell’Istruzione, dell’Ambiente, si mettano intorno a un tavolo col presidente del Consiglio, e magari qualche esperto della Corte dei conti, a studiare collegialmente il rapporto dei cugini d’Oltralpe?
Imparerebbero, per esempio, che la confusione tutta italiana fra il “mecenatismo”, la “sponsorizzazione” e l’invasione di imprese for profit nei musei svanisce tra Ventimiglia e Mentone.
E che, eliminata questa confusione, l’eterno dibattito su pubblico e privato avrebbe l’unica possibile svolta virtuosa, adottando il principio della commissione Lèvi-Jouyet:
«Condurre azioni di interesse generale con il concorso di finanziamenti privati», ma distinguendo fra il privato che intende donare (come la Fondazione Packard a Ercolano) e l’impresa che guadagna sulla biglietteria (secondo la sezione Lazio della Corte dei conti, nell’area archeologica di Roma il 69,8% degli incassi finisce al Gruppo Mondadori, alla Soprintendenza resta il 30,2%; a Palazzo Venezia, Civita prende il 70,75%, la Soprintendenza il 20,25%).
È possibile normare l’immateriale anche in Italia, senza i vaneggiamenti sui “giacimenti culturali” che ci appestano da decenni?
È possibile distinguere chi entra in un museo con lo spirito del donatore da chi vi entra solo per far profitti?
Sarebbe più facile rispondere “sì”, se il Parlamento si decidesse a dare al governo la delega per l’aggiornamento del Codice dei beni culturali (è in programma da giugno, senza nulla di fatto). Se si leggesse con attenzione, prima del rapporto francese, la Costituzione italiana.
Salvatore Settis
(da “la Repubblica“)
argomento: arte | Commenta »